Play Pause

SUPER ENALOTTO

Nessun ‘6’ ne’ ‘5+’ all’odierno concorso del SuperEnalotto. Realizzati dieci ‘5’ che vincono 77.021,43 euro ciascuno. Per la categoria Superstar centrati sei ‘4 Stella’, cui vanno 34.631 euro ciascuno. Il jackpot stimato a disposizione del ‘6’ per il prossimo concorso sale cosi’ a 115,2 mln di euro

GOVERNO

Verdini su accuse Bankitalia: ”Ho sempre operato con trasparenza”  (AD KRONOS)

SPORT MOTO

E’ ORAMAI UFFICIALE: VALENTINO ROSSI PASSA DALLA YAMAHA ALLA ITALIANA DUCATI

GOVERNO

MARONI E ALFANO “NO AGIOCHI DI PALAZZO” SE LA MAGGIORANZA VIENE MENO SUBITO URNE,NESSUN GOVERNO TECNICO.

ROMA

Roma: uomo trovato morto in appartamento in zona Marconi

TRAGEDIA NEL MILANESE

TURISTA DI 37 ANNI MUORE AFFOGATO NELLE ACQUE DI CELLE LIGURE. C’ERA LA BANDIERA ROSSA, PROBABILMENTE LE ONDE LO HANNO TRASCINATO.

ALLARME AL SANTUARIO DEL LOURDES

EVACUAZIONE DEL SANTUARIO PER 300.000 PELLEGRINI INIZIATA ALLE 14 DEL 15 AGOSTO A CAUSA DI UNA FALSA SEGNALAZIONE ARRIVATA ALLA POLIZIA CHE AVVERTIVA SULLA POSSIBILE ESPLOSIONE DI 4 BOMBE

TRAGEDIA AL PALIO DI SIENA

Colpito da un colonnino di pietra durante la cena propiziatoria di una contrada, un francese e’ morto oggi all’ospedale di Siena.

POMEZIA TRAGEDIA SFIORATA

ESPLODE PALAZZINA E NEGOZI ANNESSI.TRAGEDIA SFIORATA PER CASUALITA’ INFATTI NEL MOMENTO DELLA DEFRAGAZIONE IL BAR MOLTO FREQUENTATO E GLI UFFICI DEL PALAZZO ERANO CHIUSI.

SENTIRSI IN FORMA NON È SOLO QUESTIONE DI CHILI

di Emanuela Maria Maritato (*)

Adottare uno stile di vita alimentare più sano e corretto non è solo una delle più recenti tendenze, ma è anche quanto consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per assicurarsi un futuro migliore, al riparo da molte malattie. Un corpo in forma non sta meglio solo da un punto di vista estetico, ma anche a livello di salute e benessere. Recentemente, si sta affermando sempre più l’idea che non è importante avere una linea perfetta, ma mantenersi in forma senza effettuare diete restrittive/distruttive, tour de force in palestra o ricorre a cure mediche selvagge.

Chili di troppo: un problema diffuso
Oggi, sovrappeso e obesità sono considerati un problema individuale ed estetico, ma anche sociale. Infatti, molti Paesi si sono impegnati a realizzare delle campagne di sensibilizzazione mirate a contrastare la sedentarietà. L’obesità nei cittadini è diventato, quindi, un problema sociale, perché uno Stato malato costa molto di più e crea persone scontente che lavorano male e si integrano ancora peggio con il resto del mondo. Infatti, molte sono le conseguenze che il sovrappeso (in Italia riguarda un terzo degli adulti e una parte significativa dei bambini) riversa su tutta la società: dai costi che gravano sul sistema sanitario nazionale, alle implicazioni di carattere estetico e psicologico, come l’isolamento, le difficoltà di relazione e, soprattutto nei più giovani, di socializzazione.

Fare sport e curare l’alimentazione: ecco come sconfiggere l’obesità
Condurre una vita più sana ed equilibrata risulta non solo la soluzione migliore, ma anche la tendenza verso cui sembra muoversi il pubblico che predilige sempre più uno stile di vita salutare incline al benessere psico fisico. Ma quali sono i “canoni” da seguire per vivere meglio? Innanzitutto, l’ideale è cominciare fin da bambini, imparando una serie di abitudini che, se acquisite in tenera età, entrano poi a far parte del modus vivendi quotidiano. Al primo posto, figurano i comportamenti alimentari e quelli legati all’attività fisica, due cardini che anche l’OMS identifica come i principali fattori responsabili di un corpo sano e in forma. L’alimentazione, in particolare, gioca un ruolo di primaria importanza. Pertanto, è fondamentale che, fin da piccoli, ci abituiamo a mangiare in modo corretto, assumendo tutti i nutrienti necessari al fabbisogno del nostro organismo ed alla sua crescita, variando il più possibile i cibi, imparando a dosare in modo giusto le quantità. L’attività fisica è l’altro aspetto su cui puntare: il movimento fa bene a tutto il corpo, lo aiuta a mantenersi tonico, favorisce la circolazione e il buon funzionamento di cuore e polmoni, mantiene i tessuti elastici e giovani. Uno stile di vita sano ed equilibrato ha i suoi benefici effetti non solo sul fisico, ma anche sullo spirito: una persona in forma, che sta bene nel proprio corpo e con il proprio fisico, è generalmente una persona più serena e felice, in armonia con gli altri e soddisfatta di se stessa.

Che cos’è l’OMS
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS o World Health Organization, WHO in inglese) è l’agenzia specializzata dell’ONU per la salute fondata il 7 aprile 1948 a Ginevra. L’obiettivo dell’OMS è il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute, definita come condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto come assenza di malattia o di infermità.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

LA MODA NEL CONSUMO GIOVANILE

di Emanuela Maria Maritato (*)

Secondo Enrico Cietta, la centralità del consumo giovanile impone all’aziende assoluta vigilanza sui prodotti e i fenomeni che interessano l’universo giovanile, non solo per la capacità di spesa che essi possiedono, ma perché il modello di consumo prevalente è oggi centrato proprio sul consumo giovanile. “Il mercato del consumo giovanile tende oggi ad espandersi incredibilmente e gli stili di vita che una volta identificavano le varie generazioni, tendono a confondersi e integrarsi ad esempio alternando indifferentemente il vestito formale al jeans.

Il 2° millennio si chiude con una profonda modificazione dello scenario socio-culturale con l’emersione del “nuovo giovane”, un’entità difficile da classificare perché non più identificabile da uno stile di vita determinato e da precisi confini anagrafici. La moda, nel corso degli ultimi decenni, ha acquistato sempre maggiore importanza presso i giovani; se negli anni ’60 i ragazzi puntavano più che altro a distinguersi dalla “corrotta e comunista” società borghese, utilizzando abiti semplici e poveri (l’eschimo, i jeans, le minigonne), oggi invece, la moda tra i giovani copre un ventaglio d’interessi e di motivazioni più ampio. L’immagine corporea e i vestiti, innanzi tutto, sono un elemento di supporto nel processo d’integrazione del sé; il tentativo è quello d’appoggiarsi ad oggetti esterni per facilitare l’emergere di rappresentazioni di una parte di sé, cui si sta cercando di dare più valore ed importanza. Così come la definisce Barthes, si parla di moda tutte le volte che un consumo non è motivato da questioni funzionali; è un meccanismo generale che regola il nostro mercato delle merci e la produzione di plusvalore. Il sistema della moda, come dice Barthes, mira ad ottenere una dinamica di appartenenza-differenziazione rispetto all’habitat sociale circostante, introducendo un coefficiente di novità all’interno di un sistema di segni fondamentalmente stabile. I prodotti moda non soddisfano dei bisogni personali quanto piuttosto dei “non bisogni” sociali: non si acquista un vestito, un paio di scarpe o un profumo perché si deve soddisfare una necessità primaria; lo si fa invece perché quel vestito, quelle scarpe e quel profumo, appartengono al piacere di vita, all’aspirazione di realizzare un proprio desiderio inespresso. Si tratta quindi di soddisfare un non-bisogno del consumatore, di offrirgli un prodotto che sia al tempo stesso esteticamente bello e funzionalmente efficiente. Il giudizio sull’utilità e la bellezza di un prodotto diventa quanto mai relativo: esso acquista una sua funzionalità nella considerazione dell’individuo e non tanto sulla base di una valutazione oggettiva. Il fatto che il prodotto di moda soddisfi un “non-bisogno” non è l’unico elemento di differenziazione rispetto ad altri prodotti “tecnologici”. La moda si rivolge a un consumatore che ha dei non-bisogni sociali: con ciò ovviamente non intendiamo dire che l’abito, le scarpe o il profumo siano consumi fatti sulla base del proprio contesto sociale né che essi rappresentino uno “status symbol”. Queste valutazioni sono ormai superate: la moda è ormai una scelta individuale in cui certamente incidono i fattori sociali, che però hanno un’importanza relativa rispetto al giudizio personale dell’individuo. L’accezione sociale della scelta dei prodotti moda è invece relativa al fatto che l’individuo tende a scegliere ciò che manifesta la propria identità. I capi d’abbigliamento sono degli strumenti di relazione, che consentono di trasformare in qualcosa di fisico la  propria personalità e quindi di poterla comunicare agli altri. Fin dagli anni Ottanta le aziende della moda hanno guardato ai “giovani” consumatori con sempre maggiore interesse non soltanto perché essi rappresentano un mercato di proporzioni crescenti, ma anche perché essi possiedono una forza influenzatrice sui modelli di consumo prevalenti. Nel passato il giovane è stato spesso vissuto come un elemento di rottura della cultura dominante ovvero come una forma di devianza, più o meno rilevante, rispetto alle regole sociali. Quando questa visione è stata maggiormente appropriata, quindi in quei periodi storici in cui il disagio giovanile è diventato più visibile, le nuove generazioni erano ben lontane da proporsi come un fenomeno di tendenza sociale e quindi come un modello di consumo da imitare. Durante gli ultimi 40 anni di storia è possibile riscontrare momenti di grande contrapposizione intergenerazionale e periodi di relativo conformismo. Gli anni dell’immediato dopoguerra hanno rappresentato un momento di sostanziale identificazione dei giovani con i loro padri; la necessità della ricostruzione post-bellica, materiale e morale, ha comportato una forte condivisione dei modelli societari ed economici. A fianco di questa tendenza si mostrarono i primi segni evidenti di una contestazione già alla fine degli anni Cinquanta: l’impatto sociale dei cosiddetti “teddy boy” fu enorme in una situazione di omologazione generazionale. Quello fu il primo  tassello di una contestazione che esplose alla fine degli anni Sessanta come risultante di opposizione. La prima non elaborò un vero e proprio sistema alternativo ma si limitò a contrastare quello che riteneva un modello di vita (quello della classe lavoratrice) alienante. La seconda invece mise a punto un modello culturale alternativo e quindi rappresentò uno strumento di rottura rispetto al sistema culturale (quello della classe media) allora prevalente. Vicino a queste due anime di contrapposizione, e in parte come risultato di esse, nacquero una serie di movimenti che vennero identificati con un preciso modo di vivere, un modo d’intendere le istituzioni e un modo di vestire. Questi nuovi “stili di vita”, dopo un fortissimo impatto, furono assimilati: i media se ne interessarono e se ne impossessarono, cambiando l’iniziale atteggiamento censorio in una sempre più crescente curiosità. L’ attenzione dei media e del mercato tende di per se stessa a normalizzare gli stili giovanili e la loro trasgressività diminuisce al crescere della loro diffusione. Con la fine degli anni Settanta, il processo sembra arrivare al suo culmine con l’abbandono della dimensione politica della protesta giovanile e con l’emergere di una nuova contrapposizione non più fatta di messaggi e contenuti diversi, quanto di “forme diverse di relazione simbolica”. Si giunge ad una contrapposizione più radicale di quella politica: la sfida della comunicazione. Gli anni Ottanta rappresentano lo sforzo giovanile di produrre identità attraverso la rielaborazione di simboli e il ripensamento dei caratteri dell’appartenenza. Negli anni Novanta, l’eccedenza e la ridondanza delle diverse possibilità di identificazione, favorite dal mercato della moda e dei media che hanno raggiunto la dimensione globale, porta ad una contaminazione degli stili di vita trasformandoli in qualcosa di meno determinato e stabile e quindi più soggetto a mutamenti stagionali. Il nuovo giovane non è più identificabile con uno stile di vita; egli tende ad identificarsi con un mondo che cambia e quindi il suo modo d’intendere l’abbigliamento è mutevole. Il consumatore delle nuove generazioni è più assimilabile al consumatore adulto che anzi tende ad imitarlo, assecondando un’identificazione che diviene trasversale alle diverse generazioni. Il mercato del consumo giovanile tende quindi ad espandersi incredibilmente e gli stili che una volta identificavano le diverse generazioni, tendono a confondersi a e integrarsi (il vestito formale è alternato ai jeans). L’abito non è più identificazione delle variabili strutturali dell’individuo (classe, status sociale, cultura…) ma diventa la manifestazione di un momento, la possibilità di rivelare un aspetto della propria multi-identificazione. Il giovane è oggi un consumatore trasversale che acquista prodotti di fasce di prezzo diverse e da canali distributivi diversi; lo stesso crescere di un’offerta di prodotto basico di fascia alta, per esempio, nasce dall’esigenza di identificarsi con modelli di consumo sofisticati, pur non abbandonando capi che appartengono alle radici del mondo giovanile. La centralità del consumo giovanile nel modello di consumo prevalente, ha fatto si che le aziende di moda fossero sempre più attente ai prodotti destinati alle nuove generazioni e ai fenomeni che le attraversano, non solo per il valore di spesa che essi rappresentano, ma anche per la loro importanza sul fronte promozionale. L’aziende di moda e il sistema nel complesso, non possono non considerare le scelte commerciali del consumo giovanile che tende sempre più ad ampliarsi, non per un fatto demografico quanto per un fenomeno culturale che porta a prolungare la giovinezza degli individui e quindi a rendere meno evidente il confine tra chi è giovane e chi no.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

CIBO PER I CELIACI

di Emanuela Maria Maritato (*)

Sono state scoperte le molecole responsabili della Celiachia, presto potrebbe arrivare un vaccino.
La ricerca, pubblicata sul prestigioso Science Translational Medicine, si è svolta all’Hall Institute of Medical Research di Parkville, in Australia, ed è stata diretta dai dottori Bob Anderson e da Jason Tye-Din, che hanno scovato tre sostanze, dei peptidi, contenuti nel glutine, capaci di scatenare la reazione immunitaria delle pareti intestinali, alla base della malattia.

Dopo l’importante scoperta si sta cercando una soluzione al problema, che verosimilmente si baserà sulla somministrazione in piccole quantità dei tre peptidi ai pazienti, così da desensibilizzarli al glutine.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

LA CIOCCOLATA TUTTA UN’ALTRA STORIA

di Emanuela Maria Maritato (*)

Siamo ormai abituati a sentir parlare della cioccolata come di un potente antidepressivo, ma siamo proprio sicuri che sia vero?
Un recente studio non si limiterebbe a sfatare questa diffusa opinione, ma addirittura la capovolgerebbe puntando il dito contro la cioccolata accusata di essere una causa dell’aumento di depressione.
Mentre alcune ricerche, sostengono quindi che mangiare cioccolato migliora l’umore.
Per altre, invece è il contrario: il cioccolato favorirebbe la depressione.

Ma da dove nasce questa nuova opinione?
Questa rivoluzionaria idea emerge da una recente ricerca dell’Università di San Diego, in California, diretta dalla dottoressa Beatrice Golomb e pubblicata su “Archives of Internal Medicine“.
Lo staff della dottoressa Golomb ha lavorato con 931 soggetti, maschi e femmine, a cui non era mai stata diagnosticata la depressione né prescritta alcuna cura per tale malattia. I volontari hanno poi compilato un questionario, indicando le porzioni di cioccolata consumate esprimendole in: una tazza, un quadratino, una barretta.
Gli scienziati hanno notato come coloro che mangiavano mediamente 8 porzioni di cioccolato al mese mostravano sintomi di depressione.
Nessun sintomo invece per i soggetti che si limitavano a circa 5 dosi.
Ad ogni modo, solo gli stessi scienziati ad aver realizzato questo studio a richiamare alla prudenza e a dichiarare che sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire esattamente che relazione ci sia tra la cioccolata e l’umore.
Secondo noi di Cordelia.it lo studio si spiega così… chi è più depresso mangia più cioccolata.
Capirai che scoperta! Bravi!

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

FEDERICA PELLEGRINI DA RECORD: GRANDE SLAM CENTRATO

di Andrea Pelagatti (*)

Federica Pellegrini ha vinto l’oro nei 200 sl femminili agli Europei di nuoto di Budapest.

La Pellegrini ha vinto in 1’55’45 davanti alla tedesca Silke Lippok (1’56”98) e all’ungherese Agnes Mutina (1’57”12).

Per Federica Pellegrini primo titolo continentale, nei 200 stile, quello che le mancava per il Grande Slam dopo oro olimpico e mondiale.

”Sono contenta: l’Europeo viene in secondo piano dopo Olimpiadi e Mondiale, ma e’ stato bello ce l’ho fatta. Sono contenta del tempo, non mi aspettavo di scendere tanto rispetto a ieri”.

Domani per lei ci sono i 400. ”Oggi mi hanno impensierito – ammette l’azzurra ai microfoni Rai -, combatto con nausea e altro. Dipende da come passo la notte. Quest’anno ho abbastanza problemi di stomaco, mi ammalo anche io.

 Vedro’ di fare il possibile per esserci…”. Il ricordo del suo ex tecnico Alberto Castagnetti e’ sempre molto forte: ”Mi manca di piu’ sotto gara – spiega -, aveva esperienza, sapeva cosa dire, come infuriarsi dopo, Morini (il suo attuale tecnico, ndr) non riesce a farlo, si trova un attimo spiazzato.

Dobbiamo crescere tanto insieme, ora sono io che lo devo aiutare, lui e’ nuovo. Alberto continua a mancarmi, cerco qualcuno che mi sostenga, ma cresceremo”

(*) Giornalista sportivo

PARIS HILTON: FOLLIE IN COSTA AZZURRA

di Donna Cenfi e Francesca Tritelli

Paris Hilton è apparsa nelle spiagge di Saint Tropez, avvolta in un costume leopardato decisamente sexy.
 
La bella ereditiera, più in forma che mai, ha quasi sfilato per Saint Tropez in Costa Azzurra tra spiagge e locali esclusivi, bottiglie di ampagne e shopping.

Accompagnata dalla sorella Nicky, Paris scortata dalle sue bodyguard non s’è fatta sfuggire l’occasione di posare come una diva. Mentre l’amica Lindsay Lohan trascorre la sua estate in una squallida cella di un carcere in californiana, la bionda ereditiera sta facendo il tour dei locali più esclusivi della Costa Azzurra e non si fa mancare proprio nulla, com’è nel suo stile.