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    Vaccini: Tar Lazio respinge istanza Codacons contro decreto

    Il Presidente della Sezione III Quater del Tar del Lazio ha respinto l’istanza di misure cautelari urgenti, avanzata dall’Associazione Codacons, con riferimento alla previsione dell’adempimento agli obblighi vaccinali come requisito di accesso ai servizi educativi per l’infanzia ed alle scuole dell’infanzia, contenuta nel decreto-legge sui Vaccini. La circolare del primo settembre del Ministero della salute […]

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SQUADRA PER VECCHI IN UN PAESE DI VECCHI …

di Andrea Pelagatti (*)

Di inizi shock, il neo tecnico del Milan Massimiliano Allegri e’ uno che se ne intende. Lo zero a due rimediato contro il Varese, infatti, difficilmente potra’ turbargli il sonno, se confrontato con le cinque sconfitte di fila con le quali timbro’ il suo esordio col Cagliari nel campionato 2008-2009. In seguito i rossoblu’ di Allegri raggranellarono 34 punti in 17 incontri, cancellando la brutta partenza e permettendo all’allenatore livornese di vincere la Panchina d’Oro.

In casa Milan, pero’, di sicuro si augurano che la squadra riesca a imporsi prima, senza pericolose sbandate iniziali. Ecco perche’ sottovalutare la sconfitta contro il Varese, peraltro alla prima uscita stagionale, potrebbe rivelarsi un errore.

Allegri ha buon gioco nel mettere sul piatto della bilancia sia i carichi di lavoro ancora da smaltire nelle gambe sia le assenze pesanti. Pirlo, Ronaldinho, Nesta, Zambrotta, Thiago Silva, Gattuso, Huntelaar avrebbero senz’altro dato idee e cattiveria agonistica per liquidare il Varese senza troppe difficolta’. Certo e’ che il Milan e’ sembrato ancora ben lontano dalla forma migliore. 

La coperta e’ corta al centrocampo, ha detto ieri Allegri, e in effetti sugli schemi pesa la mancanza di un valido sostituto di Pirlo, l’unico in grado di dare ordine alla manovra. Se non arriveranno nuovi uomini Allegri dovra’ provare moduli diversi per migliorare in fase di possesso palla. 

Non che in difesa le cose vadano meglio: Kaladze e Oddo (molto fischiato) si sono fatti notare per la prestazione non esattamente di alto livello. Nonostante questo, pero’, alcuni segnali incoraggianti sono venuti da Pato che e’ sembrato gia’ molto in palla. Sul fronte mercato, l’ad del Milan Adriano Galliani e’ stato esplicito in merito alla vicenda che da settimane vedrebbe Ronaldinho con un piede (e mezzo) fuori dalla societa’ di via Turati (”Non esiste che un giocatore a contratto possa andare via se la societa’ non vuole”, ha detto ieri Galliani). E anche per quanto riguarda la permanenza di Gattuso il dirigente rossonero si e’ mostrato fiducioso (”Non ho parlato ancora con Gattuso ma credo che restera”’).

Galliani ha poi ribadito il messaggio degli ultimi mesi: senza partenze non ci saranno arrivi. E quindi quel sogno che risponde al nome di Ibrahimovic potrebbe restare tale. Anche se per svegliarsi c’e’ ancora tempo fino alla fine di agosto.

(*) Giornalista sportivo e studente LUISS

Editoriale – APPUNTI SUL CLIMA: S.O.S. SPIAGGE GARGANICHE

di Michele Caruso (*)

“Spesso confondiamo ciò che è senza precedenti con l’improbabile…Quando le grandi verità sono scomode, l’intera società, almeno per un certo tempo, può ignorarle.” (Al Gore)

Il mare in burrasca e gli imponenti marosi -che da tre giorni tormentano le coste garganiche- sommergono fluttuando il tratto di spiaggia che unisce Rodi Garganico da una parte ed il molo di Foce Varano sul versante opposto. I bagnanti dalle dune e dalle passerelle semisommerse osservano ammutoliti il furibondo spettacolo della natura.
Spiagge meravigliose, larghe pressappoco venti metri, sono quasi totalmente ricoperte dall’acqua del mare; ombrelloni dischiusi sono come pioli in acqua.

È sempre più difficile non interpretare nel modo giusto i segnali che il nostro mondo sta andando fuori uso. La rete della vita da cui dipendiamo è stata lacerata e consumata. Ogni cosa intorno a noi (non ultime le incredibili temperature dell’inverno brasiliano e dell’estate russa) ci sta avvertendo che se non riduciamo rapidamente l’inquinamento da riscaldamento globale che sta intrappolando una parte del calore che il nostro pianeta normalmente irradia verso l’atmosfera, ci dirigeremo inevitabilmente verso una catastrofe senza precedenti.
Al fondo di tutto c’è qualcosa che non va.
Pochi sanno che già agli inizi del ‘900, Svante Arrhenius, uno dei primi vincitori del Premio Nobel per la Chimica, dopo aver risolto manualmente oltre diecimila equazioni, calcolò che la temperatura media della Terra sarebbe aumentata di diversi gradi se avessimo raddoppiato la quantità di CO2 presente nell’atmosfera. Oggi esistono tabulati giornalieri che documentano in modo dettagliato il repentino aumento dei livelli di anidride carbonica.
Gli esperti ci dicono, senza peli sulla lingua e senza giri di parole, che è giunto il tempo di agire. Se non lo faremo, chi risponderà, nel futuro prossimo, alle inevitabili domande: a cosa stavate pensando? Perché non avete fatto nulla? Forse nessuno, perché nessuna forma di vita sarà capace di porre simili questioni né tanto meno di risolverle!

(*) Studente di Ingegneria Gestionale all’Università “Sapienza” di Roma, Scrittore, Giornalista Pubblicista e Freelance

QUANDO L’ARTE SALVA LA VITA

di Alessandro Antoony Maritato (*)

Immaginate di avere un talento – un dono, chiamatelo come volete. Lo avete in somma misura: non siete solo capaci, siete grandiosi. E’ la vostra vita, il motivo primo, la spinta, l’identità. E accade poi qualcosa che rischia, lentamente, giorno dopo giorno, come spada di Damocle, di togliervi tanta fortuna, la passione tutta, l’eccellenza. Beethoven divenne sordo, ma non fu abbastanza, per fermarlo. Ludwig van Beethoven nasce a Bonn nel dicembre 1770, in una famiglia numerosa. Suo padre è un cantante lirico della corte del principe di Colonia, ma non ha in sè i mezzi per insegnare abbastanza, al ragazzino. Appreso quanto può, cambia una serie di maestri iniziando a dare, ancora bambino, concerti che mostrano la sua precocissima abilità – inizia a comporre a nemmeno dieci anni e crescendo insegna pianoforte a rampolli non altrettanto dotati.

Appena tredicenne diviene organista presso l’arciduca Massimiliano Francesco, ma il giovane scalpita, in diversi sensi: non ama avere padroni, possiede un senso dell’indipendenza quasi selvaggio e, per quanto nella sua professione serva un mecenate, è importante per lui mantenere un’individualità ben definita: ama lo studio e gli serve solo un’occasione. Ed è grazie al celebre Haydn che ha l’opportunità di recarsi a Vienna, dove si distingue nelle sue esecuzioni presso la nobiltà.
Ma la prolificità creativa rischia un arresto quando, ventottenne, inizia ad avvertire i primi sintomi di quella che non solo è una malattia, ma il dramma di Beethoven: comincia una sordità che entro i suoi quarant’anni diventerà totale. Ciò lo porta a chiudersi sempre più in una sorta di misantropia che già gli era parzialmente propria: nasconde finchè può il suo deficit, conscio dei numerosi nemici che si è conquistato sia per le sue capacità che per il suo non semplice carattere. La natura diviene per lui rifugio ed eremo, ma non si ferma la sua carriera, anzi: la maggior parte delle sue notissime sinfonie nasce in quegli anni in cui il suo udito svanisce. Nel frattempo, si inimica coi suoi atteggiamenti arroganti gran parte della famiglia, perde dei lavori ed è sempre più intrattabile: con la morte di un fratello viene dichiarato tutore del nipote, con cui però non sa confrontarsi – non ha la stoffa del padre, per quanto si mormori di una figlia naturale avuta da una delle sue delusioni sentimentali giovanili. Importante è anche il rapporto con Goethe, che sa più di stima che di pura amicizia, ma si stempera in fretta: Ludwig è sempre più solo.
Mentre la sua gloria come musicista aumenta, la sua capacità di instaurare rapporti duraturi (ardua vita ha il suo segretario privato Schindler!) si fa sempre più esigua e non solo per il suo handicap: tra le incomprensioni col nipote Karl e la difficoltà nel capire (comunicherà con gli amici attraverso fogli di carta), la sue esistenza si trascina insoddisfatta fino a concludersi a causa di una polmonite degenerata.

Muore nel marzo del 1827 a Vienna e il suo funerale è ben più affollato di quanto sia stata la sua esistenza – migliaia di persone dietro la sua bara.

Criticato o adorato per la sue improvvisazioni, considerato un outsider e un uomo a dir poco permaloso, divenne un fenomeno pubblico e non lo voleva. Apprezzava il potere e la lusinga, ma ogni cosa lo infastidiva, vittima di se stesso e di una sorte davvero crudele. Scrisse Beethoven che gli era così atroce il perdere il senso per lui più caro, che se non fosse stato per la sua arte – per quel talento di cui era assai consapevole – si sarebbe tolto la vita, probabilmente.

Quando l’arte salva.

Viene da riprendere il concetto di volontà di potenza adleriana, in cui l’inferiorità d’organo diviene spinta compensatoria per migliorarsi. Non che in precedenza Ludwig non nutrisse la sua ben riposta ambizione, ma i suoi più grandi capolavori nascono quando lui è sordo. Beethoven sapeva – sapeva che la musica è dentro, evidentemente. E’ stupefacente, da pensare. Eppure, la musica gli ha evitato il suicidio, ma non è mai riuscita a dargli la pace – pace che in effetti, se fosse stata in lui, non ci avrebbe fatto conoscere note così intense.
Beethoven è universalmente riconosciuto come un carattere complicatissimo, per usare un eufemismo: accanto al bucolico sentimentalismo che si accende di fronte a un paesaggio, traspare un individuo facilmente irritabile, ipercritico, che giudica con ferocia il genere e la natura umani. Non fa nulla per rendersi apprezzabile, dal punto di vista della sua personalità: insulta democraticamente, nel senso che non si fa problemi a litigare con gli stessi potenti che gli danno di che vivere (non si sa se per coraggio o presunzione). Ha un lato collerico che non riesce a frenare – è sarcastico più che ironico, egocentrico più che egoista – è come se fosse stato deluso dal mondo, e non si fosse ripreso più. Tutto gli risulta fastidioso, mutevole, inaffidabile. Nel suo essere sprezzante non considera il dolore altrui e l’altrui punto di vista. Eppure sa essere appassionato, sensibile, emozionante.
Racchiude nella musica sì la propria essenza, ma anche quella capacità di comunicazione che non ha nella vita di tutti i giorni. In lui è sempre tempesta e così le sue composizioni stravolgono, i suoi ritratti ci dicono di un uomo non bellissimo, ma in preda a una qualche possessione – è inquietante. Come se tanta forza non potesse stare in un animo solo, e quindi si contorcesse tutta per uscire. Le peculiarità di Beethoven erano già presenti prima della malattia – indubbiamente furono però notevolmente esacerbate dalla frustrazione e il dolore per la perdita dell’udito, qualcosa già di per sè orrendo per chiunque, per lui addirittura infernale. Non ha la giocosità di Mozart o il pallido languore stilistico di tanti contemporanei: lui sua introversione è inguaribile. La sua esuberanza diviene quasi violenza, la sua rabbia un accorato appello di quiete. La serenità gli sarà sempre estranea e il suo è uno struggente canto, per poi sfociare in alcune luminose opere, in un Inno alla Gioia che sa di grazia divina. Magari, ciò che cercava era proprio quella tranquillità dei sensi che, incontrando in alcuni suoi simili, gli faceva nascere una sorta di invidia e senso di privazione.

Immaginate di avere un dono o un talento – chiamatelo come volete. Lo state perdendo, ancora giovani, in maniera davvero terribile.

Cosa fareste?

Beethoven ha reagito: è diventato un genio.

Un genio infelice.

(*) Pittore iscritto al GAI

L’AROMATERAPIA DIMINUISCE IL DOLORE DEL PARTO

di Emanuela Maria Maritato (*)

“RIDUCE L’ANSIA E LA PAURA E PUO’ CONTRIBUIRE A RIDURRE I SINTOMI COME BRUCIORE DI STOMACO O MAL DI SCHIENA”

Questo il progetto messo in piedi dal North Bristol NHS Trust, in Gran Bretagna. Ad oggi, la struttura ha 24 ostetriche, esperte nel massaggio aromatico e nell’uso degli aromi, in grado di prestare servizio sia all’ospedale, che a domicilio: il parto in casa sta infatti tornando in auge. Secondo i medici britannici, il massaggio praticato diminuisce sia idolori muscolari che gli effetti psicologici. Alla base di tutto, vi è l’utilizzo di 7 oli essenziali: bergamotto, salvia sclarea, gelsomino, lavanda, menta, incenso e pompelmo. A seconda dei casi, l’esperta ne sceglie 3, e decide il metodo di applicazione: a mano, con impacco, con pediluvio, o tramite vapori generati da infusioni. Inoltre, a volte l’uso di tali sostanze viene anche affiancato dalla pratica del massaggio.

Va però ricordato come solo le ostetriche abilitate ed addestrate possano praticare tale tecnica in sicurezza.
Sul tema, ecco il parere di Mary Carlisle, manager della Birth suite presso il Southmead Hospital: “L’aromaterapia riduce l’ansia e la paura, aiutando le donne a sentirsi più rilassate e può contribuire a ridurre sintomi come bruciore di stomaco o mal di schiena. Quando le donne durante il travaglio sono rilassate, il loro bisogno di alleviare il dolore è ridotto, ma ogni donna è unica e si possono usare gli oli specifici per ogni esigenza”.
La Carlisle fa inoltre notare come sempre più strutture offrono l’aromaterapia come aiuto per le donne che decidono di partorire a domicilio, offrendo loro un metodo in più contro il dolore. Ciò detto la donna fa notare come non tutte le future madri possano usare tale metodo: saranno infatti le ostetriche a decidere se la donna (ed il nascituro) sia idonea al trattamento.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

NATI PREMATURI: PIU’ SENSIBILI AL DOLORE

di Emanuela Maria Maritato (*)

LA LORO STORIA PERSONALE LASCEREBBE UNA “TRACCIA DOLORSA” NEL CERVELLO

Questo il pensiero di una ricerca dell’University College Hospital (di Londra, Gran Bretagna), diretta dalla dottoressa Rebeccah Slater e pubblicata su “Neuroimage”.
Gli scienziati britannici hanno lavorato con 15 bambini: metà era nata nei tempi giusti (intorno alla 40esima settimana di gravidanza), il resto erano prematuri (nati intorno alla intorno alla 24-32esima settimana di gravidanza), ed hanno trascorso circa 40 giorni in ospedale.

Tutti loro sono stati sottoposti a prelievo del sangue, mentre veniva monitorata l’attività celebrale per misurare la percezione del dolore. E’ così emerso come i prematuri fossero più sensibili ed avessero reagito di più alla puntura rispetto ai colleghi. 
Al momento, gli studiosi non hanno una risposta certa sul perché di tale differenza. Una delle ipotesi più accreditate attribuisce la maggiore sensibilità dei prematuri alla loro storia personale. Il parto difficile e doloroso e le cure in ospedali lascerebbero una traccia nei loro cervelli, capace di durare per tutta  l’infanzia (o forse, più a lungo). Per questo, i ricercatori invitano i medici ha trattare con la maggior delicatezza possibile i soggetti in questione, al fine di evitare tale maggiore sensibilità alla sofferenza.


(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

LA DIETA MEDITERRANEA

di Emanuela Maria Maritato (*)

La dieta mediterranea è stata “scoperta” dal medico Ancel Keys, quando nel 1945 sbarcò a Salerno insieme al contingente americano e durante la sua permanenza nel Cilento si accorse che le patologie cardiovascolari erano meno diffuse rispetto al suo paese. Seguirono diversi studi che stabilirono che l’incidenza delle patologie vascolari era inferiore nei paesi dove si utilizzava una dieta mediterranea. 
I cambiamenti delle abitudini di vita dell’uomo negli ultimi decenni ed il conseguente allontanamento dal “modello mediterraneo”, costituiscono le conseguenze dell’aumento dell’obesità e di altre patologie di carattere alimentare.
L’obesità è un fattore di rischio per la salute.

Si definisce obeso un individuo la cui massa di tessuto adiposo è eccessiva (indice di massa corporea maggiore di 30). L’obesità porta all’insorgere di altre malattie, come le disfunzioni cardiocircolatorie, il diabete, problemi alle articolazioni, ictus e la sindrome da apnea notturna. Secondo gli ultimi studi scientifici, il modello mediterraneo rappresenta il tipo di alimentazione che offre le maggiori garanzie per prevenire e contrastare l’insorgenza di varie malattie, perché privilegia l’assunzione di carboidrati complessi, oltre a larghe quantità di frutta e verdura, e consiglia il contenimento di grassi, zuccheri semplici e sale. Ovviamente, non è possibile seguire un’alimentazione corretta senza praticare un’attività fisica. Pertanto, il movimento è essenziale se si vuole avere un’ottima forma fisica.
Scoprite se siete in forma e seguite questi semplici consigli per mantenere il vostro benessere psico-fisico. 

L’indice di Massa Corporea e il Fabbisogno Calorico Quotidiano

Per la determinazione del Fabbisogno Calorico Quotidiano (FCQ o fabbisogno energetico umano), l’Indice di Massa Corporea (abbreviato IMC o BMI, dall’inglese Body Mass Index) è il numero che esprime il rapporto tra il peso di un individuo espresso in chilogrammi e la sua altezza espressa in metri.
L’Indice di Massa Corporea è un dato biometrico ed è utilizzato come  un indicatore dello stato di peso forma. Il BMI o indice di massa corporeo si calcola dividendo il peso in kg per il quadrato dell’altezza espressa in metri  

                                                                          TABELLA I.M.C. 
                                                                Sottopeso             Inferiore a 18.5 
                                                                Normale                Compreso tra 18.5 e 24.9 
                                                                Sovrappeso           Compreso tra 25 e 29.9  
                                                                Obesità                 Superiore a 30

Per Fabbisogno Calorico Quotidiano s’intende la quantità di calorie che si devono assumere per mantenere il proprio peso ideale. Se la quantità assunta è inferiore all’FCQ si dimagrirà, se è superiore si ingrasserà.

Mangiare senza esagerare
Mangiare di tutto, significa non farsi mancare nulla degli elementi base dell’alimentazione, senza esagerare. Pertanto, occorre ingerire con moderazione:

Carboidrati: perché forniscono all’organismo energia;
Proteine: perché saziano, sostengono i muscoli, influenzano energia ed umore, modellano il corpo eliminando i centimetri di troppo;
Grassi: perché sono essenziali per la salute dell’organismo, costituiscono una fonte di energia e contengono nutrienti fondamentali. Un consumo eccessi 
           vo di grassi è un importante fattore di sviluppo di patologie quali la malattia cardiaca e l’obesità.
Sali minerali: perché senza minerali le vitamine non sono capaci di trasformare gli alimenti in energia.
Fibre: perché presentano un grande potere igroscopico, favorendo il transito intestinale.
Acqua: perché consente l’idratazione della pelle e l’eliminazione delle tossine ed è consigliata l’assunzione di almeno 2 litri di acqua al giorno.
Vitamine: perché sono importanti per le difese del nostro sistema immunitario. 

Ecco un elenco sommario delle vitamine e del loro contributo alla nostra salute: 
 A – ha un’azione protettiva nei confronti della pelle e delle mucose e favorisce l’accrescimento di ossa e denti ed è molto importante anche per il  
         sistema immunitario. 
 B1 – è indispensabile per il corretto funzionamento del sistema nervoso, del cuore e dei muscoli. 
 B2 – è essenziale per molte funzioni del metabolismo, mantiene in buona salute le mucose respiratorie e digestive, oltre a contribuire all’integrità d del
           sistema nervoso, della pelle e degli occhi.
 B3 – è essenziale per regolare il funzionamento del sistema nervoso, in particolare aiuta la circolazione del sangue e la produzione di ormoni sessuali.   
 B5 – è indispensabile per combattere stress, per stimolare gli  anticorpi e migliora la funzionalità dell’intestino. 
 B6 – è essenziale per alcune funzioni cerebrali ed è utile in alcune forme di anemia. 
 B9 – è importante nel rinnovamento delle cellule e nella formazione dei globuli rossi, durante la gravidanza e per il sistema nervoso. 
 B12 -ha effetti positivi sulla salute del cervello e del sistema nervoso, promuovendo la crescita e lo sviluppo delle cellule. 
 B16 – è un importante aiuto alle cellule e difende dallo stress. 
 C – facilita l’assorbimento del ferro, contribuisce alla produzione dei globuli rossi e irrobustisce i vasi sanguigni, aiuta la guarigione delle ferite e delle 
        fratture ossee, mantiene sani i denti e le gengive e ha un’importante azione antiossidante. 
 D – è importante nel processo di assorbi mento del calcio ed è dunque importante soprattutto per la salute delle ossa: previene il  rachitismo e
       l’osteoporosi. 
 E – ha proprietà antiossidanti: mantiene giovani e protegge dai tumori. 
 H – è utile ad un regolare funzionamento del midollo osseo e alla salute della pelle e dei capelli. 
 K – è utile per la coagulazione del sangue.

 

La piramide alimentare

E’ uno strumento che rappresenta gli alimenti di una sana e corretta alimentazione quotidiana. La piramide è divisa in 6 gruppi fondamentali. Alla base si trovano gli alimenti che dovrebbero essere sempre presenti nella nostra dieta, mentre man mano che si sale verso il vertice, troviamo quelli che sarebbe meglio limitare.

I cereali: pane, pasta, riso: appartengono al gruppo gli alimenti che dovrebbero essere consumati quotidianamente. I cereali (o carboidrati) forniscono al nostro corpo vitamine, minerali, acqua, amidi e fibre.

Frutta e verdura: appartengono al gruppo gli alimenti che dovrebbero essere consumati quotidianamente. La frutta e la verdura sono  fonti privilegiate di vitamine e minerali e garantiscono un’azione di prevenzione contro molteplici malattie.

Latte e derivati: questi alimenti devono essere assunti con una certa regolarità. I latte e i suoi derivati forniscono proteine, vitamine del gruppo B e calcio.

Carne, pesce, uova e legumi: questi alimenti devono essere assunti con una certa regolarità.

Grassi, dolci e alcolici: questi alimenti devono essere assunti sporadicamente ed in quantità limitata.

Consigli per mangiare bene
 1. Mangiate con piacere variando ogni giorno gli alimenti;
 2. Basate la vostra alimentazione su cibi ricchi di carboidrati, frutta e verdura ad ogni pasto evitando i grassi;
 3. Iniziate la giornata con una sana colazione e durante la giornata fate spuntini intelligenti possibilmente base di frutta;
 4. Bevete molto, almeno 2 litri di acqua al giorno;
 5. Curate il vostro corpo con attività fisica, movimento ed igiene dentale.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

INCONTRO INTERNAZIONALE DI PREGHIERA PER LA PACE TRA LE RELIGIONI MONDIALI

COMUNICATO STAMPA DELLA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO

Si svolge a Barcellona, dal 3 al 5 ottobre 2010, l’Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace tra le Religioni Mondiali nello Spirito di Assisi, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio insieme all’Arcidiocesi di Barcellona.
Il tema dell’Incontro è “Vivere insieme in un tempo di crisi. Famiglia di popoli, Famiglia di Dio”.

 

          Arcidiocesi di Barcellona                                                       Comunità di Sant’Egidio

 
                                                Vivere insieme in un tempo di crisi
                                                  Famiglia di popoli, Famiglia di Dio

Barcellona, 3-5 ottobre 2010

 

Programma
Domenica 3 ottobre, ore 17.00                            Assemblea inaugurale
                                                                       Palau de la Música Catalana

Lunedì
4 ottobre, ore 9.30                                            Panels

Lunedì
4 ottobre, ore 16.30                                          Panels

Martedì
5 ottobre, ore 9.30                                            Panels

Martedì
5 ottobre, ore 19.00                                          Cerimonia Finale

GRANATA RINNOVA LE TENSIONI NEL PDL

di Andrea Vitale (*)

Fabio Granata, deputato PDL proveniente dalle fila di AN e vicepresidente della commissione antimafia, è stato molto chiaro: nel giorno dedicato alle commemorazioni del giudice Borsellino, assassinato dalla mafia nel lontano 19 luglio 1992 aveva esplicitamente detto che <<pezzi dello Stato ostacolano la verità su quelle stragi>>. Gli attacchi al finiano non si son fatti attendere. Maurizio Lupi, dell’ala berlusconiana del partito, è stato il primo: <<coloro che hanno parole durissime e strumentali o vanno via dal partito oppure nel partito c’è luogo dove la cosa va affrontata che è quello dei probiviri>>.

Immediata la replica dello stesso Granata: <<mi piacerebbe conoscere quali sono le frasi tanto incriminate da me pronunciate che dovrebbero passare il vaglio e attendo di capire se i probiviri si dovrebbero interessare anche di quei dirigenti accusati di comportamenti gravi e non compatibili con la politica di un grande partito nazionale e conservatore che dovrebbe preoccuparsi del bene comune, anziché di azioni lobbistiche, affari o di rapporti con ambienti oscuri>>. Granata riporta quindi alla luce fatti più o meno recenti di alcuni membri del partito stesso coinvolti in inchieste giudiziarie. Frasi a mio avviso pienamente condivisibili, non tanto sotto il profilo processuale, data comunque la totale irrilevanza di semplici accuse o sospetti senza una base solida di fondamento, ma quanto piuttosto sul lato etico e morale visto che, a parere del sottoscritto, correttezza, lealtà e trasparenza dovrebbero essere i principi ispiratori di ogni uomo politico che si impegna a rappresentare il popolo che lo ha votato. Oggi duri attacchi sono arrivati anche da Ignazio La Russa, ex compagno di Granata nelle fila di Alleanza Nazionale: <<O dici nomi, cognomi o almeno dai indizi forti sui pezzi del governo che starebbero ostacolando la lotta alla mafia oppure tu chiedi scusa o lascia il partito>>. Il ministro della difesa ha poi aggiunto che qualora sussistessero prove concrete sull’attendibilità di certe esternazioni allora sarebbe lui stesso ad andarsene dal PDL; un segnale molto forte questo, quasi a voler sottolineare la indissolubilità del partito dinanzi a qualsiasi tipo di attacco sia esterno che interno.

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino

INGREDIENTI PER LA NOTORIETA’

di Roberta Catania

Prendiamo una giornata afosa romana ed una nota emittente televisiva che invia un giornalista ad Ostia per un servizio sul caldo che sta imperversando sulla penisola, prendiamo poi due ragazze espressamente “romane de Roma” che almeno per età dovrebbero rappresentare l’ormai tanto criticata “gioventù moderna”, aggiungiamo qualche domanda da parte del giornalista e per finire un un sito web che consente la condivisione di video tra i suoi utenti ed avremo un mix perfetto per la più spiccia notorietà.

Un mix che ha riscosso quasi un milione di visite. C’è chi le critica senza pietà, chi lo definisce il tormentone dell’estate riassunto nell’espressione “n calippo e na bira”, c’è chi ha addirittura modificato l’audio del video per creare una specie di remix a cantilena delle perle di saggezza espresse dalle due ragazze e c’è addirittura chi le difende definendole “genuine e vere”. Senza entrare nel merito delle varie opinioni espresse dal popolo italiano una cosa che mi preme chiarire è che queste ragazze non rappresentano l’intera categoria di giovani romani, della quale io stessa ne faccio parte. La notorietà, oggi, viene raggiunta da chiunque e in qualsiasi modo, e la prova è che basta esprimersi nel dialetto della propria città senza dimostrare nessuna particolare abilità per scatenare un “boom mediatico”. Ma il risultato di tale fenomeno non porta niente di buono. Nel contesto sociale odierno questo tipo di notorietà, raggiunta senza consapevolezza e soprattutto senza merito, contribuisce a creare il mito della pretesa di poter diventare famosi con un click di mouse, e che sia più importante apparire “qualcuno” che esserlo davvero.

COME FUNZIONA LA NOSTRA MENTE

di Gaetano Caira (*)

L’era del computer ci ha proiettati con velocità nel futuro. Tutto è raggiunto in maniera più rapida: dal nostro lavoro al gioco di intrattenimento, dalle informazioni allo shopping. Viviamo senza saperlo globalizzati e collegati tutti tra di noi privando sempre di più la nostra privacy. Se noi guardiamo bene questa invenzione possiamo scoprire che non è altro che la proiezione di noi stessi nell’universo. La nostra mente funziona in modo identico ad un grosso computer superiore a qualsiasi altro esistente sul nostro pianeta ed è diviso per la sua capacità in due importanti parti che sono i due emisferi del cervello. La prima è come noi chiamiamo hard-disk, cioè la “parte conscia” della nostra mente e comprende l’emisfero sinistro del cervello.

Qui noi registriamo tutto ciò che vogliamo e che desideriamo ricordare: dai calcoli di matematica ai nostri piacevoli incontri con amici, parenti o la propria partner; dalle sintassi, grammatica e termini della propria lingua agli appuntamenti e ai problemi del proprio lavoro. La seconda parte è come dire quella collegata ad internet e cioè alla globalizzazione e comprende l’emisfero destro del cervello. Noi tutti siamo collegati tra di noi come in un computer ma non solo con quelli che conosciamo ma anche con altri nostri simili in tutto il mondo e anche oltre i nostri confini. Se noi guardiamo bene come siamo fatti dentro abbiamo quindi due parti autonome e distinte. La parte razionale e logica la prima e la parte irrazionale ed energetica con la seconda. Con la prima possiamo interagire con gli altri discutendo in maniera razionale. Con la seconda possiamo collegarci quando abbiamo bisogno della nostra parte creativa, ad esempio, come dipingere un quadro o presentare una canzone ad un festival o proporre un libro scientifico o ancora meglio fare della poesia e sono quindi le parti più elevate della nostra parte energetica. Ulteriori informazioni e approfondimenti potete trovare leggendo i miei e-book “Feng Shui e Armonia della Mente” della Bruno Editore e “Lavorare in Armonia”della Maritato Group Casa Editrice.

(*) Autore di “Feng Shui e Armonia della Mente”  e “Lavorare in Armonia”

STRESS TEST… BANCHE ITALIANE OK

di Michel Emi Maritato (*)

Le 5 banche italiane hanno superato gli stress test.

Unicredit, 
Intesa Sanpaolo,
Mps, 
Ubi banca e 
Banco Popolare

hanno comunicato un dato di Tier 1 superiore al target ratio del 6%, evidenziando quindi una tenuta sufficiente del requisito patrimoniale. La migliore è Intesa, che nello scenario peggiore manterrebbe comunque un Tier 1 dell’8,2%, seguita a un’incollatura da Unicredit con il 7,8. Segue il Banco Popolare, con il 7% (sempre nello scenario peggiore, che mette in conto anche il rischio sovrano). Infine Ubi Banca al 6,8 e Monte dei Paschi al 6,2, con un margine un po’ risicato ma comunque sufficiente rispetto ai parametri prefissati. 

 Insomma, come ha commentato la Banca d’Italia, le banche italiane hanno confermato “la capacità di assorbire l’impatto di un significativo deterioramento delle attuali condizioni macroeconomiche e di mercato“. Delle 91 banche analizzate sono sette quelle che non lo hanno superato e dovranno quindi procedere ad una ricapitalizzazione. La più importante è la tedesca Hypo real estate.

Cinque, poi, Casse di risparmio spagnole, e anche di queste si sa che sono state pesantemente coinvolte nel fenomeno della bolla immobiliare spagnola, e l’ultima è una banca greca, la Ate.

Ma  cosa è  questo Stress test?

Le autorità di vigilanza, con il coordinamento delle istituzioni europee, hanno simulato due scenari avversi. Novantuno, come si è detto, gli istituti di credito coinvolti, che rappresentano il 65% del totale attivo del sistema bancario europeo. Le cinque italiane controllano il 61% dell’attivo nel paese. L’obiettivo strategico era dare chiarezza e trasparenza sulla situazione delle banche in ipotesi di stress, per limitare i rumors e le incertezze sui mercati che hanno intaccato la fiducia. Soprattutto dopo la crisi dei debiti sovrani, scoppiata a maggio sulla scia del quasi – default della Grecia.

I due scenari – delineati da Bce e concordati con il Cebs (Committee of European Banking Supervisors) e la Commissione europea – sono analisi di situazioni estreme, con bassa probabilità di realizzarsi, ma plausibili.
– Il primo è basato alle stime di crescita indicate da Bruxelles, con la possibilità di una nuova fiammata della crisi economica;
– il secondo, più avverso, considera il rischio di una nuova crisi dei debiti sovrani, ma senza ipotizzare un default di un paese dell’Unione, ritenuto irrealizzabile  per la recente creazione del Efsf.
Negli scenari, inoltre, sono considerati anche un peggioramento del trend dei mercati azionari (con un calo degli indici del 20%), l’aumento dei tassi d’interesse e il downgrade delle cartolarizzazioni. Per l’Italia, in particolare, si è ipotizzato un calo del Pil dello 0,6% nel 2010 – 2011, uno scenario recessivo severo rispetto alle previsioni della Commissione UE, che indicano una crescita del 2,1% in questo biennio. Nello scenario più avverso poi (con la svalutazione dei titoli pubblici), si è considerato come riferimento il maggior picco di shock a livello sovrano durante la crisi greca, con i differenziali sui Bund tedeschi di quel periodo cui è stato aggiunto un ulteriore shock, variabile da paese a paese. Per l’Italia, lo scenario peggiore prevede tassi sui titoli di Stato a 5 anni al 4,8% alla fine del 2011, e al 6,3% per i titoli a 10 anni. Per la Germania, invece, sui titoli a 5 anni il rendimento ipotizzato è 3,5%, mentre per la Grecia è al 13,9%.

Il riferimento per gli stress test europei – elaborati in pochi mesi coinvolgendo 20 autorità nazionali di vigilanza – sono quelli fatti negli Usa all’inizio del 2009, dove però l’autorità era unica (la Federal Reserve), le banche sondate solo 19 e non si considerava il rischio di una crisi dei debiti sovrani. Inoltre, per i test americani le possibilità che le ipotesi avverse potessero verificarsi erano al 15%, mentre per i test europei la possibilità è del 5%.

A simulazione  compiuta dal Cebs ha messo in evidenza che, in caso di scenari avversi e rischio sovrano, le perdite aggregate per il sistema bancario UE stimate per il biennio 2010 – 2011 ammonterebbero a 566 miliardi di euro. Il Tier 1, sotto condizioni avverse, scenderebbe dal 10,3% del 2009 al 9,2% entro la fine del 2011.
Gli istituti nostrani mostrano indici patrimoniali più bassi per via di limiti nazionali più stringenti e l’assenza di capitale pubblico. Lo rileva la Banca d’Italia secondo cui “nel confronto con le altre banche europee i coefficienti patrimoniali di partenza delle grandi banche italiane, pur ampiamente superiori ai minimi regolamentari, sono mediamente più bassi. Sul divario influiscono sia una regolamentazione prudenziale nazionale che pone limiti più stringenti al computo di taluni strumenti negli aggregati patrimoniali che stanno al numeratore dei coefficienti, sia consistenti operazioni di ricapitalizzazione pubblica di cui hanno beneficiato alcune grandi banche europee“.
Via Nazionale rileva come “nel confronto internazionale i gruppi italiani si distinguono per un basso grado di leva finanziaria, per effetto di una operatività basata prevalentemente sull’attività di intermediazione tradizionale. Nell’ambito della sua attività di controllo prudenziale, la Banca d’Italia valuterà accuratamente i risultati dello stress test con ciascuno dei gruppi coinvolti“.

Se i risultati del test mettono in evidenza segni positivi e’ grazie al ricapitalizzare oro, basta con le frottole, da anni le banche con il signoreggio e la supremazia decidono senza informare nessuno cio’ che dovra’ accadere in un paese…se lo stesso controllo fosse stato fatto da matematici neutrali con conoscenze economice e bancarie il risultato sarebbe stato lo stesso? La riserva legale e’ realmente rispettata? Qualcuno sa di cosa parliamo ma nessun’altro lo sapra’ mai…

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

STRESS TEST… BANCHE ITALIANE OK

di Michel Emi Maritato (*)

Le 5 banche italiane hanno superato gli stress test.

Unicredit, 
Intesa Sanpaolo,
Mps, 
Ubi banca e 
Banco Popolare

hanno comunicato un dato di Tier 1 superiore al target ratio del 6%, evidenziando quindi una tenuta sufficiente del requisito patrimoniale. La migliore è Intesa, che nello scenario peggiore manterrebbe comunque un Tier 1 dell’8,2%, seguita a un’incollatura da Unicredit con il 7,8. Segue il Banco Popolare, con il 7% (sempre nello scenario peggiore, che mette in conto anche il rischio sovrano). Infine Ubi Banca al 6,8 e Monte dei Paschi al 6,2, con un margine un po’ risicato ma comunque sufficiente rispetto ai parametri prefissati. 

 Insomma, come ha commentato la Banca d’Italia, le banche italiane hanno confermato “la capacità di assorbire l’impatto di un significativo deterioramento delle attuali condizioni macroeconomiche e di mercato“. Delle 91 banche analizzate sono sette quelle che non lo hanno superato e dovranno quindi procedere ad una ricapitalizzazione. La più importante è la tedesca Hypo real estate.

Cinque, poi, Casse di risparmio spagnole, e anche di queste si sa che sono state pesantemente coinvolte nel fenomeno della bolla immobiliare spagnola, e l’ultima è una banca greca, la Ate.

Ma  cosa è  questo Stress test?

Le autorità di vigilanza, con il coordinamento delle istituzioni europee, hanno simulato due scenari avversi. Novantuno, come si è detto, gli istituti di credito coinvolti, che rappresentano il 65% del totale attivo del sistema bancario europeo. Le cinque italiane controllano il 61% dell’attivo nel paese. L’obiettivo strategico era dare chiarezza e trasparenza sulla situazione delle banche in ipotesi di stress, per limitare i rumors e le incertezze sui mercati che hanno intaccato la fiducia. Soprattutto dopo la crisi dei debiti sovrani, scoppiata a maggio sulla scia del quasi – default della Grecia.

I due scenari – delineati da Bce e concordati con il Cebs (Committee of European Banking Supervisors) e la Commissione europea – sono analisi di situazioni estreme, con bassa probabilità di realizzarsi, ma plausibili.
– Il primo è basato alle stime di crescita indicate da Bruxelles, con la possibilità di una nuova fiammata della crisi economica;
– il secondo, più avverso, considera il rischio di una nuova crisi dei debiti sovrani, ma senza ipotizzare un default di un paese dell’Unione, ritenuto irrealizzabile  per la recente creazione del Efsf.
Negli scenari, inoltre, sono considerati anche un peggioramento del trend dei mercati azionari (con un calo degli indici del 20%), l’aumento dei tassi d’interesse e il downgrade delle cartolarizzazioni. Per l’Italia, in particolare, si è ipotizzato un calo del Pil dello 0,6% nel 2010 – 2011, uno scenario recessivo severo rispetto alle previsioni della Commissione UE, che indicano una crescita del 2,1% in questo biennio. Nello scenario più avverso poi (con la svalutazione dei titoli pubblici), si è considerato come riferimento il maggior picco di shock a livello sovrano durante la crisi greca, con i differenziali sui Bund tedeschi di quel periodo cui è stato aggiunto un ulteriore shock, variabile da paese a paese. Per l’Italia, lo scenario peggiore prevede tassi sui titoli di Stato a 5 anni al 4,8% alla fine del 2011, e al 6,3% per i titoli a 10 anni. Per la Germania, invece, sui titoli a 5 anni il rendimento ipotizzato è 3,5%, mentre per la Grecia è al 13,9%.

Il riferimento per gli stress test europei – elaborati in pochi mesi coinvolgendo 20 autorità nazionali di vigilanza – sono quelli fatti negli Usa all’inizio del 2009, dove però l’autorità era unica (la Federal Reserve), le banche sondate solo 19 e non si considerava il rischio di una crisi dei debiti sovrani. Inoltre, per i test americani le possibilità che le ipotesi avverse potessero verificarsi erano al 15%, mentre per i test europei la possibilità è del 5%.

A simulazione  compiuta dal Cebs ha messo in evidenza che, in caso di scenari avversi e rischio sovrano, le perdite aggregate per il sistema bancario UE stimate per il biennio 2010 – 2011 ammonterebbero a 566 miliardi di euro. Il Tier 1, sotto condizioni avverse, scenderebbe dal 10,3% del 2009 al 9,2% entro la fine del 2011.
Gli istituti nostrani mostrano indici patrimoniali più bassi per via di limiti nazionali più stringenti e l’assenza di capitale pubblico. Lo rileva la Banca d’Italia secondo cui “nel confronto con le altre banche europee i coefficienti patrimoniali di partenza delle grandi banche italiane, pur ampiamente superiori ai minimi regolamentari, sono mediamente più bassi. Sul divario influiscono sia una regolamentazione prudenziale nazionale che pone limiti più stringenti al computo di taluni strumenti negli aggregati patrimoniali che stanno al numeratore dei coefficienti, sia consistenti operazioni di ricapitalizzazione pubblica di cui hanno beneficiato alcune grandi banche europee“.
Via Nazionale rileva come “nel confronto internazionale i gruppi italiani si distinguono per un basso grado di leva finanziaria, per effetto di una operatività basata prevalentemente sull’attività di intermediazione tradizionale. Nell’ambito della sua attività di controllo prudenziale, la Banca d’Italia valuterà accuratamente i risultati dello stress test con ciascuno dei gruppi coinvolti“.

Se i risultati del test mettono in evidenza segni positivi e’ grazie al ricapitalizzare oro, basta con le frottole, da anni le banche con il signoreggio e la supremazia decidono senza informare nessuno cio’ che dovra’ accadere in un paese…se lo stesso controllo fosse stato fatto da matematici neutrali con conoscenze economice e bancarie il risultato sarebbe stato lo stesso? La riserva legale e’ realmente rispettata? Qualcuno sa di cosa parliamo ma nessun’altro lo sapra’ mai…

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
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BIRRA CALIPPO COLLA……….E POI?

di Emanuela Maria Maritato (*)

Da due giorni a questa parte i romani non soffrono più il caldo, ma “stanno tipo a fa colla”. Quando hanno sete non bevono più l’acqua ma “se pijano er calippo” o “na bira”. La battuta l’avranno capita in molti, perchè in pochi ormai sono quelli che non hanno visto il video delle “Ragazze ad Ostia” che in poco meno di due giorni ha raggiunto ormai le 800.000 visite. Il video è in testa alla classifica dei più visti su youtube in Italia, vanta contatti da tutto il mondo ed in Spagna è entrato tra i top 10.

Le due inconsapevoli protagoniste sono ricercatissime. In tanti si chiedono chi siano e come si chiamino. C’è chi per intervistarle farebbe l’impossibile.

Intanto dal web il servizio è finito sui principali tg italiani che hanno rilanciato quello che ormai è diventato un vero e proprio tormentone. Su Radio Deejay il “Trio Medusa” ha dedicato loro addirittura una puntata. Qualcuno ha avanzato addirittura l’ipotesi di un viral per pubblicizzare un film o un prodotto ancora tutto da svelare. Un vero e proprio successo, soprattutto considerando che due giorni fa, a quest’ora, il video era da poco andato on line e nessuno o quasi conosceva le due ragazze.Ecco questo è quello che nettamente odio di questo mondo….. ci perdiamo dietro queste piccole cretinate non pensando affatto a ciò che serve all’Italia . Svegliatevi! qui c’è gente che ha problemi ben più seri. Mancano i posti di lavoro, le giuste strutture sanitarie, fondi per finanziare progetti innovativi utili all’intera umanità, ci sono ancora moltissime persone prive di un’adeguata istruzione e noi che si fa? “Calippo e bira” e vai con il tango, più si è ignoranti e meglio si va avanti… Questo è il mesaggio che stiamo  lanciando ai giovani di oggi?….Che importa del mondo, “regà annamo a ostia e….. un calippo du bire npo de colla er problema do stà?” vergogna! Il mondo non è questo e non può e non deve andare avanti per questo, dobbiamo unirci viaggiare controcorrente per far emergere ciò che di buono c’è in noi, esaltare e permiare ragazzi che tutti i giorni con amore e dedizione lavorano, si impegnano nello studio per loro stessi ma sopratutto per rendere questo mondo un mondo migliore….un primo passo voglio farlo io, ringraziando quanti giovani come me  vivono adottando l’ideologia: è necessario impegnarsi per ottenere il giusto (sarà magari cosa banale).. Grazie ragazzi di vero cuore, uniti combattiamo contro “bire e calippi” perchè il mondo non è questo.

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

IL PROFUMO DELLA LIBERTA': PAOLO BORSELLINO ED IL CORAGGIO DI UN’IDEA

di Silvia Quaranta (*)

A 18 anni di distanza dalla tragica scomparsa di Paolo Borsellino, Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù, promuove la pubblicazione di “Il profumo della libertà”, una raccolta di memorie e testimonianze dedicate alle figure dei giudici Falcone e Borsellino, vittime della mafia. Interamente curato dal Ministero della Gioventù, “Il profumo della libertà” non è un semplice libro, è qualcosa di più. È un meta-libro. Già da oggi è possibile sfogliarlo in versione cartacea, ma anche metaforicamente: lo si può, infatti, scaricare direttamente da Internet all’indirizzo www.ilprofumodellaliberta.it. La versione cibernetica, inoltre, rimane in un certo senso inconclusa, “aperta” ai progressivi arricchimenti che verranno offerti, di volta in volta, dalle testimonianze lasciate dai protagonisti della lotta alla mafia. 

Il volume si compone di due preprefazioni, la prima di Giorgia Meloni e la seconda del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Prosegue poi con la toccante lettera di Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, con l’introduzione del Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, con un’intervista all’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, e con altre testimonianze di chi ne è stato collega, amico, di chi ne raccoglie l’eredità. “Il profumo della libertà” non è, e nemmeno pretende di essere, un’analisi della mafia come fenomeno, né storica né sociale. Non ripercorre la biografia di Borsellino, ne dipinge piuttosto, attraverso le parole di chi lo ricorda, la statura umana, la straordinaria caratura morale, l’autorevolezza sincera. Il capitolo conclusivo, di Tommaso Virga, s’intitola “Paolo Borsellino: un uomo buono”. Dieci anni fa, sempre parlando di Borsellino, Luciano Costantini utilizzò l’identica espressione, sentenziando che, talvolta, i suoi interlocutori rimanevano insoddisfatti da questa definizione, eppure non sarebbe stato facile trovarne una più appropriata. E questa è, nella sua semplice grandezza, l’immagine di Borsellino che emerge dal libro: il ritratto di un uomo buono, in grado di  “contagiare” chi aveva intorno con la sua passione per la Giustizia e per la Verità, con il suo entusiasmo e con la sua innata insofferenza verso ogni forma di prepotenza e di sopruso. «Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo» riporta il sottotitolo del libro (citando proprio una frase del Magistrato palermitano), e questo sembra l’invito lanciato a tutti i giovani Italiani dal Ministro Meloni che, nel concludere la prefazione, scrive: «c’è un pensiero straordinario usato da Paolo Borsellino, mentre parlava con gli studenti di una scuola, pochi giorni prima di essere ucciso: la lotta alla mafia dev’essere, innanzitutto, un movimento culturale, che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà, che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità».

(*) Studentessa di Lingue all’Università “Sapienza” di Roma, Vicepresidente dell’associazione “La Testata”

CHE BRUTTA PARTENZA UNA NAVE SENZA NOCCHIERO IN GRAN TEMPESTA

di Francesco Pistilli  (*) & Claudio Giorgio

Non si è ancora insediata e la nuova Amministrazione Comunale appare con evidenza come una nave in deriva, agitata già dai venti di tempesta, che l’inesperto nocchiero non riesce a fronteggiare.
L’ultimo Consiglio Comunale si è celebrato grazie alla lealtà e responsabilità della Minoranza verso la Città. La Minoranza ha consentito alla sconquassata Maggioranza, che perde i pezzi assenti dal Consiglio, di poter deliberare i 13 mila euro per l’estate acquavivese. Appena tredici mila da parte di chi non si stancava di criticare il Sindaco Pistilli, che invece sosteneva la cultura acquavivese con maggiore e lungimirante generosità. Ma questa Giunta di Sinistra i soldi deve darli agli avvocati amici, ai quali per una sola udienza si versano 15 mila euro, quando per tre di quelle cause il Sindaco Pistilli aveva speso solo 6 mila euro.

Ma gli amici dei padroni di questa Giunta di Sinistra, che sono al sicuro dietro le quinte, vanno ben foraggiati. Solo il senso di responsabilità della Minoranza ha reso possibile, comunque, l’atto tardivo e tirchio e tuttavia fondamentale, e nonostante ciò, l’arroganza non ha consentito alla Maggioranza di riconoscere con onestà intellettuale questo merito di serietà alla Minoranza. Da ciò si può cogliere il livello di sensibilità politica e civile connoti i membri di questa armata Brancaleone alla deriva della perdita di ogni senso di rispetto verso la Città, soltanto sensibile ed attenta, con le antenne ben tese, ai traffici e maneggi con i poteri dominanti. Una Maggioranza che si è presentata con una relazione striminzita sul rendiconto e insufficiente, con assenza di proposte, capace solo di chiedere il rinvio dell’esame del rendiconto di gestione. Da oltre due mesi non sono ancora in grado di rendere un quadro chiaro della situazione finanziaria del Comune, eppure vi è un Assessore alle Finanze e Vice Sindaco che dovrebbe in materia avere molta competenza. Ma il tempo è passato pensando e battagliando per ben altro. Nessuna solerzia di governo, nessuna intelligenza dei problemi, nessuna documentazione delle situazioni, ma arroganza, arroganza, arroganza. Non c’è da meravigliarsi se i Giovani della Maggioranza avvertano un profondo disagio, che noi rispettiamo. Noi comprendiamo che non è facile sostenere una Amministrazione il cui Sindaco è come il povero Pinocchio insidiato dalla coppia furbastra del Gatto e della Volpe, anzi da una coppia di questi due simpaticissimi animali nel Palazzo ed una coppia fuori dal palazzo, ben disposti dietro le quinte. Auguriamo di cuore ai Giovani dissenzienti di trovare il coraggio di misurarsi con i volponi e di portare fino in fondo il loro dissenso, almeno per garantire alla Città un’Amministrazione che faccia gli interessi della collettività e non quelli dei maneggi che vogliono soffocarla.
Ma chi prenderà il timone della nave alla deriva?

(*) Ex sindaco di Acquaviva