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ISEE, IL FISCO CONTROLLERÀ I DATI DELLA DICHIARAZIONE

di Michel Emi Maritato (*) 

D’ora in poi passeranno al vaglio preventivo dell’Agenzia delle entrate le dichiarazioni Isee presentate dai cittadini per ottenere servizi e prestazioni sociali a condizioni agevolate. Lo stabilisce il “collegato al lavoro” alla Legge finanziaria 2010, approvato dal Parlamento a marzo 2010, per evitare indebite erogazioni a favore di falsi poveri che in più occasioni sono stati individuati attraverso controlli della Guardia di Finanza. 

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
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tel.0645421734.
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INFOSANITA VENTONUOVO.EU: CHE COSA è UN PTP? IL PRESIDIO TERRITORIALE DI PROSSIMITÀ– UN MODELLO DA SPERIMENTARE

DI PIETRO BARDOSCIA

Negli ultimi decenni il progressivo aumento della speranza di vita della popolazione, e il contemporaneo incremento delle patologie cronico-degenerative, hanno portato come conseguenza l’aumento di bisogni assistenziali “a lungo termine”.
La necessità di fornire risposte appropriate alla domanda di salute, espressa soprattutto dagli anziani, implica l’attivazione di nuove forme assistenziali, rispetto a quello offerte tradizionalmente dagli ospedali per acuti. Appare quindi strategico programmare la realizzazione di strutture in grado di fornire risposte socio-sanitarie non basate soltanto sull’alta tecnologia ma che risultino appropriate ai bisogni del paziente e dei suoi familiari. 
Nel quadro attuale la Regione Lazio propone l’introduzione di un nuovo ambito assistenziale a livello distrettuale, il Presidio territoriale di prossimità (PTP). All’interno di questa struttura a vocazione multifunzionale e a gestione multiprofessionale, trovano collocazione una serie di servizi e funzioni distrettuali già in attività ( RSA , Assistenza domiciliare , Ambulatorio infermieristico etc) e una nuova tipologia di assistenza destinata a trattare persone affette da patologie cronico-degenerative in fase non acuta e con esigenze diversificate, che in passato afferivano alla tradizionale degenza ospedaliera.

Il PTP garantisce infatti, attraverso le Unità Operative di Degenza Infermieristica (UODI),  l’assistenza in regime residenziale di natura medico-infermieristica di quei soggetti che, spesso appartenenti alle fasce più deboli della popolazione sono affetti da riacutizzazione di patologie croniche, che non necessitano di terapie intensive o di diagnostica ad elevata tecnologia e che non possono, per motivi sia di natura clinica che sociale, essere adeguatamente trattati a domicilio.
Il PTP, favorisce l’integrazione dei servizi sanitari e sociali, valorizza il ruolo del Medico di Medicina Generale e degli altri professionisti che operano nell’area delle cure primarie e intermedie ed è da considerarsi quale “domicilio allargato”.
La tipologia di assistenza erogata dalle UODI possiede, infatti, caratteristiche intermedie tra il ricovero ospedaliero e le altre risposte assistenziali domiciliari (ADI) o residenziali (RSA), alle quali non si pone in alternativa, ma piuttosto in un rapporto di forte integrazione e collaborazione, rappresentando uno snodo fondamentale della rete di assistenza territoriale.
Obiettivi
· Ridurre i ricoveri ospedalieri inappropriati fornendo un’alternativa di cura e assistenza per pazienti post acuti o per soggetti con patologie cronico-degenerative in fase di riacutizzazione.
· Ridurre giornate di degenza ospedaliera inappropriate, attraverso il monitoraggio dello stato clinico generale dei pazienti con patologie cronico-degenerative e consolidando i risultati terapeutici ottenuti nel reparto ospedaliero per acuti, prevenire le complicanze e favorire il recupero dell’autonomia, in un’ottica di rientro a domicilio, o di ricorso a forme assistenziali territoriali.
· Limitare gli ingressi a carattere definitivo in strutture residenziali, legati all’insorgenza di difficoltà familiari e sociali o alle difficoltà di gestione delle mutate condizioni fisiche e funzionali dell’anziano dopo un’evenienza acuta.
· Favorire l’integrazione tra strutture ospedaliere e territoriali e la condivisione di risorse umane e tecnologiche.
Funzioni

· degenza nelle 24 ore, a gestione infermieristica (con presenza h 24) e assistenza medica prestata, secondo specifici accordi, da medici di medicina generale, o al bisogno da medici specialisti e medici della continuità assistenziale (reperibilità h24);
· medicina di gruppo o altre forme di aggregazione dei  MMG e PLS
· ambulatorio infermieristico
· punto unico di accesso integrato con i servizi sociali dell’Ente Locale;
· specialistica ambulatoriale, con la presenza e reperibilità di medici ospedalieri e/o specialisti ambulatoriali nelle 12 ore, con particolare riferimento alle branche di cardiologia, pneumologia, diabetologia, neurologia/geriatria (finalizzate all’attivazione di specifici percorsi di cura);
· assistenza domiciliare integrata;
· centro diurno per anziani fragili;
· attività diagnostiche di base disponibili anche per il territorio (radiologia e laboratorio/punto prelievi);
· distribuzione di farmaci, collegata al servizio farmaceutico aziendale;
· postazione 118 (o collegamento funzionale) e continuità assistenziale.
All’interno del PTP potranno essere attivati, in funzione del bisogno espresso dalla popolazione di riferimento nuclei di RSA e/o Hospice. Potranno essere inoltre previste altre attività, nel rispetto delle opportune garanzie assistenziali e di sicurezza dei pazienti, quali ad esempio funzioni di day hospital e day sugery, nonché day service ambulatoriale.
 
Nel Piano di “Riqualificazione della Rete Ospedaliera e potenziamento dell’Offerta Territoriale nella Regione Lazio” allegato al Decreto del Commissaio ad acta n. 43 del 17 Novembre 2008, cui si rimanda per ogni dettagli operativo, è definito un cronoprogramma per l’attivazione di PTP sia presso le Strutture Ospedaliere in fase di riconversione sia presso altre strutture individuate dalla pianificazione delle ASL a seguito dell’approvazione della DGR 420/2007.

 

In arrivo l’ISO 26000, tra entusiasmi e perplessità

di Mariateresa Doriana Scardino

Chiunque sia esperto, studioso o appassionato di Responsabilità sociale d’impresa, (in inglese corporate social responsibility) concorderà sul fatto che per la vastità di aree che la C.s.r. include non sia possibile darne una definizione univoca, né sia immaginabile pensare ad uno standard unificante, in grado, da solo, di misurare, rendicontare o valutare tutte le performances che rientrano nella sfera della C.s.r. E invece, considerando le news che vengono dall’ISO (International standard organization) sembra che il cammino verso la certificazione completa della responsabilità sociale d’impresa, stia facendo passi da gigante.
Già dal 2005 si era parlato di ISO 26000. Un progetto sulla R.s.i che sarebbe stato completato nel 2010. Il primo meeting effettivo su questa norma si e’ tenuto a settembre del 2005 (26-30 settembre) a Bangkok, in Thailandia, durante la seconda riunione del gruppo ISO sulla Responsabilità sociale delle imprese: Working Group on Social Responsibility (anche conosciuto nella versione abbreviata  il WG SR).  Un apposito team composto da esperti provenienti da aziende del settore profit, pubblica amministrazione, lavoratori, consumatori, organizzazioni non governative, enti non profit, comunità e altri attori sociali tra loro antagonisti, riuniti da diverse parti del mondo, per tenere in conto anche delle specificità delle diverse aree geografiche e rappresentare le esigenze di tutti gli stakeholders destinatari dello standard.

A cinque anni da quella data, se ne riparla. La norma ISO 26000 (che contrariamente alle norme ISO 9000 e ISO 14000 non costituirà sistema di gestione o di misurazione ma uno standard flessibile da adottare su base volontaria!) esiste, ed è già alla sua versione “quasi definitiva” ; in termini termini tecnici alla versione FDIS (Final Draft International Standard), l’ultima bozza prima che il documento venga pubblicato ufficialmente come norma internazionale.

Se approvata come standard, la ISO 26000 sarà una delle più grandi conquiste sul tema della R.s.i., stabilirà’ standard e linee guida valide e condivise a livello mondiale per ogni tipo di organizzazione, pubblica o privata.
La tappa Bangkok, insomma e’ stata fondamentale. Un consistente numero di stakeholders, esperti da oltre 54 paesi membri ISO (a rappresentare l’Italia c’era l’ UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione) 24 organizzazioni internazionali, vari soggetti in rappresentanza dei consumatori ed altri provenienti dai paesi in via di sviluppo, ha messo a punto struttura, argomenti e contenuti dello standard che vista la varietà’ di aree toccate (etica, responsabilità’, rispetto dei diritti umani, rispetto degli stakeholders, rispetto della legge, rispetto degli standard di comportamento mondiali, e trasparenza) coniuga (o coniugherebbe!) aspettative ambientali, sociali ed economiche insieme in linea coi principi del libro verde del 2001 della Commissione, del triple bottom line approach  e delle richieste del Comitato economico e sociale europeo (CESE).
Tuttavia, e’ ancora azzardato fare pronostici. La norma passera’, infatti, ai voti di un meticolosissimo comitato ISO che si riunirà’ a Copenaghen il prossimo maggio 2010 (durante l’ottava riunione del WG SR) e deciderà’ se l’ “ultima” bozza possa o meno diventare “standard internazionale”.
Al di la’ delle incertezze e perplessità’ la ISO 26000 ha dimostrato il suo potenziale. Riunire organismi e rappresentanti di diversi paesi, attori sociali tra loro antagonisti, in nome di visione condivisa del mondo, quella conosciuta come: sustainability development, non e’ cosa da poco.
La norma insomma che arrivi presto o tardi, agevolerà’ i paesi nazionali ad avere peso entro le istanze internazionali, rappresenterà’ un punto di riferimento cognitivo per la legislazione nazionale e mondiale e farà’ da catalizzatore alla C.s.r, ribadendo al di la’ di ogni barriera culturale e geografica, il ruolo che essa gioca nel quadro di una strategia mondiale sullo Sviluppo sostenibile. Mica male, no?

In arrivo l’ISO 26000, tra entusiasmi e perplessità

di Mariateresa Doriana Scardino

Chiunque sia esperto, studioso o appassionato di Responsabilità sociale d’impresa, (in inglese corporate social responsibility) concorderà sul fatto che per la vastità di aree che la C.s.r. include non sia possibile darne una definizione univoca, né sia immaginabile pensare ad uno standard unificante, in grado, da solo, di misurare, rendicontare o valutare tutte le performances che rientrano nella sfera della C.s.r. E invece, considerando le news che vengono dall’ISO (International standard organization) sembra che il cammino verso la certificazione completa della responsabilità sociale d’impresa, stia facendo passi da gigante.
Già dal 2005 si era parlato di ISO 26000. Un progetto sulla R.s.i che sarebbe stato completato nel 2010. Il primo meeting effettivo su questa norma si e’ tenuto a settembre del 2005 (26-30 settembre) a Bangkok, in Thailandia, durante la seconda riunione del gruppo ISO sulla Responsabilità sociale delle imprese: Working Group on Social Responsibility (anche conosciuto nella versione abbreviata  il WG SR).  Un apposito team composto da esperti provenienti da aziende del settore profit, pubblica amministrazione, lavoratori, consumatori, organizzazioni non governative, enti non profit, comunità e altri attori sociali tra loro antagonisti, riuniti da diverse parti del mondo, per tenere in conto anche delle specificità delle diverse aree geografiche e rappresentare le esigenze di tutti gli stakeholders destinatari dello standard.

A cinque anni da quella data, se ne riparla. La norma ISO 26000 (che contrariamente alle norme ISO 9000 e ISO 14000 non costituirà sistema di gestione o di misurazione ma uno standard flessibile da adottare su base volontaria!) esiste, ed è già alla sua versione “quasi definitiva” ; in termini termini tecnici alla versione FDIS (Final Draft International Standard), l’ultima bozza prima che il documento venga pubblicato ufficialmente come norma internazionale.

Se approvata come standard, la ISO 26000 sarà una delle più grandi conquiste sul tema della R.s.i., stabilirà’ standard e linee guida valide e condivise a livello mondiale per ogni tipo di organizzazione, pubblica o privata.
La tappa Bangkok, insomma e’ stata fondamentale. Un consistente numero di stakeholders, esperti da oltre 54 paesi membri ISO (a rappresentare l’Italia c’era l’ UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione) 24 organizzazioni internazionali, vari soggetti in rappresentanza dei consumatori ed altri provenienti dai paesi in via di sviluppo, ha messo a punto struttura, argomenti e contenuti dello standard che vista la varietà’ di aree toccate (etica, responsabilità’, rispetto dei diritti umani, rispetto degli stakeholders, rispetto della legge, rispetto degli standard di comportamento mondiali, e trasparenza) coniuga (o coniugherebbe!) aspettative ambientali, sociali ed economiche insieme in linea coi principi del libro verde del 2001 della Commissione, del triple bottom line approach  e delle richieste del Comitato economico e sociale europeo (CESE).
Tuttavia, e’ ancora azzardato fare pronostici. La norma passera’, infatti, ai voti di un meticolosissimo comitato ISO che si riunirà’ a Copenaghen il prossimo maggio 2010 (durante l’ottava riunione del WG SR) e deciderà’ se l’ “ultima” bozza possa o meno diventare “standard internazionale”.
Al di la’ delle incertezze e perplessità’ la ISO 26000 ha dimostrato il suo potenziale. Riunire organismi e rappresentanti di diversi paesi, attori sociali tra loro antagonisti, in nome di visione condivisa del mondo, quella conosciuta come: sustainability development, non e’ cosa da poco.
La norma insomma che arrivi presto o tardi, agevolerà’ i paesi nazionali ad avere peso entro le istanze internazionali, rappresenterà’ un punto di riferimento cognitivo per la legislazione nazionale e mondiale e farà’ da catalizzatore alla C.s.r, ribadendo al di la’ di ogni barriera culturale e geografica, il ruolo che essa gioca nel quadro di una strategia mondiale sullo Sviluppo sostenibile. Mica male, no?

LA ROMA RIAPRE IL CAMPIONATO, INTER STORDITA CON IL MILAN CHE SI ALLONTANA

di Sergio Cimmino (*)

Ci avviamo alla fine della corsa, mancano oramai solo sette partite alla fine del campionato e incredibilmente i giochi sono aperti su tutti i fronti. Incominciamo con calma. Il trentunesimo turno del campionato ha vissuto sabato pomeriggio il suo momento più emozionante con il big match tra Roma e Inter che ha reso ancora più avvincente il finale del torneo. Le emozioni non sono mancate, e neanche i gol: il 2-1 finale a favore dei giallorossi. De Rossi apre le danze e fa esplodore la curva sud. Pareggio di Milito, ma nel finale ci pensa Toni. Capitolini a meno un punto dal primo posto. Nella partita serale invece il Palermo schianta il povero Bologna al Barbera. Tris di Miccoli, accorcia Adailton per i Bolognesi. Rosanero solitari al quarto posto, sognando la Champions.
Passiamo ai risultati della domenica calcistica. Pareggi senza reti per Chievo, Parma, Siena e Genoa. La Fiorentina travolge in casa l’Udinese per 4 a 1. I viola entrano in lotta per l’Europa League. Successo che migliora un po’ le cose in casa Juve: Del Piero e Melo regalano i tre punti ai danni dell’Atalanta.

Altro pareggio privo di motivazioni e emozioni al Marassi dove la Sampdoria impatta sul Cagliari.
Vantaggio doriano con Gastaldello, pareggio di Nene’ nel finale.
Al San Paolo continua la marcia trionfale del Napoli che passa di misura sul Catania: ci pensa Cannavaro. I partenopei continuano la loro corsa all’Europa.
Nel posticipo serale infine il Milan perde il treno della corsa scudetto: pareggio interno con la Lazio. Rossoneri saldi al terzo posto, si staccano dalle prime due Roma e Inter.

(*) Edicolante in Napoli ed appassionato di Sport

L’INVERNO DELLA NEVE A ROMA

di Filippo Gurgoglione (*)

Stanotte le lancette dell’orologio sono state portate di un’ora avanti. Con l’avvento dell’ora legale sembra farsi più concreto l’arrivo di una primavera che, rimasta per un bel pò in sordina, cerca solo ora di far capolino su un inverno per molti versi eccezionale. E’ stato l’inverno dei record battuti in Europa, della neve sul Piemonte e in Emilia Romagna, della Capitale imbiancata. Forse è stato questo l’evento che ha colpito di più: sono bastati solo pochi centimetri per rivivere un’esperienza che non si verificava da più di vent’anni. Certo, le modalità e l’intensità dell’evento non sono paragonabili alla grande nevicata del Febbraio 1986 (all’epoca ci fu una vera e propria bufera con oltre 30 cm di neve al suolo), ma l’emozione e il fascino nel vedere il Colosseo e gli altri monumenti del centro storico imbiancati è la stessa. In effetti, Roma e il litorale laziale sono una tra le aree meno soggette a condizioni invernali rigorose, complice la vicinanza al mite mar Tirreno.

Di solito quando l’aria fredda viene da Nord Est, mentre su Marche, Abruzzo, Molise ci sono precipitazioni, nell’area di Roma il cielo e sereno e spira la tramontana secca; quando, più raramente, l’ingresso dell’aria fredda (avvezione) avviene da ovest, attraverso le “porte” del Rodano e di Carcassone (Francia), questo nel transito sul mare si riscalda al punto tale da non permettere di nevicare, a meno che non sia estremamente gelida. L’unico modo di vedere la neve a Roma sta nell’avere precipitazioni molto intense e un nocciolo particolarmente gelido a quote più alte. Quando la differenza di temperatura tra quote diverse è significativa, si dice che la colonna d’aria ha un forte gradiente termico verticale. Se la precipitazione è abbastanza intensa, l’aria più fredda proveniente dagli alti strati viene travasata verso il basso. In questo modo è possibile avere neve anche se la temperatura a livello del suolo è superiore allo zero.
L’11 febbraio 2010 finalmente queste condizioni si verificano. L’aria fredda proveniente dall’Artico, di natura artico-marittima (ovvero instabile e con gradiente verticale molto accentuato), si tuffa nel Mediterraneo attraverso la valle del Rodano a partire da Mercoledì 10 febbraio. Il contrasto con aria più mite pre-esistente rinvigorisce una moderata perturbazione che porta maltempo dalla sera di Martedì. Le correnti, in una fase iniziale, sono di Scirocco, quindi la quota neve è relegata a quote appeniche. Dopo alcune ore il minimo di pressione transita proprio sulla verticale del Lazio, e al suo passaggio il vento diventa settentrionale provocando un primo abbassamento delle temperature. Dopo una fase transitoria di miglioramento con schiarite, un secondo severo impulso gelido si riversa sul Mar di Corsica attivando un profondo minimo che, nel suo avanzamento, apporta grandi nevicate in Liguria, Corsica e Sardegna. L’arrivo dell’impulso si manifesta sulle coste di Campania e Lazio con le prime minacciose nubi accompagnate da un vento teso di Libeccio. In serata, complice l’intensificazione delle precipitazioni, si verifica il travasamento dell’aria fredda descritto in precedenza. La quota neve scende drasticamente dai 300-400 metri fino a quote di pianura. Sulla capitale nevica dalle prime ore del mattino, e fin dall’alba molte strade risultano imbiancate. Verso le 10 s’abbatte una bufera che riesce a imbiancare tutto il litorale da Ostia a Fiumicino. L’aeroporto rimane chiuso per alcune ore (anche se più che altro per scarsa visibilità), alcuni monumenti rimangono chiusi, la gente entusiasta si riversa sulle strade. Poi, al pomeriggio torna di nuovo a piovere.

(*) Studente di Ingegneria Informatica-Automazione all’Università Politecnica delle Marche

FILM: SHUTTER ISLAND

di Francesco Losito (*)

Se amate guardare i film pieni di suspense che vi fanno restare fissi sullo schermo dall’inizio alla fine, beh questo è il film che fa per voi.
Stiamo parlando di Shutter Island, un film thriller-horror diretto da Martin Scorsese e tratto da un romanzo del 2003 di Dennis Lehane,  L’Isola della paura.
Il film,se si può dare un giudizio azzardato,è completamente diverso dai precedenti film di Scorsese. Non sto dicendo che mi aspettavo che fosse una fotocopia di qualche sua opera antecedente a questa, ma lo stile di regia e di cinema che emerge in questo lungometraggio, difficilmente (e lo dico in senso positivo) richiama alla mente lo stile del regista di film come Taxi driver (1975), Toro scatenato (1980), Quei bravi ragazzi (1990), Cape Fear- Il promontorio della paura (1991), The Departed- il bene e il male (2006) – per citarne alcuni .
 
TRAMA
Autunno 1954. Gli agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule  sono inviati a Shutter Island, dove si trova un ospedale psichiatrico nel quale sono rinchiusi numerosi criminali psicopatici. Qui conosceranno il direttore dell’ospedale,il dottor Cawley, che fin dal primo incontro darà l’impressione di celare qualche segreto.   

La loro missione è trovare Rachel Solando, una pericolosa detenuta, colpevole di aver ucciso i suoi tre figli, misteriosamente scomparsa nel nulla;ma un uragano si abbatte sull’isola  complicando le loro ricerche e costringendoli a prolungare la loro permanenza. 
Scopriranno che la donna, così come gli altri pazenti,sono da anni sotto le cure del direttore, che con i suoi esperimenti sulla psiche umana ha trasformato l’ospedale in una prigione dell’orrore.

Il personaggio di Teddy Daniels é interpretato da Leonardo Di Caprio e il dottor Cawley da Ben Kingsley.
Il film è prodotto dalla Columbia pictures e dalla Paramount pictures. Le scenografie sono dell’italiano Dante Ferretti, mentre la fotografia è di Robert Richardson.
Buona visione.

(*) Studente di Lettere Moderne all’Università “Aldo Moro” di Bari

PASTA E FAGIOLI

di Enrico Ferdinandi

Ingredienti per 4 persone

 

  • Fagioli borlotti secchi 400 gr;

  • Pasta tipo Ditaloni 200 gr;

  • Burro 80 gr;

  • Cotenne 100 gr;

  • Carota 1 media;

  • Cipolla 1 piccola;

  • Sedano 1 gambo;

  • Salsina di pomodoro 30 gr;

  • Sale q.b.;

  • Pepe q.b.

     

La preparazione di questo piatto è molto semplice. Per prima cosa ricordiamo che i fagioli devono esser messi a bagno in acqua fredda la sera prima. Fatto questo non vi resta che tritare carota, sedano e cipolla insieme e far sciogliere in una pentola il burro al quale unirete poi le verdure appena tritate. Fate dunque soffriggere e dopo 3 minuti unite i fagioli con un litro e mezzo di acqua fredda, lasciate cuocere il tutto per 2 ore a fuoco moderato. Passate le due ore prelevate la metà dei fagioli e frullateli così da creare un passato di fagioli. Cuocete la pasta ed amalgamate il tutto, la pasta con i fagioli è ottima se mangiata calda e cosparsa di pepe.

 

 

 

PARLA LA POETESSA FRIULANA LUIGINA MARSEU

Parla la poetessa friulana (di Udine)  Luigina MARSEU, autrice della pubblicazione “L’Assoluto in te!” – Una intervista per poter meglio capire il suo modo

di intendere la Vita, il Sogno e la Poesia.

 

di Vincenzo Demaio

 

Parlami un po’ di te…

Sono una persona “normale”, che si chiede continuamente cosa sia la normalità. Non la conosco perché non la concepisco, in quanto credo che ogni cosa sia fonte di stupore per chi guarda le cose e le persone come mondi nuovi da conoscere.

C’è un filo conduttore che spinge la tua mano a scrivere in versi? Chi o che cosa in particolare ispira il tuo scrivere?

No, non necessariamente. Quando ho iniziato a scrivere lo facevo solo per me, infatti non pensavo minimamente di farne dei libri, ma poi nel tempo, ho capito che forse molte persone si sarebbero potute ritrovare nelle cose che scrivevo.

Potevano riconoscere stati d’animo, emozioni o altro che non riescono ad esprimere.

In fondo il mondo dei sentimenti è di ognuno, e riconoscersi, a volte fa sentire meno soli.


La tua poesia può essere intesa come una specie di “terapia” per te che scrivi e, al contempo, per chi legge?

 

La poesia ha in se stessa la sua risposta: è un modo diverso, personale, interiore di esprimere il proprio mondo nascosto, inesplorato e a volte sorprendente.. (tu lo sai…)

Posso dire che è una “terapia” se ti aiuta ad esprimere cose che altrimenti restano dentro e non permettono a chi ci incontra di conoscere davvero chi siamo e chi sono gli altri per noi. Chi legge poi, decida da solo se lo è o meno… però, il mio personale pensiero è che ci aiuta a superare le barriere nostre e altrui per imparare a vedere oltre l’apparenza.


“Un  attimo, una vita” è il tu primo lavoro edito nel 1987. Perché questo titolo?

Perché tu lo sai, la vita è un insieme di attimi che restano su un foglio proprio per ricordare che ognuno è diverso, unico, irripetibile e solo vivendo così si riesce a non buttarne via neanche uno, perché vale la pena viverlo fino in fondo anche quando fa male. È proprio in quei momenti che fai crescere quello che sei ed impari ad affrontare tutte le tempeste della vita.

 

Nella raccolta “Mistero” risaltano ai miei occhi due versi de “La nostra Riva…”

Ti conosco da sempre,

ma non ti hai mai visto.

Non ti sembra essere una grande contrapposizione?

No, assolutamente.

Pensa: Ognuno di noi anche senza rendersene conto da quando nasce, è qui, non solamente per esistere, ma per vivere imparando ad amare.

Questo è un motivo importante per scegliere la vita, ma c’è una parte di noi, che sa e conosce ogni cosa, anche quella che fa dire: ti conosco da sempre, ecc. proprio perché in noi ci sono tutte le risposte, ma si impara cammin facendo; l’importante è sapere che anche questa è “realtà”, sottile, non visibile è vero, ma viva e vera come quella che tocchi con mano.

 

“Verità senza parole” e “ Un volto…la Vita…” a confronto.

Scrivi nella prima:

A volte le parole

portano malintesi che fanno male,

ma il gesto non ha bisogno

di tutto questo;

racchiude la sua essenza

nell’attimo in cui nasce.

Nella seconda scrivi:

io esisto perché so trovare

in ogni mio silenzio

una verità.

Gestualità e Silenzio, eppure scegli di mettere nero su bianco le tue emozioni. Perché?

Perché, tu m’insegni, le parole a volte non dicono realmente quello che senti, mentre un gesto è molto più rivelatore e il silenzio permette di esprimerlo senza essere fraintesi. Scelgo di farlo perché credo che sia importante avere il coraggio di guardarsi dentro senza vergognarsi di esprimere quello che l’anima vive ad ogni istante e non avrebbe modo di esprimere se non ci fosse chi, con una penna, riesce a raccontare  il “suo” mondo interiore.

Il silenzio di cui si parla, è quello che abbiamo paura di ascoltare, a volte persino di riconoscere in noi, ma è quello che ti permette di guardare chiunque negli occhi ricordando che ognuno di noi cerca nell’altro una parte di sé, anche se non lo sa, o almeno non sempre è cosciente di questo.

 

Nella raccolta “Emozioni senza tempo…” mi sovvengono gli ultimi versi della lirica “Domani è…silenzio!…”

Ed è tutto inutile,

non voglio ricordare

le sensazioni vissute…

Sensazioni ed Emozioni per te differiscono?

Certo, ma le une accompagnano le altre.

Mi spiego: le sensazioni sono quelle che arrivano improvvise e non sai spiegartene il motivo, senti solo che sono “reali” che tu le vivi davvero, anche se per pochi istanti, ma nulla cambia, perché sono così vere, che le senti sulla pelle senza sapere perché.

Le emozioni invece subentrano subito dopo e a seconda di quello che vivi, la gioia, il dolore, ecc. reagisci di conseguenza, istintivamente.

La cosa che devi ricordare è che le emozioni sono condizionanti, mentre la sensazione è quella cosa che ti fa capire che stai “ascoltando” con i tuoi sensi sottili.

 

“Rabbia di vivere…”: inno e lode alla VITA. Cos’è per te VIVERE?

VIVERE per me è sapere che ognuno ha un suo compito, ma l’amore è l’unica ragione per cui esiste la vita in ogni sua forma.


Realtà e sogno sul piatto della bilancia. Da che parte pende?

La realtà è sogno. (L’arte di sognare di Carlos Castaneda)

La mia bilancia non pende da nessuna parte, perché “questa” realtà è apparenza, ma io credo che i sogni diano colore alla vita e crederci è importante quanto cercare di fare tutto il possibile per realizzarli, senza mai arrendersi.

Ci vuole molto coraggio per riuscirci!


Nella tua lirica, quale rilievo assume il dolore fisico e quale quello spirituale?

Non credo si debba parlare di valore maggiore o minore dell’uno rispetto all’altro, ma mentre il primo è tangibile e a volte anche insopportabile, a meno che non si impari ad accettarlo come un’opportunità per crescere e non una punizione…(Il dolore non lo è mai!) Per imparare a guardare al di fuori del nostro microcosmo e capire che è di ognuno, ma per ognuno c’è un modo diverso di affrontarlo, e allo stesso tempo fare i conti con il nostro egoismo e con l’accettazione di qualcosa che non sempre si può spiegare con le parole.

Il dolore spirituale invece, è molto più difficile da scoprire e raccontare perché è nell’anima, il silenzio sembra essere la cosa più semplice da esprimere.

 

Aristotele afferma che tutti gli uomini aspirano a conoscere. Credi che la tua poesia porti a comprendere qualcosa, a conoscere qualcuno?

Aristotele ha ragione, ma conoscere comporta il fatto di “scoprirsi” con qualcuno e confrontarsi con le nostre zone d’ombra.

La scelta di condividere qualcosa di sé parte sempre da una conoscenza che permette di capire chi può comprendere aldilà delle semplici parole.

Non la mia, ma la poesia in genere, io credo che aiuti a comprendere innanzitutto noi e le nostre emozioni, ad esprimerle, o almeno a raccontarle, e a conoscere quella parte che resta nascosta se non impari a manifestarla senza vergognartene.

Il mondo interiore è una ricchezza da condividere e arricchisce sempre.

Conoscere qualcuno… sì certo: TE stesso.

Anche questo è importante.


“L’Assoluto in te!”  è il tuo ultimo lavoro scritto in forma epistolare. Un cambio di rotta?

No, direi che è un modo diverso di raccontarsi, di esprimere la propria anima, il proprio mondo, portarlo fuori, per farlo conoscere, sapendo che non è solo mio, ma di chi si riconosce in quello che è scritto.

 

L’Amore è uno dei temi dominanti del tuo scrivere. Amare è…?

La ragione per cui IO VIVO!


Scrivi: “la realtà la conosci se il tuo coraggio sconfigge la paura di riconoscerti in un altro volto”. Un messaggio cifrato?

No, è chiaro invece: “Quando SCEGLI di amare, anche se hai paura, scopri che ogni creatura che ama, regala al mondo un po’ dell’amore da cui è nato e per cui ha scelto di rischiare la GRANDE AVVENTURA che si chiama VITA!


“Comprendere significa Crescere”. Davanti a te una platea piena di giovani in crescita: cosa dici?

Comprendere vuol dire portare dentro di sé qualcosa che abbiamo imparato ed è diventato parte di noi, nel momento in cui accettiamo anche ciò che non ci è familiare, come parte di ciò che ci arricchisce rendendoci migliori.

Raggiungere questo, significa “crescere”.

 

INTER E MILAN BLOCCATE DAL PAREGGIO. AVANZA LA ROMA!

di Sergio Cimmino (*)

Ci avviamo verso il rush finale e mancano solo nove partite. L’anticipo pomeridiano di questo week-end ha il sapore di Europa. La Fiorentina schianta il Genoa per 3-0. I viola in casa giocano un calcio spumeggiante ed appaiono in netta ripresa. Gilardino, Vargas e Babacar spediscono i grifoni fuori dalla corsa.
La partita importante si disputa nel serale del Renzo Barbera. Il Palermo blocca il casa la capolista Inter. Primo tempo ad altissimo ritmo dei rosanero che pero non finalizzano. A sorpresa vanno in vantaggio i nerazzurri con Milito su rigore. Su azione,  pochi minuti dopo, ci pensa Cavani a pareggiare con un destro preciso. Pareggio che ferma un po’ le ambizioni di Champion dei rosanero, anche quelle di fuga dell’Inter. Gruppone di centro classifica formato da Cagliari, Bari, Parma, Chievo e Bologna ormai ad un passo dalla permanenza in Serie A, mentre Catania, Udinese e Lazio dovranno faticare un po’ più del previsto considerato che Siena e Atalanta godono di una buona forma. Fanalino di coda il Livorno che, alla luce degli ultimi risultati e delle ultime prestazioni, sembra spacciato.

La classifica dopo la 29esima giornata di Serie A recita Inter 60, Milan 59, Roma 56 e, quando mancano 9 giornate alla fine del Campionato, tutto può succedere anche in vista del big match della 31esima giornata tra Roma e Inter di sabato pomeriggio.

 

IL PDL E LA “MANIFESTAZIONE DELL’AMORE”

di Andrea Vitale (*) 

150.000 persone o più di 1 milione? È questa la polemica intercorsa fra le forze dell’ordine e il PDL: a 2 giorni di distanza dalla manifestazione che ha coinvolto la nostra capitale non vi son ancora dati ufficiali sul numero dei partecipanti. Poco importa, a far da paciere c’è il ministro degli Interni, Roberto Maroni: “Si sta alimentando un scontro che non esiste. Questo è un autogol clamoroso, soprattutto in materia di comunicazione. Al Viminale ci sono persone serie, i dati forniti sono sempre reali”.
Ma torniamo alla manifestazione: fin dalla tarda mattinata di sabato 20 marzo han cominciato a volare i primi elicotteri sul cielo di roma, aprendo le “danze” a quel corteo che nel pomeriggio ha potuto assistere ad un vero e proprio “show”: esibizione di giovani artisti che (ri)propongono diversi brani musicali famosi, cui fan seguito le grida “su le mani” e “su le bandiere” del presentatore. Ma lo spettacolo raggiunge il suo apice solo quando sul palco appare il vero padrone di casa: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Il premier incentra gran parte del suo discorso sul tema della “libertà”, libertà del consenso popolare e dell’ingiusta esclusione del partito dalle elezioni, libertà di non esser spiati(o per meglio dire: “telefonicamente intercettati”), libertà di elezione diretta del capo dello stato che come da lui sottolineato avverrà entro la fine di questa legislatura; dichiarazione quest’ultima smentita dallo stesso presidente della camera, Gianfranco Fini: “in questa legislatura sarà difficile parlare di forma presidenzialista e sarà più complesso proprio perché non credo che l’opposizione sia disposta a parlare di riforma presidenzialista”, cui fan seguito le parole di Umberto Bossi: “è una proposta di Berlusconi, non ci siamo ancora confrontati, e comunque non è un tema all’ordine del giorno”. 
Nonostante tutto quella di sabato pare esser stato un successo per quello che da “qualcuno” è stato definito “il partito dell’amore”, ma se le ultime vicende private del “premier” avessero influenzato le opinioni dell’elettorato e le elezioni regionali dovessero riservare inaspettate sorprese ci si potrà aspettare ancora così tanto amore? Fra una settimana esatta conosceremo la risposta, al momento anche noi possiamo continuare a pensare che “l’amore vince sempre sull’odio”.

 

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino

LA PASTA ALLA MATRICIANA

di Enrico Ferdinandi

Ingredienti per 4 persone:

 

400 grammi spaghetti di pasta secca di semola di gran duro di produzione italiana di alta qualità.

250 grammi guanciale di Amatrice, ( da non usare la pancetta è ricavata dalla pancia del maiale, ne altera il sapore ). Il guanciale è ricavato dal muso del maiale quindi è un grasso più nobile con il sapore più delicato e profumato è l’ingrediente indispensabile per la preparazione della matriciana, senza di esso, non è sugo alla matriciana.

500 grammi di pomodoro fresco quello casalino rosso e ben maturo in alternativa scatola di pelati. Consigliata una scatola di pelati Graziella o San Marzano .

150 grammi di pecorino di Amatrice, il sapore molto delicato, non salato e leggermente piccantino , ( evitare quello romano, al palato risulta forte e  salato, ne altera il sapore ).  

 

 

 

1 cucchiaio di strutto, all’epoca si usava lo strutto con il suo sapore dolce e delicato, e serviva anche come lubrificante per le padelle in ferro. ( da non usare l’olio, con la sua acidità ne altera il sapore  ). 

1 peperoncino rosso non troppo piccante.

1 pugno di sale grosso per la pasta.

 

Tagliare il guanciale a striscioline lunghe uniformi e dello stesso spessore, dopodiché pelare i pomodori casalini scottandoli prima in acqua bollente per poi togliere più facilmente la parte centrale ed i semi, mettere poi in un pentolino i pomodori a pezzi insieme al loro succo.

Grattugiate il pecorino di Amatricee e versate un cucchiaio di strutto nella padella in ferro in modo da ricoprirne completamente il fondo, e fatelo scaldare a fuoco vivo. Versate il peperoncino e le striscioline di guanciale girandole immediatamente con un mestolo di legno.

Fate poi rosolare il guanciale per un paio di minuti, finché non raggiunge la giusta coloritura giallo dorata. Fermate quindi la rosolatura versando il pomodoro già preparato nel pentolino. Fate cuocere il sugo per circa 10 minuti, girandolo di tanto in tanto, finché non raggiunga il giusto grado di densità e fluidità. A cottura ultimata togliete il peperoncino e intanto scolate gli spaghetti al dente messi a cuocere in precedenza. Versate gli spaghetti nella padella in ferro e saltateli, aggiungendo, un po’ alla volta il pecorino grattugiato. Versate gli spaghetti alla matriciana in un piatto, aggiungendo in superficie un pizzico di pecorino e serviteli caldi.

IO VOTO GARGANICO E TU? SECONDA PUNTATA DA SAN GIOVANNI ROTONDO

Io voto garganico e tu?

Cliccate qui > http://www.idmtv.it per visionare il filmato IO VOTO GARGANICO, E TU?

LA TRASMISSIONE DEL 19 MARZO 2010 “IO VOTO GARGANICO, E TU?” SARA’ TRASMESSA OGGI A PARTIRE DALLE ORE 16.00 SUL SITO INTERNET IDMTV.IT E DA DOMANI SU TUTTI I PORTALI GARGANICI ADERENTI ALL’INIZIATIVA: Idm Tv, Il Corriere Del Sud, Garganopress.net, Ildiariomontanaro.it, Sanmarcoinlamis.eu, Sangiovannirotondonet.it, Radiocapitanata, Rignanonews.com, Bolognapugliese.com, Newsgargano.it, La Mia Città, Sannicandro.org e Ventonuovo.eu.Cliccate qui > http://www.idmtv.it per visionare il filmato IO VOTO GARGANICO, E TU?

 

ARPANET, INTERNET, WEB, SOCIAL NETWORK

di Francesco Bruni (*)

Quando, durante la guerra fredda, nacque ARPANET (Advanced Research Projects Agency Network), quasi nessuno immaginava ciò che sarebbe diventata. Infatti, la prima rete, estesa a livello nazionale, rappresentava un modo di per condividere determinate informazioni di carattere militare e scientifico.
Con il passare degli anni la rete si allargò, coinvolgendo anche le Università e facendo sì che l’accesso fosse più libero. Iniziava a prender vita quella che oggi definiamo impropriamente “Internet”. Sarebbe interessante soffermarsi sulla descrizione di un mezzo che ha permesso che informazioni virtuali passassero da un capo all’altro del pianeta in un tempo umanamente troppo piccolo, ma mi rendo conto che sarebbe particolarmente tedioso usare troppi termini tecnici. Però, urge una fondamentale premessa. Anzitutto “Internet” è una rete di computer interconnessi tra loro e rappresenta il mezzo con cui le informazioni appaiono (brutalmente) sul nostro monitor. Quella che invece chiamiamo “La Rete”, è invece una delle mille facce di Internet. Sarebbe più appropriato parlare di Web. Quest’ultimo termine rappresenta, infatti, un insieme di collegamenti ipertestuali raccolti in pagine che giacciono sotto forma di dati digitali sui server. Attraverso Internet si accede a queste. (E riflettiamoci: la sigla “www” anteposta davanti ad un indirizzo, sta per “world wide web”, un servizio che usa Internet come mezzo di accesso).
Anche il Web si è modificato con il passare del tempo. Siamo passati da primordiali pagine Web, espressioni di assoluta mancanza di gusto estetico, di colori, di immagini esemplificative ad una nuova forma dello stesso. Quello che si definisce la seconda versione.

Si parla infatti di Web 2.0. Un insieme di servizi radicalmente diversi. Da piattaforme che accolgono animazioni, immagini, colori, didascalie. Ma sopratutto, offrono strumenti di interazione con l’utente,  il quale non trova motivo per annoiarsi, viste le numerose possibilità di utilizzo. Dalla banalità (la quale solo adesso può essere definita così) di guardare un video o ascoltare la radio in streaming, alla possibilità di gestire mediante strumenti intuitivi e semplici un sito Web, un blog. A cui si aggiunge poi una caratteristica che non era ritenuta fondamentale: l’interazione tra utenti. E allora sono nati i primi “social network services”, rappresentazioni della condivisione di particolari interessi legati alla musica, alle scienze, all’informatica, alla cultura. In una parola, al mondo. E così abbiamo assistito all’avvento e alla maturazione di Facebook, Badoo, Twitter (per una esauriente lista, qui) che si sono evoluti segnando anche il via al problema della privacy, questione troppo poco considerata. Chi si espone a questo tipo di piattaforme deve sapere che determinate informazioni sono potenzialmente visibili a tutti, per default. Impostare talune opzioni per permettere solo ad una ristretta cerchia di gente di visionare informazioni personali, risulta essere poco diffuso e di gran lunga “fastidioso” perché si è quasi persa la voglia di riservatezza. O meglio, si è creata un’insana voglia, spiace dirlo, di spettacolarizzazione, dovuta anche all’eccessivo potere concesso all’utente da parte del gestore del social network. Un esempio che non vuole essere polemico: su Facebook, che ha raggiunto con i suoi trecentocinquanta milioni di persone il record mondiale di utenti virtuali, è possibile condivere nella propria pagina personale, visibile secondo le regole della privacy, frasi, commenti, video, immagini, foto e opinioni che, anche se oggettivamente accettabili, rappresentano un modo per far notare la propria presenza alla rete; dando via perciò ad una forma di spettacolarizzazione che non ha altri eguali e compromettendo seriamente la privacy, di cui molto si parla e poco si sa.
E questa quella che in molti definiscono la “deriva” dei social network.
Un cenno anche alla censura occorre. L’Italia, la quale raccoglie forse troppe leggi in materia di Internet, è attenta anche a Facebook. Perché se da un lato rappresenta la massima espressione della libertà, dall’altro, certe volte, è il peggio che si possa osservare nei comportamenti umani. E i gruppi dedicati esplicitamente a forme di violenza ne sono l’esempio.
Per finire, ultima differenza. Si sente dire che Twitter è un “social network service”. Vero, ma per metà. In quanto in esso si fonde il concetto base di “rete sociale” a cui si aggiunge il fatto che sia anche una piattaforma di micro-blogging. Cioè richiama mediante velocissime frasi il pensiero dell’utente e nient’altro. Niente gruppi, applicazioni, immagini, se non sotto forma di semplici link. In maniera tale da permette una navigazione agevole della pagina.
Il fenomeno delle piattaforme di social network, si capisce, è molto complesso ed è tale da non poter essere esaurito mediante un semplice articolo. Servirebbe tempo e spazio per discutere di tutto ciò che è connesso ad esso. Ma alla luce di ciò, ultima provocazione: può essere ARPANET la prima forma bruta di social network? Secondo qualcuno, sì.

(*) Studente di Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Bari

INTERVISTA AL CANDIDATO REGIONE LAZIO MICHEL EMI MARITATO

di LG

 

 

1. QUALI SONO I MOTIVI CHE L’HANNO SPINTA A CANDIDARSI, A METTERSI IN GIOCO, A SCENDERE IN CAMPO PER QUESTE REGIONALI LAZIO 2010?
Il motivo principale è che bisogna svecchiare questa politica ormai vetusta e colma di compromessi che non servono al popolo, ma soltanto per gonfiare le tasche dei nostri politici.

Il secondo, ma non il meno importante, è la mia lotta personale che da anni combatto per la valorizzazione dei disabili e non per il loro accantonamento che li strugge psicologicamente ancor più della loro stessa disabilità.

Infine, per combattere a fianco del cittadino contro il potere assurdo che perpretano le banche sui nostri risparmi, sugli investimenti e sulle sovvenzioni che chiediamo (usura, anatocismo, derivati).


2. QUALI SONO I PUNTI CARDINE DELLA SUA PERSONALE ALTERNATIVA POLITICA E COME SI SPOSANO CON QUELLI, PIU’ GENERALI, DELLA COALIZIONE GUIDATA DALLA POLVERINI DI CUI LEI E’ PARTE INTEGRANTE?
I punti cardine sono la pubblicità dell acqua e della sanità, la lotta all’abuso bancario ed il posizionamento nel lavoro dei disabili. Sono parte del progetto Polverini perché non vedo alternativa migliore, ma sono una voce fuori dal coro: i miei obiettivi devono essere raggiunti a qualsiasi sacrificio.


3. CI DIA TRE VALIDI MOTIVI PER ESSERE DALLA SUA PARTE!

Tre validi motivi?

Onestà

Umiltà

Appartenenza al popolo

 

GRAZIE ED IN BOCCA AL LUPO PER QUESTE REGIONALI LAZIO 2010!