Play Pause

IMMOBILI – SEMPLIFICAZIONE EDILIZIA: LEGGE NAZIONALE E REGIONI

di Michele Maritato (*)

Il decreto legge approvato dal Governo (D.L. 25 marzo 2010, n. 40, in G.U. n. 71 del 26 marzo 2010) amplia la gamma degli interventi che non hanno bisogno della Denuncia di inizio attività (la cosiddetta DIA) ne di altre autorizzazioni. La nuova formulazione dell’art. 6 del Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/201) contenuta nel decreto, aggiunge un elenco di 7 nuove tipologie di intervento che non hanno bisogno di autorizzazione a quelle che erano già state liberalizzate in precedenza (manutenzione ordinaria, opere volte all’eliminazione delle barriere architettoniche, opere temporanee dell’attività di ricerca nel sottosuolo). La nuova più importante “liberalizzazione” è senz’altro la manutenzione straordinaria. In questo caso basterà soltanto una comunicazione al comune integrata, però, da una relazione sugli interventi da effettuare a cura del tecnico di fiducia. Quest’ultima è una integrazione introdotta dalla Camera dei Deputati in sede di conversione in legge del provvedimento. Occorre, tuttavia, considerare che lo stesso art. 6 del Testo Unico dell’Edilizia fa espresso cenno al fatto che nelle Regioni in cui la materia dei titoli abilitativi è stata disciplinata con norme più restrittive, sono queste le disposizioni alle quali occorre fare riferimento.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM 
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

IMMOBILI – SEMPLIFICAZIONE EDILIZIA: LEGGE NAZIONALE E REGIONI

di Michele Maritato (*)

Il decreto legge approvato dal Governo (D.L. 25 marzo 2010, n. 40, in G.U. n. 71 del 26 marzo 2010) amplia la gamma degli interventi che non hanno bisogno della Denuncia di inizio attività (la cosiddetta DIA) ne di altre autorizzazioni. La nuova formulazione dell’art. 6 del Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/201) contenuta nel decreto, aggiunge un elenco di 7 nuove tipologie di intervento che non hanno bisogno di autorizzazione a quelle che erano già state liberalizzate in precedenza (manutenzione ordinaria, opere volte all’eliminazione delle barriere architettoniche, opere temporanee dell’attività di ricerca nel sottosuolo). La nuova più importante “liberalizzazione” è senz’altro la manutenzione straordinaria. In questo caso basterà soltanto una comunicazione al comune integrata, però, da una relazione sugli interventi da effettuare a cura del tecnico di fiducia. Quest’ultima è una integrazione introdotta dalla Camera dei Deputati in sede di conversione in legge del provvedimento. Occorre, tuttavia, considerare che lo stesso art. 6 del Testo Unico dell’Edilizia fa espresso cenno al fatto che nelle Regioni in cui la materia dei titoli abilitativi è stata disciplinata con norme più restrittive, sono queste le disposizioni alle quali occorre fare riferimento.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM 
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

CONTINUA L’INCUBO DEI CONTRATTI FINANZIARI PERICOLOSI

di Emanuela Maria Maritato (*)

Il risparmio tradito a causa di contratti pericolosi torna alla ribalta a seguito di recente sentenza della Corte di Cassazione la quale conferma che gli swap venduti alle imprese nel 1992 dal Credito Italiano erano una truffa.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.43347 del 13.11.2009 emessa dalla Seconda sezione penale conferma che i dcs (domestic currency swap) venduti nel 1992 dal Credito Italiano a diverse imprese erano strutturato in modo tale da essere fortemente squilibrati in favore della Banca, mentre molto remote erano le probabilità di guadagno per i clienti. Con i contratti in parola, strumenti molto complessi, si scommetteva sulla rivalutazione della lira rispetto al marco tedesco. Si trattava quindi di operazioni ad alto rischio ed a basso rendimento e dunque invendibili. E la Banca ne era perfettamente consapevole. I clienti, senza alcuna competenza in materia, venivano convinti a sottoscrivere tali contratti, in evidente conflitto d’interessi, a seguito di mendaci informazioni fornite dai dipendenti delle filiali. I giudici non hanno esitato a definire le operazioni in parola “truffe auto-evidenti”, “contratti invendibili”, “pacchi”, “patacche”, equiparandole anche al “pacco rifilato dal truffatore da strada”. La sentenza in parola viene pubblicata proprio nel momento in cui è corso un vivace dibattito sulla finanza degli Enti, in passato non gestita rigorosamente e quindi foriera oggi di pesanti ripercussioni sui cittadini. In particolare sono sotto esame i sinking funds, cioè i fondi costituiti da enti governativi o da società con l’obiettivo di ripagare determinate poste di debito alla loro naturale scadenza.

Il meccanismo è in pratica quello mediante il quale un debitore attraverso il progressivo versamento di disponibilità finanziarie nel sinking fund intende avere una giacenza sufficiente per ripagare il debito che normalmente viene restituito in unica soluzione (mediante operazione bullet). In questo modo quindi il sinking fund dovrebbe operare mitigando gli sbilanci dovuti alle scadenza delle operazioni di finanziamento, “spalmando” su un arco temporale più lungo l’onere di ripagare il capitale. Ma a fronte di uno scopo apparentemente di favore, l’operazione di sinking fund nasconde rischi non facili da identificare per i non addetti ai lavori. In primo luogo il rischio di insolvenza della Banca. Sarebbe quindi necessario, per evitare un aggravio dei rischi per l’ente, prevedere che i pagamenti progressivi vengano versati non direttamente alla Banca ma su un conto dedicato e separato (il fund del sinking fund), che anche in casi di fallimento della Banca (vedasi Lehman Brothers nel caso della Regione Marche) consenta di proteggere il capitale versato. Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la sorte dei capitali progressivamente versati dall’ente nel sinking fund, capitali che spesso vengono affidati in gestione alle Banche che hanno organizzato l’operazione. E’ evidente che risulta indispensabile imporre alla Banca vincoli molto stringenti sulla tipologia di investimenti da effettuare. In mancanza (così come è accaduto per operazione posta in essere dall’Acquedotto Pugliese), pur prevedendo la corretta “segregazione” dei fondi, le perdite per l’ente possono arrivare per scelte infelici, o, in alcuni casi, sconsiderate, da parte della Banca che doveva “custodire” il capitale in attesa del rimborso dell’operazione. Ed infatti non risulta agevole tenere sotto controllo lo stato di “salute” di una società; infatti nel caso della Lehman Brothers le agenzie di rating hanno mantenuto il rating a lungo termine elevato fino al giorno prima della data di fallimento, avvenuta il 14.09.2008, mentre già a partire dal 2007 gli spread sui C.D.S. (di seguito meglio illustrati) erano notevolmente aumentati e gli stessi dati di bilancio della società evidenziavano l’imminenza dello stato di default della banca d’affari predetta. Ciò a causa della particolare congiuntura economico-finanziaria causata dalla crisi dei mutui subprime. L’informazione sul rating non soltanto era quindi generica, ma addirittura fuorviante. La Banca deve quindi fornire un’informazione completa sulla natura del titolo e sui rischi dell’investimento; ed in difetto va ritenuta responsabile dei danni subiti dal cliente. Così come riconosciuto di recente dal Tribunale di Udine (sentenza n.376 del 05.03.2010 con la quale Unicredit Private Banking è stata condannata a risarcire i danni subiti da risparmiatore che aveva investito in obbligazioni Lehman Brothers). Altri contratti a rischio sono i credit default swaps (cds) sopraindicati, in relaziona ai quali urgono regole urgenti. Il cds è un contratto derivato che dovrebbe svolgere la funzione di “polizza assicurativa” contro il rischio di fallimento di una società per un debito obbligazionario; si paga un premio per ricevere protezione in caso di default dell’emittente l’obbligazione. Tali contratti hanno necessità di essere presto regolati in quanto, nati come strumento di assicurazione (il detentore di un bond trova infatti una controparte che in cambio di una percentuale del debito assicura solvibilità) nascondo vari problemi:
– l’emittente l’obbligazione assicurata elimina quel rischio dal proprio bilancio al fine di procedere con nuove operazioni, che risultano magari al di fuori del proprio coefficiente di capitale in relazione agli investimenti;
– non vi è una contabilità delle transazioni globali in cds, che avvengono solo tra singoli operatori (senza una vera e propria borsa) e senza il controllo di una controparte centralizzata che garantisca il buon fine delle operazioni, per cui nessuno conosce gli ammontari in gioco e si creano i presupposti per una bolla;
– esistono operazioni “nude”: cioè che consentono di acquistare un cds in forma speculativa senza avere un debito assicurato in portafoglio;
– gli speculatori attaccano la preda debole, che magari potrebbe essere salvata, al fine di aumentare il loro profitto incassando prima degli altri il differenziale sul rischio portato dal cds;
– la leva che si può applicare ai cds è del 90%: quindi con relativamente pochi soldi si possono creare forti turbolenze sui mercati finanziari, in quanto i movimenti sui cds possono lanciare un allarme che si diffonde anche ai titoli di stato, imponendo agli Stati di pagare interessi sempre più alti sui propri debiti. Nella pratica oggi i cds sono titoli scambiati tra operatori al telefono. E dato che i prezzi di tali polizze salgono e scendono ogni giorno in base alla maggiore o minore rischiosità dei soggetti emittenti i titoli obbligazionari (siano essi Stati o società privata), tanti operatori li usano solo per “scommettere” sul rialzo o sul ribasso. Dato che nessuno sa cosa fanno gli altri, si arriva quindi al paradosso che su certe società esistono più cds che debiti da assicurare. L’opacità del sistema fa paura ai Capi di Stato (come di recente in Grecia) ed agli operatori (che non conoscono l’operatività degli altri) e desta sospetti di speculazioni o manipolazioni: mentre al contrario le grandi banche traggono da tali meccanismi maggiori guadagni. Proprio a causa di pochi speculatori si è infatti creato un pesante debito per le generazioni future; il mondo è però stanco di crisi economiche causate dalla speculazione finanziaria. La vigente normativa italiana (introdotta con l’articolo 62 del Dl 112/2008) nega quindi ora (dalla metà del 2008) la possibilità di stipula di nuovi contratti derivati per gli enti locali, ma permette ancora le rinegoziazioni dei vechi swap ancora in essere, a patto che sia rimodulato anche il debito sottostante. Ma è proprio sulle rimodulazioni di contratti esistenti che i clienti (enti, imprese, famiglie) devono prestare la massima attenzione per evitare di reiterare i precedenti errori con le banche (leggasi costi occulti applicati a contratti spesso non adeguati al cliente). Il contratto derivato non è in sé un male, se applicato in modo trasparente. Ma poiché ciò non avviene e non è avvenuto in passato, sempre di più gli enti locali fuggono ora dai derivati ed approfittando del ribasso dei tassi chiudono anticipatamente gli swap rispetto alle scadenze scritte nei contratti, senza farsi troppo male o magari guadagnando qualcosa.
Anche se negli enti pubblici l’indebitamento è sinonimo di investimento e per tracciare il confine tra un’amministrazione attiva ed una mal gestita il dato sul passivo da solo non basta!

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

CONTINUA L’INCUBO DEI CONTRATTI FINANZIARI PERICOLOSI

di Emanuela Maria Maritato (*)

Il risparmio tradito a causa di contratti pericolosi torna alla ribalta a seguito di recente sentenza della Corte di Cassazione la quale conferma che gli swap venduti alle imprese nel 1992 dal Credito Italiano erano una truffa.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.43347 del 13.11.2009 emessa dalla Seconda sezione penale conferma che i dcs (domestic currency swap) venduti nel 1992 dal Credito Italiano a diverse imprese erano strutturato in modo tale da essere fortemente squilibrati in favore della Banca, mentre molto remote erano le probabilità di guadagno per i clienti. Con i contratti in parola, strumenti molto complessi, si scommetteva sulla rivalutazione della lira rispetto al marco tedesco. Si trattava quindi di operazioni ad alto rischio ed a basso rendimento e dunque invendibili. E la Banca ne era perfettamente consapevole. I clienti, senza alcuna competenza in materia, venivano convinti a sottoscrivere tali contratti, in evidente conflitto d’interessi, a seguito di mendaci informazioni fornite dai dipendenti delle filiali. I giudici non hanno esitato a definire le operazioni in parola “truffe auto-evidenti”, “contratti invendibili”, “pacchi”, “patacche”, equiparandole anche al “pacco rifilato dal truffatore da strada”. La sentenza in parola viene pubblicata proprio nel momento in cui è corso un vivace dibattito sulla finanza degli Enti, in passato non gestita rigorosamente e quindi foriera oggi di pesanti ripercussioni sui cittadini. In particolare sono sotto esame i sinking funds, cioè i fondi costituiti da enti governativi o da società con l’obiettivo di ripagare determinate poste di debito alla loro naturale scadenza.

Il meccanismo è in pratica quello mediante il quale un debitore attraverso il progressivo versamento di disponibilità finanziarie nel sinking fund intende avere una giacenza sufficiente per ripagare il debito che normalmente viene restituito in unica soluzione (mediante operazione bullet). In questo modo quindi il sinking fund dovrebbe operare mitigando gli sbilanci dovuti alle scadenza delle operazioni di finanziamento, “spalmando” su un arco temporale più lungo l’onere di ripagare il capitale. Ma a fronte di uno scopo apparentemente di favore, l’operazione di sinking fund nasconde rischi non facili da identificare per i non addetti ai lavori. In primo luogo il rischio di insolvenza della Banca. Sarebbe quindi necessario, per evitare un aggravio dei rischi per l’ente, prevedere che i pagamenti progressivi vengano versati non direttamente alla Banca ma su un conto dedicato e separato (il fund del sinking fund), che anche in casi di fallimento della Banca (vedasi Lehman Brothers nel caso della Regione Marche) consenta di proteggere il capitale versato. Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la sorte dei capitali progressivamente versati dall’ente nel sinking fund, capitali che spesso vengono affidati in gestione alle Banche che hanno organizzato l’operazione. E’ evidente che risulta indispensabile imporre alla Banca vincoli molto stringenti sulla tipologia di investimenti da effettuare. In mancanza (così come è accaduto per operazione posta in essere dall’Acquedotto Pugliese), pur prevedendo la corretta “segregazione” dei fondi, le perdite per l’ente possono arrivare per scelte infelici, o, in alcuni casi, sconsiderate, da parte della Banca che doveva “custodire” il capitale in attesa del rimborso dell’operazione. Ed infatti non risulta agevole tenere sotto controllo lo stato di “salute” di una società; infatti nel caso della Lehman Brothers le agenzie di rating hanno mantenuto il rating a lungo termine elevato fino al giorno prima della data di fallimento, avvenuta il 14.09.2008, mentre già a partire dal 2007 gli spread sui C.D.S. (di seguito meglio illustrati) erano notevolmente aumentati e gli stessi dati di bilancio della società evidenziavano l’imminenza dello stato di default della banca d’affari predetta. Ciò a causa della particolare congiuntura economico-finanziaria causata dalla crisi dei mutui subprime. L’informazione sul rating non soltanto era quindi generica, ma addirittura fuorviante. La Banca deve quindi fornire un’informazione completa sulla natura del titolo e sui rischi dell’investimento; ed in difetto va ritenuta responsabile dei danni subiti dal cliente. Così come riconosciuto di recente dal Tribunale di Udine (sentenza n.376 del 05.03.2010 con la quale Unicredit Private Banking è stata condannata a risarcire i danni subiti da risparmiatore che aveva investito in obbligazioni Lehman Brothers). Altri contratti a rischio sono i credit default swaps (cds) sopraindicati, in relaziona ai quali urgono regole urgenti. Il cds è un contratto derivato che dovrebbe svolgere la funzione di “polizza assicurativa” contro il rischio di fallimento di una società per un debito obbligazionario; si paga un premio per ricevere protezione in caso di default dell’emittente l’obbligazione. Tali contratti hanno necessità di essere presto regolati in quanto, nati come strumento di assicurazione (il detentore di un bond trova infatti una controparte che in cambio di una percentuale del debito assicura solvibilità) nascondo vari problemi:
– l’emittente l’obbligazione assicurata elimina quel rischio dal proprio bilancio al fine di procedere con nuove operazioni, che risultano magari al di fuori del proprio coefficiente di capitale in relazione agli investimenti;
– non vi è una contabilità delle transazioni globali in cds, che avvengono solo tra singoli operatori (senza una vera e propria borsa) e senza il controllo di una controparte centralizzata che garantisca il buon fine delle operazioni, per cui nessuno conosce gli ammontari in gioco e si creano i presupposti per una bolla;
– esistono operazioni “nude”: cioè che consentono di acquistare un cds in forma speculativa senza avere un debito assicurato in portafoglio;
– gli speculatori attaccano la preda debole, che magari potrebbe essere salvata, al fine di aumentare il loro profitto incassando prima degli altri il differenziale sul rischio portato dal cds;
– la leva che si può applicare ai cds è del 90%: quindi con relativamente pochi soldi si possono creare forti turbolenze sui mercati finanziari, in quanto i movimenti sui cds possono lanciare un allarme che si diffonde anche ai titoli di stato, imponendo agli Stati di pagare interessi sempre più alti sui propri debiti. Nella pratica oggi i cds sono titoli scambiati tra operatori al telefono. E dato che i prezzi di tali polizze salgono e scendono ogni giorno in base alla maggiore o minore rischiosità dei soggetti emittenti i titoli obbligazionari (siano essi Stati o società privata), tanti operatori li usano solo per “scommettere” sul rialzo o sul ribasso. Dato che nessuno sa cosa fanno gli altri, si arriva quindi al paradosso che su certe società esistono più cds che debiti da assicurare. L’opacità del sistema fa paura ai Capi di Stato (come di recente in Grecia) ed agli operatori (che non conoscono l’operatività degli altri) e desta sospetti di speculazioni o manipolazioni: mentre al contrario le grandi banche traggono da tali meccanismi maggiori guadagni. Proprio a causa di pochi speculatori si è infatti creato un pesante debito per le generazioni future; il mondo è però stanco di crisi economiche causate dalla speculazione finanziaria. La vigente normativa italiana (introdotta con l’articolo 62 del Dl 112/2008) nega quindi ora (dalla metà del 2008) la possibilità di stipula di nuovi contratti derivati per gli enti locali, ma permette ancora le rinegoziazioni dei vechi swap ancora in essere, a patto che sia rimodulato anche il debito sottostante. Ma è proprio sulle rimodulazioni di contratti esistenti che i clienti (enti, imprese, famiglie) devono prestare la massima attenzione per evitare di reiterare i precedenti errori con le banche (leggasi costi occulti applicati a contratti spesso non adeguati al cliente). Il contratto derivato non è in sé un male, se applicato in modo trasparente. Ma poiché ciò non avviene e non è avvenuto in passato, sempre di più gli enti locali fuggono ora dai derivati ed approfittando del ribasso dei tassi chiudono anticipatamente gli swap rispetto alle scadenze scritte nei contratti, senza farsi troppo male o magari guadagnando qualcosa.
Anche se negli enti pubblici l’indebitamento è sinonimo di investimento e per tracciare il confine tra un’amministrazione attiva ed una mal gestita il dato sul passivo da solo non basta!

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario e Giornalista Freelance

INFOSANITA VENTONUOVO: CHE COSA È UNA DEGENZA OSPEDALIERA PER ACUTI

DI PIETRO BARDOSCIA

La Degenza Ospedaliera per Acuti è un servizio di tipo residenziale erogato nei confronti di pazienti che manifestano forme acute di malattia. Tale servizio viene fornito da reparti di carattere ospedaliero situati nell’ambito di strutture pubbliche, private o accreditate.
 
Il ricovero in Degenza Ospedaliera per Acuti assicura al paziente una precisa diagnosi clinica, laboratoristica e strumentale della sua malattia o la cura di una patologia già esistente che ha determinato un peggioramento delle sue condizioni di salute.
 
L’intervento sanitario è garantito da una equipe di personale medico specializzato in geriatria e di personale infermieristico addestrato in tecniche di nursing geriatrico. Fa parte del gruppo di intervento anche un terapista della riabilitazione e un assistente sanitario.

 
Il paziente viene seguito secondo i criteri della Valutazione Multidimensionale che impegna il personale in un lavoro di gruppo finalizzato alla valutazione complessiva del paziente per il mantenimento ed il recupero della sua autonomia. Lo strumento di lavoro è rappresentato da una cartella clinica geriatrica, alla compilazione della quale concorrono, in base alle proprie competenze, tutti i membri dell’equipe assistenziale.
 
Per le dimissioni si attua un tipo di “dimissione protetta”, contattando ed inserendo, ove indicato, il paziente in uno dei servizi della rete geriatria competente per territorio (Ospedalizzazione Domiciliare, Assistenza Domiciliare Integrata) o residenziale (RSA, Casa Protetta).
L’ammissione al reparto di degenza ospedaliera per acuti, ubicato all’interno di una struttura pubblica avviene mediante pronto soccorso, per le patologie urgenti, oppure in seguito a richiesta del medico curante o del medico specialista del SSN o del medico di guardia medica, per le patologie non urgenti. Il costo del servizio nella struttura pubblica è a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
 
L’accesso alla struttura privata avviene direttamente in seguito a richiesta del paziente o dei suoi congiunti; a tale richiesta di norma viene allegata una valutazione del medico di medicina generale. Il costo del servizio viene stabilito dall’Amministrazione della struttura e varia a seconda della tipologia di prestazioni erogate, incluse quelle di tipo alberghiero.

 

INFOSANITA VENTO NUOVO: CHE COSA è UN EX ART.26?

di Pietro Bardosica

Il servizio di riabilitazione ex art. 26 L.833/78 consiste in attività di recupero e rieducazione funzionale attraverso un trattamento globale della condizione di menomazione e/o disabilità.
Se il paziente interessato si trova in età evolutiva, un corretto approccio richiede un contestuale apporto multidisciplinare medico, psicologico e pedagogico.
Le attività sono organizzate in tre aree, ove si opera prevalentemente sull’acquisizione (abilitazione) e recupero (riabilitazione) delle abilità relazionali, cognitive e motorie.
La durata della presa in carico per ogni prestazione è di 60 minuti.
Le attività posso essere in regime ambulatoriale, domiciliare e semiresidenziale.
Queste ultime sono, oltre che di tipo sanitario, anche di tipo sociale; i pazienti afferenti a questo regime usufruiscono del servizio mensa; è inoltre attivo il servizio infermieristico nelle fasce orarie di somministrazione di farmaci agli utenti per provvedere alla:

· assistenza infermieristica;
· somministrazione di eventuali terapie farmacologiche agli assistiti;
· registrazione e custodia medicinali.
La durata della presa in carico è di 8 ore pro die. I pazienti vengono divisi in gruppi di lavoro ed a ciascun gruppo viene assegnato il personale necessario seguendo i criteri evidenziati di seguito: 
 Criteri  di assegnazione dell’Utente a gruppo  Criteri  di assegnazione del personale al gruppo
EtàMenomazione e Disabilità Gravità Diagnosi funzionaleObiettivi riabilitativi e assistenziali Titoli e percorsi formativiMotivazione e attitudine Carico di lavoro Inserimento nel gruppo di lavoroContinuità lavorativa
 
 
Le prestazioni erogate
Le prestazioni terapeutico-abilitativo-riabilitative erogate sono:
· Visite specialistiche;
· Consulenze diagnostico-terapeutico-valutative (scuola, famiglia, equipe riabilitativa);
· Consulenze per sostegno scolastico;
· Trattamento neuro psicomotorio;
· Trattamento neuromotorio e  fisioterapico;
· Trattamento logopedico;
· Riabilitazione neuropsicologica;
· Riabilitazione per l’acquisizione di strategie cognitive e di problem solving nei vari ambiti dell’apprendimento;
· Terapia Occupazionale;
· Autonomia personale;
· Intervento Psicopedagogico;
· Sostegno Psicologico (counseling individuale, di coppia, familiare, gruppi di auto-aiuto, psicoterapia).
 
Le aree di valutazione
Il paziente, lungo il percorso diagnostico-terapeutico, può essere sottoposto alle seguenti valutazioni:
· Valutazione delle abilità oculomotorie;
· Valutazione visivo – funzionale (vicino, sensibilità al contrasto, sensibilità cromatica);
· Valutazione neuropsichiatria infantile;
· Valutazione cognitiva (percezione, attenzione, memoria, coordinazione visuo-motoria, linguaggio, funzionamento intellettivo, problem solving);
· Valutazione delle prassie;
· Valutazione delle competenze motorie globali;
· Valutazione delle competenze grafo-motorie (organizzazione topologica dello spazio, coordinazione visuo-motoria, riconoscimento di rapporti nello spazio, prove grafiche di organizzazione percettiva, prove di rapidità di sguardo);
· Valutazione psicologica;
· Valutazione dell’autonomie personali e sociali;
· Valutazione della compliance e del carico familiare.
 
I destinatari dell’intervento
L’intervento riabilitativo è rivolto maggiormente a soggetti affetti da :
· ritardo mentale;
· disabilità motorie di origine neurologica ed ortopedica;
· distrofie muscolari e neuromuscolari;
· sindromi genetiche, dismetaboliche e cromosomiche;
· danni encefalici primari e secondari;
· malattie epilettiche;
· disturbi cognitivi, emotivi e comportamentali;
· disturbi neuropsicologici;
· disturbi sensoriali e neurosensoriali;
· disturbi dell’apprendimento;
· disturbi della comunicazione;
· disturbi del linguaggio;
· disturbi della interazione sociale.
 
Gli obiettivi dell’intervento riabilitativo
Le finalità degli interventi riabilitativi sono:
· Recupero dello sviluppo senso-percettivo e percettivo-motorio;
· Abilità visuospaziali, visuomotorie e discriminazione visiva;
· Schema Corporeo e abilità psicomotorie nella comunicazione;
· Attenzione, memoria, abilità cognitive e metacognitive;
· Coordinazione oculo-manuale;
· Memoria visuo-spaziale e orientamento spazio-temporale;
· Manualità fine (prassie);
· Abilità grafomotorie (pregrafismo) e pre-requisiti dell’apprendimento;
· Abilità lettura, scrittura e calcolo;
· Autonomia personale.
 
Le figure impegnate
Il trattamento riabilitativo è assicurato da un’équipe riabilitativa composta da:
· Medici specialisti: Neuropsichiatra infantile, Fisiatra, Foniatra, Neurologo;
· Psicologo;
· Case Manager;
· Assistente sociale;
· Fisioterapista;
· Logopedista;
· Neuropsicomotricista;
· Terapista occupazionale;
· Infermiere;
· Educatore;
· Operatore Tecnico addetto all’Assistenza (O.T.A.).

 

eBook: “QUELLO CHE CAMBIA NEL CONTROLLO DEI CONTI”

Casa Editrice Maritato Group (*)

La presente guida, incentrata sul decreto legislativo 39/2010, mira a far conoscere i cambiamenti che stanno avvenendo nel nostro ordinamento in materia di revisione legale dei conti. Si tratta di un primo processo che coinvolge, oltre che il Ministero dell’Economia e delle Finanze e quello di Giustizia, anche la Consob e le associazioni professionali, tutti attori di questo recepimento delle norme europee.
Il testo del decreto legislativo, viene integrato con un’illustrazione delle principali modifiche, che coinvolgono la revisione legale, gli enti di interesse pubblico e le società a responsabilità limitata, fornendo anche una serie di riferimenti normativi volti ad individuare meglio le modifiche in corso.

 

TITOLO OPERA:

Il Decreto legislativo n° 39 del 27 gennaio 2010 – Quello che cambia nel controllo dei conti

 


L’AUTORE:
Fabio Cerino nasce a Roma il 12 novembre 1977, giovane ricco di interessi e di hobby, sostiene che la forza di ognuno di noi sia strettamente collegata all’amore e alla passione con cui affrontiamo i temi della nostra vita. Incentra i suoi studi in materie scientifiche, si laurea in Economia e persegue l’obiettivo della libera professione, non si limita al semplice sapere, ma vuole approfondire le materie dei suoi studi, tanto da decidere di affrontare una nuova sfida, quella di rendere pubblico e accessibile il suo aggiornamento normativo, è per questo che nasce l’idea di scrivere questo manuale operativo

COLLANA: “Economia”
pp. 65 –  € 5,00
ISBN 978-88-9700-403-5

RICHIEDI LA TUA COPIA

Ecco l’indice completo dell’opera:

 

0. Presentazione
1. La revisione legale
2. La disciplina per le s.r.l.
2.1 Nomina, revoca e dimissioni
2.2 Nomina del Collegio sindacale e del revisore nelle s.r.l
2.3 Informativa di bilancio
3. Gli enti di interesse pubblico
3.1 La normativa
4. Iter procedurale
ALLEGATO: D.lgs 27 gennaio 2010, n°39

(*) www.maritatogroupcasaeditrice.com

 

L’INTER CAMPIONE D’ITALIA…ROMA PIANGE

SIENA – L’Inter ha conquistato il suo 18/o scudetto battendo in trasferta il Siena 1-0 e chiudendo a +2 sulla Roma.

La Roma batte Chievo 2-0.

SECONDO TITOLO STAGIONE, MOURINHO IN LACRIME – Secondo titolo della stagione per l’Inter e prime lacrime per José Mourinho. Il tecnico dell’Inter durante la premiazione per lo scudetto (dopo la Coppa Italia vinta a Roma) allo stadio di Siena si è mostrato visibilmente commosso, mentre riceveva il tributo e gli applausi di tutti i tifosi.

BALOTELLI, E ORA GIOCO CHAMPIONS PER VINCERE – “Questa vittoria è per la mia famiglia, mia mamma, mio papà e i miei fratelli: la vittoria è per loro. Ora giocherò la finale di Champions e lo farò per vincere”. Mario Balotelli mostra la personalità di sempre e dopo un anno turbolento e la riconciliazione con i tifosi nerazzurri, il giovane attaccante si proietta già in campo a Madrid a caccia del terzo titolo di stagione. “Sono molto contento e la vittoria dello scudetto è un’esperienza fantastica – dice Balotelli ai microfoni di Sky – Ora sono all’Inter, e c’é una finale di Champions, dobbiamo vincerla perché è il top dei top. I tifosi? Succedono cose non molto belle, ma se ci si vuole bene le cose si risolvono”.


MORATTI ABBRACCIA MOGLIE, FIGLIO E SORELLA
– Un abbraccio lungo e appassionato con i familiari, la sorella Bedi, l’ amico Tronchetti Provera e il dirigente Paolillo. Così Massimo Moratti ha festeggiato la conquista dello scudetto. Appena Morganti ha fischiato la fine della gara, il presidente nerazzurro ha abbracciato il figlio, la moglie, la sorella e le altre persone che aveva accanto.

“La partita è stata ottima, correva anche il portiere del Siena per non perdere tempo. E’ stato un campionato meritato”. Il presidente dell’Inter Massimo Moratti ai microfoni di Stadio Sprint grida la sua gioia per uno scudetto “meritato” e ammette di non aver temuto di perdere lo scudetto: “Paura di perdere? La Roma è stata in testa due domeniche e basta”.

ZANETTI, HA VINTO LA SQUADRA PIU’ FORTE – ”Alla fine ha vinto la squadra più forte, ma complimenti alla Roma che ha fatto un grande campionato”. Javier Zanetti non nasconde l’emozione per il quinto scudetto di fila appena vinto dall’Inter: sul campo del Siena, il capitano nerazzurro sottolinea che il titolo conquistato è “la dimostrazione della forza di questa squadra” dice ai microfoni di Sky.

Quanto alle dediche “il pensiero va alla mia famiglia, ai nipotini che sono nati in Argentina e che mi stanno seguendo, a tutti i tifosi venuti qui a Siena. Adesso bisogna pensare a un’altra finale, ma ora godiamoci questo quinto scudetto, che ce lo meritiamo”. Visibilmente commosso l’autore del gol-scudetto, Diego Milito: “E’ una gioia incredibile, ripaga del lavoro di tutto l’anno. Ce lo meritiamo. Da domani penseremo alla bellissima finale di Champions, che naturalmente cercheremo di vincere”.

PAOLILLO, FESTA NON SAN SIRO MA PIAZZA DUOMO – La festa per lo scudetto numero 18 dell’Inter si terrà a Piazza Duomo a Milano, e non allo stadio san Siro. Il cambiamento di programma lo ha annunciato ai microfoni di Sky, l’amministratore delegato nerazzurro Ernesto Paolillo. “Per ragioni di sicurezza non andremo a San Siro, ma staremo tutti a Piazza Duomo” ha spiegato.

ALBO D’ORO, PER INTER SCUDETTO N.18 – Ecco il nuovo albo d’oro del campionato italiano di serie A, dopo la vittoria dell’Inter che così raggiunge quota 18 scudetti: – 1898 Genoa; 1899 Genoa; 1900 Genoa; 1901 Milan; 1902 Genoa; 1903 Genoa; 1904 Genoa; 1905 Juventus; 1906 Milan; 1907 Milan; 1908 Pro Vercelli; 1909 Pro Vercelli; 1909-10 Ambrosiana Inter; 1910-11 Pro Vercelli; 1911-12 Pro Vercelli; 1912-13 Pro Vercelli; 1913-14 Casale; 1914-15 Genoa; 1919-20 Ambrosiana Inter; 1920-21 Pro Vercelli; 1921-22 Pro Vercelli-Novese; 1922-23 Genoa; 1923-24 Genoa; 1924-25 Bologna; 1925-26 Juventus; 1926-27 Torino; 1927-28 Torino; 1928-29 Bologna; 1929-30 Ambrosiana Inter; 1930-31 Juventus; 1931-32 Juventus; 1932-33 Juventus; 1933-34 Juventus; 1934-35 Juventus; 1935-36 Bologna; 1936-37 Bologna; 1937-38 Ambrosiana Inter; 1938-39 Bologna; 1939-40 Ambrosiana Inter; 1940-41 Bologna; 1941-42 Roma; 1942-43 Torino; 1945-46 Torino; 1946-47 Torino; 1947-48 Torino; 1948-49 Torino; 1949-50 Juventus; 1950-51 Milan; 1951-52 Juventus; 1952-53 Inter; 1953-54 Inter; 1954-55 Milan; 1955-56 Fiorentina; 1956-57 Milan; 1957-58 Juventus; 1958-59 Milan; 1959-60 Juventus; 1960-61 Juventus; 1961-62 Milan; 1962-63 Inter; 1963-64 Bologna; 1964-65 Inter; 1965-66 Inter; 1966-67 Juventus; 1967-68 Milan; 1968-69 Fiorentina; 1969-70 Cagliari; 1970-71 Inter; 1971-72 Juventus; 1972-73 Juventus; 1973-74 Lazio; 1974-75 Juventus; 1975-76 Torino; 1976-77 Juventus; 1977-78 Juventus; 1978-79 Milan; 1979-80 Inter; 1980-81 Juventus; 1981-82 Juventus; 1982-83 Roma; 1983-84 Juventus; 1984-85 Verona; 1985-86 Juventus; 1986-87 Napoli; 1987-88 Milan; 1988-89 Inter; 1989-90 Napoli; 1990-91 Sampdoria; 1991-92 Milan; 1992-93 Milan; 1993-94 Milan; 1994-95 Juventus; 1995-96 Milan; 1996-97 Juventus; 1997-98 Juventus; 1998-99 Milan; 1999-00 Lazio; 2000-01 Roma; 2001-02 Juventus; 2002-03 Juventus; 2003-04 Milan; 2004-05 Non assegnato; 2005-06 Inter; 2006-07 Inter; 2007-08 Inter; 2008-09 Inter; 2009-10 Inter.

Fonte: www.ansa.it 

SEPARAZIONE E FIGLI: UN AMORE DA CONDIVIDERE

di Barbara Morassut (*)

Nell’affrontare questo argomento, la mia intenzione non è quella di realizzare una lezione di diritto bensì dare spazio a riflessioni che nulla hanno a che vedere con l’applicazione di una norma.

Come è noto, con la Legge 08/02/2006 n. 54, entrata in vigore il 16 marzo 2006, il legislatore ha inteso rimodellare la disciplina dell’affidamento dei figli in materia di separazione.
In via esclusiva quindi si applica l’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori al fine di prediligere, nell’ambito di una separazione coniugale, l’interesse dei minori a mantenere un rapporto continuativo, equilibrato e costante con gli stessi.
L’elemento da salvaguardare è quindi la bigenitorialità ossia il diritto dei figli a continuare ad avere identici rapporti con il padre e con la madre anche dopo il venir meno del loro legame coniugale.
La legge, così come scritta, sembrerebbe perfetta in ogni sua parte, peccato che passare dalla carta ai fatti non è semplice in quanto, troppo spesso, l’interesse del minore e la salvaguardia della bigenitorialità restano affermazioni di principio.
Questo per il fatto che i genitori che si separano non riescono a mantenere tra loro quell’equilibrio necessario affinché gli stessi possano esercitare in maniera corretta il ruolo di genitori.
Troppe volte infatti, dimenticano che il ruolo di padre e madre non viene meno quando si interrompe un rapporto affettivo/coniugale.
Genitori si rimane per tutta la vita e questo è un dovere che va ben oltre qualsiasi litigio o conflitto che conduce alla separazione.
Purtroppo la legge parla di interesse dei minori, ma in realtà nella maggior parte dei casi tale interesse viene travolto dall’incapacità degli adulti di gestire l’interruzione del rapporto di coppia a discapito ovviamente del figlio che patisce tale conseguenza.

Ci troviamo davanti a genitori che covano per molti anni, la rabbia e la rivalsa tra loro e che strumentalizzano i figli “usandoli” come arma per far pagare un dazio all’ex convivente.
Inoltre mi chiedo come sia possibile salvaguardare l’interesse del minore quando viene accordato dai Tribunali per i minorenni che il genitore con il quale il figlio convive stabilmente possa trasferire la residenza all’estero.
Il “trasferimento di residenza” è senza dubbio un diritto costituzionalmente riconosciuto, ma tale richiesta non dovrebbe andare a discapito del diritto del minore, altrettanto costituzionalmente riconosciuto, alla bigenitorialità.
Più chiaramente intendo dire che nessuna particolare conseguenza si realizza se il trasferimento si contiene in distanze facilmente percorribili; diversi i casi in cui la richiesta viene fatta dal genitore straniero (al giorno d’oggi infatti, esistono molte coppie multietniche) che chiede al Tribunale di potersi trasferire con il figlio nel paese d’origine.
Questo comporta che in regime di affido condiviso ci si trova davanti a papà e mamme che vivono addirittura in continenti diversi.Mi sorge spontanea la domanda: in questi casi com’è possibile fare il genitore per colui che non convive con il figlio?
La dura verità è quindi che questa nuova legge non tutela i minori come dovrebbe dalle conseguenze negative della separazione, ma soprattutto non li tutela dalle intemperanze degli ex conviventi che così diventano anche ex genitori.
Affidamento condiviso dovrebbe essere inteso come “progetto condiviso” di riorganizzare un nuovo modello di famiglia che consenta al minore di poter crescere con la cura, la vicinanza e la continuità educativa di entrambi i genitori nonostante sia venuto meno il rapporto di coppia.
Conflittualità affettiva e ruolo genitoriale dovrebbero essere tenuti separati per il bene dei figli e se i genitori non sono in grado di farlo da soli, la nuova legge avrebbe dovuto imporre un supporto di natura psicologica quale il “mediatore familiare”.
Questa nuova disposizione normativa ha completamente ignorato questo importante aspetto creando nella realtà dei fatti un problema, a mio avviso, gravissimo anche perché il percorso della mediazione familiare difficilmente viene scelto dai genitori.
Applicare l’affido condiviso sulla carta a coppie che non hanno mezzi per poter gestire compiutamente e correttamente il ruolo genitoriale non può che nuocere al minore, altro che interesse del medesimo alla bigenitorialità!
Non v’è dubbio che decidere di separarsi dopo anni di rapporto affettivo comporta dolore, sofferenza, paure e sentimenti di rabbia o ancor peggio di delusione nel veder fallire un progetto a cui si credeva e nei confronti del quale si è investito tempo e cuore, ma i figli in questo non hanno alcuna responsabilità.
Non voglio cadere nel banale, ma è la verità più vera quando si dice “i figli non scelgono di essere messi al mondo”!
I figli possono nascere per decisione comune dei genitori oppure, sebbene non cercati, per la decisione di non volerne fare a meno, comunque sia non hanno responsabilità per la loro nascita e non possono assumersela nel caso in cui i genitori decidano di separarsi.
I figli sono un amore da condividere nonostante tutto ed a discapito di tutto e dovrebbe essere innato in ogni genitore il desiderio, la voglia, il dovere di fare il possibile affinchè possano non patire la disgregazione del nucleo familiare.
Genitori lo si è per tutta la vita e per tutta la vita i nostri figli hanno il diritto di avere un padre ed una madre che pariteticamente possano dare loro amore, affetto ed educazione!
Se nel percorso di separazione ci si rende conto di dare troppo spazio ai conflitti privati, rispetto all’attenzione rivolta al minore sarebbe doveroso, indipendentemente dal vuoto legislativo in tal senso, affidarsi ad un mediatore familiare che possa aiutare a riprendere e rivalorizzare i rapporti genitori/figli!
I figli non sono un’arma da utilizzare, ma un amore da condividere, l’unico che dura per tutta la vita.

(*) Avvocato civilista in Roma e Bologna

PER LO SCUDETTO ANCORA NOVANTA MINUTI DI ATTESA

di Sergio Cimmino (*)

Amici eccoci arrivati alla penultima giornata di questo campionato di serie A. L’Inter di Mourihno supera per 4-3 il Chievo a San Siro.Match non facile per i nerazzuri partiti in svantaggio di una rete. All’Olimpico la Roma batte il Cagliari per 2-1.In vantaggio i sardi, poi ci pensa Totti con una doppietta a mantenere la Roma ancora in corsa per il titolo.
Il Genoa batte Marassi il Milan per 1-0.In un clima surreale causa la decisione di giocare la partita a porte chiuse.Goal vittoria di Sculli.Per quanto riguarda il discorso Champions rimane tutto invariato.Pareggiano Palermo e Sampdoria.Le reti sono siglate da Miccoli e Cassano. Tutto si decidera’ all’ultima giornata. Ancora una sconfitta interna per la Juventus battuta in casa dal Parma per 2-3.I bianconeri si devono accontentare dei preliminari di Europa League.Nella zona retrocessione arriva l’ultimo verdetto:l’Atalanta per 2-0 in casa del Napoli e retrocede insieme a Siena e Livorno.I partenopei raggiungono il sesto matematico e si qualificano per l’Europa League.

(*) Edicolante in Napoli ed appassionato di Sport

“IL SAPORE DEI SEMI DI MELA” DI KATHARINA HAGENA

di Angela Lombardi (*)

Se siete amanti della suspense, questo libro fa per voi. L’autrice ammaliandovi, riesce a trascinarvi là dove tutto ebbe inizio, dove tutto è stato dimenticato ma starà per essere ricordato. L’odore nell’aria è inebriante, una vecchia casa misteriosa ci attende, il candido melo, i  bianchi ribes e i tristi nontiscordardimé ci condurranno tra amori proibiti, amari segreti e vicende celate.

“I cambiamenti del destino, anche quelli della nostra famiglia, iniziavano sempre nello stesso modo. Con una caduta. E una mela.”

Iris, Rosmarie, Mira, Harriet, Inga, Bertha, Christa… tante donne, molti segreti ed un solo unico mistero.
Iris arrivò a Bootshaven dopo una giornata lunga ed estenuante. Zia Harriet si faceva chiamare Mohani ed aveva un aspetto insolito con i suoi capelli rosso henné, zia Inga era bella, forse più del solito, ed emanava scariche elettriche come sempre. Christa era stremata dal dolore. Sua madre non c’era più. Era andata via e aveva portato con sé tutti i suoi più oscuri ricordi. Restava solo una cosa intatta, memore dei giorni andati… la casa di Bertha. Anche da lontano pareva sempre la stessa, la vite le cresceva rigogliosa intorno, le finestre erano ormai oscurate dalla natura selvaggia, gli alberi ancora possenti come quelli di una volta, i nontiscordardimé che riempivano il giardino di un aspetto celestiale, ed i mattoni ancora rossi, caldi e carichi di energia. La casa sembrava voler parlare. Nell’aria vi era un forte odore di mele e di pietre. Si stava per discutere del testamento e Iris notò che l’avvocato più giovane la stava fissando. Era lui, Max. Il fratello di Mira. Iris non aveva più sue notizie da quella calda sera d’estate in cui tutto era accaduto e Rosmarie era andata via. Tanti ricordi, poca chiarezza. C’era ancora tanto da capire. Era il caso di tenere la casa? Bertha aveva deciso di lasciarla in eredità ad Iris, la nipotina che l’aveva sempre amata. Ma Iris non era sicura di poter affrontare i suoi ricordi, troppa inquietudine, troppa sofferenza. Eppure, c’è solo un modo per dimenticare.

Ed è ricordare. Così Iris decide di restare ancora un paio di giorni nella vecchia casa dei ricordi. Il magazzino era pieno di “conserva di lacrime” come Bertha la chiamava. Era una strana gelatina di ribes di colore biancastro, la più buona in assoluto, ma anche la più amara. I ribes erano sempre stati rossi. Ma quella notte lontana di tanti anni prima divennero bianchi. E così quella fu l’annata migliore per la loro gelatina di ribes, ma quella peggiore per i loro cuori. Gli armadi avevano un odore intenso ed erano colmi non solo di vestiti ma di storia. C’era ancora l’abito viola con le maniche trasparenti di Rosmarie, quel vestito bello ma maledetto. Faceva male solo a vederlo. E poi c’erano i lavori di lana della nonna. Quei tanto odiati orrori di lana che Christa aveva gettato nella tomba di Bertha. Erano brutti ricordi quelli. Anni passati nel vuoto, nella dimenticanza. Bertha aveva perso la memoria e l’unico modo che aveva per non impazzire era creare quegli orrori di lana. Doveva non pensare. Mira dopo quella notte non era più la stessa. Prima era una pallida ragazza dagli abiti neri, i capelli biancastri e gli occhi bigi. Adesso aveva capelli rossi e non vestiva più di nero. Mira era diventata Rosmarie. Non avrebbe voluto essere nessun altro oramai. Da quando era tornata, Iris aveva fatto riaffiorare tante cose. Max l’aveva aiutata, a modo suo sotto il melo, e insieme avevano fatto fruttare un rigoglioso albero di Boskoop, grosse mele dalla polpa dolce e acidula e la pelle leggermente amara. Un po’ come Iris. Un po’ come Bertha o Christa. L’albero aveva dato ancora una volta i suoi frutti e in quella sera di giugno, ancora una volta, era stata preparata una squisita composta di mele. Iris ha deciso. Ci sono troppi legami con il passato per dar via quella vecchia casa. In fondo anche se malandata e piena di tristi ricordi, è e sarà sempre la sua amata casa dove trascorreva lunghe giornate felici con le le sue cuginette e la sua dolce e cara nonnina.

(*) Studentessa di Lettere Moderne all’Università “Aldo Moro” di Bari

VACCINO CONTRO IL PAPILLOMA VIRUS: UN’OPPORTUNITÀ PROSSIMAMENTE ANCHE MASCHILE?

di Alessandra Lucente (*)

Ormai sono due anni che è partita la campagna vaccinale contro le infezioni da papilloma virus: questo virus è responsabile del cancro al collo dell’utero cioè di quella parte del corpo femminile che collega l’utero alla vagina.
Ma quanto è frequente questa patologia? In Europa, nelle donne di età compresa tra i 15 ed i 44 anni è la seconda causa di morte per cancro dopo il cancro al seno. Ogni giorno 40 donne in Europa muoiono a causa di questa patologia, solo in Italia si registrano 1500 decessi ogni anno. Alla luce di questi dati emerge l’interesse destato da questo nuovo vaccino come importante arma di prevenzione.
Conosciamo però un po’ meglio questo virus, ne esistono oltre 120 tipi diversi, di cui circa 80 infettano l’uomo. La maggior parte delle infezioni è transitoria e i papillomavirus nel 90% dei casi vengono eliminati spontaneamente dall’organismo. Alcuni vivono sulla nostra pelle mentre altri si trovano sulle mucose (interno della bocca, organi genitali).

Più di 40 tipi interessano l’epitelio (cellule superficiali) anogenitale (il collo dell’utero, la vagina la vulva il retto, l’uretra, l’ano, il pene), alcuni di questi sono definiti HPV ad alto rischio, il 16 ed il 18 sono i responsabili di circa il 70% di tutti i tumori cervicali, Questi papillomavirus infatti sono in grado di trasformare le cellule del collo dell’utero, facendole diventare anormali e nel corso del tempo, queste cellule anormali si moltiplicano dando luogo a forme pretumorali ed infine al tumore del collo dell’utero. La latenza per l’insorgenza del tumore cervicale può essere anche di 20-30 anni.

Per quanto riguarda la modalità di trasmissione del virus, si trasmette sopratutto attraverso rapporti sessuali vaginali o anali con patner portatori del virus. Non è da escludere anzi è molto probabile che anche altri tipi di rapporti (orali o manuali) possano essere vie di trasmissione. La conclusione che si può trarre da quanto sopra detto è che il rischio di contrarre il virus aumenta con l’aumentare del numero dei patner sessuali. Le più colpite dal cancro al collo dell’utero sono tutte le donne. Circa la metà di quelle affette da tumore al collo dell’utero hanno un’età compresa tra i 35 ed i 54 anni conseguenza di un’infezione contratta circa venti anni prima. Fino a poco tempo fa l’unica arma contro il virus era la prevenzione, costituita dal Pap-test, uno screening di massa, tutt’ora raccomandato in Italia ogni tre anni a tutte le donne di età compresa tra i 25 ed i 64 anni. Si tratta di un semplice prelievo di un campione di cellule dal collo dell’utero che vengono poi analizzate permettendo così di riconoscere le lesioni precancerose ed intervenendo prima che evolvano in carcinoma.

 

Nessuna terapia esiste a tutt’oggi efficace contro il virus, l’uso del profilattico diminuisce la possibilità di contagio. la vaccinazione in definitiva rappresenta l’unica arma valida per impedire l’infezione da papillomavirus. Con il vaccino l’organismo viene stimolato a sviluppare difese immunitarie, anticorpi, contro il virus. Nel momento in cui l’organismo dovesse entrare in contatto con uno o più tipi di papillomavirus sarà preparato a combatterli ed eliminarli.
Il vaccino autorizzato in europa dall’ Emea (Agenzia europea per il farmaco) previene lesioni causate da 4 tipi del virus HPV, 16 e 18 , complessivamente associati a circa il 70% di tutti i carcinomi cervicale, 6 e 11 responsabili di circa il 90% dei condilomi genitali. Per una piena efficacia la vaccinazione deve essere effettuata prima di essere venuti a contatto con il virus, ecco perchè le adolescenti tra i 9 ed i 13 anni di età rappresentano il target primario. La vaccinazione prima dell’inizio dei rapporti sessuali è infatti particolarmente vantaggiosa perchè induce una protezione elevata prima di un eventuale contagio con HPV. Da segnalare però che il Pap-test continuerà ad essere un controllo indispensabile per ogni donna.
La combinazione di vaccinazione e pap-test rappresenta la modalità più efficace e completa per la prevenzione del cancro del collo dell’utero.
Ma la domanda interessante a proposito di questo vaccino contro il Papillomavirus è la seguente: può prevenire, oltre al carcinoma della cervice uterina, anche altre neoplasie maligne?
Un recente editoriale di una prestigiosa rivista scientifica internazionale, il BMJ, focalizza l’attenzione sul carcinoma squamoso dell’orofaringe, un tumore maligno del cavo orale e del faringe appunto, la cui incidenza risulta in crescita negli ultimi anni soprattutto nei paesi sviluppati. Si pensi che l’incidenza di questo tipo di cancro negli Stati Uniti è aumentata sensibilmente tra il 1999 ed il 2006, e lo stesso si può dire del Regno Unito dove questo incremento è stato riscontrato nel sesso maschile. Inoltre in questi tumori è stato riscontrato il papillomavirus con maggior frequenza. I tipi virali implicati sono prevalentemente HPV 16 e 18. Ma in definitiva quale può essere la causa di questo aumento del carcinoma orofaringeo? Senza dubbio un ruolo di primo piano è ancora una volta giocato dalle abitudini sessuali: da studi internazionali sono state evidenziate alcune condizioni responsabili di un aumento di rischio: almeno 6 partner sessuali nel corso della vita, almeno 4 partner con cui si sono avuti rapporti orogenitali, e, limitatamente ai maschi, un inizio precoce dell’attività sessuale.
La logica conclusione che si può evincere da quanto su detto è che nel futuro gli attuali programmi di vaccinazione HPV limitati alle femmine potrebbero avere un impatto anche sul carcinoma orofaringeo; sarà decisamente interessante osservare le conseguenze sulle decisioni di sanità pubblica, tra le quali spicca il possibile allargamento della vaccinazione agli adolescenti di sesso maschile.

(*) Medico Medicina generale in convenzione con ASL Roma C

Fonte:
Hisham Mehanna, Terence M Jones, Vincent Gregoire, K Kian Ang
Oropharyngeal carcinoma related to human papillomavirus
BMJ 2010;340:c1439, Published 25 March 2010, doi:10.1136/bmj.c1439


Riferimento:

Leggi un estratto dall’articolo sul sito del BMJ (BMJ 2010;340:c1439)

 

 

ALITOSI E PLACCA DEGLI ANIMALI? LA SOLUZIONE STA NEL MARE

di Elettra Marricco (*)

L’Ascophyllum nodosum, è un’alga tipica dell’Atlantico del Nord, in grado di curare l’alitosi e la placca dei cani e gatti. Assunta per via orale, viene assorbita a livello gastro-enterico e attraverso la circolazione, si concentra nella saliva inibendo la crescita di batteri e placca.
Lo studio è stato condotto in America su sessanta cani, in base ai protocolli stabiliti del VOHC, (Veterinary Oral Healt) organismo internazionale veterinario preposto a stabilire l’efficacia dei nuovi rimedi. Attraverso l’alitometro, strumento atto a stabilire il grado e la quantità di composti volatili solforati, si è costatato che in tre mesi di terapia con l’alga, la quantità di placca e alitosi si riduceva solo in quei soggetti sotto osservazione che quotidianamente assumevano l’Ascophyllum nodosum. In Italia , il prodotto prende il nome di Restomyl supplemento. Per info www.innovet.it.


(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

LEVRIERI, EX RACERS APPUNTAMENTO A VILLA BORGHESE

di Elettra Marricco (*)

In una giornata  fredda, ma soleggiata, arriviamo a Villa Borghese, nel cuore di Roma: c’è una riunione “canina” insieme all’Associazione EUROPEAN GREYHOUND NETWORK- adotta un levriero e alcuni proprietari che hanno scelto appunto, di accogliere in casa un “figlio del vento”(così vengono chiamati i levrieri), spiccano da lontano fieri nel loro portamento e dal carattere dolcissimo, naturalmente tutti al guinzaglio, felici della loro nuova vita lontano dagli abusi e dai maltrattamenti: ” hanno dimenticato il loro passato”.
In Spagna, Irlanda, Uk e nei paesi anglosassoni, i levrieri sono impegnati nei cinodromi per il business delle corse, mentre nella sola Spagna sopratutto per la caccia alla lepre.
Nei loro paesi d’origine, sono considerati mero bestiame e molto spesso, la durata della loro vita coincide con quella della loro attività  professionale.
Ogni anno in Irlanda, la ricerca del “campione”, fa nascere ventimila levrieri, la cui metà viene “gettata”, perché non conforme allo standard di razza, magari perché inadatto di carattere: per timidezza o scarsa competitività. I cuccioli,  non conformi, vengono venduti dagli allevatori ai laboratori di ricerca o si rivolgono a veterinari senza scrupoli, per l’iniezione letale.

L’European Greyhound network italiana, nasce nel 2007, per iniziativa di Dario Ferrario, attuale Presidente dell’Associazione. A tutt’oggi, i soci-volontari, sono circa quindici che svolgono prezioso lavoro: assistenza pre-post adozione, da agosto 2007 ad oggi hanno trovato casa circa duecento cani, ma ce ne sono molti altri che aspettano.
A questo punto, diciamo forza ragazzi continuate con amore il vostro prezioso lavoro.

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

PARLA IL “PUGLIESE” DANIELE PANEBARCO, FUMETTISTA E ARTISTA DIGITALE

LE GRANDI INTERVISTE DEL NOSTRO CIRCUITO – E’ ORIGINARIO DI TORREMAGGIORE

di Nunzia Angelo Del Vecchio

RAVENNA. Il portale Garganopress.net pubblica in esclusiva una intervista a Daniele Panebarco, tra i maggiori vignettisti e fumettisti italiani, nato in Romagna, ma Pugliese di origine. La sua famiglia paterna è originaria, infatti, di Torremaggiore, ridente cittadina della Daunia settentrionale. Panebarco racconta in 40 minuti la sua lunga carriera e parla dei suoi genitori, in particolare del papà Luigi “comunista di ferro” e di suo zio, un “padre-padrone” d’altri tempi. Daniele vorrebbe tornare nella “sua” Torremaggiore, che visitò da adolescente e forse lo farà questa estate.

L’intervista in esclusiva su http://www.garganopress.blip.tv

Ma chi è Daniele Panebarco?

Iscrittosi al DAMS di Bologna, Panebarco affiancò lo studio alla realizzazione di strisce satiriche, che gli permisero di vincere un concorso istituito dal quotidiano Paese Sera, nel 1973. Nel 1976 entrerà nella redazione del mensile Il Mago, edito da Mondadori, dando vita al suo personaggio più conosciuto, Big Sleeping. Autore satirico incentrerà la sua arte sulla provincia italiana e sul rapporto con il comunismo, creando personaggi quali Nick Martello e Piccolo Lenin. Ha disegnato anche la figura di Osvaldo, protagonista della serie televisiva di Unomattina Good morning Osvaldo. Allontanatosi progressivamente dal fumetto commerciale, si dedica alla sperimentazione multimediale. Tra le fiabe interattive da lui redatte per la DeAgostini Multimedia, conosciamo Il tesoro di Venezia (1996), il cui protagonista, Leo, sarebbe in seguito apparso in alcuni giochi didattici anch’essi pubblicati presso la DeAgostini. A questa, seguirono Il mistero dell’ape d’oro, Il furto della rotonda e Il raggio magico (2000), che costituiscono Le avventure di Fuzzy & Floppy. Negli anni ottanta ha collaborato con Il Giornalino, in particolare con una riduzione del romanzo di Edmondo De Amicis Cuore. Oggi è alla guida della “Panebarco & co.”, con la quale ha messo in piedi diversi progetti editoriali nel campo della umettistica, dell’animazione 3D e della grafica digitale.

Ulteriori informazioni su Daniele Panebarco le si trova sul portale http://www.panebarco.it