Scienza e Medicina

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Lucia Azzolina: serve un alleanza stabile tra scuola e sanità

Lucia Azzolina ha lanciato la proposta “di incentivare, per il presente e per il futuro, un’alleanza stabile tra scuola e sanità, perché la salute e l’istruzione non possono essere viste come interessi contrapposti. “Potranno verificarsi – ha affermato il ministro dell’Istruzione alla Camera – di settimana in settimana, ipotesi di sospensione delle attività didattiche in presenza delle nostre classi. Non vanno creati allarmismi”. Continue reading…

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Nanomateriali? Non causano danni gravi agli organismi

 Uno studio coordinato dal Cnr, con l’Istituto di biochimica e biologia cellulare (Ibbc) di Napoli e l’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica (Irib) di Palermo, pubblicato su Small, ha indagato i rapporti tra nanoparticelle e sistema immunitario di diversi esseri viventi, scoprendo reazioni simili e assenza di effetti patologici irreversibili. Un riscontro che ne incoraggia l’uso in medicina. Continue reading…

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Coronavirus. Regimenti (Lega): “Plauso a ricercatori ‘Bambino Gesù’ per scoperta nuova patologia infiammatoria bimbi”

“Un plauso ai ricercatori del ‘Bambino Gesù’, che in collaborazione con il Karolinska Institutet di Stoccolma, hanno identificato il
profilo immunologico e il funzionamento di una nuova patologia infiammatoria
vascolare, la MIS-C (Multisystem Inflammatory Syndrome in Children), che
colpisce i bimbi che hanno contratto il Covid-19”. Continue reading…

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Scoperto un nuovo meccanismo per la sindrome da deficienza CDKL5

La CDD è una grave encefalopatia genetica che colpisce i bambini subito dopo la nascita, priva di una cura risolutiva. Finora si riteneva che i sintomi fossero dovuti ad un’alterata azione cerebrale. Uno studio pubblicato su Science Translational Medicine, frutto di una collaborazione internazionale con la partecipazione di Istituto di neuroscienze del Cnr di Pisa e Università di Firenze, ha scoperto che le cellule che fungono da sensore per il dolore sono anch’esse fortemente coinvolte nella patologia Continue reading…

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SANITÀ. SAN CARLO NANCY: CON NAVIO 150 IMPIANTI PROTESI GINOCCHIO ENTRO 2020

OSPEDALE ROMANO RIFERIMENTO CHIRURGIA ROBOTICA PER CENTROSUD ITALIA

Roma – Un nuovo robot entra in sala operatoria all’Ospedale San Carlo di Nancy, ospedale di Roma accreditato con il Ssn: si tratta del sistema robotico Navio per la chirurgia protesica del ginocchio, sia per le protesi totali che per le protesi monocompartimentali ossia parziali. Dopo l’introduzione di circa un anno fa del Robot da Vinci per la Chirurgia Urologica, il nosocomio e’ infatti il primo ad introdurre l’avanguardia del sistema Navio nella capitale e l’unico a

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Adulti e bambini devono mangiare cinque volte al giorno: colazione, spuntino, pranzo, spuntino e cena

Saltare una delle tappe indicate è “correlato positivamente con un aumentato rischio di obesità, perché la distribuzione giornaliera dei pasti è uno dei fattori che possono contribuire meglio alla qualità della dieta. Cinque occasioni alimentari al giorno sono dunque ideali per una corretta distribuzione di energia e nutrienti”. Continue reading…

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ASSOCIAZIONE RIABILITATORI INSUFFICIENZA RESPIRATORIA (ARIR): UN DOCUMENTO DI CONSENSO CONFERMA L’IMPORTANTE RUOLO DELLA RIABILITAZIONE RESPIRATORIA NEI PAZIENTI COVID-19

Un Documento di Consenso italiano pubblicato su una prestigiosa rivista indicizzata ha confermato che anche nei pazienti Covid 19, “come nelle altre principali patologie respiratorie, la riabilitazione respiratoria interpreta un ruolo importante nella promozione della ripresa della vita quotidiana e nel miglioramento del reinserimento nella comunità aumentando la mobilità, l’autonomia e la qualità della vita correlata alla salute”.
Il Documento di Consenso “An Italian consensus on pulmonary rehabilitation in COVID-19 patients recovering from acute respiratory failure: results of a Delphi process” (Monaldi Archives for Chest Disease 2020, volume 90:1444), confermando la centralità dell’intervento riabilitativo, ha preso il via dalla necessità condivisa di avere raccomandazioni di elevata qualità sulla riabilitazione respiratoria (RR) nei pazienti con Covid.19 dopo l’uscita dalla fase acuta ed anche in seguito all’eventuale dimissione dalla terapia intensiva.
Firmato come primi autori da Michele Vitacca (Responsabile Divisione di Pneumologia Riabilitativa ICS Maugeri IRCCS, Lumezzane, Brescia), Marta Lazzeri (Presidende ARIR e Fisioterapista Respiratoria, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano) ed Eugenio Guffanti (membro attivo di SIP e già responsabile della Pneumologia Riabilitativa di Casatenovo, Lecco), lo studio ha coinvolto una serie di professionisti esperti che operano in ospedali d’eccellenza italiani tra cui l’Istituto Nazionale Ricovero e Cura per Anziani-IRCCS di Casatenovo (LC); la Clinica di Epidemiologia dell’Istituto Ortopedico Galeazzi-IRCCS, Milano; l’Istituto di Riabilitazione Villa delle Querce, Nemi (RM); la Fondazione Don Carlo Gnocchi, Milano e Firenze; l’Ospedale Maggiore di Crema (CR); l’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, Salerno; l’Azienda Ospedaliera dei Colli-Monaldi, Napoli; l’Università di Modena e Reggio Emilia.
Il Documento è l’espressione della collaborazione di società scientifiche di pneumologi e fisioterapisti: ARIR (Associazione Riabilitatori dell’Insufficienza Respiratoria), AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri), SIP (Società Italiana di Pneumologia), AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti) e SIFIR (Società Italiana di Fisioterapia e Riabilitazione).
“Il processo di elaborazione delle raccomandazioni aveva l’obiettivo di coinvolgere una serie di Centri italiani dedicati alla riabilitazione respiratoria al fine di rafforzare un network virtuoso di competenze, esperienza, ricerca e sviluppo da mettere al servizio dei nostri amministratori, politici e pagatori” ha commentato Michele Vitacca, “Lo sforzo profuso in poche settimane ha prodotto suggerimenti che tanti colleghi nel mondo ci stanno chiedendo con grande ansia e riconoscenza”.
Questi esperti (in tutto 30 professionisti, con questa rappresentanza multiprofessionale: pneumologi-40%, fisioterapisti respiratori-36%, fisioterapisti-10%, metodologi-7% e psicologi-7%) hanno revisionato la letteratura scientifica internazionale indicizzata (e reperibile su PubMed) pubblicata su Covid.19 tra il 1 dicembre 2019 e il 6 aprile 2020. Hanno selezionato 121 quesiti su quattro aree di riferimento (dispositivi di protezione individuale, fenotipizzazione, valutazione, interventi), e su questi hanno coinvolto con un Delphi round un team internazionale di panelists formato da 10 pneumologi e 10 fisioterapisti respiratori provenienti da Italia, Spagna, Regno Unito, Portogallo e Usa.
“Il Documento appena pubblicato ha espresso elementi di consenso molto chiari” ha sottolineato Eugenio Guffanti, “sicuramente una corretta fenotipizzazione può condurre ad una precisa individuazione del timing dell’intervento di riabilitazione respiratoria per pazienti che possono beneficiare da un intervento precoce, mentre non sono stati identificate controindicazioni alla messa in atto di tali percorsi”. Inoltre l’intervento riabilitativo può incidere e ridurre il potenziale impatto di comorbidità (soprattutto neurologiche e cardiovascolari) sul paziente. Il Documento di Consenso pone ovviamente anche molti quesiti a tutti coloro che si occupano di healthcare, sottolineando l’utilità dell’integrazione multidisciplinare soprattutto nell’ambito del follow up. Non sono state tralasciate tematiche legate alla telemedicina e alla teleriabilitazione, nuovi approcci che possono offrire interessanti risultati e sviluppi, ma occorre che alcuni ostacoli siano superati, tra cui: la tecnologia deve essere facilmente disponibile per il maggior numero di pazienti assicurando la massima sicurezza; devono essere chiariti i profili di responsabilità medico-legale oltre a dover essere inserita in un corretto processo di valutazione economica.
La conclusione del Documento, sottolinea che “la drammatica diffusione dell’epidemia con le sue conseguenze cliniche e l’impatto socio-economico sta guidando allo sviluppo di chiare ed effettive misure che possano ridurre l’impatto del Covid.19 su pazienti e famiglie. I centri di cura e riabilitazione devono avere la capacità e la flessibilità di rispondere con le migliori competenze disponibili a tutti i bisogni dei pazienti, nel più appropriato setting, utilizzando le migliori tecnologie disponibili. Come nelle altre principali patologie respiratorie, la riabilitazione respiratoria interpreta un ruolo importante nella promozione della ripresa della vita quotidiana e nel miglioramento del reinserimento nella comunità aumentando la mobilità, l’autonomia e la qualità della vita correlata alla salute”.
“Il fisioterapista respiratorio ha lavorato a fianco dello pneumologo in tutta l’emergenza Covid.19”, è il commento di Marta Lazzeri al Documento “e sono risultate oltremodo preziose le competenze e le esperienze maturate precedentemente nel trattamento di condizioni di insufficienza respiratoria acuta e/o cronica con diversa eziopatogenesi (pazienti con fibrosi polmonare, riacutizzazione di BPCO, interstiziopatie, pazienti reduci da insufficienza respiratoria acuta con difficile svezzamento…), ma con manifestazioni clinico funzionali non dissimili a quelle osservate nei pazienti Covid.19. Il lavoro che abbiamo pubblicato è stato impegnativo anche perché prodotto in tempi molto rapidi, con l’obiettivo di fornire indicazioni chiare e dare supporto soprattutto ai fisioterapisti che non possiedono specifiche competenze in ambito respiratorio ma che in questo momento di emergenza sono coinvolti nella gestione di questi pazienti. Un altro tassello nel percorso di diffusione della cultura respiratoria che ARIR persegue da oltre 30 anni”.
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SANITA’. ADRIANI (GEMELLI ROMA): DOLORE GINOCCHIO, PRIMA PERCORSO CONSERVATIVO

Roma – Il dolore al ginocchio puo’ essere un problema comune e coinvolgere persone di qualsiasi eta’ ma dietro qualche fastidio puo’ celarsi un problema piu’ importante che non va sottovalutato. Anche perche’ la precocita’ d’intervento, conservativo o chirurgico, e’ essenziale al superamento del problema. Per capire quali sono le novita’ nel campo chirurgico e protesico che riguardano il ginocchio l’agenzia di stampa Dire ha raggiunto via skype il Professor Ezio Adriani, Direttore del Centro di Traumatologia dello sport e Chirurgia del ginocchio del Policlinico A. Gemelli IRCCS di Roma.

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Gambe stanche e pesanti: attenzione alla Malattia Venosa Cronica. La prevenzione e l’informazione viaggiano su Facebook

Prendersi cura della salute delle gambe è importante a qualunque età. In agguato c’è la Malattia Venosa Cronica (MVC), che consiste nel ristagno del sangue venoso che non riesce a risalire verso il cuore per un insufficiente funzionamento delle valvole venose e delle pompe muscolari degli arti inferiori. Insidiosa e potenzialmente pericolosa, colpisce 19 milioni di italiani (10-50% degli uomini, oltre il 50% delle donne). Una malattia non riconosciuta, trascurata e spesso considerata all’inizio come un problema estetico e, quindi, non curato.

Il Gruppo Servier in Italia, azienda leader in ambito vascolare e storicamente impegnata per la salute delle gambe, ha deciso di promuovere nel mese di luglio una serie di attività informative e promozionali: un servizio di informazione e sensibilizzazione per aumentare la conoscenza e la consapevolezza della patologia, fare prevenzione primaria e prevenire le complicanze attraverso la pagina Facebook dedicata “Riscopri le tue gambe”.

Gli angiologi Elia Diaco e Pier Luigi Antignani terranno una serie di dirette Facebook (20, 22, 27, 28 luglio) sulle problematiche legate alla Malattia Venosa Cronica con informazioni e consigli per rispondere a dubbi e quesiti degli utenti, interagendo in tempo reale con loro.

Inoltre per la prima volta Servier approda anche in televisione con una campagna dedicata al suo prodotto leader nella Malattia Venosa Cronica, per diffondere il messaggio legato “all’importanza di tornare a camminare in leggerezza” in un periodo come l’estate, quando le complicanze della patologia si accentuano.

Una malattia, quella Venosa Cronica, sottovalutata e molto spesso non riconosciuta: i primi sintomi sono prurito, bruciore, dolore, senso di pesantezza delle gambe e crampi notturni.

“Si tratta di sintomi generici che vanno inquadrati dallo specialista, angiologo o chirurgo vascolare, che si possono manifestare a tutte le età, nelle donne in genere compaiono dopo la gravidanza – dichiara Pier Luigi Antignani, Presidente FIV, Fondazione Italiana Vascolare e Presidente Onorario SIDV, Società Italiana di Diagnostica Vascolare – la MVC è la terza patologia più diffusa dopo allergie e ipertensione, eppure solo una persona su tre sa di essere malata e segue uno stile di vita e terapie farmacologiche idonee, che vanno attuate precocemente ancora prima che compaiano i capillari dilatati sulle gambe, per prevenire le temibili complicanze, quali varici, tromboflebiti e ulcere altamente invalidanti”.

La visita angiologica serve ad inquadrare il paziente e a individuare i fattori di rischio, primo tra tutti la familiarità, ma anche i fattori ormonali, l’attività lavorativa, l’eccessiva attività agonistica, che possono portare ad un’alterazione del sistema venoso. Gli accertamenti strumentali si avvalgono dell’ecocolordoppler degli arti inferiori, che va eseguito rigorosamente a paziente sdraiato e in piedi. 

Accertata la diagnosi è fondamentale partire dal cambiamento dello stile di vita associandolo all’utilizzo delle calze contenitive e all’assunzione di terapie farmacologiche qualora prescritte dallo specialista. In particolare, la frazione flavonoica purificata micronizzata, un vasoprotettore che agisce sia sui sintomi che sulle cause, conferisce rapidamente sollievo sul senso di pesantezza, sui crampi e sul dolore fornendo anche un beneficio importante sull’edema, disinfiammando le pareti dei vasi. 

Nei casi in cui la situazione è progredita con la formazione di varici venose, dilatazioni che si formano a seguito della MVC, dolorose specie nel periodo estivo, si deve intervenire chirurgicamente. Una terapia innovativa della quale in questi ultimi anni è stata dimostrata la comprovata efficacia è la scleromousse, che può essere praticata ambulatorialmente, solo da mani esperte, senza tagli e senza anestesia.

“La scleromousse – spiega Elia Diaco, angiologo e chirurgo vascolare – è una tecnica innovativa che può sostituire in tutta sicurezza tranquillamente lo stripping e il laser su vene di diametro da 7 millimetri a 2 centimetri con ottimi risultati.  Si inietta all’interno un liquido sclerosante schiumoso che agisce sulle pareti della branca varicosa e forma un trombo chimico che nel giro di qualche mese viene distrutto da cellule chiamate macrofagi e la vena varicosa scompare. Naturalmente va praticata da personale molto esperto e in maniera eco-guidata”.

Sulla pagina Facebook “Riscopri le tue gambe” (www.facebook.com/riscopriletuegambe) sono disponibili risorse informative e consigli sulla malattia Venosa Cronica e sul benessere delle gambe.

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TERAPIA INTENSIVA COVID-FREE ALL’OSPEDALE DI BERGAMO: LA FINE DI UN INCUBO

All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il reparto di terapia intensiva non ha più pazienti contagiati dal coronavirus. Proprio uno degli ospedali più colpiti “festeggia” questo importante traguardo dopo ben 137 giorni dal primo ricovero avvenuto domenica 23 febbraio.

Restano tuttavia ricoverati alcuni pazienti colpiti dal virus, ma ormai negativizzati; lo rende noto lo stesso nosocomio.

Il direttore generale della terapia intensiva Maria Beatrice Stasi, con il direttore sanitario Fabio Pezzoli ed il direttore del Dipartimento di Emergenza urgenza e area critica Luca Lorini, simbolicamente celebrano con un minuto di silenzio tutte le vittime e con un applauso il duro lavoro svolto da tutta l’equipe medica e dagli operatori della rianimazione. Si contano in totale circa 400 persone impegnate nelle terapie intensive del Papa Giovanni, tra medici, infermieri, operatori di supporto e personale delle pulizie. quella che  alla presenza di una rappresentanza degli operatori delle terapie intensive.

Spiega Luca Lorini, direttore del Dipartimento Emergenza urgenza e area critica dell’Asst lombarda tra le più colpite dal covid-19, che quell’applauso è volto a rappresentare una giornata estremamente importante, definendolo: “Un applauso liberatorio di tutto il personale”.                                                                                                                              Perché tutti quanti tra medici e infermieri, personale e tecnici, si sono uniti in una forza unica per combattere questo nemico terribile. Annunciando: “la vittoria è arrivata”. 

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L’impronta dell’Antropocene sul monte Elbrus in Caucaso

Una serie di fragranze e idrocarburi policiclici aromatici derivati da prodotti per la cura personale di largo consumo presenti in una carota di ghiaccio campionata sull’altura caucasica, è stata quantificata dai ricercatori dell’Istituto di scienze polari del Cnr e dell’Università Ca’ Foscari Venezia: i profili di concentrazione misurati dagli anni ’30 del 1900 fino al 2005 seguono lo stesso trend degli idrocarburi policilici aromatici (PAHs) prodotti della combustione e delle attività industriali, con un aumento ben visibile a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, coincidente con l’inizio della “Grande accelerazione”; I risultati sono pubblicati su Scientific Reports.

I cambiamenti climatici e del territorio provocati dall’impatto umano sulla Terra segnano l’inizio di una nuova era geologica, l’Antropocene. Le tracce delle attività antropiche, come i residui di materiali plastici e di inquinanti organici e inorganici, sono presenti in quasi ogni angolo del Pianeta, anche nelle aree più remote. La criosfera, in particolare, è un “archivio” importante per i composti di origine antropogenica, perché gli aereosol e le molecole trasportati dall’atmosfera vengono preservati dalle deposizioni nevose, accumulatesi nel corso degli anni.

In un lavoro pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) assieme ai colleghi dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dello U.S. Geological Survey di Denver, dell’Università di Grenoble e dell’Istituto di geografia dell’Accademia russa di scienze hanno analizzato il contenuto di una carota prelevata sul ghiacciaio del monte Elbrus in Caucaso in idrocarburi policiclici aromatici (PAHs) – traccianti classici della contaminazione umana derivanti principalmente dalla combustione – e in fragranze utilizzate quotidianamente per la cura della persona – i cosiddetti inquinanti emergenti – ricavando i corrispondenti profili di concentrazione dagli anni ’30 del 1900 fino al 2005.

“Abbiamo dimostrato come la criosfera possa registrare i segnali antropici derivanti non solo da processi industriali e da combustioni, ma anche da attività molto più quotidiane, come l’utilizzo di saponi, detersivi o creme. Alcuni componenti sufficientemente volatili e poco degradabili di questi prodotti possono essere trasportati dall’atmosfera anche a grandi distanze”, spiega Marco Vecchiato, ricercatore Cnr-Isp, tra gli autori dello studio.

Le masse d’aria che interessano il sito del monte Elbrus (5.642 m slm), infatti, arrivano dall’area mediterranea, dal Medio Oriente, ma soprattutto dell’Europa dell’Est. La distribuzione delle molecole derivate dai prodotti per l’igiene personale nella criosfera è poco nota e non sono stati riportati finora studi su carote di ghiaccio in letteratura. L’analisi contestuale dei PAHs, inoltre, ha permesso un paragone diretto fra le concentrazioni delle fragranze rivelate con il trend dei composti policiclici aromatici, noti traccianti ambientali.

Sono state individuate 17 molecole componenti le diverse fragranze sulla base della loro stabilità chimica, volatilità e persistenza. Le analisi sono state effettuate su campioni ricavati dalla carota di ghiaccio prelevata nel 2009 all’interno di una speciale “clean-room” presente nel Dipartimento di scienze ambientali, informatica e statistica dell’Università Ca’ Foscari Venezia interamente rivestita in acciaio e appositamente progettata per l’analisi di contaminanti organici in tracce.

“Le concentrazioni delle fragranze individuate sono aumentate considerevolmente dagli anni ’30 fino al 2005, in particolare per quanto riguarda il benzil-, l’amil- e l’esil- salicilato. La deposizione di questi composti è aumentata in media di 20 volte nel periodo preso in esame. Abbiamo stimato un flusso totale di fragranze di circa 20 μg per anno negli strati inferiori della carota, attribuendolo a valori di fondo, ma tale valore è aumentato fino ad un picco di 565 μg per anno negli strati corrispondenti alle deposizioni più recenti”, spiega Vecchiato. La variazione diventa visibile a partire dagli anni ‘50 del 1900 e coincide con l’inizio della cosiddetta “Grande Accelerazione”: “Ciò è in linea non solo con altri traccianti antropici, come i solfati o il black carbon precedentemente analizzati nella stessa carota, ma più in generale con il trend globale dell’Antropocene”.

La dinamica delle concentrazioni di questi composti è stata influenzata anche dall’andamento della situazione socio-economica verificatasi nell’est Europa, con una riduzione delle emissioni nei periodi di gravi crisi. “Se il trend generale è in crescita, vi sono tuttavia 2 periodi in cui i flussi dei contaminanti diminuiscono: il primo, negli anni ’70, coincide con “l’era della stagnazione” avvenuta durante il governo Brezhnev, mentre il secondo si è verificato negli anni ’90 in seguito alla disastrosa crisi economica e sanitaria dopo la caduta dell’URSS. Negli anni seguenti però, le deposizioni sia di fragranze, che di PAH sono rapidamente tornate a crescere”, conclude il ricercatore Cnr-Isp. Lo studio è stato finanziato dal progetto MIUR-FISR “ICE MEMORY-An International Salvage Program”.