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VINCONO MILAN, INTER E ROMA. IL NAPOLI IN CORSA ANCORA PER LA CHAMPIONS

di Sergio Cimmino (*)

Amici eccoci arrivati allo sprint finale. Quando mancano solamente sei partite al termine, i giochi sono aperti su tutte e tre le competizioni. Per la fase scudetto:  vincono Inter, Roma, Milan. La classifica non cambia rispetto alla precedente giornata per le tre posizioni di vertice. In zona Champions ed Europa League: la Sampdoria batte il Chievo-Verona per due reti ad uno, aggancia il Palermo a quota 51 punti e condivide con i rosanero il quarto posto valido come sappiamo per accedere alla Champions League.
Passiamo alla lotta per non retrocedere invece: nella zona bassa della classifica l’Atalanta batte il Siena per due reti a zero. All’Olimpico di Roma la Lazio pareggia 1 a 1 contro il Napoli. Il Livorno conquista un punto d’oro a Marassi contro il Genoa. Pareggio fra Parma e Fiorentina per 1 a 1.

(*) Edicolante in Napoli ed appassionato di Sport

Editoriale – IL LUPO E L’AGNELLO

di Michele Caruso (*)

GIOVANI, POLITICA, SOGNI

La vecchia età finisce e i vecchi sistemi non servono più. Per tutti -e lo comprendo- è difficile abbandonare il trono comodo del potere. Ma non bisogna pensare di dover cedere il comando ai giovani, al contrario, bisogna aprire la via perché loro lo possano conquistare. E non è vero che i giovani non siano interessati alla politica, è la politica che non apre loro le porte. Si deve, pertanto, predisporre l’arrivo al potere di persone nuove e quindi non accecate da antichi odi e rivalità, in grado di sbarazzarsi dei vecchi slogan, delle vecchie illusioni, delle vecchie diffidenze, e di vincere le resistenze e gli errori delle precedenti generazioni.

È tempo che si affermi, nel nostro Paese, una  generazione di uomini nuovi, pronti ad affrontare problemi nuovi e prospettive nuove. Il nostro Paese ha bisogno di giovani, di ragazze e ragazzi capaci di coraggiose decisioni. Troppe volte abbiamo letto e vissuto la favola del lupo e l’agnello di Fedro, troppe volte abbiamo visto pecore capeggiare branchi di vecchi lupi affamati. Abbiamo compreso, così, che non aveva torto Alcide De Gasperi nel dire che la differenza tra un politicante ed un politico sta nel fatto che il politicante pensa alle prossime elezioni, il politico alle prossime generazioni. Oh politicanti, esperti di demagogia e gravidi di mediocrità, avete inconsciamente siglato un patto terrificante con i vostri stessi figli: è come se aveste detto loro: «Desiderate ciò che volete, è tutto gratuito, è tutto pronto per voi. Ma non provate a dire una parola di più, le abbiamo pronunciate tutte noi, non sognate nulla, lo abbiamo già fatto per voi». La peggiore condanna per una generazione. L’uccisione della prospettiva, la morte dell’utopia, ovvero del diritto, del desiderio e della consapevolezza di poter cambiare le cose. In fondo -come si chiedeva Paolo Crepet in un suo libro- cosa dovrebbero augurarsi i genitori per i propri figli se non che siano migliori di loro? Oppure li preferiscono replicanti, cloni, mansueti mammiferi dediti a conservare ciò che hanno ereditato? «I vostri figli», per dirla con Gibran Khalil, «non sono i vostri figli. Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi. E non vi appartengono benché viviate insieme. Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccati lontano. L’arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito, e con la forza vi tende, affinché le sue frecce vadano rapide e lontane». I giovani, come ci ha insegnato il grande pedagogo latino Quintiliano, non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere. Oh giovane, che sogni cose che ancora devono venire e dici «perché no», ricorda, citando Jim Morrison, «che tutti hanno un paio di ali, ma solo chi sogna impara a volare». Ed ecco che si ripete l’ultrasecolare invito del poeta Callimaco di passare dove non transitano i carri, di non spingere il carro sempre sulle orme degli altri o per la via battuta, ma di percorrere sentieri non battuti, anche se andrai per una via più stretta. Buona lettura.

(*) Studente di Ingegneria Gestionale all’Università “Sapienza” di Roma, Scrittore e Giornalista pubblicista

L’LHC E IL BOSONE DI HIGGS

di Francesco Bruni (*)

Il 30 marzo di quest’anno è decisamente un giorno da ricordare. Dopo mesi di stop, l’acceleratore di particelle del CERN di Ginevra, meglio noto come l’ “Lhc” è di nuovo in funzione. Nostante il “flop” del settembre 2008, le successive cadute di tensione sulle linee di alimentazione dell’acceleratore e l’arresto di uno scienziato perché sospettato di terrorismo, finalmente, il più grande dispositivo fisico che l’uomo potesse mai costruire, è entrato di nuovo in funzione, e, con enorme soddisfazione, il merito è anche di un folto gruppo di italiani che contribuisce a tutto il progetto.
Prima di descrivere le potenzialità di questo grande dispositivo, è bene spiegare a grandi linee il suo funzionamento, per comprendere meglio quanto si dirà dopo.
Anzitutto, un protone altro non è che una particella con carica positiva, che unita al neutrone, rappresenta la massa di ogni singolo atomo. Un acceleratore di particelle, in un modello molto semplificato, è un “tubo” al cui interno c’è il vuoto in cui, ad una velocità che dipende da un altro fattore, viaggiano due fasci di protoni nelle due direzioni opposte.
Il motivo per il quale si debba creare il vuoto nel tubo va ricercato nel fatto che, se così non fosse, i protoni incontrerebbero una resistenza non trascurabile che potrebbe, in qualche modo, “far annichilire” i protoni stessi, che quindi troverebbero la loro morte.
Come suddetto la velocità del fascio dipende da un qualcosa. Se supponiamo di prendere una manciata di protoni e di immetterli nel vuoto, essi non si muoveranno. Serve quindi una forza di qualche natura a regolare il loro moto. Questa forza va ricercata nell’uso di particolari campi elettrici, cioè un campo in grado di “spingere” i protoni in un determinato verso. Le “linee di forza” che caratterizzano il campo elettrico sono particolari: esse nascono da cariche positive. Quindi sono capaci di “condurre” lungo la loro direzione particelle cariche positivamente in quanto attratte da altre cariche negative. Con un’opportuna frequenza, il campo elettrico generato accelera il fascio. Essendo poi le linee di forza “rettilinee”, il fascio è condotto lungo un’unica direzione.

L’acceleratore però è fatto da un “tubo” vuoto curvo che è lungo 27 km disposto come una circonferenza di raggio 4,25 km circa. E allora, come si fa a curvare il fascio di protoni che oramai ha raggiunto una certa velocità e che dovrebbe sempre proseguire in una direzione, non riuscendo da sé a curvare? Basta apporre, sulle superfici del “tubo” dei magneti. Un magnete altro non è che un materiale conduttore, capace cioè di condurre corrente elettrica in grado però di generare, mediante una determinata disposizione degli atomi interni, un campo magnetico. Proprietà del campo magnetico è avere delle linee di forza che non sono come quelle del campo elettrico. Esse infatti riescono a curvare la traiettoria di una particella, producendo una forza. Una forza, che come si potrebbe osservare dipende dalla corrente. Interessante è spiegare il motivo per il quale i magneti sono tenuti a temperatura prossima allo zero assoluto (circa -273 °C). Il motivo va ricercato nel fatto che, a queste temperature, il metallo che conduce elettricità e genera il campo magnetico, si comporta come un superconduttore, la cui resistenza (caratteristica che dipende anche dal moto di agitazione termica) è quasi pari a 0. Così l’energia che si dissipa per effetto Joule (riscaldamento dei conduttori, il forno ne è un’applicazione) viene meno, diventando vicina allo 0 e tutta la corrente che attraversa il conduttore riesce a generare un campo magnetico maggiore rispetto a quello che si avrebbe se il materiale fosse tenuto a temperatura più alta. E allora perché non scendere ancora con la temperatura? Questa risposta la lascio cercare a voi. (Il motivo è legato alla conduzione).
Quindi, un campo elettrico per accelerare i protoni, uno magnetico per deviarli. E il gioco è quasi fatto. I due fasci si scontreranno in punti definibili a priori e si potrà osservare cosa è successo.
Il punto di questo esperimento è proprio questo. Far scontrare i due fasci di protoni che avranno un’energia cinetica altissima. Si parla, infatti, di 7 TeV. 1 eV (si legge “elettron-volt) è l’energia acquistata, in questo caso, da un protone quando passa attraverso la differenza di potenziale di 1 volt, energia equivalente a 1,602 176 46 × 10-19 Joule.
Un’energia (7 TeV) davvero molto grande se si pensa che essa è 3,5 volte maggiore di quella che è usata in un acceleratore di particelle negli Usa. Con questo valore di energia lo scontro tra protoni potrebbe portare alla scoperta di particelle più piccole che li compongono. Ora, alcune di queste potrebbero essere già state trovate e rappresenterebbero un modo per testare i rilevatori. Trovare infatti medesime particelle con le stesse proprietà trovate precedentemente sarebbe una vittoria perché significherebbe non aver sbagliato in precedenza.
D’altra parte un energia così grande potrebbe far si che le collisioni producano particelle finora sconosciute non visibili a causa di un energia ancora troppo piccola. Tra queste la famosa “particella di Dio”, o più scientificamente, il “bosone di Higgs”, in onore di Higgs fisico. Un bosone è l’elemento costitutivodi una categoria di particelle che non rispondono al principio di Pauli, cioè possono “affollare” uno stesso stato quantico anche in più di due. Al contrario i fermioni hanno una precisa connotazione fisica, in quanto possono “affollare” uno stato quantico solo in due modi. Più semplicemente, essi ruoteranno in senso antiorario o orario.(L’elettrone è un fermione. Su ogni orbitale atomico ce ne sono massimo due ed entrambi ruotano in verso opposto.)
Il bosone di Higgs rappresenterebbe pertanto una rivoluzione nella fisica che conosciamo. Esso è stato ipotizzato come la particella elementare della materia, la più piccola, oltre la quale non si può andare. Cioè, facendo urtare questi bosoni non sarebbero prodotte particelle ancora più piccole. Occorre però che l’arrivo a questa scoperta sia preciso e sequenziale. Spiega Tonelli, uno dei dirigenti del CERN: “È come una star, che viene preceduta dalla sicurezza e dalle persone del suo seguito. Perciò è facile attendersi che altre particelle ne segnalino la presenza, cosa che potrebbe accadere nella prima fase di attività dell’acceleratore”.
Accanto alla divina particella si affiancano però sogni altrettanto particolari: uno studio più efficace sulla materia e energia oscura, sull’antimateria e sulla teoria delle stringhe.
Tutto questo al costo di 150 milioni di euro l’anno. Poco no??

 

(*) Studente di Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Bari

 

ANORESSIA MENTALE

di Grazia Vaiani (*)

L’anoressia mentale è un disagio psicosomatico che colpisce più frequentemente in media e tarda adolescenza. L’origine di questo disagio è dettato da una sensazione di inefficacia personale. Il vero disturbo non è dovuto ad una vera e propria mancanza di appetito, quanto ad un‘acerrima lotta con esso, nemico del nostro apparire.
Molti sono i fattori che determinano l’anoressia :  talvolta l’ambiente familiare che può essere soffocante, famiglie distaccate  con enorme difficoltà  di comunicazione,  una semplice  insoddisfazione, un tradimento,  stati d’animo negativi che colpiscono in special modo le donne.
Molte di loro si nascondono dietro volti non loro, sfuggendo alla realtà quotidiana.
Denunciare questo disturbo è solo l’inizio di una vita migliore.
Ecco una testimonianza significativa di una giovane che combatte ogni giorno:

<<Ancora adesso mentre sono qui con carta e penna, non so il motivo per cui abbia deciso in cuor mio di scrivere questa lettera, forse per voler esprimere tutto il mio male, questo immenso dolore che noi anoressiche abbiamo dentro e dal quale non riusciamo o non vogliamo uscire. Forse è proprio questo: un grido di dolore e disperazione. Questa non è una semplice malattia risolvibile in breve tempo con farmaci , ma qualcosa di oscuro e imprevedibile che si riattacca in modo sanguineo su di me pur credendo di poterla sconfiggere.  La paura del cibo mi rincorre ogni notte e l’immagine illusoria di perfezione dall’incrollabile desiderio di andare oltre l’impossibile oltre tutto.
Con queste parole disordinate e confuse non pretendo di voler aiutare altre ragazze, forse perché nemmeno più io sono in grado di aiutarmi da sola, vorrei solo essere per un attimo un richiamo di gioia nel nostro e vostro sconfinato dolore.>>

(*) Studentessa al Liceo Psico-Pedagogico ed appassionata di Moda

I MENU’ REGIONALI ARRIVANO NELLE SCUOLE

di Emanuela Maria Maritato (*)

Niente più papas a la Huancana (patate in salsa al formaggio) e budino di polenta.
Ora la polenta sarà rigorosamente gratinata all’asiago, si potrà inoltre mangiare pollo alla marengo, bocconcini di chianina al chianti con le olive e saltimbocca alla sorrentina; ma anche le lasagne alla bolognese.
Ecco alcuni dei piatti tipici delle regioni italiane previsti da ieri nei nuovi menù delle mense scolastiche delle scuole dell’ infanzia comunali e statali di Roma. Via i menù etnici di Veltroniana memoria insomma: è tempo dei menù regionali.
Il progetto è stato presentato all’istituto comprensivo Elsa Morante, ma riguarderà anche tutti gli altri istituti dove verranno somministrati: una volta al mese, i menù regionali che andranno ad arricchire i pasti consumati dalle scuole romane, quindi si alterneranno ai piatti della cucina dell’Emilia Romagna (lasagne alla bolognese), Veneto, Toscana, Liguria, Campania, Sicilia, Puglia, Calabria, Umbria e Piemonte.
La scelta delle regioni avverrà in base alla stagionalità dei prodotti, tenendo conto anche delle temperature.
<<I menù regionali vogliono essere anche un’ occasione per promuovere un vero e proprio percorso educativo che consenta di approfondire le tematiche legate al cibo e alla corretta alimentazione>>: ha spiegato l’assessore capitolino alla scuola Laura Marsilio, promotrice del progetto alimentare del Campidoglio: << istituiremo- annuncia il Sindaco- anche le fattorie didattiche e cercheremo di inserire i bambini e le proprie famiglie nei formers market per un maggiore e più diretto contatto con i cittadini>>.

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario

UN ALTRO DIVIETO COPRE LE MUTILAZIONI A SCOPO ESTETICO

di Elettra Marricco (*)

Ebbene si, finalmente un altro divieto copre le mutilazioni a scopo estetico di orecchie e coda.
Anticamente, il taglio della coda e delle orecchie servivano a limitare gli appigli alle fauci della preda durante la caccia, nella quale il cane era impegnato. Tutto questo al giorno d’oggi non serve più e non ha senso. Una recente normativa: prevede che chi fa tagliare coda e orecchie al proprio cane a scopo estetico può essere  in alcuni casi denunciato per maltrattamenti.

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

COMBATTIMENTI TRA CANI

di Elettra Marricco (*)

Tra cani, si sa, c’è sempre lotta sopratutto tra maschi per avere la supremazia sull’altro.
Non è di questo che vi voglio parlare, ma di un altro tipo di combattimento fra cani: quello a scopo di lucro ideato dagli umani.
In Europa sono stati già vietati già un secolo fa, tuttavia di recente la criminalità organizzata ha rilanciato questa pratica: sembra che il giro delle scommesse arrivi ai 500 miliardi di euro l’anno, senza contare che oltre 5.000 cani muoiono durante gli addestramenti o i combattimenti.

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

PREVENZIONE ANTIPARASSITARIA

di Elettra Marricco (*)

Con l’arrivo della bella stagione, non arriva solo il caldo e il sole: sono in agguato anche molti parassiti indesiderati e fastidiosi, sia per noi umani che per i nostri amici a quattro zampe(pulci, zecche, flebotomi, zanzare e vermi).
Per poter trascorrere le giornate in tranquillità, occorre una buona prevenzione antiparassitaria; in commercio esistono prodotti naturali e antiallergici per proteggere il nostro amico: collari, spot-on o gocce in vendita nei negozi specializzati per animali e nelle farmacie. Quindi al via la bella stagione “protetti e felici” di correre all’aria aperta con i nostri amici a due e quattro zampe.

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

CASA: LAVORI SENZA DIA, REGIONI PERMETTENDO

di Michel Emi Maritato (*)

Liberalizzare la piccola attività edilizia. E’ quanto si propone il Governo con una norma inserita, a sorpresa, nel decreto-legge incentivi (D.L. n. 40/2010 in G.U. n. 71 del 26 marzo 2010), la quale va a modificare l’art. 6 del Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001) ampliando la gamma degli interventi che non hanno bisogno della Denuncia di inizio attività (la cosiddetta Dia), né di altri titoli autorizzatori per essere realizzati. Si aggiunge, così, alla manutenzione ordinaria, alle opere volte all’eliminazione delle barriere architettoniche ed a quelle temporanee per le attività di ricerca nel sottosuolo, tutte operazioni che erano già liberalizzate, un elenco di sette nuove tipologie di intervento, fra cui anche la manutenzione straordinaria, a condizione, però, che quest’ultima non interessi «le parti strutturali dell’edificio», non comporti «aumento del numero delle unità immobiliari e non implichi «aumento dei parametri urbanistici». Ma le nuove norme hanno efficacia laddove le Regioni non prevedano una disciplina più restrittiva. Il che non è poca cosa, anzi: otto Regioni (Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta) più le due Province di Trento e Bolzano hanno norme più stringenti. Cosa significa questo? Significa che a meno che queste Regioni non si adeguino alla normativa statale (cosa assai improbabile dato la conflittualità tra Stato ed enti locali: basti pensare al Piano casa) tutto rimarrà così come è ora.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM
tel. 0645421734

CASA: LAVORI SENZA DIA, REGIONI PERMETTENDO

di Michel Emi Maritato (*)

Liberalizzare la piccola attività edilizia. E’ quanto si propone il Governo con una norma inserita, a sorpresa, nel decreto-legge incentivi (D.L. n. 40/2010 in G.U. n. 71 del 26 marzo 2010), la quale va a modificare l’art. 6 del Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001) ampliando la gamma degli interventi che non hanno bisogno della Denuncia di inizio attività (la cosiddetta Dia), né di altri titoli autorizzatori per essere realizzati. Si aggiunge, così, alla manutenzione ordinaria, alle opere volte all’eliminazione delle barriere architettoniche ed a quelle temporanee per le attività di ricerca nel sottosuolo, tutte operazioni che erano già liberalizzate, un elenco di sette nuove tipologie di intervento, fra cui anche la manutenzione straordinaria, a condizione, però, che quest’ultima non interessi «le parti strutturali dell’edificio», non comporti «aumento del numero delle unità immobiliari e non implichi «aumento dei parametri urbanistici». Ma le nuove norme hanno efficacia laddove le Regioni non prevedano una disciplina più restrittiva. Il che non è poca cosa, anzi: otto Regioni (Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta) più le due Province di Trento e Bolzano hanno norme più stringenti. Cosa significa questo? Significa che a meno che queste Regioni non si adeguino alla normativa statale (cosa assai improbabile dato la conflittualità tra Stato ed enti locali: basti pensare al Piano casa) tutto rimarrà così come è ora.

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CONCILIAZIONE, ORA FACOLTATIVA, SARÀ OBBLIGATORIA!

di Michel Emi Maritato (*)

Saranno sufficienti quattro mesi per risolvere una controversia che di solito impegna il nostro sistema giudiziario per anni? In verità, molti ne dubitano. E’ quanto si augura, però, il Governo che, esercitando la delega conferitagli dall’art. 60 della legge n 69 del 18 giugno 2009, ha approvato il decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 53 del 5 marzo scorso) in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali. Lo scopo è quello di indurre le parti (addirittura obbligandole, in tutta una serie di casi), prima di rivolgersi al giudice, di tentare di arrivare ad un accordo amichevole (di conciliare, appunto) con l’aiuto di un professionista imparziale: il mediatore. Il tutto entro tempi molto brevi: massimo quattro mesi. E interessati benefici fiscali. C’è da dire, comunque, che il d.lgs. 28/’10 diventerà pienamente operativo tra un anno, in particolare a far data dal 20 marzo del 2011. Occorre, infatti, che siano emanati i decreti attuativi che individuino e disciplinino gli organismi (cioè gli enti pubblici o privati) presso cui verrà svolto il procedimento di mediazione, nonché formato il registro dove questi organismi dovranno iscriversi. Tuttavia, sin da subito, parte la conciliazione facoltativa (a libera scelta delle parti) di cui ci si potrà avvalere rivolgendosi agli organismi già esistenti (sempreché abbiano la competenza per la materia di interesse), nati in occasione della riforma del diritto societario. 

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CONCILIAZIONE, ORA FACOLTATIVA, SARÀ OBBLIGATORIA!

di Michel Emi Maritato (*)

Saranno sufficienti quattro mesi per risolvere una controversia che di solito impegna il nostro sistema giudiziario per anni? In verità, molti ne dubitano. E’ quanto si augura, però, il Governo che, esercitando la delega conferitagli dall’art. 60 della legge n 69 del 18 giugno 2009, ha approvato il decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 53 del 5 marzo scorso) in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali. Lo scopo è quello di indurre le parti (addirittura obbligandole, in tutta una serie di casi), prima di rivolgersi al giudice, di tentare di arrivare ad un accordo amichevole (di conciliare, appunto) con l’aiuto di un professionista imparziale: il mediatore. Il tutto entro tempi molto brevi: massimo quattro mesi. E interessati benefici fiscali. C’è da dire, comunque, che il d.lgs. 28/’10 diventerà pienamente operativo tra un anno, in particolare a far data dal 20 marzo del 2011. Occorre, infatti, che siano emanati i decreti attuativi che individuino e disciplinino gli organismi (cioè gli enti pubblici o privati) presso cui verrà svolto il procedimento di mediazione, nonché formato il registro dove questi organismi dovranno iscriversi. Tuttavia, sin da subito, parte la conciliazione facoltativa (a libera scelta delle parti) di cui ci si potrà avvalere rivolgendosi agli organismi già esistenti (sempreché abbiano la competenza per la materia di interesse), nati in occasione della riforma del diritto societario. 

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ATTENZIONE! IL PACCHETTO PER COMBATTERE LA CRISI

di Michel Emi Maritato (*) 


Semaforo verde dal 6 aprile, subito dopo Pasqua, per tentare l’accesso al nuovo pacchetto di incentivi contenuto nel decreto legge n. 40/2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 26 marzo. Si tratta di una serie di contributi finalizzati a favorire la domanda in determinati settori produttivi. La dote finanziaria complessivamente messa a disposizione – 300 milioni di euro – appare però poco consistente perché l’operazione possa incidere in maniera significativa sul mercato e fungere da traino per la ripresa economica del Paese. Trecento milioni di euro, distribuiti tra una decina di comparti (motocicli, cucine componibili, elettrodomestici a basso consumo energetico, case eco-efficienti, ma anche macchine agricole, gru per l’edilizia, rimorchi, inverter, motori fuoribordo, ecc.), a cui vanno aggiunti altri 70 milioni per chi, operando nel settore del tessile e della moda, realizza investimenti in attività di ricerca e sviluppo. 

 
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di Michel Emi Maritato (*) 


Semaforo verde dal 6 aprile, subito dopo Pasqua, per tentare l’accesso al nuovo pacchetto di incentivi contenuto nel decreto legge n. 40/2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 26 marzo. Si tratta di una serie di contributi finalizzati a favorire la domanda in determinati settori produttivi. La dote finanziaria complessivamente messa a disposizione – 300 milioni di euro – appare però poco consistente perché l’operazione possa incidere in maniera significativa sul mercato e fungere da traino per la ripresa economica del Paese. Trecento milioni di euro, distribuiti tra una decina di comparti (motocicli, cucine componibili, elettrodomestici a basso consumo energetico, case eco-efficienti, ma anche macchine agricole, gru per l’edilizia, rimorchi, inverter, motori fuoribordo, ecc.), a cui vanno aggiunti altri 70 milioni per chi, operando nel settore del tessile e della moda, realizza investimenti in attività di ricerca e sviluppo. 

 
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ISEE, IL FISCO CONTROLLERÀ I DATI DELLA DICHIARAZIONE

di Michel Emi Maritato (*) 

D’ora in poi passeranno al vaglio preventivo dell’Agenzia delle entrate le dichiarazioni Isee presentate dai cittadini per ottenere servizi e prestazioni sociali a condizioni agevolate. Lo stabilisce il “collegato al lavoro” alla Legge finanziaria 2010, approvato dal Parlamento a marzo 2010, per evitare indebite erogazioni a favore di falsi poveri che in più occasioni sono stati individuati attraverso controlli della Guardia di Finanza. 

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