Play Pause

LA CARBONARA

Il Piemonte è una regione molto varia dal punto di vista morfologico; questo aspetto si riflette anche nella sua gastronomia. La base della cucina piemontese è il riso, preparato un po’ con tutto: a Novara è l’ingrediente base della paniscia piatto appunto con riso con verdure, lardo, fagioli, salame, fegato di maiale e vino. A Vercelli (zona di risaie) il riso viene preparato con fagioli, rane, gorgonzola, lumache. La cacciagione riveste un ruolo importante nella cucina piemontese: fagiani, lepri, pernici. La cucina piemontese va ricordata per il tartufo bianco (simbolo della città di Alba), per i bolliti misti, per la “quaietta”, (un filetto di vitello farcito con carne trita, formaggi e tartufo), per gli gnocchi di Val Varaita, con fontina, stracchino e burro fuso. Tra i dolci, rinomati sono i gianduiotti.

Come preparare la ricetta Carbonara:

Per questa gustosa ricetta si dovrebbe usare il guanciale, ma dato che è piuttosto difficile reperirlo, si può sostituire con la pancetta affumicata. In una casseruola mettete la pancetta tagliata a striscioline e fatela rosolare a fuoco basso per sciogliere il grasso. A parte mettete in una terrina 2 tuorli e 2 uova intere, batteteli leggermente ed unitevi il pecorino piccante ben grattugiato. Continuate a battere con una forchetta per amalgamare perfettamente gli ingredienti. Questo tipo di condimento si adatta in particolare agli spaghetti: dopo averli cotti al dente scolateli e buttateli ancora caldissimi nella casseruola dove avete rosolato la pancetta, versatevi sopra le uova con il pecorino, mescolate velocemente, tenendo la padella sulla fiamma in modo che resti calda. Prima di servire pepate abbondantemente. Questa ricetta presenta diverse varianti: ve ne proponiamo due. Se amate i gusti un po’ forti potete soffriggere uno spicchio d’aglio con un cucchiaio d’olio e poi aggiungere alla pancetta; se invece preferite un sugo più delicato aggiungete 2 cucchiai di panna alle uova e avrete una salsa molto più cremosa. Tempo: 20 minuti.

G.L.C.

 

 

LA MODA MARE E’ SEMPRE LA PIU’ ASPETTATA DELL’ANNO

di Francesca Tritelli

Specialmente oggi, nel 2010 nelle spiagge di tutt’Italia vengono sfoggiati bikini e costumi interi da mozzafiato sempre più piccoli e di varie fantasie che lascia a bocca aperta il pubblico maschile.
Negli ultimi anni il “look mare” vuole perdi più aggiungere accessori di varie taglie, dai più piccoli come gli anelli, ai più grandi, collane borsette ecc.. dimostrando che si può essere eleganti anche sulla spiaggia.

Sandaletti e tacchi alti, o meglio ancora stivaletti aperti sul davanti, sono i modelli di scarpe più gettonati del momento.

Dopo queste caratteristiche ci chiediamo: “Come andrà a finire per l’estate 2011?”, “Collane e tacchi lasceranno spazio alla vendetta delle infradito e pareo?”

L’IMPORTANZA DELLA MUSICA NELLA EDUCAZIONE

di Alessandro Antoony Maritato (*)

Platone, nella sua Repubblica, ha trattato con enfasi straordinaria l’importanza della musica nella educazione, poiché il carattere di un popolo è proprio come la musica che esso apprezza. L’importanza della pittura e della scultura è appena minore. La mente è profondamente influenzata da ciò che essa vede e se l’occhio è allenato fin dalla fanciullezza alla contemplazione e alla comprensione della bellezza e dell’armonia, del giusto accostamento di linee e colori, i gusti, le abitudini e il carattere verranno spontaneamente plasmati a seguire una simile legge di bellezza, armonia e disposizione nella vita dell’uomo adulto.

Un risultato simile è prodotto sulle emozioni dallo studio dell’arte bella o nobile. Abbiamo parlato della purificazione del cuore, la chitta Suddhi, che Aristotele considerava il compito essenziale della poesia, ed abbiamo osservato che essa si ha nella poesia tramite il distaccato e disinteressato godimento degli otto rasa o forme di estetismo emotivo che rendono la vita immune dalla turbolenza delle più basse passioni egoistiche.
La pittura e la scultura lavorano nella stessa direzione con mezzi diversi.
L’Arte talvolta usa gli stessi mezzi della poesia, ma non può farlo sino allo stesso punto, poiché non ha il movimento della poesia; essa è fissa, tuttavia, esprime soltanto un dato momento, un dato punto nello spazio e non può muoversi più liberamente attraverso il tempo e lo spazio. Ma è proprio questa immobilità, questa calma, questa fissità che dà all’Arte il suo distinto valore. La poesia suscita le emozioni e dà a ciascuna la sua propria delizia.
L’Arte calma le emozioni e insegna loro il piacere di una soddisfazione contenuta e limitata – questa in verità è la  caratteristica che i Greci, una nazione di artisti, molto più artisti che poeti, tentarono di infondere nella loro poesia. La musica rende più profonde le emozioni e le armonizza fra di loro. Insieme la musica, l’arte e la poesia costituiscono un’educazione perfetta per l’anima; esse rendono e mantengono i suoi movimenti purificati, auto–controllati, profondi ed armoniosi. Esse, dunque, sono agenti che non possono essere dimenticati senza danno dall’umanità nella sua progressiva evoluzione o degradate alla pura soddisfazione di piaceri sensuali che danneggiano il carattere anziché formarlo. Esse sono, se usate in maniera corretta, grandi forze educatrici, costruttive e civilizzatrici.
…Ma l’immensa forza educativa della musica, della scultura e della pittura non è stata giustamente riconosciuta. Sono state viste come sentieri collaterali della mente umana, belli e interessanti, ma non necessari e dunque riservati a pochi. Tuttavia l’impulso universale di gioire della bellezza e del fascino del suono, di guardare e vivere circondati da quadri, colori, forme, dovrebbero aver messo in guardia l’umanità circa la superficialità e l’ignoranza di un tale modo di considerare queste eterne e importanti occupazioni della mente umana. L’impulso al quale è stato negato un giusto allenamento e l’auto– purificazione si è consumato nel triviale, gaudente, sensuale, basso o volgare, invece di spingere l’uomo verso l’alto per mezzo del suo potente aiuto nell’evocare ciò che è migliore e più alto nell’intelletto così come nel carattere, l’emozione e il godimento estetico e la regola di vita e di comportamento. È difficile valutare il detrimento dovuto ad un livello basso e abbassante di godimento al quale le tendenze artistiche sono condannate nella maggior parte dell’umanità.

Eccellenza della Musica e Cultura generale

Non ho visto le osservazioni di cui si parla, non credo che avere una buona cultura generale significhi automaticamente eccellere nella musica. La musica è un dono indipendente e non si può dire che se due persone hanno talento musicale quella con una buona cultura generale eccellerà di più nella musica. Non sarebbe così in nessuna altra arte.  Ma forse si intendeva qualcosa di diverso, forse che c’è una certa disposizione all’eccellenza che rende possibile una cultura generale ? 
È soltanto in questo senso che ciò potrebbe essere vero. La poesia di Shakespeare, per esempio, è quella di un uomo con una vivida e sfaccettata risposta alla vita; essa dà l’impressione di una multiforme conoscenza delle cose, ma era una conoscenza presa dalla vita in sé. Milton ottiene certe sfumature dai suoi studi e dalla sua conoscenza, ma in nessuno dei due il genio, l’eccellenza poetica, è dovuta alla cultura, ma c’è una certa sfumatura in Milton che non ci sarebbe potuta essere altrimenti, e che non c’è in Shakespeare. Essa non dà nessuna superiorità poetica all’uno rispetto all’altro. 

Differenze tra canzone e poesia

No, una canzone non è un tipo di poesia, o almeno non ha bisogno di esserlo. Ci sono belle canzoni che non sono per nulla poesie. In Europa gli scrittori dei libretti operistici non vengono classificati come poeti. In Asia il tentativo di unire la qualità della canzone con il valore poetico è più diffusa. Anche nell’antica Grecia, la poesia lirica era spesso composta con l’intenzione di metterla in musica. E tuttavia la poesia e lo scrivere canzoni, sebbene possano andare insieme, sono due arti diverse, poiché lo scopo e il principio della loro costruzione non è lo stesso. La differenza non è che la poesia debba essere capita e la musica o la canzone debbano essere sentite (anubhuuti); che l’una debba raggiungere l’anima attraverso l’esatto senso scritto e l’altra attraverso la suggestione del suono e il suo richiamarsi a qualche corda interna dentro di noi. Se voi semplicemente capite il contenuto intellettuale di una poesia, le sue parole ed idee, non avete affatto apprezzato realmente la poesia ed una poesia che contenga soltanto quello e nient’altro non è vera poesia.

Una vera poesia contiene qualcosa di più che deve essere sentito proprio come si sente la musica e che è la sua parte più importante ed essenziale. La poesia ha un ritmo, così come ce l’ha la musica, sebbene di un tipo diverso, ed è il ritmo che permette a questo qualcos’altro di manifestarsi per mezzo delle parole. Le parole in se stesse non lo contengono p non possono manifestarlo affatto e questo viene dimostrato dal fatto che le stesse parole scritte in un ordine diverso e senza ritmo, o senza il ritmo adatto, non avrebbero su di voi lo stesso effetto. Questo qualcos’altro è un contenuto interiore o una suggestione, un sentire dell’anima o un’esperienza dell’anima, un sentimento o un’esperienza di vita, un’emozione mentale, visione o esperienza (non semplicemente un’idea), ed è soltanto quando capite questo e riproducete alcune vibrazioni di quell’esperienza – se non l’esperienza stessa in voi – che avete realizzato ciò che la poesia può darvi, non altrimenti.

La differenza reale fra una poesia e una canzone è che la canzone è scritta con l’intenzione di essere adattata al ritmo musicale, mentre una poesia è scritta con l’orecchio che ascolta il necessario ritmo poetico o musica delle parole. Questi due ritmi sono del tutto diversi: ecco perché una poesia non può essere trasformata in musica a meno che non sia stata scritta tenendo in considerazione entrambi i tipi di ritmo; o a meno che, per un caso fortuito, essa non abbia un movimento che renda facile, o almeno possibile, metterla in musica. Questo succede spesso alla poesia lirica, meno spesso ad altri generi. Una canzone ha anche di solito la particolarità di avere un contenuto molto semplice, soltanto l’espressione di un’idea, di un sentimento ed essa lascia alla musica il compito di sviluppare i suoi valori inespressi. Tuttavia questa reticenza non è spesso notata e alle parole viene talvolta attribuita un’importanza maggiore Ritmo e movimento

Il ritmo è la prima necessità dell’espressione poetica, perché è il movimento del suono che trasporta sulla sua onda il movimento del pensiero nella parola, ed è il suono–immagine musicale che permette in buona parte di completare, estendere, apprezzare sottilmente e approfondire la prima impressione o l’impressione emozionale o vitale, e trasportare il senso che le sta dietro fino all’espressione di ciò che è intellettualmente inesprimibile – questo è sempre il potere peculiare della musica. Ma questo è soltanto l’aspetto tecnico, il mezzo fisico che produce l’effetto; non è l’intelligenza dell’artista o l’orecchio fisico che è al lavoro, ma qualcosa dentro che cerca di far emergere un’eco di armonie nascoste, un segreto di infinità ritmiche dentro di noi. 
Non è una produzione dell’intelletto distintivo o del senso estetico ciò che il poeta ha conseguito, ma un’operare dello spirito dentro di sé per esternare qualcosa dell’onda delle eterne profondità. Le altre facoltà sono lì al loro posto, ma il direttore del movimento orchestrale è l’anima che emerge per conseguire la sua opera per mezzo dei suoi metodi più alti e non analizzabili. Il risultato è qualcosa che è quanto di più vicino alla musica senza parole che la musica delle parole sia in grado di conseguire, e con lo stesso potere di vita dell’anima, di emozione dell’anima, di profondo significato sopra– intellettuale (supra–intellectual). In queste armonie e melodie più alte il ritmo metrico è sollevato da quello spirituale; è riempito o talvolta sembra afferrato e portato via in una musica che ha davvero un altro segreto movimento spirituale 

(*) Pittore iscritto al GAI

FIAT GIUDICE REINTEGRA TRE OPERAI

di Michel Emi Maritato (*)

POMIGLIANO D’ARCO -Il giudice del lavoro ha deciso il reintegro dei tre operai della Fiat di Melfi licenziati dall’azienda. Il tribunale di Melfi ha giudicato “antisindacale” la decisione del Lingotto, che ha mandato via i tre lavoratori (di cui due delegati della Fiom-Cgil) accusandoli di aver bloccato un carrello robotizzato durante una protesta in fabbrica. La sentenza emessa stamattina – spiega Enzo Masini, responsabile auto della Fiom – ha definito illegittimi i licenziamenti ordinando l’immediato reintegro sul posto di lavoro.

 I tre operai sono stati licenziati a metà luglio, in una fase di tensione tra l’azienda e i metalmeccanici Cgil, gli unici che non hanno firmato l’accordo per il rilancio dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. “La Fiat – sottolinea Masini – deve dare ora immediata esecuzione alla sentenza del giudice”.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

SCIOPERO DEGLI OPERAI CINESI DELLA HONDA

di Alessandro Antoony Maritato (*)

I 200 operai di una ditta di Foshan, che costruisce pezzi per la Honda sono scesi in sciopero il 12 luglio rivendicando salari più alti. La direzione dell’azienda ha minacciato di licenziare un centinaio fra i lavoratori più attivi nello sciopero se l’agitazione non fosse stata interrotta e gli operai hanno risposto con la prosecuzione dello sciopero.
La mobilitazione degli operai della Atsumitec Auto Parts, nel distretto della città di Nanhai, che produce parti meccaniche per le fabbriche della Honda nella regione era iniziata dopo che la direzione aziendale aveva deciso di tagliare gli straordinari e aumentare i carichi di lavoro, oltre che togliere il servizio mensa per due giorni alla settimana.

 Una mazzata per gli operai che provengono in gran parte dalle campagne, il cui salario mensile è di 1000 yuan, circa 120 euro, dei quali quasi l’80% è necessario ai lavoratori per pagarsi trasporti, affitto e cibo.

Il ricorso allo straordinario era una pratica normale per incrementare il salario e poter inviare soldi alle famiglie in campagna. I lavoratori migranti sono super sfruttati con paghe di circa la metà dello stipendio medio dei residenti. 

Nello scorso maggio la notizia di una serie di scioperi aveva bucato il silenzio imposto dalla cricca revisionista di Pechino sulle mobilitazioni dei lavoratori e le proteste dei contadini e delle masse popolari. Fatti che svelano il brutale volto capitalista della Cina del premier Wen Jiabao.
Due mesi fa era esploso il caso della Foxxcon, l’azienda di proprietà taiwanese che produce per la maggior parte i-Pod e i-Phone per quasi tutte le multinazionali del settore, quando dieci operai si sono suicidati per l’impossibilità di continuare a vivere con le misere paghe. La denuncia dei suicidi e la mobilitazione dei lavoratori avevano costretto l’azienda a aumentare i salari di quasi il 70%. Sulla scia della lotta dei lavoratori della Foxxcon si erano mobilitati gli operai di altre fabbriche fra le quali quelle della Honda e della Toyota in Cina, lotte che si erano concluse una volta che i lavoratori avevano ottenuto aumenti salariali tra il 20 ed il 30%.
Le mobilitazioni dei lavoratori erano proseguite in altri distretti industriali della Cina. Il 29 giugno scendevano in sciopero gli operai della Mitsumi Electric di Tianjin, la città portuale cento chilometri a est di Pechino; i tremila operai della fabbrica che è di proprietà giapponese e produce componenti elettronici, in particolare batterie per telefoni cellulari, chiedevano il raddoppio del loro misero salario che in media è di 700 yuan, circa 70 euro, al mese.

(*) Pittore iscritto al GAI

L’AREA DI SINISTA DELLA CGIL

di Emanuela Maria Maritato (*)

Già annunciata con una dichiarazione di Mimmo Moccia nel direttivo nazionale della Cgil del 28 maggio scorso, è nata ufficialmente nell’Assemblea nazionale tenutasi il 6 luglio all’Hotel Parco dei Principi a Roma, l’Area programmatica “La Cgil che vogliamo“, cui hanno partecipato 450 delegati, era presente anche la compagna Antonella Casalini. Al direttivo Moccia tra l’altro disse: “intendiamo qui confermare la volontà delle compagne e dei compagni che si sono riconosciuti nella mozione ‘La Cgil che vogliamo’ di proseguire nell’esperienza avviata in occasione del 16° congresso. Le motivazioni che hanno dato vita alla mozione mantengono intatti valore e attualità che, anzi, si sono rafforzati dall’ulteriore degrado della situazione generale politica, sociale e sindacale intervenuto dopo il congresso stesso. Nulla è cambiato, se non in peggio, nelle condizioni del paese“.

I motivi della nascita

Per la verità non era affatto scontato che lo schieramento riunitosi attorno al documento congressuale “La Cgil che vogliamo” presentatosi in alternativa a quello della destra Cgil di Epifani, si sarebbe organizzato in area programmatica. Anzi erano in molti, tra i loro leader, a negarlo. Ma alla fine queste remore sono cadute per tutta una serie di ragioni, tra le quali: lo svolgimento del congresso che ha negato un confronto vero e a pari condizioni tra le due diverse proposte congressuali e dove si sono verificate numerose scorrettezze da parte degli esponenti della mozione Epifani; le conclusioni del congresso che hanno bocciato tutti gli emendamenti presentati dalla mozione di minoranza e dove sono state messe in atto dalla maggioranza varie prepotenze nella formazione del nuovo direttivo nazionale; l’approvazione di una modifica statutaria finalizzata a introdurre un rigido centralismo da parte del vertice confederale e a restringere e punire il dissenso delle categorie verso decisioni confederali. A ciò va aggiunta la posizione recente della segreteria Epifani-Camusso sulla vertenza della Fiat di Pomigliano che avrebbe voluto la capitolazione della Fiom di fronte all’odioso e inaccettabile diktat di Marchionne.
Tornando all’Assemblea, alla presidenza c’erano Moccia, Podda, Maulucci, Rinaldini e Scarpa. In sala c’era Giorgio Cremaschi, tra i più attivi nella formazione di questa nuova area nella Cgil. I lavori sono stati introdotti da Mimmo Moccia che ha ripercorso l’esperienza congressuale e le motivazioni che hanno portato alla nascita de “La Cgil che vogliamo” per rappresentare i 320 mila lavoratrici e lavoratori che hanno votato il documento congressuale alternativo, per proseguire la battaglia politica nella Cgil. Ha fatto seguito un vivace dibattito, sia pure in un tempo troppo ristretto, 18 interventi in tutto. Temi trattati: incapacità della Cgil di rispondere all’attacco concentrico di governo e Confindustria; vergognosa dichiarazione di Epifani sul referendum che si doveva svolgere alla Fiat di Pomigliano sul piano Marchionne; esigenza di costruire una piattaforma e un percorso assieme e con il consenso dei lavoratori, impedire che la Cgil scivoli sulle posizioni cogestionarie neocorporative della Cisl. In più d’uno hanno detto che la Cgil deve recuperare un carattere di classe e praticare una democrazia non piramidale ma orizzontale, una democrazia che parta dai delegati di luogo di lavoro.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

FRIULI, DISTRUTTO UN CAMPO DI MAIS

di Roberta Catania

Nella giornata di ieri, a Pordenone, più precisamente a Vivaro un campo piantato con mais geneticamente modificato è stato distrutto da un gruppo di manifestanti, poco dopo mezzogiorno. Questi ultimi, attivisti “no global” hanno calpestato le piante fino a raderle al suolo. Discordi i pareri al riguardo. Aspro il dibattito Galan-Zaia. Mentre infatti il governatore del Veneto Zaia sostiene che ‘Nei campi del Friuli Venezia Giulia è stata ripristinata la legalità” sottolineando però che si sarebbero dovuti prendere provvedimenti preventivi, senza lasciare che i cittadini si assumessero la responsabilità di sistemare con mezzi propri la situazione; Galan, ministro delle politiche agricole, invece, condanna aspramente il gesto dei manifestanti tanto da definirla “un’azione squadristica”, aggiungendo però che nel caso dalle analisi risultasse che le coltivazioni erano effettivamente di origine geneticamente modificata, verranno presi provvedimenti nel rispetto della legalità.

Nel contesto delle critiche al gesto compiuto si inseriscono anche le voci di Fidenato, proprietario del campo, le varie organizzazioni agricole e quella di Sergio Marini, presidente della Coldiretti.
Giorgio Fidenato ha infatti dichiarato che i manifestanti “Sono nazicomunisti e i compagni di strada della Coldiretti” e che le sue coltivazioni non sono ufficialmente ogm ma seminate con una varietà perfettamente legale, lasciando la sentenza definitiva all’esito delle analisi.
Anche la Conferazione italiana agricoltori ha condannato l’azione pur non essendo a favore degli ogm., il presidente ha dichiarato che “All’illegalità non si può rispondere con l’illegalità e con la violenza”
Razionali e ferme le considerazioni espresse da Marini “Non c’è da scandalizzarsi se quando si semina vento poi si raccoglie tempesta anche se è chiaro che l’illegalità va condannata sempre anche quando come in questo caso, viene attuata per porre fine ad altra illegalità”.
La Coldiretti ha quindi, insieme ad altre associazioni sindacali e ambientaliste, organizzato un presidio permanente a Pordenone per protestare contro la semina di due campi di mais transgenico.

RISOTTO ALLA ZUCCA

di Enrico Ferdinandi

Ingredienti per 4 persone:

 

  • 500 grammi di zucca

  • 500g di riso per risotti

  • 1/2 bicchierino di vino bianco

  • olio d’oliva

  • sale quanto basta

  • parmigiano grattugiato

  • una cipolla o scalogno

  • prezzemolo tritato – una noce di burro.

Prendete la zucca e pulitela eliminando la scorza, dopodiché affettatela a dadini. Pulite ed affettate anche una cipolla poi mettete 4, 5 cucchiai d’olio in una pentola antiaderente, metteteci la cipolla e fatela cuocere a fiamma bassa finché non sembrerà un po’ appassita.

 

A questo punto aggiungete la zucca e mezzo bicchiere d’acqua e fate cuocere finché non diventerà tenera. Nel frattempo preparate il brodo per la cottura del riso. Ora potrete mettere il riso nel pentolino dove avete messo la zucca per cuocerlo, il riso una volta tostato potrà essere sfumato con del vino bianco. Continuate a far cuocere il riso nel pentolino aggiungendo il brodo gradualmente e mescolando sempre il tutto ed a cottura quasi ultimata ( una ventina di minuti) aggiungete il parmigiano, un po’ di prezzemolo, la noce di burro e mescolate. Non vi resta che spegnere il fuoco e far riposare il risotto per qualche minuto prima di servirlo a tavola con una spolverata di parmigiano.

 

 


NOVITA’ DELLA CASSAZIONE SULL’ABUSO DI DIRITTO

di Emanuela Maria Maritato (*)

“L’abuso di diritto si deve applicare anche ai contratti tipici”. Ciò è quanto emerso da una recente sentenza della Suprema Corte (Sentenza della Corte di Cassazione del 19 maggio 2010, n. 12249), la quale ha chiarito che può configurarsi abuso di diritto anche nel caso in cui siano stati utilizzati strumenti giuridici del tutto leciti.
Secondo i giudici della Suprema Corte, infatti, indipendentemente dagli strumenti giuridici utilizzati dal contribuente l’abuso di diritto si configura se l’unico scopo è quello di conseguire risparmi d’imposta altrimenti non ottenibili o comunque indebiti.

In caso di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, pertanto, sarà onere del contribuente fornire la prova delle “rigorose” ragioni economiche sottostanti il contratto o i contratti stipulati.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

LA CANNA INFRANTA

di Carmela Maraglino (*)

Per fare il bene di qualcuno bisogna guardare al bene che c’è in lui.
Bisogna puntare al buono che c’è in ognuno.
Solo così si può aiutare qualcuno a rialzarsi.
Bisogna dargli fiducia e non spegnare il germe di bene che c’è nel cuore di ciascun uomo.
Anche di fronte al male compiuto da qualcuno, bisogna sempre veder oltre quel male e se conosciamo qualche aspetto buono, dobbiamo metterlo in risalto e non nasconderlo dietro al male fatto.
Questo è il cammino di risalita che bisogna far compiere a chi era caduto in basso.
Chi si trova in una condizione di disagio perché vive una situazione di dipendenza, oppure una situzaione di vizio, vede negli altri solo dei giudici e tende a chiudersi e a isolarsi.

Tutte le sue qualità positive sembrano oscurarsi a causa delle pecche che vive nella sua vita, fino a farlo precipitare nello sconforto, nella sfiducia, nella disperazione.
E chi è nella disperazione, nella sfiducia, nello sconforto, va a finire che dimentica le cose buone che ha nel suo cuore; dimentica il germe di bene che porta in se stesso.
Ecco, allora, se si vuole far risalire chi si trova in questo stato, bisogna fargli rivedere il BENE che è in lui e che non è cancellato, ma è semplicemente nascosto dietro all’abnormità che il male tende ad assumere per prevalere sul bene stesso.
E così, se si vuole combattere il male che ci può essere in qualcuno, occorre far emergere i lati buoni e positivi che sono presenti e non ridurre la persona al solo male che potrebbe aver fatto.

Questo è il discorso della “canna infranta”, di cui si parla in ISAIA, e che afferma:
Non griderà, non alzerà la voce, non farà udire la sua voce per le strade. Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante.”
Questo vuol dire.
Anche se siamo “CANNE INFRANTE”, cioè non integre ma lesionate dal male, non bisogna infliggere il colpo di grazia, né tanto meno se siamo fiammelle smorte che stanno per spegnarsi, dobbiamo spegnerle noi.

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

PANE, PANELLE E CROCCHE’


Dice un detto siciliano: «La panella è cosa prelibata cavura, saprusa e profumata megghiu di la carni cu lu puré e megghiu di una tazza di café…».

Per la preparazione delle panelle:
500 gr. di farina di ceci,
1 Kg. di patate nuove,
2 mazzetti di prezzemolo tritato,
5 foglie di menta,
150 gr. di parmigiano grattugiato,
1 litro di olio di semi,
pangrattato,
sale.

Versare un litro d’acqua circa in una pentola e scaldatela a fuoco lento. Versare la farina di ceci, salate e mescolate fino ad ottenere un impasto denso che si staccherà dalle pareti della pentola. Versare l’impasto su un piano di marmo umido, aggiungere un po’ di prezzemolo e allargatelo con una spatola bagnata, in modo da ottenere uno spessore di circa 3 mm. Fare raffreddare e tagliate in quadrati. Questo è il metodo classico. Io verso l’impasto dentro una latta di olio di semi (quelle tonde) alla quale avrò tolto sopra e sotto, tanto l’impasto è talmente denso che non cola, poi lo rifinisco con una spatola e tolgo quello che è andato fuori. Una volta raffreddato lo spingo fuori e taglio le panelle con un filo (spesso uso quello interdentale). Friggete le panelle in abbondante olio di semi.

Per la preparazione delle crocche’:
Prendete delle patate, lavatele e bollitele in acqua salata per 40 minuti. Scolatele, pelatele e passatele al setaccio aggiungendo parmigiano grattugiato, 2 cucchiai di pangrattato e prezzemolo tritato. Formate dei piccoli bastoncini arrotondati, passateli nel pangrattato e friggete in olio di semi bollente.

   G.L.C.

ACQUA- ACCORDO CON I MOROSI PER LA MUNICIPALIZZATA CAMPANIA

di Michel Emi Maritato (*)

Accordo a Nola tra comitati civici e gestore dei servizi idrici integrati sul fronte dei reclami sulle bollette e le morosità.

Nella città bruniana per anni roccaforte della protesta anti privatizzazione, i comitati civici siglano insieme con la Gori spa, l’ente d’ambito Sarnese Vesuviano, il Comune e i sindacati tutti (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) una intesa che sembra essere la prima del genere in Italia, i cui termini sono resi pubblici in un manifesto affisso da questa mattina sui muri della città.

Nasce una Commissione tecnica di conciliazione per valutare tutti i reclami relativi alle bollette, mentre la Gori si impegna a sospendere le procedure di distacco per le utenze domestiche e le attività di riscossione coattiva fino al 30 settembre 2010, per consentire agli utenti morosi di regolarizzare i pagamenti e proporre un’eventuale istanza alla Commissione. Sarà, inoltre, possibile accedere ai piani di rateizzazione dei pagamenti secondo modalità concordate dalle parti nei diversi incontri che hanno preceduto la sigla dell’intesa e che tiene conto della situazione economico-sociale di ciascun cittadino, con l’obiettivo di agevolare ulteriormente le fasce più deboli. Nel manifesto viene, infatti, chiesto agli utenti di consentire l’accesso al contatore agli operatori della Gori, nonchè a richiedere e a comunicare la lettura del proprio misuratore.
Siamo soddisfatti del fatto che la questione si stia avviando verso un processo di normalizzazione. L’obiettivo è di rimuovere le criticità, assicurando ai cittadini l’efficienza del servizio a costi equi“, sottolinea il sindaco di Nola Geremia Biancardi. La Gori si augura che l’esperienza di Nola possa fare da apripista con altri comuni. “Le decisioni concordate – dice l’amministratore delegato Giovanni Marati – hanno creato vantaggi anche per i cittadini“.
Si tratta di un risultato significativo – dicono il segretario provinciale della Cgil Giovanni Nughes insieme al responsabile territoriale, Salvatore Velardi – che offre ai cittadini, ai lavoratori, ai pensionati, un importante strumento per regolarizzare la propria posizione e per manifestare le proprie obiezioni“. La Cgil invita i cittadini a recarsi presso la propria sede in via Foro Boario per informazioni e annuncia che terrà un’assemblea pubblica per illustrare i contenuti dell’intesa nei primi giorni di settembre.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

Editoriale: L’ANTI-POLITICA: DEMOCRATICI SENZA DEMOCRAZIA

di Michele Caruso (*) 

La trattatistica politica medioevale era fiorente di trattati che tracciassero un ritratto del sovrano ideale e ne indicassero le virtù che egli doveva possedere. Venivano chiamati specula principis,  specchi del principe, perché, secondo la mentalità  dell’epoca, dovevano fornirgli lo “specchio” in cui riflettersi e conoscersi, apprendendo quali dovevano essere i suoi comportamenti. Nel ‘400 poi, con l’affermarsi delle Signorie e dei Principati, il genere ebbe nuova fortuna nell’ambito della cultura umanistica. Si possono citare il De vero principe (1481 ca) di Battista Platina, il De principe liber (Il libro sul principe) di Giovanni Pontano. Tale tradizione si riconnette ad un’altra ancora più antica, quella dei promemoria, trattati che eminenti cittadini solevano inviare al sovrano per suggerirgli determinati consigli politici.

Si tratta di una tradizione andata perduta -a causa dei media e della propaganda televisiva- nei fronzoli della Storia. Un obnubilamento che, nella società contemporanea, è espressione di ciò che il politologo Ralf Dahrendorf definisce anti-politica e anti-democrazia. Si riscontra una diffusa apatia, se non un vero e proprio cinismo, nei riguardi della politica.
«La gente non è interessata e, pur non avendo alcuna fiducia in chi è al potere, non si preoccupa di reagire. È così emerge la sindrome autoritaria. Diversamente dal totalitarismo, l’autoritarismo non è fondato sulla mobilitazione permanente di tutti i soggetti, ma sul loro disinteresse. […] Bisogna poi stare attenti alla falsa democrazia in cui i rappresentanti, in realtà, non danno ascolto alla voce della gente»1

Democrazia (demos, “popolo”, e kratein, “potere”) secondo una saggia definizione, vuol dire tre cose: realizzare i cambiamenti senza l’uso della violenza; rispettare equilibri e controlli nell’esercizio del potere; dare posto all’opinione pubblica. È proprio questo terzo ed ultimo punto che viene ogni giorno sempre più a mancare. Quando l’opinione pubblica tace o è messa a tacere, l’intera piattaforma democratica non ha più un motivo per restare in vita.
Si potrà porre rimedio solo attraverso una apertura bilaterale tra Stato e cittadini: tutti uniti in una sinergia attiva, che è il vero motore della democrazia. 

(*) Studente di Ingegneria Gestionale all’Università “Sapienza” di Roma, Scrittore, Giornalista Pubblicista e Freelance

BIBLIOGRAFIA
1 Ralf Dahrendorf, Democratici senza democrazia,  2006

INVITO DALLA REDAZIONE

Siete invitati, ed invitate i vostri amici, a donare la vita  per  i ragazzi talassemici; 

recatevi c/o  il Centro Trasfusionale dell’Ospedale S.Eugenio  III°piano – Ospedale Vecchio, a digiuno (o avendo ingerito solo un caffè/succo di frutta), astenendosi dal fumo, tutti i giorni dal lunedì alla domenica dalle 7.45 alle 11.30, specificando che la donazione è rivolta alle persone affette da talassemia.
 
Ricordiamo chi si presenta per la donazione ha diritto per legge ad un giorno di permesso retribuito, da concordare con il proprio responsabile.
 
Dona un attimo del tuo tempo libero Dona la vita.

 

LA PITTURA NEI BAMBINI

di Emanuela Maria Maritato (*)

Perché la pittura è importante per i bambini? Perché è l’attività per eccellenza attraverso cui il bambino si esprime.
Attraverso la pittura il bambino vive e comunica le sue emozioni. È la libera espressione di ciò che ha dentro.

Sono importanti i tipi di materiali? Sì. I bambini iniziano a giocare con i colori quando sono piccoli, attraverso l’uso di materiali diversi: si inizia con i pastelloni a cera, molto grossi e morbidi, che lasciano il segno sul foglio senza difficoltà. Si passa poi alle matite colorate, alle matite nere; si usa quindi la tempera, che andrà stesa prima con le mani, su fogli grandi, e poi con il pennello, quando il bambino avrà sviluppato la capacità di impugnarlo.

I bambini devono essere guidati in questa attività? È importante che si sentano liberi di esprimersi, senza nessuna restrizione. Devono sentirsi liberi di muoversi, quindi meglio se indossano abiti comodi. Devono essere liberi di sporcarsi, perché significa che sono dentro al disegno, che riescono a vivere con il corpo quello che stanno esprimendo sul foglio.

Anche la dimensione del foglio è importante? Sì. Si parte con il foglio molto grande quando sono piccoli e poi man mano si restringe il foglio e si varia nell’uso dei materiali.

Ci sono dei passaggi importanti in questa attività? Certamente. Il bambino, intorno ai due anni e mezzo, decide cosa vuol fare. Questo è un passaggio molto importante: se prima esprimeva con il corpo le sue emozioni, ora inizia a usare la matita o il pennello e decide cosa vuole fare. Significa che il bambino prende una decisione su quello che vuole mostrare, quale emozione vuole rappresentare.

Come interpretare quello che il bambino ci vuole comunicare? È importante che impariamo a leggere, in questa comunicazione pittorica, quello che il bambino sta esprimendo. In genere, il bambino vuole esprimere la sua gioia, la sua voglia di vivere. Possono capitare dei momenti più seriosi, per esempio quando un bambino utilizza i colori più scuri, più cupi. Possiamo, poi, chiedere loro di raccontarci cosa hanno disegnato. E scopriremo delle storie bellissime che il bambino saprà narrare insieme al disegno. Questa comunicazione attraverso il disegno, questo colloquio genitori-figli, è fondamentale.

Ci sono opere d’arte che sembrano realizzate da bambini. Che rapporto c’è fra l’arte contemporanea e il bambino? I bambini riescono a creare delle figure che ci lasciano stupiti, perché interpretano la realtà con i loro occhi e riescono a riprodurla senza filtri mentali. Con pochi tratti, un bambino è in grado di rappresentare quello che vede. Molte opere d’arte moderna e contemporanea mostrano la realtà vista con gli occhi dell’artista, con una lettura non convenzionale ma che passa attraverso le emozioni. E il bambino è maestro nell’esprimere emozioni. Oltre all’espressività, alla manifestazione dei propri sentimenti ed emozioni, la pittura ha una forte valenza nello sviluppo cognitivo del bambino. Stimola la sensibilità tattile e visiva, aiuta la capacità di concentrarsi e di comunicare, coadiuva le funzioni neuro cognitive associando i colori alle forme e ai nomi, sviluppando la facoltà del linguaggio

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato