Play Pause

BERLUSCONI, TARTAGLIA, E L’ODIO QUOTIDIANO

 

di Andrea Vitale (*)

Dell’aggressione al Presidente del Consiglio avvenuta lo scorso 13 dicembre ne han parlato e continuano a parlarne in molti: al termine del congresso del partito politico “il popolo delle libertà” in mezzo ai suoi simpatizzanti in Piazza Duomo il Cavaliere Silvio Berlusconi è stato colpito al viso da un modellino del Duomo di Milano in polvere di marmo del peso di due etti. L

’oggetto è stato lanciato da Massimo Tartaglia, un 42enne che vive nella casa dei genitori a Cesano Boscone in provincia di Milano, titolare di una piccola azienda di elettronica insieme a suo padre e a un terzo socio. L’uomo è in cura da circa 10 anni al Policlinico di Milano per problemi psichiatrici così come confermato da suo padre Alessandro: «Mio figlio è uno psicolabile. Soffre di disturbi da quando aveva diciotto anni. Dopo l’Itis a Corsico si è iscritto a ingegneria elettronica e da allora sono co-minciati i problemi». Arrestato e portato alla questura di Milano, il giudice ha deciso di convalidare l’arresto in quanto a suo dire l’azione è stata premeditata e ci sarebbe rischio di inquinamento prove dato che le indagini non sono ancora terminate. Il Presidente Berlusconi invece dopo aver trascorso quattro notti in ricovero presso l’ospedale San Raffaele di Milano è stato dimesso nella tarda mattinata di giovedì 17 ed è tornato presso la sua residenza di Arcore.
La notizia ha fatto il giro del mondo: se da un lato i principali capi di stato han subito fatto gli auguri di pronta guarigione al Premier, su internet(facebook in primis) son stati creati innumerevoli gruppi pro e contro l’accaduto: da chi ha definito Massimo Tartaglia “un eroe” a chi invece prende notevolmente le distanze condannando l’evento, con migliaia di iscritti da entrambe le parti.
Qualsiasi tipo di aggressione verbale o fisica non dovrebbe conoscere colori politici: si può esser di destra, di sinistra o di centro, ma certi gesti non devon esser commessi mai da nessuno e nessuno dovrebbe inneggiare o istigare questi comportamenti. Fintanto perdurerà un clima di odio e disprezzo reciproco la situazione sarà ben lontana dal quel clima di benessere che dovrebbe esser propria di uno Stato quale quello italiano.

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino

 

BANCHE: L’INVESTIMENTO IN CONOSCENZA E LA SUA EVOLUZIONE CONTINUA

di Michele Caruso (*)

L’investimento in conoscenza è una pre-condizione necessaria per assumere decisioni e progettare servizi aderenti alle domande degli operatori economici. Una tale strategia richiede anche un nuovo impegno attraverso attività formative ed orientative del personale interno alle banche, al fine di accrescere le competenze sull’economia locale e gli experties sulle dinamiche territoriali.
Il recente riconoscimento del premio Nobel per l’economia agli americani Hurwicz, Maskin e Myerson, teorici del mechanism design, riporta l’attenzione sulla scienza dell’informazione globale e, nel caso considerato di una banca locale, in un ambito connotato dalla presenza di asimmetrie informative e dalla interazione tra soggetti economici portatori di interessi che possono entrare in conflitto.
In un mercato così particolare, il radicamento territoriale e lo spirito mutualistico avvantaggiano inevitabilmente le banche di credito cooperativo per quanto attiene ai problemi di natura informativa: la conoscenza approfondita dell’area di riferimento, l’esperienza del ciclo produttivo delle attività tipiche, la vicinanza agli operatori locali, consentono alle aziende di credito cooperativo di disporre di un’informazione ottimale sulle caratteristiche dei clienti e sul relativo merito di credito, agevolando l’instaurarsi di durature relazioni di clientela.
Appare quindi chiaro che tra banche e soggetti economici debba esserci una reciproca conoscenza: per le prime una profonda consapevolezza della realtà in cui si opera e delle novità del mondo bancario; per i secondi una piena conoscenza del ventaglio di opportunità offerte dalla banca o dalle banche operanti nel territorio.

“Si ritiene, infatti, che la motivazione che induce un cliente a diventare socio della banca non si limiti ad una pura e semplice valutazione della convenienza economica, ma si estenda anche all’apprezzamento di aderire ad una realtà socio-economica che, trattenendo e diffondendo ricchezza nel territorio, contribuisce alla sua crescita con attività di vario genere”1.                                                                                                                      
Risulta scontato, quindi, adattare le teorie dell’economista Hayek -espresse nel suo Economia e conoscenza del 1937- al nostro discorso. Il collega di Hayek a Londra, Lionel Robbins, sosteneva che l’homo oeconomicus (soggetto economico) si trova a scegliere razionalmente fra molteplici alternative. «In realtà, sosteneva Hayek, le conoscenze alla base delle nostre decisioni sono limitate e imperfette». Va sottolineato che Hayek parla di “conoscenze” e non di semplici “informazioni”, perché le tradizioni, le abitudini, la storia intrinseca di un territorio o quella di un singolo individuo, fanno parte delle prime e non delle seconde, e sono più rilevanti. Una banca deve perciò far riferimento, in senso hayekiano, alle conoscenze, anziché alle informazioni. L’ammontare di questo materiale conoscitivo, evidentemente eterogeneo, cresce, quindi, con il numero di interlocutori con i quali una banca “dialoga”, con i tempi di interlocuzione, e con le dimensioni del territorio. «La conoscenza, conclude Hayek, non è mai data, ma si evolve continuamente, come tutto in natura».

1Estratto dal Bilancio e relazione al 31-12-2006 (Punto 6) della Banca di Credito Cooperativo di S. Giovanni Rotondo

(*) Studente di Ingegneria Gestionale all’Università “Sapienza” di Roma

BANCHE: L’INVESTIMENTO IN CONOSCENZA E LA SUA EVOLUZIONE CONTINUA

di Michele Caruso (*)

L’investimento in conoscenza è una pre-condizione necessaria per assumere decisioni e progettare servizi aderenti alle domande degli operatori economici. Una tale strategia richiede anche un nuovo impegno attraverso attività formative ed orientative del personale interno alle banche, al fine di accrescere le competenze sull’economia locale e gli experties sulle dinamiche territoriali.
Il recente riconoscimento del premio Nobel per l’economia agli americani Hurwicz, Maskin e Myerson, teorici del mechanism design, riporta l’attenzione sulla scienza dell’informazione globale e, nel caso considerato di una banca locale, in un ambito connotato dalla presenza di asimmetrie informative e dalla interazione tra soggetti economici portatori di interessi che possono entrare in conflitto.
In un mercato così particolare, il radicamento territoriale e lo spirito mutualistico avvantaggiano inevitabilmente le banche di credito cooperativo per quanto attiene ai problemi di natura informativa: la conoscenza approfondita dell’area di riferimento, l’esperienza del ciclo produttivo delle attività tipiche, la vicinanza agli operatori locali, consentono alle aziende di credito cooperativo di disporre di un’informazione ottimale sulle caratteristiche dei clienti e sul relativo merito di credito, agevolando l’instaurarsi di durature relazioni di clientela.
Appare quindi chiaro che tra banche e soggetti economici debba esserci una reciproca conoscenza: per le prime una profonda consapevolezza della realtà in cui si opera e delle novità del mondo bancario; per i secondi una piena conoscenza del ventaglio di opportunità offerte dalla banca o dalle banche operanti nel territorio.

“Si ritiene, infatti, che la motivazione che induce un cliente a diventare socio della banca non si limiti ad una pura e semplice valutazione della convenienza economica, ma si estenda anche all’apprezzamento di aderire ad una realtà socio-economica che, trattenendo e diffondendo ricchezza nel territorio, contribuisce alla sua crescita con attività di vario genere”1.                                                                                                                      
Risulta scontato, quindi, adattare le teorie dell’economista Hayek -espresse nel suo Economia e conoscenza del 1937- al nostro discorso. Il collega di Hayek a Londra, Lionel Robbins, sosteneva che l’homo oeconomicus (soggetto economico) si trova a scegliere razionalmente fra molteplici alternative. «In realtà, sosteneva Hayek, le conoscenze alla base delle nostre decisioni sono limitate e imperfette». Va sottolineato che Hayek parla di “conoscenze” e non di semplici “informazioni”, perché le tradizioni, le abitudini, la storia intrinseca di un territorio o quella di un singolo individuo, fanno parte delle prime e non delle seconde, e sono più rilevanti. Una banca deve perciò far riferimento, in senso hayekiano, alle conoscenze, anziché alle informazioni. L’ammontare di questo materiale conoscitivo, evidentemente eterogeneo, cresce, quindi, con il numero di interlocutori con i quali una banca “dialoga”, con i tempi di interlocuzione, e con le dimensioni del territorio. «La conoscenza, conclude Hayek, non è mai data, ma si evolve continuamente, come tutto in natura».

1Estratto dal Bilancio e relazione al 31-12-2006 (Punto 6) della Banca di Credito Cooperativo di S. Giovanni Rotondo

(*) Studente di Ingegneria Gestionale all’Università “Sapienza” di Roma

SAREMO GIUDICATI SOLO SULL’AMORE

di Carmela Maraglino (*)

“Saremo giudicati solo sull’amore”. Una volta esordii con questa frase nei confronti di una mia amica. Discutevamo tra di noi di come ci si deve comportare nella vita e ciò che conta veramente.
Lei era una persona molto sfiduciata, tanto sfiduciata da essere diventata cinica.
Quando sentì quella mia affermazione, mi ripose che lei non credeva a nessun giudizio, che non credeva in nessun amore e che le importava solo che i suoi figli si sentissero amati da lei.
Io rimasi interdetta e turbata da quella risposta e chiesi spiegazioni. A quel punto mi disse che, secondo lei, l’amore non esiste.
Io obiettai a quell’affermazione, ma replicò dicendomi che, secondo lei, l’unico amore possibile non è quello tra un uomo ed una donna, ma solo quello tra genitori e figli, oppure tra fratelli, perché questo è un amore che dura, mentre quello tra le altre persone, prima o poi, finisce.
Io non seppi replicare subito alle sue idee così crude e piene di disillusioni, ma, quello fu per me uno spunto di meditazione e di riflessione.
A quel punto le chiesi come vivesse i rapporti con gli altri e come si relazionasse, visto che non credeva a nessun amore possibile tra gli individui.
Mi rispose che lei non si aspettava nulla dagli altri e che non dava nulla in cambio, anzi disse che la sua filosofia di vita era quella del “CAMPA CAVALLO”.
A quelle parole rimasi molto turbata, ma non replicai.
Un giorno, questa mia amica era particolarmente giù e mi chiese da dove prendessi il mio “ENTUSIASMO”, visto che in giro di cose di cui essere entusiasti non ne vedeva molte.
Io le dissi che il mio entusiasmo non lo trovavo fuori di me, ma dentro di me. E questo tutte le volte che riuscivo a fare qualcosa di bello, ad esempio a scuola, con i miei alunni, oppure quando facevo un regalo a qualcuno.

Le spiegai che la mia gioia proveniva dal mio DONARE AGLI ALTRI. A quel punto lei obiettò che, con il mio modo di comportarmi, probabilmente avrei trovato sulla mia strada qualche persona che avrebbe potuto approfittare del mio modo di fare.
Anche questa sua affermazone mi fece riflettere parecchio.
Solo che io non vedevo altro modo di rapportarmi agli altri che quello e, da quello, traevo quella gioia e quell’entusiamo così incomprensibili per la mia amica.
Quali sono le considerazioni che vorrei trarre da tutto ciò?
Una prima considerazione è questa: spesso ciò che accade intorno a noi, non dipende dagli altri ma dal nostro modo di porci.
Se siamo sfiduciati, creiamo sfiducia negli altri.
Se siamo cinici, creiamo cinismo intorno a noi.
Se siamo duri di cuore, creiamo durezza intorno a noi.
In sostanza, riflettiamo intorno a noi ciò che c’è già dentro di noi, e non il contrario.
Seconda considerazione è che diamo la colpa agli altri di ciò di cui, invece, siamo responsabili in prima persona.
Infatti, se agiamo con la filosofia del “campa cavallo”, la colpa del menefreghismo non è degli altri ma, prima di tutto, la nostra e poi evenutalmente anche degli altri. E’ troppo comodo, infatti, non muovere mai un dito e poi pretendere che lo facciano gli altri.
Terza considerazione è che chi vive così è una persona TRISTE, profondamente scontenta e senza enstusiamo. Infatti, questa mia amica aveva uno stato d’animo “negativo” e la sua “negatività” la trasformava, molto spesso, in cattiveria.
Quarta considerazione: se è vero che saremo giudicati solo sull’amore che riusciamo a vivere concretamente nella nostra vita e nei rapporti con gli altri, allora, il motivo della gioia e dell’entusiamso è ben giustificato, perché chi agisce amando gli altri, agisce sicuramente bene e “accumula tesori in cielo”. Le sue opere buone, non solo lo fanno già essere felice qui in terra, ma gli assicurano un giudizio favorevole nell’altra vita.
D’altro canto, se già durante la nostra vita terrena riusciamo a trovare gioia ed entusiamo nel donare agli altri e nell’amare gli altri, come poi nella vita futura potrebbe cambiare la nostra condizione di gioia?
Semmai, sarà una GIOIA più grande e perfetta!

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

A CHRISTMAS CAROL

di Francesco Losito (*)

Non c’è esagerazione nel dire che il miglior film di Natale di quest’anno lo si debba a Charles Dickens (1812-1870), autore di romanzi come Oliver Twist , David Copperfield, Grandi Speranze e di racconti come Canto di Natale. Ed è appunto da questo racconto del 1843 che è tratto A Christmas Carol, ultima fatica cinematografica di Robert Zemeckis, regista di Ritorno al futuro (trilogia 1984-1989-1990), Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), Forrest Gump (1994) , Cast Away (2000), The Polar Express (2004) e molti altri.
Film in 3-D girato con la tecnica del Live-Action (come The Polar Express e La leggenda di Beowulf), è stato prodotto dalla Walt Disney con un budget di 200.000.000 di dollari.

Ecco a voi la trama del film:
Il film racconta del cambiamento di Ebenezer Scrooge, un ricco e avaro scorbutico finanziere nella Londra vittoriana che vive nella casa ereditata dal suo socio Marley, morto 7 anni prima.
Egli è l’unico a odiare il Natale, considerandolo una perdita di tempo e non solo rifiuta di festeggiarlo con suo nipote Fred,ma costringe il suo contabile Bob Cratchit, sottopagato, a lavorare durante le feste.
La sera della vigilia Ebenezer riceve la visita dello spirito di Marley con addosso 7 pesanti catene, il quale gli annuncia  che se non cambierà vita diventando più buono e socievole, il suo spirito avrà catene ancora più pesanti da portare avvertendolo che riceverà la visita di altri tre spiriti: lo spirito del Natale passato, lo spirito del Natale presente e lo spirito del Natale futuro.

Il primo spirito mostra a Scrooge il suo passato e gli avvenimenti che hanno reso la sua persona negativa e arrogante.
Il secondo spirito mostra i festeggiamenti della povera famiglia di Bob Craitch, il cui figlio malato Tiny Tim rischia di morire se non avrà le cure necessarie.
Lo spirito gli mostra anche  la festa organizzata da suo nipote Fred ,in cui tutti parlano male di lui e del suo pessimo carattere.
Il terzo e ultimo spirito mostra a Scrooge gli eventi futuri, cioè la morte del povero Tiny Tim la sera stessa di Natale e infine la sua stessa morte ,deriso e maledetto da tutti.
A questo punto Scrooge si risveglia nel suo letto, il giorno di Natale e, resosi conto di voler cambiare, si pente di tutte le malefatte da lui commesse decidendo di diventare disponibile, buono e affettivo.
Aumenta lo stipendio al suo contabile, aiuta nelle cure suo figlio facendolo guarire e diventando suo grande amico, mostra più affetto nei confronti del nipote, aiuta i poveri e si mostra affabile e socievole con tutti.

Il personaggio di Ebenezer Scrooge viene interpretato da Jim Carrey, il quale non è nuovo a film per il Natale, avendo interpretato un ruolo indirettamente simile ne Il Grinch (2000).
La colonna sonora è curata dal compositore Alan Silvestri (Ritorno al futuro, Forrest Gump, The POlar Express).

Buona visione…!

(*) Studente di Lettere Moderne all’Università di Bari

SAPIENZA: DOPO LA QUIETE, ANCORA TEMPESTA

di Silvia Quaranta (*)

Dopo le fragorose  – quanto infruttuose – proteste  che hanno caratterizzato lo scorso anno accademico, la bufera della riforma sembrava aver raggiunto la stasi.
Superato il frastuono iniziale era calato, a partire dall’estate, un tranquillo silenzio solo saltuariamente interrotto da qualche articolo di giornale, tendenzialmente positivo.
Si era parlato di maggiore trasparenza per quanto riguarda i bilanci delle Università, dell’adozione di un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti di interessi legati a parentele, di scatti stipendiali su base meritocratica. Si tratta di cambiamenti che hanno trovato larga approvazione, quasi unanime tra le rappresentanze studentesche.
Alcuni punti, tuttavia, continuano a sollevare critiche e perplessità, che si sono naturalmente riacutizzate con l’apertura del nuovo anno. Queste ultime toccano una molteplicità di aspetti dal peso variabile. Le critiche hanno investito un ventaglio di particolari che vanno dal modo in cui verrà eletto il Rettore (votato unicamente dagli ordinari, a scapito degli altri docenti, solitamente più giovani) ai fondi per il diritto allo studio (argomento altisonante nell’esposizione teorica ma ancora molto nebuloso per quel che riguarda la realizzazione pratica) al tanto contestato ingresso dei privati nel CDA, cuore pulsante delle proteste che si sono succedute nel corso dell’inverno passato.
Un tasto in particolare, poi, ha sollevato in questi giorni più critiche, ma soprattutto più dubbi di altri. Alla Sapienza, infatti, la vera rivoluzione (non quella dell’Onda, quella di Frati!) avrà luogo a partire da questi giorni. Il Rasoio di Ockham ha raggiunto la Minerva, inchiodandola ad una croce che ha preso il nome di “accorpamento di facoltà”. Come scriveva il filosofo inglese,  “è inutile fare con più ciò che si può fare con meno” e questa sembra proprio la linea adottata dalla nuova riforma: entro il 15 gennaio 2010 i dipartimenti, dagli attuali 105, saranno ridotti a una cinquantina (meno della metà!), ciascuno con 50-60 docenti. Entro il 31 ottobre, inoltre, le attuali 23 Facoltà della Sapienza diventeranno solamente 12.

La bozza dell’organizzazione che assumerà la Sapienza rivoluzionata è già in circolo, anche se in veste non ufficiale. Lettere scompare, le quattro di area umanistica diventano due: Scienze umanistiche e la non bene identificata “Cooperazione e rapporti internazionali”, che dovrebbe riunire Lingue, Storia e Studi orientali. Accorpate pure Scienze politiche e Giurisprudenza, Scienze statistiche ed Economia, Architettura rimane un punto di domanda: “Non sarà automatico che le due Architettura diventino una – dichiara Frati – la prima potrebbe aggregarsi a Sociologia, l´altra a Ingegneria: il cuore dei nuovi progetti saranno la didattica e la ricerca”.
Quella che circola in questi giorni è ancora un’ipotesi che non trova alcuna conferma ufficiale, ma sta di fatto che, di qui a meno di un anno, i tagli ci saranno e investiranno la struttura universitaria al completo: quello che è stato definito come “un enorme sforzo di razionalizzazione, che finalmente ci porta nella direzione degli atenei che funzionano” rischia di andare ben oltre l’eliminazione degli sprechi e di scivolare in una generalizzata omologazione che rischia di snaturare l’essenza stessa di quello che oggi definiamo “Ateneo”.

(*) Studentessa di Lingue all’Università “Sapienza” di Roma, Vicepresidente dell’associazione “La Testata” e attivista “Azione giovani”

ANTIBIOTICI SI’, MA CON CAUTELA!

di Cristina Caruso (*)

Una delle più rivoluzionarie scoperte del XX secolo sono gli antibiotici. A partire da  Pasteur, Fleming e Koch è stato tutto un susseguirsi di scoperte che hanno pian piano cambiato le terapie mediche e salvato sempre più vite umane.
Con il termine “antibiotico” si intende un farmaco in grado di contrastare la proliferazione dei batteri e non ha alcun effetto contro la maggior parte delle infezioni virali. Agisce anche contro la normale flora batterica dell’organismo, determinando un abbassamento delle risposte ai microrganismi infettanti.
E’ solo da qualche anno che è emerso il problema dell’antibiotico-resistenza, ovvero quella forma di difesa che i batteri hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione contro gli stessi antibiotici, rendendoli inefficaci. Un impiego razionale di suddetti farmaci è dunque fondamentale. 
Ed è proprio in Italia che si registra uno dei più alti tassi di antibiotico-resistenza tra tutti i paesi europei.
La campagna italiana sull’uso appropriato degli antibiotici è una iniziativa dell’Istituto Superiore della Sanità, Agenzia Italiana del Farmaco e Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali.
<<Antibiotici si, ma con cautela..>> è il suo slogan e verte su tre punti:
    • Non usarli in caso di raffreddore e influenza
    • Assumerli solo dietro prescrizione medica
    • Prenderli per il tempo e le dosi indicate dal medico
Inoltre, ricercatori dell’Università di Newcastle hanno dimostrato che un uso scorretto di amoxicillina nei bambini piccolissimi (dai tre ai sei mesi) aumenta il rischio di sviluppare fluorosi dentale. Queste macchie, che virano dal grigio al marroncino, sono spesso permanenti.

La Commissione Europea è corsa ai ripari e dal 1998 ad oggi ha emanato diverse raccomandazioni, scaturite nella proposta del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (European Center for Disease Prevention and Control – ECDC) di istituire la Giornata Europea degli Antibiotici. L’iniziativa si svolge il 18 Novembre di ogni anno ed è finalizzata alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’uso consapevole degli antibiotici.
Se volete saperne di più ed ottenere consigli e suggerimenti potete contattare il numero verde AIFA 800.571.661

Visita anche i siti: www.iss.it; www.agenziafarmaco.it; www.ministerosalute.it.

(*) Studentessa di Medicina e Chirurgia all’Università “Sapienza” di Roma

LE ALTRE SI FERMANO. L’INTER NON ALLUNGA. E’ FUGHINA

di Sergio Cimmino (*)

Un campionato che questa settimana ci ha riservato molte sorprese, spettacolare come sempre e con moltissime squadre a pochi punti di distanza. Il week-end calcistico inizia con uno scoppiettante pari tra Cagliari e Napoli. La formazione partenopea domina per ben un’ora in terra sarda con un vantaggio di due reti, ma nel finale si fa rimontare e si ritrova addirittura sotto. Poi, all’ultimo secondo, la squadra del mai domo mazzarri acciuffa il pareggio, lasciando l’amaro in bocca ai tifosi rosso-blu. In serata è di scena la Juve in casa del Bari. I pugliesi che esprimono un calcio veloce e di buon livello mettono subito sotto la Vecchia Signora, reduce da un pesante sconfitta in Champions league. Sembra lontana anni luce da quella squadra che la settimana precedente ha sconfitto la corazzata Inter. Mai in partita i bianconeri, che subiscono gli scatenati galletti. Doppio vantaggio barese, accorcia la juve ma la partita si chiude con il goal dell’ex Almiron. C’e aria di crisi a Vinovo, bisogna subito cambiare rotta. La domenica calcistica ci riserva tantissimi risultati a sorpresa. Il Milan di Leonardo crolla in casa, il Palermo del neo allenatore Delio Rossi disputa una partita di altissimo livello. Miccoli e Bresciano gli uomini del match, classe e velocità mettono il rossoneri a tappeto. Il Diavolo è rimasto ancora a Zurigo? Continua la marcia della rivelazione Parma che liquida il Bologna che lotta costantemente per la lotta alla salvezza, i ducali ora sognano un posto europeo. In coda c’è il successo del Livorno in casa del Catania, la cura Cosmi funziona, una vittoria di misura che regala tre punti d’oro. La Lazio invece si risolleva dalle zone basse della classifica, battendo in casa il Genoa, finalmente la squadra capitolina sembra essere uscita dal tunnel rivedendo un pò di luce. A Verona il Chievo batte una Fiorentina ancora stordita dal trionfo di Liverpool. Gli scaligeri giocano con il cuore e superano i viola apparsi stanchi e sottotono. In Toscana invece il Siena ottiene una vittoria in casa a spese dell’Udinese. Mattatore della giornata Maccarone, con un eurogoal dà il via alla festa dei toscani, i friuliani perseverano nel perenne trend negativo fuori casa. L’ultima partita, ma non per importanza, si gioca a Bergamo tra Atalanta e Inter.

Gli oroboci vanno sotto fin da subito subendo il goal del solito Milito. Nella ripresa fossing della squadra di casa che raggiunge il pareggio con Tiribocchi. Nel match serale, pari senza reti tra la Sampdoria e la Roma: molte azioni spettacolari, ma i due capitani Cassano da una parte e Totti dall’altra sembrano essere rimasti a casa. La classifica vede l’Inter con un vantaggio su Milan e Juve abbastanza solido. Il Parma giuida le squadre che sognano un posto europeo. Dietro il gruppone di molte squadre in solo tre punti. In coda il Catania si ritrova ultimo. Salgono Siena e Livorno. La Lazio sale e riprende morale. La prossima settima due big match: Inter in casa con Lazio e la Fiorentina ospita il Milan. Fortunatamente avremo una settimana per respirare e prendere fiato, poi si ripartirà per la volata che sancirà il campione d’inverno…e pensare che siamo solo a meta’ campionato!

(*) Edicolante in Napoli ed appassionato di Calcio

CHI ERA L’UOMO PREISTORICO DI GROTTA PAGLICCI? UN AFRICANO!

AVEVAMO RAGIONE TEMPO FA AD AFFACCIARE TALE IPOTESI, OGGI LO CONFERMA LA RICOSTRUZIONE DEL SUO VOLTO AD OPERA DI STEFANO RICCI DELL’UNIVERSITA’ DI SIENA – A RIGNANO, NELLE PROSSIME SETTIMANE, L’ESPOSIZIONE DI ECCEZIONALI REPERTI – INTANTO PROSEGUE LA MOSTRA “DARWIN 1809-2009″ IN QUEL DI BARI – ENZO PAZIENZA RINGRAZIA PARCO, SOPRINTENDENZA E UNIVERSITA’ DI SIENA

di Angelo Del Vecchio

RIGNANO GARGANICO (FG). Secondo gli scienziati, circa 200.000 anni fa nasceva in una zona ristretta dell’Africa un uomo differente, dall’intelligenza superiore e da una praticità stilistica e di adattamento fuori dal comune. Si tratta del Sapiens, che nel giro di circa 160.000 anni ha rimpiazzato in tutto il mondo l’ormai obsoleto Homo neanderthalensis.
E’ accaduto anche in Italia, dove la nuova specie si è stabilita principalmente in 7 aree: Grotta Paglicci a Rignano Garganico; Grotta delle Veneri a Parabita e giacimento di Samari a Gallipoli, i due siti leccesi; Caverna delle Arene Candide a Finale Ligure e Grotta dei Balzi Rossi a Ventimiglia (Liguria); Grotta del Romito a Papasidero (Calabria); e Grotta Ticchiara e Sant’Angelo Muxaro ad Agrigento (Sicilia). Questa affascinante teoria, come ha spiegato Stefano Ricci dell’Università degli Studi di Siena in un suo recentissimo sopralluogo presso la Mostra-Museo di Grotta Paglicci a Rignano, parla di 7 mamme progenitrici, che dall’Africa si sono spostate in Europa e diffuse nel globo terrestre. Dall’analisi del Dna mitocondriale, che si trova nel cosiddetto Mitocondrio cellulare (vera e propria centrale energetica degli organismi viventi), si è scoperto che l’attuale razza europea non è più antica di 45.000 anni.

A tale conclusione sono giunti qualche tempo fa i ricercatori del Centro romano di Antropologia molecolare per lo studio del Dna antico, guidato da Olga Rickards, scienziata di fama internazionale. La Rickards ha messo in piedi, assieme al suo team di esperti, una sorta di macchina del tempo, che analizza il Dna più arcaico. E’ grazie a questo Centro (ma anche a quelli di Pisa e Firenze) che si è potuto stabilire con certezza che non c’è alcun legame tra l’Homo di Neanderthal, che visse anche a Paglicci, e l’Homo Sapiens, di cui sono stati rinvenuti due scheletri umani interi nella grotta rignanese (un giovinetto di 11-12 anni, vissuto 23-24.000 anni fa, e una ragazza di 18-21 anni, deceduta 24-25.000). In più, la donna che abitava l’antro di Paglicci è st

ata certamente la madre evolutiva di tanti Homo Sapiens, che hanno poi colonizzato il Meridione, il Centro e il Settentrione italico. Parlare, però, di una razza nata in loco non è, secondo questa ultima teoria, una dichiarazione esatta.

Infatti, anche la specie vissuta in grotta, a sei-sette chilometri da Rignano Garganico, ha origini Africane. Probabilmente il Neanderthal di Paglicci è stato da essa sostituita, forse a causa della legge principale che disciplina da sempre natura: il più forte vince sul più debole. E oggi è il Dna mitocondriale a dimostrarla con scientificità assoluta.

Il volto dell’Uomo di Paglicci non lascia ombre di dubbio sulle nostre origini africane! L’Europa, quindi, è stata colonizzata dai popoli più evolutivamente illelligenti degli indigeni… chissà cosa ne perseranno Umberto Botti e suoi leghisti!

Nelle prossime settimane, come confermato dallo stesso Ricci, saranno esposti a Rignano i più importanti ritrovamenti di Grotta Paglicci, reperti che hanno stravolto la storia della preistoria oggi conosciuta.

Per concludere, mentre il volto dell’Uomo di Paglicci può essere visionato presso il Castello Svevo di Bari nell’ambito della mostra “Darwin 1809-2009″ (http://www.darwin2009.it), si attende che il Parco Nazionale del Gargano decida a chi affidare le strutture museali realizzate in paese. A tal proposito si registra l’intervento del presidente del Centro Studi Paglicci, Enzo Pazienza, che si dice fiducioso nell’operato del presidente della riserva naturale Giandiego Gatta e ringrazia la Soprintendenza Archeologica della Puglia e l’Università di Siena per il brillante lavoro svolto e per l’eccezionale mostra messa in piedi in quel di Bari.

Ulteriori informazioni su http://www.paglicci.net

Fonte Garganopress.net – Rignanonews.com

Redazione Vento Nuovo

DIRETTORE: Michel Maritato,
Consulente econometrico, Tributarista,
Freelance, Editore del Gruppo editoriale Maritato
E-mail: studio.maritato@gmail.com
Esperto di abusi bancari anatocismo e derivati
Responsabile rubrica
Economia & Finanza


DIRETTORE RESPONSABILE: Michele Caruso,
Scrittore, Giornalista pubblicista e Freelance,
co-Editore e Proto del Gruppo editoriale Maritato
E-mail: michele_caruso@live.it
Responsabile rubricaEconomia & Finanza

 

VICE-DIRETTORE RESPONSABILE: Arianna Screpanti

 

DIRETTORE TECNICO E RESPONSABILE “CRONACA”: Ferdinandi Enrico

Giornalista Freelance

E-mail: obiettivonotizia@hotmail.com

CAPOREDATTORE E RESPONSABILE “LAVORO & SINDACATO”: Pietro Bardoscia.

Freelance

E-mail: p.bardoscia@studiomaritato.it

CAPOREDATTORE: Vittorio Savoia,

E-mail: v.savoia@studiomaritato.it

RESPONSABILE TECNICO: Angelo Del Vecchio,
Giornalista pubblicista
E-mail: a.delvecchio@studiomaritato.it


RESPONSABILE POLITICA & SOCIETÀ:
Emanuela Maria Maritato

Freelance
E-mail: e.maritato@studiomaritato.it

– RESPONSABILE RUBRICA “SCUOLA & UNIVERSITÀ”:

Silvia Quaranta

E-mail: s.quaranta@studiomaritato.it

RESPONSABILI RUBRICA “SCIENZA & ENERGIA”:

Dario Leone
E-mail:
d.leone@studiomaritato.it

Francesco Bruni
E-mail:
f.bruni@studiomaritato.it

Giuliana La Valle

 

 

– RESPONSABILE RUBRICA “RELIGIONE E  CULTURA”:

Giuseppe Savo

 


 

– RESPONSABILI RUBRICA “MEDICINA & BENESSERE”:

Alessandra Lucente
E-mail: a.lucente@studiomaritato.it


Cristina Caruso
E-mail:
c.caruso@studiomaritato.it

Silvia Codella

E-mail: s.codella@studiomaritato.it

Antonio Vitale


– RESPONSABILE RUBRICA “IL DENTISTA”:

Eugenio Cilento
E-mail:
e.cilento@studiomaritato.it

– RESPONSABILE “RUBRICHE”:

Gabriella Stacchiotti


– RESPONSABILI RUBRICA “POESIA & LETTERATURA”:

Lucia Gemma
E-mail: l.gemma@studiomaritato.it


Angela Lombardi

E-mail: a.lombardi@studiomaritato.it




– RESPONSABILE RUBRICA “MONNAELISA”

Elisabetta Bolondi


– RESPONSABILE RUBRICA “CINEMA & TEATRO”:

Francesco Losito

E-mail: f.losito@studiomaritato.it



– RESPONSABILE RUBRICA “SPORT”:

Alessio Gizzi,

RESPONSABILI RUBRICA “CUCINA”:

Alessandra Cetronio


Elena Berardi

– RESPONSABILE RUBRICA “DREAMLAND”:

don Salvatore Miscio

– RESPONSABILE RUBRICA “MISTERI”:

Mario Codella,
E-mail:
m.codella@studiomaritato.it

– RESPONSABILI RUBRICA “MODA & STYLE”:

Serena Proietti

 

 


– RESPONSABILI RUBRICA “L’AVVOCATO”:


Emanuela Falasca,
Avvocato

E-mail: avv.falasca@studiomaritato.it



P. Ciciotti
Avvocato


G. Ferrari
Avvocato

– RESPONSABILI RUBRICA “ARTE”:

Stefano Azzena,
Pittore

E-mail: s.azzena@studiomaritato.it


Alessandro Antoony Maritato,
Pittore iscritto al GAI Giovani Artisti Italiani

E-mail: a.maritato@studiomaritato.it

– RESPONSABILE RUBRICA “MUSICA”:


Maurizio Pompei

E-mail: m.pompei@studiomaritato.it


– RESPONSABILE RUBRICA “INTERNET E TECNOLOGIA”:

Michele Pietro Penati

E-mail: m.penati@studiomaritato.it

-RESPONSABILE RUBRICA “LATISANA & GLI ALPINI”:

Marina Simonin


– RESPONSABILE RUBRICA “ROMANIA NEWS”:

Gabriela Lavinia Ninoiu
Inviata Estera

Collaborano con noi:

Gaetano Caira
Scrittore

E-mail: g.caira@studiomaritato.it

Carmela Maraglino

Elena Sparacino

Vincenzo Sfirro

Federica Manzato

 



 

INTRODUZIONE ALLA CRITTOGRAFIA

di Stefano Tombolini (*)

La parola crittografia deriva dalle parola greche kryptòs (nascosto) e gràphein (scrivere) e significa scrittura nascosta.
La crittografia viene usata per nascondere una frase o una parola in modo che possa essere letta solo da chi è a conoscenza della chiave usata per criptarla.
Assieme alla crittografia, cioè al desiderio di nascondere informazioni, esiste anche la crittoanalisi, cioè il desiderio di scoprire le informazioni nascoste.
La parola crittoanalisi deriva dalle parola greche kryptòs (nascosto) e gràphein (risolvere) e definisce l’insieme di tecniche usate per decifrare messaggi crittati.
Questi due termini, anche se contrapposti, appartengono ad una stessa scienza: la crittologia.

Ci sono tre principali metodi per crittografare una frase o un messaggio:
• La scrittura invisibile che utilizza inchiostri simpatici
• La scrittura convenzionale consistente in frasi di senso compiuto che sono usate convenzionalmente con significato completamente diverso
• La scrittura cifrata che cripta la frase con l’utilizzo di altri simboli, lettere o numeri. Il risultato di questo metodo crittografico consiste in una frase senza senso apparente a tutti coloro che non conoscono la chiave di crittazione.

La scrittura cifrata si può ottenere con tre metodi:
• Per trasposizione
• Per sostituzione
• In modo misto.

Il metodo per trasposizione consiste nel spostare i caratteri all’interno della frase in chiaro di una posizione x arbitraria e conosciuta.
Il metodo per sostituzione consiste nel sostituire un carattere della frase in chiaro con un altro carattere.
Il metodo misto è un’insieme dei due metodi sopraelencati.

La scrittura cifrata è il metodo più in uso, soprattutto ai giorni d’oggi, per semplicità di criptare il messaggio in chiaro. Questa semplicità fa si che possa essere utilizzata anche in campo informatico dove si ha a disposizione una grandissima capacità di calcolo ma dove non esiste il modo per ottenere le altre due metodologie di crittazione.

Visita il sito: http://tombolini.altervista.org/Crittografia/crittografia.html

(*) Esperto di Crittografia

BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO: UN BENE COMUNE

di Michele Caruso (*)

“Una giusta economia non dimentica mai
che non sempre si può risparmiare;
chi vuol sempre risparmiare è perduto”
(Theodor Fontane)

Oggi, di fronte ai mutamenti strutturali che interessano l’economia, la cultura, la società civile e finanche la vita materiale di ciascun individuo, anche i concetti di “locale” e di “territoriale” sono sottoposti ad un’ampia ridefinizione di senso e di significato. Ad essere oggetto di reinvenzione sono sia i processi materiali di creazione del valore economico a livello territoriale sia il sistema delle relazioni e significazioni tra attori che storicamente ha sostenuto ed accompagnato lo sviluppo locale. Più in generale, il territorio è al centro di un processo di riclassificazione sia che:
• lo si osservi dal punto di vista delle dinamiche economico–produttive che lo attraversano e che lo proiettano all’interno di relazioni aperte, pluralistiche, complesse;
• lo si interpreti da punto di vista “dell’identità e della cultura locale”, generata dalla crescente interdipendenza fra sistemi territoriali;
• lo si indaghi dal punto di vista della composizione sociale e delle nuove forme di esclusione e di povertà.

I nuovi processi socioeconomici, che soggiacciono al processo di ridefinizione del territorio, erodono gli storici paradigmi della coesione sociale e della partecipazione comunitaria. Occorre, quindi, un nuovo assetto territoriale che possa animare la ricerca di nuovi standard di vita e la costruzione di nuove forme di coesione sociale e di partecipazione “attiva” alla vita pubblica, economica e cultuale, e capace di accrescere i potenziali  a disposizione per lo sviluppo di un’economia artigianale, industriale, turistica e culturale nella forma delle aree a vocazione e specializzazione produttiva e di servizio.

Nella prospettiva di ri-aggiornare il sistema delle virtù civiche territoriali e i meccanismi di ridistribuzione delle risorse e delle opportunità prodotte a livello locale, un ruolo di rilievo è  storicamente assunto dalle banche -ed in particolare dalle Banche di Credito Cooperativo, dalle Banche Popolari e dalle Casse di Risparmio-, per quanto attiene lo sviluppo delle economie locali, la nascita ed il consolidamento dell’imprenditoria, ma anche la produzione di capitale sociale, di cultura e di iniziative tese a valorizzare il capitale “identitario” del territorio. Essere banca di “territorio” significa infatti saper riconoscere le vocazioni ed i bisogni del territorio ed agire professionalmente in “osmosi” con esso. In questo modo si innesca un circuito virtuoso di prossimità tra imprenditori e banche locali, che permette uno scambio continuo di informazioni, risorse ed innovazioni.

Le Banche di credito cooperativo non hanno fini di lucro perché hanno come unico obiettivo la ridistribuzione del guadagno e sono al servizio della comunità, della persona e del territorio. Con la riforma del diritto societario, l’operatività prevalente con soci -già regola di vigilanza- costituisce il fattore qualificante delle BCC. Nella normativa secondaria, i vincoli operativi delle BCC sono stati progressivamente allentati in relazione all’esigenza di consentire l’espansione dell’attività in segmenti di mercato più complessi, ferma restando la necessaria prudenza in comparti di operatività maggiormente esposti a rischi legali e di reputazione. Le Banche di Credito Cooperativo, aziende autonome sul territorio, appartengono, attraverso i soci, alle rispettive comunità che le hanno volute, create, fatte crescere. Sono, per così dire, patrimonio diffuso, spesso una eredità “sociale” che viene da lontano –ricordo che la prima Cassa Rurale vide la luce nel 1883– e che rappresenta davvero un bene comune. Ricordo anche che, secondo i principi della governance cooperativa, proprio per questa applicazione dei criteri di democrazia economica i soci non hanno la disponibilità del patrimonio aziendale, che è indivisibile e indisponibile per i singoli. Anche per questo loro essere banche senza scopo di lucro individuale, che reinvestono il risparmio là dove viene prodotto, rappresentano un “unicum” che a va riconosciuto e protetto nell’interesse comune.

 

(*) Studente di Ingegneria Gestionale all’Università “Sapienza” di Roma

BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO: UN BENE COMUNE

di Michele Caruso (*)

“Una giusta economia non dimentica mai
che non sempre si può risparmiare;
chi vuol sempre risparmiare è perduto”
(Theodor Fontane)

Oggi, di fronte ai mutamenti strutturali che interessano l’economia, la cultura, la società civile e finanche la vita materiale di ciascun individuo, anche i concetti di “locale” e di “territoriale” sono sottoposti ad un’ampia ridefinizione di senso e di significato. Ad essere oggetto di reinvenzione sono sia i processi materiali di creazione del valore economico a livello territoriale sia il sistema delle relazioni e significazioni tra attori che storicamente ha sostenuto ed accompagnato lo sviluppo locale. Più in generale, il territorio è al centro di un processo di riclassificazione sia che:
• lo si osservi dal punto di vista delle dinamiche economico–produttive che lo attraversano e che lo proiettano all’interno di relazioni aperte, pluralistiche, complesse;
• lo si interpreti da punto di vista “dell’identità e della cultura locale”, generata dalla crescente interdipendenza fra sistemi territoriali;
• lo si indaghi dal punto di vista della composizione sociale e delle nuove forme di esclusione e di povertà.

I nuovi processi socioeconomici, che soggiacciono al processo di ridefinizione del territorio, erodono gli storici paradigmi della coesione sociale e della partecipazione comunitaria. Occorre, quindi, un nuovo assetto territoriale che possa animare la ricerca di nuovi standard di vita e la costruzione di nuove forme di coesione sociale e di partecipazione “attiva” alla vita pubblica, economica e cultuale, e capace di accrescere i potenziali  a disposizione per lo sviluppo di un’economia artigianale, industriale, turistica e culturale nella forma delle aree a vocazione e specializzazione produttiva e di servizio.

Nella prospettiva di ri-aggiornare il sistema delle virtù civiche territoriali e i meccanismi di ridistribuzione delle risorse e delle opportunità prodotte a livello locale, un ruolo di rilievo è  storicamente assunto dalle banche -ed in particolare dalle Banche di Credito Cooperativo, dalle Banche Popolari e dalle Casse di Risparmio-, per quanto attiene lo sviluppo delle economie locali, la nascita ed il consolidamento dell’imprenditoria, ma anche la produzione di capitale sociale, di cultura e di iniziative tese a valorizzare il capitale “identitario” del territorio. Essere banca di “territorio” significa infatti saper riconoscere le vocazioni ed i bisogni del territorio ed agire professionalmente in “osmosi” con esso. In questo modo si innesca un circuito virtuoso di prossimità tra imprenditori e banche locali, che permette uno scambio continuo di informazioni, risorse ed innovazioni.

Le Banche di credito cooperativo non hanno fini di lucro perché hanno come unico obiettivo la ridistribuzione del guadagno e sono al servizio della comunità, della persona e del territorio. Con la riforma del diritto societario, l’operatività prevalente con soci -già regola di vigilanza- costituisce il fattore qualificante delle BCC. Nella normativa secondaria, i vincoli operativi delle BCC sono stati progressivamente allentati in relazione all’esigenza di consentire l’espansione dell’attività in segmenti di mercato più complessi, ferma restando la necessaria prudenza in comparti di operatività maggiormente esposti a rischi legali e di reputazione. Le Banche di Credito Cooperativo, aziende autonome sul territorio, appartengono, attraverso i soci, alle rispettive comunità che le hanno volute, create, fatte crescere. Sono, per così dire, patrimonio diffuso, spesso una eredità “sociale” che viene da lontano –ricordo che la prima Cassa Rurale vide la luce nel 1883– e che rappresenta davvero un bene comune. Ricordo anche che, secondo i principi della governance cooperativa, proprio per questa applicazione dei criteri di democrazia economica i soci non hanno la disponibilità del patrimonio aziendale, che è indivisibile e indisponibile per i singoli. Anche per questo loro essere banche senza scopo di lucro individuale, che reinvestono il risparmio là dove viene prodotto, rappresentano un “unicum” che a va riconosciuto e protetto nell’interesse comune.

 

(*) Studente di Ingegneria Gestionale all’Università “Sapienza” di Roma

GOOGLE CHROME, IL PUNTO DI SVOLTA DELL’INFORMATICA

di Francesco Bruni (*)

Si chiama Google Chrome OS ed è il nuovo sistema operativo di casa Google. In realtà la sua presentazione ufficiale è di circa un mese fa, ma esso inizia a diffondersi adesso. Ora che si comprende l’innovazione del sistema.

Prima di addentrarci nel capire in cosa differisce questo sistema dagli altri, è opportuno capire cosa si intende per cloud compuntig. È quasi una moda parlare di questa nuova “tecnologia”, ma pochi davvero sanno cosa essa sia. Ed essendo Chrome OS basato su quest’idea, è opportuno spiegarla.

Per cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche capaci di implementare in sistema di controllo di hardware e software collegati in remoto. Chiariamo il concetto con un esempio. Se avessi un algoritmo complesso da eseguire, riuscirei a velocizzare la procedura impegnando altre risorse fisiche collegate alla mia macchina attraverso una rete. E guadagnerei in termini di consumi, di tempo, di calcoli dovuti alla singola risorsa.
Condizione necessaria è la presenza di una rete. Ma, Internet è una rete. Complessa quanto si vuole, ma rimane pur sempre l’unione di macchine collegate tra di loro. Se riuscissi a sfruttare quest’idea del cloud computing riuscirei ad ottimizzare il mio tempo.

E allora ecco che vengono fuori i primi strumenti. Ubuntu, già nella precedente versione, offriva strumenti del genere. Adesso ha aggiornato gli stessi, rendendoli più preformanti.

Chrome OS fa un passo in più. Egli vorrebbe gestire un intero sistema operativo mediante con l’appoggio della Rete. Applicazioni, calcoli, processi, saranno gestiti mediante il Web. Ecco perché si parla di “applicazioni web”. Alla luce di quanto detto, si può immaginare quanto sia complessa la cosa.
Un sistema operativo, per definizione, ha comunque la sua interfaccia ed un suo kernel. Per quanto riguarda l’interfaccia si è pensata alla stessa di Chrome. Sobria, semplice, senza ulteriori ritocchi estetici. Per quanto riguarda il kernel, non si poteva non pensare ad un Kernel Linux. Il perché è insito nella filosofia del progetto. Si cerca di rendere quanto mai più flessibile un progetto di questo genere, in quanto si immagina esso come un qualcosa di rivoluzionario. Se a questo ci partecipano tutti, ciascuno nel suo piccolo, vien da sé pensare che i miglioramenti ci saranno a vista d’occhio. Un kernel Linux minimale. Non come quello delle più famosi distribuzioni “Ubuntu, openSuSE, Fedora..”, monolitico, con strumenti essenziali, tesi solo a lavorare in unione con il web. Il gestore dei pacchetti sarà sempre “APT”, che molti conoscono grazie ad Ubuntu, e il sistema, quindi, sarà sempre Unix-like.

Vista la massiccia presenza della banda larga nel mondo, visto anche il digital divide, che affligge per prima l’Italia, nonostante promesse di ministri e governi, vista la crescente scalata del mercato dei netbook, vista la forza con cui Linux cresce, questo sistema rappresenta un vero punto di svolta per tutta l’informatica.

ECCO A VOI IL LABORATORIO DI NEUROFISIOLOGIA DELLA CASA DIVINA PROVVIDENZA

di Vincenzo Demaio (*)

Le attività di studio scientifico del Laboratorio di Neurofisiologia della Casa Divina Provvidenza di Bisceglie (BT), per l’anno 2009, si concludono con la pubblicazione di tre importanti lavori .
I primi due si incentrano sullo studio clinico e video-poligrafico di pazienti affetti dalla Sindrome di Rett (RTT). La RRT è una malattia genetica legata al cromosoma X, conseguente nella maggior parte dei casi a mutazioni nel gene MECP2 e CDLK5 (1). Seppur non estesamente studiata nei suoi aspetti clinici e neurofisiologici, l’Epilessia costituisce una delle presentazioni più comuni della malattia con crisi epilettiche polimorfe e, spesso farmaco resistenti (2). Sono stati studiati sette pazienti della Regione Puglia affetti da epilessia e  RTT  stadio 2-4 con mutazioni del gene MECP2, focalizzando l’attenzione soprattutto sulla semiologia degli episodi critici e sulle caratteristiche clinico-poligrafiche a lungo termine.
Dalle evidenze dei nostri studi si evince che le crisi epilettiche possono essere sovrastimate e sottostimate nella RTT. Nella nostra casistica, eventi mioclonici, di solito reclutanti, sono relativamente frequenti e, spesso, misdiagnosticati. A tal riguardo si rimanda al lavoro “Myoclonic status misdiagnosed as movement disorders in Rett syndrome: a video-polygraphic study” (d’Orsi G, Demaio V, Minervini MG.  Epilepsy Behav. 2009 Jun;15(2):260-2.  Epub 2009 Apr 23.)
Un decorso a lungo termine sostanzialmente benigno dell’epilessia emerge in oltre un terzo dei casi.
Frequenti anomalie epilettiformi, focali e multi-focali, compaiono in tutte le pazienti, indipendentemente dagli stadi della malattia, e sono accentuate dal sonno, spesso scarsamente strutturato. Nella maggior parte delle pazienti compaiono fasi di apnea-ipopnea e iperventilazione in veglia, in un caso anche apnee-ipopnee centrali durante sonno. Nello specifico si rimanda alla lettura del lavoro “Central sleep apnoea in Rett syndrome” (d’Orsi G, Demaio V, Scarpelli F, Calvario T, Minervini MG.  Neurol Sci. 2009 Oct;30(5):389-91. Epub 2009 Jun 25.). Mioclono corticale e tachicardia sinusale, talora con alterazioni del ritmo cardiaco (axtrasistoli ventricolari) sono altresì presenti nella maggior parte delle pazienti.

Il terzo lavoro “Startle epilepsy associated with infantile hemiplegia (SEIH): video-polygraphic features and long-term outcome” (d’Orsi G, Demaio V, Operto F, Auricchio G, Minervini MG, Coppola G. Neuropediatrics. 2009 Apr;40(2):97-100. Epub 2009 Oct 6.), ha lo scopo di studiare le caratteristiche e l’outcome a lungo termine dell’epilessia in due pazienti con epilessia indotta da stimoli acustici  improvvisi. L’outcome a lungo termine dell’epilessia nella SEIH, caratterizzata da una costante e alta frequenza delle crisi, suggerisce un precoce intervento chirurgico, evitando anni di inefficaci trattamenti farmacologici e una scarsa qualità di vita.

1-Moser SJ, Weber P, Lutschg, J. Rett syndrome: clinical and electrophysiologic aspects.  Pediatric Neurolo,36:95-110,  2007
2-Steffenburg U, Hagberg G, Hagberg B. Epilpsy in a representative series of Rett syndrome. Acta Paediatr, 90:34-39, 2001

(*) Tecnico di Neurofisiopatologia presso la Casa Divina Provvidenza – Opera Don Uva – Bisceglie (BT)