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    Vaccini: Tar Lazio respinge istanza Codacons contro decreto

    Il Presidente della Sezione III Quater del Tar del Lazio ha respinto l’istanza di misure cautelari urgenti, avanzata dall’Associazione Codacons, con riferimento alla previsione dell’adempimento agli obblighi vaccinali come requisito di accesso ai servizi educativi per l’infanzia ed alle scuole dell’infanzia, contenuta nel decreto-legge sui Vaccini. La circolare del primo settembre del Ministero della salute […]

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AROMA TERAPIA PER CORPO E MENTE

di Sabrina D’Eramo (*)

Gli oli essenziali sono considerati l’essenza della pianta,motivo per il quale sono molto concentrati e si utilizzano in piccole dosi. In commercio se ne trovano di innumerevoli varietà ma  quelli più utilizzati nelle varie preparazioni sono solo alcuni,gli oli detti “di base”. Qui prenderemo in considerazione solo queste ultime  essenze che sono oltretutto più  facili da reperire. Gli oli essenziali hanno effetti sia sul corpo che sulla mente. Sul piano fisico agiscono  generalmente per penetrazione tramite massaggi, bagni o applicazioni locali. Sul piano mentale agiscono invece tramite molecole aromatiche che vengono inalate durante l’impiego. Ecco quindi che queste preziose essenze possono essere d’aiuto per favorire e mantenere la bellezza e la salute, oltre che per favorire il nostro relax.

Proprietà di oli essenziali:
lavanda: agisce sul sistema nervoso  placando l’ansia e lo stress.
Salvia sclarea: adatto quando ci sono dei cambiamenti nella propia vita.
Arancio amaro:aiuta a rilassarsi e a vedere la vita più positivamente.

Neroli: aiuta in caso di depressione.
Menta: è tonica aiuta in caso di affaticamento.
Camomilla: è rilassante.

(*) Docente presso l’Accademia UNFAASM

SMAGLIATURE: PREVENZIONE E TRATTAMENTO

di Sabrina D’Eramo (*)

Le smagliature, dette più propriamente strie atrofiche, sono alterazioni della superficie della pelle, che presenta lesioni simili a sottili cicatrici ad andamento lineare, lunghe anche parecchi centimetri. Il colore delle lesioni dipende dalla fase evolutiva:appena formate sono di colore rosso – violaceo e in rilievo, per diventare poi, nel giro di qualche mese, bianco – perlacee e più sottili. Compaiono generalmente sulle cosce, sui i fianchi, sui i glutei, sull’addome e sul seno. Le lesioni possono manifestarsi a qualsiasi età, sebbene si riscontrino soprattutto nelle donne tra i 15 e i 30 anni, che ne sono colpite due volte più degli uomini, e in particolare durante la gravidanza e la pubertà.

Una delle principali cause di questo in estetismo è la scarsa elasticità dei derma. La probabilità di comparsa di smagliature aumenta se a questa condizione di base si associa un rapido aumento o diminuzione di peso che si verifica in poco tempo: la brusca distensione cutanea, dovuta a repentini aumenti a cali di peso, produrrebbe infatti una rottura delle fibre di collagene e una trazione dei capillari del derma con conseguenti e sofferenza dei tessuti.

Viene chiamato in causa anche l’aumento di ormoni glucocorticoidi che, inibendo l’attività dei fibroblasti, produce un danno a livello che si manifesta in superficie con la smagliatura.
Non è ancora chiaro se esiste una predisposizione genetica. Le condizioni che facilitano la comparsa di smagliature sono la crescita, la gravidanza (soprattutto intorno al quinto mese), la pratica più o meno intensiva di sport, per l’aumento di volume della mosculatura. Anche una prolungata terapia sistematica con cortisone ad alte dosi o con anabolizzanti può provocare la comparsa di smagliature.

La formazione di una smagliatura passa attraverso tre diverse fasi evolutive. Lo stadio iniziale è detto anche “fase ipertrofica o infiammatoria”, generalmente asintomatica, questa fase talvolta è accompagnata da prurito e bruciore. I fibroblasti, componenti essenziali del derma, cessano la loro attività, determinando variazioni importanti della struttura stessa del derma; le fibre di collagene ed elastiche risultano alterate. Nello stadio intermedio, detto anche “fase rigenerativa”, compaiono strie rosso – violacee  (strie rubre). L’ attività dei fibroblasti ricomincia ma le fibre di collagene rimangono lasse, disunite e a volte spezzate; le fibre elastiche si riducono oppure sono rotte o aggrovigliate.
Lo stadio terminale è detto anche fase di guarigione.

(*) Docente presso l’Accademia UNFAASM

TRA VIENNA E BAGHDAD COME CAMBIA LA QUALITÀ DELLA VITA!

di Mariateresa Doriana Scardino


Una ricerca svela: Vienna in testa alla classifica mondiale per qualità’ della vita. Baghdad fanalino di coda.

 

E’ Vienna ancora una volta ad aggiudicarsi il titolo mondiale di città’ con migliore qualità della vita. La cittàdina dei musicisti secondo uno studio condotto dalla rinomatissima società’ internazionale Mercer (www.mercer.com) e’ la città’ più’ vivibile del 2010.
In testa alla classifica mondiale si lascia dietro 220 tra le più’ grandi città del mondo, rimanendo in posizione immutata rispetto al 2009 (secondo un’ altra ricerca condotta dall’omonima società’) e al 2005 quando l’Economist Intelligence Unit, leader mondiale nella conduzione di ricerche riguardanti, stati, mondo universitario, pubblico e dell’economia,  l’aveva posta in capo alla lista insieme con Vancouver.

Un titolo che non e’ cosa da poco. Se si tiene, infatti, conto della complessità’ di problematiche sociali economiche, ambientali, di relazione che rientrano sotto il nome di qualità’ della vita,  risulta più’ facile immaginare quanto questa bella cittadina sia in grado di rispondere ed incontrare le esigenze dei suoi abitanti.
Come  il termine stesso “qualità’ della vita” lascia intendere, questa disciplina più’ che sulla quantità’ di risorse, si sofferma sulla loro qualità’, dunque: accessibilità, disponibilità’, peculiarità’, rilevanza, efficienza e sul loro essere funzionali ai bisogni effettivi e potenziali di una comunità’.
Le evidenze della ricerca si basano, invero, su una valutazione complessiva che tiene conto di indicatori rilevanti come la stabilita’ e la situazione politica, il livello di inquinamento, la presenza di attività’ ricreative e culturali, la qualità’ dei servizi pubblici come trasporti, sanità’, esercizi commerciali, la situazione economica e sociale, della la presenza di scuole, e ovviamente la sicurezza pubblica, il disagio sociale, primo tra tutti il tasso di criminalità, la qualità’ e la tutela dell’ambiente,l e relazioni interpersonali.  Seguendo questa logica la capitale austriaca sembrerebbe, seppure in versione moderna, alquanto simile al modello di città ideale di cui parlava Socrate “in grado di far felice non una sola classe di cittadini, ma  l’intera “Polis”.
Benché l’obiettivo dello studio della Merces, finanziato da istituzioni pubbliche ed imprese private, e’ stato quello di fornire un criterio di rimborso adeguato per i dipendenti inviati dalle all’estero, le rilevanze dello studio offro un ampio spettro di riflessioni. Non solo con il passare degli anni la graduatoria è diventata un modello per orientare le proprie mete turistiche, ma anche e soprattutto un specchio del loro livello di “progresso”.
Il termine qualità’ della vita e’ spesso abbinato oggi a quello di “sviluppo sostenibile”, un obiettivo di portata mondiale che riguarda, tutto il pianeta, in quanto prende in carico la responsabilità’ di tutti i soggetti di assicurare benessere non solo alle generazioni presenti ma a quelle future.
Seguendo questa linea degne di nota sono anche Zurigo, Ginevra, Vancouver e la cittadina Neozelandese Auckland che nella graduatoria della Mercer vengono immediatamente dopo Vienna. Tutte e quattro le capitali offrono elevati standard di vivibilità’ e comodità’ ai residenti attraverso un uso corretto, moderato e  ponderato delle risorse a disposizione.
Sempre rimanendo in Europa ad aggiudicarsi l’etichetta di environmentally– friendly e’ la cittadina che ha da sfondo a  “Dubliners” e  “l’Ulisse” di James Joyce : Dublino. In 33 posizione nella classifica mondiale Dublino è,  pero’ uno dei centri principali della cultura irlandese.
Le evidenze della sua sua impronta ecologica? Una popolazione di poco più’ di un milione di abitanti che usufruisce non solo di un luogo luogo di fermento culturale ed economico ma che e’ circondato da moltissime organizzazioni sportive internazionali che hanno sede li’. Topografia, organizzazione urbanistica e alta presenza di sportivi permettono di immaginare perché’ le lunghe passeggiate o l’uso della bicicletta siano preferiti all’uso di trasporti pubblici e privati, e perché’ si abbiano un’attenzione e un rispetto particolari per l’ambiente.
In genere, tutti i dati emersi sono tutti interessanti e curiosi.
Londra per esempio, nonostante sia una delle città’ più’ amate e popolate d’ Europa, con un alto tasso di turismo e un imminente patrimonio storico ed artistico si posiziona solo al 39 posto nella classifica mondiale, preceduta da Parigi e Dublino.
I nomi di due tra le più’ importanti città del Bel Paese Milano e Roma, si posizionano rispettivamente al quarantunesimo ed al cinquantottesimo posto nella classifica mondiale.
Per quanto riguarda altre etichette, quella di città’ più’ verde va al delizioso villaggio canadese Calgary, seguito da paradisi come Honolulu ed Ottawa, e altri posti oltreoceano come Helsinki e Wellington.
Bollini neri invece per Bangui nella Repubblica Centroafricana,  N’Djamena nel Ciad, Khartoum in Sudan e Tbilisi in Georgia.
Baghdad detiene l’ultima posizione in assoluto nella classifica mondiale. I conflitti persistenti le continue guerriglie e tensioni sociali, non solo condizionando la libera fruibilità’ di ogni altro tipo di servizio, ma minano anzitutto la sicurezza personale e sociale, quindi il più’ importante dei diritti umani, quello alla vita.

TRA VIENNA E BAGHDAD COME CAMBIA LA QUALITÀ DELLA VITA!

di Mariateresa Doriana Scardino


Una ricerca svela: Vienna in testa alla classifica mondiale per qualità’ della vita. Baghdad fanalino di coda.

 

E’ Vienna ancora una volta ad aggiudicarsi il titolo mondiale di città’ con migliore qualità della vita. La cittàdina dei musicisti secondo uno studio condotto dalla rinomatissima società’ internazionale Mercer (www.mercer.com) e’ la città’ più’ vivibile del 2010.
In testa alla classifica mondiale si lascia dietro 220 tra le più’ grandi città del mondo, rimanendo in posizione immutata rispetto al 2009 (secondo un’ altra ricerca condotta dall’omonima società’) e al 2005 quando l’Economist Intelligence Unit, leader mondiale nella conduzione di ricerche riguardanti, stati, mondo universitario, pubblico e dell’economia,  l’aveva posta in capo alla lista insieme con Vancouver.

Un titolo che non e’ cosa da poco. Se si tiene, infatti, conto della complessità’ di problematiche sociali economiche, ambientali, di relazione che rientrano sotto il nome di qualità’ della vita,  risulta più’ facile immaginare quanto questa bella cittadina sia in grado di rispondere ed incontrare le esigenze dei suoi abitanti.
Come  il termine stesso “qualità’ della vita” lascia intendere, questa disciplina più’ che sulla quantità’ di risorse, si sofferma sulla loro qualità’, dunque: accessibilità, disponibilità’, peculiarità’, rilevanza, efficienza e sul loro essere funzionali ai bisogni effettivi e potenziali di una comunità’.
Le evidenze della ricerca si basano, invero, su una valutazione complessiva che tiene conto di indicatori rilevanti come la stabilita’ e la situazione politica, il livello di inquinamento, la presenza di attività’ ricreative e culturali, la qualità’ dei servizi pubblici come trasporti, sanità’, esercizi commerciali, la situazione economica e sociale, della la presenza di scuole, e ovviamente la sicurezza pubblica, il disagio sociale, primo tra tutti il tasso di criminalità, la qualità’ e la tutela dell’ambiente,l e relazioni interpersonali.  Seguendo questa logica la capitale austriaca sembrerebbe, seppure in versione moderna, alquanto simile al modello di città ideale di cui parlava Socrate “in grado di far felice non una sola classe di cittadini, ma  l’intera “Polis”.
Benché l’obiettivo dello studio della Merces, finanziato da istituzioni pubbliche ed imprese private, e’ stato quello di fornire un criterio di rimborso adeguato per i dipendenti inviati dalle all’estero, le rilevanze dello studio offro un ampio spettro di riflessioni. Non solo con il passare degli anni la graduatoria è diventata un modello per orientare le proprie mete turistiche, ma anche e soprattutto un specchio del loro livello di “progresso”.
Il termine qualità’ della vita e’ spesso abbinato oggi a quello di “sviluppo sostenibile”, un obiettivo di portata mondiale che riguarda, tutto il pianeta, in quanto prende in carico la responsabilità’ di tutti i soggetti di assicurare benessere non solo alle generazioni presenti ma a quelle future.
Seguendo questa linea degne di nota sono anche Zurigo, Ginevra, Vancouver e la cittadina Neozelandese Auckland che nella graduatoria della Mercer vengono immediatamente dopo Vienna. Tutte e quattro le capitali offrono elevati standard di vivibilità’ e comodità’ ai residenti attraverso un uso corretto, moderato e  ponderato delle risorse a disposizione.
Sempre rimanendo in Europa ad aggiudicarsi l’etichetta di environmentally– friendly e’ la cittadina che ha da sfondo a  “Dubliners” e  “l’Ulisse” di James Joyce : Dublino. In 33 posizione nella classifica mondiale Dublino è,  pero’ uno dei centri principali della cultura irlandese.
Le evidenze della sua sua impronta ecologica? Una popolazione di poco più’ di un milione di abitanti che usufruisce non solo di un luogo luogo di fermento culturale ed economico ma che e’ circondato da moltissime organizzazioni sportive internazionali che hanno sede li’. Topografia, organizzazione urbanistica e alta presenza di sportivi permettono di immaginare perché’ le lunghe passeggiate o l’uso della bicicletta siano preferiti all’uso di trasporti pubblici e privati, e perché’ si abbiano un’attenzione e un rispetto particolari per l’ambiente.
In genere, tutti i dati emersi sono tutti interessanti e curiosi.
Londra per esempio, nonostante sia una delle città’ più’ amate e popolate d’ Europa, con un alto tasso di turismo e un imminente patrimonio storico ed artistico si posiziona solo al 39 posto nella classifica mondiale, preceduta da Parigi e Dublino.
I nomi di due tra le più’ importanti città del Bel Paese Milano e Roma, si posizionano rispettivamente al quarantunesimo ed al cinquantottesimo posto nella classifica mondiale.
Per quanto riguarda altre etichette, quella di città’ più’ verde va al delizioso villaggio canadese Calgary, seguito da paradisi come Honolulu ed Ottawa, e altri posti oltreoceano come Helsinki e Wellington.
Bollini neri invece per Bangui nella Repubblica Centroafricana,  N’Djamena nel Ciad, Khartoum in Sudan e Tbilisi in Georgia.
Baghdad detiene l’ultima posizione in assoluto nella classifica mondiale. I conflitti persistenti le continue guerriglie e tensioni sociali, non solo condizionando la libera fruibilità’ di ogni altro tipo di servizio, ma minano anzitutto la sicurezza personale e sociale, quindi il più’ importante dei diritti umani, quello alla vita.

NOTE IN MARGINE A SCHEDA ELETTORALE

di Silvia Quaranta (*)

Qualche settimana fa, alla Sapienza, hanno avuto luogo le elezioni per il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Dato che sostenevo il candidato di una lista, al momento degli scrutini, ero andata al seggio della mia facoltà per chiedere di poter trascrivere i dati. Lì c’erano un paio di rappresentanti di lista, uno dei Giovani Democratici e uno, se non ricordo male, di Lista Aperta. Il secondo era il tipico studente di Filosofia: un personaggio un po’ introverso che ci ascoltava con aria meditabonda. L’altro non ho capito a quale corso appartenesse, fatto sta che era un tipo molto socievole e incline alla chiacchiera, ragion per cui, quando gli ho chiesto se avesse potuto essere così gentile da passarmi i dati sulle votazioni, ha iniziato a pontificare sulla scarsa affluenza e sull’endemico disinteresse dei giovani ne confronti della politica, tanto territoriale quanto universitaria. La sua critica argomentazione era che «se sei in una stanza di cui non ti piace il colore, la cosa più sensata da fare da parte tua sarebbe cercare di ridipingerla». Vero. Ma se, oltre al colore, di quella stanza non ti piace la dimensione, la forma, l’arredamento, l’esposizione.. che si fa?

Seguendo la metafora, mi verrebbe da dire che non siamo tutti né architetti né ingegneri. Quindi, forse, la cosa più semplice da fare è cambiare direttamente stanza, perché, di fronte a quella che ci si presenta, non abbiamo le capacità per migliorarla, non abbiamo tecnica e probabilmente neanche possibilità. Questa semplicissima immagine rispecchia alla perfezione la mia idea di quello che è il rapporto tra i giovani e la politica: non è puro e semplice disinteresse, è rigetto. Non è tanto semplice indifferenza, quanto la percezione di qualcosa talmente marcio, viscido, corrotto da non volerci avere neanche lontanamente a che fare.

Sentendo quel discorso, ad ogni modo, mi è tornata in mente una conferenza a cui avevo assistito qualche tempo prima: verso metà Aprile il prof. Mannheimer, Presidente dell’Ispo, aveva infatti presentato un’indagine della Sapienza relativa proprio al rapporto tra giovani e politica. I dati, neanche a dirlo, non erano di certo incoraggianti: un giovane su 3 non ha fiducia nella politica e, anzi, 1 su 3 la associa ad “atteggiamenti negativi”, pochi leggono i giornali (soprattutto, purtroppo, nel meridione) meno del 4% dei giovani si impegna attivamente per il proprio paese, un ragazzo su 3, addirittura, non ricorda nessun personaggio politico (storico o attuale) italiano con ammirazione.
Ciò su cui vorrei porre l’accento, però, è il rovescio della medaglia. Il politico più amato, al secondo posto dopo il sopra citato “Nessuno”, è Pertini (al 16%, seguito con distanza da Berlinguer, De Gasperi, Mussolini e Garibaldi). Un nome non attuale, come quelli che lo seguono. Un nome che, forse, a molti 20enni “disinteressati” risulta pressochè sconosciuto. È, questo, un dato che già di per sé, a mio giudizio, dovrebbe far riflettere: Pertini, fra i giovani, è più popolare di un qualunque politico attualmente in vista, dalla cui faccia o dalle cui affermazioni veniamo bersagliati, ogni giorno, attraverso ogni mezzo di comunicazione esistente. Questo è disinteresse? Questa è indifferenza? A casa mia, questo si può a buon diritto definire, con una parola di certo più sgradevole per qualcuno, pure e semplice disprezzo.
Quelli sul disinteresse sono dati indubbiamente allarmanti, ma forse non i più significativi. Forse non quanto una delle ultime domande del questionario usato per il sondaggio: “quando pensa alla politica, quale tra le seguenti espressioni che ora le leggerò le viene in mente per prima?”.
E la risposta è Rabbia. C’erano molte scelte, in negativo: disgusto, diffidenza, disinteresse, noia. Ma, tra tutte, al primo posto si staglia la Rabbia, seguita solo a distanza dalla diffidenza e poi dal disgusto. Se di una stanza non ti piace il colore, puoi ridipingerla. Ma se quella stanza arriva a disgustarti, allora forse è meglio lasciar perdere e cambiare direttamente aria. Si segue poco la politica territoriale, nazionale e perfino quella universitaria, ci si informa poco, si svuotano le edicole, ma si riempiono le piazze. E questo non è un segno di indifferenza, è la reazione ad un sistema schizofrenico con cui è impossibile comunicare, perché le logge del potere sono lontane, inespugnabili e marce. E dall’opinione civilmente espressa con il voto si passa a quella gridata nelle piazze. Il disinteresse ha di certo molte ragioni, e non tutte nobili. Ma forse quelle più banali non sono le più importanti. Forse c’è qualcosa di più radicale e più profondo. E quella noia che sembra caratterizzare questa generazione, di cui siamo stati lungamente accusati, forse è in realtà solo una causa minore, quasi un effetto collaterale. Tant’è che per gli studenti della Sapienza, tra le parole che si collegano all’idea di politica, figura in realtà solo al terzultimo posto, incastonata tra l’impegno (che la precede) e la passione (subito dopo).


(*) Studentessa di Lingue all’Università “Sapienza” di Roma, Vicepresidente dell’associazione “La Testata” e attivista “Azione giovani”

COMUNICARE OLTRE IL LINGUAGGIO

di Barbara Marasco (*)

La parola comunicazione deriva dal latino “communico” e significa “mettere in comune”: già dalla radice etimologica, è evidente che la comunicazione è indispensabile per creare dei rapporti di relazione, relazione che è alla base del fenomeno di socializzazione.
Le prime esperienze comunicative hanno inizio con le interazioni sociali primarie, ovvero con i rapporti che il bambino intrattiene con i genitori e altre figure significative; addirittura è possibile affermare che già prima di nascere il feto si trova in interazione con la madre, “ascolta” i messaggi provenienti dall’esterno e reagisce ad essi, sebbene non sia ancora in esso presente intenzionalità e finalità comunicativa.
La possibilità di comunicare è legata alla padronanza di abilità cognitive, sociali e relazionali e affinché essa abbia luogo, è necessario che siano presenti cinque presupposti:
– un emittente, ovvero il soggetto che vuole dare vita alla comunicazione;
– un destinatario, il soggetto a cui la comunicazione è destinata;
– un messaggio, ciò che viene comunicato;

– un codice, sistema convenzionale di segni e regole tramite cui un insieme di significati viene trasmesso da un emittente a un destinatario (la lingua);
– un canale, cioè ogni mezzo in grado di trasportare un’informazione.

A determinare l’efficacia di uno scambio comunicativo concorrono sia fattori di ordine tecnico, come ad esempio il grado di conoscenza del codici, che fattori di ordine psicologico. Per quanto riguarda l’emittente, ad esso il messaggio da inviare appare chiaro, evidente, addirittura oggettivo, sebbene il ricevente è ben lontano dall’ avere questa percezione, non avendo presente il contesto all’interno del quale l’idea è stata creata. Per quanto riguarda il codice, la scelta è influenzata dal vocabolario posseduto dal soggetto e per attribuzione: a seconda se il destinatario è ritenuto gradevole o sgradevole, più o meno colto, il soggetto adatterà il proprio messaggio. Per quanto riguarda il destinatario, il rischio di distorsione risiede nell’interpretazione soggettiva del messaggio, nella deformazione a seconda dei propri stereotipi e pregiudizi, nell’atteggiamento di giudizio. Compresa la complessità del fenomeno, appare di cruciale importanza studiare le modalità attraverso cui avvengono gli scambi comunicativi, per poter osservare come interagiamo con gli altri e come essi interagiscono con noi; la comunicazione è infatti un fenomeno circolare e ci permette di cogliere sul piano relazionale che posizione occupiamo.
Nell’opera “Pragmatica della comunicazione umana”, Watzlawick afferma che è possibile fissare cinque assiomi della comunicazione “proprietà semplici della comunicazione, che hanno fondamentali implicazioni a livello interpersonale”.
Essi sono:
1. Non si può non comunicare: anche nel caso in cui un interlocutore rifiuti una comunicazione, cosi facendo invia un messaggio all’altro; emerge l’importanza della comunicazione non verbale, linguaggio di relazione che segnala i mutamenti nelle relazioni interpersonali, sostiene e completa il linguaggio verbale e funge da canale di dispersione, lasciando filtrare contenuti profondi essendo in parte svincolato dal controllo consapevole;
2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, di modo che il secondo qualifica il primo: ogni comunicazione comporta  un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti. Ad esempio, la mamma che ordina al bambino di andare a fare il bagno esprime, oltre al contenuto (la volontà che il bambino si lavi), anche la relazione che intercorre tra chi comunica e chi è oggetto della comunicazione, nel caso particolare quella di superiore/subordinato;
3. La natura della relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze comunicative tra i comunicanti: poiché la comunicazione è un continuo alternarsi di flussi comunicativi da una direzione all’altra e le variazioni di direzione del flusso comunicativo sono scandite dalla punteggiatura, il modo di leggerla sarà determinato dal tipo di relazione che lega i comunicanti;
4. Gli esseri umani comunicano attraverso un registro analogico e uno numerico: quando gli esseri umani comunicano per immagini, ad esempio disegnando, la comunicazione è analogica in quanto si basa sulla somiglianza tra gli strumenti di supporto e le grandezze rappresentate; quando si comunica usando le parole, la comunicazione segue il modulo digitale, poiché le parole sono segni arbitrari che permettono una manipolazione secondo le regole della sintassi logica che li organizza;
5. Tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza: si dicono complementari gli scambi comunicativi in cui i comunicanti non sono sullo stesso piano (mamma/bambino, dipendente/datore di lavoro), mentre sono simmetrici gli scambi in cui gli interlocutori si considerano sullo stesso piano: è questo il caso di comunicazioni tra pari grado (marito/moglie, compagni di classe, fratelli, amici).

(*) Studentessa di Psicologia all’Università “Sapienza” di Roma

PRIMARIE USA:SEMPLICEMENTE UN MESSAGGIO ANTI ESTHABLISHMENT

di Emanuela Maria Maritato (*)

Il vento della protesta anti-establishment e anti-Washington ha caratterizzato i risultati del «Super Martedì» delle primarie Usa,uno degli appuntamenti elettorali più importanti prima delle mid-term del prossimo novembre, quando milioni di americani si recheranno alle urne per il rinnovo del Congresso. In tre Stati chiave – Kentucky, Pennsylvania, Arkansas – gli elettori, a prescindere dallo schieramento, hanno espresso il proprio malcontento e la loro disapprovazione nei confronti del potere politico, punendo i veterani della capitale, i vecchi volti del Congresso e i moderati, premiando invece gli outsider, gli emergenti e i sostenitori di posizioni più radicali.

Nel Kentucky l’esordiente Rand Paul, 47enne oftalmologo alla prima esperienza politica, orgoglioso rappresentante del movimento anti-tasse noto come Tea Party, nonché figlio dell’assai più illustre Ron Paul (deputato dalle idee libertarie candidato alle ultime presidenziali), si è reso protagonista di una sfolgorante vittoria nelle primarie repubblicane ai danni dell’avversario Trey Grayson, segretario di Stato del Kentucky, nonché candidato di scuderia del partito, sostenuto pubblicamente da Mitch McConnell, leader del GOP al Senato: 59% Paul, 37% Grayson, il più alto scarto nella storia delle primarie repubblicane del Kentucky.

In Pennsylvania le primarie del Partito Democratico hanno sancito l’uscita dalle scene dell’anziano Arlen Specter. Nota figura politica a livello nazionale, senatore repubblicano per cinque mandati consecutivi, Specter è approdato a sorpresa al partito del presidente Obama lo scorso anno: una scelta giudicata come esempio di opportunismo politico dagli elettori che, ignorando l’invito dell’inquilino della Casa Bianca a votare per lui, gli hanno preferito il più giovane deputato Joe Sestak. Il quale, non a caso, ha commentato il successo definendolo «una vittoria della gente sull’establishment».

In Arkansas, nelle primarie democratiche, la senatrice Blanche Lincoln, nota per aver contribuito a inabissare definitivamente la controversa «public option» (assicurazione pubblica obbligatoria) nel dibattito sulla riforma del sistema sanitario, non è riuscita a oltrepassare il 50% nella sfida contro l’avversario Bill Halter, vice governatore dello Stato. Un risultato assai deludente per una candidata che poteva disporre dell’endorsement della Casa Bianca, che la obbliga ora ad affrontare un imprevedibile e dispendioso secondo turno contro il rivale, galvanizzato dal risultato ottenuto.

Senza distinzione di area geografica, né di schieramento, il trend che emerge dagli esiti del «Super Tuesday» è inequivocabile, e manifesta in maniera netta la grande e sempre più diffusa insofferenza del popolo americano nei confronti dell’establishment e di tutto ciò che rappresentano Washington, il Congresso e il potere politico, nelle loro accezioni negative. «Con l’intensa rabbia dell’elettorato che emerge in tutto il paese, una cosa è certa: questo è un anno anti-Washington e anti-establishment – ha scritto Liz Sidoti dell’Associated Press – e i candidati con collegamenti con uno o l’altro farebbero meglio a preoccuparsi». Un fenomeno confermato dai sondaggi condotti su scala nazionale, dai quali emerge una popolarità al minimo storico del presidente, un’ampia maggioranza (57,9%) di cittadini che ritiene che il paese stia andando «nella direzione sbagliata», ma soprattutto una disaffezione generale nei confronti del potere legislativo: solo il 23% degli americani approva l’operato del Congresso, a fronte di un disarmante 70,8% di disapprovazione.

Dati impossibili da trascurare, che ovviamente preoccupano non poco i vertici dei due maggiori partiti americani, in vista delle elezioni di medio termine del prossimo novembre. A dormire sonni poco tranquilli è soprattutto la maggioranza, dal momento che l’ondata anti-establishment e anti-Washington” può facilmente tramutarsi in voto anti-governativo, condizionando pesantemente i risultati delle mid-term. Mentre in casa democratica si tenta di minimizzare quanto avvenuto, o comunque di giustificarlo come un fenomeno diffuso, sono in molti infatti, sul fronte conservatore, a interpretare i risultati di martedì come un colpo subito dall’amministrazione e dalla maggioranza. «L’idolo più fragile sembra essere il presidente Obama», si legge in un editoriale dello Washington Examiner. «Come McConnell, Obama rimane popolare con la sua base, ma la sua capacità di cambiare le opinioni degli elettori appare inesistente». «Un brutto giorno per l’agenda di Obama», titola invece Karl Rove, ex consigliere di George W. Bush, per il quale gli esiti delle primarie mostrano che «l’ondata che è iniziata lo scorso anno sta continuando a guadagnare velocità, grandezza e forza. Le elezioni di questa settimana confermano quanto è stato dimostrato fin dalla scorsa estate: l’agenda di Obama è un killer politico e il suo sostegno ai candidati è di scarsissimo aiuto».

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

E’ MORTO L’ATTORE GARY COLEMAN!

di Emanuela Maria Maritato (*)

L’attore Gary Coleman, 42 anni, protagonista di una celebre sitcom che tutti ricordiamo con affetto (IL MIO AMICO ARNOLD) , è morto a seguito di una emorragia cerebrale dopo una caduta nella sua casa a Salt Lake City, nello Utah. Coleman era entrato in coma fino a essere mantenuto in vita solo con le macchine. Poi, la notizia del decesso. Dopo una vita segnata da problemi di salute, fin dalla più tenera età.

La serie Il mio amico Arnold arrivò al pubblico italiano negli anni Ottanta, quando Canale 5, ormai rete nazionale, ne fece un punto fermo della sua programmazione. Il segreto del successo era tutto concentrato nelle fattezze del protagonista assoluto dello show: un bambino afroamericano, piccolo e grassottello, dalla battuta fulminante e dall’irresistibile senso dell’umorismo. Per chi ha vissuto quella stagione televisiva, resta indimenticabile il “Che cavolo stai dicendo, Willis!”, con cui il ragazzino rimbrottava il fratello, alto e dinoccolato, interpretato dall’attore Todd Bridges.
Arnold e Willis, due ragazzi neri atterrati come meteore nella dimensione altoborghese di una famiglia bianca, composta dall’algido signor Drummond e da sua figlia Kimberly, rispettivamente zio e sorellastra dei due fratellini.

Nessuno, all’epoca, avrebbe mai sospettato che Arnold non fosse un attore-bambino dal talento straordinario. Ma pian piano la verità venne a galla. Gary Oldman, nato a Zion, nello Utah, nel 1968, non era un piccolo e grassottello ragazzino nero, ma un uomo, adulto e minato nel fisico. Il suo sviluppo era stato compromesso da una forma di insufficienza renale che lo aveva torturato fin dall’infanzia. Nei suoi anni verdi Coleman passò attraverso due trapianti di reni, ma non riuscì a sottrarsi alla dialisi, suo malgrado  pessima compagna di una vita.Ciao Arnold rimarrai vivo per sempre nei nostri cuori,grazie per aver accompagnato i migliori pomeriggi della mia infanzia
 

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

DALLA TOSSINA DI UNO SCORPIONE CINESE IL POSSIBILE RIMEDIO PER MOLTE MALATTIE IMMUNITARIE NELL’UOMO

UNO STUDIO A CURA DELLA DOTT.SSA GINA TANTARO, ORIGINARIA DI SAN MARCO IN LAMIS, MA PARMENSE D’ADOZIONE – IL SUO LAVORO PRESENTATO AL CONVEGNO “PROTEINE 2010″ FA GIA’ DISCUTERE – NE DA’ NOTIZIE IL PORTALE WEB NURSINGNEWS.EU

di Angelo Del Vecchio

PARMA. Da uno scorpione cinese un nuovo farmaco per le malattie immunitarie? E’ quanto proposto nei giorni scorsi dalla dott.ssa Gina Tantaro, 27 anni, laureatasi in Farmacia presso l’Università degli Studi di Parma e autrice di uno studio-tesi sulla “Espressione ricombinante, purificazione e caratterizzazione preliminare di una tossina di scorpione attiva sui canali del potassio voltaggio-dipendenti”. Ovvero, l’utilizzo di una particolare tossina per modulare il passaggio di “informazioni”. Il suo lavoro è stato presentato in anteprima al convegno scientifico “Proteine 2010″, svoltosi nella cittadina parmense dall’8 al 10 aprile.

Tantaro è originaria della Puglia, in particolare di San Marco in Lamis, ma è ormai da anni domiciliata in Emilia Romagna e nell’adottiva Parma, città dove spera di lavorare dopo anni e anni di duri sacrifici e studi senza sosta. La tesi specialistica è stata discussa con la supervisione della relatrice Prof.ssa Anna Falasca – Facoltà di Farmacia, in collaborazione con i correlatori Prof.ssa Elena Ferrari e Prof. Alberto Spisni – Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Ateneo di Parma  Ma di cosa parla il suo studio? Come accennavamo poco fa tratta di una tossina di “Buthus martensii”, uno scorpione originario della Cina, la cui valenza terapeutica era già stata sperimentata in precedenza ma per altre malattie. Tantaro ipotizza un suo utilizzo per l’immunomodulazione di malattie autoimmuni mediate da linfociti T, i nostri difensori naturali. Ma vediamo come ce lo spiega in una intervista l’interessata.

“Il canale del potassio Kv 1.3 è un interessante bersaglio farmacologico per la immunomodulazione di malattie autoimmuni mediate da linfociti T; molecole in grado di bloccare in modo selettivo ed a basse concentrazioni tale canale rappresentano potenziali agenti terapeutici per la cura di queste malattie – spiega Tantaro alla nostra testata – più di 120 peptidi tossici che bloccano selettivamente i canali del K+ sono stati isolati da veleni di scorpione e suddivisi in famiglie e sottofamiglie sulla base delle caratteristiche strutturali e di affinità”.

“Il metodo di espressione, basato sulla fusione con il tag Glutatione-S-Transferasi, ha dato una buona resa in termini di prodotto di fusione GST-ADWX1 – continua la nostra intervistata – la purificazione mediante colonna di affinità per GST costituisce un preliminare passaggio di purificazione che separa il prodotto di fusione dal lisato batterico grezzo; il grado di purezza dell’eluato si è rivelato sufficiente per poter eseguire direttamente il trattamento proteolitico con l’enzima enterochinasi, che separa GST dal peptide ADWX-1. La cromatografia su colonna RPC è risultata essenziale per ottenere un preparato omogeneo e puro, come confermato dal dato di elettroforesi e di spettrometria di massa. Per cui, la tossina espressa ADWX-1 è in grado di esercitare una inibizione di corrente con affinità nanomolare e secondo una modalità che risulta indipendente dal voltaggio applicato”.

La dott.ssa Tantaro ha posto le basi per un nuovo tipo di ricerca e di utilizzo di questa tossina, ora è compito della comunità scientifica italiana e straniera cercare di verificarne la valenza terapeutica e i possibili approfondimenti. A Gina non possiamo che augurare ogni bene e un ottimo prosieguo della sua attività di studio e di professione.

 

Fonte: NersingNews (http://www.nursingnews.eu)

BULIMIA: COSA È VERAMENTE?

di Emanuela Maria Maritato (*)

TUTTI SANNO COSA È POCHISSIMI HANNO IL CORAGGIO DI AFFRONTARLA, PARLARNE ED AIUTARE CHI NE È AFFETTO

Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno compulsivo di ingerire spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento.
L’episodio bulimico è caratterizzato dall’atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento. 

È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%).Generalmente compare attorno ai 12-14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).

Si distinguono due tipi di bulimia:

con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all’uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
senza condotte di eliminazione, che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati, ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all’uso di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Gli episodi bulimici possono essere scatenati da alterazioni dell’umore, stati d’ansia o stress. In alcuni casi gli episodi bulimici possono anche essere programmati anticipatamente.

Non vengono considerati episodi bulimici quei casi in cui vi è un’elevata assunzione di cibo saltuariamente e in contesti e situazioni particolari, né il continuo “spiluccare” durante la giornata.

 

Le cause sono di varia natura, sia psicologica che sociale o biologica. Per la sua natura deve essere differenziato dall’anoressia nervosa, che in una delle sue forme mostra lo stesso desiderio di ingurgitare al momento una smisurata quantità di cibo, nell’altra malattia si assiste più ad un rituale che ad un qualcosa di improvvisato, e la differenzazione maggiore è quella del rapporto dei pazienti verso il loro peso: sottopeso negli anoressici ma peso normale o anche in sovrappeso per quanto riguarda i bulimici.

Il DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) ne trova le caratteristiche in:

Ricorrenti abbuffate: dove per abbuffate si intende il mangiare in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo decisamente maggiore a quello che la maggior parte della popolazione mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Durante queste abbuffate si ha la sensazione di non poter controllare le proprie azioni (si sente di non riuscire a smettere di mangiare e a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
Atti compensatori ricorrenti ed inappropriati: per evitare l’aumento di peso, vengono utilizzate tecniche come quella del vomito autoindotto (dita in gola), abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
Le abbuffate, assieme alle condotte compensatorie, devono manifestarsi mediamente almeno due volte la settimana per tre mesi.
Valutazione dell’autostima decisamente influenzata dalla forma e dal peso corporeo.
Per quanto concerne le terapie consigliate per la bulimia si fa riferimento a quelle impiegate per l’anoressia, tranne ovviamente per il regime alimentare. L’approccio terapeutico pluridisciplinare con l’ausilio dello psicoterapeuta, del neuropsichiatra, del nutrizionista, e spesso di altre figure diverse da caso a caso, è attualmente consigliato per contrastare tale patologia. Come farmaci si utilizzano la fluoxetina e in casi particolari la sibutramina. D’ausilio alle varie forme terapeutiche elencate si evidenzia spesso il ricorso ai gruppi di auto-mutuo-aiuto presenti attualmente anche all’interno di alcune strutture ospedaliere.

In caso di trattamento della patologia si registrano migliorie anche nel 50% dei casi, di casi studiati anche a distanza di anni dall’avvenuta “guarigione”. Da notare che il disturbo è molto incline a recidive. Il 20% dei casi mostra fallimento delle terapie

 
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(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

TRA SOGNO E REALTÀ: A ROMA UN CENTRO PER LE MACULOPATIE

di Silvia Codella (*)

ROMA – Oggi 26 Maggio 2010 ore 17:00 è nato nella Capitale il nuovo centro per le Maculopatie nell’Ospedale San Giovanni Addolorata finalizzato alla diagnosi, terapia e ricerca dedicati alla diffusissima patologia della degenerazione maculare.

In Italia costituisce un’importante novità in quanto esito di una sinergia tra l’Ospedale, l’ente pubblico che presta gli spazi, e le Fondazione Bietti, un IRCCS privato ( Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico ) che agirà con propri dipendenti e attrezzature gestendoli a sue spese . Si tratta di una complicità che cerca di rafforzare sempre più il forte legame che c’è tra i laboratori di ricerca ed i reparti di clinica medica e che sarà il futuro della nostra Sanità. Erano presenti all’evento il Dottor Luigi D’Elia ( Direttore dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma), Prof  Mario Stirpe ( Fondazione Bietti), il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ed il Ministro della Salute Ferruccio Fazio.

Tutto questo nasce in un clima di intensa attività di sensibilizzazione, da parte della comunità scientifica e in particolare dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità- IAPB Italia Onlus, circa questa malattia che colpisce quasi un milione di persone in Italia ed è la prima causa di cecità e ipovisione nei paesi occidentali .

(*) Studentessa di Medicina e Chirurgia all’Università “Sapienza” di Roma

LE INCISIONI RUPESTRI

di Stefano Azzena (*)

 

Cominciamo con un articolo sull’arte murale, una delle più primordiali forme di grafitismo.

Le incisioni di Valcamonica in provincia di Brescia ad oggi sono una delle più antiche  forme d’espressione artistica conosciute in Italia.

Pensate che secondo gli esperti risalgono al primo millennio circa a.C.

Le incisioni presso più filiformi,venivano tracciate con uno strumento appuntito oppure realizzate con la tecnica della martellina che consiste nel colpire la roccia con un percussore litico in modo da realizzare una serie di puntini che successivamente andavano a formare un segno continuo.

La figura umana viene rappresentata da un segno trapezoidale allungato,le gambe parallele o divaricate appaiono molto piccole rispetto al corpo e le braccia si presentano alzate con armi di vario genere in pugno, ripiegate lungo il busto o davanti a U. La testa è formata da  un cerchio nero separato dal collo  spesso di profilo.

Le scene che più vengono  rappresentate sono  scene di caccia o di battaglie che quasi in maniera ossessiva vanno a connotare una propensione all’utilizzo delle armi e all’esaltazione della virilità.

Spesso notiamo rappresentazioni di carattere votivo  e di comportamenti rituali ,scene nelle quali  vengono  poste  delle offerte alle divinità  da parte di giovani che superavano delle prove e passavano alla condizione di guerrieri e adulti.

Gli animali che venivano rappresentati con dei corpi massicci  e rettangolari erano per lo più cervi e cavalli.

Queste immagini risalenti a più di 3000  anni fa sono la traccia tangibile delle prime forme d’arte rupestre alle quali noi artisti contemporanei spesso facciamo riferimento anche se inconsciamente a alle quali non possiamo negare la nostra più profonda riconoscenza.

 
Vieni a conoscermi su MySpace all’indirizzo http://www.myspace.com/stefanoart

(*) Pittore

IPERTENSIONE ARTERIOSA: KILLING SILENZIOSO

di Silvia Codella (*)

Nel nostro Paese oltre 10 milioni di persone soffrono di Ipertensione Arteriosa ma solo una bassa percentuale ne è consapevole, non a caso uno dei nomi con cui talvolta viene definita è “Killing silenzioso” poichè per molto tempo non dà alcuna sintomatologia finchè i danni non sono gia stati fatti. Quello che accade è che la forza con cui il sangue spinge sulle pareti dei vasi sanguigni aumenta e rimane sopra la norma costantemente, portando ad un indurimento della parete vascolare e ad una riduzione della loro elasticità;aumenta cosi il lavoro che deve svolgere il cuore per effettuare una efficiente circolazione,ma a lungo andare questo determina deterioramento delle pareti arteriose a partire da quelle più piccole e delicate(come per i vasi dei reni e degli occhi). Tanto più è elevata la pressione tanto maggiore sarà il rischio di avere ictus cerebrale e infarto del miocardio.

 

Quali sono le cause?
Nel 5% dei casi i medici sono in grado di definira la causa scatenante,secondaria ad altre patologie,ma nel 95% dei casi le cause sono sconosciute(si parla di ipertensione essenziale)


Cosa possiamo fare?
Possiamo cercare di evitare comportamenti altamente predisponenti(inattività fisica,sovrappeso,stress,dieta alimentare squilibrata, ricca di sale e povera di frutta e verdura) e controllare la pressione periodicamente:

 
Pressione arteriosa                                             Sistolica Diastolica
   Ottimale                                                          < 120 < 80
   Normale                                                         120-129 80-84 
   Normale-Alta                                                    130-139 85-89
   Ipertensione grado 1 (lieve)                                    140-159 90-99
   Ipertensione grado 2 (moderata)                                 160-179 100-109
   Ipertensione grado 3 (grave)                                       >180 >110
   Ipertensione sistolica isolata                                     >140 >90

I valori sopra riportati sono stati presi da www.salute.gov.it

(*) Studentessa di Medicina e Chirurgia all’Università “Sapienza” di Roma

LA COREA DEL NORD MINACCIA INTERVENTO ARMATO

di Giuseppe Cocomazzi (*)

IL FATTO – Il 38° parallelo torna tesissimo, e una minima vibrazione potrebbe portare a conseguenze devastanti per le due Coree. Dopo l’accertamento della colpevolezza di Pyonyang nell’affondamento di una corvetta sudcoreana, questione analizzata da esperti internazionali, il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha chiesto al regime comunista dell’eterna rivale a Nord del tagliente parallelo di scusarsi ufficialmente e ha annunciato provvedimenti difensivi per evitare altre provocazioni. Seul ha anche comunicato alle imbarcazioni nordcoreane il divieto di navigare nella acque del sud. Nei precedenti giorni la Corea del Nord aveva minacciato duramente eventuali sanzioni con una “guerra generale” finchè oggi non sono arrivate le prime decisioni irreversibili: Pyongyang non si impegnerà nel dialogo intercoreano per tutto il restante mandato del presidente sudcoreano Lee Myung-bak. Inoltre, le navi e gli aerei sudcoreani verranno banditi dai mari e dai cieli territoriali. Il ‘caro leader’ Kim Jong-il non ha atteso le contromisure sudcoreane per avvertire il suo esercito, arringandolo con “pronti a combattere se attaccati”, e pare deciso allo scontro.

 

L’ANTEFATTO – Lo scorso 26 Marzo, il Mar Giallo è stato teatro di un attacco ad una corvetta della marina sudcoreana, la Cheonan, che dopo quattro ore è completamente affondata causando la morte di 46 marinai.

Dei 104 a bordo, i restanti sono stati tratti in salvo. Inizialmente, la tv coreana aveva diffuso la notizia che il siluramento fosse opera di una nave militare nordcoreana, ma la lontananza dell’agguato dalle zone calde assieme alle smentite dello stesso governo aveva fatto cadere la supposizione. Ciononostante, il livello di allerta era massimo.

NEL MONDO – La Cina ha consigliato alle due Coree di “dialogare” e di evitare “un braccio di ferro”, mantenendo una posizione intermediaria nella contesa. Obama si è schierato apertamente a favore della Corea del Sud , ordinando ai suoi militari di interagire con le forze sudcoreane per “assicurare la sicurezza e impedire future aggressioni” e ammonendo la Corea del Nord per il suo “comportamento belligerante e minaccioso”. Infine, come ha reso noto il ministro degli Esteri sudcoreano Yu Myung-hwan, gran parte dell’Europa ha espresso pieno sostegno per Seul.

 

(*) Studente di Lettere moderne all’Università di Foggia

NUOVO FARMACO ANTIEPILETTICO DI TERZA GENERAZIONE

di Vincenzo Demaio (*)

 

Nel 1858, il neurologo inglese Edward H. Sieveking affermava sconsolatamente che “è difficile trovare una sostanza in grado di essere introdotta nell’esofago che, prima o poi, non sia stata considerata antiepilettica”. Fortunatamente, dagli inizi del XX secolo,  la neurofarmacologia ha messo a disposizione una svariata gamma di farmaci antiepilettici (FAE). 
La tabella sottostante, mostra i tempi di commercializzazione dei vecchi e nuovi FAE in Italia, definiti anche di prima e seconda generazione, quest’ultimi, di più facile gestione dovuta alle migliori caratteristiche farmacocinetiche e a un più basso potenziale di interazioni, introdotti nella pratica clinica nel corso degli ultimi venti anni (neuro…PILLOLE Anno VI N. 67 25.09.2006 sito web: http://www.neuro.unibo.it/pill/pillole.htm). 

Relativo il concetto di nuovo e vecchio, in quanto lo sviluppo di FAE continua, alla ricerca di composti e principi attivi potenzialmente sempre più efficaci, più sicuri, ben tollerati e dal profilo farmacocinetico ottimale, andando a costituire i cosiddetti FAE di terza generazione (Expert Opin Invest Drugs2006;15:637-47).
In Italia lo scenario dei FAE di terza generazione si apre con la messa in commercio della Rufinamide prima, e della Lacosamide dopo.
La Rufinamide, ottenuta nel 2007 l’autorizzazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco (EMEA) e lanciata alla commercializzazione in Italia nel 2009, è indicata in pazienti di età pari o superiore a 4 anni nel trattamento della sindrome di Lennox-Gastaut. Quest’ultima è una grave forma di epilessia che esordisce generalmente tra i due e sei anni con un picco intorno ai 4-5 anni con uguale incidenza in entrambi i sessi. Dal punto di vista eziologico si riconoscono due forme: nel 60% dei casi  una forma secondaria a malformazioni cerebrali, asfissia perinatale, infezione del sistema nervoso centrale, condizioni metaboliche o eredodegenerative, e nel restante 40% una forma primaria Una delle caratteristiche principali della sindrome risulta essere il polimorfismo delle crisi.  Le crisi toniche in sonno e le crisi tonicoassiali sono le più tipiche.Altri tipi di crisi frequentemente riscontrabili sono le assenze atipiche e le crisi atoniche. Estremamente frequenti in questa sindrome sono gli stati di male che si possono presentare sia con crisi tonico-cloniche ripetute, sia sottoforma di stato di male mioclonico, sia sotto forma di minor status (stato di piccolo male) con lunghi periodi in cui i pazienti appaiono stuporosi e obnubilati. La Rufinamide è indicata come terapia aggiuntiva ad altri farmaci antiepilettici. Dal momento che il numero di pazienti affetti da sindrome di Lennox-Gastaut è basso, la malattia è considerata “rara”, quindi Rufinamide è stato designato “medicinale orfano”.
La Lacosamide (LCS), ha ottenuto nel 2008 l’autorizzazione da parte dell’EMEA, e si prevede la commercializzazione in Italia nel prossimo autunno (fonte UCB Pharma). La LCS, oltre ad essere indicata come monoterapia per il dolore neuropatico, è indicata come terapia aggiuntiva nel trattamento delle crisi parziali con o senza generalizzazione secondaria. in pazienti con epilessia a partire dai 16 anni di età. In tre studi, riassumendo insieme i risultati, si è evinto che il 34% dei pazienti alla dose di LCS di 200mg/die e il 40% dei pazienti alla dose di 400mg/die hanno ottenuto une riduzione del numero di crisi pari ad almeno il 50%, contro il 23% dei pazienti trattati col placebo (Nature Rev Drug Disc 2008;7:973-4). In generale la LCS può essere considerato un farmaco a basso rischio di interazioni farmacologiche. (Epilepsy Res 2009; 83:183). Tutto questo apre un nuovo spiraglio soprattutto nella gestione di pazienti con crisi refrattarie, che necessitano di piani polterapeutici.
Altri FAE, quali Brivaracetam (farmaco orfano, indicato nel trattamento delle crisi miocloniche progressive e sintomatiche), Stiripentolo (farmaco orfano, indicato  per l’“epilessia mioclonica severa dell’infanzia” o sindrome di Dravet), Carisbamato, Eslicarbazepina e Retigabina   (tutti farmaci che hanno mostrato efficacia come terapia aggiuntiva nelle crisi parziali)sono in uno stato avanzato di sviluppo (fase III e oltre).

 

 

(*) Tecnico di Neurofisiopatologia presso la Casa Divina Provvidenza – Opera Don Uva – Bisceglie (BT