SPETTACOLO

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La vita è grazia e mistero

di Barbara Fabbroni

Trappola per topi” di Agatha Christie è un giallo, una commedia e una pièce teatrale ben architettata, in cui sono combinati vari elementi e non mancano riferimenti alla tradizione popolare (come la filastrocca di Tre topolini ciechi), che vivacizzano la trama e tengono il lettore con il fiato sospeso alla ricerca del colpevole. Edoardo Erba ne fa una traduzione e un adattamento teatrale nuovo e ricco di spunti di riflessione, il tutto condito dalla magia registica di Giorgio Gallione. Un cast incredibile per questa pièce teatrale che vede tra i protagonisti una splendida Claudia Campagnola nelle vesti di Mollie. Claudia è senza dubbio una delle attrici più promettenti e valide del nostro panorama artistico che si è costruita e si sta costruendo una carriera degna di nota. Gentile, accogliente, intelligente, raffinata, delicata, intuitiva, sono alcuni dei suoi tanti pregi che costruiscono e danno vita a una creatura, una donna intensa e densa di una cifra esistenziale artistica che si declina perfettamente nel suo esserci. La trama della commedia è semplice seppur densa di spunti di riflessione: cinque strani clienti e i proprietari sono isolati in una locanda nella campagna inglese tra loro si nasconde, un assassino psicopatico che ha già ucciso una persona a Londra ma sotto quale travestimento si maschera l’assassino? Ciascuno dei presenti sembra avere qualcosa da nascondere toccherà al sergente Trotter, inviato sul posto, risolvere l’enigma. È certo che l’enigma terrà lo spettatore con il fiato sospeso. Claudia Campagnola ci regala e soprattutto ci fa entrare nel suo mondo raccontandoci della sua vita artistica e di questa commedia teatrale.

Cara Claudia, ti vedremo a teatro in “Trappola per topi”, che ruolo interpreti?

Cara Barbara … in “Trappola per topi” interpreto Mollie, una giovane donna che inaugura proprio in quel giorno l’apertura della sua locanda: La locanda del cacciatore!

Il testo è tratto da Agatha Christie per la traduzione e adattamento di Edoardo Erba, un lavoro senza dubbio importante?

Un lavoro importantissimo da tanti punti di vista … per la bellezza del ruolo, per il prestigio della regia di Giorgio Gallione, per l’alta professionalità del cast, per il rilievo e lo spessore della produzione: La Pirandelliana. A questo si aggiunge un aspetto affettivamente importante: finalmente ritorno in teatro, dopo i due anni bui della pandemia, con una tournée di grande qualità.

Il regista Giorgio Gallione come ha creato la giusta declinazione affinché tutto diventasse perfetto?

Il lavoro con Giorgio Gallione è stata una bellissima sorpresa; non avevo mai lavorato con lui, ho apprezzato moltissimo la sua metodologia. Ha curato da subito ogni particolare, ogni dettaglio senza lasciare nulla irrisolto, creando un impianto ben preciso e strutturato, allo stesso tempo ha lasciato a noi attori la possibilità di esprimerci nel nostro sentire e nelle nostre proposte.

Quanto sono dure le prove?

Le prove sono impegnative, ma è proprio in quei giorni che avviene l’atto della creazione, e ogni fatica, ogni cosa che non torna è fondamentale per lavorare sul personaggio. È il momento in cui ci si prepara ad accogliere la magia delle repliche. Quindi, è il momento del lavoro artigianale volto a raggiungere il risultato finale e cioè lo spettacolo, la messa in scena.

Lodo Guenzi come si incastra in una commedia teatrale, lo ricordo in “Una vita in vacanza, una vecchia che balla …”?

Lodo Guenzi si incastra perfettamente e con grande capacità attorale nella commedia. Molti lo conoscono come cantante de “Lo stato sociale” ma non sanno che si è diplomato prima di tutto come attore alla Nico Pepe di Udine.

Veniamo a te, ma tu chi sei, come potresti raccontarti?

Sono una figlia felice nata da due genitori giovani che mi hanno riempito d’amore. Sono una generosa che ha bisogno e voglia di condividere emozioni, sono sempre dedita a migliorarmi nel lavoro e nella vita. Sono un’entusiasta che ama la vita e i colori.

La tua passione più grande oltre al teatro?

La musica in tutte le sue possibili espressioni, da ascoltare, da cantare, da ballare, da godere.

Dove ti sei formata?

Ho studiato nell’Accademia per professionisti di Teatro Azione diretta da Isabella del Bianco e Cristiano Censi presso il Teatro de Cocci di Roma. Un’accademia molto professionale, molto affidabile e competente in cui si sono formati tantissimi attori talentuosi che lavorano da anni.

Sei un’artista a tutto tondo considerando che canti e balli?

La mia passione nasce con la danza si, la danza moderna. La danza è stata la prima forma artistica che ho sperimentato; poi è arrivato il teatro dopo il canto, per esigenze sceniche, di ruolo, ma anche per essere una professionista con più abilità. Mi piace tanto il canto, ma lo affronto sempre con grande umiltà.

Quanti sogni contiene il tuo cassetto?

Ho un magazzino di cassettiere piene di sogni!

Sassolini nella scarpa ne abbiamo?

No! I sassolini nella scarpa non fanno per me …. Io cammino scalza!

Sono curiosa: da grande cosa farai?

Da grande non mi dimenticherò di continuare a giocare come ho fatto da bambina e come faccio ancora oggi.

Spazio per un po’ di cinema ne abbiamo?

Ho appena girato per la fiction “La storia” per la regia di Francesca Archibugi. Il 3 dicembre, giornata mondiale per la disabilità, lo dico a te praticamente in anteprima, ci sarà la proiezione di “Ologramma”, musica per l’inclusione, una docu-fiction con la magistrale e sapiente regia di Francesco Zarzana che racconta la storia di questa band di ragazzi speciali che ha aperto il concerto di Vasco Rossi, a fine maggio a Imola di fronte a spettatori. Interpreto una musicoterapeuta che ha lavorato con questi ragazzi … mi è sembrato un segno bellissimo, la musica è sempre nella mia vita, sotto varie forme. Il cinema comunque è uno dei tanti sogni da realizzare

Progetti?

Mi fa piacere parlare di un progetto prossimo futuro: il 9 dicembre, ad Isernia sarò la voce recitante per “Concerto per volti di donna” scritto da Paolo Logli, con l’orchestra diretta dal maestro Leonardo e quattro cantanti di fama internazionale, donne e artiste incredibili, di cui non posso ancora svelare l’identità. È un progetto di grandissima levatura artistica, e farne parte è davvero molto prestigioso per la mia carriera. Mentre ti sto scrivendo mi hanno appena confermato il progetto del 9 dicembre e …. posso dire i nomi … Mannoia, Turci, Noemi, il soprano Vittoriana De Amicis e io … mi hai portato fortuna …

 

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La vita accade

di Barbara Fabbroni

As I look into your eyes. I see all the reasons why. My life’s worth a thousand skies. You’re the simplest love I’ve known. And the purest one I’ll own. No you’ll never be alone”. La bellezza e la ricchezza della vita è tramata all’interno dell’itinerario indescrivibile dello sguardo, degli occhi che si aggrappano allo sguardo dell’altro creando quell’andare della vita che si fa “virtute e conoscenza”. È nella densità dell’incontro che la vita stessa svela i motivi per cui ogni esistenza vale mille cieli. Anche se i cieli spesso cambiano sopra di noi cuciono insieme emozioni, sensazioni, passioni che ci restano aggrappate come se fossero la nostra seconda pelle. E l’amore, quella carezza della sera, del quotidiano che diventa assoluto solo nella sua semplicità, perché la purezza è solo perfezione assoluta. Tutto questo fa sì che l’essere umano non resti mai solo. Marc ci regala una canzone solo all’apparenza leggera e scansonata ma che all’interno custodisce e cela messaggi che fanno riflettere accarezzando l’anima e il cuore. Il suo viatico di artista è ricco di esperienze e di mondi, di incontri e collaborazioni, di possibilità e declinazioni avvincenti. Intervistarlo è entrare a piccoli passi nel suo mondo genuino e creativo.

Chi è Marc?

Sono Marco Cucchelli in arte Marc, nasco a Padova il 22 Settembre 1995.

Come arriva la musica nella tua vita?

La musica entra nella mia vita sin da giovanissimo, ho iniziato a soli 11 anni a studiare basso elettrico. Devo tutto al mio professore di musica, ci faceva ascoltare dei dischi durante le sue lezioni. Mi sono incuriosito. È stata un’illuminazione e subito compresi che quel mondo mi apparteneva, lo sentivo mio. All’epoca amavo suonare i cantautori italiani oltre che canzoni di gruppi stranieri. Ho frequentato il liceo musicale e lì il mondo della musica si è aperto in un palcoscenico completamente nuovo, ho incontrato la musica classica tanto che dopo il liceo il passo verso il conservatorio è stato il giusto viatico per dar vita al mio sogno, al mio itinerario musicale. Con il Liceo Musicale scopro anche la mia attitudine a cantare.

E poi?

Sono arrivati i miei primi lavori, il mio primo singolo e l’album “Ho seminato amore”.

Fintantoché il 4 novembre è uscito “Baby You Need Me”, il tuo nuovo singolo, c’è anche una star internazionale?

Un singolo importante dove ho collaborato con un’artista internazionale importante: Macy Gray. Per me è stato un sogno che si avverato, un traguardo importante da cui partire per nuovi percorsi.

Come è nato questo brano?

Baby You Need Me” è un brano in cui si avverte il mio cambio di rotta, un pezzo che mette in risalto una nuova consapevolezza ottenuta con tanto duro lavoro. Sai un artista durante il suo percorso capisce di cosa ha bisogno, ma più si sviluppa e più coglie le sfumature della propria personalità artistica.

Oggi che tipo di musica ti appartiene?

Ho un’attitudine più legata al pop.

Come è stato lavorare con Macy Gray?

Se ci penso, ancora mi fa strano lavorare con un’artista iconica come Macy Gray. Conoscevo il suo mondo, mi ha sempre incuriosito sia la sua personalità sia il suo mondo musicale. Questa collaborazione mi ha stimolato ancor di più a trovare altre vie, altre esperienze, a sperimentare altri itinerari musicali, a formarmi e crescere con determinazione e passione. Ciò che sto vivendo adesso è un percorso di crescita consapevole di cui avevo bisogno.

Hai girato anche un videoclip?

È stata realizzata anche una versione in lingua italiana di “Baby You Need Me”, accompagnata da un videoclip girato al Caribe Bay di Jesolo che vede un cameo dell’ex Miss Italia Denny Mendez e la straordinaria partecipazione di Ilenia De Sena.

Hai partecipato anche agli eventi di MSC crociere?

Il tutto è nato dalla collaborazione con il concorso nazionale Miss Blumare all’interno della flotta di MSC. Sono stato coinvolto in un tour estivo, abbiamo attraccato in molte città italiane, tour che si è concluso con la finale nazionale della 14° edizione, a bordo della costa Grandiosa, una fantastica nave da crociera. La serata finale ha visto trionfare la ragazza italo-ucraina Romina Covino.

È cambiata solo la tua musica oppure anche tu sei per così dire maturato?

Oltre alla musica è cambiata anche la mia immagine. Infatti, con questo brano ho trovato una dimensione che descrive il mio presente. È un percorso che voglio intraprendere per plasmare la mia identità, per costruire il mio mondo artistico, per accrescere la mia conoscenza musicale.  È un’evoluzione continua e al tempo stesso una maturità che nasce all’interno di me. 

Ho letto che il 2022 ti ha portato a una svolta artistica, cosa significa?

È un anno importante non solo per la collaborazione con Macy Gray anche per i vari progetti che sono in cantiere.

La tua musica è per i Millennials o la GenZ?

Sono un Millennials per cui la mia musica è sicuramente più vicina a loro, sebbene cerchi di coinvolgere le persone che desiderano ascoltare musica, divertirsi ed essere leggeri. C’è bisogno di rilassarsi e vivere la vita con più leggerezza che non è superficialità bensì voglia di sentire la vita scorrere nelle vene, nell’anima.

Progetti?

Ce ne sono molti, tutte entusiasmanti.

Sogni nel cassetto ne abbiamo?

Il mio sogno è continuare a fare musica. Voglio crescere, sperimentare, studiare e continuare a formarmi.

 

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De còre e col còre

di Barbara Fabbroni

Il senso e il significato della famiglia nella sua cifra esistenziale si racchiude nel racconto che Mauro Trabalza fa di sua nonna Lella, la Sora Lella, e di suo zio Aldo Fabrizi. Una grande famiglia, la sua, che ha attraversato un secolo giungendo fino a noi con un bagaglio infinito di emozioni, esperienze e vissuti che si tramano e intrecciano con la storia di una Roma di altri tempi. Ancora oggi l’anima e lo spirito della Sora Lella volteggia lieve e delicato all’interno della sua trattoria, meta di turisti, curiosi e avventori. Una trattoria dalla storia ricamata e cucita tra i fornelli e la cultura culinaria romana tramandata di madre in figlia, in questo caso di madre in figlio. Il figlio e i nipoti della Sora Lella stanno portando avanti la tradizione che nonna ha lasciato non solo come ristoratrice ma anche come attrice e artista a tutto tondo. Mauro Trabalza debutterà al Teatro Garbatella il 15 ottobre con lo spettacolo “L’Acqua e la Farina” dedicato alla nonna Lella e allo zio Aldo. Un tesoro immenso che si racchiude in una narrazione densa di mondo ed emozioni che traghetterà lo spettatore in quel magico mondo romano fatto di cose genuine e pure. Mauro ci racconta e si racconta con il suo fare avvolgente e autentico.

Perché raccontare, con un lavoro teatrale, la storia e la vita della propria famiglia?

Per affetto e per amore.

Come prende vita quest’opera teatrale?

Tutti i ricordi che hanno delineato lo spettacolo sono tratti dal libro di mio padre, dove ha raccolto in trama narrativa la storia della nostra famiglia. La mia idea è stata quella di creare una rappresentazione teatrale. Il tutto prende vita dalla famosa leggenda metropolitana che riteneva non scorrere buon sangue tra i due fratelli Aldo e Lella.

Tanto che …

Un pochetto “me ce rode”, perché non è vero. Seppur Aldo avesse un carattere duro, tra loro c’era tanto amore. Aldo non era solo un fratello, con le sorelle minori aveva un amore quasi paterno soprattutto con nonna che era la più piccola. Avevano perso in giovanissima età il padre, così Aldo, all’epoca aveva solo dieci anni, si fece carico di crescere le tre sorelle minori. C’era un rispetto verso il fratello quasi reverenziale ma con infinito rispetto e amore.

In altre parole …

Questa cosa nasce per far comprendere, attraverso un vissuto autentico e reale, la verità su questo rapporto e sul senso e il significato che i fratelli Fabrizi davano alla famiglia. Ho vissuto molto mia nonna non solo da bambino ma anche da adulto così come è stato per zio Aldo.

Ci regali qualche ricordo?

A Natale e a Pasqua ci ritrovavamo tutti insieme, portavamo i regali di nonna che consistevano in abbacchio al forno e altre specialità romane. Ricordo ancora lo sguardo dei due fratelli quando zio Aldo veniva a trovarci in trattoria. Era uno sguardo che parlava senza parole, loro restavano anche più di un minuto a guardarsi senza dire nulla ma si capivano, si raccontavano, si narravano di là dalla parola. Nonna aveva verso il fratello un grande rispetto e un infinito amore. Si sentiva spesso, non passava domenica che non si telefonavano o non si vedevano.

Allora perché questa credenza?

Sono forse nate da qualche affermazione. Sa come si dice a Roma: “la gente poi ci ricama!”.

Quanto sei emozionato per la prima teatrale?

Tanto, tantissimo. Mi sono commosso nel leggere il copione e sono davvero felice perché ho compagni di viaggio meravigliosi, noi “famo tutto col còre”.  Il regista Antonio Nobili con Mary Ferrara, Luigi Nicholas Martini, Alessio Chiodini, Enrico Tamburini e Ilaria Mariotti, è un gruppo fantastico che lavora “de còre e col còre” così l’emozione si trasforma in gioia. Pensa alle prove è come se fossi trasportato in quella realtà, i ricordi sono così vivi che a volte i lacrimoni scendono giù senza che me ne accorga, tutto è così immensamente avvolgente dal ricordo e dall’emozione. È un sentire perfettamente unico.

Perché?

C’è il mio primo debutto in teatro anche se non sono novizio davanti al pubblico perché ho fatto molte ospitate televisive. Però qui è diverso.

Tu quale ruolo hai?

Interpreto me stesso, anche se in teatro la cosa è diversa dal mondo della vita. Ciò nonostante, sperimento quello che vivo ogni giorno nel ristorante.

I clienti del ristorante vi chiedono nulla della vostra storia?

I clienti ogni giorno ci chiedono aneddoti di nonna. C’è una vera e propria processione, a volte, le persone vengono solo per fare le foto, per assaporare quello spaccato di storia romana che ormai è diventata famosa in tutto il mondo. La gente da noi si fidanzava, si incontrava, faceva conversazione e il ristorante è pregno dell’energia di nonna e di papà. Qui ancora oggi, aleggia lo spirito di nonna insieme al profumo dell’amatriciana.

Debutterete al Teatro la Garbatella il 15 ottobre con una replica il 16 ottobre?

Pensa lo spettacolo doveva andare in scena due anni fa, ma il Covid-19 ha bloccato tutto e adesso ci siamo, manca davvero poco. Credimi è una cosa che da due anni a questa parte stava dentro di me, come se io la chiamassi giorno dopo giorno. La cosa particolare è che a ottobre uscirà anche il libro di mio fratello Renato, chef del ristorante, dove sono racchiuse cinquanta ricette che ci hanno tramandato papà e nonna. Lui ha fatto un lavoro straordinario. È tutto un insieme di emozioni e allegria, di vita e ricordo, di passato che si fonde nel presente costruendo avvincenti viatici non solo per noi ma per tutte le persone che amano la Sora Lella e zio Fabrizio.

Quanto è difficile oltre a essere figlio di … essere anche nipote di …?

Mio padre ha sempre insegnato a me e ai miei fratelli, siamo quattro, una cosa importante: l’umiltà. È una cosa che non mi tocca perché io ho vissuto mia nonna come la nonna non come l’attrice dei film di Verdone o la sorella di Aldo Fabrizi. Lei per me e i miei fratelli era nonna e basta, il suo successo era altra cosa. Insieme a nonna ho vissuto dei momenti indimenticabili che sono traccia e memoria dentro di me oltre che profondo insegnamento.

Quanto è importante la famiglia?

Credo molto nelle radici nella famiglia, io ho avuto la fortuna di avere nonna che ci raccontava tutto. Ne ho fatto tesoro e quei ricordi, fanno parte di me.

Perché: “L’acqua e la Farina”?

L’idea nasce da Antonio Nobili. Posso risponderti con una battuta tra la Sora Lella e zio Aldo.

Lella: “Vedi io e te siamo come l’acqua e la farina…”.

Aldo: “L’acqua e la farina?”

Lella: “Si, du cose diverse, completamente diverse quanno stanno lontane, ma quanno stanno insieme…”.

Aldo: “Danno vita ar pane…la cosa più bella del mondo”.

Tutto questo per dirti che insieme due elementi come l’acqua e la farina creano una sinfonia perfetta, basta solo pensare a quanto è buono il pane. In quel pane c’è tutta la romanità, ci sono le radici profonde di una famiglia che possono appartenere a tutte le famiglie. Due elementi che se separati non danno vita a nulla, un po’ come gli esseri umani, da soli è difficile creare qualcosa di bello. Dalla famiglia prendiamo tutto ciò che ci permette di costruirci persona e vivere nel mondo della vita.

Hai pensato a un lungometraggio?

No, ma mai dire mai. In futuro potrebbe nascere qualcosa.

Cosa vuoi trasmettere con il tuo lavoro teatrale?

Il messaggio è quello di riscoprire una Roma che con il tempo si è smarrita ma ancora abita dentro il cuore di tutti i romani. Basta poco far farla riemergere.

Come si può interpretare l’essenza della romanità?

Volemose bene col còre!”. Un po’ tutta l’Italia è così. Nonna e zio Aldo non sono solo i simboli di Roma, sono conosciuti in tutta Italia ed all’estero. Sora Lella è la nonna di tutti.

Perché la Sora Lella ha iniziato a fare la ristoratrice?

Il tutto è nato in tempo di guerra, lei amava cucinare. A volte preparava delle cose per i vicini, altre volte gliele commissionavano, da lì poi c’è stata l’occasione di aprire la prima trattoria. Una passione diventata lavoro.

Ci racconti un aneddoto?

A volte, quando nonna cucinava, l’odore riempiva di buono il condominio così spesso le chiedevano che cosa avesse fatto. Una volta si affacciò e disse: “ah oh, ho fatto lo spezzatino, se me lo vado a impegnà mi danno un tanto al peso”. Così dopo un po’ di tempo mia nonna prese il ristorante a Piazza della Cancelleria, da lì tutto ha avuto avvio. Poi papà, pur volendo fare l’architetto, è andato a lavorare con nonna dando il via a tutto questo successo e tradizione. Mio papà è stato anche un poeta.

Una famiglia molto creativa. Ti faccio l’ultima domanda: da grande cosa farai?

Vorrei dedicarmi alla mia passione: la fotografia, e poi, perché no, iniziare a fare l’attore. Anche nonna Lella ha iniziato in tarda età, non si sa mai!

 

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Parasite: primo film straniero nella storia degli Oscar ad aggiudicarsi la bramata statuetta e a conquistare il mondo intero

Colpo di scena nella notte degli Oscar 2020 che ha visto come protagonista indiscusso il regista sud-coreano Bong Joon-Ho ed il suo lungometraggio Parasite, vincitore in ben quattro categorie. Film che si e` guadagnato il consenso ed il rispetto internazioanli.

Una vera e propria impresa quella del neo regista Bong, che e` riuscito a battere film del calibro di Joker e Once Upon a Time…in Hollywood. Parasite e` infatti soltanto la sua settima opera, eppure si e` tranquillamente fatto strada tra nomi di registi come Quentin Tarantino e Martin Scorsese. Quest`ultimo citato poi dallo stesso filmmaker al momento del discorso finale conseguente alla vittoria. Bong Joon-Ho infatti, anni prima, in veste di studente e membro della societa` di cinema universitaria, era cresciuto come artista custodendo i preziosi insegnamenti dell`ormai collega statunitense.
Il segreto del regista, e causa di questo notevole successo, e` stato senz`altro quello di riuscire a mettere d`accordo tutti. Dalla critica piu` esigente, alla porzione di pubblico dedicata agli spettatori semplicemente alla ricerca di qualcosa di piacevole da guardare. La persistenza dell`estremo ed una narrativa fondata su temi di critica sociale sono stati gli ingredienti chiave per il raggiungimento di questo obiettivo. Tematiche, quelle esplorate, che in un modo o nell`altro toccano delle corde dolenti in tutti noi. Alcuni dei suoi film riconosciuti maggiormente a livello internazionale, come Snowpiercer (2013) ed Okja (2017), distribuito dalla Netflix, esploravano infatti problemi legati alle tragiche condizioni ambientali in cui si trova il mondo tutt`oggi.
Parasite non fa eccezione. Al contrario delle pellicole appena citate, pero`, la critica e` rivolta verso le tipiche dinamiche sociali proposte dalla quotidianita` vissuta direttamente da Bong. Ispiratosi alle convenzioni e allo stile di vita della popolazione coreana, esso riguarda le vicende di individui appartenenti a diverse classi sociali e tutti inevitabilmente accomunati dalla loro insaziabile avidita`. Situazione che non risulta poi difficile  da inserire nella realta` sociale di molti altri Paesi.
L`altro fattore che va necessariamente menzionato come principale causa della buona riuscita dei suoi lavori e` certamente l`estremizzazione. Quasi ogni interpretazione artistica di Bong Joon-Ho sembra avere come requisito principale l`esagerazione, il superamento del limite. Concetto, quest`ultimo, reso ben noto e visibile dall`intelligente combinazione di tecniche cinematiche all`interno di Parasite. Ogni epilogo presenta almeno un fattore estremo, un qualcosa di inaspettato. In Snowpiercer si viene presi alla sprovvista dalla morte di quasi tutti i passeggeri che si trovavano sul treno spaccaghiaccio. Nel film vincitore dell`Academy Award 2020 vediamo un membro della famiglia Kim accoltellare l`uomo per cui lavorava, per poi vederne un altro brandire un coltello da cucina contro una ragazza; il tutto inserito proprio al culmine di una delle scene finali, in cui Bong ci inganna mettendo in scena un classico finto lieto fine. In Okja l`esagerazione e` stata, al contrario, applicata, piuttosto che alla narrativa, all`estetica stessa del film e, piu` nello specifico, dei suoi interpreti. Il trucco, i costumi e i dialoghi che definiscono i personaggi sono stati studiati appositamente per contraddire quella che e` la loro vera natura, volti a mettere in risalto la loro ipocrisia.
Questi due aspetti, cosi` come molte altre calibrate scelte stilistiche, hanno valso a Bong Joon-Ho la possibilita` di sollevare ben quattro statuette dell` Accademia; avvalendosi pertanto del titolo come Miglior Regista, accompagnato da riconoscimenti per la Miglior sceneggiatura, il Miglior film ed infine il Miglior film internazionale. Gli ultimi due vinti per la prima volta nella storia del cinema dallo stesso lungometraggio.

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Tatiana Itagliana: Parla come mangi

Spesso i telegiornali propinano sigle, anglicismi e tecnicismi di difficile comprensione, specialmente per il pubblico generalista. Il linguaggio tecnico investe qualsiasi professione, dall’economia alla finanza, dalla scienza alla medicina, dal commercio alle discipline umanistiche. Ma è un gergo che andrebbe evitato se il pubblico non è del settore, a maggior ragione se si tratta di Tatiana Itagliana.

Interpretata dall’attrice Maria Chiara Montagnari, Tatiana è una povera domestica proveniente dall’immaginario paese di Prudezia: cosa potrà mai capire delle notizie economiche? Stanca di sentirsi stupida, anche Tatiana tenta la strada del giornalismo.

Tatiana Itagliana si trova su Instagram e TikTok @tatianaitagliana, oltre che su YouTube

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Tatiana Itagliana: Fanta-lavoro

Nel primo trimestre 2022 ci sono 170mila occupati in più, dice l’Istat, ma nel tempo il numero di occupati è sceso sotto i 23 milioni di lavoratori su 59 milioni e 641mila abitanti. L’Italia è sempre più precaria e un italiano su due ha intenzione di cambiare lavoro. Non è un buon segno, che dimostra come le condizioni di lavoro nel nostro Paese siano in continuo declino, così come il mercato del lavoro.

Oggi Tatiana Itagliana, nome d’arte dell’attrice Maria Chiara Montagnari, entra in libreria a chiedere del testo “L’Italia fondata sul lavoro“. Un titolo di fantasia che però richiama l’articolo 1 della nostra Costituzione, in un momento storico in cui siamo lontani da quel significato originario: assicurare a tutti la possibilità di lavorare, perché tutti i lavoratori devono essere nelle condizioni materiali e spirituali di contribuire all’organizzazione della vita politica, economica e sociale del Paese.

Tatiana Itagliana si trova su Instagram e TikTok @tatianaitagliana, oltre che su YouTube

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Tatiana Itagliana: Sicurezza sul lavoro

Investire nella sicurezza sul lavoro è un dovere fondamentale di ogni azienda per prevenire rischi e infortuni, sostenere costi sociali minori per incidenti e malattie professionali, ma anche solo per non essere sanzionata! Certo il quadro normativo non è mai di facile interpretazione, specialmente per Tatiana Itagliana, personaggio sortito dalla mente dell’attrice Maria Chiara Montagnari. Continue reading…

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Tatiana Itagliana: Contratto igienico

Prosegue la collaborazione tra Assotutela e l’attrice Maria Chiara Montagnari, in arte “Tatiana Itagliana“, con una serie di video comici inerenti ai temi sociali più cari alle categorie disagiate. Oggi si parla del contratto, uno strumento indispensabile di tutela per il lavoratore, ma anche per il datore di lavoro: un’intesa che non deve lasciare “a piedi” nessuna delle parti. Continue reading…

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Noto hairsylist romano a Missione Beauty:Riflettori accesi su Maritato Alessandro Entoony 

a2Maritato Alessandro Entoony è il secondo classificato della prima edizione dell’innovativo talent show targato Rai Due “Missione Beauty”. Condotto da Melissa Satta insieme a tre giudici d’eccezione: Manuele Mameli (Celebrity Fashion Make-up Artist e Glam Artist personale di Chiara Ferragni), Elisa Rampi (Celebrity Hair-stylist & Make-up Artist) e Guido Taroni (fotografo di moda e di interior design). Continue reading…