Una delle massime dei venture capitalist di tutto il mondo è la seguente: “I fallimenti arrivano presto, i successi richiedono tempo”.
I fallimenti che arrivano presto sono importanti, perché generano un apprendimento strutturale su dove sono, e non sono, le opportunità e su come sfruttarle, indirizzando rapidamente persone, capitali e idee verso progetti più promettenti.
Occorre trasformare il fallimento in nutrimento. Di vero c’è il fatto che in un business innovativo è implicita la componente del rischio.
Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica italiana dal ’48 al ’55 ed economista di fama
mondiale, afferma categoricamente nelle sue Lezioni di politica sociale che «Il fallimento è la sanzione, la pena, necessaria e vantaggiosa, per quegli industriali che utilizzano male terre, capitali, materiali, macchine, impiegati, operai». E’ importante, quindi, parafrasando Isenberg, allenare gli imprenditori a fallire poco, velocemente e senza perdere troppi soldi. Fallimenti poco costosi non fanno notizia e non causano imbarazzo o vergogna. Trattare l’insuccesso come un aspetto normale dell’avventurarsi in un nuovo business, e sviluppare la giusta prospettiva sul suo valore, aiuterà a risolvere la paura di fallire.
Andrew Lo, professore di scienza delle finanze al Massachusetts Institute of Technology, dal canto suo, ha più volte ribadito che l’inserimento del concetto di selezione naturale nelle simulazioni del comportamento economico può farci capire meglio come funzionano i mercati e dare previsioni più accurate. Prosegue Lo: «L’economia è un’impresa umana e dunque per capirla va inserita nel più ampio contesto fornito da competizione, mutazione e selezione naturale. In altre parole, dall’evoluzione».
Nel 1898, Thorstein Veblen sosteneva che l’economia dovrebbe essere una scienza evoluzionistica. E, ancor prima, Thomas Malthus influenzò profondamente lo stesso Darwin con le sue riflessioni sull’idea di “lotta per la vita”. La selezione naturale postula, infatti, che determinati organismi siano più o meno abili a sopravvivere in una particolare nicchia ecologica; allo stesso modo il mercato consente la continua e frequente competizione che decreta in tempi stretti e senza mezzi termini i vinti ed i vincitori di un determinato business.
LETTURE CONSIGLIATE
ISENBERG D., Gli imprenditori e il culto per l’insuccesso, in: Harvard Business Review, n. 4, 2011.
GARY S., La scienza delle bolle e dei crolli, in: Le Scienze, Agosto 2009, pp. 82-90.
FAUCCI R., Breve storia dell’economia politica, 3/e, Giappichelli Editore, Torino, 2006.
Einaudi L., Lezioni di politica sociale, Einaudi, Torino, 1949.


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