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11.30 E’ morto Pietro Calabrese

E’ morto questa mattina a Roma Pietro Calabrese. Il giornalista e’ deceduto alle 5:15 alla Clinica Paideia, dopo una lunga malattia.

11.15 Pakistan: Usa lancia 2 missili

Un drone Usa (aereo senza pilota) ha lanciato due missili, uccidendo 5 ribelli nelle zone tribali nel nord-ovest del Pakistan. E’ avvenuto vicino alla frontiera afghana.

11.00 Cina : tre morti

Almeno tre persone sono morte a causa del passaggio del tifone Meranti, nella parte orientale della Cina. Ha provocato frane, inondazioni e diversi danni anche a Shanghai. Le tre vittime sono nella provincia sud orientale del Fujian,dove oltre un milione di persone sono state colpite dalle forti piogge. Oltre 190.000 persone sono state evacuate.

10.50 Usa: bruciate copie Corano nel Tennessee

Nonostante la rinuncia del pastore Terry Jones, due leader religiosi hanno comunque dato alle fiamme copie del Corano nel giardino di casa.

THE BEATLES – WHITE ALBUM

di Maurizio Pompei

 (Apple Records, 1968), meglio conosciuto con il titolo di Album Bianco, è un magniloquente doppio disco che racconta senza pietà alcuna il presente di un gruppo diviso, lacerato internamente da conflitti ormai insanabili. L’unione compatta del suo brano d’apertura – il boogie supersonico in stile Beach Boys di “Back In The Ussr” – non è altro che una sorta di specchietto per le allodole, arrochito dall’insolita voce tonante di Paul McCartney. I Beatles sono un gruppo allo sbando, segato in quattro dal loro stesso carisma, da una donna giapponese, da un manager deceduto e soprattutto da ambizioni artistiche completamente differenti.

John Lennon parla un linguaggio musicale quasi alieno al resto del gruppo, a partire dal fingerpicking per bambini di “Dear Prudence” prima di proseguire immediatamente con lo schizoide beat orchestrale di “Glass Onion”. Paul McCartney cerca invece di regalare nuova linfa alle sue composizioni, spesso inciampando in memorabili numeri pop come la sciocca ska di “Ob-La-Di, Ob-La-Da” e irresistibili quanto ironiche composizioni da borghesia inglese a ritmo di vaudeville, come “Martha My Dear”.

Non a caso, “Martha My Dear” è un brano in cui compare il solo McCartney, completamente isolato in studio, lontano dagli altri tre compagni. Compagni come George Harrison, che guarda verso territori sempre più rock-blues, sospinto dall’amico Eric Clapton, magistrale nella sua parte di chitarra nella splendida ballata rock “While My Guitar Gently Weeps”. Harrison è però certamente meno dotato della coppia miracolosa e si ritaglia anche spazi sonici di dubbia validità, come il madrigale per clavicembalo di “Piggies” e la litania in salsa indiana “Long, Long, Long”.
L’Album Bianco è come una soffitta dei ricordi di quattro personalità creative ormai lontane tra loro, permeato da un alone insistente e impietoso di tristezza raggelante. Tristezza che assale l’ascoltatore quando parte il fingerpicking di “Blackbird”, scintillante e irripetibile esempio di folk-pop alla ex-maniera del Mersey Beat. Ma soprattutto quando Lennon apre insolitamente il suo cuore in “Julia”, straziante intimità acustica dedicata alla madre mai avuta. E’ probabilmente Lennon il vero mattatore del disco, aiutato dalla non sempre opportuna (ma a tratti illuminante) YOKO ONO.
Liberato da ogni vincolo, John può dare sfogo a tutta la sua creatività distorta, firmando anzitutto “Happiness Is A Warm Gun”, suite in meno di tre minuti, in bilico tra folk-blues e doo-wop. Un canto isterico, che sale e varia a seconda del tempo e delle ispirazioni del suo compositore. Lo stesso compositore (o autore) che firmerà nel prosieguo del disco il blues sonnolento di “Yer Blues” e l’acidità dissonante di “Everybody Has Something To Hide Except For Me And My Monkey”.
E’ una lotta presente nei dischi precedenti a The Beatles, anche se prima velata da un forte alone di compattezza. L’album bianco fa venire a galla le reali differenze in gioco, a volte con estremo cinismo. Mentre McCartney tenta la via del folk pastorale in “Mother Nature’s Son” (sorta di risposta creativa a “Julia”?), Lennon firma un altro dei suoi capolavori inarrivabili. Il ritmo bluesy & slow di “Revolution 1″ si trasforma più in là nell’orgia avanguardista di “Revolution 9″, frutto deviato e schizoide di un collage sonoro che trasforma in musica ciò che William S. Burroghs teorizza in letteratura, tra i minimalismi concreti di Cage e Stockhausen. Grandiosamente inascoltabile, “Revolution 9″ viene aperta dalla lugubre “Cry, Baby, Cry”, esplosione impazzita di Sibelius, loop irrefrenabili e visioni sinistre di una droga sempre meno amica.
Con tutto il progetto legato a “Revolution”, Lennon mette in mostra anche le sue nuove idee politiche, incoraggiate dalla sessuologia di Yoko Ono, in alternativa al movimento maoista e alla sinistra della controcultura studentesca. Un proliferare di parole scomode, che mettono in allarme lo stesso McCartney, preoccupato per la deriva estremista in seno al gruppo.
Ma l’idea di McCartney è quella di continuare con un gruppo di rock and roll (“Birthday” e l’estrema “Helter Skelter”) o quella di impratichirsi con indimenticabili – quanto molli – orchestrazioni borghesi come “Honey Pie”? Di sicuro, Lennon non intende risparmiare nessuno, incluso il Maharishi Yogi, preso di mira nella sinuosa elettricità di “Sexy Sadie”.
Dissidi a parte, soffitta dei ricordi personali a parte, il doppio album bianco è un disco splendidamente coerente nella sua disomogeneità, testimonianza pulsante e irraggiungibile di un gruppo che sembra una supernova del rock che sta per esplodere. Per rimanere per sempre nel firmamento della musica popolare del secolo ventesimo.

Dopo l’uscita del “White Album”, è sempre più John e Yoko. I due entrano nel vivo delle cronache britanniche, dopo essere stati innanzitutto multati per possesso di cannabis. Quando alla fine di novembre esce l’album “Two Virgins”, scoppia lo scandalo per via della sua copertina, in cui Lennon e Ono posano completamente nudi. All’inizio di dicembre, i due partecipano al programma Rock And Roll Circus degli amici/rivali Rolling Stone. Il 18 dicembre, alla Royal Albert Hall di Londra, si fanno vedere dentro un sacco bianco.
Nel frattempo, le prove per un nuovo album proseguono tra freddi silenzi e improvvisi scatti d’ira. George Harrison, stremato, abbandona le prove di Twickenham all’alba del 1969.

Sicuramente non giova, per il morale artistico del gruppo, la pubblicazione – il 17 gennaio in Gran Bretagna – dell’album Yellow Submarine (Apple Records, 1969). Il disco, colonna sonora dell’omonimo film a cartoni animati, non è che un mero riempitivo nella discografia del gruppo, forse un modo per esorcizzare le tensioni, certamente brani già registrati in passato che avevano bisogno di uno spazio fisico da occupare. “Yellow Submarine” e “All You Need Is Love” sono infatti singoli già sentiti tra il 1966 e il 1967. Quello che resta di nuovo nell’album è un paio di esecuzioni svogliate e cantilenanti di Harrison, con la nenia di “Only A Northern Song” (composta per obblighi contrattuali) e l’infinita “It’s All Too Much”. Meglio quando il pallino resta alla coppia Lennon-McCartney, che si lancia in un barrelhouse acido e cupo, “Hey Bulldog”. Tralasciando la sciocchezza cantata di “All Together Now”.
Nel secondo lato dell’album, una serie di partiture senza apparente senso, tra inflessioni raga, aperture disneyane e verve psichedelico-orchestrale in pieno spirito “Sgt. Pepper”.
Yellow Submarine è e rimarrà un disco per fan accaniti, frutto di una delle tante svisate creative di un gruppo in fermento continuo.
 

I PRIMI CAMPANI – PASTICCIO GUSTOSO

di G.L.C.

 

Ingredienti per 6 persone:

1 kg. di patate vecchie a pasta gialla,
2 confezioni in vetro di ottimo tonno sott’olio da 250 gr.cadauna,
1 tazza e mezza di maionese,
il succo d’un limone non trattato,
1 bicchiere d’olio d’oliva e.v.,
1 etto di olive nere di gaeta denocciolate (una va tenuta da parte intera),
1 etto di olive bianche di spagna denocciolate,
½ etto di piccoli capperi di pantelleria dissalati e sciacquati,

150 gr. di salame tipo napoli affettato a coltello (fette di cm. 0,5 di spessore,
sale grosso un pugno,
sale fino e pepe bianco q.s.

Preparazione:
Ponete nel mixer tutto il tonno sgrondato e spezzettato, assieme alle olive nere ed a quelle bianche, i capperi un pizzico di pepe bianco, una tazza di maionese diluita con il succo del limone, mezzo bicchiere d’olio e fate andare il mixer fino ad ottenere una crema soffice e vellutata.
Tenetela da parte.

Frattanto ponete in acqua fredda salata con un pugno di sale grosso, le patate, alzate i fuochi e portate a bollore l’acqua e lessatevi le patate per circa 15’ dal bollore dell’acqua; saggiate la cottura infilzando le patate (che non devono opporre resistenza) con i rebbi di una forchetta prelevatele ed ancora calde pelatele, indi rigorosamente spezzettatele grossolanamente a mano e ponenetele in uno schiacciapatate o in un passaverdure a buchi grossi; schiacciatele o passatele, salandole parsimoniosamente quando siano ancora calde e ponenetele in un’ampia insalatiera; condite con l’olio residuo,rimestate ed aggiungete la crema di tonno ed impastate il tutto a mani bagnate, amalgamando benissimo il composto; preparate un vassoio da portata (possibilmente in acciaio) abbastanza capiente e sistematevi l’impasto a cui darete la forma d’un grosso pesce; sistemate l’oliva nera, tenuta da parte, al centro della testa per simulare l’occhio e partendo dalla parte inferiore della testa fino a raggiungere l’inizio della coda, sistemate, infilandole parallelamente a quincunce, tutte le fettine di salame (per simulare le scaglie del pesce); a questo punto circondate il pesce con riccioli della maionese residua e mandate in frigo per circa 2 ore.

Note: Gustosissimo piatto unico estivo ricco di carboidrati, proteine e grassi.

Vini: secchi e profunati bianchi campani ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano) freddi di frigo.

SAKINEH: SOSPESA LA CONDANNA ALLA LAPIDAZIONE

di Serena Proietti (*)

Le autorità iraniane hanno sospeso la condanna di lapidazione per Sakineh.

“Il verdetto riguardo la vicenda extraconiugale è stata bloccata ed è stata sottoposta a revisione” ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehmanparast, intervistato dall’emittente iraniana Press tv.

Sakineh, 43 anni, madre di due bambini, accusata di aver avuto “rapporti illeciti” con due uomini che non erano il marito, è dunque scampata a una pena incivile, vigliacca, un vero e proprio linciaggio legalizzato ancora ammesso dalla legge islamica.

 

Secondo la tradizione musulmana infatti, chi si macchia di tradimento, non disonora il proprio coniuge, ma l’intera società. Per questo deve essere punito pubblicamente: nel modo più cruento possibile, affinchè sia di esempio agli altri, o meglio, alle altre.

Perché sono sempre le donne ad essere vittime di questa esecuzione barbarica: Martini Karim negli Emirati, Safya Husseini in Nigeria, Abok Alfa Akok in Sudan, solo per citare i casi più noti; molto più rare invece, le vicende che vedono protagonisti uomini sottoposti alla stessa pena.

Sakineh non è solo adultera, ma anche complice , secondo l’accusa, dell’omicidio di suo marito.

Lei ha sempre negato, fino alla confessione degli ultimi giorni, estorta grazie a 99 frustate.

La colpa di queste donne? Quella si essere nate in Paesi in cui il sesso femminile non ha la facoltà di niente. Noi, donne occidentali, libere di vestirci come ci pare, di ridere, di innamorarci, cosa possiamo fare? Forse potremmo cominciare col non dimenticarci di loro.

La vicenda di Sakineh ha suscitato negli’ultimi giorni numerosissime iniziative di solidarietà.

Il mondo si è mobilitato.

Poco prima dell’annuncio di Teheran, ad esempio, il Parlamento europeo aveva approvato all’unanimità una risoluzione che chiedeva proprio la revisione della condanna a morte per la donna e un processo giusto. Molti parlamentari erano arrivati in aula indossando magliette con l’immagine della donna.

Persino Madame Sarkozy è scesa in campo per sostenere Sakineh, nonostante insulti,ingiurie e minaccia di morte.

Carla Bruni le ha scritto una lettera in cui dice: “ Come si può tacere davanti alla notizia della sentenza? Spargere il vostro sangue, privare due bambini di una madre, ma perché? Perché avete vissuto, perché avete amato, perché siete una donna, un’iraniana? Con tutta me stessa rifiuto di accettarlo”.

Mai tanto d’accordo con Carlà.

Intanto altre due iraniane sono state appena condannate alla lapidazione per relazioni extraconiugali. Ma Sakineh, per la quale l’Occidente si è tanto mobilitato, è sfuggita alla morte, almeno per il momento. Nel mare delle ingiustizie tuttavia, anche una goccia è importante.

 
(*) Studentessa di Giurisprudenza all’Università “Sapienza” di Roma

CONFERMATI I SACRIFICI STABILITI DAL DECRETO 78/2010

di Michel Emi Maritato (*)

Tra le varie prescrizioni della ricetta della Manovra per ridurre le spese, troviamo: il congelamento delle retribuzioni per il triennio 2011-2013; la riduzione dei trattamenti economici superiori ai 90.000 euro annui; il blocco della contrattazione collettiva per il triennio 2010-2012 senza possibilità di recupero successivo (è salva la sola indennità di vacanza contrattuale); il blocco del turn over anche per gli anni 2012 e 2013;

l’estensione a tutti i dipendenti pubblici del regime del trattamento di fine rapporto previsto per il settore privato; la rateizzazione dell’erogazione del Tfr, se di importo superiore a 90.000 euro.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

COMPRAVENDITA IMMOBILI

di Antonio Domenico Maritato

I nuovi obblighi di legge in materia di Catasto non riguardano il caso di costituzione di ipoteca mentre, nei rogiti, la conformità allo stato di fatto dei dati contenuti nei registri immobiliari potrà essere attestata anche da un tecnico. Sono queste le due principali novità contenute nella legge di conversione della manovra finanziaria di cui al decreto-legge 78/’10 che ha dichiarato guerra agli immobili sconosciuti al Catasto: ai fabbricati, cioè, costruiti e mai denunciati (e che quindi risultano fiscalmente inesistenti) oppure ai fabbricati in origine denunciati ma poi oggetto di variazioni (planimetriche, d’uso, ecc.) non dichiarate, e che quindi risultano formalmente in uno stato diverso da quello in cui in effetti si trovano.

L’originaria formulazione dell’art. 19, comma 14 prevedeva, a partire dal 1° luglio 2010, che tutti gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali (ivi compresa la costituzione di ipoteca) su fabbricati già esistenti dovessero contenere, per le unità immobiliari urbane, a pena di nullità, oltre all’identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie. Inoltre, che prima della stipula dei predetti atti il notaio individuasse gli intestatari catastali e “verificasse la loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari”.

COMPRAVENDITA IMMOBILI

di Antonio Domenico Maritato

I nuovi obblighi di legge in materia di Catasto non riguardano il caso di costituzione di ipoteca mentre, nei rogiti, la conformità allo stato di fatto dei dati contenuti nei registri immobiliari potrà essere attestata anche da un tecnico. Sono queste le due principali novità contenute nella legge di conversione della manovra finanziaria di cui al decreto-legge 78/’10 che ha dichiarato guerra agli immobili sconosciuti al Catasto: ai fabbricati, cioè, costruiti e mai denunciati (e che quindi risultano fiscalmente inesistenti) oppure ai fabbricati in origine denunciati ma poi oggetto di variazioni (planimetriche, d’uso, ecc.) non dichiarate, e che quindi risultano formalmente in uno stato diverso da quello in cui in effetti si trovano.

L’originaria formulazione dell’art. 19, comma 14 prevedeva, a partire dal 1° luglio 2010, che tutti gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali (ivi compresa la costituzione di ipoteca) su fabbricati già esistenti dovessero contenere, per le unità immobiliari urbane, a pena di nullità, oltre all’identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie. Inoltre, che prima della stipula dei predetti atti il notaio individuasse gli intestatari catastali e “verificasse la loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari”.

L’”ARROCCAMENTO” DI FINE-SECOLO

di Emanuela Maria Maritato (*)

Verso la fine del secolo XIX –  i moti di Milano del 1898 potrebbero essere assunti come data emblematica -, tuttavia, la minoranza al potere avvertità che l’esiguità dei suoi ranghi e l’esilità del suo consenso – un “Paese legale” sempre più lontano dal “Paese reale” – mettono a repentaglio il suo futuro.
Sul piano politico, infatti, il voto dei credenti e a poco a poco  si “scongela” mentre nella società cresce infatti il peso del movimento cattolico. Su altro versante si assiste all’impetuosa ascesa del movimento operaio sempre più imbevuto di un socialismo che passa da “utopistico” a “scientifico”. Per uscire dalla crisi la classe “liberale” avrà allora davanti a se due opzioni: allargare l’aria del potere oppure operare quello che con una metafora scacchistica si chiama “arroccamento”.

Le adotterà entrambe, come rileva Massimo L. Salvadori , anche se in momenti differenti. Prima opterà per la linea dell’arroccamento, spostando in sostanza il baricentro del potere verso la Corona, l’esercito e la burocrazia statale.

I governi “conservatori” della fine-secolo attueranno una politica che inasprirà il confronto con le forze – socialiste ma anche cattoliche – che rappresentavano la società. In seguito, quando prevarrà fra i liberali l’ottica gradualistica e filo – parlamentare di Giovanni Giolitti (1842 – 1928), la “consorteria” aprirà alla meno “sovversiva” di tali forze, cioè al mondo cattolico, anch’esso non poco preoccupato dell’avanzata del socialismo. Attraverso il patto di autodifesa stretto dal conte Ottolino Gentiloni (1865 – 1916), in nome dell’Unione Elettorale Cattolica, e dal premier piemontese, i cattolici s’impegneranno a sostenere elettoralmente e poi in parlamento quei candidati liberali che avranno sottoscritto un “eptalogo”, ossia un insieme di sette punti di principio, corrispondenti ad altrettante materie ritenute “non negoziabili” dai cattolici di allora. Così, nelle elezioni 1913, il governo riuscirà ad arginare l’avversario più forte e più temuto, il socialismo, anche se dovrà concedere ai cattolici quello spazio pubblico fino ad allora sempre rifiutato. Si trattava ovviamente di uno spazio relativo e non della piena cittadinanza. Infatti, sebbene nel 1912 la discriminante censita ria nell’accesso al voto verrà rimossa – gl’iscritti nelle liste elettorali nel 1913 saranno solo circa 8,7 milioni di persone su una popolazione complessiva di circa 35 milioni e i votanti saranno per di più solo il 58% degli aventi diritto  -, restava escluso l’elemento femminile, allora in maggioranza cattolico, e quindi il governo riusciva a tenere i margini la più numerosa componente delle cosiddette “masse bianche”, pur sempre in dolore di sanfedismo e per di più suscettibili di pericolose attrazioni nell’orbita rivoluzionaria, come avevano rilevato i moti milanesi repressi dal generale Fiorenzo Bava Beccaris (1831 – 1924).
Nonostante queste manovre – al quanto in odore di “bastone e carota” e visibilmente orientate a “salvare capra e cavoli” – l’egemonia della classe liberale finirà per esaurirsi sotto l’incalzare di nuovi e decisivi sviluppi.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

PADOVA VINTAGE FESTIVAL

Padova Vintage Festival: “è il momento di guardarsi alle spalle per poter andare oltre”.

di Elena Sparacino (*)

MANIFESTO VINTAGE FESTIVAL
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1. La prima regola è che non ci sono regole.
2. Nulla si crea, nulla si distrugge,tutto si trasforma.
3. La moda riflette sempre i tempi in cui vive. 
4. Il coraggio, l’audacia, la ribellione.
5. È il momento di guardarsi alle spalle per poter andare oltre.

Uno scintillante turbinio di colori e solo cinque regole da tenere a mente. Sono le regole di iniziazione al Padova Vintage Festival, che si sta tenendo nel cuore della città veneta in questi giorni (10-11-12 settembre), ospitato al recentemente restaurato Centro San Gaetano sito in Borgo Altinate.

La via è gremita a tutte le ore, già a passeggiare per bar e negozi si avverte un clima di festa: cartelli e cartelloni, manichini viventi che ti accennano un saluto dalle vetrine dei negozi. Il tutto ti spinge con un’irresistibile tendenza centripeta verso l’ingresso del palazzo ideato dallo Scamozzi, che ormai da quasi due anni è stato adibito a funzione culturale in tutte le sue forme, dal teatro alle manifestazioni, da biblioteca ad aula studio, dalle mostre ai ricevimenti. Ora, superato l’ingresso, penetrando nel salone, la luce che filtra dalla cupola di vetro illumina lo scenario festoso di un formicaio di curiosi appassionati e non, persi tra i numerosi banchi ed espositori che offrono al pubblico la possibilità di acquistare una gran quantità di pezzi unici (per taglia, fantasia e modello) tra scarpe, borse, vestiti, pezzi d’arredamento, vinili, libri ed accessori di ogni tipo, riesumati e resi vivi direttamente dalla seconda metà del secolo scorso.
L’occhio del visitatore più attento si perde: ce n’è per tutti i gusti. E, come se non bastasse, c’è chi per mano ti conduce all’interno di questi sfavillanti anni; salendo le scale difatti, nella galleria del primo piano si susseguono opere d’arte, omaggi e tributi, nonché una nutrita serie di abiti e soprabiti che richiamano alla moda elegante di quei tempi, con ampi riferimenti alle dive, da Audrey a Maria (la quale non mancava di stile, oltre ad essere dotata della sua splendida voce immortale).
Non è tutto. Tra un cocktail e l’altro sorseggiato su un divanetto astante tale spettacolo d’altri tempi, si può compiere un vero e proprio tuffo nel passato grazie ad esperti del look e personal shopper pronti a seguirti passo a passo per trovare gli accostamenti, le acconciature e i make-up vintage che più si confanno alla personalità. Profumo di Grease (c’è anche la possibilità per i ragazzi di venire impomatati di brillantina proprio in stile John Travolta!) ed Happy Days, insomma!
A tutto ciò fanno da contorno i workshop riguardanti diversi argomenti, anche qui rivolti a chiunque abbia un minimo interesse per la musica, lo sport, la moda di qualche decennio fa. Scorrendo il programma vi si scorge un micro-seminario sulla storia del rugby, una focalizzazione sulla musica che poi si estende al dj-set serale (sabato a tema fino a mezzanotte in collaborazione con un noto locale patavino), qualche buona parola spesa con attenzione sulla storia dello stile ornata con esaustive citazioni di Coco Chanel.
Ciò che di certo traspare da tutti coloro che si stanno prodigando per la buona riuscita di queste giornate, il motore immobile della manifestazione, è la passione. Sentimento che contagia chiunque entri anche solo per curiosità o divertimento, e si sente, appena varcata la soglia, catapultare in un’altra epoca… “senza lasciarsi prendere dalla nostalgia”, raccomandano qui al Vintage Festival. Perché lo scopo di questo revival non è il pedissequo attaccamento ai tempi andati, quanto la loro rievocazione in veste nuova come punto di partenza e crescita, per giocare, reinventare e reinventarsi.

(*) Studentessa di Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Padova

13.45 il pil cresce

Il Pil italiano nel secondo trimestre é cresciuto dello 0,5% rispetto al primo e dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Lo comunica l’Istat precisando che il dato è migliore della stima preliminare (+0,4% e +1,1% rispettivamente). Il dato congiunturale è il migliore dal secondo trimestre 2006 mentre quello tendenziale è il più alto dal terzo trimestre 2007, ovvero dall’inizio della crisi economica.

13.44 salonicco blindata

La polizia greca ha blindato Salonicco per le manifestazioni contro il piano di austerita’ in occasione del discorso di Papandreou. IL premier parlera’ questa sera alla Fiera internazionale. Sono 4.500 gli agenti schierati per garantire la sicurezza cittadina, mentre il premier ieri ha presieduto una riunione di governo a Salonicco dove l’opposizione e i sindacati hanno convocato manifestazioni al centro della citta’ contro le ‘barbare misure antioperaie’ per far fronte alla crisi.

13.42 probabile prostituzione di alcune onorevoli

”Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite”. L’accusa e’ durissima, di quelle che non passano inosservate, ma Angela Napoli, deputata di Fli, non si aspettava di creare un caso. La parlamentare calabrese, d’altronde, intervenuta a ‘KlausCondicio’, intendeva soltanto affossare il ‘porcellum’, inteso come sistema elettorale, e non offendere – come precisa quando ormai la ‘bomba’ e’ gia’ scoppiata – ”la stragrande maggioranza delle deputate che ha conseguito meritoriamente il seggio”.

Le reazioni alle parole della Napoli sono durissime e vedono in prima linea le parlamentari di centrodestra. Lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel pomeriggio interviene con una nota invitando la deputata a ”chiedere scusa” perche’ ”ledere la dignita’ delle deputate con accuse generalizzate quanto teoriche e quindi indimostrabili – spiega – non puo’ essere consentito”.

L’accusa della Napoli e’ rivolta al sistema elettorale: ”E’ chiaro che, essendo nominati, se non si punta sulla scelta meritocratica – spiega – la donna spesso e’ costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o ad assecondare quelle che sono le volonta’ del padrone di turno”.

Parole che nel Pdl vengono immediatamente stigmatizzate come un attacco al partito in stile ”con l’astioso e rancoroso modus operandi – sostiene Beatrice Lorenzin – che hanno messo in scena i finiani negli ultimi mesi”. Per Barbara Saltamartini, responsabile Pari opportunita’ del Pdl, ”le affermazioni sulla prostituzione delle parlamentari sono di una gravita’ inaudita – afferma – E’ aberrante che lo scontro con i finiani porti ad un fuoco di fila meschino e volgare contro le nostre donne”.

Melania Rizzoli invita la collega di FLi a ”fare nomi e cognomi” e annuncia una querela per ”le dichiarazioni diffamatorie nei confronti di tutte le parlamentari”. Contro la Napoli si esprimono anche Paola Frassinetti, Daniela Santanche’, Laura Biancone e Maria Alessandra Gallone.

A difesa della parlamentare piemontese interviene pero’ Flavia Perina di Fli: ”Angela Napoli e’ caduta nella trappola di Klaus Davi”, sostiene la direttrice de ‘Il Secolo’ che sottolinea la necessita’ di modificare ”questo sistema elettorale che consente di promuovere in Parlamento praticamente chiunque e di usare la carica pubblica come ricompensa per favori di ogni genere”. Anche Patrizia Bugnano dell’Idv difende la collega di Fli: ”Il vero problema – dice – sono i gravi rischi che si corrono con l’attuale legge elettorale. Il ‘porcellum’ attribuisce alle segreterie dei partiti il potere di decidere chi debba andare in Parlamento, espropriando i cittadini del loro diritto”. Fuori dal coro Catia Polidori, di Fli, che prende le distanze dalla collega e invita ”le donne a fare squadra”.