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LAVORARE IN ARMONIA

 

Casa Editrice Maritato Group (*)

Dopo la bella esperienza del suo primo e-book Gaetano CAIRA ha scritto il secondo, quasi un seguito, intitolato “Lavorare in Armonia”. L’autore ha voluto, con questo testo, approfondire il tema psicologico del mondo del lavoro con tutti i pro e contro. Una vera guida che sara’ di ausilio a chi gia’ lavora con le sue strategie e i suoi consigli utili per migliorare la propria attivita’ lavorativa e produttiva. Ma la novita’ di questo libro e’ che sara’ anche ricco di numerosi consigli che serviranno ai giovani che si accingeranno a confrontarsi con una nuova realta’ del mondo del lavoro. Avranno modo di essere piu’ consapevoli delle loro forze e qualita’ interiori da fare uscire fuori tutto il loro “talento” in modo da raggiungere il proprio meritato successo personale. L’autore cerca di invogliare e di investire sui giovani con un nuovo modo di vedere il futuro del mondo del lavoro. Un vero manuale di strumenti moderni pratici per diventare un vero imprenditore di se’ stessi.

TITOLO OPERA: LAVORARE IN ARMONIA – Strategie e consigli per migliorare la produttivita’ e il benessere nel luogo di lavoro

AUTORI: Gaetano Caira

COLLANA: “PNL” (Programmazione neur-linguistica)
pp. 76 –  € 5,00
ISBN 978-88-9700-406-6

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Ecco l’indice completo dell’opera:

Cap.1  – Come creare un ambiente ideale di lavoro

Cap.2  – Come prepararsi psicologicamente per svolgere il proprio lavoro

Cap.3  – Creare armonia fra colleghi e formare un “team” per migliorare la produttività

Cap.4  – Come organizzare la propria attività con le “mappe mentali”

Cap.5 –  Come trovare un lavoro produttivo

Cap.6 –  Come armonizzare un ambiente di lavoro

Cap.7 – Come ridurre l’inquinamento elettromagnetico negli ambienti di lavoro

(*) www.maritatogroupcasaeditrice.com

QUANTE ALTRE FORME DI VITA NELLO SPAZIO?

di Mario Codella

Molto probabilmente su Titano, la più grande luna di Saturno, esiste un tipo di vita diverso dal nostro, poiché i fiumi e gli oceani di questo pianeta non sono composti da acqua ma da metano.
E’ il clamoroso risultato delle immagini ricevute dalla sonda spaziale Cassini, da sei anni nell’orbita di Saturno.
Esisterebbero organismi che respirano e si cibano di idrogeno ed acetilene, sostanze che, pur essendo prodotte dal pianeta, quasi spariscono sulla superficie e ciò induce gli scienziati a ritenere più probabile l’esistenza di forme di vita basate sul metano.
Anche sulla nostra Terra le sorprese non mancano: da molte università ed anche dal SETI arriva la notizia dell’esistenza di batteri che vivono e si nutrono di metano in assenza totale di ossigeno; questi batteri sono stati trovati in una sorgente d’acqua freddissima ( -50°C) nell’isola artica del Canada chiamata Axel Heiberg. Questa sorgente è così salata che non ghiaccia e ci sono grandi bolle di metano che salgono in superficie.
I ricercatori hanno poi notato che le caratteristiche chimiche e climatiche di questa sorgente sono molto simili a quelle ormai confermate su Marte, dopo la scoperta su questo pianeta di metano ed acqua ghiacciata.
Tali risultati potrebbero indurci a pensare che siamo a buon punto nella conoscenza della vita del cosmo, invece no!siamo ai primi passi.

A questo proposito è interessante la recentissima dichiarazione della celebre astrofisica Margherita Hack nota per il suo pragmatismo: “ Il sole è una stella comunissima, pensare che le condizioni per la formazione della vita si siano verificate solo sulla Terra è assurdo. Sappiamo che ci sono miliardi di pianeti : dal 1995 ad oggi ne abbiamo scoperti oltre 300 ; sappiamo anche che quasi tutte le stelle ( come il sole ) hanno dei sistemi planetari, quindi è ipotizzabile che ci siano miliardi di terre solo nella nostra galassia. Se poi consideriamo che ci sono miliardi di galassie…”
Alla domanda se ci sono forme di vita intelligenti la scienziata risponde : “Certo. Ci sono stelle molto più vecchie del Sole che ha 5 miliardi di anni,quindi è facile che le civiltà extraterrestri siamo molto più evolute di noi ”.

AUTISMO: NUOVE SCOPERTE!

di Silvia Codella (*)

Oggi 6/1000 bambini entro i primi tre anni di vita manifestano questa malattia che secondo il DSM-IV-TR ( Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali IV edizione,testo redatto dalla Associazione Americana Psichiatri) fa parte dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (DPS); condizioni in cui le problematiche, tipiche dell’individuo affetto da autismo, coinvolgono tutti gli ambiti dello sviluppo della funzione cerebrale, con alterazioni nelle aree coinvolte :
– Nella comunicazione verbale e non verbale (con ritardo o mancanza dello sviluppo del linguaggio parlato)
– Nelle interazioni sociali (tendenza all’isolamento, assenza di ricerca spontanea nel condividere interessi o emozioni con altre persone )
– Nel pensiero immaginativo
– Nelle modalità di comportamento (ripetitivo e ossessivo, con sottomissione rigida ad abitudini e rituali).
Ancora non si conoscono accuratamente le mutazioni genetiche responsabili e quindi non esiste un trattamento specifico e valido. Per il momento le finalità dei programmi terapeutici,indicati alle famiglie con bambini autistici,sono volte a massimizzare l’adattamento dei bambini nel loro ambiente, a guidare l’evoluzione dei soggetti favorendo lo sviluppo di specifiche competenze, nonché migliorare il controllo della sfera emotiva.

Si tratta di una patologia molto complicata, da anni al centro dell’attenzione di numerosi programmi di ricerca, il maggiore dei quali è il Progetto Genoma Autismo – AGP partito nel 2002, che riunisce120 scienziati provenienti da tutto il mondo ( tra cui l’Italiana Elena Maestrini del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica e Sperimentale dell’Università di Bologna ).
Il piano di studio del AGP si basa sull’analisi del DNA di individui autistici e sani, ma con familiarità per la malattia, al fine di individuare precisamente i geni coinvolti nella manifestazione dell’Autismo .
Le ultime novità, raccolte da anni di ricerca e recentemente pubblicate dalla rivista Nature, sembrano riguardare alterazioni di parti del DNA essenziali nel permettere ai neuroni di comunicare tra di loro (come i geni SHANK2,SYNGAP1,DLGAP2,PTCHD1); sembra inoltre che alcuni geni siano da soli in grado di provocare la malattia come SHANK2, ma è più frequente osservare un mosaico di alterazioni e ciascuna possibile combinazione di mutazioni conferisce caratteristiche e gravità diverse al quadro clinico.
Questi risultati mostrano come ci sia ancora molto lavoro da fare ma rappresentano un enorme passo in avanti nella comprensione della malattia e soprattutto rendono sempre più concreta la speranza di tante famiglie e di tutti di poter a breve avere importanti miglioramenti nella diagnosi precoce e nella terapia.


(*) Studentessa di Medicina e Chirurgia all’Università “Sapienza” di Roma

LA LEGGE BAVAGLIO: “IL MASSACRO DELLA DEMOCRAZIA”


“LA LIBERTÀ È COME L’ARIA: SI VIVE NELL’ARIA;
SE L’ARIA È VIZIATA, SI SOFFRE;
SE L’ARIA È INSUFFICIENTE, SI SOFFOCA;
SE L’ARIA MANCA, SI MUORE.”
(don Luigi Sturzo)



LA REDAZIONE DI "VENTO NUOVO"

COMPLETARE L’OPERA…

di Carmela Maraglino (*)

“Solo un uomo di genio potrà completare l’opera…”
(Giulio Cesare a Ottaviano Augusto)

Non basta iniziare un’opera, occorre anche completarla.
Iniziare un’opera può essere facile e può essere da tutti, ma portarla a compimento potrebbe richiedere uno sforzo che, chi ha iniziato l’opera, non aveva messo in conto.
Infatti, quante sono le nostre opere lasciate incompiute, lasciate a metà?
Quanti progetti intrapresi con entusiasmo vengono, poi, lasciati a metà strada?
Quanti sogni vengono interrotti?
Moltissimi, infatti.
E’ più facile, a volte, rinunciare, che perseverare.
E’ più facile, a volte, darsi per vinti, che lottare.
E’ più facile, a volte, cambiare strada, che scavalcare gli ostacoli.

Gli ostacoli, invece, sono solo delle “PROVE”, messe lì apposta per vedere se decidiamo di COMPLETARE L’OPERA, oppure se rinunciamo a essa.
A volte, per assurdo, sarebbe più coerente non iniziare affatto nessuna opera, piuttosto che lasciarla a metà.
Sì, perchè, lasciarla a metà, significa aver sprecato tempo ed energie, significa aver impiegato male le proprie risorse.
E’ un po’ come quei palazzi che sono stati iniziati e mai finiti, di cui si vedono i muri portanti e il cemento armato, lasciati lì come degli scheletri che, con la loro lugubre presenza, ci accusano: tempo sprecato, denaro sprecato, risorse sprecate!
Allora, prima d’intraprendere un’opera è bene misurare le proprie forze e le proprie risorse per essere certi di poter portare a termine l’opera stessa.

«Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. >>(Dal Vangelo secondo Luca 14, 28-35)

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

MI CONOSCEVO MEGLIO DI QUANTO MI FOSSI MAI CONOSCIUTA…

di Lucia Gemma (*)

“Mi conoscevo meglio di quanto mi fossi mai conosciuta, e il paradosso era che più imparavo a conoscermi, più mi sentivo libera di sentirmi chiunque tranne me.”

(Heidi Julavits)

 

“No, non è così… E in effetti è un fa doppio diesis. L’avevo detto…”
“Direi che hai suonato sufficientemente, ora potrei leggere?”
“Sufficientemente per te forse. Non se ne parla.”
“E va bè, io è da un’ora che reclamo una penna.”
“Scrivere, scrivere.. Possibile che tu non sia in grado di pensare ad altro?”
“Io starei cercando di sintonizzarmi sul canale artistico…”
“Scarabocchiare fogli con faccette smilze sarebbe arte?”
“Finitela. Sto cercando di seguire un film.”

Pausa di treminutietrentatré.

“Restituiscimi immediatamente quel foglio!”
“Ma rendiamoci conto! E tu saresti l’artista??”
“A dire la verità, la musicista sarei io eh…”
“Musicista… Paroloneeeeeeeee.”

 

“FATELA FINITA UNA VOLTA PER TUTTE!!!!!!!!!!!”

“Scusaci.” (Corale)

“SI VEDRA’!”

“Ma chi ha parlato?!?” (Corale)

Non saprei. E’ da tempo che le “me stessa” invadono ogni centimetro della mia volontà.
Creando uno spacco mentale, contribuiscono alla costruttiva distruzione della mia persona.
Intendiamoci, la sensazione è di piacevole provocazione. Tolti i momenti in cui la lite si fa così acuta che solo la voce sconosciuta, la “lei” che ha il controllo supremo, riporta pace nella dimora devastata.
Non sono una. Nessuno di noi lo è. Questa armonia è assolutamente giusta. Pensate la noia di essere un unico essere, uno solo, di dover silenziosamente andare d’accordo con l’unico se stesso. Da perderci la testa (e ritrovarla immediatamente, data la sua unicità). Negli anni, ho conosciuto tante me. Continuano ad aumentare, così che io mi sento libera di esserne una qualunque in qualsiasi momento. Eppure non mi sono mai sentita in diritto di capirmi tutta. Così certe volte mi fuggo.

Non sono più nessuna di me.

Credo non ci sia libertà maggiore di non essere. Il silenzio di questi attimi, perché di attimi si parla, è impagabile. Non sono, ma non perché non mi apprezzi. Il punto è che, alle volte, il caos è più forte delle belle note con cui arricchiamo il nostro pentagramma mentale. A sé stante, zittisce il suono. Rarità, perfettamente concepibile. Libertà dalla folla del tutto.

“Ehi tu, a rapporto!”
“Eccomi.”
“Forza, chiedile scusa. Quelle facce smilze non sono poi così male.”
“…”
“Avanti…”
“Non lo farò mai!!”

Pazienza. Ci sono di nuovo tutte. Incomunicabilità alle stelle.
Nel frattempo, pochi neuroni più in là…

“Suonala ancora. Ti prego.”
“Me lo stai chiedendo davvero?”
“Si, è molto piacevole…”
Si sorridono.

Forse mi trovo…
Forse mi trovo!

(*) Studentessa di Lettere Moderne all’Università di Foggia

ARTE MURALE DEL PALEOLITICO

di Stefano Azzena (*)

Continuiamo a parlare di arte parietale ovvero di quello che i nostri antenati ci hanno tramandato e che oggi sotto un altro nome si ammira passeggiando per le strade dei sobborghi e delle aree circostanti i centri urbani. Questo fenomeno che  sempre più invade le pareti di edifici, mura perimetrali e stazioni dei metrò ha il nome di street art.

Ma torniamo a noi.

Da fonti ben note uno dei più monumentali ritrovamenti che risale a circa 15000 anni fa e che per noi è tuttora fonte di ispirazione è la grotta di Lascaux  che costituisce un eccezionale documento dell’arte parietale del Paleolitico per l’organicità della rappresentazione, la ricchezza ,la varietà dei soggetti, l’espressività e grandiosità delle figure. La grotta si sviluppa per una lunghezza di 250 metri con un dislivello di 30 metri circa, strutturata con una serie di gallerie e ambienti più ampi in cui sono riconoscibili insiemi compiuti di figure.
– Tra gli animali rappresentati campeggiano le gigantesche figure dei tori a linea di contorno nera, che equilibrano la contrapposta mandria di cavalli, alla convergenza dei due branchi si trova un gruppo di cervi dipinti in ocra rossa e gialla.

– La raffigurazione è straordinaria per la presenza della figura umana, estremamente rara nelle pitture parietali, eseguita in stile figurativo geometrico, in contrasto con il bisonte eseguito in stile figurativo analitico.

– Nel pozzo di Lascaux è rappresentato un bisonte trafitto da una lancia e sventrato che carica un uomo caduto a terra a braccia aperte.

– Nella sala dei tori si fronteggiano due branchi di animali tra cui compare un animale immaginario dal corpo di cavallo con due lunghe protuberanze sula fronte, tradizionalmente definito “liocorno”: è uno dei rari esempi di figure fantastiche o mostruose presenti nell’arte paleolitica, che, per la rappresentazione del mondo animale, predilige il realismo. La rappresentazione del liocorno potrebbe avere un aggancio a quello che nei primi del ‘900 si chiamava surrealismo.

(*) Pittore

I CRIMINI DI GUERRA IN DARFUR E IL TPI

di Emanuela Maria Maritato (*)

Il 27 febbraio il Tribunale penale internazionale dell’Aia (TPI), creato dalle Nazioni Unite per giudicare casi di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità in sostituzione delle magistrature locali qualora queste non siano in grado o non intendano operare, ha annunciato di aver raccolto, dopo quasi tre anni di indagini e oltre 70 missioni in 17 Paesi, prove sufficienti per incriminare due cittadini sudanesi di gravi violazioni dei diritti umani in Darfur, la regione occidentale del Sudan in guerra dal gennaio 2003. Il primo è Ali Kushayb, il «colonnello dei colonnelli» delle milizie arabe janjaweed, i cosiddetti «diavoli a cavallo», principali responsabili delle violenze contro la popolazione civile del Darfur.

I documenti raccolti dal TPI provano che ha ordinato ai propri soldati di «vittimizzare la popolazione civile con stupri di massa e con altre offese sessuali, uccisioni, torture, atti inumani, saccheggi delle abitazioni e dei mercati, il dislocamento delle comunità residenti e altri atti criminali». Il secondo accusato è Ahmad Muhammad Harun, ex ministro degli Interni e attuale ministro degli Affari Umanitari del governo di Khartoum. In qualità di ministro degli Interni era anche a capo del Darfur Security Desk e, a quanto pare, ne approfittò per incitare i janjaweed a colpire i civili in quanto sostenitori dei movimenti armati anti-governativi.

 A suo carico il TPI porta testimonianze quali il testo di un discorso da lui pronunciato nell’agosto del 2003, nel quale, tra l’altro, affermò: «Dal momento che i bambini Fur (l’etnia che dà il nome alla regione, nda) erano divenuti ribelli, tutti i Fur e quel che possedevano erano diventati bottino dei “diavoli a cavallo”».

Molti hanno accolto la notizia dell’incriminazione con entusiasmo, come se ci si trovasse di fronte a una svolta decisiva nella crisi del Darfur. In realtà, solo una sconfinata ingenuità può spiegare tanta fiducia. I giudici del TPI dovranno ora decidere come procedere per assicurare alla giustizia i due indagati. «Se i giudici accerteranno che vi sono basi ragionevoli per ritenere che gli individui citati hanno commesso i crimini presunti, decideranno il modo migliore per garantire la loro comparsa dinnanzi alla corte»: così è scritto nella nota diramata dal TPI ed è esattamente questo il punto dolente. Il Tribunale penale internazionale tanto atteso e operativo ormai dal 2002 – in Italia si batterono per la sua costituzione i Radicali, Emma Bonino in testa, che ne salutarono trionfalmente la costituzione – non ha strumenti per garantire la cattura, la presenza in aula e quindi lo sconto della pena dei soggetti che decide di giudicare.

Il governo del Sudan ha immediatamente ribadito quanto affermato più volte in passato, vale a dire che il TPI «non ha giurisdizione per giudicare nessun cittadino sudanese per qualsivoglia crimine» e che la magistratura sudanese è «sufficientemente indipendente e imparziale» per agire secondo giustizia. Ha proclamato inoltre la propria «volontà e capacità di sottoporre a procedimento penale i responsabili dei crimini commessi nel Darfur» senza bisogno di ricorre ad altre istituzioni. Il ministro della Giustizia sudanese, Mohamed Ali al Mardh, ha infine replicato che le prove fornite dal procuratore generale del TPI, Luis Moreno-Ocampo, sono tutte false perché «fornite da persone che usano le armi contro lo Stato, contro i civili e uccidono innocenti in Darfur». D’altra parte, secondo Khartoum non è neanche vero che la guerra ha causato 2,5 milioni tra profughi e sfollati e alla cifra di 250.000 vittime civili fornita dall’ONU oppone dati che ridimensionano il numero dei morti portandolo al massimo a 9.000.

La reazione di Khartoum era prevedibile: tutti sanno che ad armare i janjaweed è lo stesso governo sudanese, che sta realizzando un processo di arabizzazione del Paese di cui già fecero le spese le popolazioni del sud durante la guerra terminata nel gennaio 2005 dopo decenni di combattimenti e stragi. È difficile immaginare quali efficaci strumenti di pressione non militari possano adesso escogitare i giudici dell’Aia e le Nazioni Unite nei confronti di un Paese potente, grande produttore di petrolio, membro della Lega Araba, della Conferenza Islamica e presto anche dell’OPEC. A neutralizzare eventuali embarghi e sanzioni è pronta a intervenire la Cina, che sempre difende il Sudan in Consiglio di Sicurezza e ormai acquista il 60% della produzione di greggio sudanese.

 


(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

L’INCHIESTA DI TRANI METTE A RISCHIO L’EQUILIBRIO TRA I POTERI

di Emanuela Maria Maritato (*)

Di tutti i moralismi che affliggono la sinistra odierna, forse, quello che riguarda la Costituzione è il più odioso e grottesco in quanto si pone a fondamento di una auto-legittimante presunzione di superiorità civile, legale e giuridica che si traduce spesso in una ostentata pretesa di superiorità morale. Tutti si ha in mente le volte, decine e decine, che esponenti politici, militanti, giornalisti, scrittori, intellettuali, cantanti, comici hanno mostrato il testo della Costituzione come protesta contro il Governo Berlusconi, ritenendo gli atti di quest’ultimo contrari alla Costituzione medesima. Da parte di tutti è ancora forte il ricordo delle Toghe che, all’apertura dell’anno giudiziario, hanno abbandonato le aule con la Costituzione in mano come segno di vibrante protesta contro il Governo. Dovunque riecheggiano le parole, tipiche del gergo e della mentalità della sinistra, attinenti la Costituzione, spesso descritta come «la Bibbia civile», «il Vangelo della legalità», o «l’anima della nazione». Questa deferenza, questa religiosità, questa sacralità nei confronti di un testo di legge, seppur fondamentale come la Costituzione, svela quanta ideologia, quanto apriorismo, quanto formalismo risieda nella concezione che la sinistra possiede del diritto, della società e della Costituzione medesima.

 

A ciò si aggiunga che qualora si ritenga che la Costituzione sia violata dal Governo, tutti son pronti a gridare allo scandalo e stracciarsi le vesti; ma quando la Costituzione è disattesa dalla magistratura, tutti tacciono. Ebbene sì, anche la magistratura può ledere i principi e le norme costituzionali, soprattutto perché ad essa è rimesso il compito di applicare la legge: applicazione che, talvolta, può essere contraria alla Costituzione. Per questo, per esempio, esiste la Corte Costituzionale a cui sono rimessi i dubbi dei giudici sulla costituzionalità delle norme da applicare.

Senza andare troppo lontano, si esamini il caso in questione, cioè il Tranigate, come è stato ribattezzato. Sul merito della vicenda già altri commentatori si sono affaticati per far comprendere la reale natura dei fatti, e che essi non costituiscono alcuna fattispecie di reato; in questa sede, invece, occorre esaminare la vicenda da un punto di vista strettamente giuridico: da un lato sotto il profilo costituzionale e processuale; dall’altro sotto il profilo di certi principi che d’un colpo sono stati falciati via senza troppi riguardi.

L’art. 96 della Costituzione così recita: «Il presidente del Consiglio dei Ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale». A ciò si aggiunga che ai sensi dell’art. 7 dell’intervenuta legge costituzionale del 16 gennaio 1989, n.1, presso ogni tribunale competente per territorio è istituito lo speciale collegio che dovrà giudicare degli eventuali reati commessi dai ministri o dal presidente del Consiglio.

Proprio sulla competenza territoriale si impernia l’intera faccenda. La competenza territoriale, per quanto riguarda un ipotetico reato commesso dal presidente del Consiglio, apparterrebbe al Tribunale di Roma, essendosi ivi verificati i fatti oggetto di contestazione, cioè le telefonate tra Berlusconi e Minzolini e gli altri. Non si comprende dunque con che tipo di artifici la Procura di Trani trattenga ancora presso di sé l’inchiesta.

Oltre alla violazione della predetta legge costituzionale e del citato articolo 96, la violazione delle regole sulla competenza sono lesive dei principi contenuti nel primo comma dell’art 25 della Costituzione («Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge»), e dell’art 6, paragrafo 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali («Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile o sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti»). La formula  giudice naturale precostituito per legge», sia nelle intenzioni dei padri costituenti sia in quella dei redattori della Convenzione europea citata, sta a significare che quanti commettono un reato non possono essere giudicati da un giudice scelto con criteri arbitrari, ma che, essendo in uno Stato di diritto, debbano essere giudicati secondo criteri prestabiliti e formalmente estrinsecati, addirittura prima della commissione del reato stesso. Ma non ancora si può concludere qui. Le intercettazioni su cui si basa l’inchiesta di Trani si devono considerare illegittime in quanto non sono state, come la legge prevede, mezzo di ricerca della prova, ma mezzo di ricerca del reato del tutto accidentale, come gli stessi procuratori hanno ammesso giorni addietro.

In uno Stato di diritto, infatti, il reato non può essere conosciuto tramite un sistema di intercettazioni totalizzante simile al grande fratello di orwelliana memoria. Del resto lo stesso codice di procedura penale annovera le intercettazioni tra i mezzi di ricerca della prova, cioè tra gli strumenti di cui si serve l’autorità giudiziaria non per conoscere l’esistenza dei reati, ma per provare i fatti di una contestazione penale già esistente.

Infine: la pratica del Csm aperta sull’invio degli ispettori del Ministero della Giustizia presso la Procura di Trani, invio disposto dal Ministro Alfano, dovrebbe allarmare tutti, anche i più refrattari alle logiche sottostanti allo Stato di diritto ed alla divisione dei poteri, poiché il Csm si arroga competenze, facoltà e doveri che ad esso non sono appartenenti, né per funzione, né per poteri, né per legge, né per Costituzione.

Con quale diritto o potere l’organo di auto-governo della magistratura può aprire un fascicolo su un membro dell’Esecutivo? E a che titolo? Sarebbe un provvedimento penale, amministrativo o disciplinare quello che il Csm approverebbe sull’operato del Ministro della Giustizia? E quale norma o legge garantisce queste facoltà? E la divisione dei poteri? E la non trascurabile circostanza che la magistratura non è un potere, come ricorda Montesquieu (cioè il padre della teoria della separazione dei poteri), non dovrebbe essere un segnale preoccupante che proviene da una parte  della magistratura italiana?

Proprio per riparare a queste problematiche, forse, il Presidente del Csm Nicola Mancino ha dovuto ammettere che, in effetti, l’invio degli ispettori da parte del Ministro è legittimo, purché non interferisca con le indagini. Ma se le indagini violano delle garanzie costituzionali come si può non interferire? E allora a che fine è destinato il fascicolo del Csm sul ministro? Qualcuno dovrebbe ricordare che il Csm è organo di auto-governo dei magistrati e non di governo e controllo del Governo

 

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

LE BANCHE? SI SIGNORI…MEGLIO DI HARRY HOUDI !

di Emanuela Maria Maritato (*)

Houdini (per chi non avesse avuto il piacere di sentirlo nominare)è stato il più grande illusionista di tutti i tempi… dopo i banchieri, logicamente. Eppure, nonostante il furto sistematico del frutto del nostro lavoro, la gente non percepisce lo sfruttamento. Come mai? La risposta non è difficile: non è un illusione. La risposta è nella tecnica, nello sviluppo tecnologico. La tecnica, nelle mani dei banchieri, fa in modo che la gente produce cento, gli resta 10 e nessuno se ne accorge. Senza lo sviluppo tecnologico la gente produceva 50 e gliene restavano 5. Quindi se per il cittadino c’è stato comunque un vantaggio di 5, i maghi del liberismo, da 45 sono passati a godersi 90 del nostro lavoro. Gran parte di questa ricchezza viene spesa per il “controllo” delle nostre menti. Ma questa volta niente di originale…

L’idra liberale dalle due teste, ci ritenta. Qualcuno se la prende con gli omosessuali? E via con lo scontro destra – sinistra, come se nella storia mancassero esempi di omosessuali di destra e di sinistra.

 Scontri fra ragazzi? E via, comunisti contro anticomunisti, come se a quella età fosse necessario scomodare Marx e Mussolini per trovare una scusa per fare a botte. Atti di razzismo?

 

E  vai ancora con fascismo e antifascismo, dimenticando che è a Sinistra nasce il razzismo biologico e che fior fiore di autori di sinistra sono stati dichiaratamente anti-semiti.

Ogni occasione, insomma, è buona per fermare il calendario e riportarlo indietro, a quando i giovani si scannavano e i politicanti facendo dei bei discorsi sulle loro bare, se la godevano.

Sì, ce la stanno mettendo tutta. Eppure tutti sanno come va a finire. E’ una storia già scritta, un copione già noto, un remake ingiallito dal tempo: i cattivi maestri, guarda caso sempre figli del ‘68, sono li, dietro le quinte.

Ma questa volta non c’è la faranno.

La finanza comanda, il politico ubbidisce, il militante rischia, l’ideologia porta le energie al macero, il banchiere ride. Ecco la trama. Nessuna novità.

Non reciteremo la nostra parte: come dei veri sindacalisti rivoluzionari, andiamo in sciopero. Non timbreremo il cartellino nella fabbrica delle ideologie.

Oggi non è come nel ‘68, oggi conosciamo il signoraggio, conosciamo i veri macchinisti del vapore, sappiamo come agiscono, quando, perché. E sappiamo pure come vanno a finire le esperienze politiche degli estremisti. Come una ricetta stabilita, tanti si trasformano in borghesi, qualcuno diventa direttore di qualche giornale al soldo di quelli che contestavano, alcuni diventano deputati e pochi, irriducibili, vanno in galera.

Se “l’ozio è il padre dei vizi”, l’ozio mentale è il padre delle ideologie, belle pre-confezionate, con la loro mistica consolidata, con le loro bandiere bagnate dal sangue dei martiri. Tutto bello e pronto: prodotti surgelati e pronto al consumo, da dare in pasto a giovani militanti per giocare alla rivoluzione.

Poi, seguono, inevitabili, la delusione, l’inconcludenza e quindi il fanatismo che sostiene l’impossibile. In fondo è vero: il fanatismo “consiste nel raddoppiare gli sforzi quando si è dimenticato lo scopo”.

Lo scopo è chiaro: togliere di mano alla finanza internazionale il controllo delle nostre vite. Per farlo bisogna intraprendere strade nuove che, in quanto nuove, non si possono descrivere prima.

Se le conoscessimo, dove sarebbe la novità?

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

LE BANCHE? SI SIGNORI…MEGLIO DI HARRY HOUDI !

di Emanuela Maria Maritato (*)

Houdini (per chi non avesse avuto il piacere di sentirlo nominare)è stato il più grande illusionista di tutti i tempi… dopo i banchieri, logicamente. Eppure, nonostante il furto sistematico del frutto del nostro lavoro, la gente non percepisce lo sfruttamento. Come mai? La risposta non è difficile: non è un illusione. La risposta è nella tecnica, nello sviluppo tecnologico. La tecnica, nelle mani dei banchieri, fa in modo che la gente produce cento, gli resta 10 e nessuno se ne accorge. Senza lo sviluppo tecnologico la gente produceva 50 e gliene restavano 5. Quindi se per il cittadino c’è stato comunque un vantaggio di 5, i maghi del liberismo, da 45 sono passati a godersi 90 del nostro lavoro. Gran parte di questa ricchezza viene spesa per il “controllo” delle nostre menti. Ma questa volta niente di originale…

L’idra liberale dalle due teste, ci ritenta. Qualcuno se la prende con gli omosessuali? E via con lo scontro destra – sinistra, come se nella storia mancassero esempi di omosessuali di destra e di sinistra.

 Scontri fra ragazzi? E via, comunisti contro anticomunisti, come se a quella età fosse necessario scomodare Marx e Mussolini per trovare una scusa per fare a botte. Atti di razzismo?

 

E  vai ancora con fascismo e antifascismo, dimenticando che è a Sinistra nasce il razzismo biologico e che fior fiore di autori di sinistra sono stati dichiaratamente anti-semiti.

Ogni occasione, insomma, è buona per fermare il calendario e riportarlo indietro, a quando i giovani si scannavano e i politicanti facendo dei bei discorsi sulle loro bare, se la godevano.

Sì, ce la stanno mettendo tutta. Eppure tutti sanno come va a finire. E’ una storia già scritta, un copione già noto, un remake ingiallito dal tempo: i cattivi maestri, guarda caso sempre figli del ‘68, sono li, dietro le quinte.

Ma questa volta non c’è la faranno.

La finanza comanda, il politico ubbidisce, il militante rischia, l’ideologia porta le energie al macero, il banchiere ride. Ecco la trama. Nessuna novità.

Non reciteremo la nostra parte: come dei veri sindacalisti rivoluzionari, andiamo in sciopero. Non timbreremo il cartellino nella fabbrica delle ideologie.

Oggi non è come nel ‘68, oggi conosciamo il signoraggio, conosciamo i veri macchinisti del vapore, sappiamo come agiscono, quando, perché. E sappiamo pure come vanno a finire le esperienze politiche degli estremisti. Come una ricetta stabilita, tanti si trasformano in borghesi, qualcuno diventa direttore di qualche giornale al soldo di quelli che contestavano, alcuni diventano deputati e pochi, irriducibili, vanno in galera.

Se “l’ozio è il padre dei vizi”, l’ozio mentale è il padre delle ideologie, belle pre-confezionate, con la loro mistica consolidata, con le loro bandiere bagnate dal sangue dei martiri. Tutto bello e pronto: prodotti surgelati e pronto al consumo, da dare in pasto a giovani militanti per giocare alla rivoluzione.

Poi, seguono, inevitabili, la delusione, l’inconcludenza e quindi il fanatismo che sostiene l’impossibile. In fondo è vero: il fanatismo “consiste nel raddoppiare gli sforzi quando si è dimenticato lo scopo”.

Lo scopo è chiaro: togliere di mano alla finanza internazionale il controllo delle nostre vite. Per farlo bisogna intraprendere strade nuove che, in quanto nuove, non si possono descrivere prima.

Se le conoscessimo, dove sarebbe la novità?

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

NUOVE VERIFICHE PER IL RED

di Michele Maritato (*)

Da quest’anno vita più facile per i pensionati che devono dare conto all’Inps delle proprie entrate per beneficiare di prestazioni previdenziali e assistenziali collegate al reddito. La dichiarazione con il famoso modello Red va presentata entro il 30 giugno soltanto da coloro che hanno redditi non soggetti all’Irpef come le pensioni di guerra, le indennità di invalidità civile e le rendite Inail. Per tutti gli altri ci pensa l’Inps che preleverà dagli archivi del Fisco tutte le informazioni riguardanti i redditi dei pensionati. Per mettere in pratica le nuove modalità di comunicazione dei redditi, introdotte dalla legge 102/2009, l’ente si è regolato in questo modo. Con il “bustone” inviato all’inizio dell’anno ha fatto prevenire a tutti i potenziali interessati, insieme al modello Cud e la dichiarazione per le detrazioni, anche il modello Red non essendo a conoscenza delle possibili variazioni intervenute nella loro situazione reddituale. Con lo stesso plico è stata inviata anche una comunicazione con la quale si spiega che entro il 30 giugno la dichiarazione dovrà essere presentata tramite i CAF solo nel caso in cui:
nella situazione reddituale del soggetto e dei suoi familiari c’è stata una variazione ed è al tempo stesso egli risulta titolare di redditi che non vanno dichiarati al Fisco;
non ci sono state variazioni ma il pensionato ha comunque redditi che non vanno dichiarati al fisco.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM   
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

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Da quest’anno vita più facile per i pensionati che devono dare conto all’Inps delle proprie entrate per beneficiare di prestazioni previdenziali e assistenziali collegate al reddito. La dichiarazione con il famoso modello Red va presentata entro il 30 giugno soltanto da coloro che hanno redditi non soggetti all’Irpef come le pensioni di guerra, le indennità di invalidità civile e le rendite Inail. Per tutti gli altri ci pensa l’Inps che preleverà dagli archivi del Fisco tutte le informazioni riguardanti i redditi dei pensionati. Per mettere in pratica le nuove modalità di comunicazione dei redditi, introdotte dalla legge 102/2009, l’ente si è regolato in questo modo. Con il “bustone” inviato all’inizio dell’anno ha fatto prevenire a tutti i potenziali interessati, insieme al modello Cud e la dichiarazione per le detrazioni, anche il modello Red non essendo a conoscenza delle possibili variazioni intervenute nella loro situazione reddituale. Con lo stesso plico è stata inviata anche una comunicazione con la quale si spiega che entro il 30 giugno la dichiarazione dovrà essere presentata tramite i CAF solo nel caso in cui:
nella situazione reddituale del soggetto e dei suoi familiari c’è stata una variazione ed è al tempo stesso egli risulta titolare di redditi che non vanno dichiarati al Fisco;
non ci sono state variazioni ma il pensionato ha comunque redditi che non vanno dichiarati al fisco.

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CONTRIBUTI VOLONTARI 2010: QUANTO COSTANO

di Michele Maritato (*)

Anche quest’anno costa un po’ di più coprire un anno di assicurazione con i versamenti volontari. Rispetto al 2009 il rincaro è comunque poca cosa perché la discesa dell’inflazione ha comportato un adeguamento minimo dei valori (+0,7%) legati, come per le pensioni, agli indici Istat sul costo della vita. Le cifre da pagare non sono comunque uguali per tutti in quanto variano in base alla retribuzione percepita nell’ultimo anno di attività. In questo numero: come si presenta la situazione per le diverse categorie in vista della prima scadenza in calendario, quella del 30 giugno 2010, entro la quale va versato il trimestre gennaio – marzo 2010.

(*) Studio Maritato
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Anche quest’anno costa un po’ di più coprire un anno di assicurazione con i versamenti volontari. Rispetto al 2009 il rincaro è comunque poca cosa perché la discesa dell’inflazione ha comportato un adeguamento minimo dei valori (+0,7%) legati, come per le pensioni, agli indici Istat sul costo della vita. Le cifre da pagare non sono comunque uguali per tutti in quanto variano in base alla retribuzione percepita nell’ultimo anno di attività. In questo numero: come si presenta la situazione per le diverse categorie in vista della prima scadenza in calendario, quella del 30 giugno 2010, entro la quale va versato il trimestre gennaio – marzo 2010.

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