di Michele Caruso
I tragici scenari che la crisi economica attuale continua a tracciare ad ogni stormir di fronda,
invitano inevitabilmente a riflettere sull'inadeguatezza dei paradigmi storici su cui regge (o non regge più) l’intero sistema capitalistico mondiale.
Ciò che appare chiaro è che la massimizzazione senza scrupoli del benessere individuale stia ineluttabilmente fallendo.
È più che naturale che l’homo oeconomicus comprenda chiaramente i propri obiettivi e voglia massimizzarli, ma è anche necessario che questi prenda sapientemente in considerazione gli obiettivi altrui, in ragione del riconoscimento della natura delle interdipendenze reciproche dei risultati raggiungibili.
La teoria dei giochi, letta in questo senso, ci permette di capire che se l’individuo vede le azioni in termini di strategia sociale e tiene conto degli obiettivi rispettivi di altri individui, allora la cooperazione risulterà essere il modo migliore per il perseguimento del benessere di tutti.
Oggi più che mai il ruolo strumentale di questo tipo di comportamento sociale, che va in direzione contraria alla strategia dominante di ciascuna persona, non può non essere preso in debita considerazione. Ha scritto, a tal proposito, il premio Nobel per l’Economia 1998, Amartya Sen nel libro Etica ed Economia: «In problemi quali le relazioni industriali, nel raggiungimento dell’efficienza produttiva in seno all'impresa, e in tutta una gamma di altre attività economiche, questo tipo di comportamento può ben essere molto importante».
Nel nuovo firmamento economico che viene quotidianamente ridefinendosi, le aziende potranno realizzarsi compiutamente solo se saranno capaci di considerare in maniera opportuna il tessuto sociale ed umano in cui verranno ad effettuare le proprie scelte strategiche. Tutto questo, naturalmente, al di fuori di ogni moralismo: l’obiettivo delle imprese resta sempre quello di generare profitti, ma è giusto che tali profitti si generino senza danneggiare la società.
Questa posizione moderata dell’azienda produce una strategia più comprensiva e meno utilitaristica, senza imporre una riflessione semplicistica in termini di azioni sul mercato, o di risposte ai consumatori. Richiede invece un apprendimento più complesso della presenza aziendale nella società, e delle sue interrelazioni con l’insieme degli attori, cioè una prospettiva socialmente pertinente dell’interfaccia tra i clienti, l’azienda e l’insieme dei punti forti, commerciali e non. Ha affermato ancora Amartya Sen: «Queste esigenze morali, se presenti, non assumerebbero la forma di vincoli, quanto di obblighi di fare positivamente qualcosa. […] Si deve, naturalmente, ammettere apertamente che i diritti morali e la libertà non sono, nei fatti, concetti per i quali l’economia moderna ha avuto molto tempo». L’azienda deve comportarsi come un cittadino responsabile all’interno della società.
Per questo motivo, scriveva già Paolo VI nella sua Populorum progressio, nel perseguimento dello sviluppo servono uomini capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca di un umanesimo nuovo. Esso richiede occhi nuovi, in grado di superare la visione materialistica degli avvenimenti umani.
Credo fermamente che il futuro di tale filosofia “con il mercato” sia promettente, ricco di significativi sviluppi in virtù del suo approccio, che riconosce le competenze dei consumatori per coinvolgerli in un processo di co-creazione di valore.
Non resta che concludere con le parole di Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica Italiana dal ‘48 al ‘55 ed eminente economista, espresse nel suo libro Lezioni di politica sociale:
«Se l’imprenditore:
- sa intuire le variazioni dei gusti della clientela vicina o lontana, attuale o futura; […]
- sa usare mezzi strategici di accordi, invece che di lotta, con i concorrenti, atti a conservare, per brevi tratti di tempo, costanza ai prezzi e ad accumulare riserve convenienti a compiere un nuovo passo sulla via dei perfezionamenti tecnici e delle innovazioni e quindi della riduzione dei prezzi in un secondo tempo; e questa pratica segue senza urtare contro la opinione pubblica;
- costui, usando questi ed altri mezzi, che la sua fantasia creatrice gli additerà meglio di quel che altri possa descrivere in libri compilati in base all'esperienza del passato, guadagnerà profitti».


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