Martina Scialdone - 23 gennaio 2023

Martina Scialdone, i risultati dell’autopsia: “Colpo sparato da vicino, morta dopo pochi minuti”

di Luca Marrone

Roma. Effettuata l’autopsia su Martina Scialdone, l’avvocata 35enne uccisa il 13 gennaio scorso fuori al ristorante Brado, in viale Amelia.

I risultati dell’esame escludono che si sia trattato di un colpo partito per sbaglio. Costantino Bonaiuti, funzionario Enav ed ex compagno della donna, con cui la stessa era andata a cena prima della tragedia, avrebbe fatto fuoco dall’alto verso il basso, trapassando la spalla e perforato la scapola, recidendo infine l’arteria polmonare. Martina Scialdone non è morta subito: dopo aver esclamato “Mi ha sparato davvero?”, si è accasciata a terra e si è spenta dopo pochi minuti, tra le braccia del fratello, Lorenzo Scialdone. Un colpo esploso da una distanza tra i quaranta e i cinquanta centimetri, stima compatibile con quanto dichiarato dal fratello della vittima.

“Martina quella sera mi ha detto che avrebbe incontrato Costantino, perché voleva chiudere definitivamente la relazione con lui.”, racconta Lorenzo Scialdone alla trasmissione Pomeriggio Cinque. “Alle 23,09 ho ricevuto una sua chiamata, mi ha chiesto se potevo andarla a prendere, aveva un tono agitato. Alle 23,12 ero appena uscito dal portone, mi ha richiamato dicendomi: non ti preoccupare, torno a casa da sola. Non mi sono fidato e le ho detto che stavo arrivando al ristorante.”

E continua: “Quando sono arrivato davanti al ristorante li ho trovati che stavano litigando. Mia sorella è entrata in macchina per cercare le chiavi di casa, lui la tratteneva per un braccio. Mi sono messo in mezzo cercando di dividerli. Nel momento in cui ci sono riuscito, lui ha tirato fuori la pistola e ha sparato. Eravamo a un metro e mezzo di distanza l’uno dall’altro, non ho fatto in tempo a reagire. Ha puntato la pistola all’altezza del petto e l’ha presa tra il torace e la spalla. Ho chiesto aiuto, mentre si accasciava a terra, ho cercato di mantenerla cosciente. Poi l’ho abbracciata e ho capito che era finita. Sono rimasto lì, con mia sorella tra le braccia, mi sono sentito morire con lei.”

“Se il mio assistito avesse voluto effettivamente uccidere Martina, lo avrebbe fatto molto tempo prima e lontano da occhi indiscreti.” Queste invece le parole dell’avvocato Fabio Taglialatela, difensore di Costantino Bonaiuti, in un’intervista andata in onda nel corso della trasmissione Quarto Grado. “Voleva suicidarsi, immolarsi davanti a lei. Purtroppo, è stato vittima di un errato funzionamento dell’arma. Si tratta di una pistola che stava da molto tempo, inutilizzata, a casa del mio assistito. Ha scarrellato nel momento in cui è stata estratta”, continua Taglialatela, affermando che i fori rinvenuti sul corpo della 35enne risulterebbero compatibili con tale tesi.

“Quello è accaduto la sera in cui Martina Scialdone è morta è abbastanza semplice e lineare nella sua gravità assoluta: c’è stato un omicidio.” A parlare, in un’intervista a Fanpage, è Mario Scialla, avvocato di parte civile, che assiste la famiglia Scialdone. “Omicidio che è avvenuto tra l’altro davanti ad un testimone oculare, che è il fratello, che ha sorretto immediatamente la sorella, la quale era vicino a lui, stava perdendo i sensi e di lì a poco sarebbe morta.” L’avvocato sembra non avere dubbi: “Il colpo era ben centrato, ben calibrato, sparato da chi ha una dimistichezza, capacità, abilità, che ha colpito nel punto preciso.”