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CERCHIAMO DI FARE UN PO’ DI CHIAREZZA- GIURIDICA- SU TRISTE FATTO DI GAIA, CAMILLA E PIETRO

  di Massimo Baldi Pergami Belluzzi

Durante il periodo natalizio appena trascorso (molti diranno, per fortuna), tutti i giornali, telegiornali e trasmissioni varie, sono state infarcite di editoriali, articoli, rubriche, reportage (aspettiamo a breve il plastico di Bruno Vespa a “Porta a Porta”) sul triste caso di Gaia, Camilla e del loro investitore, Pietro Genovese- figlio del noto regista Paolo.

Lo erano (infarciti), comprensibilmente, per quel senso di vicinanza che ogni persona- soprattutto se genitore- può avere, pensando che in quella situazione poteva trovarcisi lui, interrogandosi sull’educazione che ognuno di noi sta tentando di dare ai propri figlii, se si faccia bene ed abbastanza, se si possa fare qualcosa di più e quant’altro l’umana ragione induce a pensare.

Lo erano, discutibilmente, per quell’insana e frequente abitudine che tutti noi, chi più chi meno, abbiamo di giudicare gli altri, di puntare il dito pensando di avere la verità rivelata in tasca.

Lo erano, assai disdicevolmente, per quel gusto tutto italico di interessarsi di fatti di cronaca particolarmente impattanti emotivamente (prova ne siano trasmissioni di grande successo, che ottengono sempre riscontri di pubblico molto alti come “Uomini e Donne” o “C’è posta per te”, dove i fatti sono quasi sempre messi sullo sfondo per lasciare spazio alle emozioni, alle suggestioni o più banalmente al dolore, nella sua versione più trash e deteriore).

Lo erano, ignobilmente, perchè questo episodio di cronaca, simile a molti altri che ogni giorno ottengono al massimo un trafiletto su un giornale locale, riguardava persone della Roma bene, perchè al popolo piace pensare: “certamente saranno ragazze ricche, viziate ed annoiate”, “eh si Genovese sarà un ragazzo drogato e ubriacone”, “le ragazze di 16 anni a mezzanotte in giro non ci stanno”, “i miei figli sono migliori”, dimenticando che i ragazzi degli anni 2000, i millennials a 16 anni, sono tutti uguali, hanno voglia di fare, di trasgredire, di emergere….ed eravamo così anche noi. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Quesgli articoli erano tutto questo, ma salvo rare eccezioni, non erano quello che dovevano essere, ovvero una disamina dei fatti dal punto di vista giuridico.

Addirittura gli avvocati nominati dalle parti- e che avvocati!- (per la cronaca, il Prof. Franco Coppi, mio maestro e l’Avv. Gianluca Tognozzi, bravissimo avvocato del foro capitolino a difesa di Genovese e l’Avv. Giulia Bongiorno- anch’essa noto avvocato che, curiosamente, difese Andreotti proprio assieme a Coppi- a difesa della famiglia di una delle vittime) costretti a confrontarsi con le suggestioni, con i “si pensa” “si ipotizza” e non con i fatti (ad esclusione dell’Avv. Coppi che si vanta, ed a ragione, di occuparsi di processi e non di processi mediatici).

Ma le vere domande?? ovvero quali potrebbero essere le conseguenze concrete- e quindi la pena- a cui Pietro va incontro? E le famiglie delle ragazze verranno risarcite, ammesso che esista mai un risarcimento per una perdita del genere??

Questo articolo cercherà di dare risposta a queste e ad altre domande connesse e cercherà di capire quanto realmente rischi Genovese, preannunciando fin d’ora che la pena che potrebbe essere concretamente irrogata al Genovese vi stupirà.

Partendo da una preliminare ricostruzione dei fatti, il Genovese, neopatentato (circostanza di non poco conto) alla guida del suo suv, trovato positivo all’alcol test (1,4 grammi per litro. Circostanza anch’essa di non poco conto), passando con il semaforo verde, ad una velocità ancora da accertare (probabilmente superiore ai 50 km/h), investiva le due vittime che attraversavano la strda in un punto buio e non sulle strisce pedonali.

Per quanto riguarda la parte delle pene applicabili, si applica il nuovo art. 589 bis del Codice penale- noto come Omicidio Stradale, che punisce con la reclusione da due a sette anni chi, ponendosi alla guida di un veicolo, per colpa, cagioni la morte di una persona. La pena è aumentata da otto a dodici anni per chi guida in stato di ebrezza essendo neopatentato.

Tale pena, ai sensi dell’articolo 81 del codice penale, potrebbe essere aumentata fino al triplo (caso di scuola che in realtà nella prassi applicativa, comporta un aumento da un giorno al 20/30% della pena applicata) quando i reati siano plurimi- come nel caso di specie- ovvero aver cagionato la morte di due persone.

Ulteriore elemento di possibile aggravio di pena sarà la presenza o meno dei segni di frenata e/o il superamento o meno dei limiti di velocità previsti in quel tratto di strada.

Mentre viene scritto questo articolo, la Procura di Roma ha conferito un complicato incarico peritale, al fine di comprendere tutta la dinamica del sinistro.

Dal punto di vista delle “esimenti” ovvero delle circostanze che escludono o riducono la responsabilità del Genovese, vi potrebbe essere un concorso delle minori, che certamente non potrà escludere la responsabilità del Genovese ma potrebbe ridurla.

Infatti ai sensi dell’art. 62 n. 5 del codice penale la pena è ridotta – di solito di un terzo -in caso di concorso doloso o colposo della/e vittima/e;

Inoltre, sarà prevista una ulteriore riduzione di pena in caso di risarciento del danno alle vittime (ipotesi molto probabile vista la capacità economica delle persone coinvolte ed in considerazione del fatto che l’assicurazione dovrebbe pagare il risarcimento).

Infine, il Genovese è incensurato e ove tenesse una condotta processuale collaborativa (ricordate le lettere di scuse, il pentimento, l’essere straziato dal dolore ecc.. di cui hanno parlato i giornali) potrebbe ottenere quelle che comunemente sono note come “generiche”, disciplinate dall’articolo 62 bis del codice penale che tecnicamente si chiamano “attenuanti generiche”, con uno sconto di pena fino a un terzo.

Da ultimo, aspetto tanto caro a noi avvocati, la scelta del rito, posto che la scelta del c.d. Rito abbreviato, dà diritto ad un ulteriore sconto di un terzo di pena.

Se avrete avuto la pazienza di leggere queste poche righe, avrete già compreso come la pena finale potrà essere molto bassa ed, infatti, il Genovese potrebbe essere condannato alla pena finale di due anni e quattro mesi (in realtà anche di meno, in caso di un accordo- il c.d. Patteggiamento- con la Procura-) in quanto alla pena per l’omicidio di una delle due ragazze potrebbe essere applicata una pena di nove anni (ricordate la pena da 8 anni a 12 di cui si parlava in precedenza), ridotta a sei anni per il concorso della ragazza, ridotta a quattro anni in caso di risarcimento del danno, ridotta a due anni e otto mesi se venissro concesse le attenuanti generiche. A quel punto la pena verrebbe aumentata, ad esempio di un anno, per la morte della seconda ragazza, per arrivare ad una pena di tre anni e sei mesi e, ove il giudizio venisse definito con rito abbreviato (un terzo di sconto), potrebbe arrivare alla pena di due anni e quattro mesi che, come oramai noto, con l’applicazione delle c.d. Misure alternative alla detenzione (es. il famoso affidamento in prova ai servizi sociali di cui beneficiò anche Berlusconi a suo tempo) non porterebbe mai il Genovese a varcare le porte del carcere.

A ciò si aggiunga che l’eventuale accertata negligenza, avventatezza o imperizia delle ragazze nell’attraversamento, porterebbe ad una riduzione del risarcimento che, nel caso di specie, potrebbe aggirarsi tra i settecentomila euro sino al milione e duecentomila euro per ogni famiglia. Lo so sembra assurdo, ma tanto vale nel nostro paese una giovane vita stroncata.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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