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I SISTEMI DI RAFFREDDAMENTO DEI DATACENTER

di Francesco Bruni (*)

I data-center, strutture atte a gestire grosse quantità di dati, oltre ad avere un ruolo fondamentale all’interno delle infrastrutture di una rete (quale può  essere Internet o una aziendale), hanno due enormi svantaggi che devono essere tenuti in considerazione alla luce di una nuova etica ambientale basata sul riciclo da un lato e sul risparmio energetico dall’altro: l’hardware dismesso perchè non più prestante deve essere smaltito facendo si che si recuperi il più possibile per assemblare nuove macchine in grado di sopportare il carico richiesto; l’energia elettrica consumata deve risultare la minore possibile implementando sistemi e meccanismi tesi a ridurre la dispersione energetica dovuta ad un non perfetto funzionamento dei dispositivi presenti nella macchina stessa e alla presenza di sistemi di condizionamento molto complessi.

Ammetto che per quanto riguarda il primo problema si è fatto molto. Molti datacenter sono impiegati nei Paesi più poveri in quanto non piùin grado di soddisfare le richieste dell nazioni più industrializzate. 
Meno invece per quel che riguarda il secondo aspetto, per altro, tenuto meno in considerazione dall’opinione pubblica non perchè amabile passatempo di ingegneri e fisici, ma perchè a fronte delle prestazioni ottenute, preoccuparsi per il consumo di energia pare possa passare in secondo o terzo piano. Tuttavia, adesso che il problema energia inzia a far sentire la sua presenza, ora che si cerca in tutti i modi di trovare fonti energetiche alternative atte a fornire il fabbisogno energetico necessario a questo pianeta, si inizia a comprendere come mai il consumo energetico dei datacenter rappresenti un fattore che deve essere considerato maggiormente. 
Il motivo per il quale i consumi elettrici sono elevati va ricercato nel fatto la maggiorparte dell’energia viene utilizzata per raffreddare questi enormi sistemi che si riscaldano parecchio raggiungendo temperature particolarmente alte che se sopra una certa soglia, non permetterebbero di lavorare opportunamente. È occorso dunque implementare sistemi di raffreddamento: a liquido, corridoi freddo-caldo, a effetto corona ed altri. 
Questi, per quanto efficienti, sono ancora lontani da standard che rientrano nell’ottica di un’etica ambientale corretta, aprendo la strada ad una seria riflessione al problema, che si prova a risolvere impigando un hardware sempre più all’avanguardia o cambiando “filosofia”. 
La scelta di un hardware più prestante in termini di calore dissipato è certamente buona cosa ma non condizione sufficiente affinchè i sistemi di raffreddamento attuali diventino inutili. Si può optare per Cpu di ultimissima generazione cercando di sfruttarle al massimo della potenza virtualizzando diversi sistemi operativi, lasciando che meno cicli di Cpu non vengano utilizzati.
La scelta di una “filosofia” differente rappresenterebbe invece una soluzione migliore. E per cambio di filosofia penso al fenomeno del “cloud computing”, argomento già trattato. Mediante un’infrastruttura di tipo cloud, con la sola connessione in banda larga un’azienda potrebbe benissimo   affittare dello spazio su server in Groenlandia, dove il pericolo di alte temperature è decisamente scongiurato. L’azienda come possiamo bene immaginare, ha bisogno di gestire dati. Se però si implenta un buon canale di comunicazione non ha senso averli sul proprio server, ma basta avere la possibilità di accedervi. Dovunque essi siano mediante una banale connessione ad Internet. 
Ecco uno dei motivi per i quali molti sono a favore di questa nuova “filosofia”. Il centralizzare i dati  in punti chiari e definiti, affidando la loro sicurezza e la loro accessibilità a personale competente che sappia gestirli nel miglio modo possibile facendo si che lo stesso datacenter venga sfruttato al massimo e goda anche di un ottimo sistema di raffredamento naturale che, all’uomo, non costa nulla. È indubbio che con il cloud non si risolve il problema del consumo di energia elettrica per il raffredamento, ma almeno si cerca di limitarlo drasticamente.

(*) Studente di Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Bari

OLANDA AD UN PASSO DALLA STORIA:

di Andrea Pelagatti (*)

Vincere e’ sempre bello, vincere in Sudafrica, per l’Olanda potrebbe esserlo ancora di piu': ”E’ incredibile essere arrivati in finale – ha detto Wesley Sneijder – e ora siamo pronti a vincere”.

Il centrocampista dell’Inter potrebbe coronare domenica sera una stagione fantastica, che lo ha visto protagonista nelle vittorie in campionato e in Champions League e che lo porterebbe dritto dritto alla conquista del Pallone d’oro: per lui sono gia’ cinque i gol in questi Mondiali, conditi da prestazioni sempre decisive. Quasi quattro secoli dopo l’arrivo dei primi coloni boeri, la bandiera olandese sventola di nuovo sul Capo di Buona Speranza. Gli Orange vanno a Johannesburg sperando anche nel fattore campo per riuscire in quell’impresa che non riusci’ neppure alla mitica Arancia Meccanica.
L’Olanda si candida al trionfo finale sulla scorta di sei vittorie consecutive, tutte peraltro arrivate entro il novantesimo ”E’ un risultato spettacolare – ha detto il ct Bert Van Marwijk – adesso c’e’ una nuova storia da inventare.

Adesso vogliamo la Coppa”. Possibilmente trovando in finale la Germania, per una rivincita di quella persa nel 1974. Una preferenza che ha espresso anche Robben, giocatore del Bayern Monaco: ”Vincere con la Germania mi piacerebbe dieci volte di piu”’. Van Marwijk e’ tuttavia conscio dei limiti della sua squadra che, se non le hanno impedito di battere l’Uruguay, potrebbero costare carissimi contro Spagna o Germania: ”Ci e’ mancato il quarto gol, dobbiamo migliorare ancora di piu’, spingere ancora di piu’. Escono a testa alta i ragazzi del ‘maestro’ Oscar Tabarez, consapevoli di aver fatto uno straordinario percorso nel campionato del mondo e di aver visto interrotto il proprio sogno in una partita giocata senza tre titolari (gli squalificati Suarez e Fucile, l’infortunato Lugano) e con Forlan a mezzo servizio, per un infortunio che non gli ha comunque impedito di segnare un gol straordinario: ”Non sono pazzo – ha spiegato l’allenatore a fine partita – da toglierlo sul 3-1, Diego non stava bene”. ”Non e’ il momento di piangere o di trovare scuse – ha aggiunto poi Tabarez – abbiamo fatto un percorso straordinario. Abbiamo fatto vedere a tutto il mondo l’immagine di cosa e’ l’Uruguay, una squadra che gioca bene e in maniera corretta”. 
In maniera molto misurata, secondo il suo stile, Tabarez si e’ lamentato del secondo gol, quello di Sneijder: ”Mi e’ sembrato che Van Persie fosse in fuorigioco, la partita sarebbe potuta essere differente”, ha detto. Tuttavia, il ‘maestro’ rimane orgoglioso ”e’ stato un bel modo di perdere”.
Ad Amsterdam, circa 50 mila tifosi olandesi hanno assistito alla sfida con l’Uruguay davanti al piu’ grande maxi-schermo d’Europa ed hanno accolto con manifestazioni sfrenate di giubilo il fischio finale dell’incontro. Lo schermo super-gigante, di 88 metri quadri di superficie, era stato piazzato su uno spazio erboso tra il Rijksmuseum e il Van Gogh, due dei principali musei della citta’ . Quasi tutti i tifosi indossavano qualcosa di arancione, il colore delle maglie di Sneijder e compagni: chi la maglietta, chi i pantaloni, chi una parrucca e chi il trucco sul viso. Dopo la partita, nelle strade di Amsterdam e lungo i suoi celebri canali sono cominciati i caroselli di auto con clacson spiegati e bandiere al vento. Festa anche a Eindhoven, a una trentina di chilometri di distanza, dove 25 mila persone hanno assistito alla partita davanti a un altro maxi-schermo. E all’aeroporto di Schiphol, avevano persino allestito una tribunetta da 300 posti davanti a uno schermo gigante per i passeggeri in attesa del loro volo. Si calcola che in Olanda 11,5 milioni di telespettatori (su una popolazione di 16,5 milioni) stasera abbiano assistito alla partita.

(*) Giornalista sportivo e studente LUISS

CHE CALDO CHE FA!

di Mario Codella

Anche oggi grande caldo su quasi tutta l’Italia.
La protezione civile segnala allerta 3 per otto città: Bolzano, Brescia, Milano, Perugia, Roma, Trieste, Venezia e Torino; ed allerta 2 per cinque città: Firenze, Frosinone, Genova, Rieti e Verona.
L’allerta 3 prevede interventi di prevenzione per le persone più a rischio. Da notare che la maggior parte di queste città sino importantissime mete turistiche ed è proprio in questo periodo che si registra il maggior numero di presenze. Quali sono le misure adottate per esempio a Roma?

Oltre l’allarme nei pronto soccorso, ospedali, l’unico provvedimento per ora noto di oggi è la distribuzione gratuita di 60000 bottigliette d’acqua dalle 11 alle 16 in tre stazioni della metropolitana ( termini, anagnina, tiburtina ) e lungo la coda per i musei vaticani, e poi? E poi ci si affida al volontariato che, come al solito, dà il suo contributo civile nonostante la scarsezza dei mezzi.
Non è un po’ poco? I tanto preziosi turisti, italiani e stranieri, non meritano qualche altra misura anti-caldo? Per esempio delle strutture non fisse con aria condizionata nelle strette vicinanze dei principali monumenti? L’unico ambiente condizionato a disposizione dei turisti è quello privato: bar, negozi, centri commerciali. Questa scarsa attenzione ai turisti ( ma anche residenti ) è grave anche perché il grande caldo è annualmente più che prevedibile.

 

GRANDE CALDO: CONSIGLI DEL MINISTERO DELLA SALUTE

di Mario Codella

Il Ministro della Salute dovrebbe impegnarsi di più nel diffondere i consigli su come difendersi dal caldo: molti malori ed addirittura morti potrebbero essere evitati.
Noi cerchiamo di aiutare pubblicando i principali accorgimenti indicati dal Ministero:

1) Evitare anche la semplice esposizione all’aria aperta dalle 12:00 alle 18:00 (e niente attività fisica intensa)

2) Migliorare il clima dell’ambiente domestico e lavorativo. Tende, tapparelle e persiane chiuse per ombreggiare e ventilare. Le persone che soffrono di malattie respiratorie non devono passare da una stanza a temperatura ambiente ad una stanza “frigorifero” causa un uso smodato dei  condizionatori: i ventilatori non devono essere puntati direttamente verso le persone.

 3) Bere molti liquidi non troppo freddi e mangiare molta frutta. Servono almeno 2 litri d i liquidi al giorno.

 4) I vestiti devono essere leggeri e comodi, molto meglio se fatti con fibre naturali. Usare il  cappello e proteggere la pelle con creme solari.

5) Arieggiare bene la macchina prima di entrare, particolare attenzione ai bambini e ai seggiolini di sicurezza.

6) Gli ipertesi ed i cardiopatici devono passare dolcemente dalla posizione sdraiata a quella eretta.

7) Attenzione ai farmaci che si assumono in caso di malattie cardiovascolari: il caldo potenzia l’effetto di molti farmaci anti ipertensivi.

8) Le persone anziane devono evitare sforzi fisici ed avere sempre il telefono a portata di mano  

9) Conservare correttamente i farmaci. Leggere attentamente le precauzioni d’uso e le modalità di conservazione; il frigorifero può essere utile per molti farmaci.

LETTERE: CHIARO DI LUNA CONTRO IL BUIO SULLA RICERCA

di Silvia Quaranta (*)

FRATI: CACCIAMO I RICERCATORI FANNULLONI

Si è svolta ieri mattina, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza, l’ennesima, accesissima, conferenza delle facoltà umanistiche.
Le decisioni riguardati questa sudatissima sessione estiva sono in ballo dall’inizio del mese di Giugno, ma solo nel famigerato consiglio tenutosi il 23, per decidere le sorti di questa sudatissima sessione estiva, si era deciso per una soluzione drastica.

Contro i tagli per la ricerca e l’Università imposti dal Ministro Gelmini, Lettere proclama il blocco degli esami per l’intera sessione estiva, a partire dal mese di Luglio. La Facoltà è caduta per circa una settimana nell’allarmismo generale, a cui ha posto fine, il 30 Giugno, il preside di Scienze Umanistiche, Nicolai, bocciando il blocco degli esami in favore di un rinvio.
Dal 5 luglio, ieri, è iniziata una settimana di mobilitazione indetta dai sindacati, CGL, CISL e UIL e per questa settimana non si faranno esami, che vengono rinviati alle prossime settimane, con libertà di adesione. A partire dal 12 Luglio, la sessione dovrebbe riaprire regolarmente. “Regolarmente”, poi, si fa per dire: «nei giorni 12, 13 e 14 luglio – cita il comunicato nel sito della Facoltà – gli appelli saranno tenuti o nelle strade della città universitaria o ‘al buio’ nei locali della Facoltà in ore notturne: questa iniziativa estrema intende indicare anche simbolicamente che un’università indebolita nel finanziamento e negli investimenti da parte dello stato è destinata a vivere periodi
bui e a finire in strada, perdendo anche le sue strutture fondamentali»
In prima linea a favore della protesta la prof. Faranda (Antropologia) e il prof. Piperno (Musicologia). «L’Italia ha preso un impegno, – dichiara in assemblea il prof. Piperno –  incrementare il numero dei laureati, quasi raddoppiare il numero attuale. Questo impegno è stato preso formalmente dal Ministro Gelmini e deve comportare delle azioni non contraddittorie. La critica non è soltanto verso la manovra finanziaria ma anche contro il decreto che taglia il fondo di finanziamento ordinario».
Scettico il rettore  Frati, il quale interviene contro i “ricercatori fannulloni”: «Non è possibile fare la serrata, non si deve danneggiare l’utente più fragile, lo studente, non è possibile il blocco della didattica. L’esame è una cosa seria e non è una cosa folkloristica. Non credo che il governo porti avanti una linea declassante, ma se si arriva a questo c’è una responsabilità da parte della classe docente e dei ricercatori. Almeno il 30% dei ricercatori non ha prodotto niente dal punto di vista scientifico: costoro meritano di essere cacciati dall’Università. Un carriera va garantita solo a chi merita e non a chi viene all’università per rubare lo stipendio».
Critici, inoltre, si mostrano i rappresentanti degli studenti, i quali si dichiarano tutti contrari con l’eccezione dei collettivi. In una nota congiunta il presidente romano di Azione Universitaria, il movimento universitario del Pdl, Matteo Petrella e il presidente di Azione Universitaria Sapienza, Cristian Alicata, affermano: «Dispiace constatare come i presidi delle cinque facoltà umanistiche dell’Università di Roma La Sapienza, nonostante il monito del rettore Frati ad evitare forme di protesta contro la riforma Gelmini lesive del sacrosanto diritto degli studenti di svolgere regolarmente gli esami di profitto, abbiano annunciato lunedì in conferenza stampa l`intenzione di tenere gli esami della sessione di luglio di notte e al buio, oppure nelle strade della città: una decisione assurda che, oltre a rasentare il ridicolo, mette in discussione le stesse modalità previste dalla legge per la validità degli esami e costringe gli studenti giocoforza a partecipare, pena il venir meno di mesi di studio e lavoro, ad una protesta politica e ideologica». La decisione – secondo Petrella e Alicata – è «fortemente lesiva della stessa dignità del docente universitario che deontologicamente dovrebbe sempre anteporre la tutela dello studente a forme di protesta discutibili e di stampo quasi folcloristico. Un comportamento che nulla ha a che vedere con l’incontestabile necessità per il futuro del nostro Paese di incentivare lo sviluppo della ricerca e la qualità della didattica»

(*) Studentessa di Lingue all’Università “Sapienza” di Roma, Vicepresidente dell’associazione “La Testata”

CODICE IN MATERIA DEI DATI PERSONALI

di Michel Emi Maritato (*)

Entra in vigore il 1 gennaio 2004 il decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003, denominato “Codice in materia di protezione dei dati personali”. Il Codice, che  rappresenta il primo tentativo al mondo di comporre in maniera organica le innumerevoli disposizioni relative,anche in via indiretta, alla privacy, riunisce in unico contesto la legge 675/1996 e gli altri decreti legislativi, regolamenti e codici deontologici che si sono succeduti in questi anni, e contiene anche importanti innovazioni tenendo conto della “giurisprudenza” del Garante e della direttiva Ue 2000/58 sulla riservatezza nelle comunicazioni elettroniche.

Il Testo unico è ispirato all’ introduzione di nuove garanzie per i cittadini,  alla razionalizzazione delle norme esistenti e alla semplificazione degli adempimenti e sostituirà la legge “madre” sulla protezione dei dati, la n. 675 del 1996. Il Codice è diviso in tre parti:la prima è dedicata alle disposizioni generali, riordinate in modo tale da trattare tutti gli adempimenti e le regole del trattamento con riferimento ai settori pubblico e privato;la seconda è la parte speciale dedicata a specifici settori. Questa sezione, oltre a disciplinare aspetti in parte inediti (informazione giuridica, notificazioni di atti giudiziari, dati sui comportamenti debitori),  completa anche la disciplina attesa da tempo per il settore degli organismi sanitari e quella dei controlli sui lavoratori;la terza affronta la materia delle tutele amministrative e giurisdizionali con il consolidamento delle sanzioni amministrative e penali e con le disposizioni relative all’Ufficio del Garante. Ecco, in sintesi,  alcuni dei punti rilevanti del testo, che in molte parti recepisce e codifica le numerose pronunce emanate e i pareri forniti in questi anni dal Garante.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.




tel.0645421734
www.studiomaritato.it


STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM

CODICE IN MATERIA DEI DATI PERSONALI

di Michel Emi Maritato (*)

Entra in vigore il 1 gennaio 2004 il decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003, denominato “Codice in materia di protezione dei dati personali”. Il Codice, che  rappresenta il primo tentativo al mondo di comporre in maniera organica le innumerevoli disposizioni relative,anche in via indiretta, alla privacy, riunisce in unico contesto la legge 675/1996 e gli altri decreti legislativi, regolamenti e codici deontologici che si sono succeduti in questi anni, e contiene anche importanti innovazioni tenendo conto della “giurisprudenza” del Garante e della direttiva Ue 2000/58 sulla riservatezza nelle comunicazioni elettroniche.

Il Testo unico è ispirato all’ introduzione di nuove garanzie per i cittadini,  alla razionalizzazione delle norme esistenti e alla semplificazione degli adempimenti e sostituirà la legge “madre” sulla protezione dei dati, la n. 675 del 1996. Il Codice è diviso in tre parti:la prima è dedicata alle disposizioni generali, riordinate in modo tale da trattare tutti gli adempimenti e le regole del trattamento con riferimento ai settori pubblico e privato;la seconda è la parte speciale dedicata a specifici settori. Questa sezione, oltre a disciplinare aspetti in parte inediti (informazione giuridica, notificazioni di atti giudiziari, dati sui comportamenti debitori),  completa anche la disciplina attesa da tempo per il settore degli organismi sanitari e quella dei controlli sui lavoratori;la terza affronta la materia delle tutele amministrative e giurisdizionali con il consolidamento delle sanzioni amministrative e penali e con le disposizioni relative all’Ufficio del Garante. Ecco, in sintesi,  alcuni dei punti rilevanti del testo, che in molte parti recepisce e codifica le numerose pronunce emanate e i pareri forniti in questi anni dal Garante.

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LA CORONA DI VITTORIA DELLA ROVERE

di Alessandro Antoony Martitato (*)

È stata rinvenuta la corona che Vittoria della Rovere, moglie del granduca Ferdinando II de’ Medici, fece realizzare nel 1685 per donarla alle Suore Carmelitane di Borgo Pinti, a Firenze, quale segno della sua devozione per SantaMaria Maddalena de’ Pazzi. Il prezioso gioiello in oro, diamanti, smeraldi e rubini, era ritenuto perduto, “vittima” delle razzie napoleoniche. Lo studioso fiorentino Piero Pacini lo ha invece rinvenuto grazie ai documenti conservati nell’archivio delle Carmelitane di Careggi. Questa importante scoperta aggiunge un nuovo tassello nel ritratto del mecenatismo e della devozione della Granduchessa, oltre che nella storia dell’arte della filigrana e dell’oreficeria a Firenze.

Nell’estate del 1684, Vittoria della Rovere fa visita al monastero delle Carmelitane, con l’intenzione di far realizzare una corona in cui incastonare tutte le gioie della Santa. In meno di dieci mesi, gli orafi Giovanni Comparini e Giuseppe Vanni terminano l’opera, utilizzando più di 30 once d’oro, per un costo totale di 1.800 scudi, che al cambio attuale significherebbero diverse centinaia di milioni di euro.
Per circa due secoli, la corona è stata mostrata ai fedeli in occasione delle solenni esposizioni della Santa, per poi essere sostituita -probabilmente in un momento di difficoltà economiche del monastero- da un gioiello più comune, ornato di pietre di scarso valore. Una cronaca del 1902 riporta che il signore che l’aveva acquistata ha disposto che la corona ritorni alla Santa dopo la sua morte, cosa avvenuta per mano degli eredi. Qualche decennio più tardi, il prezioso oggetto passa sotto la custodia dei responsabili del Patrimonio Ecclesiastico, per poi essere riscoperta da Pacini.

(*) Pittore iscritto al GAI

IO ESISTO

di Roberta Catania

Il mondo mi sembra cosi stretto e così grande allo stesso tempo,
tanto che a tratti non vorrei far altro che urlare,
far uscire tutto quello che mi sono tenuta dentro per anni,
che per la mia percezione possono anche essere stati equivalenti a millenni
e dimostrare che IO ESISTO;
altre volte invece vorrei solo sdraiarmi su un prato con il sole che  mi batte sul viso per ringraziare,
silenziosamente,
un dio tutto mio, che sa che IO ESISTO.
In alcuni momenti particolari scorro veloce tra le pagine della mia vita,

 
solo per il gusto di pescare qualche ricordo qua e la,
per sorridere un po’.
Gioco con i ricordi,
lo facevo da piccola e lo faccio ancora,
lo faccio per non dimenticare, lo faccio per non lasciarli andare,
lo faccio…lo faccio perché a volte
e dico a volte, mi ricorda che IO ESISTO.
Il mio piccolo cosmo è cosi banale, complicato e allo stesso tempo,
impenetrabile agli occhi altrui.
Se ti fermi alle apparenze, al mio modo di parlare, al mio modo di ridere,
al mio modo di giocare con i capelli quando sono nervosa o al mio buffo modo di camminare,
se ti fermi qui…avrai difronte una ragazzina come tante,
persa nel suo piccolo mondo rosa;
ci vuole pazienza per scovare il meglio di ogni persona,
ci vuole pazienza per lasciare che qualcuno decida di aprirsi veramente,
ci vuole pazienza, per capire che anche IO ESISTO.

L’ARTISTA VIOLA IN TOUR

di Angelo Del Vecchio

L’artista Leonardo Viola torna nella natia Puglia e fa tappa nelle città di Bitonto e Lecce per due personali in omaggio alla terra dove ‘tutto ebbe inizio’ come si narra nella suo ultimo libro che verrà presentato in occasione delle mostre. Due appuntamenti che regalano un affascinante percorso espositivo di pittura figurativa in acrilico. Forme espressive in cui colori e parole invitano alla ricerca interiore di sé e degli altri, come da sempre ci ha abituati il pittore dell’anima.

Sarà la Puglia ad ospitare per il mese di luglio le prossime mostre del pittore Leonardo Viola. Due città non casuali dove l’artista ha deciso di fare ritorno seguendo quel naturale percorso che la maturità degli anni e della produzione artistica porta a offrire un tributo verso la gente e la terra che hanno ispirato la sua poliedrica opera: dal pennello sulla tela alla carta come giornalista – pubblicista.

La prima mostra si terrà nella storica Bitonto, nell’entroterra barese dal 12 al 19 luglio.
La personale di pittura, organizzata in collaborazione con l’Amministrazione comunale e promossa dall’assessorato alla cultura, sarà allestita presso l’ottocentesco Palazzo Gentile, imponente testimonianza dell’architettura neoclassica, oggi sede del Municipio della città. Le opere  saranno esposte nella elegante Sala degli Specchi a cui si accede dallo scalone principesco di stile vanvitelliano.
Nel corso della mostra, alcuni quadri rappresentativi del pittore, saranno in esposizione nei raffinati ambienti di “Le Dimore di Eduard “ nel B&B di via Rogadeo, nel cuore del centro storico della città.

La seconda mostra si svolgerà dal 21 al 31 di luglio nel capoluogo salentino, la barocca Lecce. Dopo quattro anni di assenza, Viola torna nella città che lo ha generosamente adottato nei suoi frequenti soggiorni in cui ha alternato studio, ricerca e presentazione dei suoi ultimi lavori. Un rapporto di reciproca scoperta e conoscenza quello tra l’artista e la città di Lecce; di ammirazione e fascinazione nel segno di una apertura verso l’altro che contraddistingue il senso profondo dell’ospitalità di questo territorio tra i due mari.

Sin dagli esordi Viola ha prediletto la pittura figurativa, servendosi della luce come elemento primario per osserva e poi rappresentare. Ma il suo è un figurativo che non si preoccupa troppo della mimesi con la realtà e si apre alle sue trasformazioni e trasposizioni  per sconfinare a volte nell’astrattismo. Sorprendendo sia chi lo conosce e segue da tempo la sua produzione, sia chi lo incontra per la prima volta.  In gran parte dei suoi dipinti, rigorosamente in acrilico,  predominano le rappresentazioni dei paesaggi e di una natura quasi sospesa in un afflato verso l’infinito. I vari soggetti che Viola raffigura, dalle marine, agli alberi, dalle case ai paesaggi, dal cielo alla terra, vivono tra le pieghe calde dei colori, quasi sempre blu e verdi, con tratti minimalisti e in assenza dell’uomo. A sottolineare una ricerca spirituale che tramite la rappresentazione della natura si fa meditazione e contemplazione del creato, per approdare alla serenità delle forme.
Non a caso nel suo ultimo libro dal titolo “Viola” che sarà presentato in occasione delle due mostre – con prefazione curata dall’amico e giornalista talentino Raffaele Polo – l’artista scrive: “ È giunto il tempo di portare dentro quella porzione di creato dove la favola diventa realtà”.
Due appuntamenti da non perdere !

12 – 19 luglio 2010                                                                 21 – 31 luglio  2010
Bitonto (BA)                                                                          Lecce
Palazzo Gentile – Municipio                                                       Galleria Maccagnani
Sala degli Specchi                                                                   Corso Vittorio Emanuele
Ingresso libero                                                                       Ingresso libero          
8:30 – 12:00                                                                         17- 20:30

A PROPOSITO DI UFO

di Mario Codella

Come ogni estate si torna a parlare di ufo, anzi quest’anno se ne parla un po’ di più visto che agli esami di maturità è stato dato addirittura un tema sugli alieni e che nei principali canali televisivi intere prime serate sono state dedicate a questo argomento.
Perché quasi esclusivamente si parla di ufo d’estate? Forse perché si guarda di più il cielo? Perché si vuole ridurre tutto a gossip? Eppure l’argomento è serio.
Anzi, innumerevoli filmati, fotografie, testimonianze dirette avvenuti in tutti i continenti, lo rendono molto serio.

Anche ammesso che solamente il 5% dei casi sia davvero inspiegabile, dato il numero di fenomeni, ci troviamo di fronte ad un problema assolutamente rilevante, visto tra l’altro che sono proprio tanti i reperti pieni di mistero del nostro passato ritrovati ovunque.
L’umanità oggi sembra divisa tra chi crede e chi non crede, come se si trattasse di una religione, di un opinione politica o sportiva. Tutto ciò al giorno d’oggi è semplicemente assurdo!

L’argomento ufo comprende i cosiddetti “dischi volanti” cioè veicoli che volerebbero nei cieli; tutte le nazioni “posseggono” il loro spazio aereo e la restante porzione di cielo è proprietà di tutti, ma bisogna considerare che intorno alla Terra c’è una miriade di satelliti di varia tecnologia che tengono sotto stretto controllo i territori, com’è possibile che tutti questi oggetti volanti non siano stati facilmente identificati?
Se si trattasse davvero di alieni che invadono le nostre nazioni, non è diritto dei popoli saperlo? Se si trattasse invece di macchine sperimentali costruite dagli uomini, perché volano anche sui centri abitati, addirittura sulle metropoli ed in un numero cosi elevato mettendo a rischio la vita di tante persone?
Si dà oramai per normale che i governi nascondano molte cose ai loro popoli, ma la fame di verità sta crescendo giorno dopo giorno e l’uomo comune ha sempre più bisogno di notizie certe, dei fatti non dei sogni.
Una considerazione: io non voglio credere o non credere agli ufo: io voglio sapere.

 

QUALE IL FUTURO DELLA ROMA?

di Andrea Pelagatti (*)

Ancora due giorni per conoscere il futuro della Roma. Lunedì si saprà infatti se la Sensi deciderà di accettare la proposta di Unicredit  che prevede, tra le altre cose, anche la cessione della società giallorossa. In questi giorni sono state formulate tantissime ipotesi, sono stati fatti tanti nomi, tra cui quello di Giampaolo Angelucci, proprietario di diverse cliniche ed editore del Riformista e di Libero.

Come già anticipato da Tuttomercatoweb, Angelucci ha già esaminato i libri contabili della società dopo essere stato contattato da Unicredit quattro mesi fa.

Molti tifosi della Roma si stanno chiedendo chi è Angelucci. Ecco un suo identikit completo.
Cliniche, strutture sanitarie e quotidiani. E’ un impero ampio e variegato quello della famiglia Angelucci.

A capo c’è Giampaolo, 35 anni,  agli arresti domiciliari e che da anni è uno dei protagonisti della sanità laziale ed italiana. L’impero Giampaolo lo ha ereditato dal padre, Antonio, fondatore della Finanziaria Tosinvest spa: è lui che ha creato un vero e proprio “network” di cliniche e strutture per la riabilitazione in tutta Italia particolarmente concentrate tra il Lazio e la Puglia.
La Tosinvest dispone di strutture sanitarie accreditate presso il Ssn che garantiscono in totale 3000 posti letto. La società gestisce inoltre il presidio ospedaliero di Ceglie Messapica, 5 residenze sanitarie assistenziali nel Lazio e 11 in Puglia. Da Giampaolo Angelucci dipende anche il San Raffaele di Roma divenuto istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) sotto la precedente giunta regeionale di centrodestra guidata da Francesco Storace.
La famiglia romana è attiva anche nel mercato dell’editoria grazie alla proprietà dei quotidiani Libero e Il Riformista. In passato gli Angelucci avevano una partecipazione anche nell’Unità.
Non è la prima volta che degli Angelucci si occupano le cronache: nel 1999 polemiche di speculazione accompagnarono l’acquisto e la successiva vendita al ministero della Salute del San Raffaele di Roma, dopo che l’ allora assessore regionale alla sanità Lionello Casentino negò alla struttura di accreditamento.
Giampaolo Angelucci è attualmente presidente della Tosinvest Sanità, è membro del Cda di Capitalia e vicepresidente dell’associazione italiana ospedalità private.

(*) Giornalista sportivo e studente LUISS

LA VIA DRITTA

di Carmela Maraglino (*)

<<Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa è la Legge e i Profeti!>>

Mi sono chiesta, tante volte, con quali parole spiegare il senso della fede ai miei alunni. Io non insegno religione e non è mia competenza farlo. Tuttavia, per me stessa, ho sempre avuto un intimo bisogno di trovare delle “DRITTE” da seguire nella vita.
La vita non te la insegna nessuno, questo è poco ma sicuro. La vita è uno scendere in campo e, quando sei in campo, tutte le teorie imparate a memoria servono a ben poco. In quel momento, quando sei nel campo, c’è bisogno di qualcosa che, come un flash, ti appaia chiaro e sicuro nella mente. Non hai il tempo di filosofeggiare, né di meditare. Quando sei in campo, l’azione si sta già svolgendo e, a quel punto, occorrono tempismo, prontezza e lucidità. Quando sei in campo, le variabili da controllare sono tante e, soprattutto, sono contemporanee a te: non c’è né un prima, né un dopo, cui potersi appellare. 

C’è solo un durante, un qui ed un ora, in cui si gioca la partita della vita. Allora mi sono detta: <<Devo trovare un punto fermo, qualcosa di stabile e di sicuro da seguire senza avere sbandamenti, come si segue un FARO per raggiungere, sicuri, il porto. >> Non è stato semplice trovare questo punto fermo, e neppure indolore ma, alla fine, l’ho trovato e mi è apparso nella sua certezza e concretezza, così come può apparire certa e concreta una montagna. Ho pensato, allora, che chi trova questa certezza e questa concretezza può, in qualche modo, scendere in campo e vivere la vita sicuro di avere una “DRITTA” che non lo depista né lo imbroglia. Si tratta di questa breve frase, dal taglio semplice, quasi uno slogan pubblicitario di quelli che, quando ti entrano nella testa, difficilmente ne escono: <<Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa è la Legge e i Profeti!>>
Ecco, questa è la “DRITTA” che può farti trovare la via giusta nel campo della vita.
E’ così semplice, così EVIDENTE, così palesemente accecante nella sua verità che, quasi, non ci accorgiamo di cosa voglia dire veramente. Invece, è così semplice da capire questa verità che non occorrono mezzi per comprenderla. Questa è la verità che ci offre il Signore su di un piatto d’argento. Quale verità sublime! Egli lega i nostri desideri a quelli degli altri. Ci lega insieme, in un vincolo d’amore che, se capito, ci unisce in una comunione che nessuno può spezzare.
Cosa desidero io dagli altri? Voglio il male, voglio l’oltraggio, l’umiliazione? Non di certo! Io, dagli altri, voglio, pretendo, invece, il bene, la stima, la considerazione, l’affetto. Questo io voglio dagli altri ed è giusto fare questa richiesta e avere nel cuore queste speranze.
È giusto e buono, è naturale, è logico, è umano! Ma, il Signore, aggiunge che volere il bene dagli altri, com’è giusto che sia, non basta. Sarebbe troppo comodo. E gli altri da noi cosa si aspettano? Non si aspettano, forse, le stesse cose: la stima, il bene, l’affetto?
E allora, se vogliamo il bene, dobbiamo dare anche noi il bene agli altri. Se vogliamo la stima dagli altri, dobbiamo anche noi stimare gli altri.
Se vogliamo l’amore dagli altri, dobbiamo amare anche noi gli altri Solo così si è GIUSTI.
E, in questa RECIPROCITA’, c’è tutta la GIUSTIZIA di DIO che è racchiusa nella Legge e nei Profeti.

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

MIKE TYSON: TANTI AUGURI TRA SCANDALI E VITTORIE

di Andrea Pelagatti (*)

Mike Tyson, all’anagrafe Michael Gerard Tyson  (Brooklyn, 30 giugno 1966), domani compie gli anni. Facciamo gli auguri a questo splendido campione ripercorrendo le tappe di una vita tormentata e vissuta intensamente.
Soprannominato Iron Mike, The Baddest Man on the Planet, Kid Dinamite, e King Kong, Tyson ha assunto il nome islamico di Malik Abdul Aziz durante il periodo trascorso in carcere a scontare una condanna per stupro.
Correva l’anno 1991 quando la rincorsa al titolo viene bloccata dall’accusa di stupro da parte della reginetta di bellezza Desir?e Washington.
Segue un processo che viene seguito dall’intera America, divisa tra colpevolisti ed innocentisti. Ad emettere la sentenza è il giudice Patricia J. Gifford che lo condanna a 10 anni di carcere (di cui 4 con pena sospesa). Tyson entra nel carcere di Plainfield, nello Stato dell’Indiana, nel febbraio del 1992 e ne esce soltanto nel marzo del 1995 dopo 1095 giorni di reclusione e beneficiando, tra l’altro, di uno sconto sulla pena per buona condotta.

La vita dell’ex-campione sta andando evidentemente a rotoli e in molti aspetti somiglia a quella, altrettanto tragica, di un altro pugile peso massimo che Tyson considera da sempre uno dei suoi idoli: Charles “Sonny” Liston, Campione del mondo dal 1962, quando batté Floyd Patterson, un altro allievo di Cus D’Amato, fino al 1964 quando venne sconfitto dall’astro nascente Cassius Clay che dopo questo incontro cambierà il suo nome in Muhammad Alì.
Molti pensano che gli atteggiamenti di Tyson siano figli di una infanzia difficile. Nasce a New York nel quartiere popolare di Brooklyn noto come Bedford-Stuyvesant, Il giornalista del “Corriere della Sera” Ennio Caretto racconta: ” …sono bastati tre round, due testate di Holyfield, lo spettro di una nuova sconfitta, il terrore dell’antica povertà…. Lorna Smith, sua madre, è una ex insegnante che è stata sposata in passato con Percel Tyson prima di conoscere Jimmy Kirkpatrick.
Lorna e Jimmy non sono sposati ma dalla loro unione nascono tre figli: Rodney, Denise e Michael, che eredita il cognome del primo marito della madre Tyson. Jimmy lavora come manovale ma, due anni dopo la nascita di Mike, soffrendo di gravi disturbi al cuore decide di lasciare il lavoro.
Con esso abbandona anche la compagna e i figli per rifarsi una vita lontano da Brooklyn. Lorna, incapace di sostenere da sola l’intera famiglia, si trasferisce con i suoi tre figli da Bedford-Stuyvesant a Brownsville uno dei quartieri più pericolosi d’America.
Mike adesso, senza un padre e con la madre che nel frattempo trova nell’alcol la soluzione ai mali della propria esistenza, cresce senza una guida sulle strade del ghetto dove trascorre un’infanzia parecchio difficile in cui viene spesso malmenato e schernito dai ragazzi della zona.
In seguito all’ennesimo scippo, per allontanarlo da Brooklyn e da un sicuro avvenire fatto di crimini più gravi, Tyson viene destinato al riformatorio Tryon dove cambierà il corso della sua esistenza.
In questo centro per ragazzi incorreggibili, infatti, egli parteciperà alle lezioni di boxe tenute dal secondino ed ex-pugile medio-massimo professionista Bobby Stewart. Quest’ultimo viene immediatamente colpito dalla prestanza fisica del piccolo Tyson, che a tredici anni pesa più di 80 chili, e nota, fin dalle prime volte che gli permette di salire sul ring, sia la forza impressionante che la straordinaria attitudine per la boxe del ragazzo.
Stewart decide pertanto di presentare Mike al leggendario allenatore Cus D’Amato che, in passato, era diventato celebre per aver guidato due pugili verso il titolo mondiale: Floyd Patterson, Campione dei pesi massimi dal 1956 al 1962, e Josè Torres detto Chegui, Campione dei medio-massimi nel periodo 1965-1966.
Anche sul ring “Iron Mike” ha fatto parlare di se. Non solo tante vittorie per ko ma anche un morso all’orecchio del malcapitato Evander Holyfield.
Nel 2006 fine ufficialmente la carriera da pugile ed inizia a trasformarsi in uomo di spettacolo. In Italia ricordiamo la sua partecipazione a programmi Tv come “Chiambretti Night” e “Ballando sotto le stelle”.

(*) Giornalista sportivo e studente LUISS

AUMENTA LA POVERTA’ IN USA

di Emanuela Maria Mariato (*) 
 

Il tasso di povertà negli Stati Uniti è aumentato per il quarto anno consecutivo nel 2004 raggiungendo il 12,7 % del totale. Se il numero delle persone senza assicurazione medica è rimasto invariato, quello dei poveri è salito di 1,1 milioni di unità rispetto al 2003 all’incredibile quota di 37 milioni di persone.
Gli asiatici sono stati l’unico gruppo etnico a riportare un miglioramento delle statistiche con il tasso di povertà sceso dall’ 11,8 %  al 9,8 % l’anno scorso. E’ calato il tasso di povertà anche tra gli anziani, sceso al 9,8 %contro il 10,2 % del 2003.
La soglia di povertà cambia a seconda delle composizioni delle famiglie: ad esempio una famiglia di quattro persone (i genitori e due figli ) è considerata al di sotto della soglia di povertà se gli introiti sono inferiori a 19.157 dollari o 15.727 euro.

Per una coppia senza figli, la soglia scende a 12.649 dollari o 10.384 euro, e per un anziano over 65 a 9.060 dollari o 7.438 euro. L’ultimo declino del tasso di povertà è stato registrato nel 2000 quando i poveri erano 31,1 milioni o l’11,3 % della popolazione totale.
Nel 2004, il numero delle persone senza assicurazione medica è aumentato da 45 a 45,8 milioni di unità. Al tempo stesso il numero delle persone con assicurazione medica è salito di 2 milioni di unità. Le entrate medie della famiglia americana si sono assestate nel 2004 a quota 44.389  sostanzialmente invariate rispetto all’anno prima.
Fra i vari  gruppi etnici, gli afroamericani hanno riportato gli introiti più bassi, gli asiatici quelli più alti. Su base regionale, gli introiti sono calati solo nel Midwest ( -2,8 %) mentre il Sud si è confermato la zona più povera e le due coste quelle più ricche.
L’aumento di povertà è avvenuto nonostante sia continuata l’espansione economica e siano stati creati 2,2 milioni di posti di lavoro lo scorso anno.
Il bene primario della sanità è un grave problema per gli americani, dunque noi italiani, siamo dei privilegiati e dobbiamo ammettere che siamo anche più fortunati perché abbiamo assistenza gratuita.
Ci continuiamo a lamentare, l’erba del vicino è sempre più verde, però c’è chi sta peggio di noi, dunque rendiamoci conto che vi sono persone che non possono neppure curarsi se non hanno l’assicurazione. E ciò succede negli Stati Uniti d’America.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato