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Ha vinto l’indipendenza

Il tanto atteso esito del referendum inglese sulla permanenza o meno nell’UE è arrivato:ha vinto il Leave. I pareri a pro dell’uscita sono stati pari al 51,9% di quelli espressi, ovverosia del 72,2% degli aventi diritto.

 

Il tanto atteso esito del referendum inglese sulla permanenza o meno nell’UE è arrivato:ha vinto il Leave. I pareri a pro dell’uscita sono stati pari al 51,9% di quelli espressi, ovverosia del 72,2% degli aventi diritto.

La presa di posizione degli europei d’oltre Manica ha fatto tremare i palazzi del potere dell’Unione. La Federal Reserve ha annunciato la propria preparazione per l’eventuale sostegno ai Paesi che ne avessero bisogno. Intanto la strerlina ha avuto una perdita rispetto al dollaro dell’1,33%.

Già anni fa,nel 1975, la Gran Bretagna aveva avuto una consultazione referendaria circa la questione, ma in quel caso il 67,2% degli inglesi preferì non abbandonare l’allora CEE.

Questa volta a promuovere il referendum è stato il premier (ormai dimissionario) David Cameron,il quale intento era sicuramente quello di arginare il seguito dell’Ukip,il partito per l’indipendenza inglese nato nel 1933. Il mezzo scelto,però,ha evidentemente perseguito il fine contrario a quello originario. A questo proposito ex premier italiano Mario Monti ha dichiarato che David Cameron avrebbe compiuto un abuso di democrazia. Verrebbe da chiedersi,visto quanto dichiarato, quale sarebbe stato il pensiero dell’ex premier circa il primo turno delle amministrative romane, dove invece sembrerebbe esserci stato uno scempio della democrazia, viste le ambiguità enormi ad oggi ancora non chiarite.

Ma torniamo al Brexit.

Dopo l’esito della consultazione popolare David Cameron ha annunciato le sue dimissioni.

Il presidente del consiglio UE, Donald Tusk, ha dichiarato che,finchè non vi sarà l’uscita ufficiale dall’Unione,verranno portati a termine i negoziati e si applicheranno le normative Ue. Angela Merkel, dal canto suo, ribadisce che si instaureranno dei rapporti pacifici con i britannici. In molti pensano ad un possibile effetto domino,scongiurato dal presidente del Parlamento europeo,Martin Schulz. Anche Matteo Renzi pensa a migliorare l’Unione, che consta ormai di ventisette membri,ma a non abbandonarla,in quanto ha condotto ad un lungo periodo di pace per gli europei. Il leader della Lega ha,invece,manifestato la volontà di promuovere la raccolta delle firme necessarie per promuovere sulla medesima questione il referendum in Italia.

All’indomani della consultazione rimangono tanti interrogativi,ad esempio:una minore austerità Bruxelliana avrebbe potuto evitare ciò? È pur vero che gli inglesi avevano avuto molte catene in meno rispetto agli altri Paesi,per esempio essi hanno sempre mantenuto la propria sovranità monetaria. Proprio questo punto fa sorgere la riflessione dell’economista Michel Emi Maritato che,a tal proposito,dichiara: “Dal punto di vista economico non cambia nulla…Brexit era gia’ studiata,tanto e’ vero che il Regno Unito ha mantenuto la sua sovranita’ Monetaria.Solito atto propagandisco sotto manovra USA degli Inglesi.Una Brexit in Italia sarebbe la vera Rivoluzione,non questa.”

Considerato ciò,quali saranno le prossime mosse che ci attendono? Andranno in fumo i sogni di chi questa unione l’ha sognata o sarà il primo passo per rafforzare lo spirito federalista delle ventisette nazioni rimanenti? Non possiamo far altro che attendere lo sviluppo delle vicende.

 

A cura di Immacolata T. Madarena

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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