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LA COREA DEL NORD MINACCIA INTERVENTO ARMATO

di Giuseppe Cocomazzi (*)

IL FATTO – Il 38° parallelo torna tesissimo, e una minima vibrazione potrebbe portare a conseguenze devastanti per le due Coree. Dopo l’accertamento della colpevolezza di Pyonyang nell’affondamento di una corvetta sudcoreana, questione analizzata da esperti internazionali, il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha chiesto al regime comunista dell’eterna rivale a Nord del tagliente parallelo di scusarsi ufficialmente e ha annunciato provvedimenti difensivi per evitare altre provocazioni. Seul ha anche comunicato alle imbarcazioni nordcoreane il divieto di navigare nella acque del sud. Nei precedenti giorni la Corea del Nord aveva minacciato duramente eventuali sanzioni con una “guerra generale” finchè oggi non sono arrivate le prime decisioni irreversibili: Pyongyang non si impegnerà nel dialogo intercoreano per tutto il restante mandato del presidente sudcoreano Lee Myung-bak. Inoltre, le navi e gli aerei sudcoreani verranno banditi dai mari e dai cieli territoriali. Il ‘caro leader’ Kim Jong-il non ha atteso le contromisure sudcoreane per avvertire il suo esercito, arringandolo con “pronti a combattere se attaccati”, e pare deciso allo scontro.

 

L’ANTEFATTO – Lo scorso 26 Marzo, il Mar Giallo è stato teatro di un attacco ad una corvetta della marina sudcoreana, la Cheonan, che dopo quattro ore è completamente affondata causando la morte di 46 marinai.

Dei 104 a bordo, i restanti sono stati tratti in salvo. Inizialmente, la tv coreana aveva diffuso la notizia che il siluramento fosse opera di una nave militare nordcoreana, ma la lontananza dell’agguato dalle zone calde assieme alle smentite dello stesso governo aveva fatto cadere la supposizione. Ciononostante, il livello di allerta era massimo.

NEL MONDO – La Cina ha consigliato alle due Coree di “dialogare” e di evitare “un braccio di ferro”, mantenendo una posizione intermediaria nella contesa. Obama si è schierato apertamente a favore della Corea del Sud , ordinando ai suoi militari di interagire con le forze sudcoreane per “assicurare la sicurezza e impedire future aggressioni” e ammonendo la Corea del Nord per il suo “comportamento belligerante e minaccioso”. Infine, come ha reso noto il ministro degli Esteri sudcoreano Yu Myung-hwan, gran parte dell’Europa ha espresso pieno sostegno per Seul.

 

(*) Studente di Lettere moderne all’Università di Foggia

NUOVO FARMACO ANTIEPILETTICO DI TERZA GENERAZIONE

di Vincenzo Demaio (*)

 

Nel 1858, il neurologo inglese Edward H. Sieveking affermava sconsolatamente che “è difficile trovare una sostanza in grado di essere introdotta nell’esofago che, prima o poi, non sia stata considerata antiepilettica”. Fortunatamente, dagli inizi del XX secolo,  la neurofarmacologia ha messo a disposizione una svariata gamma di farmaci antiepilettici (FAE). 
La tabella sottostante, mostra i tempi di commercializzazione dei vecchi e nuovi FAE in Italia, definiti anche di prima e seconda generazione, quest’ultimi, di più facile gestione dovuta alle migliori caratteristiche farmacocinetiche e a un più basso potenziale di interazioni, introdotti nella pratica clinica nel corso degli ultimi venti anni (neuro…PILLOLE Anno VI N. 67 25.09.2006 sito web: http://www.neuro.unibo.it/pill/pillole.htm). 

Relativo il concetto di nuovo e vecchio, in quanto lo sviluppo di FAE continua, alla ricerca di composti e principi attivi potenzialmente sempre più efficaci, più sicuri, ben tollerati e dal profilo farmacocinetico ottimale, andando a costituire i cosiddetti FAE di terza generazione (Expert Opin Invest Drugs2006;15:637-47).
In Italia lo scenario dei FAE di terza generazione si apre con la messa in commercio della Rufinamide prima, e della Lacosamide dopo.
La Rufinamide, ottenuta nel 2007 l’autorizzazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco (EMEA) e lanciata alla commercializzazione in Italia nel 2009, è indicata in pazienti di età pari o superiore a 4 anni nel trattamento della sindrome di Lennox-Gastaut. Quest’ultima è una grave forma di epilessia che esordisce generalmente tra i due e sei anni con un picco intorno ai 4-5 anni con uguale incidenza in entrambi i sessi. Dal punto di vista eziologico si riconoscono due forme: nel 60% dei casi  una forma secondaria a malformazioni cerebrali, asfissia perinatale, infezione del sistema nervoso centrale, condizioni metaboliche o eredodegenerative, e nel restante 40% una forma primaria Una delle caratteristiche principali della sindrome risulta essere il polimorfismo delle crisi.  Le crisi toniche in sonno e le crisi tonicoassiali sono le più tipiche.Altri tipi di crisi frequentemente riscontrabili sono le assenze atipiche e le crisi atoniche. Estremamente frequenti in questa sindrome sono gli stati di male che si possono presentare sia con crisi tonico-cloniche ripetute, sia sottoforma di stato di male mioclonico, sia sotto forma di minor status (stato di piccolo male) con lunghi periodi in cui i pazienti appaiono stuporosi e obnubilati. La Rufinamide è indicata come terapia aggiuntiva ad altri farmaci antiepilettici. Dal momento che il numero di pazienti affetti da sindrome di Lennox-Gastaut è basso, la malattia è considerata “rara”, quindi Rufinamide è stato designato “medicinale orfano”.
La Lacosamide (LCS), ha ottenuto nel 2008 l’autorizzazione da parte dell’EMEA, e si prevede la commercializzazione in Italia nel prossimo autunno (fonte UCB Pharma). La LCS, oltre ad essere indicata come monoterapia per il dolore neuropatico, è indicata come terapia aggiuntiva nel trattamento delle crisi parziali con o senza generalizzazione secondaria. in pazienti con epilessia a partire dai 16 anni di età. In tre studi, riassumendo insieme i risultati, si è evinto che il 34% dei pazienti alla dose di LCS di 200mg/die e il 40% dei pazienti alla dose di 400mg/die hanno ottenuto une riduzione del numero di crisi pari ad almeno il 50%, contro il 23% dei pazienti trattati col placebo (Nature Rev Drug Disc 2008;7:973-4). In generale la LCS può essere considerato un farmaco a basso rischio di interazioni farmacologiche. (Epilepsy Res 2009; 83:183). Tutto questo apre un nuovo spiraglio soprattutto nella gestione di pazienti con crisi refrattarie, che necessitano di piani polterapeutici.
Altri FAE, quali Brivaracetam (farmaco orfano, indicato nel trattamento delle crisi miocloniche progressive e sintomatiche), Stiripentolo (farmaco orfano, indicato  per l’“epilessia mioclonica severa dell’infanzia” o sindrome di Dravet), Carisbamato, Eslicarbazepina e Retigabina   (tutti farmaci che hanno mostrato efficacia come terapia aggiuntiva nelle crisi parziali)sono in uno stato avanzato di sviluppo (fase III e oltre).

 

 

(*) Tecnico di Neurofisiopatologia presso la Casa Divina Provvidenza – Opera Don Uva – Bisceglie (BT

L’ANATOCISMO: COS’È ?

di Emanuela Maria Maritato (*)

Il fenomeno dell’anatocismo bancario è quella pratica, in uso fino a pochi anni or sono presso quasi tutte le banche italiane, secondo cui gli interessi a debito del correntista venivano liquidati (sul conto) con frequenza trimestrale, mentre gli interessi a credito dello stesso erano liquidati con cadenza annuale.

Ciò provocava un disallineamento nella maturazione degli interessi a debito ed il conseguente fenomeno dell’anatocismo, perché venivano calcolati interessi su interessi, secondo le modalità sopra descritte.

Sulla falsa riga dell’esempio illustrato in precedenza, se un correntista aveva un conto in rosso per 10.000 €, la banca gli addebitava ogni tre mesi i relativi interessi; in questo caso, al tasso del 10%, erano 250 euro che andavano a gravare subito (senza attendere la fine dell’anno) sul capitale a debito.

I successivi interessi a debito venivano calcolati non più su 10.000 € ma su 10.250 € e così via, secondo il meccanismo visto in precedenza; con questo sistema il correntista si trovava a pagare, in fondo all’anno, un monte interessi più alto rispetto al calcolo annuale.

Potete fare qualche prova con l’apposita utility per il computo degli interessi a tasso fisso.

 

STORIA
Il divieto dell’anatocismo (bancario e non) è sempre esistito nell’ ordinamento giuridico italiano in virtù dell’art. 1283 del Codice Civile.

Ciò nonostante, le Banche agivano legittimamente quando applicavano la metodologia di calcolo degli interessi sopra descritta, perché tale comportamento era stato ampiamente avallato dalla giurisprudenza, almeno fino al momento in cui è iniziato tutto il processo di revisione interpretativa delle norme riguardanti l’anatocismo, che ha portato dopo molti anni alla famosa sentenza della Corte di Cassazione del 4 novembre 2004, n. 21095.

Prima di questa sentenza, c’è stato comunque l’art. 25 del Decreto Legislativo n. 342/1999, comma 2, che, introducendo un nuovo comma all’art. 120 del D. Lgs. n. 385/1993 (Testo Unico Bancario), ha previsto la possibilità di stabilire, tramite un’apposita delibera del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito e Risparmio), le modalità ed i criteri di produzione degli interessi sugli interessi, maturati nell’esercizio dell’attività bancaria, purché fosse rispettata la stessa periodicità nel conteggio sia dei saldi passivi, sia di quelli attivi.

Il sigillo ufficiale al suddetto nuovo corso in tema di calcolo degli interessi bancari è stato poi apposto dalla sentenza del CICR emanata il 9 febbraio 2000, la quale ha definitivamente fissato il momento di decorrenza dell’obbligo, a carico delle Banche, di riconoscere ai correntisti pari periodicità nella liquidazione degli interessi.

Nel decreto n. 342/1999 il legislatore stabiliva nel contempo, con norma transitoria, una vera e propria sanatoria per il pregresso, facendo salve le clausole di capitalizzazione trimestrale contenute nei contratti conclusi prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina.

La norma transitoria è stata però dichiarata illegittima per violazione dell’articolo 77 della Costituzione, dalla Corte Costituzionale con sentenza del 17 ottobre 2000 n. 425.

Il processo di revisione al momento si può considerare concluso con la già citata sentenza del 4 novembre 2004 n. 21095, delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella quale in sostanza si afferma l’illegittimità, anche per il passato, degli addebiti bancari per anatocismo.

In sostanza la Corte afferma che le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori precedenti al 1999 non sono mai state rispondenti ad uno uso normativo ma bensì negoziale e quindi in contrasto con il principio contenuto nell’art. 1283.

L’uso normativo consiste infatti, come riportato nella sentenza, nella “ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento, accompagnato dalla convinzione che si tratta di comportamento giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme a una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell’ordinamento giuridico”.

In altre parole le clausole anatocistiche sono state accettate non perché gli utenti fossero convinti della loro rispondenza a principi dell’ordinamento giuridico, ma piuttosto perché costretti ad accettarle per poter accedere ai servizi bancari.

Questo atteggiamento psicologico è quindi ben lontano da quella spontanea accettazione che contraddistingue invece la consuetudine come istituto giuridico.

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

L’ANATOCISMO: COS’È ?

di Emanuela Maria Maritato (*)

Il fenomeno dell’anatocismo bancario è quella pratica, in uso fino a pochi anni or sono presso quasi tutte le banche italiane, secondo cui gli interessi a debito del correntista venivano liquidati (sul conto) con frequenza trimestrale, mentre gli interessi a credito dello stesso erano liquidati con cadenza annuale.

Ciò provocava un disallineamento nella maturazione degli interessi a debito ed il conseguente fenomeno dell’anatocismo, perché venivano calcolati interessi su interessi, secondo le modalità sopra descritte.

Sulla falsa riga dell’esempio illustrato in precedenza, se un correntista aveva un conto in rosso per 10.000 €, la banca gli addebitava ogni tre mesi i relativi interessi; in questo caso, al tasso del 10%, erano 250 euro che andavano a gravare subito (senza attendere la fine dell’anno) sul capitale a debito.

I successivi interessi a debito venivano calcolati non più su 10.000 € ma su 10.250 € e così via, secondo il meccanismo visto in precedenza; con questo sistema il correntista si trovava a pagare, in fondo all’anno, un monte interessi più alto rispetto al calcolo annuale.

Potete fare qualche prova con l’apposita utility per il computo degli interessi a tasso fisso.

 

STORIA
Il divieto dell’anatocismo (bancario e non) è sempre esistito nell’ ordinamento giuridico italiano in virtù dell’art. 1283 del Codice Civile.

Ciò nonostante, le Banche agivano legittimamente quando applicavano la metodologia di calcolo degli interessi sopra descritta, perché tale comportamento era stato ampiamente avallato dalla giurisprudenza, almeno fino al momento in cui è iniziato tutto il processo di revisione interpretativa delle norme riguardanti l’anatocismo, che ha portato dopo molti anni alla famosa sentenza della Corte di Cassazione del 4 novembre 2004, n. 21095.

Prima di questa sentenza, c’è stato comunque l’art. 25 del Decreto Legislativo n. 342/1999, comma 2, che, introducendo un nuovo comma all’art. 120 del D. Lgs. n. 385/1993 (Testo Unico Bancario), ha previsto la possibilità di stabilire, tramite un’apposita delibera del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito e Risparmio), le modalità ed i criteri di produzione degli interessi sugli interessi, maturati nell’esercizio dell’attività bancaria, purché fosse rispettata la stessa periodicità nel conteggio sia dei saldi passivi, sia di quelli attivi.

Il sigillo ufficiale al suddetto nuovo corso in tema di calcolo degli interessi bancari è stato poi apposto dalla sentenza del CICR emanata il 9 febbraio 2000, la quale ha definitivamente fissato il momento di decorrenza dell’obbligo, a carico delle Banche, di riconoscere ai correntisti pari periodicità nella liquidazione degli interessi.

Nel decreto n. 342/1999 il legislatore stabiliva nel contempo, con norma transitoria, una vera e propria sanatoria per il pregresso, facendo salve le clausole di capitalizzazione trimestrale contenute nei contratti conclusi prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina.

La norma transitoria è stata però dichiarata illegittima per violazione dell’articolo 77 della Costituzione, dalla Corte Costituzionale con sentenza del 17 ottobre 2000 n. 425.

Il processo di revisione al momento si può considerare concluso con la già citata sentenza del 4 novembre 2004 n. 21095, delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella quale in sostanza si afferma l’illegittimità, anche per il passato, degli addebiti bancari per anatocismo.

In sostanza la Corte afferma che le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori precedenti al 1999 non sono mai state rispondenti ad uno uso normativo ma bensì negoziale e quindi in contrasto con il principio contenuto nell’art. 1283.

L’uso normativo consiste infatti, come riportato nella sentenza, nella “ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento, accompagnato dalla convinzione che si tratta di comportamento giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme a una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell’ordinamento giuridico”.

In altre parole le clausole anatocistiche sono state accettate non perché gli utenti fossero convinti della loro rispondenza a principi dell’ordinamento giuridico, ma piuttosto perché costretti ad accettarle per poter accedere ai servizi bancari.

Questo atteggiamento psicologico è quindi ben lontano da quella spontanea accettazione che contraddistingue invece la consuetudine come istituto giuridico.

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

POLITICA: IN GRAN BRETAGNA E’ SUCCESSO L’INCONCEPIBILE

di Emanuela Maria Maritato (*)

Il governo guidato dal premier conservatore David Cameron e dal vicepremier liberaldemocratico Nick Clegg, è il primo esecutivo di coalizione dai tempi della II Guerra Mondiale

Di fatto, si tratta del primo governo di coalizione in assoluto, perché quando i tedeschi minacciavano direttamente la sopravvivenza del Regno Unito (in entrambi i conflitti mondiali) un esecutivo composto da più partiti era giustificato dall’esigenza di un’unità nazionale per il pieno sostegno allo sforzo bellico. Questa è la prima volta, nella storia contemporanea britannica, in cui si assiste alla nascita di un governo di coalizione, in tempo di pace, per assenza di una maggioranza chiara. Per di più è un esecutivo costituito da due partiti, il Liberaldemocratico e il Conservatore, caratterizzati da due filosofie politiche molto differenti, opposte sotto molti aspetti.

 

Non è un caso che, al primo punto dell’agenda dell’accordo fra Tory (conservatori) e Lib-Dem vi sia proprio la riforma elettorale. I Tory non accettano automaticamente l’introduzione di un sistema proporzionale, né un dibattito solo parlamentare, come invece era richiesto dalla controparte. Si ricorrerà dunque a un referendum popolare, entro il primo anno di legislatura. Per rassicurare l’elettorato e soprattutto i mercati, una delle prime riforme da introdurre sarà la «blindatura» della legislatura: si ricorrerà di nuovo al voto fra 5 anni, per legge, il primo giovedì del mese di maggio del 2015. Già queste due azioni cambiano il volto della Gran Bretagna. Da un lato, la blindatura della legislatura la fa assomigliare di più agli Stati Uniti, che da secoli hanno una data fissa per le elezioni. Dall’altro, la proposta di introdurre il proporzionale, se dovesse essere approvata dai sudditi britannici, porrà termine al tradizionale bipolarismo britannico e darà più spazio ai partiti, togliendolo, almeno in parte, ai candidati e al loro legame territoriale con il proprio elettorato. Solo il tempo permetterà di giudicare la funzionalità di questo profondo cambiamento della democrazia britannica che, sinora, ha garantito il massimo della stabilità.
L’alleanza parlamentare fra Tory e Lib-Dem assicurerà una maggioranza schiacciante in Parlamento: i 306 deputati conservatori e i 57 liberaldemocratici conferiscono al gruppo una forza di 363 voti, ben superiore ai 326 richiesti. Ma i due partiti divergono su quasi tutte le questioni fondamentali, oltre che sulla loro filosofia politica di base (liberal-conservatrice per i primi, progressista per i secondi). I termini dell’accordo, infatti, non riguardano solo la proposta di referendum sulla nuova legge elettorale, ma anche i singoli punti programmatici. Sull’Unione Europea, i Lib-Dem, favorevoli all’ingresso della Gran Bretagna nell’eurozona, hanno accettato il punto di vista degli alleati Tory: nessun nuovo trasferimento di poteri da Londra a Bruxelles per tutta la durata della legislatura. I Conservatori, dal canto loro, avevano già rinunciato a sottoporre a referendum la ratifica del Trattato di Lisbona, come inizialmente avevano promesso al loro elettorato euroscettico. I Lib-Dem hanno rinunciato ad altri tre punti del loro programma: gli sgravi fiscali per le coppie sposate, i finanziamenti pubblici per le università (così da assicurare il loro accesso gratuito da parte delle categorie di studenti meno abbienti) e lo sviluppo di energie alternative al nucleare. In tutti e tre questi campi, i deputati liberaldemocratici si dovranno astenere dal voto. Clegg voleva anche abrogare il deterrente autonomo britannico, basato sui missili balistici navali Trident, ma Cameron non ha accettato questa posizione. Il compromesso prevede il mantenimento del programma di rinnovo del deterrente nucleare, previa valutazione della sua efficienza in relazione ai costi. Anche in tema di difesa, dunque, i Lib-Dem hanno sostanzialmente accettato il punto di vista degli alleati conservatori.

E su tutto il resto? «Sulla riduzione del deficit, la riforma fiscale – con l’eccezione dei provvedimenti sulle coppie sposate – l’immigrazione, le riforme politiche fondamentali, le modifiche costituzionali, le pensioni e il Welfare, l’istruzione, le libertà civili e l’ambiente, abbiamo raggiunto un accordo pieno». Lo ha assicurato alla Bbc, William Hague, che in questi due giorni ha svolto il ruolo di capo-negoziatore conservatore con gli alleati Lib-Dem.

Non sarebbe stata più naturale un’alleanza fra laburisti e liberaldemocratici? I due partiti sono entrambi progressisti e le loro differenze riguardano sfumature, non la sostanza politica. Ma un’alleanza fra le due sinistre britanniche non avrebbe consentito né una maggioranza, né una stabilità di governo. Sommando i seggi di Lib-Dem e Labour, infatti, non si arriva nemmeno a 326. I due partiti di sinistra avrebbero dovuto allearsi ancora con altri partiti minori, in particolare con quelli locali loro alleati: Alliance Party (nordirlandese, alleato con Nick Clegg), Plaid Cymru (gallese, alleato con Gordon Brown) e Snp (scozzese, vicino ai laburisti). Ma questi ultimi avevano già iniziato a chiedere eccezioni ai tagli alla spesa pubblica nelle loro regioni autonome. Si sarebbe venuto a creare, insomma, un governo troppo fragile e non in grado di rilanciare l’economia britannica. Alla fine i Lib-Dem hanno compiuto una scelta di stabilità, pur sacrificando gran parte del loro programma e delle loro aspirazioni. Sperando che in futuro vincano il referendum sulla riforma elettorale. Vittoria che, comunque, non è affatto scontata. Non è un caso che il malumore sia molto più diffuso l’elettorato liberaldemocratico, che non fra i conservatori.

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

“VENTO NUOVO” AL 58° TRENTO FILM FESTIVAL


di Michele Pietro Penati (*)

INTERVISTA A JOSEPH VILSMAIER, REGISTA DI “NANGA PARBAT”, MIGLIOR FILM SULLA MONTAGNA AL TRENTO FILM FESTIVAL, PREMIATO DUE VOLTE E PRONTO A CONCORRERE A CANNES

Sabato a mezzogiorno si è saputo il vincitore del concorso tra i film di montagna che hanno partecipato alla  Premiazione del Trento Films Festival. Hanno gareggiato diverse pellicole, ognuna ricca di poesia e accurata nei contenuti appassionanti della vita in montagna, nelle culture che coabitano con questi giganti di roccia, e con le scoperte in campo scientifico ed etnografico, che hanno saputo far rivivere o ricostruire vicende storiche, avvenute in situazioni estreme, a volte, le emozioni rallentate quanto il fiato e il cuore che pompa a mille.
Un “freddo quarto d’ora”, di cui farà esperienza anche il pubblico, immobilizzato dalla maestosità di riprese a volo d’uccello, con una fluidità che sembra il planare di un falco.

Quello “del destino”, quello di Messner. Così, dopo due settimane di Festival, di stands, di mostre, di conferenze, nonché dopo la visione di tutte le pellicole da produzioni internazionali, è avvenuta nella Sala dell’Auditorium la famosa Premiazione del Pubblico, che ha visto come vincitore il film più amato e più atteso dai partecipanti a questa edizione, il “Nanga Parbat” di Joseph Vilsmaier, opera che non sarebbe mai venuta allo scoperto senza una garantita e quanto stretta collaborazione con quel celebre alpinista sudtirolese, Reinhold Messner, l’uomo “degli ottomila”. Che si è impegnato a far ritorno sul Nanga per dare un appoggio alla produzione del film e trattare assieme a Vilsmaier i momenti salienti, veritieri di quella avventura assieme al fratello Gunther, nei lontani anni ’70, finita poi in disastro con la morte del suo caro fratello. Sono sorte nuove contestazioni su cui Messner stesso ha voluto prendere parola, dicendo “non è il film di Messner, non è stato girato da me, ma il regista è Vilsmaier, e quello che lui ha sentito per questo film rispecchia con determinazione il rapporto che avevo con mio fratello, e ciò mi sta a cuore, ma il film documenta esattamente la realtà, o comunque non vuole cogliere nella loro esattezza tutti i personaggi, anche se risulta molto credibile perché tratta con le persone reali, che gli hanno fornito tanto materiale. Vilsmaier è l’autore di questo film, si è ispirato ai fatti e basta. Mi ha chiesto aiuto poi per una consulenza tecnica per gli attori.” Infatti, non tutti i personaggi, sia quelli ancora vivi o quelli che non possono riferire un giudizio sulla verisimiglianza di chi li rappresenta in scena, posso dirsi contenti del film. La figura tormentata del dottor Herligkoffer, che accusò Messner della morte del fratello, è sempre viva, ma questa volta sono gli stessi suoi parenti a richiedere a Reinhold Messner di non diffondere il suo film senza una titolazione finale, che spieghi d’aver rappresentato con licenza artistica il personaggio del capo spedizione, il dottore Herligkoffer, l’uomo che era stato alla testa degli accusatori di Messner e che non aveva mai fatto le sue dirette scuse dopo il ritrovamento ben 35 anni dopo dei resti di Gunther Messner. Soltanto per ciò i fatti reali dimostrano la poca stima sull’alpinista, e il riprovevole dubbio che aveva vanificato troppo presto le ricerche dei due fratelli, non immaginandosi né dove fossero, né se era possibile in qualche modo recuperarli; ma rimane per altri una figura candida, la cui buona reputazione occorre salvare, e per questo si accusa Messner, colui che più di tutti ha perso e ha vinto su quella montagna, su quell’ “ottomila”, come lo chiama lui. Un’altro capolavoro che ha vinto in relazione al film di Vilsmaier è “Asgard Jamming”, opera di Sean Villanueva O’driscoll, un documentario che narra della ascensione sul monte Asgard, sull’isola di Baffin, Canada. Protagonisti di questa bella avventura dai capogiri verticali sono Nico e Oliver Favresse, Stephane Hanssens  e Silvia Vidal. Impegnati quando mai a promuover il documentary film,  Sean Villanueva, Stéphane Hanssens, e i fratelli Favresses hanno programmato già 11 conferenze in tutto il Belgio durante il periodo invernale di novembre e dicembre. Questo film rende una idea piuttosto forte sullo spirito di gruppo sui sentimenti corrisposti che accomunano persone che affrontano la vita in modi diversi, ma che seguono e vivono assieme questa occasione. Un occhio attento perlustra il mondo degli scalatori, giovani generazioni come questa, che riescono anche in situazioni estreme, su delle pareti granitiche, a condividere i divertimenti, trascurando quell’atteggiamento di serietà altezzosa dei dotti professionisti, mettendosi avanti e oltre al mondo di sempre per ritrovarsi in piena distensione e relax, uno a fianco all’altro, spalla a spalla, scherzando sul loro ruolo. Un film in cui la comunicazione, le parole, le
grida di entusiasmo, enfatizzano e sono concordi quanto mai nelle immagini. Ogni tentativo e ogni riuscita è accompagnata da questa vitalità e scherzosità, piena ed elastica integrazione in un ambiente che sembra ostile, lo è, ma è profondamente diverso, se si integra in parte nella narrazione. Chissà che sia a causa loro!
Una iniziativa, quella del Trento Film Festival, partita nel 1952 grazie alla promozione del Comune di Trento e del Club Alpino Italiano, protagonisti storici di questi incontri ed edizioni. Quella di quest’anno accoglie il nuovo genere di pellicole che più si adatta all’innovazione dello stile di salita e delle nuove pratiche sportive arriva a risultati mai raggiunti prima. E proprio nei giorni di giovedì 29 aprile, sabato 1 e domenica 2 maggio, si è assistito ad un afflusso sostanzioso di presenze nei centri e nei posizionamenti strategici dei padiglioni e stands dedicati all’evento. Dalla Germania e dal resto dell’Italia, la nuova edizione, grazie alla campagna pubblicitaria, ai Trailers diffusi sul web e il vociferare diffuso, soprattutto sul film “Nanga Parbat”, ha visto giungere molti curiosi, e la cittadinanza si è promossa volontaria per accoglierli, facendo da supervisori agli stands, e tenendo edicole informative in giro per le vie principali e nelle aule del palazzo comunale per le conferenze e le attività ricreative, basate sì sulla montagna ma anche sul nuovo impegno per tenere viva una cultura è sempre mantenuto ad alto livello, in cui si intersecano scienza, folklore, archeologia, storia dell’esplorazione, ricca di spiritualità e ispiratrice e rafforzatrice di animo, in questo secolo e di quello passato, dove comunque sfuggire al mondo frenetico dell’industria era cosa da pochi, e non ci si poteva permettere distrazioni nella salita, per via della apparecchiatura, allora presente, ma ancora da perfezionare.
E’ così, non c’è giustificazione che possa dare un’altra versione di come l’alpinismo stia tornando alla ribalta e durante quei giorni caldi di maggio se ne è avuta la prova a più riprese. La scoperta della montagna o riscoperta di un genere e di una attività salubre, non è solo dovuta al film di Vilsmaier, che ha parlato soprattutto di un Messner di tempi addietro, che non si riconoscerebbe in un attore inedito al grande schermo. A Bolzano c’è stata la prima visione, ma ristretta nel numero degli spettatori, ai soli intimi del regista, il gruppo affiancato a Messner e la famiglia, ed i suoi concittadini della Val di Funes, che hanno riconosciuto in alcune scene il vivace ragazzotto che assieme al fratello, giocava ad arrampicarsi su qualsiasi superficie pendente, a correre rivelandosi in quella sua natura incline a relazionarsi con le rocce, le cavità profonde del terreno, il ghiaccio e le raffiche di un vento intemperante, e ciò soltanto per rinsaldare ad ogni ascesa la spiritualità, l’ispirazione che ha accompagnato le grandi guide, i guru della storia, da Buddha a Maometto. Ognuno di loro non ha cercato ma è stato cercato, ha scelto di vivere nell’isolamento totale, senza parlare, per confrontarsi con l’ultraterreno che abita in questo selvaggio mondo. Qualcos’altro potrebbe ben aggiungere Mauro Corona, alpinista ed artista dell’arte del fare, scrittore oltretutto, e in grado di descrivere con competenza quello che è la montagna e la spiritualità che in essa aleggia, soprattutto se ci si concentra seriamente sul suo significato. Ufficiosamente, alla visita all’Auditorium, lo vediamo passare con un seguito attorno, mentre varca la porta degli uffici dell’amministrazione per entrare nella Sala Stampa, pronto nel proprio ruolo, immedesimato in esso da come suggeriscono i suoi vestiti e la sua bandana bl u, con lo zaino sorretto da una spalla e gli scarponi, ha solo tempo di richiedere qualcosa al bancone dello spazio info, una receptionist come si usa chiamare. E scappa via, con il responsabile della Sala Stampa, addetto alle comunicazioni con gli invitati. Mauro Corona si appunta già le domande, e per niente rilassato si avvia verso l’altro edificio della Sala Stampa, ove hanno preparato da diverso tempo il set con una retroproiezione che sostituisce un background da effetto chroma key animato, tecnica usata per inserire una animazione in fase di montaggio, in modo d’aver uno sfondo mobile, di una qualità ottima, per niente invasiva. Ecco dunque, la nuova frontiera del cinema di montagna, il film che ha scosso
e viene definito uno dei più originali e meglio costruiti degli ultimi anni. Il budget che ha ricevuto è stato, a dirla come un regista, “amministrato in maniera giudiziosa”. Ed ecco qua, il risultato. Ci è capitato di avere un incontro fortuito con Joseph Vilsmaier, il regista tedesco che ha diretto e scritto il Nanga Parbat, in una versione cinematografica dal libro di Messner, cineasta e autore di Autumn Milk del 1988, Comedian Harmonists di recente produzione, del 1997, con Ben Becker, Heino Ferch, Chantal e Max Tidof. Un uomo che ha raggiunto il ruolo della regia dopo anni di sacrifici e dopo aver fatto l’assistente e il cameraman, prestando un occhio specialistico e tecnico da non sottovalutare per il film di Nanga Parbat grazie a questi trascorsi, e una buona scelta musicale, grazie ad altre esperienze anche come componente di un gruppo di musica jazz. Arrivato in Sala Stampa, lo abbiamo fermato e ci siamo presentati. Era assieme all’assistente e linguista, che si è prestata a tradurre in tedesco, al regista che mal sopporta l’inglese, i quesiti di una intervista scaturita dal nulla, che però ci ha portato ad accendere un dialogo inaspettato, ed ha portato notizie di cui diamo ora resoconto.

– Come lo presentereste il film? Quali argomenti al primo posto?
E’ un film che avevo pensato molto tempo addietro. Ho letto molto sull’argomento e prima di cominciare questo film, mi sono documentato e ho chiesto e preteso fino alla fine del film la consulenza di Reinhold Messner stesso. Il film, vorrei ricordare, non è nato per fare polemiche aggiuntive a quelle storiche, ma per dare, con voce chiara, una ferma ed insindacabile versione di cosa sia successo sul Rupal e il versante del Diamir. Quel che interessava e su cui si è incentrato il film, e per il quale è stato sempre ben disposto Messner, e di cui noi due abbiamo spesso parlato,  è il rapporto di responsabilità e di emulazione fra fratelli. Del resto, non bisogna in alcun modo, io dico, mettere Gunther al secondo posto. Non lo è nel film, e non deve mai essere visto così. Colui che accompagna Messner è voluto da Messner, è suo fratello, ed è la persona su cui può contare. Non avrebbe accettato di partire da solo, lo avevano entrambi sognato, il Nanga. Una scena, dico, ricorda molto questo. Una dell’infanzia, in cui Reinhold e Gunther corrono dentro il campanile e arrivano fin sopra la torre, e guardano la maestosità delle montagne bianche davanti a loro e c’è una conversazione che è improntata verso il futuro, verso ambiziose avventure di scalatori e di montagne. Per me, non c’è nessuna scena paragonabile a questa, che possa esplorare la concretezza di idee e di sogni dei fratelli Messner. Il loro futuro è nato da questo. E per le scene successive, quando si vedranno adulti, uno dei momenti più emozionanti resterà la conquista della vetta, assieme, dopo tanto sconforto, e la grande esperienza della morte, lo svantaggio dovuto ai pochi mezzi, che hanno saputo sopportare reciprocamente, grazie alla reciproca attenzione di entrambi a non lasciare mai indietro il proprio compagno. E’ un film che io consiglio per questi valori, che non sono semplicemente quelli di una vetta da conquistare, su cui mettere piede, ma sono quelli fraterni per poterla raggiungere assieme.


– Come giudica l’affermazione di Messner sul fatto che il film non si rivela come un documentario?
E’ giusto, non ho niente da disapprovare. Ci tengo a dire che sono della stessa opinione. Non sono per niente in disaccordo sul fatto che venga presentato un messaggio, e venga recepito come tale, e tutto il resto garantisce la credibilità al film. E’ un film di finzione, anzi, devono essere chiamati così tutti i film, non abbiamo fatto riprese ai tempi della scalata e non abbiamo del materiale inedito da presentare, ciò che si sa lo hanno già presentato. Noi, invece, presentiamo un messaggio, tutto incentrato sul Periodo storico cui i Fratelli Messner sono legati, ma anche la forte unione sancita da una promessa fra loro e quella di Reinhold alla madre, che li incoraggia a proseguire il loro obbiettivo.


– Quali sono state le location che avete utilizzato?
Siamo stati in Europa e in Pakistan, facendo di volta in volta, riprese che potessero essere gestite nei migliori dei modi, per non mettere a rischio innanzitutto gli stuntmen, le controfigure e gli attori stessi, i quali hanno visto per la maggior parte del loro tempo solo le nostre belle alpi innevate, e, ironia della sorte, non hanno mai messo piede sul vero Nanga Parbat. Il film è stato ben pianificato, in maniera dunque di riuscire a fare delle riprese del paesaggio nei posti originali dove si sono svolti i fatti e le riprese rischiose, acrobatiche, e in cui ci vuole l’esperienza di un alpinista di un certo livello, su montagne familiari, sulle quali abbiamo portato per mezzo di elicottero le controfigure, e alcuni nomi importanti dell’alpinismo, che hanno regalato momenti e immagini stupende, immortalati durante le ascese, sui ghiacciai e nelle spettacolari arrampicate. In Pakistan ci siamo stati pressappoco due mesi, avevamo bisogno di svolgere le riprese sulle pendici delle montagne, coinvolgendo e filmando le popolazioni indigene, e sempre in accordo con loro, le usanze e le quotidianità all’interno dei loro rustici abitacoli. Questo perché il Nanga Parbat non è solo una montagna, è anche vita per questa gente, e fa parte dei loro geni come un loro vecchio antenato. Oltre a questo, abbiamo filmato la “montagna nuda” in tutto e per tutto. Le riprese aeree sono molteplici, ma siamo stati comunque attenti a non mancare mai nei particolari, riprendendo e documentando, come naturalisti, gli eventi e i fenomeni come le slavine, i movimenti minacciosi di nuvole che si approssimano sempre più alla cima, annerendola, e le bufere che ne conseguono. Poi siamo tornati in Europa e in 45 giorni abbiamo concluso le riprese assieme agli attori. Un anno e mezzo per finire il film, fedeli sempre nelle scadenze.

– Quali le fonti bibliografiche o filmografiche o testimonianze reali che avete preso in considerazione?
Abbiamo avuto la collaborazione di molte persone, per lo più coloro che hanno lavorato a stretto contatto con Messner, nella sua famosa “Reinhold Messner Expedition”. Egli stesso per questo film ha dato un contributo prezioso nella testimonianza dei fatti che sono realmente accaduti su quella cima impervia nel Nanga. Ma di per sé, abbiamo fatto tante ricerche. I libri di Messner sono stati un bagaglio di partenza, ma c’è voluta la collaborazione di altre persone, anche in campo giornalistico per ricreare le vicende, costituire i dialoghi e interpretarli nella maniera più corretta e rispettosa di quelli avvenuti in privato o in un ambiente pubblico, a quell’epoca. E prendendo esempio da ciò, abbiamo battuto molto sui personaggi, antagonisti o meno, di Messner, come il dottor Karl Herligkoffer, non un alpinista ma un dottore nel senso proprio del termine, promotore della scalata avvenuta nel ’70 coi fratelli Messner, e ora scomparso.

– E quando crede possa uscire in Italia, il suo film?
Non credo che sia così immediato. Stiamo cercando una distribuzione anche in Italia. Posso solo dirvi che sarà reperibile in DVD per il 14 Luglio di quest’anno. La versione che uscirà però non sarà doppiata in lingua italiana, bensì in tedesco e in inglese, come pure le sottotitolazioni. La traduzione voluta ed eseguita qui al Festival è stata fatta dagli appassionati e dai tecnici che lavorano qui, proprio per rendere accessibile la comprensione questo film a tutti gli spettatori, siano essi tedeschi, italiani, americani, e stranieri. Non sia mai detto che il film non possa essere prodotto col doppiaggio italiano, ma è ancora presto per darne una assicurazione. Ci stiamo lavorando, e già qualche produzione si è fatta avanti.

 

(*) Critico d’Arte e Studente presso la NABA Nuova Accademia di Belle Arti di Milano

 

 

 

 

 

L’ INTERNAZIONALE DI MILANO CAMPIONE D’EUROPA!

di Alfredo Di Lullo


Terzo trionfo per la compagine milanese


22 Maggio 2010-Madrid
 Javier Zanetti scuote il capo mentre segue il presidente UEFA Platini, che di lì a poco gli consegnerà la coppa; sembra non crederci Javier, e forse nessuno crederebbe che un  trentasettenne possa vincere in un solo anno le tre maggiori competizioni per un club italiano, per giunta da protagonista; per lui è l’ennesima dimostrazione di classe, per noi l’ insegnamento che l’ età, finché non la senti nello spirito, è soltanto un numero… così come è un numero il 3,come la terza coppa dei campioni, il 45, gli anni trascorsi  dall’ultimo successo,  il 22 un numero di maglia storico per il popolo neroazzurro, il numero del più grande protagonista…
12 Giugno 1979 Bernal-Argentina  Sembra  una giornata di estate come le altre in una  cittadina a sud di Buenos Aires, chiamta Bernal, ma non per un certo Jorge Milito che festeggia per la nascita del piccolo Diego Alberto , non immaginando minimamente che quel bambino un giorno di trent’anni dopo…
22 Maggio 2010 -69°minuto Samuel Eto’o lancia sulla metà campo di sinistra Milito, l’inter è sopra 1-0, El principe  si invola in un uno-contro-uno con Van Buyten , Milito lo punta, l’altro arretra, lo aspetta,  finchè non arriva al limite dell’ area: Milito si porta la palla sul destro ,aspetta solo che l’ altro si butti da quella parte per intercettare il tiro , Van Buyten lo accontenta, ma Milito con il destro da un tocco alla palla nel verso opposto; la  velocità impressiona, il movimento del corpo pure; di  Van Buyten non c’è più traccia ; è 2-0! E’ forse il momento più bello della serata, la  giusta fine  di un torneo e di una partita iniziata poco prima…

 

22 Maggio 2010 Madrid ore 20:45
Gli occhi del mondo sono puntati sullo  storico stadio Santiago Bernabeu, in palio c’è il trofeo continentale più prestigioso e ambito per un club calcistico; a contenderselo l’inter campione d’ Italia e il Bayern Monaco, campione di Germania; è una doppia sfida Italia – Germania per il diritto a iscrivere una quarta rappresentativa  tra le partecipanti della Champions League 2011/2012. Ma ormai il tempo dei calcoli è finito. Si gioca! Moduli e  formazioni si sapevano già da un paio di settimane : 4-2-4,  celebre  invenzione del Mou, per l’Inter, contro  un classico 4-4-2 “tedesco” per il Byern di Van Gaal. La partita non è bellissima ma la noia è lontana; dopo i primi minuti di scioglimento si capisce che è il Bayern a manovrare di più, cercando sempre più spesso Robben, puro fuoriclasse, che già nel primo tempo costringe Chivu al giallo, ma l’ Inter non rischia quasi mai e controllo paziente, per poi ripartire e puntare sulla maggiore qualità media della squadra. Così si arriva al 35’ minuto; dal rilancio di Julio Cesar, Milito la spizza di testa per Sneijder, che chiude subito il triangolo con l’argentino, qui Milito anziché tirare di istinto ,aspetta , quasi finta il tiro per cogliere contro tempo Butt ; la sua conclusione di destro è imparabile: 1-0. La partita riprende sullo stesso leitmotiv con il Bayern che infligge un 65% di possesso palla che però non scaturisce in azioni pericolose, anzi al 43’ Sneijder ha sul piede l’occasione di chiudere la partita, ma non è abbastanza lucido e il suo tentativo viene respinto da Butt. Nella ripresa dopo la prima paura di Muller che costringe Julio Cesar ad impegnarsi seriamente e dopo il 2-0 sopradescritto praticamente non succede più nulla fino al triplice fischio del signor Webb.
Il sogno è realtà . La coppa è a Milano. La coppa è dell’ Inter!.
Inizia la festa, la gioia , i pianti ; quello  dello special-one Mourinho che lascerà per andare ad allenare il Real Madrid, perché a lui piace girare il mondo per dimostrare al mondo stesso chi è il migliore; i pianti dei giocatori che non dimenticheranno mai questa serata, la felicità del Presidente Massimo Moratti, perché adesso anche lui come il padre Angelo, ha di nuovo una grande Inter, la Nuova Grande Inter. E per ogni giocatore potremmo raccontare le sue emozioni, la sua storia, i suoi momenti indelebili, i suoi istanti decisivi, i suoi ricordi preziosi che, come si sa, formano la vita, la loro vita, la nostra vita….. e il calcio.

SCUDETTO AL’INTER! SAMPDORIA IN CHAMPIONS!

di Sergio Cimmino (*)

Amici eccoci arrivati alla fine di questo campionato. Solo l’ultima giornata consegna lo scudetto all’Inter vittoriosa grazie ad un goal di Milito sul campo del Siena. La Roma accarezza il sogno tricolore per ben quarantacinque minuti. Infatti, fa subito in vantaggio sul campo del Chievo Verona con De Rossi e Vucinic. Ma le speranze finiscono nel finale quando dalla Toscana arriva il finale nerazzurro. Il posto disponibile in Champions League lo conquista la Sampdoria vittorosia grazie a Pazzini sul Napoli.Se i blucerchiati festeggiano non vanno certo bene le cose in casa del Palermo, che sebbene vittorioso in casa dell’ Atalanta non riesce ad effettuare il sorpasso sulla Sampdoria. I rosanero dovranno accontentarsi dell’Europa League.Le altre partite vedono la vittoria per (2-0) del Bari sulla Fiorentina, del Catania (1-0) sul Genoa,del Parma sul Livorno (4-1). Unico pari di questa giornata tra Cagliari e Bologna. Retrocedono in serie B: Atalanta, Livorno, e Siena.

(*) Edicolante in Napoli ed appassionato di Sport

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UN COLPO DURO ALL’ANATOCISMO BANCARIO !

di Michel  Emi Maritato (*)

Finalmente qualcuno si è accorto che anche nei contratti di mutuo vi è l’applicazione della capitalizzazione composta: il vero problema è che vi è anatocismo non solo negli interessi di mora, ma anche in quelli corrispettivi. La Cassazione Civile con la sentenza n. 2593 del 20 febbraio 2003 ha applicato la norma imperativa prevista dall’art. 1283 c.c. anche ai contratti di mutuo (non vi era alcun motivo per non applicarla).

Il principio dell’art. 1283 c.c., applicato al mutuo, è chiaro: gli interessi scaduti per il mancato pagamento di una rata, non essendovi usi normativi contrari ante 1942, possono produrre ulteriori interessi solo se la banca fa causa al cliente (domanda giudiziale) o sulla base di una convenzione stipulata successivamente alla scadenza del contratto e non, come avviene sempre, nello stesso contratto di mutuo.

L’anatocismo sui mutui viene accertato dagli usi delle camere di commercio solo nel 1976, cioè 34 anni dopo l’emanazione del codice civile ed infatti negli “Accertamenti camerali delle consuetudini ed usi locali al 30 giugno 1961”, rilevati dalla Direzione Generale del Commercio presso il Ministero dell’Industria e del Commercio non vi è traccia di anatocismo trimestrale né sui conti correnti (presenti solo in due province), né sui mutui.
La Suprema Corte osserva che quando ci si trova di fronte ad un mutuo, con rate costanti (e non) che comprendono parte del capitale e gli interessi, questi ultimi “non si trasformano in capitale da restituire a chi l’ha concesso”.

 

Tale evoluzione giurisprudenziale (che peraltro prende le mosse dalla precedente sentenza n. 5286/2000 della Corte di Cassazione (in www.studiomaritato.it), con cui in tema di interessi moratori per scoperto di conto corrente, ma con argomenti di carattere generale, è stato asserito che la pattuizione degli interessi a tasso divenuto usurario a seguito della legge 108/96 è nulla, anche se compiuta prima dell’entrata in vigore della detta legge) consente all’interessato, previa verifica delle condizioni di pagamento di un tasso superiore a quello di usura, anche per un periodo di un semplice trimestre, di chiedere il rimborso delle somme eventualmente versate in eccesso, o di opporsi ai decreti ingiuntivi od alle esecuzioni fondate su titoli aventi ad oggetto richieste di somme costituite anche dagli interessi anatocistici.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

UN COLPO DURO ALL’ANATOCISMO BANCARIO !

di Michel  Emi Maritato (*)

Finalmente qualcuno si è accorto che anche nei contratti di mutuo vi è l’applicazione della capitalizzazione composta: il vero problema è che vi è anatocismo non solo negli interessi di mora, ma anche in quelli corrispettivi. La Cassazione Civile con la sentenza n. 2593 del 20 febbraio 2003 ha applicato la norma imperativa prevista dall’art. 1283 c.c. anche ai contratti di mutuo (non vi era alcun motivo per non applicarla).

Il principio dell’art. 1283 c.c., applicato al mutuo, è chiaro: gli interessi scaduti per il mancato pagamento di una rata, non essendovi usi normativi contrari ante 1942, possono produrre ulteriori interessi solo se la banca fa causa al cliente (domanda giudiziale) o sulla base di una convenzione stipulata successivamente alla scadenza del contratto e non, come avviene sempre, nello stesso contratto di mutuo.

L’anatocismo sui mutui viene accertato dagli usi delle camere di commercio solo nel 1976, cioè 34 anni dopo l’emanazione del codice civile ed infatti negli “Accertamenti camerali delle consuetudini ed usi locali al 30 giugno 1961”, rilevati dalla Direzione Generale del Commercio presso il Ministero dell’Industria e del Commercio non vi è traccia di anatocismo trimestrale né sui conti correnti (presenti solo in due province), né sui mutui.
La Suprema Corte osserva che quando ci si trova di fronte ad un mutuo, con rate costanti (e non) che comprendono parte del capitale e gli interessi, questi ultimi “non si trasformano in capitale da restituire a chi l’ha concesso”.

 

Tale evoluzione giurisprudenziale (che peraltro prende le mosse dalla precedente sentenza n. 5286/2000 della Corte di Cassazione (in www.studiomaritato.it), con cui in tema di interessi moratori per scoperto di conto corrente, ma con argomenti di carattere generale, è stato asserito che la pattuizione degli interessi a tasso divenuto usurario a seguito della legge 108/96 è nulla, anche se compiuta prima dell’entrata in vigore della detta legge) consente all’interessato, previa verifica delle condizioni di pagamento di un tasso superiore a quello di usura, anche per un periodo di un semplice trimestre, di chiedere il rimborso delle somme eventualmente versate in eccesso, o di opporsi ai decreti ingiuntivi od alle esecuzioni fondate su titoli aventi ad oggetto richieste di somme costituite anche dagli interessi anatocistici.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
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tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

IN ITALIA E’ DI NUOVO EMERGENZA RABBIA

di Elettra Marricco (*)

Un emergenza, evidente fin dai primi mesi del 2010, con oltre cento casi denunciati in Italia, è tornata la rabbia.
Il rischio del contagio, non è più circoscritto solo al Friuli Venezia Giulia, ma si estende a tutto il Nord Est.
Se pensiamo, che una volpe: efficiente veicoli per la trasmissione di questa malattia, può percorrere fino a quaranta chilometri in un giorno, si evince, come non si può sottovalutare questo fenomeno.
Infatti, la rabbia a tutt’oggi è mortale anche per l’uomo.
Quindi, se dobbiamo andare in vacanza con il nostro amico a quattro zampe in queste aree, è bene consultare il nostro veterinario di fiducia per la vaccinazione antirabbica,infatti, per poter produrre una protezione immunitaria adeguata occorrono almeno ventuno giorni. Allora visto che l’estate è alle porte organizziamoci in tempo.

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

SOCCORSO STRADALE PER I NOSTRI AMICI A QUATTRO ZAMPE

di Elettra Marricco (*)

A piccoli passi, l’Italia sta cambiando nei confronti degli animali, raggiungendo traguardi significativi. Nel mese di luglio2009, la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati ha approvato, in sede legislativa, un emendamento alla proposta di modifica del C. d. P. (Codice della strada), disegno legge S 1720. Verrà inserito un principio non contemplato dal legislatore: ed è la prima volta. L’emendamento all’articolo 22 del C.d.P. fa si che comprenda, fra i mezzi di soccorso anche quelli degli animali, dettando apposite regole per gli incidenti con danni agli animali. In caso d’incidente riconducibile all’utente e al suo comportamento, avrà l’obbligo di fermarsi e prestare soccorso immediato agli animali che abbiano subito il danno. La previsione legislativa, introdurrà conseguenze pratiche significative: le ambulanze veterinarie potranno finalmente dotarsi di segnalatore luminoso e acustico, indispensabile nell’emergenza. Chi provocherà, incidenti con danno a uno o più animali domestici, dovrà pagare una sanzione amministrativa, che potrà arrivare sino a 1500 euro, nel caso in cui non si assicuri l’immediato intervento di un veterinario.
Ciò premesso, è il caso di dire anche qualcosa sulle responsabilità del proprietario coinvolto nell’incidente. I proprietari rispondono penalmente dei danni provocati dai propri cani, sfuggiti alla loro sorveglianza. Lo rivela la Corte di Cassazione con sentenza n° 41021 del 2009, che precisa che debbano essere sorvegliati anche i cani di piccola taglia.
Abbiamo iniziato bene, ora l’importante è concludere con successo.

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

FILM: AGORÀ

di Francesco Losito (*)

Agorà è una parola che deriva dal greco e sta a significare raccogliere,radunare ed è un termine con il quale nell’antica Grecia si indicava la piazza principale della polis.
Era un luogo che aveva una notevole importanza dal punto di vista religioso, sociale,
economico,commerciale; un luogo in cui appunto si trovavano santuari religiosi e luoghi di culto ma anche edifici pubblici, mercati, uffici, teatri : infatti negli agorai arcaici si svolgevano anche attività di intrattenimento, giochi, rappresentazioni teatrali, feste.
Altra funzione degli agorà, funzione non meno importante delle altre,era di fungere da sede di assemblee di cittadini che si riunivano per discutere sui problemi 
della comunità e anche sulle leggi.
Durante l’epoca della Grecia antica, quindi della sua egemonia, la Grecia con la sua civiltà e le sue usanze arrivò in Albania, nelle isole del mar Egeo, su parte delle coste della Turchia ,in Egitto e anche in Sicilia e nell’Italia meridionale (Magna Grecia).
Di conseguenza anche gli agorai sorsero in questi luoghi ; uno in particolare, che è quello che ci interessa, si trovava ad Alessandria d’Egitto.
In questa città che fu fondata da Alessandro Magno,visse fra il III e IV secolo d.C.  una filosofa, matematica e astronoma di nome Ipazia, la quale dal 393 d.C. circa era a capo della scuola alessandrina e insegnava scienza mediche e matematica.

Era una donna di libero pensiero e con i suoi studi riuscì a compiere dei passi in avanti nel campo della geometria quantitativa piana e solida, della trigonometria, dell’algebra e anche del calcolo infinitesimale e dell’astronomia.
Campi che sarebbero divenuti fondamentali solo a partire dal Rinascimento; gia questo dovrebbe far capire la sua importanza nel panorama della storia.
Ma la sua sfortuna fu di essere vissuta in un’epoca in cui ad Alessandria d’Egitto dominavano lotte, guerre e fanatismo religioso e in cui si viveva anche sotto dominazione romana; questo insieme di fattori avrebbero reso molto difficile la vita di chiunque, figurarsi di una donna pagana con pensieri “rivoluzionari”.
Ipazia venne accusata di stregoneria e fu messa in giro anche la calunnia che fosse lei ad impedire una riconciliazione tra il prefetto di Alessandria e il vescovo: motivi sufficienti questi per condannarla a morte.
Fu catturata da un gruppo di cristiani che la condussero in chiesa dove venne spogliata e lapidata ,poi il suo corpo fu fatto a pezzi e trasportato nel Cinerone dove venne bruciato.

Questa storia è anche la trama del film Agorà ,un film spagnolo del 2009 che è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes nello stesso anno ricevendo buone critiche.
Il film ha gia ricevuto 7 premi Goya ,che sarebbero una sorta di Oscar spagnoli, ed è l’ultima fatica del regista Alejandro Amenàbar.
Amenàbar è regista di film come Apri gli occhi (1997) da cui è stato tratto Vanilla Sky con Tom Cruise (per chi non lo sapesse Vanilla Sky è il remake di questo film), The Others (2001) con Nikole Kidman  e Mare dentro (2004).
L’attrice che interpreta il ruolo di Ipazia è Rachel Weisz ,premio Oscar per la miglior attrice 2006, la quale si ricorda soprattutto per i suoi tre film su La Mummia. Si presume anche che nel prossimo film su Batman che dovrebbe uscire nelle sale per il 2012, Rechel Weisz possa interpretare il ruolo di Catwoman (staremo a vedere).
Le musiche di Agora sono composte dall’italiano Dario Marianelli, premio Oscar per la miglior colonna sonora 2008 per il film Espiazione.

Buona visione!

(*) Studente di Lettere Moderne all’Università di Bari

LA RUBRICA DELL’ARTE

di Stefano Azzena (*)

La rubrica sull’arte dovrebbe essere, per gli addetti ai lavori, un luogo dove cercare informazioni riguardanti mostre,fiere, gallerie e artisti  ma anche un mezzo per conoscere il processo evolutivo dell’arte. Nel caso specifico, quale responsabile di questa rubrica, ho pensato di cominciare facendo prima una breve carrellata sulla storia dell’arte, partendo dalla preistoria e arrivando fino ai giorni nostri. Gli articoli avranno una cadenza settimanale e serviranno ai nostri lettori per avere un quadro generale dell’evoluzione del mezzo espressivo artistico, sia che si parli di pittura,scultura per poi arrivare alle tecniche di stampa, la fotografia e quant’altro.
Non mi soffermerò sui soliti approfondimenti che da sempre invadono le nostre teste ma cercherò, in maniera sintetica di illustrare il fatto che l’essere umano, sin dalle origini ha sempre avuto la voglia e il bisogno di esprimersi attraverso l’arte.

(*) Pittore

ENNESIMO AGGUATO IN AFGHANISTAN: DUE MORTI E DUE FERITI

di Giuseppe Cocomazzi (*)

Non si fermano gli attacchi in Afghanistan contro convogli internazionali dell’Isaf: sul tragitto che porta da Herat a Bala Murghab, il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, e il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, entrambi alpini del 32º reggimento genio alpino di Torino, hanno perso la vita a causa di un Ied (Improvvised explosion devices), ovvero un ordigno artigianale, bomba che sempre più spesso viene utilizzata dai talebani per attacchi simili. L’agguato è avvenuto alle 9.15 locali, e oltre alle due vittime, a bordo del blindato Lince c’erano anche il caporalmaggiore Gianfranco Scirè e il caporale Cristina Buonacucina, rimasti feriti alle gambe seppur fuori pericolo.
La colonna di vetture che si dirigeva a nord della regione era composta da 400 soldati di diverse nazioni, ed è quindi probabile che il colpo messo a segno dai talebani non avesse come obbiettivo ledere i soldati italiani in particolare, ma chi si fosse sciaguratamente trovato a passare sopra la bomba. Pare che i sodati fossero stati avvisati, o comunque messi in allerta, da alcuni 007 che segnalavano come nella zona fosse “altamente probabile” la presenza di Ied. 

Inoltre, le vie di comunicazione, quali strade e sentieri, sono scarse e facilmente individuabili cosicchè per i terroristi è semplice decidere il punto migliore in cui piazziare l’ordigno. Solo nel marzo del corrente anno sono state scovate 989 bombe Ied, segno evidente di come i talebani prediligano questi esplosivi.
Le reazione della scena politica italiana sono quelle che sovente si vedono dopo la perdita di uomini nel contingente italiano in Afghanistan. L’accaduto è motivo per ricordare a tutti che «la nostra missione è fondamentale per la pacificazione dell’Afghanistan», commenta il premier Berlusconi che esprime cordoglio per le famiglie dei militari caduti. Calderoli si mostra più cartesiano, e si chiede «se i sacrifici servono», rimandando la risposta in sede più opportuna, cioè in ambito internazionale. Bossi, con lapalissiana umanità, afferma che «le guerre non sono mai una bella cosa perché poi ci sono i morti». Per il resto, i commenti hanno avuto modo di affinarsi e migliorarsi su le vite di 25 uomini, e voglia il cielo che non ci sia più modo di perfezionare l’eloquenza.


(*) Studente di Lettere moderne all’Università di Foggia