Scienza e Medicina

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CNR – La terra brucia, roccia più calda e meno stabile

È stato misurato l’attimo esatto in cui scompare il permafrost in una grotta delle Alpi Giulie. Il risultato, pubblicato dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar) e dall’Università dell’Insubria sulla rivista Progress in Physical Geography: Earth and Environment, ci dice che la temperatura della roccia sotterranea nelle montagne sta cambiando molto rapidamente.  Continue reading…

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CNR – Scoperto il meccanismo di inibizione del trasporto del rame da parte di farmaci antitumorali a base di platino

Il platino si trova nella composizione di importanti farmaci antitumorali e solo una parte di esso raggiunge le cellule malate legandosi al DNA. Un team di ricercatori dell’Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche e del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari ha evidenziato che il platino non assorbito può interferire con il trasporto del rame, elemento vitale per le cellule e per la nostra salute, causando citotossicità o resistenza alla chemioterapia. Continue reading…

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CNR – Fluidi quantistici di luce

Ricercatori Cnr-Nanotec hanno dimostrato che è possibile realizzare una giunzione Josephson in superfluidi quantistici di polaritoni. Analogamente a ciò che avviene tra superconduttori separati da un isolante, è stata osservata, per la prima volta in fluidi di luce interagente, una giunzione Josephson artificiale, dovuta alla differenza di fase fra due fluidi quantistici. Lo studio, è stato condotto in collaborazione con l’Istituto di fisica dell’Accademia polacca delle scienze ed è pubblicato su Nature Photonics Continue reading…

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Fecondazione assistita: metodo Cnr per identificare gli ovociti più sani

L’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche di Trieste, con una nuova sonda che permette l’analisi sull’intera cellula e non solo sulla membrana, identifica una tecnica per riconoscere, in base alle caratteristiche meccaniche, gli ovociti con maggiori probabilità di successo, sia freschi sia dopo il congelamento. La ricerca promette di aumentare l’efficacia del processo, migliorando la selezione degli ovociti utili al raggiungimento di una gravidanza di successo. Lo studio, in collaborazione l’Irccs Burlo Garofolo, è pubblicato sulle riviste Acta BioMaterialia e European Biophysics Journal.  Continue reading…

Dieta per Malattia di Alzheimer

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La famosa Dottoressa  Biologa Nutrizionista Maria Angela Macario ci spiega in questo articolo i recentissimi progressi della ricerca scientifica per trovare la dieta ideale per i tanti pazienti che soffrono di Malattia di Alzheimer.

”La malattia di Alzheimer è la più comune forma di demenza. Insorge più frequentemente dopo i 65 anni di età e colpisce più spesso le donne.
Come tutte le forme di demenza comporta un progressivo decadimento delle funzioni cognitive, a cominciare dalla memoria.
Le sue cause sono ancora ignote, anche se sono stati identificati numerosi fattori che aumentano il rischio di sviluppare la patologia: l’età avanzata, la storia familiare, traumi cranici, stili di vita e condizioni che comportano problemi ai vasi sanguigni.
Ad oggi non esiste una cura per l’Alzheimer: i trattamenti disponibili consentono di alleviare i sintomi e, in alcuni casi, di rallentare la progressione della patologia.
Questi elementi, uniti al progressivo invecchiamento della popolazione in tutto il mondo, ha indotto l’Organizzazione mondiale della sanità a inserire la malattia di Alzheimer (e le demenze più in generale) tra le priorità globali della sanità pubblica.
Oggi, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa 35,6 milioni di persone nel mondo soffrono di demenza. Di queste, il 60-70% (tra i 21 e i 25 milioni) è affetto da Alzheimer. Anche in Italia la patologia ha dimensioni rilevanti: secondo l’Istat circa 1 milione di italiani sono colpiti da questa malattia.
Il numero dei malati è inoltre destinato a crescere. Ciò richiederà un ampio sforzo sanitario ed economico: le demenze hanno infatti costi sociali ed economici elevatissimi. Si stima che nel 2010 abbiano superato i 600 miliardi di dollari. A questi si aggiungono i costi sociali legati all’assistenza che ancora oggi grava soprattutto sui familiari delle persone malate.
Come per tutte le patologie sempre di più la scienza dell’alimentazione si sta muovendo nell’affiancare alla cura della patologia anche uno specifico protocollo dietetico. Negli ultimi anni, sempre di più studi e ricerche si sono concentrati sullo studio di uno specifico protocollo dietetico per pazienti colpiti da malattia di Alzheimer.
Il diabete di tipo 2 e l’obesità sono possibili fattori di rischio per la malattia di Alzheimer e questi possono essere modificati dall’attività fisica e dai cambiamenti nei modelli dietetici, come il passaggio a una dieta mediterranea. Questa dieta include frutta, verdura, olio d’oliva, pesce e consumo moderato di vino. Questi alimenti forniscono vitamine, polifenoli e acidi grassi insaturi. Questa dieta dovrebbe essere in grado di ridurre lo stress ossidativo. La risposta infiammatoria è anche ridotta da acidi grassi insaturi, con conseguente espressione più bassa e una produzione inferiore di citochine pro-infiammatorie. La protezione cardiovascolare è correlata all’azione dei polifenoli e degli acidi grassi insaturi sull’endotelio vascolare. La dieta mediterranea può anche migliorare i fattori di rischio cardiovascolari quali dislipidemia, ipertensione e sindrome metabolica. Questi effetti benefici della dieta mediterranea dovrebbero avere un ruolo nella prevenzione della malattia di Alzheimer. “

Di Maria Angela Macario

Dottoressa

Biologa

Nutrizionista

cusano campus

Rifiuti radioattivi, Ing. Matteocci (ISPRA): “Nel 2015 sono state proposte le aree potenzialmente idonee ai Ministeri competentiRifiuti radioattivi, Ing. Matteocci (ISPRA): “Nel 2015 sono state proposte le aree potenzialmente idonee ai Ministeri competenti”

L’ingegner Lamberto Matteocci, Responsabile del Centro Nazionale sicurezza nucleare – ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), è intervenuto ai microfoni del programma “Legge o Giustizia” su Radio Cusano Campus per spiegare quanto manchi ancora prima di veder realizzato il deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi. “La realizzazione in termine di costruzione ed esercizio è un percorso piuttosto lungo. L’Italia è nella fase della localizzazione, ovvero l’individuazione di un sito idoneo per realizzare un deposito di rifiuti radioattivi di bassa e media attività. Per i rifiuti di più alta attività il progetto prevede la realizzazione di uno stoccaggio di lungo termine sempre nello stesso sito”. Matteocci ha spiegato che “la localizzazione prevede una procedura ben precisa. Il soggetto attuatore, la Sogin, elabora una proposta di Carta Nazionale di Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) sulla base di criteri dettati dall’autorità di regolamentazione competente i cui compiti sono oggi svolti dall’ISPRA. Sulla base di questi criteri, la Sogin ha proposto una serie di aree potenzialmente idonee per la realizzazione del deposito per scorie a bassa e media attività. Questa proposta è stata validata e verificata dall’Ispra e gli esiti sono stati trasmessi nel 2015 Al Ministero dell’Ambiente e a quello dello Sviluppo Economico. La Sogin sta aspettando il nulla osta per pubblicare la carta sulle aree idonee e questo nulla osta deve essere dato dai due Ministeri. Una volta pubblicata la carta comincerà la fase di dibattito”. Insomma, ci vorrò ancora un bel po’ di tempo. “Un deposito di questo tipo fatto a regola d’arte comporta meno pericoli e rischi di una normale discarica- precisa Matteocci – l’impianto, poi, sarà molto più piccolo rispetto a quelli usati da Paesi come Spagna e Francia”. A che punto è la dismissione dei vecchi impianti nucleari? “Sta andando avanti e richiederà ancora del tempo, almeno altri venti anni. Il problema è connesso alla realizzazione del deposito unico. Nel momento in cui si smantella una struttura bisogna aver noto dove collocare i residui di questo smaltimento. Per ora, in assenza del deposito nazionale, vengono smaltite nei depositi dei siti stessi”.