VentoNuovo intervista Federica De Cola

di Emanuela Maria Maritato

Le Redazioni di Vento Nuovo, 2dueRighe, Obiettivo Notizia e del ringraziano Federica De Cola  per l’intervista rilasciata in esclusiva ai nostri Quotidiani Telematici On Line.

Come è nato il casting delle sorelle Fontana? Come ha vissuto l’esperienza?

Il casting nasce con la collaborazione con Riccardo Milani, con cui ho già lavorato in “Rebecca la prima moglie”, lui è stato da subito molto convinto,di volermi coinvolgere in questa avventura  anche se ho dovuto naturalmente sostenere dei  sostenuto un lunghi provini. E’ stato tutto molto bello, ho avuto l’opportunità di entrare nella vita e nella storia di queste tre grandi donne e soprattutto della moda italiana.

Qual è il messaggio che secondo te si evince dal racconto della storia delle Sorelle?

Sicuramente un forte messaggio di speranza. E’ importante far vedere come tre ragazze venute dal nulla, provenienti da un piccolo paese, abbiano perseguito con successo il loro sogno di aprire una sartoria e di entrare nel grande mondo della moda.


Dato il periodo storico rappresentato, cosa pensi invece dell’Italia dei nostri giorni?

Sicuramente si trattava di anni diversi, parliamo infatti degli anni 50, del dopo guerra.

Noi oggi siamo più proiettati verso un mondo difficile, che molto spesso noi stessi tentiamo di rendere ancora più complicato rispetto a quanto già non lo sia.   

Se diamo uno sguardo al passato, e nello specifico analizziamo la storia le sorelle Fontana, la prima cosa che ci salta agli occhi è la loro buona volontà e tenacia , infatti,per aprire la loro sartoria sono state costrette a vendere  tutti i loro animali e gli ortaggi da loro prodotti

Come ti sei avvicinata alla storia delle Sorelle Fontana?

 

Nella storia io interpreto Giovanna Fontana, che è la più piccola delle tre sorelle, anche se nella realtà correvano solo pochi anni fra di loro. Ho cominciato lavorando sull'autobiografia scritta dalla signora Micol Fontana, “Lo specchio a tre luci”, e sulle somiglianze e le differenze fra questa e la sceneggiatura ho cercato di farmi un'immagine più completa del mio personaggio. Poi è stato fondamentale l'incontro con la figlia di Giovanna Fontana: la signora Roberta. Ascoltarla raccontare quanto sua madre fosse la più vispa, la più monella delle tre Fontana: quella che andava sempre a ballare (cosa che mi accomuna molto a lei, perché anch'io adoro ballare, fin quando studiavo danza da piccola) è stato davvero molto emozionante. Roberta, che adesso è una donna di sessant'anni, ha riconosciuto nel mio viso le stesse lentiggini di sua madre ed è stato davvero stranissimo sentirla esclamare quando mi ha visto: “tu sei mia mamma!”. Mi ha raccontato inoltre quanto ognuna delle tre tenesse tantissimo alla propria eleganza, quanto fossero sempre impeccabili e curate. Non uscivano mai senza rossetto, senza le unghie dipinte di rosso e qualunque altro tipico trucco degli anni Cinquanta, pur essendo delle lavoranti (soprattutto Giovanna, che delle tre era quella che più stava nella sartoria accanto alle lavoranti, perché diceva che era là il posto dove si sentiva più a suo agio). Un ultimo incontro fondamentale è stato quello con la signora Micol, che è davvero una persona fantastica: ha 97 anni e una forza incredibile. Ancora oggi nelle sue parole e nei suoi occhi leggi una vitalità, un grande carisma e un animo da trascinatrice.


Come ti sei trovata con le tue due colleghe sul set?

Con Alessandra e Anna mi sono trovata benissimo, ci siamo divertite a parlare un dialetto che non è il nostro e questa forte vicinanza ha fatto nascere una grande amicizia che persiste anche al di fuori del set. Siamo davvero come sorelle ora


Se ti chiedessi tre aggettivi per descriverle cosa mi diresti?
Anna è esuberante, dolcissima e a volte sorprendente; Alessandra è molto vivace, di compagnia e un peperino.



Avete avuto la possibilità di visitare la Fondazione Fontana?

Siamo stati alla Fondazione sì, ci hanno dato anche moltissimi vestiti originali per il film. Abbiamo fatto delle scene con delle sfilate con dei vestiti originali. Abbiamo toccato nella finzione i vestiti che loro avevano tagliato e cucito nella vita vera… Noi in realtà non li abbiamo indossati… perché all’inizio siamo tre ragazze di campagna, di Traversetolo, molto umili. Poi siamo sempre abbastanza serie, quasi sempre in tailleur ma avremmo voluto tanto indossare quei vestiti stupendi!

Fra i moltissimi vestiti che avete visto, indossato, vissuto uno o più di uno ti hanno colpito in modo particolare?

Sono tutti meravigliosi, ci sono però dei vestiti che loro hanno fatto con la rafia nera con dei grandi fiocchi fucsia. Loro curavano anche gli accessori, dal vestito alla scarpa, ai cappelli, ai gioielli, curavano tutto. Questi erano molto particolari e comunque i vestiti scampanati, anni ‘50, sono il modello che preferisco. Questi di rafia sono bellissimi e pensare che adesso, ci hanno raccontato in Fondazione, dicono che lavorare la rafia è una grande innovazione quando loro lo avevano già fatto negli anni ‘50! Oppure in un vestito disegnato per Ava Gardner che poi è stato invece usato ne La dolce vita da Anita Ekberg, loro avevano fatto un ciondolo con una croce che poi è stata ripreso da Dolce & Gabbana, pochi anni fa. Erano avanti per quei tempi!


Cosa ha significato rivivere un periodo come quello della Dolce Vita?

Quelle atmosfere sono le più belle in assoluto per me. Sono davvero appassionata di quegli anni e non a caso la mia attrice preferita è Audrey Hepburn. In quegli anni c'era un'eleganza che oggi purtroppo penso abbiamo perso. Durante la lavorazione noi tre sorelle abbiamo indossato principalmente abiti modesti rispetto a quelli che loro disegnavano, passando dagli abiti umili delle sartine di provincia ai tailleur del grande periodo romano. Però veder indossare i bustini o quelle strette gonne a tubino che inibiscono certi movimenti, ti fa rendere conto che il nostro portamento è radicalmente diverso: non siamo abituati a camminare in quel modo, a sederci in quel modo, direi che siamo molto meno eleganti. I vestiti di allora valorizzavano molto di più la figura femminile, secondo me, perché sottolineavano i fianchi e davano linee più sottili ed eleganti che esaltavano il corpo femminile. Ricordo con grande meraviglia una mattina in particolare: erano le cinque del mattino e abbiamo girato in una Piazza di Spagna deserta, avvicinandoci verso la scalinata su una carrozza trascinata dai cavalli. Quella è stata un'immagine stupenda, da vera Dolce Vita. Ero realmente incantata.

Un’ultima domanda …..

Cinema e teatro una differenza sostanziale…..


……La macchina da presa ti ruba qualcosa, che poi ti ridarà in seguito, nel teatro invece dai per poter ricevere subito…….


A conclusione di questa intervista ti chiedo Federica,noi ti viviamo come uno dei pochissimi volti realmente puliti della tv, come vivi questo tuo essere?

La cosa mi lusinga e vi ringrazio di cuore per ci ciò mi avete detto, posso solo rispondere che non amo affatto scendere a compromessi e mai lo farò, amo il mio lavoro e lavoro per amore  dello non per altro, in questo mondo come del resto nella vita bisogna sapersi porre , ci sono sicuramente molte cose che “non ti piacciono”ma è necessario saperle affrontare e poterle fare con la  più assoluta libertà, tranquillità, liceità, che solo chi ama il suo lavoro possiede.

 


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