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Emergenza coronavirus: il governo Conte in totale confusione manda in tilt anche il mondo del calcio. Solo le partite in programma nelle 6 regioni interessate dal maledetto morbo cinese, si giocheranno a porte chiuse

di Fabio Camillacci

Come ci ha insegnato il grande filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, “il rimedio è peggiore del male”. Questo sta accadendo in Italia a causa dell’incubo coronavirus e per colpa di istituzioni allo sbando da anni e impreparate ad affrontare un’emergenza. Poi quando si tratta di prendere una decisione che riguarda il mondo del calcio, l’incertezza è totale. Mentre, i campionati, maschili e femminili, di volley, rugby e pallanuoto sono stati sospesi, per il pallone si continua a navigare a vista e prende corpo l’ipotesi di far disputare a porte chiuse solo le partite in programma nelle 6 regioni colpite dal maledetto morbo “made in China”.

Dopo i rinvii decisi per il 25° turno di Serie A, si profila un altro atto che rischia di falsare nettamente il campionato. Ribadiamo, non sarebbe meglio sospendere tutte le partite, o farle giocare tutte a porte chiuse,  invece di penalizzare alcune squadre a vantaggio di altre? Manca ancora l’ufficialità, ma si va verso questa ridicola soluzione. Per la Serie B stesso discorso: tutto da decidere, tutto in alto mare. Mentre, la  Serie C ha già deciso: stop alle gare dei gironi del centronord cioè girone A e B. Questa purtroppo è l’Italia a varie velocità, dove il rimedio spesso è peggiore del male.

Le parole del ministro dello sport sono inequivocabili ma manca ancora l’ufficialità. Dopo le pressioni del presidente della Figc Gravina, Vincenzo Spadafora ha dichiarato: “Abbiamo deciso di vietare le manifestazioni sportive, oltre che in Lombardia, Veneto e Piemonte, anche in Friuli-Venezia Giulia, Liguria ed Emilia Romagna. Il divieto vale fino a domenica prossima, 1 marzo. Venendo incontro alle richieste arrivate dal mondo dello sport e fermo restando il divieto di manifestazioni sportive a porte aperte per sei regioni del Nord Italia, abbiamo comunque acconsentito allo svolgimento di gare a porte chiuse”. Tutto questo al termine di un balletto di notizie durato un giorno intero. Un caos che fa il paio con l’atteggiamento del governo Conte bis in tema di coronavirus: prima misure blande, poi misure draconiane. Dal lassismo all’allarmismo, dai provvedimenti all’acqua di rose allo stato di polizia. Nessuna sorpresa, siamo in Italia. E il bello, anzi il brutto, è che questi incapaci non hanno ancora deciso nulla. Ma poi scusate eh, fino a domenica tutto blindato, dal primo marzo in poi siamo salvi? Mah!

Stando alle parole del ministro dello sport, calendario alla mano, la situazione è la seguente. Sono in odore di essere disputate a porte chiuse le seguenti partite valide per la 26° giornata di Serie A: Udinese-Fiorentina, Milan-Genoa, Parma-Spal, Sassuolo-Brescia, Sampdoria-Verona e l’attesissima Juventus-Inter. In assenza di ulteriori sviluppi si dovrebbero invece disputare regolarmente (a porte aperte) Lazio-Bologna, Napoli-Torino, Lecce-Atalanta e Cagliari-Roma. Spadafora ha aggiunto: “Non abbiamo ritenuto di dover estendere il provvedimento al resto d’Italia perché, come ci ha spiegato la comunità scientifica, in questo momento c’è una zona di focolai che abbiamo limitato, mentre per il resto d’Italia non esistono condizioni per creare allarmismo e prendere misure altrettanto gravi”. E certo, lo stesso atteggiamento lassista che ha portato all’emergenza attuale. Senza dimenticare che sabato scorso è stato consentito a 2300 tifosi lombardi del Milan di assistere a Fiorentina-Milan. Alla faccia della sicurezza dei cittadini e della regolarità del campionato.