Referendum per restare nell’Ue

ue di Federico Cirillo

Congetture, pensieri, intenzioni, allusioni e, infine, l’annuncio, in qualche modo atteso anche se non come previsto, in termini di contenuti: il primo ministro inglese, David Cameron ha dichiarato oggi di star pensando ad un referendum per decidere la permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea, in caso di rielezione nel 2015.

Il progetto è quello, appunto, di una consultazione referendaria, da tenersi tra il 2015 e il 2018, sull’opportunità di allontanamento o meno dall’Ue: ‹‹Abbiamo bisogno di una struttura che tenga conto della diversità dei suoi membri››, specifica il primo ministro. Una vera e propria separazione che, stando alle intenzioni di Cameron, potrebbe e dovrebbe avvenire in due fasi: una trattativa per rinegoziare lo status delle nazioni che fanno parte dell’Europa che (sempre nel caso in cui conservatori vincessero le prossime elezione) dovrà tenersi il prossimo anno e un referendum secco, fuori o dentro l’Europa, da tenersi per la fine del 2017. Un discorso che ha il sapore di un ultimatum, che sa di “se volete che restiamo dovete dar conto ed  accettare le nostre condizioni riformando innanzitutto il pericolante e cadente sistema di Bruxelles”. Fin dall’inizio del discorso il premier ha specificato che anche la sola idea di un’unione politica non va giù agli inglesi, indipendenti per natura: «Non possiamo cambiare la sensibilità britannica così come non possiamo prosciugare il canale della Manica».  L’Europa auspicata da Cameron, con Londra ancora in sella, è quella di un grande mercato unico dalle forti tinte neoliberali e dove il nemico principale è la spesa sociale e, quindi, meno regole e più profitti, il tutto basato sulla parola chiave “flessibilità”. Stando alle dichiarazioni e all’idea di Cameron, il cambiamento sarebbe non solo nell’interesse della Gran Bretagna stessa ma anche dell’Europa tutta: «Non voglio solo che ci guadagni la Gran Bretagna – ha detto Cameron – voglio che ci guadagni anche l’Europa». Non mancano le allusioni velatamente minacciose nei benevoli consigli di Londra: «Se non affrontiamo queste sfide, il pericolo è che l’Europa fallisca e il popolo britannico sia spinto verso l’uscita». Nelle sue dichiarazioni, poi, Cameron pare voler suggerire ai suoi elettori che la causa principale della forte crisi che attanaglia anche il suo Paese sia maggiormente l’Europa e le sue impopolari scelte economiche: «La gente è sempre più frustrata dal fatto che decisioni prese sempre più lontano da casa abbassino i loro standard di vita attraverso austerità forzate o che i soldi delle loro tasse siano usati per soccorrere governi dall’altra parte del continente». Così, Cameron propone un’ultima chance: cambiate secondo i nostri dettami, che rientrano anche nei vostri interessi, oppure la Gran Bretagna prende il largo con il referendum del 2017.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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