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ANORESSIA MENTALE

di Grazia Vaiani (*)

L’anoressia mentale è un disagio psicosomatico che colpisce più frequentemente in media e tarda adolescenza. L’origine di questo disagio è dettato da una sensazione di inefficacia personale. Il vero disturbo non è dovuto ad una vera e propria mancanza di appetito, quanto ad un‘acerrima lotta con esso, nemico del nostro apparire.
Molti sono i fattori che determinano l’anoressia :  talvolta l’ambiente familiare che può essere soffocante, famiglie distaccate  con enorme difficoltà  di comunicazione,  una semplice  insoddisfazione, un tradimento,  stati d’animo negativi che colpiscono in special modo le donne.
Molte di loro si nascondono dietro volti non loro, sfuggendo alla realtà quotidiana.
Denunciare questo disturbo è solo l’inizio di una vita migliore.
Ecco una testimonianza significativa di una giovane che combatte ogni giorno:

<<Ancora adesso mentre sono qui con carta e penna, non so il motivo per cui abbia deciso in cuor mio di scrivere questa lettera, forse per voler esprimere tutto il mio male, questo immenso dolore che noi anoressiche abbiamo dentro e dal quale non riusciamo o non vogliamo uscire. Forse è proprio questo: un grido di dolore e disperazione. Questa non è una semplice malattia risolvibile in breve tempo con farmaci , ma qualcosa di oscuro e imprevedibile che si riattacca in modo sanguineo su di me pur credendo di poterla sconfiggere.  La paura del cibo mi rincorre ogni notte e l’immagine illusoria di perfezione dall’incrollabile desiderio di andare oltre l’impossibile oltre tutto.
Con queste parole disordinate e confuse non pretendo di voler aiutare altre ragazze, forse perché nemmeno più io sono in grado di aiutarmi da sola, vorrei solo essere per un attimo un richiamo di gioia nel nostro e vostro sconfinato dolore.>>

(*) Studentessa al Liceo Psico-Pedagogico ed appassionata di Moda

I MENU’ REGIONALI ARRIVANO NELLE SCUOLE

di Emanuela Maria Maritato (*)

Niente più papas a la Huancana (patate in salsa al formaggio) e budino di polenta.
Ora la polenta sarà rigorosamente gratinata all’asiago, si potrà inoltre mangiare pollo alla marengo, bocconcini di chianina al chianti con le olive e saltimbocca alla sorrentina; ma anche le lasagne alla bolognese.
Ecco alcuni dei piatti tipici delle regioni italiane previsti da ieri nei nuovi menù delle mense scolastiche delle scuole dell’ infanzia comunali e statali di Roma. Via i menù etnici di Veltroniana memoria insomma: è tempo dei menù regionali.
Il progetto è stato presentato all’istituto comprensivo Elsa Morante, ma riguarderà anche tutti gli altri istituti dove verranno somministrati: una volta al mese, i menù regionali che andranno ad arricchire i pasti consumati dalle scuole romane, quindi si alterneranno ai piatti della cucina dell’Emilia Romagna (lasagne alla bolognese), Veneto, Toscana, Liguria, Campania, Sicilia, Puglia, Calabria, Umbria e Piemonte.
La scelta delle regioni avverrà in base alla stagionalità dei prodotti, tenendo conto anche delle temperature.
<<I menù regionali vogliono essere anche un’ occasione per promuovere un vero e proprio percorso educativo che consenta di approfondire le tematiche legate al cibo e alla corretta alimentazione>>: ha spiegato l’assessore capitolino alla scuola Laura Marsilio, promotrice del progetto alimentare del Campidoglio: << istituiremo- annuncia il Sindaco- anche le fattorie didattiche e cercheremo di inserire i bambini e le proprie famiglie nei formers market per un maggiore e più diretto contatto con i cittadini>>.

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario

UN ALTRO DIVIETO COPRE LE MUTILAZIONI A SCOPO ESTETICO

di Elettra Marricco (*)

Ebbene si, finalmente un altro divieto copre le mutilazioni a scopo estetico di orecchie e coda.
Anticamente, il taglio della coda e delle orecchie servivano a limitare gli appigli alle fauci della preda durante la caccia, nella quale il cane era impegnato. Tutto questo al giorno d’oggi non serve più e non ha senso. Una recente normativa: prevede che chi fa tagliare coda e orecchie al proprio cane a scopo estetico può essere  in alcuni casi denunciato per maltrattamenti.

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

COMBATTIMENTI TRA CANI

di Elettra Marricco (*)

Tra cani, si sa, c’è sempre lotta sopratutto tra maschi per avere la supremazia sull’altro.
Non è di questo che vi voglio parlare, ma di un altro tipo di combattimento fra cani: quello a scopo di lucro ideato dagli umani.
In Europa sono stati già vietati già un secolo fa, tuttavia di recente la criminalità organizzata ha rilanciato questa pratica: sembra che il giro delle scommesse arrivi ai 500 miliardi di euro l’anno, senza contare che oltre 5.000 cani muoiono durante gli addestramenti o i combattimenti.

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

PREVENZIONE ANTIPARASSITARIA

di Elettra Marricco (*)

Con l’arrivo della bella stagione, non arriva solo il caldo e il sole: sono in agguato anche molti parassiti indesiderati e fastidiosi, sia per noi umani che per i nostri amici a quattro zampe(pulci, zecche, flebotomi, zanzare e vermi).
Per poter trascorrere le giornate in tranquillità, occorre una buona prevenzione antiparassitaria; in commercio esistono prodotti naturali e antiallergici per proteggere il nostro amico: collari, spot-on o gocce in vendita nei negozi specializzati per animali e nelle farmacie. Quindi al via la bella stagione “protetti e felici” di correre all’aria aperta con i nostri amici a due e quattro zampe.

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!” di Roma

CASA: LAVORI SENZA DIA, REGIONI PERMETTENDO

di Michel Emi Maritato (*)

Liberalizzare la piccola attività edilizia. E’ quanto si propone il Governo con una norma inserita, a sorpresa, nel decreto-legge incentivi (D.L. n. 40/2010 in G.U. n. 71 del 26 marzo 2010), la quale va a modificare l’art. 6 del Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001) ampliando la gamma degli interventi che non hanno bisogno della Denuncia di inizio attività (la cosiddetta Dia), né di altri titoli autorizzatori per essere realizzati. Si aggiunge, così, alla manutenzione ordinaria, alle opere volte all’eliminazione delle barriere architettoniche ed a quelle temporanee per le attività di ricerca nel sottosuolo, tutte operazioni che erano già liberalizzate, un elenco di sette nuove tipologie di intervento, fra cui anche la manutenzione straordinaria, a condizione, però, che quest’ultima non interessi «le parti strutturali dell’edificio», non comporti «aumento del numero delle unità immobiliari e non implichi «aumento dei parametri urbanistici». Ma le nuove norme hanno efficacia laddove le Regioni non prevedano una disciplina più restrittiva. Il che non è poca cosa, anzi: otto Regioni (Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta) più le due Province di Trento e Bolzano hanno norme più stringenti. Cosa significa questo? Significa che a meno che queste Regioni non si adeguino alla normativa statale (cosa assai improbabile dato la conflittualità tra Stato ed enti locali: basti pensare al Piano casa) tutto rimarrà così come è ora.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM
tel. 0645421734

CASA: LAVORI SENZA DIA, REGIONI PERMETTENDO

di Michel Emi Maritato (*)

Liberalizzare la piccola attività edilizia. E’ quanto si propone il Governo con una norma inserita, a sorpresa, nel decreto-legge incentivi (D.L. n. 40/2010 in G.U. n. 71 del 26 marzo 2010), la quale va a modificare l’art. 6 del Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001) ampliando la gamma degli interventi che non hanno bisogno della Denuncia di inizio attività (la cosiddetta Dia), né di altri titoli autorizzatori per essere realizzati. Si aggiunge, così, alla manutenzione ordinaria, alle opere volte all’eliminazione delle barriere architettoniche ed a quelle temporanee per le attività di ricerca nel sottosuolo, tutte operazioni che erano già liberalizzate, un elenco di sette nuove tipologie di intervento, fra cui anche la manutenzione straordinaria, a condizione, però, che quest’ultima non interessi «le parti strutturali dell’edificio», non comporti «aumento del numero delle unità immobiliari e non implichi «aumento dei parametri urbanistici». Ma le nuove norme hanno efficacia laddove le Regioni non prevedano una disciplina più restrittiva. Il che non è poca cosa, anzi: otto Regioni (Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta) più le due Province di Trento e Bolzano hanno norme più stringenti. Cosa significa questo? Significa che a meno che queste Regioni non si adeguino alla normativa statale (cosa assai improbabile dato la conflittualità tra Stato ed enti locali: basti pensare al Piano casa) tutto rimarrà così come è ora.

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CONCILIAZIONE, ORA FACOLTATIVA, SARÀ OBBLIGATORIA!

di Michel Emi Maritato (*)

Saranno sufficienti quattro mesi per risolvere una controversia che di solito impegna il nostro sistema giudiziario per anni? In verità, molti ne dubitano. E’ quanto si augura, però, il Governo che, esercitando la delega conferitagli dall’art. 60 della legge n 69 del 18 giugno 2009, ha approvato il decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 53 del 5 marzo scorso) in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali. Lo scopo è quello di indurre le parti (addirittura obbligandole, in tutta una serie di casi), prima di rivolgersi al giudice, di tentare di arrivare ad un accordo amichevole (di conciliare, appunto) con l’aiuto di un professionista imparziale: il mediatore. Il tutto entro tempi molto brevi: massimo quattro mesi. E interessati benefici fiscali. C’è da dire, comunque, che il d.lgs. 28/’10 diventerà pienamente operativo tra un anno, in particolare a far data dal 20 marzo del 2011. Occorre, infatti, che siano emanati i decreti attuativi che individuino e disciplinino gli organismi (cioè gli enti pubblici o privati) presso cui verrà svolto il procedimento di mediazione, nonché formato il registro dove questi organismi dovranno iscriversi. Tuttavia, sin da subito, parte la conciliazione facoltativa (a libera scelta delle parti) di cui ci si potrà avvalere rivolgendosi agli organismi già esistenti (sempreché abbiano la competenza per la materia di interesse), nati in occasione della riforma del diritto societario. 

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CONCILIAZIONE, ORA FACOLTATIVA, SARÀ OBBLIGATORIA!

di Michel Emi Maritato (*)

Saranno sufficienti quattro mesi per risolvere una controversia che di solito impegna il nostro sistema giudiziario per anni? In verità, molti ne dubitano. E’ quanto si augura, però, il Governo che, esercitando la delega conferitagli dall’art. 60 della legge n 69 del 18 giugno 2009, ha approvato il decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 53 del 5 marzo scorso) in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali. Lo scopo è quello di indurre le parti (addirittura obbligandole, in tutta una serie di casi), prima di rivolgersi al giudice, di tentare di arrivare ad un accordo amichevole (di conciliare, appunto) con l’aiuto di un professionista imparziale: il mediatore. Il tutto entro tempi molto brevi: massimo quattro mesi. E interessati benefici fiscali. C’è da dire, comunque, che il d.lgs. 28/’10 diventerà pienamente operativo tra un anno, in particolare a far data dal 20 marzo del 2011. Occorre, infatti, che siano emanati i decreti attuativi che individuino e disciplinino gli organismi (cioè gli enti pubblici o privati) presso cui verrà svolto il procedimento di mediazione, nonché formato il registro dove questi organismi dovranno iscriversi. Tuttavia, sin da subito, parte la conciliazione facoltativa (a libera scelta delle parti) di cui ci si potrà avvalere rivolgendosi agli organismi già esistenti (sempreché abbiano la competenza per la materia di interesse), nati in occasione della riforma del diritto societario. 

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ATTENZIONE! IL PACCHETTO PER COMBATTERE LA CRISI

di Michel Emi Maritato (*) 


Semaforo verde dal 6 aprile, subito dopo Pasqua, per tentare l’accesso al nuovo pacchetto di incentivi contenuto nel decreto legge n. 40/2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 26 marzo. Si tratta di una serie di contributi finalizzati a favorire la domanda in determinati settori produttivi. La dote finanziaria complessivamente messa a disposizione – 300 milioni di euro – appare però poco consistente perché l’operazione possa incidere in maniera significativa sul mercato e fungere da traino per la ripresa economica del Paese. Trecento milioni di euro, distribuiti tra una decina di comparti (motocicli, cucine componibili, elettrodomestici a basso consumo energetico, case eco-efficienti, ma anche macchine agricole, gru per l’edilizia, rimorchi, inverter, motori fuoribordo, ecc.), a cui vanno aggiunti altri 70 milioni per chi, operando nel settore del tessile e della moda, realizza investimenti in attività di ricerca e sviluppo. 

 
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ATTENZIONE! IL PACCHETTO PER COMBATTERE LA CRISI

di Michel Emi Maritato (*) 


Semaforo verde dal 6 aprile, subito dopo Pasqua, per tentare l’accesso al nuovo pacchetto di incentivi contenuto nel decreto legge n. 40/2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 26 marzo. Si tratta di una serie di contributi finalizzati a favorire la domanda in determinati settori produttivi. La dote finanziaria complessivamente messa a disposizione – 300 milioni di euro – appare però poco consistente perché l’operazione possa incidere in maniera significativa sul mercato e fungere da traino per la ripresa economica del Paese. Trecento milioni di euro, distribuiti tra una decina di comparti (motocicli, cucine componibili, elettrodomestici a basso consumo energetico, case eco-efficienti, ma anche macchine agricole, gru per l’edilizia, rimorchi, inverter, motori fuoribordo, ecc.), a cui vanno aggiunti altri 70 milioni per chi, operando nel settore del tessile e della moda, realizza investimenti in attività di ricerca e sviluppo. 

 
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ISEE, IL FISCO CONTROLLERÀ I DATI DELLA DICHIARAZIONE

di Michel Emi Maritato (*) 

D’ora in poi passeranno al vaglio preventivo dell’Agenzia delle entrate le dichiarazioni Isee presentate dai cittadini per ottenere servizi e prestazioni sociali a condizioni agevolate. Lo stabilisce il “collegato al lavoro” alla Legge finanziaria 2010, approvato dal Parlamento a marzo 2010, per evitare indebite erogazioni a favore di falsi poveri che in più occasioni sono stati individuati attraverso controlli della Guardia di Finanza. 

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ISEE, IL FISCO CONTROLLERÀ I DATI DELLA DICHIARAZIONE

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D’ora in poi passeranno al vaglio preventivo dell’Agenzia delle entrate le dichiarazioni Isee presentate dai cittadini per ottenere servizi e prestazioni sociali a condizioni agevolate. Lo stabilisce il “collegato al lavoro” alla Legge finanziaria 2010, approvato dal Parlamento a marzo 2010, per evitare indebite erogazioni a favore di falsi poveri che in più occasioni sono stati individuati attraverso controlli della Guardia di Finanza. 

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INFOSANITA VENTONUOVO.EU: CHE COSA è UN PTP? IL PRESIDIO TERRITORIALE DI PROSSIMITÀ– UN MODELLO DA SPERIMENTARE

DI PIETRO BARDOSCIA

Negli ultimi decenni il progressivo aumento della speranza di vita della popolazione, e il contemporaneo incremento delle patologie cronico-degenerative, hanno portato come conseguenza l’aumento di bisogni assistenziali “a lungo termine”.
La necessità di fornire risposte appropriate alla domanda di salute, espressa soprattutto dagli anziani, implica l’attivazione di nuove forme assistenziali, rispetto a quello offerte tradizionalmente dagli ospedali per acuti. Appare quindi strategico programmare la realizzazione di strutture in grado di fornire risposte socio-sanitarie non basate soltanto sull’alta tecnologia ma che risultino appropriate ai bisogni del paziente e dei suoi familiari. 
Nel quadro attuale la Regione Lazio propone l’introduzione di un nuovo ambito assistenziale a livello distrettuale, il Presidio territoriale di prossimità (PTP). All’interno di questa struttura a vocazione multifunzionale e a gestione multiprofessionale, trovano collocazione una serie di servizi e funzioni distrettuali già in attività ( RSA , Assistenza domiciliare , Ambulatorio infermieristico etc) e una nuova tipologia di assistenza destinata a trattare persone affette da patologie cronico-degenerative in fase non acuta e con esigenze diversificate, che in passato afferivano alla tradizionale degenza ospedaliera.

Il PTP garantisce infatti, attraverso le Unità Operative di Degenza Infermieristica (UODI),  l’assistenza in regime residenziale di natura medico-infermieristica di quei soggetti che, spesso appartenenti alle fasce più deboli della popolazione sono affetti da riacutizzazione di patologie croniche, che non necessitano di terapie intensive o di diagnostica ad elevata tecnologia e che non possono, per motivi sia di natura clinica che sociale, essere adeguatamente trattati a domicilio.
Il PTP, favorisce l’integrazione dei servizi sanitari e sociali, valorizza il ruolo del Medico di Medicina Generale e degli altri professionisti che operano nell’area delle cure primarie e intermedie ed è da considerarsi quale “domicilio allargato”.
La tipologia di assistenza erogata dalle UODI possiede, infatti, caratteristiche intermedie tra il ricovero ospedaliero e le altre risposte assistenziali domiciliari (ADI) o residenziali (RSA), alle quali non si pone in alternativa, ma piuttosto in un rapporto di forte integrazione e collaborazione, rappresentando uno snodo fondamentale della rete di assistenza territoriale.
Obiettivi
· Ridurre i ricoveri ospedalieri inappropriati fornendo un’alternativa di cura e assistenza per pazienti post acuti o per soggetti con patologie cronico-degenerative in fase di riacutizzazione.
· Ridurre giornate di degenza ospedaliera inappropriate, attraverso il monitoraggio dello stato clinico generale dei pazienti con patologie cronico-degenerative e consolidando i risultati terapeutici ottenuti nel reparto ospedaliero per acuti, prevenire le complicanze e favorire il recupero dell’autonomia, in un’ottica di rientro a domicilio, o di ricorso a forme assistenziali territoriali.
· Limitare gli ingressi a carattere definitivo in strutture residenziali, legati all’insorgenza di difficoltà familiari e sociali o alle difficoltà di gestione delle mutate condizioni fisiche e funzionali dell’anziano dopo un’evenienza acuta.
· Favorire l’integrazione tra strutture ospedaliere e territoriali e la condivisione di risorse umane e tecnologiche.
Funzioni

· degenza nelle 24 ore, a gestione infermieristica (con presenza h 24) e assistenza medica prestata, secondo specifici accordi, da medici di medicina generale, o al bisogno da medici specialisti e medici della continuità assistenziale (reperibilità h24);
· medicina di gruppo o altre forme di aggregazione dei  MMG e PLS
· ambulatorio infermieristico
· punto unico di accesso integrato con i servizi sociali dell’Ente Locale;
· specialistica ambulatoriale, con la presenza e reperibilità di medici ospedalieri e/o specialisti ambulatoriali nelle 12 ore, con particolare riferimento alle branche di cardiologia, pneumologia, diabetologia, neurologia/geriatria (finalizzate all’attivazione di specifici percorsi di cura);
· assistenza domiciliare integrata;
· centro diurno per anziani fragili;
· attività diagnostiche di base disponibili anche per il territorio (radiologia e laboratorio/punto prelievi);
· distribuzione di farmaci, collegata al servizio farmaceutico aziendale;
· postazione 118 (o collegamento funzionale) e continuità assistenziale.
All’interno del PTP potranno essere attivati, in funzione del bisogno espresso dalla popolazione di riferimento nuclei di RSA e/o Hospice. Potranno essere inoltre previste altre attività, nel rispetto delle opportune garanzie assistenziali e di sicurezza dei pazienti, quali ad esempio funzioni di day hospital e day sugery, nonché day service ambulatoriale.
 
Nel Piano di “Riqualificazione della Rete Ospedaliera e potenziamento dell’Offerta Territoriale nella Regione Lazio” allegato al Decreto del Commissaio ad acta n. 43 del 17 Novembre 2008, cui si rimanda per ogni dettagli operativo, è definito un cronoprogramma per l’attivazione di PTP sia presso le Strutture Ospedaliere in fase di riconversione sia presso altre strutture individuate dalla pianificazione delle ASL a seguito dell’approvazione della DGR 420/2007.

 

In arrivo l’ISO 26000, tra entusiasmi e perplessità

di Mariateresa Doriana Scardino

Chiunque sia esperto, studioso o appassionato di Responsabilità sociale d’impresa, (in inglese corporate social responsibility) concorderà sul fatto che per la vastità di aree che la C.s.r. include non sia possibile darne una definizione univoca, né sia immaginabile pensare ad uno standard unificante, in grado, da solo, di misurare, rendicontare o valutare tutte le performances che rientrano nella sfera della C.s.r. E invece, considerando le news che vengono dall’ISO (International standard organization) sembra che il cammino verso la certificazione completa della responsabilità sociale d’impresa, stia facendo passi da gigante.
Già dal 2005 si era parlato di ISO 26000. Un progetto sulla R.s.i che sarebbe stato completato nel 2010. Il primo meeting effettivo su questa norma si e’ tenuto a settembre del 2005 (26-30 settembre) a Bangkok, in Thailandia, durante la seconda riunione del gruppo ISO sulla Responsabilità sociale delle imprese: Working Group on Social Responsibility (anche conosciuto nella versione abbreviata  il WG SR).  Un apposito team composto da esperti provenienti da aziende del settore profit, pubblica amministrazione, lavoratori, consumatori, organizzazioni non governative, enti non profit, comunità e altri attori sociali tra loro antagonisti, riuniti da diverse parti del mondo, per tenere in conto anche delle specificità delle diverse aree geografiche e rappresentare le esigenze di tutti gli stakeholders destinatari dello standard.

A cinque anni da quella data, se ne riparla. La norma ISO 26000 (che contrariamente alle norme ISO 9000 e ISO 14000 non costituirà sistema di gestione o di misurazione ma uno standard flessibile da adottare su base volontaria!) esiste, ed è già alla sua versione “quasi definitiva” ; in termini termini tecnici alla versione FDIS (Final Draft International Standard), l’ultima bozza prima che il documento venga pubblicato ufficialmente come norma internazionale.

Se approvata come standard, la ISO 26000 sarà una delle più grandi conquiste sul tema della R.s.i., stabilirà’ standard e linee guida valide e condivise a livello mondiale per ogni tipo di organizzazione, pubblica o privata.
La tappa Bangkok, insomma e’ stata fondamentale. Un consistente numero di stakeholders, esperti da oltre 54 paesi membri ISO (a rappresentare l’Italia c’era l’ UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione) 24 organizzazioni internazionali, vari soggetti in rappresentanza dei consumatori ed altri provenienti dai paesi in via di sviluppo, ha messo a punto struttura, argomenti e contenuti dello standard che vista la varietà’ di aree toccate (etica, responsabilità’, rispetto dei diritti umani, rispetto degli stakeholders, rispetto della legge, rispetto degli standard di comportamento mondiali, e trasparenza) coniuga (o coniugherebbe!) aspettative ambientali, sociali ed economiche insieme in linea coi principi del libro verde del 2001 della Commissione, del triple bottom line approach  e delle richieste del Comitato economico e sociale europeo (CESE).
Tuttavia, e’ ancora azzardato fare pronostici. La norma passera’, infatti, ai voti di un meticolosissimo comitato ISO che si riunirà’ a Copenaghen il prossimo maggio 2010 (durante l’ottava riunione del WG SR) e deciderà’ se l’ “ultima” bozza possa o meno diventare “standard internazionale”.
Al di la’ delle incertezze e perplessità’ la ISO 26000 ha dimostrato il suo potenziale. Riunire organismi e rappresentanti di diversi paesi, attori sociali tra loro antagonisti, in nome di visione condivisa del mondo, quella conosciuta come: sustainability development, non e’ cosa da poco.
La norma insomma che arrivi presto o tardi, agevolerà’ i paesi nazionali ad avere peso entro le istanze internazionali, rappresenterà’ un punto di riferimento cognitivo per la legislazione nazionale e mondiale e farà’ da catalizzatore alla C.s.r, ribadendo al di la’ di ogni barriera culturale e geografica, il ruolo che essa gioca nel quadro di una strategia mondiale sullo Sviluppo sostenibile. Mica male, no?