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FMI e banche la riforma

di Michel Emi Maritato

Siamo di fronte ad una serie di sillogismi, che portano ad una conclusione assolutamente risibile: secondo la riforma, infatti, sono dichiarati ammissibili agli aiuti precauzionali solo le nazioni che non hanno squilibri macroeconomici quali definiti dalla Ue che in riflesso offrono un debito pubblico sostenibile. E quest’ultimo è sostenibile solo se si rispettano le regole del Fiscal Compact, che obbligano a ridurre di 1/20 l’anno la quota eccedente il 60% del pil.

Il giudizio è formulato ex-ante, in modo automatico, robotizzato. Finora, invece, la verifica della sostenibilità del debito pubblico era effettuata solo ex-post, solo dopo la richiesta di aiuto da parte di uno Stato, e veniva svolta in collaborazione con il Fmi.
Per gli Stati che non rientrano tra quelli ammissibili agli aiuti precauzionali, in quanto non rispettano alcuni dei criteri previsti, è stato previsto un pertugio: nell’Annesso III, al n.2, ed in appena tre righe di testo, si prevedono le Condizioni avanzate per la concessione di linee di credito: devono comunque avere “condizioni economiche e finanziarie forti e un debito pubblico sostenibile”. Per arrivarci, l’unica via è quella della sua preventiva ristrutturazione, o la confisca nottetempo dei conti correnti bancari italiani per un ammontare equivalente: è questa la taciuta, ignominiosa verità. Non per caso, nel Trattato si modificano le regole per le CAC, le clausole di azione collettiva, al fine di semplificare la procedura di contrattazione finalizzata alla ristrutturazione del debito.
L’Italia dovrebbe portare il rapporto debito/pil al 100%, più o meno al livello della Francia: una botta da 500 miliardi di euro, visto che il debito oggi gira intorno a 2300 miliardi di euro ed il pil sta a 1800 miliardi. Per i risparmiatori italiani, le banche, le assicurazioni, i fondi di investimento e previdenziali sarebbe una catastrofe.
D’altra parte, è la stessa strategia che fu decisa a Deauville, con la dichiarazione congiunta di Nicolas Sarkozy ed Angela Merkel che impose alla Grecia un preliminare sacrificio agli investitori privati (PSP- Private Sector Partecipation) come condizione per concederle gli aiuti istituzionali coordinati dalla Troika: doveva essere un default ordinato, ma in realtà si andò allo sbando.
L’asse franco-tedesco ci ha mollato, è indubbio: la Lega ed i partiti sovranisti cui si collega sono un pericolo per l’Unione europea, e l’attuale governo di Roma è troppo debole per affrontare le riforme strutturali di cui si parla da anni: tanto dolorose in termini di crescita e di occupazione, quanto inutili ai fini del risanamento del bilancio. Il lavoro sporco, per abbattere il debito pubblico italiano ed insieme l’intera struttura economica e finanziaria, come è accaduto alla Grecia, lo farebbe la speculazione.
La speculazione sa bene che non è affatto il debito pubblico italiano a far paura, ma il default di alcune grandi banche tedesche. uno scenario assai poco scandagliato. Ed infatti, leggendo per intero il testo della riforma del MES, risulta chiaro che si tratta di un organismo del tutto nuovo: non è altro che un gigantesco Fondo salva-banche, e non più il modesto salva-Stati ad imitazione del Fmi, varato nel 2011. E’ congegnato curiosamente, in modo da consentire la ricapitalizzazione diretta delle banche che ne abbiano bisogno, senza più passare per lo Stato cui appartengono come è successo finora, ad esempio per la Spagna, facendo aumentare a dismisura il suo debito pubblico. Finora, era lo Stato che si indebitava con il MES per poi ricapitalizzare le sue banche. Ora non più: la ricapitalizzazione è diretta, con un meccanismo iper semplificato che non prevede le severe condizionalità che si pongono fin d’ora per concedere gli aiuti agli Stati: l’unico limite è la neutralità fiscale nel medio periodo, una amenità. Se le banche tedesche dovessero ricevere aiuti, il debito pubblico tedesco non ne risentirebbe.

 

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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