di Francesco Bruni
Esiste una relazione tra la citazione latina “Sapere aude!”, attribuita ad Orazio ma divenuta famosa grazie ad Immanuel Kant, e il concetto di “democrazia”? La risposta va ricercata nell’importanza dell’esprimere un’opinione.
Dall’Illuminismo abbiamo appreso che la condizione per esprimere una “idea”, è conoscere il fatto collegato alla stessa. Per quel che riguarda il termine “democrazia”, sappiamo che esso indica una forma di governo, nella quale il potere appartiene al popolo che sostiene le proprie idee, diverse da persona a persona, gettando le basi per la concreta realizzazione delle stesse.
Evidentemente, c’è qualcosa che abbiamo tralasciato: i fatti alla base dell’opinione devono essere veri e non suscettibili di interpretazioni.
A partire da questo assunto, siamo adesso in grado di comprendere il vero ruolo dei mezzi di comunicazione di massa nella nostra società democratica. Supponiamo, infatti, di ricevere false informazioni circa una questione fondamentale, su cui saremo, in quanto cittadini, chiamati a votare: assumeremo la decisione in maniera errata (giusta o sbagliata, a questo punto, è un dettaglio), compromettendo l’intera struttura democratica. Se al contrario ricevessimo informazioni veritiere, lontane da qualsivoglia tipo di interpretazione, saremmo liberi di decidere seguendo unicamente la nostra mente, senza alcuna influenza esterna. O almeno, così dovrebbe essere.
Evidente è che la soluzione più semplice da attuare è unica: i media, decretati dalla società come preposti a fornire informazioni, hanno il dovere di riferire il vero.
Sarebbe incompleta la nostra breve analisi se non ci chiedessimo quali sia la ragione per cui dette informazioni raggiungono coloro che ne usufruiranno.
Tutto ha inizio con l’errore. Altra citazione latina, conosciuta ed utilizzata quasi quotidianamente, recita che errare è umano, ma perseverare è diabolico. Non sussisterebbe il problema, dunque, se il l’asserzione falsa fosse frutto di un errore pseudo-casuale, dettato da pura distrazione: esso rappresenterebbe un caso isolato. Ma se una mancanza del genere si trasformasse in abitudine, la cosa si farebbe più seria e ci troveremmo di fronte ad un dilemma che sarebbe opportuno risolvere nel più breve tempo possibile.
Ma c’è qualcosa di più sottile alla base dell’errore che si trasforma in abitudine?
Azzardiamo tre ipotesi, alla base di una risposta affermativa: l’influenza di un governo, anche nei Paesi occidentali e democratici; la violenza contro i giornalisti, per antonomasia preposti a “informare”; la forza delle lobbies.
To be continued..



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