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PREMIO TONINO ACCOLLA – INTERVISTA A MARCO VALERIO CAMILLACCI

Marco Valerio Camillacci è un giornalista emergente, doppiatore e uno dei due vincitori della settima edizione del Premio Tonino Accolla – Festival del Cinema e del Doppiaggio del 29 e 30 luglio scorso.
Di soli diciotto anni è già un gran talento. Figlio del più noto giornalista Fabio Camillacci, ha conquistato, in un Contest Live, i voti della Giuria tecnica composta da Franco Mirra, Mario Cordova, Chiara Colizzi, Laura Cefaloni, l’ospite Franco Mannella, Alex Polidori e Mirko Cannella.
Vento Nuovo è lieto di intervistare Valerio Camillacci, la sua carriera e i suoi sogni, a proposito del suo ultimo Premio.

Che emozioni hai provato durante il Contest e cosa ha significato per te aver vinto il Premio Tonino Accolla?
“Penso sia stata una delle esperienze più significative della mia vita. È stata il risultato di tanti sacrifici e di tanti sforzi, quindi è stato molto liberatorio scoprire di aver vinto. Si trattava di un Contest Nazionale con doppiatori che provenivano da tutta Italia e ne venivano selezionati solo sei. Lì per lì ho provato un po’ di ansia da prestazione, soprattutto nei momenti in cui dovevo fare le scene davanti a tutto il pubblico; successivamente, però, quando sono salito sul palco e ho fatto la scena ero abbastanza tranquillo perché ero molto concentrato, pensavo alla mia voce, per me non esisteva più nessuno, esistevo solo io e il leggìo. I ragazzi finalisti con cui stavo, altri doppiatori e altre persone all’interno dell’organizzazione mi avevano sempre visto come una persona molto estroversa e il giorno stesso della finale mi dissero che mi vedevano molto strano proprio per il fatto che ero molto teso, parlavo poco, pensavo, studiavo tra me e me. C’è stata una grandissima concentrazione e un grandissimo sforzo.”

C’è una persona in particolare a cui vuoi dedicare questo premio e le tue vittorie passate e future?
“Sicuramente questo premio lo dedico a tutte le persone che hanno creduto in me sin dall’inizio, che hanno creduto nelle mie capacità, che mi hanno sempre appoggiato, mi hanno sempre dato opinioni in merito a quello che facevo. Lo dedico, in particolare, ai miei genitori e ai miei zii che mi hanno sempre sostenuto, alle mie nonne. Insomma, in generale, alla mia famiglia.”

Quanto ha inciso una figura così importante come tuo padre nelle tue scelte? Ti ha incoraggiato, ti ha spronato?
“La passione per il doppiaggio è nata anche sotto sollecitazione di mio padre. In realtà, è nata puramente per caso: un giorno mio padre mi chiese di doppiare una parte, io ci provai e sentii un’estasi tale da spingermi ad andare avanti nel mondo del doppiaggio e a farmi da solo. Mio padre e mia madre mi hanno sempre sostenuto, mi hanno sempre appoggiato. Tra me e mio padre c’è una netta differenza: mio padre, nascendo cronista, ha un taglio più giornalistico mentre io ho una verve più attoriale. Come io non dò consigli a lui in ambito giornalistico, lui a livello recitativo può darmi solo delle impressioni da esterno più che da esperto.”

Quando è nata la tua passione per il palcoscenico? Qual è il tuo più grande sogno?
“La passione per il palcoscenico è nata da quando sono piccolo. Mi ricordo ancora la prima volta al circo, avevo circa otto anni, dissi una piccolissima frase però, pensandoci, un bambino così piccolo davanti a un pubblico così vasto poteva sentirsi in soggezione, invece io mi sono sentito completamente a mio agio. Mi sono sempre trovato a mio agio sul palco, poi crescendo, scappava sempre una battutina, calava il siparietto e mi piaceva. Per me la passione per il palco, quindi, c’è sempre stata ed è una grande passione che porto avanti da tanto. Per me salire sul palco è una cosa meravigliosa, presentare, intrattenere, doppiare, essere intervistato. Non ho il minimo problema a stare sul palco, mi piace. Preferisco stare sul palco davanti a tantissime persone piuttosto che andare in radio, ad esempio. Mi sento molto più a mio agio su palco che non.
Il mio più grande sogno è diventare un doppiatore di successo. Il mio piccolo sogno nel cassetto è diventare un attore. Questo, però, è un mondo difficile, ricco di ostacoli, come tanti altri percorsi. Inoltre, essendo nato e cresciuto nel mondo della radio, ho anche il sogno di lavorare per radio importanti come radio Deejay, Radio 105, RTL, RDS come papà. Questi sono i sogni base. Poi mi piacerebbe diventare anche presentatore, presentare qualcosa di importante, condurre un programma. Ho tanti sogni nel cassetto, non ne saprei scegliere uno.”

In questo campo la cura e l’esercizio della voce sono molto importanti. Quanto tempo dedichi ad affinare le tue doti?
“Io mi considero un masochista perché non sono uno che si allena tantissimo a livello tecnico. Sono uno che si allena molto a livello istintivo: tante volte, ad esempio, nelle scene in cui urlo, c’è una tecnica che dovrei affinare un po’ di più ma non perché non la sappia ma perché lì per lì non me la ricordo e quindi lavoro di gola e mi faccio male alle corde vocali. Però io quando recito voglio rubare l’anima all’attore, mi voglio sentire dentro l’attore. Per me lo scenario non è la sala di doppiaggio, non è la mia cameretta, è l’ambiente del film. Io sono uno che va molto ad istinto, dò importanza al sentimento, non bado molto alla tecnica quindi non ti saprei dire una tecnica particolare. Sicuramente bevo molta acqua, ogni tanto mi aiuta andare disidratato per poi idratarmi subito dopo, questa è una delle tecniche che ho sviluppato. Poi, ovviamente, l’utilizzo del diaframma. Però non bado tanto a queste cose qui. Io voglio sentire, rubare suoni, voglio doppiare lo sguardo dell’attore, sentirmi proprio l’attore.”

Ti lasci ispirare da qualcuno che per te rappresenta un punto d’arrivo?
“Come timbro di voce mi sono sempre ispirato a Luca Ward, è il mio mantra, poi Giancarlo Giannini, Francesco Pannofino, tutte voci molto profonde che mi sono sempre piaciute. Mi piacerebbe tantissimo avere loro come maestri o altri doppiatori famosi che per me sono idoli assoluti. Collegandomi al mio timbro di voce questi sono quelli a cui mi ispiro di più perché sono più simili a me. Poi io ho la voce ancora più leggera, di venti/trenta/quaranta anni di meno. Questi sono i miei preferiti.”

Quale attore, doppiatore o film contemporaneo preferisci?
“Premetto che io ho sempre amato il cinema di una volta. Ho visto tutta la trilogia del dollaro di Clint Eastwood, Al Pacino, De Niro, Stallone, Dustin Hoffman, Steve McQueen, John Wayne. Se dovessi scegliere tra gli attori contemporanei forse il mio preferito in assoluto è Pier Francesco Favino. Penso che lui sia uno dei più grandi attori sul panorama italiano e internazionale. È quello che cerco di raggiungere io, cioè l’essere camaleontico, dimostrare raramente quello che sei, diventare un’altra persona e questo fa parte del doppiaggio: essere una persona diversa da quello che sei, cercare di trasformarti, adattare la tua voce a una persona che è diversa da te. Mi piace molto anche Leonardo di Caprio, in pochi ruoli però i ruoli che ha fatto sono straordinari, Denzel Washington, Clint Eastwood che a novant’anni continua a recitare divinamente. Ma il mio preferito italiano è Francesco Favino senza dubbio.”

Un grande in bocca al lupo per tutto a un giovane già così promettente.