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FABRIZIO CORONA: IL PIU’ CLASSICO DEGLI SHOW

di Vittorio Savoia (*)

Finalmente è arrivata la sentenza che mette fine al primo grado di giudizio del processo Vallettopoli. Protagonista della vicenda giudiziaria è Fabrizio Corona, accusato di estorsione per aver tentato di vendere a personaggi del mondo dello spettacolo alcune decine di fotografie scattate in circostanze compromettenti. Il gioco era molto semplice, giostrato sul più classico dei ricatti. Pena del mancato acquisto la pubblicazione integrale del materiale fotografico sui rotocalchi di gossip. Nonostante la richiesta della Pubblica Accusa, che ammontava a sette anni, i giudici della Quinta sezione Penale del Tribunale della Repubblica di Milano hanno inflitto all’imputato una condanna di tre anni e otto mesi di reclusione. Il collegio, composto di tre giudici e presieduto da Lorella Trovato, ha ritenuto Corona colpevole per le estorsioni al giocatore Francesco Coco – fotografato in una nota discoteca milanese insieme ad una donna che sarebbe potuta essere un transessuale – e per il medesimo reato ai danni del motociclista Marco Melandri e ai danni del calciatore Adriano. Corona, sempre nelle opinioni del collegio, è stato dichiarato non colpevole per quanto riguarda i casi Elkann, Gilardino e Vacchi. Alla lettura della sentenza, pronunciata dal giudice in nome del Popolo Italiano, Corona si è ancora una volta reso protagonista nel più classico dei suoi show.

Uno show ricco di insulti e di frasi come “Mi vergogno di essere italiano” e “Non me ne frega se devo fare il carcere”. Sicuramente la vicenda Corona non avrà il suo termine con questa sentenza. C’è infatti da aspettarsi che la difesa di Fabrizio Corona, al quale è particolarmente difficile assegnare una precisa qualificazione professionale, presenti ricorso in Appello appena saranno depositate le motivazioni della sentenza pronunciata lo scorso giovedì 10 dicembre.

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino

Racconto – STELLE DORATE

di Michele Caruso (*)

A Francesca, la mia sorellina, che di notte non riesce a dormire se non le poso il riflesso di una stella accanto al suo morbido cuscino

 

La baia riluceva bronzea nel rossore del tramonto ed il mare si tingeva di un rosso sanguigno. Il cielo argenteo sfumava roseo all’orizzonte e un filo di giorno baluginava ancora nella brezza. Il disco rosso porpora del sole baciò l’orizzonte e si tuffò nel mare, che dondolava i colori del tramonto. Il rumoreggiare spumoso della risacca si placò lentamente. Gli ombrelloni si addormentarono, coccolati dalla mite aria della sera. Harry, seduto sulle pieghe della sabbia, assaporava la magia del crepuscolo: le sue mani erano rosse per il riflesso del sole. Poi, il cielo di perla divenne di uno zaffiro scuro, quasi violaceo. Le ombre si fecero spesse e l’ultimo bagliore caldo si raggelò nel freddo della notte. Il mare assumeva tonalità sempre più fosche. La luna sembrava una scheggia di cristallo puro, una piuma stellata che si adagia. Le stelle iniziarono a spuntare e a brillare una per volta, come se dall’alto, da molto in alto, qualcuno stesse accendendo un milione di torce. Harry alzò gli occhi verso il cielo: era diventato un alveare di stelle magiche, uno sciame di fiamme celesti…

Sulle soffici pagine del libricino che teneva stretto fra le gambe incrociate, scriveva queste parole: …Siamo come foglie d’erba che il vento attraversa e lascia ondeggiare nei suoi sospiri; come alghe cullate dai flutti del mare. A volte vorrei, con queste mani, tirare giù il cielo con le stelle e tessere un abito bellissimo, per poi trasformare i suoi brandelli in due splendide gemme, screziate d’oro e d’agata, da incastonare nelle mie piccole orbite….
Harry credeva che le stelle fossero gli occhi luminosi degli angeli che di notte custodiscono i sogni di ogni bambino..        

Ad un tratto, il libricino gli si sfilò dalle gambe e si infilzò nella sabbia morbida. Harry si alzò in piedi e corse verso il mare per catturare silenziosamente il riflesso di ogni stella: leggero bagliore di luce galleggiante.
Quando ebbe raggiunto un numero considerevole, tornò sulla riva bagnata, si accasciò stanco sulla fredda sabbia e si addormentò…sotto un magico manto di stelle dorate.

(*) Racconto inserito nella raccolta multimediale della VII edizione del Concorso “Parole in corsa” promosso da Trambus Roma

CHI GUADAGNA DI PIU’?

di Grazia Vaiani  (*)

Quanti di noi almeno una volta nella vita si sono posti le seguenti domande: Chi guadagna di più? Quale professione mi consente di arrivare più in alto? Ecco allora che dalla statistica britannica (il Government’s Office for National Statistics) e l’altra americana (Forbes), emergono professioni adatte a soddisfare ogni nostro desiderio.
Naturalmente queste statistiche stanno a rappresentare una media di guadagno, non il caso specifico.
Procedendo con ordine scopriamo in decima posizione il Marketing manager, con quasi 72 mila euro l’anno.
Al nono posto della classifica dei lavori meglio pagati, troviamo le Forze dell’ordine, in particolar modo i superiori, con uno stipendio medio di circa 74 mila euro.
Proseguendo secondo il Government’s Office for National Statistics britannico, all’ottava posizione dei mestieri più redditizi, troviamo quello dell’Avvocato, con un guadagno medio pari a 76 mila euro.
Al settimo posto troviamo il Consulente finanziario e gestionale: pagati profumatamente per i loro consigli. Operano in genere in un settore specifico curando talvolta l’aspetto finanziario, la gestione degli investimenti o i modi per salvaguardare il gruppo da un eccessivo carico fiscale. In media questo genere di consulenti guadagnano 78 mila euro l’anno.
Seguono quindi figurano il Pilota d’aereo (con circa 88 mila euro l’anno in media), i Funzionari pubblici (Con uno stipendio da 103 mila euro), i Direttori di società (quasi 114 mila euro), il Broker che, curando gli accordi fra varie società e/o persone fisiche e consigliando le scelte di investimento, in media si guadagna 115 mila euro l’anno.

Al secondo posto il Medico. Una professione, una passione, con una media di guadagno pari a quasi 160 mila euro annui.
In pole-position vi sono i consiglieri d’amministrazione, con un guadagno medio di circa 250mila euro l’anno. Giacca e cravatta sono consoni e d’obbligo, ma chi esiterebbe nell’indossarli alla vista di così tanti benefici economici?
Non dubitate…i soldi non fanno la felicità, ma sicuramente possono renderla migliore!

(*) Studentessa al Liceo Psico-Pedagogico

CHI GUADAGNA DI PIU’?

di Grazia Vaiani  (*)

Quanti di noi almeno una volta nella vita si sono posti le seguenti domande: Chi guadagna di più? Quale professione mi consente di arrivare più in alto? Ecco allora che dalla statistica britannica (il Government’s Office for National Statistics) e l’altra americana (Forbes), emergono professioni adatte a soddisfare ogni nostro desiderio.
Naturalmente queste statistiche stanno a rappresentare una media di guadagno, non il caso specifico.
Procedendo con ordine scopriamo in decima posizione il Marketing manager, con quasi 72 mila euro l’anno.
Al nono posto della classifica dei lavori meglio pagati, troviamo le Forze dell’ordine, in particolar modo i superiori, con uno stipendio medio di circa 74 mila euro.
Proseguendo secondo il Government’s Office for National Statistics britannico, all’ottava posizione dei mestieri più redditizi, troviamo quello dell’Avvocato, con un guadagno medio pari a 76 mila euro.
Al settimo posto troviamo il Consulente finanziario e gestionale: pagati profumatamente per i loro consigli. Operano in genere in un settore specifico curando talvolta l’aspetto finanziario, la gestione degli investimenti o i modi per salvaguardare il gruppo da un eccessivo carico fiscale. In media questo genere di consulenti guadagnano 78 mila euro l’anno.
Seguono quindi figurano il Pilota d’aereo (con circa 88 mila euro l’anno in media), i Funzionari pubblici (Con uno stipendio da 103 mila euro), i Direttori di società (quasi 114 mila euro), il Broker che, curando gli accordi fra varie società e/o persone fisiche e consigliando le scelte di investimento, in media si guadagna 115 mila euro l’anno.

Al secondo posto il Medico. Una professione, una passione, con una media di guadagno pari a quasi 160 mila euro annui.
In pole-position vi sono i consiglieri d’amministrazione, con un guadagno medio di circa 250mila euro l’anno. Giacca e cravatta sono consoni e d’obbligo, ma chi esiterebbe nell’indossarli alla vista di così tanti benefici economici?
Non dubitate…i soldi non fanno la felicità, ma sicuramente possono renderla migliore!

(*) Studentessa al Liceo Psico-Pedagogico

L’ATTESA

di Carmela Maraglino (*)

L’attesa.
Cosa rappresenta l’attesa nella nostra vita? Rappresenta l’aspettativa trepidante di ciò che potrà accadere di buono.
L’attesa è ciò che ci fa alzare al mattino con uno stato di frenesia e di entusiamo e che ci spinge ad agire.
L’attesa è uno sguardo verso il futuro con tutte le promesse che contiene.
L’attesa è il motore della nostra vita.
L’attesa è il desiderio di qualcosa che non possediamo, ma che vorremmo avere perché verrebbe a completarci.
L’attesa… l’attesa..
Ma cosa accade quando si smette di attendere? Come cambia la nostra vita quando NON ABBIAMO PIU’ ATTESE?
Don Tonino Bello, in un suo scritto, afferma ciò che segue: “La vera tristezza non è quando, la sera, non sei atteso da nessuno al tuo rientro in casa, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita. E la solitudine più nera la soffri non quando trovi il focolare spento, ma quando non lo vuoi accendere più: neppure per un eventuale ospite di passaggio. Quando pensi, insomma, che per te la musica è finita. E ormai i giochi siano fatti. E nessun’anima viva verrà a bussare alla tua porta. E non ci saranno più né soprassalti di gioia per una buona notizia né trasalimenti di stupore per una improvvisata. E neppure fremiti di dolore per una tragedia umana: tanto non ti resta più nessuno per il quale tu debba temere.
La vita allora scorre piatta verso un epilogo che non arriva mai, come un nastro magnetico che ha finito troppo presto una canzone, e si srotola interminabile, senza dire più nulla, verso il suo ultimo stacco. Attendere: ovvero sperimentare il gusto di vivere. …Se oggi non sappiamo più attendere è perché siamo a corto di speranza. Se ne sono disseccate le sorgenti. Soffriamo una profonda crisi di desiderio. E, ormai paghi dei mille surrogati che ci assediano, rischiamo di non aspettarci più nulla neppure da quelle promesse ultraterrene che sono state firmate col sangue dal Dio dell’alleanza.”

Come si può, allora, infondere negli altri la speranza di un’attesa, cioè di un qualcosa di buono che verrà?
C’è una risposta ed è questa: se si crede che la nostra vita abbia davvero un valore, e se crediamo che la nostra vita debba essere un dono di SPERANZA per gli altri, c’è solo da trasformare le idee in azione.
Se vogliamo dare speranza a chi non ne ha più, perché nessuno gli è amico, dobbiamo farci suoi amici.
Se vogliamo ridare fiducia e chi era sfiduciato, dobbiamo diventare affidabili e credibili, facendo con le opere ciò che proclamiamo con la bocca.
Se vogliamo far tornare a credere che l’amore esiste chi non vi credeva più, dobbiamo amarlo.
Solo così si possono creare e ricreare delle attese negli altri .
Dobbiamo essere noi stessi a rispondere a quelle attese che vogliamo risvegliare e nutrire.
Altrimenti si creano negli altri non attese, ma illusioni.

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

VIVERE LA VERITA’

di Carmela Maraglino (*)

Ci vuole un grande coraggio per sostenere la verità.
La verità, questo concetto così difficile da comprendere e da esprimere. La verità non è qualcosa di assoluto e non è qualcosa di astratto.
Sembrerebbe un controsenso ciò che ho appena affermato, eppure non lo è.
Per “verità” io non intendo il possedere la verità assoluta dentro di sé, ma il “VIVERE la VERITA'” dentro e fuori di sé.
Ora, se possedere la verità assoluta NON è concesso a noi uomini, proprio a causa della nostra limitatezza e della nostra natura umana, VIVERE LA VERITA’ è possibilissimo e praticabile.
VIVERE LA VERITA’ DENTRO DI SE’ significa, semplicemente, essere onesti con se stessi, nel senso che sì è capaci di ammettere a se stessi la verità su di noi, senza barare con noi stessi.
VIVERE LA VERITA’ FUORI DI SE STESSI, invece, comporta uno sforzo che è quello di riuscire a dire agli altri ciò che si pensa veramente, senza mascherarsi dietro false ipocrisie.
Ora, forse, con se stessi è più facile vivere la verità, perché, in fondo, si tratta di un dialogo interiore che noi instauriamo con noi stessi e con la nostra coscienza.
In quel profondo, nessuno può vedere, salvo Dio, e lì siamo liberi di essere noi stessi e quindi VERI.
Invece, nei rapporti con gli altri, vivere la verità comporta un confronto che può diventare anche rischioso e può portare conseguenze negative per la nostra vita.
Ecco che, allora, ci si rifugia nel fare “buon viso a cattivo gioco”, oppure si dicono solo MEZZE VERITA’, lasciando apparire quelle che sono più gradite e CENSURANDO quelle più ostiche e difficili da accettare.
Ecco, in questo, sta il VERO CORAGGIO ed il vivere secondo verita’.
Non è una via facile, questa. Anzi, è una via in salita e piena di insidie!
Tuttavia, chi sceglie di vivere secondo verità, in altre parole, secondo coerenza ed onestà, ha dalla sua parte una forza che non ha chi vive nella falsità e nell’incoerenza.

E la forza consiste in questo: l’impossibilità di essere contraddetti, perchè la verita’ farà il suo corso, sempre e comunque, anche se in alcuni momenti sembrerebbe che la falsità abbia la meglio.
E’ solo una vittoria momentanea! Non c’è da temere!
C’è solo da fidarsi, perchè, CHI CERCA LA VERITA’ e VIVE NELLA VERITA’, sia dentro di sé che fuori di sé, cerca DIO.

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

OMAGGIO A DARWIN

di Francesco Bruni (*)

Son passati 200 anni dalla nascita di Darwin. Uno che ha dato decisamente una scossa nuova, rivoluzionaria al modo di pensare. Prima c’era Aristotele. Poi la Chiesa. E poi lui. Un’ondata dirompente, che spazza quasi tutto quello che c’è prima.
“L’origine della specie”, il suo capolavoro,  nonché l’emblema della sua teoria, è l’opera che ricordiamo con assoluta facilità. Ma prima di intraprendere qualsiasi riflessione, proviamo a sfatare qualche mito.
Darwin parla di evoluzione. E bisogna sottolineare che il termine precedente non è sinonimo di “progresso”. Infatti il termine progresso non compare una volta nell’opera Darwiniana. È il nostro senso comune che ci fa accostare il termine “evoluzione” a “progresso”. Ma la differenza che intercorre tra i due termini, linguisticamente parlando, è visibile. Per evoluzione si intende una trasformazione. Per progresso una trasformazione in uno stato migliore del precedente. Quindi, non è vero che l’essere successivo della scala evoluzionistica è migliore del precedente. Ma è semplicemente differente.
Il progresso, dunque, è un’idea sociale, non naturale. E Darwin era un biologo. Non un sociologo.
Lo stadio umano, alla luce di quanto detto, potrebbe non essere l’ultimo. Quando penso a Darwin, penso alla catena evoluzionistica che inizia con una scimmia e trova la fine nell’uomo alto, bianco, occidentale. Perché fino ad adesso non c’è uno stadio successivo all’uomo. Il motivo per il quale si ha quest’evoluzione, però, al contrario di qualsiasi forma di progetto, dall’alto o dal basso, è dettata dal caso, da una non-pianificazione a tavolino, da una possibilità scelta che prevale sulle altre. Ecco la rivoluzione del darwinismo. Un qualcosa non affidata alla relazione causa-conseguenza, in cui è possibile individuare sempre un filo logico, ma un rapporto consequenziale che al momento sfugge. E questo occorre ribadirlo.
Ecco dunque, il contrasto con Aristotele per quanto riguarda, per esempio, il motore immobile; o il creazionismo della Chiesa.
Ci si potrebbe chiedere allora, cosa ha di “sociale” la teoria darwinista. La risposta, non banale, è semplicemente nulla.
Proviamo a spiegare perché facendo degli esempi.

Il marxismo crede di prender spunto dalla teoria dell’evoluzione. Falso. In quanto, mentre il marxismo parla di progresso, dovuto alla nascita di un sentimento di fratellanza ed eguaglianza portato agli estremi, il darwinismo non cita nemmeno per sogno la parola progresso. Ribadendo che non è detto che uno stato successivo di qualcosa sia migliore del precedente.
Nietzsche afferma l’ “oltre – uomo”, uno stadio successivo all’uomo. Il terzo tipo di evoluzione. Dopo la scimmia l’uomo, e poi la creatura in Nietzsche dice di credere. La teoria evoluzionistica non dice nulla di tutto ciò. Non prevede, né fa ipotesi su un qualcosa oltre l’uomo come lo conosciamo adesso. Semplicemente non si esprime.
Spesso si sente che anche il nazismo prenda qualche linea-giuda dal darwinismo. Hitler credeva che prima di tutto, i malati psichiatrici, omosessuali fossero da eliminare affinché la futura società tedesca fosse perfetta. E spendesse meno denaro per curare queste malattie. Da investire, come si è visto, nella guerra, nella ricerca, secondo criteri molto discutibili. Ma Darwin non propone di uccidere nessuno. Né tantomeno di sterminare alcun popolo. Al contrario egli propone di curare i problemi, piuttosto che brutalmente estirparli.
Con questi tre esempi, pertanto, ho semplicemente voluto chiarire, che tutte queste teorie, discutibili quanto si vuole non hanno nulla a che vedere con la teoria dell’evoluzione. Un semplice omaggio a Darwin.

(*) Studente di Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Bari

PENSIONI: DA GENNAIO SCATTA SOLO UN PICCOLO AUMENTO

di Michel Maritato (*)


COMUNICATO PREVIENZIALE

A gennaio torna con un aumento piccolo piccolo la scala mobile per 18 milioni di pensionati. Con la cosiddetta perequazione automatica i trattamenti saliranno appena dello 0,7% in linea con l’andamento dell’inflazione ufficiale registrata dall’Istat. Per pagare puntualmente i nuovi importi in gennaio gli enti previdenziali si basano sull’inflazione degli ultimi 12 mesi fino al mese di settembre (settembre 2008 – settembre 2009), salvo poi fare un conguaglio l’anno successivo con il dato definitivo del mese di dicembre. A rigore sulla base di questo meccanismo, i pensionati dovrebbero restituire uno 0,1% con la prossima rata di gennaio, visto che gli aumenti del 2009 sono stati calcolati con una percentuale (3,3%) superiore a quella spettante in base all’inflazione effettiva (3,2%). Non si può escludere però che il decreto governativo che ufficializza l’ennesimo aumento, non ancora emanato, stabilisca di abbuonare il conguaglio negativo vista l’esiguità dello scarto e il modesto importo dell’aumento di quest’anno. Ma vediamo come si rivalutano in concreto tuttti i trattamenti pensionistici con la percentuale dello 0,7% fissata per l’anno 2010.

(*) STUDIO MARITATO
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

PENSIONI: DA GENNAIO SCATTA SOLO UN PICCOLO AUMENTO

di Michel Maritato (*)


COMUNICATO PREVIENZIALE

A gennaio torna con un aumento piccolo piccolo la scala mobile per 18 milioni di pensionati. Con la cosiddetta perequazione automatica i trattamenti saliranno appena dello 0,7% in linea con l’andamento dell’inflazione ufficiale registrata dall’Istat. Per pagare puntualmente i nuovi importi in gennaio gli enti previdenziali si basano sull’inflazione degli ultimi 12 mesi fino al mese di settembre (settembre 2008 – settembre 2009), salvo poi fare un conguaglio l’anno successivo con il dato definitivo del mese di dicembre. A rigore sulla base di questo meccanismo, i pensionati dovrebbero restituire uno 0,1% con la prossima rata di gennaio, visto che gli aumenti del 2009 sono stati calcolati con una percentuale (3,3%) superiore a quella spettante in base all’inflazione effettiva (3,2%). Non si può escludere però che il decreto governativo che ufficializza l’ennesimo aumento, non ancora emanato, stabilisca di abbuonare il conguaglio negativo vista l’esiguità dello scarto e il modesto importo dell’aumento di quest’anno. Ma vediamo come si rivalutano in concreto tuttti i trattamenti pensionistici con la percentuale dello 0,7% fissata per l’anno 2010.

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SALDO ICI CON LE ALIQUOTE 2009

di Michel Maritato (*)

COMUNICATO FISCALE

Ultimo appuntamento con l’Ici del 2009: il saldo si paga entro il 16 dicembre, ma l’obbligo nella maggior parte dei casi resta soltanto per gli immobili diversi dall’abitazione principale. L’Ici sull’abitazione principale, infatti, non si paga più, tranne che per le abitazioni classificate nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli) che continueranno a pagare l’imposta. L’esenzione scatta, oltre che per l’abitazione principale (cioè quella in cui si ha la residenza, salvo prova contraria) anche per le relative pertinenze, come ad esempio, il box, la cantina, la soffitta, ecc. Qui, però valgono le regole stabilite dal Comune, per cui, se ad esempio, un comune ha deliberato un numero massimo di pertinenze agevolate (ad esempio un solo box o posto auto e una sola cantina o soffitta), l’esenzione dall’Ici varrà solo per questi immobili.
L’esonero dal pagamento dell’Ici è esteso anche agli immobili assimilati all’abitazione principale (per esempio, l’appartamento concesso in uso gratuito a parenti), ma anche qui occorre verificare la delibera del Comune. Chi, invece, possiede abitazioni principali di lusso, continua a pagare l’Ici (usufruendo, comunque, dell’aliquota ridotta e della detrazione stabilite dal comune). Resta obbligato al pagamento ovviamente chi possiede immobili diversi dalla “prima casa”.
Ricordiamo che il decreto 93/2008 ha bloccato le aliquote, ma molti Comuni hanno limitato le agevolazioni.

(*) STUDIO MARITATO
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SALDO ICI CON LE ALIQUOTE 2009

di Michel Maritato (*)

COMUNICATO FISCALE

Ultimo appuntamento con l’Ici del 2009: il saldo si paga entro il 16 dicembre, ma l’obbligo nella maggior parte dei casi resta soltanto per gli immobili diversi dall’abitazione principale. L’Ici sull’abitazione principale, infatti, non si paga più, tranne che per le abitazioni classificate nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli) che continueranno a pagare l’imposta. L’esenzione scatta, oltre che per l’abitazione principale (cioè quella in cui si ha la residenza, salvo prova contraria) anche per le relative pertinenze, come ad esempio, il box, la cantina, la soffitta, ecc. Qui, però valgono le regole stabilite dal Comune, per cui, se ad esempio, un comune ha deliberato un numero massimo di pertinenze agevolate (ad esempio un solo box o posto auto e una sola cantina o soffitta), l’esenzione dall’Ici varrà solo per questi immobili.
L’esonero dal pagamento dell’Ici è esteso anche agli immobili assimilati all’abitazione principale (per esempio, l’appartamento concesso in uso gratuito a parenti), ma anche qui occorre verificare la delibera del Comune. Chi, invece, possiede abitazioni principali di lusso, continua a pagare l’Ici (usufruendo, comunque, dell’aliquota ridotta e della detrazione stabilite dal comune). Resta obbligato al pagamento ovviamente chi possiede immobili diversi dalla “prima casa”.
Ricordiamo che il decreto 93/2008 ha bloccato le aliquote, ma molti Comuni hanno limitato le agevolazioni.

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QUANDO LA PIOGGIA DIVENTA UN EVENTO

di Filippo Gurgoglione (*)

Nella straordinaria varietà di ambienti che il nostro pianeta ci offre, uno di quelli che esercita maggiore fascino è il deserto. E’ qui che, l’uomo, tra brulle distese sassose, antichi alvei di laghi salati corrugati dal vento, pianure ghiacciate, guardandosi intorno scopre quanto sia piccolo rispetto alla natura e in solitudine impara a guardare in se stesso. Nei suoi orizzonti sconfinati incute talvolta inquietudine e serenità allo stesso tempo, talvolta religioso rispetto ma in ogni caso non può lasciare indifferenti. 
Seppure la scarsità di acqua limita le possibilità di sviluppo vegetativo, la vita c’è; difatti il deserto è un ecosistema complesso e fragile. Inoltre, a dispetto del pensiero comune, all’interno di un deserto si incontrano paesaggi molto diversi tra loro. Attraversando longitudinalmente il deserto del Sahara, che dopo l’Antartide è il più grande deserto al mondo, si passa dagli altopiani innevati dell’Atlante, tra Libia e Marocco, per passare ai lastricati rocciosi dei serir, per poi arrivare a distese di dune sabbiose. E’ qui più che altrove che il vento manifesta la propria capacità di scolpire e modellare il terreno, sbiciolando, trasportando e accumulando detriti.
Ma perché in un deserto piove poco? In genere quello che succede è che si forma un campo di alta pressione permanente. La pressione atmosferica, infatti, varia di punto in punto e decresce con l’altezza. In condizioni anticicloniche (alta pressione) l’aria tende ad andare verso il basso, comprimendosi e dissolvendo le nubi. Ad esempio l’area dell’Africa settentrionale occupata dal deserto del Sahara è interessata da un’alta pressione che staziona in modo permanente e che viene identificata come Anticiclone subtropicale africano. Trattandosi di un anticiclone dinamico tende ad estendersi durante il periodo estivo e ad interessare l’area mediterranea, Italia compresa.

Tuttavia ci sono altri fattori che concorrono a rendere un’area desertica: la presenza di catene montuose che sbarrano l’accesso delle masse d’aria umida provenienti dal mare oppure la vicinanza a correnti oceaniche che, essendo fredde, ostacolano la formazione di nubi. E’ questo il caso del Deserto del Namib in Africa e del Deserto di Atacama nel Cile settentrionale, il più asciutto della Terra. E’ situata tra la cordigliera andina ad ovest e le montagne litoranee (Cordigliera della Costa) a ridosso del Pacifico; il tratto di oceano antistante questa zona è lambito dalla fredda corrente di Helmond. In tali condizioni la pioggia diventa un evento rarissimo: la piovosità media della città di Antofagasta è di 1 mm annuo; molte stazioni meteorologiche nell’area non hanno mai registrato pioggia e secondo alcuni dati in tutto il periodo compreso tra il 1570 e il 1971 non ci sono mai state piogge significative [1]. Ricerche scientiche [2] hanno dimostrato che sul suolo desertico non c’è nessun segno di vita. Per questo motivo l’area sarà usata dalla NASA per testare la strumentazione delle future missioni su Marte. Che nel cuore del Deserto di Atacama la vita è impossibile è un fatto risaputo e testimoniato anche nella letteratura: Alonso de Ercilla nella opera La Araucana scrive: “su Atacama, vicino alla costa desertica, vedi una terra senza uomini, dove non è un uccello, nè una fiera, nè un albero, nè alcun tipo di vegetazione”.

[1] Wright, John W. (ed.); Editors and reporters of The New York Times (2006). The New York Times Almanac (2007 ed.). New York, New York: Penguin Books. pp. 456. ISBN 0-14-303820-6.
[2] “Mars-like Soils in the Atacama Desert, Chile, and the Dry Limit of Microbial Life”

Bibliografia:
Pompeo Casati e Francesco Pace (a cura di), SCIENZE DELLA TERRA volume 2, cittàstudiedizioni, 2002
http://en.wikipedia.org/wiki/Atacama

(*) Studente di Ingegneria Informatica-Automazione all’Università Politecnica delle Marche

PRONTI PER IL “NO B-DAY”: LA RISCOSSA DEL POPOLO DEL WEB

di Andrea Vitale (*)

Poteva rimanere una semplice provocazione lanciata dal web e invece sta diventando realtà il “NO B-day”: alla vigilia della manifestazione Roma si sta preparando ad accogliere trecentocinquantamila persone, secondo quanto stimato dagli organizzatori. L’appuntamento è previsto per le ore 14 a piazza della Repubblica da dove la folla si sposterà fino a Piazza San Giovanni, cuore della manifestazione: l’intento degli organizzatori è rendere noto all’intero Paese che c’è ancora una gran parte degli italiani contrari alla “cultura del berlusconismo” e che sentono il dovere di difendere quei principi costituzionali che spesso forze di governo tentano di eludere grazie al potere della maggioranza parlamentare. Sul palco non saliranno politici ma bensì giuristi, scienziati e rappresentanti della società civile: possiamo annoverare personaggi come Nanni Moretti, Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi, Margherita Hack, Moni Ovadia e tanti altri. La giornata finirà in musica con il concerto di Roberto Vecchioni, Piotta, gli Skiantos e molti altri.
La manifestazione stessa non è stata organizzata da politici dell’opposizione ma da gente comune col desiderio che quella di domani possa essere un ritrovo per persone con lo stesso comune ideale, la democrazia.
Molti i partiti che vi parteciperanno: Idv, Prc, Pdci, Sl, e Verdi; tutti potranno portare le loro bandiere nonostante sarà il colore “viola” a predominare tra la folla, scelto come simbolo della manifestazione. Sarà inoltre presente anche la stessa Rosi Bindi, nonostante la mancata adesione del Pd.
Non vi sarà la diretta Rai, nonostante quella di domani sia destinata a rimanere una manifestazione che segnerà la storia politica e culturale del nostro Paese. Forse i dirigenti della tv di Stato son spaventati nel mostrare l’altra faccia della medaglia del governo Berlusconi, ma una cosa è certa: il popolo del web non starà in silenzio.

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino

ALLORA MI SENTIRO’ FELICE QUANDO SARO’ RIUSCITO A FARE CONTENTI GLI ALTRI

di Carmela Maraglino (*)

Un dono, perché sia tale, deve essere senza contaccambio, altrimenti è un prestito. Finché si è capaci di donare, la SPERANZA non potrà mai morire, né in se stessi né in chi riceve il dono.

Questa è la via giusta: AMARE SENZA PRETENDERE DI ESSERE RIAMATI; DONARE SENZA ASPETTARE LA RICOMPENSA.
Quindi, questa è la via. La via giusta.
Ed è la via che impedisce ogni abbandono, ogni divisione, ogni rinuncia a fare il bene.
Se il bene lo facciamo perché aspettiamo il contraccambio, è ovvio che, se il contraccambio non arriva, poi cesseremo di fare il bene, abbandoneremo il campo, ci sentiremo delusi e sconfitti; ma se facciamo il bene per il bene, senza aspettarci nessun contraccambio, allora non potremo mai sentirci “DELUSI”, perché non lo saremo mai, perché non ci aspettiamo nessun contraccambio.
Ecco, allora, che il bene va avanti.
Ecco, allora, che non desisteremo mai dal fare il bene.
Ecco, allora, che non ci scoraggeremo.
Ecco, allora, che andremo avanti per la nostra strada e niente e nessuno ci potrà fermare.
Infatti, ciò che ci può fermare e ci può impedire di continuare a fare il bene è proprio il rimanere delusi dalla mancanza di una risposta dell’altro.
Ma se noi sappiamo che bisogna amare e donare senza aspettarsi nulla in cambio, allora è certo che siamo sulla strada giusta.
Nel Vangelo di Matteo, nel famoso “Discorso della montagna”, ad un certo punto, Gesù afferma: “A chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.”

Concludendo con le parole di San Gerardo: “Essere disposti a rinunziare a tutto per rendersi servizievole agli altri. Saper donare il meglio agli altri. Allora mi sentirò felice quando sarò riuscito a fare contenti gli altri.”

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

PENSIONI E SANITA': DOVE FINIREMO?

di Michel Maritato (*)

Conti da pagare, senza battere ciglio perché lo prevede un decreto del luglio scorso firmato dall’allora commissario alla sanità Piero Marrazzo. Cifre che sono di poco inferiori a 1.500 euro al mese.

Era il 28 luglio quando Marrazzo firmò un decreto (contenuto nel più corposo sistema del piano di rientro dal deficit sanitario) con il quale veniva chiesto il pagamento del 50 per cento della tariffa per i ricoverati nelle strutture di lungodegenza riabilitativa in attesa di un ricovero nelle Residenze sanitarie assistite. «Quel decreto è passato inosservato – spiega Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato – ma ora i suoi effetti si stanno facendo sentire in tutta la loro pesantezza sui bilanci delle famiglie».
Scaramuzza ha appena scritto al vice presidente della giunta regionale Esterino Montino e all’attuale commissario alla sanità Elio Guzzanti per chiedere una correzione del decreto.
Ma perché scattano ora i pagamenti? Il decreto numero 56 del 28 luglio prevede un tempo massimo di ricovero nelle strutture di riabilitazione a carico della Regione fissato in tre mesi. Il paziente, quasi sempre un anziano, può usufruire della riabilitazione per sessanta giorni più trenta di proroga nei casi più gravi. Dopo tre mesi di cura, il paziente dovrebbe essere trasferito in una Rsa ma trovare un posto letto in queste strutture è come vincere la lotteria. Le liste d’attesa sono lunghissime e spesso superano i dodici mesi. In attesa di un ricovero nelle Rsa, l’anziano si ritroverebbe quindi a casa dove però non riceverebbe le cure necessarie. Il decreto a questo punto non trova soluzioni per il passaggio da una struttura sanitaria all’altra ma indica una strada furbetta e costosa per i cittadini: nessuno resta senza assistenza ma l’assistenza dopo i tre mesi si paga. Quanto? Esattamente il 50 per cento della tariffa regionale, cioè 47,81 euro
al giorno. In pratica poco meno di 1.500 euro al mese.
 

«In questi giorni stanno arrivando le bollette di pagamento e tantissime famiglie non hanno quella cifra da spendere – aggiunge Scaramuzza -. Sia ben inteso, gli amministratori delle cliniche per la riabilitazione non fanno nulla di sbagliato ma si limitano ad applicare un decreto della Regione».
 
Quale potrebbe essere la soluzione? Scaramuzza vorrebbe chiedere la cancellazione del decreto perché la colpa di questa situazione non è del cittadino malato ma della carenza di posti letto nelle Rsa. Questa strada sembra difficile da percorrere e quindi la soluzione potrebbe essere quella di prevedere l’applicazione di una tariffazione simile a quella delle Rsa anche per la lungodegenza riabilitativa. Nelle Rsa il cittadino malato paga sempre il 50 per cento della tariffa ma quando ha un reddito basso interviene la famiglia e quando anche la famiglia non ha soldi paga il Comune di residenza del ricoverato. Ora questo sistema è saltato e la degenza viene chiesta direttamente all’interessato.

(*) STUDIO MARITATO
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