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Ladispoli, chi ha sparato a Marco Vannini? A 4 anni di distanza e dopo la sentenza d’Appello, il giallo rimane. Tante le zone d’ombra

di Giovanni Lucifora

Da 14 a 5 anni, passando da omicidio volontario a omicidio colposo. Lo hanno deciso i giudici della Corte d’Appello di Roma nei confronti di Antonio Ciontoli imputato per la morte di Marco Vannini. Il sottufficiale della Marina Militare avrebbe esploso un colpo di pistola per sbaglio contro il ventenne di Cerveteri. Avrebbe, meglio usare il condizionale perché a sparare potrebbe essere stato qualcun altro.

Una vicenda strana, oscura, che sta creando forte indignazione nell’opinione pubblica. Aspre le polemiche e tanta la rabbia: troppo pochi cinque anni per Antonio Ciontoli. La reazione della gente è comprensibile. Ma c’è un però: la pena per l’omicidio colposo prevista dal nostro ordinamento è proprio di cinque anni.

Ma cosa è successo prima dello sparo esploso per sbaglio e la corsa in ospedale?

Antonio Ciontoli ai giudici ha dichiarato che la sera dell’omicidio ha preso la pistola d’ordinanza da una scarpiera del bagno mentre Marco era nella vasca. Dice che il ragazzo ne era incuriosito poi all’improvviso il colpo. Colpo sentito anche dai vicini.

“Stavamo scherzando, lui voleva vedere l’arma, voleva prenderla in mano e io – afferma Ciontoli ai giudici – ho detto no, te la faccio vedere io come funziona. Ho scarrellato e ho sparato. Pensavo non ci fossero i proiettili”.

La pallottola centra il fidanzato della figlia di Ciontoli al braccio, sotto la spalla destra, trapassa il polmone e il cuore.

Distribuite le varie responsabilità penali anche agli altri imputati (tre anni alla moglie Maria Pezzillo e ai figli Federico e Martina, assoluzione per Viola Giorgini fidanzata di Federico), la Corte d’Appello ha sentenziato che Antonio Ciontoli ha sparato per sbaglio e gli altri imputati non capivano cosa stesse accadendo.

Intanto sale la rabbia e infuriano le polemiche. Vip e politici esprimono indignazione, i trend di facebook impazzano e ognuno dice la sua ma tutto questo, ovviamente, non cambierà nulla. Ora però qualcuno ha parlato. Ha detto delle cose gravi. E le responsabilità civili e penali di tali dichiarazioni sono chiare. Si tratta di Davide Vannicola, un artigiano di Tolfa, ex amico dell’allora comandante della caserma dei carabinieri di Ladispoli, il maresciallo Roberto Izzo. E anche Izzo e Ciontoli erano amici.

Vannicola ha rivelato a Giulio Golia delle Iene che l’allora comandante dei carabinieri aveva ricevuto una telefonata da Ciontoli “per risolvere un problema che c’era stato in famiglia” e lo aveva chiamato prima di allertare l’ambulanza, sostenendo che a sparare fosse stato il figlio Federico.

Di questa chiamata però non c’è traccia; Vannicola spiega, nonostante le smentite, che il maresciallo era in possesso di due telefoni: “Io stesso avevo due numeri di Izzo”, ha detto. Il maresciallo ribatte: “Non ho mai parlato con Ciontoli prima dell’unica telefonata che mi ha fatto all’1 e 18 di notte”.

Ma non finisce qui perché quella sera, il 17 maggio del 2015, Antonio Ciontoli non era a casa, “era da amici”. A dirlo, una sconosciuta ad altre due donne, in treno, di ritorno dalla prima fiaccolata in memoria di Marco, tre anni fa. Altro dettaglio che allunga le ombre sul caso. Fragili elementi investigativi, molto vaghi, ma che ripropongono la domanda delle domande, al di là delle aule dei tribunali, al di là delle convinzioni personali, al di là di tutto: chi ha sparato a Marco Vannini?