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ANAGRAFE NAZIONALE STUDENTI:

di Silvia Codella (*)

Sono passati 5 anni da quando è stato approvato il decreto ministeriale e a settembre sarà ufficialmente effettivo.

Cos’è ?
Si tratta di una banca dati del Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR) che raccoglie tutti i dati inerenti agli studenti che si sono immatricolati dagli anni 2003-2004 ad oggi, nello specifico:
-dati anagrafici
-codice fiscale
-dati relativi al percorso scolastico
-esiti dei processi scolastici degli studenti (esami finali di ciclo e di qualifica)
-inoltre possono esserci informazioni circa lo stato di salute, convinzioni religiose e dati giudiziari.

Quali sono le finalità?

Secondo gli articoli 3 e 4 del Decreto Ministeriale n.74 lo scopo di questo sistema informatico sono le prevenzioni ed il contrasto della dispersione scolastica ed il monitoraggio e analisi statistica di tutti i dati che giungeranno costantemente e saranno trattati in forma strettamente anonima. Quindi da settembre sia il Ministero che i vari atenei saranno sempre aggiornati circa l’andamento dei differenti corsi di studio, nonché sulle carriere degli studenti, a partire dalla scuola primaria, ottenendo informazioni utili sulla offerta formativa del nostro Paese.

Come verranno raccolte le informazioni?

Saranno le singole università ad inviare regolarmente tutti i dati al Ministero tramite l’Osservatorio Studenti; nel dettaglio saranno 7 spedizioni (avvio carriere, titolo di studio, dettaglio crediti/debiti formativi, eventi di carriera, posizione amministrativa, ottenimento crediti formativi, chiusura carriera). Le informazioni verranno aggiornate on line tramite sito con accesso riservato (https://osd.cineca.it/) in cui i file vengono inseriti in una “area di raccolta dati” e successivamente nel “sistema di analsi”, affinchè i dati siano validati, elaborati e standardizzati.

Si tratta di uno strumento utile che consente di seguire passo, passo il percorso scolastico del giovane” a parlare è Massimo Di Menna (Segretario Generale della Uil Scuola) che esalta le positive finalità di tale novità volte anche ad aiutare lo studente e “monitorare l’evasione dell’obbligo di istruzione, gli abbandoni scolastici, le irregolarità di frequenza ed ogni altro fenomeno riconducibile alla DISPERSIONE SCOLASTICA” .
Di contro impazzano le polemiche, che colpiscono la Gelmini e tale sistema, soprattutto attorno all’ennesima forte invasione nella libertà e nella privacy di ciascun studente. Manuela Ghizzoni (Deputata del Partito Democratico,Capogruppo VII Commissione cultura, scienza e istruzione) attacca: “E’ un modo inadeguato ed ambiguo di affrontare la dispersione scolastica che violenta la privacy degli studenti e l’intimità della sfera familiare… Auspichiamo che il Garante della privacy limiti fortemente l’intrusione del Ministero nella vita privata degli studenti” ; interviene anche il Direttore Nazionale dell’Unione degli Studenti (l’unione studentesca che promuove la difesa dei diritti degli studenti) Tito Russo secondo cui l’Anagrafe : “E’ solo uno spot estivo. E’ grottesco che il Ministro Gelmini si preoccupi dell’Anagrafe degli studenti quando le scuole non sanno come pagare gli stipendi e che programmi fare a fine settembre”. Per il Segretario Generale della FLC Cgil Domenico Pantaleociò che preoccupa è che l’Anagrafe possa contenere informazioni private dello studente, che potrebbero addirittura risultare discriminatorie”.
A tutto questo Il Ministero risponde rassicurando che i dati saranno gestiti in forma anonima.

Una cosa è certa: nel sistema ci sarà una scheda per ogni individuo che tocca informazioni anche piuttosto personali come l’orientamento religioso e lo stato di salute. La speranza è che questo “grande fratello” che sempre più si sta delineando nella nostra società, per ogni aspetto della vita, dalla scuola alla medicina al lavoro, sia un vero e valido aiuto nei confronti del popolo; stiamo progressivamente rinunciando alla nostra libertà con la aspettativa di maggior sicurezza, tranquillità, uguaglianza e trasparenza.
Sarà cosi?
Staremo a vedere.

(*) Studentessa di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza di Roma

Duro colpo all’anatocismo

L’ASSOCIAZIONE INIZIATIVA DOMANI NELLA SUA PRESENTAZIONE
HA DICHIARATO GUERRA AGLI ABUSI BANCARI E ALL’ANATOCISMO

Governo: Fli, bene Berlusconi ma recuperare rispetto tra istituzioni

– “La disponibilita’ del presidente del Consiglio a ricercare una nuova unita’ del centrodestra nel rispetto del programma che ci vincola con gli elettori e’ un segnale positivo. Auspichiamo che questo segnale serva a recuperare un clima di reciproco rispetto tra istituzioni che vanno valorizzate e non dimissionate con richieste peraltro irricevibili”. E’ quanto dichiarano Italo Bocchino, Silvano Moffa e Pasquale Viespoli di “Futuro e liberta’ per l’Italia”.

Borsa, timori sulla crescita affondano l’Europa: Ftse Mib -3,20%

Milano – Le borse europee affondano sui rinnovati timori della solidità della ripresa economica negli Stati Uniti. A Milano male Azimut, Fiat e il comparto bancario.

Berlusconi: ”Se prevale spirito costruttivo si può ritrovare l’unità”

Roma – Il premier in una nota: ”Ove mancasse, non potrebbe che portare a scelte dolorose e definitive“. E sottolinea: ”Incomprensibile divisione per tornaconto personale”. Dopo il richiamo ad uscire dalla palude Bossi interviene di nuovo: ”Subito al voto”. Bersani: ”Se si va alle urne strategia comune con tutta l’opposizione”. Di Pietro apre al governo tecnico: ”Al più presto alle urne. Disposti ad allearci perfino con il diavolo”. Finiani: ”Berlusconi spieghi come acquistò Arcore”. Botta e risposta Bondi-Bocchino

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ARCHIVIO NEWS

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Archivio news

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CITTADINANZA DOPO CINQUE ANNI

di Emanuela Maria Maritato (*)

Proposta di Legge: aggiungiamo un punto

Proposta di Legge per Cittadinanza dopo 5 anni e non dopo 10, con delle clausole:
– che conoscano la lingua italiana per lo meno a livello 2 (standard europeo)
– conoscenza della storia d’Italia per l’identità locale
– un giuramento ‘formale’ sulla Costituzione, che si ritiene perciò conosciuta
– che abbiano un lavoro
– che siano incensurati


Cittadinanza per nascita e per residenza:

In pratica la cittadinanza non è più un fattore di sangue, nel senso che solo i nati in Italia automaticamente ottengono la cittadinanza, a diventa una questione residenziale. Coloro che si trovano in un determinato paese da più di cinque anni, mandano i figli a scuola e hanno un lavoro possono essere considerati cittadini italiani. Inoltre vi è un’altra proposta di assegnare la cittadinanza, adottare’, i figli di immigrati non regolarizzati; figli che vadano a scuola, che siano integrati localmente, e che magari parlino anche il dialetto.

Prerequisiti minimi
Possiamo ritenere che queste proposte vadano nella direzione di una maggiore adesione alla realtà sociale. In Germania si è fatto un grosso sforzo per integrare gli immigrati: tutti devono avere una conoscenza minima della lingua tedesca, al livello UNO dello standard europeo. Per trovare lavoro si deve arrivare al livello DUE o TRE di conoscenza della lingua tedesca. Ma per rimanere in Germania si deve avere per forza un lavoro, altrimenti si viene allontanati. L’approccio tedesco sembra diverso da quello italiano. In effetti vi è avviamento al lavoro per chiunque ne faccia richiesta. Ci si chiede: perchè in Italia tanti immigrati che lavorano regolarmente, e sono richiesti per le mansioni che svolgono, abbiano enormi difficoltà ad ottenere il permesso di soggiorno? Qui in Italia non sono ancora richiesti i requisiti minimi per la lingua o per lo meno non sono obbligatori. Come si fa a denunciare qualcuno se non si danno delle regole?… E’ richiesto un lavoro ma lo si deve chiedere dal proprio paese d’origine, prima di arrivare in Italia con un visto turistico.

Cittadini del Mondo?

Il mondo sta diventando piccolo. Il sentimento nazionalistico sembra svanito dalla mente di molte persone, eppure non può venir totalmente abolito se non vi è un ideale alternativo. Quello di “pensare globalmente e agire localmente” sembra adattarvisi bene: pensare al proprio paese, regione, come parte integrante di una nazione mondiale. Non siamo ancora arrivati ad abbozzare un profilo di nazione mondiale, ma la strada sembrerebbe segnata, al di là di ogni conflitto in atto. Se si vuole prendere la residenza in un paese che piace o per necessità, ci dovrebbe essere la possibilità, nel terzo millennio, di potersi pienamente integrare e partecipare a creare il benessere comune. Siamo dell’idea che dei paletti come la conoscenza della lingua, della Costituzione siano necessarie premesse per l’integrazione sociale. In secondo luogo riteniamo che manchi un elemento fondamentale alla Proposta di Legge per coloro che fanno domanda di integrazione sociale, per contribuire allo sviluppo del Paese, sotto tutti i punti di vista.
In altri termini: “Coloro che immergono i propri interessi socio-economici negli interessi socio-economici del paese in questione possono essere considerati cittadini italiani”, con tutto ciò che ne consegue. Quindi non una cittadinanza di ‘sangue’, nè territoriale, ma di obiettivi, umanistico-sociale. Quale migliore garanzia che questi cittadini non portino degrado nel paese ospitante, ma siano parte integrante di uno sforzo comune di sviluppo?
Speriamo in un ulteriore sviluppo in questa direzione nella prossima Proposta di Legge


(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

 

LE VACANZE SONO ARRIVATE

di Donna Cenfi

Le vacanze sono arrivate! Voglia di mare, di sole, e anche di moda.  Pratica, comoda, divertente e molto originale e vivace da sfoggiare in  spiaggia. Vediamo quali sono le novità più interessanti del look beach  wear. Oltre al perenne dibattito tra costume intero o bikini, bisogna  considerare l’importanza dei capi d’abbigliamento da mare che non  possono mancare nella valigia di chi ama essere elegante anche in  vacanza.  
Iniziamo con una buona notizia: per chi ha qualche chiletto in più e non ha nessuna voglia smaltirlo, lo stile curvy beach offre quest’anno  fior fior di collezioni.  

Parei o caftani? Evergreen e sempre trendy. Ottime soluzioni per  essere in ordine, ma con stili sempre diversi. Infatti, pur mantenendo  la loro forma classica, presentano sempre nuove proposte e colori, per  tutti i gusti e fisici. E hanno la capacità di far sentire a proprio  agio chi li indossa. Non c’è niente da fare, anche quest’anno per chi  anela alla comodità abbinata all’eleganza i protagonisti sono proprio loro: larghi, vaporosi, semplici possono essere indossati anche la sera, magari stretti in vita da una cintura particolare e abbinati ai sandali ultra flat che impazzano quest’estate. 
 
Le fantasie più glamour? Quelle maculate, safari, stampati optical e l’intramontabile modello, molto sexy, trasparente. Il capo moda simbolo dell’estate, soluzione molto versatile e cool, può essere indossato in diversi modi: legato dietro al collo come un vestito, piegato più volte e legato ai fianchi come una minigonna, o annodato da una parte e lasciato cadere lungo fino ai piedi. C’è chi lo ama colorato e appariscente, chi velato e trasparente, chi intessuto come una rete che lascia intravedere, tra una maglia e un’altra, centimetri di pelle maliziosa e chi opta per il classico, seducente e sexy nero.
 
Altro capo da spiaggia molto chic è il caftano, che mira a sfoggiare un’eleganza pura, senza trascurare la praticità, la freschezza e la leggerezza dei tessuti. E’ una tunica extrasize, aperta davanti, con maniche lunghe e ampie, lunga fino a metà coscia. Oltre a sostituire i copricostume, i caftani, che tanti si ostinano a chiamare “camicioni”, donano femminilità e sex-appeal sia alle magre che alle rotondette. Infatti, estremamente versatile come il pareo, avvolge il fisico nascondendo imperfezioni e rotolini di troppo perché scivola morbido sul corpo. Quest’estate si vedranno parecchi caftani di chiffon e di mussola di cotone tempestati di pietre colorate o diamantini. 
La moda richiama anche la tinta unita con un effetto stropicciato e orlo rotondato, ma anche con stampe in stile Africa, fantasie optical, floreali o zebrati. Molto semplice ed elegante il caftano di Christies in tela bianca, una semplice camicia con taschine e bottoni. Molto colorati e orientaleggianti invece i copricostumi di Ambas, perfetti con un bikini sobrio e con dettagli etnici color oro. 
E visto che cerchiamo sempre di intonare cromaticamente parei e copricostumi con i bikini che indossiamo, il consiglio è di sperimentare! Dalle fantasie più classiche a quelle più bizzarre.

ANCHE LE GIOVANISSIME HANNO BISOGNO DI PRENDERSI CURA DI SE’

di Donna Cenfi

Chiaramente la salute comincia a tavola ed i giusti consigli di un esperto nutrizionista sono la via migliore; se non ritieni di averne bisogno affidati al buon senso, ricordando che siamo onnivori e di variare la dieta il più possibile, porre molta attenzione alla qualità degli alimenti, contenersi nelle quantità e godere il cibo come piacere, rendono il rapporto con la tavola più consapevole e rilassante… a questo proposito ricordate che qualche raro momento di sana trasgressione alimentare, non solo non pregiudica la salute ma regala pura delizia. La parola d’ordine comunque deve sempre essere “equilibrio e moderazione”.

Relativamente all’attività  sportiva le giovanissime possono veramente permettersi la quasi totalità  delle discipline considerando però il nuoto il principe degli sport giovanili; infatti all’attività muscolare si abbina l’assenza di gravità e la benefica azione del naturale massaggio prodotto dall’acqua che scorre lungo il corpo. Tuttavia qualsiasi sport che coinvolga e diverta, se fatto sotto la giusta guida e senza esagerazioni, è fonte di salute per il corpo e per lo spirito. Riguardo all’attivià in palestra, discipline come il pilates, lo yoga, la danza (in particolar modo “afro”), oltre a lavorare sui muscoli propongono anche un momento d’incontro con il corpo più consapevole. Per mantenersi in forma si può anche ricorrere al massaggio, oltre all’inconfutabile piacere che dona, agisce con particolare efficacia sulle strutture della pelle favorendo soprattutto il drenaggio dei sistemi, vascolare e linfatico, contribuendo a diminuire la ritenzione idrica (il gonfiore) e sfavorendo la comparsa degli inestetismi della cellulite. 
Che dire quindi? godetevi la magia di questa età meravigliosa, ricordandovi che quanto seminerete ora sarà da voi raccolto in futuro… e non solo in senso fisico.

CASSOEULA O CAZZOEULA

La Lombardia è una regione molto ampia perciò presenta una certa varietà di usi e tradizioni gastronomiche, che spesso sono influenzate dalle regioni circostanti. Come denominatore comune della cucina tradizionale lombarda vi è il burro, ed in generale i grassi di origine animale. In Lombardia si usano molto i sughi ed i piatti lessati e serviti in umido. Milano viene spesso ricordata per il risotto alla milanese, per le cotolette (fritte nel burro), per lo zampone, preparato con aglio e burro, per i tortelli di zucca. La Lombardia, per la sua vicinanza alle Alpi ed al Ticino, è anche terra di formaggi: nominiamo la robiola, il taleggio, lo stracchino, il mascarpone. Famosissima poi la cosiddetta “polenta e osei”, un piatto che abbina polenta e quaglie. La polenta viene anche preparata in versione “unta”, con burro e grana. Nel comasco vi è poi una cucina “di lago”, che predilige gli agoni, il pesce persico, la trinca. Dalla Valtellina viene invece la tradizione dei pizzoccheri. Tipicamente cremonesi sono invece la mostarda ed il torrone. A Pavia vengono molto apprezzate le rane.

Vediamo una ricetta particolare…
un chilo di costine,
abbondanti cotenne, (è possibile aggiungere un piedino o altre parti del musetto e un salamino-verzino a testa),
tre carote,
due gambi di sedano,
due cipolle medie,
concentrato di pomodoro,
due belle verze che abbiano preso il gelo,
lardo o pancetta (burro di fattoria in caso di difficoltà ),
sale e pepe…

Come preparare la ricetta Cassoeula o cazzoeula…rosolare carote, sedano, cipolla con dadini di lardo o di pancetta; si può anche condire sgrassando le costine di un buon maiale nostrano, toglierle dal tegame e rosolare le verdure nel fondo ottenuto con gli umori ricavati dalle stesse. dorare con una piccola aggiunta di salsa concentrata di pomodoro e aggiungere le costine. dopo avere mondato le cotenne, scottarle in acqua bollente e tagliarle a pezzetti. aggiungerle alle costine e continuare lentamente la cottura; a questo punto si possono mettere i “verzini”, ossia salamini magri freschi speciali, insaccati con una concia contenente formaggio grana e bagnata con vino. se si è riusciti a procurarsi delle verze che hanno preso il “gelo”, dopo avere mondato dal gambo fibroso le prime foglie, che vanno messe a pezzi, aggiungere il cuore sfogliandolo nel tegame, continuando lentamente la cottura. i tempi di cottura delle costine sono dettati dalla razza e provenienza del maiale: poco più di qualche ora per quelli di allevamento intensivo, fino a oltre quattro ore per quelli nostrani. regolare di sale e pepe. opzioni: si può aggiungere, subito dopo la doratura, un bicchierino di grappa, di cognac o di vino. alcuni, nelle varie zone, uniscono a cotenne, costine e verzini anche altre parti del maiale: piedini, orecchio, guanciale o sottogola. se le verze non hanno preso il gelo, mondarle molto accuratamente e sbiancarle in acqua salata per qualche minuto; infine asciugarle bene prima di aggiungerle al maiale. è la “cassoeula” di tutta la lombardia povera, che mangiava gli scarti e vendeva le parti scelte del maiale, forse da quando rotari, re longobardo, regolò l’allevamento del maiale nel suo codice. ricordate che “..la cazzoeula l’ha da vess ben tacchenta/ e minga sbrodolada e sbrodolenta! ”

G.C.L.

LA CARBONARA

Il Piemonte è una regione molto varia dal punto di vista morfologico; questo aspetto si riflette anche nella sua gastronomia. La base della cucina piemontese è il riso, preparato un po’ con tutto: a Novara è l’ingrediente base della paniscia piatto appunto con riso con verdure, lardo, fagioli, salame, fegato di maiale e vino. A Vercelli (zona di risaie) il riso viene preparato con fagioli, rane, gorgonzola, lumache. La cacciagione riveste un ruolo importante nella cucina piemontese: fagiani, lepri, pernici. La cucina piemontese va ricordata per il tartufo bianco (simbolo della città di Alba), per i bolliti misti, per la “quaietta”, (un filetto di vitello farcito con carne trita, formaggi e tartufo), per gli gnocchi di Val Varaita, con fontina, stracchino e burro fuso. Tra i dolci, rinomati sono i gianduiotti.

Come preparare la ricetta Carbonara:

Per questa gustosa ricetta si dovrebbe usare il guanciale, ma dato che è piuttosto difficile reperirlo, si può sostituire con la pancetta affumicata. In una casseruola mettete la pancetta tagliata a striscioline e fatela rosolare a fuoco basso per sciogliere il grasso. A parte mettete in una terrina 2 tuorli e 2 uova intere, batteteli leggermente ed unitevi il pecorino piccante ben grattugiato. Continuate a battere con una forchetta per amalgamare perfettamente gli ingredienti. Questo tipo di condimento si adatta in particolare agli spaghetti: dopo averli cotti al dente scolateli e buttateli ancora caldissimi nella casseruola dove avete rosolato la pancetta, versatevi sopra le uova con il pecorino, mescolate velocemente, tenendo la padella sulla fiamma in modo che resti calda. Prima di servire pepate abbondantemente. Questa ricetta presenta diverse varianti: ve ne proponiamo due. Se amate i gusti un po’ forti potete soffriggere uno spicchio d’aglio con un cucchiaio d’olio e poi aggiungere alla pancetta; se invece preferite un sugo più delicato aggiungete 2 cucchiai di panna alle uova e avrete una salsa molto più cremosa. Tempo: 20 minuti.

G.L.C.

 

 

LA MODA MARE E’ SEMPRE LA PIU’ ASPETTATA DELL’ANNO

di Francesca Tritelli

Specialmente oggi, nel 2010 nelle spiagge di tutt’Italia vengono sfoggiati bikini e costumi interi da mozzafiato sempre più piccoli e di varie fantasie che lascia a bocca aperta il pubblico maschile.
Negli ultimi anni il “look mare” vuole perdi più aggiungere accessori di varie taglie, dai più piccoli come gli anelli, ai più grandi, collane borsette ecc.. dimostrando che si può essere eleganti anche sulla spiaggia.

Sandaletti e tacchi alti, o meglio ancora stivaletti aperti sul davanti, sono i modelli di scarpe più gettonati del momento.

Dopo queste caratteristiche ci chiediamo: “Come andrà a finire per l’estate 2011?”, “Collane e tacchi lasceranno spazio alla vendetta delle infradito e pareo?”

L’IMPORTANZA DELLA MUSICA NELLA EDUCAZIONE

di Alessandro Antoony Maritato (*)

Platone, nella sua Repubblica, ha trattato con enfasi straordinaria l’importanza della musica nella educazione, poiché il carattere di un popolo è proprio come la musica che esso apprezza. L’importanza della pittura e della scultura è appena minore. La mente è profondamente influenzata da ciò che essa vede e se l’occhio è allenato fin dalla fanciullezza alla contemplazione e alla comprensione della bellezza e dell’armonia, del giusto accostamento di linee e colori, i gusti, le abitudini e il carattere verranno spontaneamente plasmati a seguire una simile legge di bellezza, armonia e disposizione nella vita dell’uomo adulto.

Un risultato simile è prodotto sulle emozioni dallo studio dell’arte bella o nobile. Abbiamo parlato della purificazione del cuore, la chitta Suddhi, che Aristotele considerava il compito essenziale della poesia, ed abbiamo osservato che essa si ha nella poesia tramite il distaccato e disinteressato godimento degli otto rasa o forme di estetismo emotivo che rendono la vita immune dalla turbolenza delle più basse passioni egoistiche.
La pittura e la scultura lavorano nella stessa direzione con mezzi diversi.
L’Arte talvolta usa gli stessi mezzi della poesia, ma non può farlo sino allo stesso punto, poiché non ha il movimento della poesia; essa è fissa, tuttavia, esprime soltanto un dato momento, un dato punto nello spazio e non può muoversi più liberamente attraverso il tempo e lo spazio. Ma è proprio questa immobilità, questa calma, questa fissità che dà all’Arte il suo distinto valore. La poesia suscita le emozioni e dà a ciascuna la sua propria delizia.
L’Arte calma le emozioni e insegna loro il piacere di una soddisfazione contenuta e limitata – questa in verità è la  caratteristica che i Greci, una nazione di artisti, molto più artisti che poeti, tentarono di infondere nella loro poesia. La musica rende più profonde le emozioni e le armonizza fra di loro. Insieme la musica, l’arte e la poesia costituiscono un’educazione perfetta per l’anima; esse rendono e mantengono i suoi movimenti purificati, auto–controllati, profondi ed armoniosi. Esse, dunque, sono agenti che non possono essere dimenticati senza danno dall’umanità nella sua progressiva evoluzione o degradate alla pura soddisfazione di piaceri sensuali che danneggiano il carattere anziché formarlo. Esse sono, se usate in maniera corretta, grandi forze educatrici, costruttive e civilizzatrici.
…Ma l’immensa forza educativa della musica, della scultura e della pittura non è stata giustamente riconosciuta. Sono state viste come sentieri collaterali della mente umana, belli e interessanti, ma non necessari e dunque riservati a pochi. Tuttavia l’impulso universale di gioire della bellezza e del fascino del suono, di guardare e vivere circondati da quadri, colori, forme, dovrebbero aver messo in guardia l’umanità circa la superficialità e l’ignoranza di un tale modo di considerare queste eterne e importanti occupazioni della mente umana. L’impulso al quale è stato negato un giusto allenamento e l’auto– purificazione si è consumato nel triviale, gaudente, sensuale, basso o volgare, invece di spingere l’uomo verso l’alto per mezzo del suo potente aiuto nell’evocare ciò che è migliore e più alto nell’intelletto così come nel carattere, l’emozione e il godimento estetico e la regola di vita e di comportamento. È difficile valutare il detrimento dovuto ad un livello basso e abbassante di godimento al quale le tendenze artistiche sono condannate nella maggior parte dell’umanità.

Eccellenza della Musica e Cultura generale

Non ho visto le osservazioni di cui si parla, non credo che avere una buona cultura generale significhi automaticamente eccellere nella musica. La musica è un dono indipendente e non si può dire che se due persone hanno talento musicale quella con una buona cultura generale eccellerà di più nella musica. Non sarebbe così in nessuna altra arte.  Ma forse si intendeva qualcosa di diverso, forse che c’è una certa disposizione all’eccellenza che rende possibile una cultura generale ? 
È soltanto in questo senso che ciò potrebbe essere vero. La poesia di Shakespeare, per esempio, è quella di un uomo con una vivida e sfaccettata risposta alla vita; essa dà l’impressione di una multiforme conoscenza delle cose, ma era una conoscenza presa dalla vita in sé. Milton ottiene certe sfumature dai suoi studi e dalla sua conoscenza, ma in nessuno dei due il genio, l’eccellenza poetica, è dovuta alla cultura, ma c’è una certa sfumatura in Milton che non ci sarebbe potuta essere altrimenti, e che non c’è in Shakespeare. Essa non dà nessuna superiorità poetica all’uno rispetto all’altro. 

Differenze tra canzone e poesia

No, una canzone non è un tipo di poesia, o almeno non ha bisogno di esserlo. Ci sono belle canzoni che non sono per nulla poesie. In Europa gli scrittori dei libretti operistici non vengono classificati come poeti. In Asia il tentativo di unire la qualità della canzone con il valore poetico è più diffusa. Anche nell’antica Grecia, la poesia lirica era spesso composta con l’intenzione di metterla in musica. E tuttavia la poesia e lo scrivere canzoni, sebbene possano andare insieme, sono due arti diverse, poiché lo scopo e il principio della loro costruzione non è lo stesso. La differenza non è che la poesia debba essere capita e la musica o la canzone debbano essere sentite (anubhuuti); che l’una debba raggiungere l’anima attraverso l’esatto senso scritto e l’altra attraverso la suggestione del suono e il suo richiamarsi a qualche corda interna dentro di noi. Se voi semplicemente capite il contenuto intellettuale di una poesia, le sue parole ed idee, non avete affatto apprezzato realmente la poesia ed una poesia che contenga soltanto quello e nient’altro non è vera poesia.

Una vera poesia contiene qualcosa di più che deve essere sentito proprio come si sente la musica e che è la sua parte più importante ed essenziale. La poesia ha un ritmo, così come ce l’ha la musica, sebbene di un tipo diverso, ed è il ritmo che permette a questo qualcos’altro di manifestarsi per mezzo delle parole. Le parole in se stesse non lo contengono p non possono manifestarlo affatto e questo viene dimostrato dal fatto che le stesse parole scritte in un ordine diverso e senza ritmo, o senza il ritmo adatto, non avrebbero su di voi lo stesso effetto. Questo qualcos’altro è un contenuto interiore o una suggestione, un sentire dell’anima o un’esperienza dell’anima, un sentimento o un’esperienza di vita, un’emozione mentale, visione o esperienza (non semplicemente un’idea), ed è soltanto quando capite questo e riproducete alcune vibrazioni di quell’esperienza – se non l’esperienza stessa in voi – che avete realizzato ciò che la poesia può darvi, non altrimenti.

La differenza reale fra una poesia e una canzone è che la canzone è scritta con l’intenzione di essere adattata al ritmo musicale, mentre una poesia è scritta con l’orecchio che ascolta il necessario ritmo poetico o musica delle parole. Questi due ritmi sono del tutto diversi: ecco perché una poesia non può essere trasformata in musica a meno che non sia stata scritta tenendo in considerazione entrambi i tipi di ritmo; o a meno che, per un caso fortuito, essa non abbia un movimento che renda facile, o almeno possibile, metterla in musica. Questo succede spesso alla poesia lirica, meno spesso ad altri generi. Una canzone ha anche di solito la particolarità di avere un contenuto molto semplice, soltanto l’espressione di un’idea, di un sentimento ed essa lascia alla musica il compito di sviluppare i suoi valori inespressi. Tuttavia questa reticenza non è spesso notata e alle parole viene talvolta attribuita un’importanza maggiore Ritmo e movimento

Il ritmo è la prima necessità dell’espressione poetica, perché è il movimento del suono che trasporta sulla sua onda il movimento del pensiero nella parola, ed è il suono–immagine musicale che permette in buona parte di completare, estendere, apprezzare sottilmente e approfondire la prima impressione o l’impressione emozionale o vitale, e trasportare il senso che le sta dietro fino all’espressione di ciò che è intellettualmente inesprimibile – questo è sempre il potere peculiare della musica. Ma questo è soltanto l’aspetto tecnico, il mezzo fisico che produce l’effetto; non è l’intelligenza dell’artista o l’orecchio fisico che è al lavoro, ma qualcosa dentro che cerca di far emergere un’eco di armonie nascoste, un segreto di infinità ritmiche dentro di noi. 
Non è una produzione dell’intelletto distintivo o del senso estetico ciò che il poeta ha conseguito, ma un’operare dello spirito dentro di sé per esternare qualcosa dell’onda delle eterne profondità. Le altre facoltà sono lì al loro posto, ma il direttore del movimento orchestrale è l’anima che emerge per conseguire la sua opera per mezzo dei suoi metodi più alti e non analizzabili. Il risultato è qualcosa che è quanto di più vicino alla musica senza parole che la musica delle parole sia in grado di conseguire, e con lo stesso potere di vita dell’anima, di emozione dell’anima, di profondo significato sopra– intellettuale (supra–intellectual). In queste armonie e melodie più alte il ritmo metrico è sollevato da quello spirituale; è riempito o talvolta sembra afferrato e portato via in una musica che ha davvero un altro segreto movimento spirituale 

(*) Pittore iscritto al GAI