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Pasolini: quanto ancora non sappiamo?

Tanti sono i misteri legati alla morte di Pier Paolo Pasolini: poeta, scrittore, regista, critico, ideologo e martire fino alla tragica morte avvenuta il 2 Novembre 1975.
Tragica ma soprattutto misteriosa, rimane senza colpevole e soggetta a moventi contraddittori. Ma andiamo in ordine: la mattina del 2 Novembre 1975, Pasolini è trovato morto a Ostia precisamente sulla spiaggia dell’Idroscalo. La morte dello scrittore è ancora avvolta nel mistero anche per l’idealizzazione che (involontariamente) creò intorno a sè. Omosessuale, comunista, provocatore, ineccepibile retorico ed anti-borghese: una somma di etichette che lo avrebbero portato ad essere mal visto.Pasolini era popolare in quanto fortemente osteggiato da destra e sinistra, eppure sempre profondamente lucido e intellettualmente onesto . La spiaggia quel giorno era deserta a causa della stagione invernale. Il poeta fu scoperto da una passante alle 6:30 del mattino, massacrato di botte e investito più volte dalla sua stessa auto, un’Alfa Romeo 2000 GT. Il primo a riconoscere il suo cadavere fu l’attore nonché amico Ninetto Davoli, volto di molti suoi film. Il primo ad essere accusato fu un ragazzo il cui nome è noto alla maggior parte degli italiani: Pino Pelosi. Il ragazzo diciassettenne fu subito preso in carico dalle forze dell’ordine e confessò di aver ucciso Pasolini in quanto quest’ultimo era intenzionato a praticare un rapporto non consensuale. Il ragazzo avrebbe ferito Pasolini per legittima difesa con una mazza ritrovata nell’auto e poi lo avrebbe investito più volte fino alla morte.
La ricostruzione di Pelosi, come accertato da autorevoli testimonianze esterne e pareri della magistratura, non è stata interpretata correttamente.
Gli abiti del ragazzo non erano sporchi di sangue ed era improbabile che un uomo della portata di Pasolini non riuscisse a difendersi contro un ragazzino. La sentenza di primo grado a carico di Pelosi non esitò a condannarlo per omicidio volontario in concorso con ignoti. Ma chi erano questi ignoti?
Protagonista della ricostruzione che ha fatto storia è stata Oriana Fallaci, scrittrice ed amica di Pasolini. La Fallaci indagò per conto suo e pubblicò un reportage in cui ipotizzava che le cause dell’omicidio Pasolini avevano poco a che fare con l’omosessualità. Fu ipotizzato, sulla base di alcune testimonianze raccolte dalla stessa Fallaci, che il gruppo avrebbe tentato di fare una rapina a Pasolini degenerata nel delitto. Una rapina che potrebbe aver avuto l’aspetto di un ricatto. Il collaboratore di Pasolini Sergio Citti ha rivelato poi che il regista sarebbe andato all’idroscalo di Ostia a causa di un ricatto subito sul suo film Saló o le 120 giornate di Sodoma, allora nelle ultimissime fasi della post-produzione.
Secondo Citti le copie del film furono derubate e Pasolini avvió un negoziato con personaggi non ben specificati per riaverle. Tuttavia questa teoria non ha avuto riscontri oggettivi poiché Citti è morto poche settimane dopo.
Nel 2005, Pelosi a trent’anni esatti Pelosi dichiara di non essere stato solo quella notte. Il fatto era già stato verificato anche dalla magistratura, ma la novità sostanziale è che con lui non c’era una banda di ragazzini, ma uomini dall’accento siciliano non ben identificati, a bordo di un’auto targata Catania. Queste persone avrebbero veramente massacrato Pasolini e il ragazzo sarebbe stato solo un capro espiatorio. Le dichiarazioni di Pelosi sono state spesso ritenute false .Un riscontro interessante ci sarebbe stato, però. Nei giorni che seguirono l’omicidio una telefonata anonima in Polizia segnalò che una macchina targata Catania seguiva l’Alfa di Pasolini. Non tutti però diedero credito a quest’ipotesi. Pelosi avrebbe potuto falsare i fatti a suo piacimento trent’anni dopo, e ciò è vero, ma sicuramente l’ipotesi delineata sarebbe molto più credibile di una presunta rapina da parte di una banda di ragazzini.
Il film che da lì a poco sarebbe uscito avrebbe scandalizzato l’opinione pubblica ed il libro (Petrolio) che era in lavorazione avrebbe creato troppa curiosità intorno ai vertici delle aziende statali e – nel particolare – intorno alla dubbia morte di Enrico Mattei: imprenditore, partigiano, politico e dirigente pubblico italiano avvenuta tredici anni prima.
Non è dato sapere se si tratta di un impressione o verità: è vero, però, che Pasolini stava lavorando ad un’indagine riguardante l’Eni(“Lampi sull’Eni” in Petrolio) ed è sicuro che il centro dell’indagine fosse proprio Mattei, visto che in poche pagine dopo si narra di un incidente aereo irreale che ricorda anche troppo quello del numero uno dell’azienda petrolifera.
Un’altra ipotesi importante che merita di essere citata anche solo per la sua stravaganza è quella che vede in Pasolini un martire volontario. Alcuni artisti sarebbero fermamente convinti che Pasolini stesse progettando la sua morte da ben quindici anni, e la scomparsa simbolica il 2 Novembre (commemorazione dei defunti).
In conclusione, a quasi quarantacinque anni dal delitto di Pier Paolo Pasolini, ancora non si riesce ad arrivare ad una verità universalmente condivisa.