Sanità

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CADAVERE IN PARCO TRE FONTANE, È ITALIANA DI 49 ANNI

Si chiamava Maria Cristina Olivi, 49 anni, italiana. È stato identificato il corpo carbonizzato della donna ritrovato questa mattina nel Parco di Tre Fontane all’Eur. La donna, incensurata, abitava non lontano dal parco e lavorarava in una lavanderia della zona di San Paolo. Le indagini sono per omicidio ma al momento restano aperte a 360 gradi. Gli investigatori della Squadra Mobile non tralasciano alcuna ipotesi. Elementi utili potrebbero arrivare dall’autopsia disposta dal magistrato.

Michel Emi Maritato

IMMIGRAZIONE: A LAMPEDUSA IN NOTTATA ALTRI 310 CLANDESTINI

SBARDELLA E TRAVAGLINI: “SPRAR: DECISIONE DELICATA, SAREBBE SERVITA PIÙ TRASPARENZA E CONDIVISIONE”

“Apprendiamo solo dalle deliberazioni di Giunta che il Comune di Frascati ha aderito al Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Una decisione così importante e delicata avrebbe meritato maggiore trasparenza e condivisione da parte dell’assessore De Carli, magari attraverso un passaggio in commissione così da informare tutti i consiglieri comunali che rappresentano tutta la città. Ci rendiamo conto che trasparenza e condivisione però sono concetti di cui questa Amministrazione ignora completamente il significato, dal momento che finora si è dimostrata allergica alle commissioni, convocate solo su richiesta delle opposizioni. Il mancato passaggio in Commissione ci lascia perplessi: perchè questo silenzio? Aderire allo Sprar è una decisione importante e non scontata per questa amministrazione, vista la massiccia presenza di esponenti di centrodestra. Noi siamo pronti a sostenerla, anche se avremmo avuto piacere di poter partecipare e dare il nostro contributo assieme ai colleghi di opposizione su questo importante modello di integrazione”. Dichiarano il Capogruppo Dem a Palazzo Marconi Francesca Sbardella e il consigliere comunale di E ora Frascati Gianluca Travaglini

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SANITA’, ASSOTUTELA: “LODEVOLE INIZIATIVA DI PREVENZIONE A VILLA TIBERIA HOSPITAL”

“Quando la prevenzione e la cura del paziente sono la stella polare della nostra sanità. Succede al “Villa Tiberia Hospital”, autorevole presidio situato in via Emilio Praga, in zona Montesacro a Roma, dove la direzione amministrativa – guidata da Valeria Giannotta – ha ideato e organizzato una doppia iniziativa sanitaria, aperta alla comunità: lo screening cardiologico per adulti e bambini il 13 aprile, e lo screening urologico 19 aprile, svolte da equipe qualificate che si avvolgono di tecnologia di ultima generazione. Siamo di fronte a una iniziativa davvero lodevole e significativa, a cui la nostra Associazione, sempre in prima linea nella difesa del diritto alla Salute, ha aderito con estremo piacere. Una iniziativa, quella del Villa Tiberia Hospital, che rappresenta un esempio di sanità d’eccellenza, innovativa, che punta sulla prevenzione e sulla tutela del cittadino.  Un modello da seguire”. Così, in una nota, il presidente della associazione Assotutela, Michel Emi Maritato.

 

*Incidenti stradali/ Auto sul marciapiede:travolte 3 donne, gravi

MONTEVERDE, PEDONI INVESTITI DA AUTO: 2 IN CODICE GIALLO

Doppio investimento pedonale. E’ avvenuto intorno alle 15.30 in via Maurizio Quadrio nei pressi di via Poerio in zona Monteverde. A quanto si è appreso nell’incidente sono rimasti appunto feriti due pedoni che sono stati portati in codice giallo all’ospedale San Camillo. L’automobilista investitore si è fermato a prestare i primi soccorsi. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia locale di Roma capitale del gruppo Monteverde. (Omniroma)

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SANITA’, PALOZZI(FI): “INTERROGAZIONE SU CHIUSURA REGINA APOSTOLORUM”

“Siamo molto preoccupati per le notizie che circolano in queste ore in merito alla chiusura del reparto di ematologia del Regina Apostolorum, importante nosocomio situato ad Albano Laziale nonché presidio territoriale strategico per tutto il bacino dei Castelli Romani e della provincia meridionale della Capitale. Si tratta di una ipotesi inaccettabile, fuori luogo e che non può passare sotto silenzio. Anzi, sollecitiamo il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, a riferire su questa delicata questione sanitaria: ricordiamo, infatti, che il reparto di ematologia del Regina Apostolorum rappresenta una vera e propria eccellenza per le cure delle malattie del sangue ed è punto di riferimento per numerosi pazienti. Per questa ragione, con l’avvio della nuova legislatura regionale, ho deciso di depositare una interrogazione urgente: dalla Regione Lazio c’è bisogno di chiarezza”. Così, in una nota, il consigliere regionale del Lazio e coordinatore FI Provincia di Roma, Adriano Palozzi

NIGUARDA PRESENTAZIONE ATTIVITA_ PRELIEVO E TRAPIANTOD_ ORGANO E

“Il Lazio riparte. Anche nella sanità”

«Il Lazio riparte. Anche nella sanità». Questo il commento del consigliere regionale Enrico Panunzi, al finanziamento regionale di 3,7 milioni di euro per l’ospedale di Belcolle. I fondi serviranno per l’acquisto dell’acceleratore lineare e lavori per attivazione UTN. «Abbiamo voltato pagina. – prosegue il candidato del Partito Democratico – Cinque anni fa il sistema era al collasso. Oggi, grazie all’Amministrazione Zingaretti, sta uscendo dalla fase emergenziale per entrare in quella della programmazione e degli interventi». Le risorse rientrano nei 100 milioni di euro per 18 interventi di ristrutturazione, ampliamento, messa in sicurezza e acquisto di nuovi macchinari nei maggiori ospedali di Roma e nelle province di Latina, Frosinone e Viterbo, previsti nel decreto alla firma del commissario ad acta alla sanità e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. «Per Belcolle sono fondi che consentiranno di far crescere la qualità dell’assistenza e dei servizi offerti. – conclude il consigliere regionale Panunzi – Sull’ospedale di Viterbo, l’attenzione dell’Amministrazione Zingaretti è sempre stata alta. Lo dimostrano anche i fondi messi a disposizione per il progetto di completamento del presidio, il cui iter amministrativo è entrato nella fase conclusiva».

Michel Emi Maritato

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ASSOTUTELA-MARLAZIO: “AIUTIAMO ALESSANDRO”

“Una gara di solidarietà e vicinanza per aiutare un ragazzo malato. L’associazione Assotutela e la società sportiva MarLazio si mettono in gioco per Alessandro Stanzione, nato il 27 novembre del 1997 e attualmente ricoverato per leucemia linfoide acuta presso il reparto Ematologia all’ospedale Sant’Eugenio. Ci rivolgiamo, dunque, a tutti i cittadini affinché facciano una donazione di sangue per Alessandro, costretto a stare in un letto a causa di una brutta malattia. Con il vostro gesto faciliteremo e abbrevieremo i tempi di guarigione di Alessandro Stanzione, al quale rivolgiamo nel frattempo tutto il nostro affetto e tutta la nostra amicizia: in questo delicato e difficile momento, non sei solo”. Così, in una nota, il presidente dell’associazione Assotutela e della società sportiva MarLazio, Michel Emi Maritato.

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Palozzi a confronto con i professionisti della sanità

Politica, istituzioni e professionisti a confronto su un settore chiave della nostra regione: la sanità. A organizzarlo Filippo Fordellone, noto odontoiatra e uomo impegnato nel sociale. “Sanità sociale. Una rete di servizi complementari al SSN”, il titolo del convegno andato in scena ieri pomeriggio in zona Appio, a cui hanno preso parte tanti cittadini ed esperti di settore. Presenti, inoltre, il consigliere regionale uscente e candidato in Consiglio regionale nella lista FI, Adriano Palozzi, accompagnato dall’altra candidata in quota FI, Laura Cartaginese, e dal senatore di Forza Italia, Francesco Aracri “Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato al dibattito, dove sono state esposte le idee ed i progetti dei due candidati al consiglio regionale del Lazio, Adriano Palozzi e Laura Cartaginese – ha sottolineato soddisfatto Fordellone – Un ringraziamento va anche al senatore Francesco Aracri. Si ringraziano inoltre, per i loro interessantissimi interventi, ricchi di spunti da cui poter trarre idee per nuove prospettive dal punto di vista sanitario, la dottoressa Federica Rendo, con la sua tematica sui giovani medici e la professione, la dottoressa Patrizia Pellegrini che ha introdotto la tematica sui nuovi fragili e il dottor Alessandro Spalletta che ha parlato degli strumenti a sostegno di una sanità sociale”.

Il convegno, ben diretto dal giornalista Daniele Imperiale, dopo gli interventi tecnici, ha affrontato gli aspetti politici con Palozzi, Cartaginese e Aracri che hanno fatto il punto sulla sanità laziale: “un tema che nel Lazio presenta diverse criticità – ha spiegato Aracri -. Liste d’attesa interminabili, mancanza di medicinali e i nostri malati costretti a cercare cure e interventi in strutture fuori dalla Regione Lazio. Questo è uno dei motivi per cambiare rotta il 4 Marzo rispetto alle politiche della sinistra che hanno messo in ginocchio un comparto importante come quello della Sanità”.

Sulla stessa linea pure la Cartaginese, che ha sottolineato come, nei suoi sopraluoghi negli ospedali della provincia di Roma, ha visto le problematiche che sono costretti ad affrontare medici ed infermieri, che nonostante tutto fanno un lavoro quotidiano di assoluto livello e professionalità. Così, invece, Palozzi: Ieri con molto piacere ho partecipato a un autorevole convegno sulla sanità. Ho fatto presente come le politiche di Zingaretti si siano rivelate un grande fallimento: 5 anni di tagli lineari, senza logica e programmazione, e di forti riduzioni della prestazioni. Per risollevare la sanità del Lazio è necessario combattere gli sprechi e investire: sblocco del turnover, ottimizzazione dei servizi ospedalieri, riduzione delle liste d’attesa, rafforzamento dei presidi territoriali, accesso semplificato alle cure per i soggetti con disabilità. Questo sarà possibile anche stimolando un’integrazione controllata di una sanità integrativa, complementare e non antagonista al servizio sanitario.

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AslRM5. Tivoli, la questione “personale” è una priorità

Tivoli, 11 febbraio 2018 – In relazione ad alcuni articoli pubblicati sulla stampa che descrivono “Una drammatica carenza di infermieri” presso l’ospedale di Tivoli e una paventata “Emergenza nel blocco operatorio” presso il nosocomio di Palestrina, la Asl Roma 5, ribadisce, come già fatto tempestivamente ed ufficialmente alle sigle sindacali che ha prontamente voluto incontrare, che l’Azienda si sta già adoperando con grande impegno e risultati soddisfacenti, seppur perfettibili, sulla questione della lamentata carenza di personale. Non a caso è stato deliberato il concorso per OSS e sono in arrivo nuove unità di personale infermieristico e medico. C’è quindi stupore e sorpresa nei confronti di queste azioni urlate. La Direzione strategica ritiene che la vera ricchezza dell’azienda sia costituita dal personale tutto delle varie professionalità e specialità e ne apprezza quotidianamente l’impegno e l’attaccamento ai propri doveri istituzionali e non mancherà di supportare con ogni giusta iniziativa il personale che in questi anni ha vissuto un periodo di grandi sacrifici per la progressiva riduzione dello stesso a causa del piano di rientro dal deficit. Questa Direzione è quindi aperta ad un confronto leale. Le azioni dell’Azienda devono e sono volte a rispondere alle aspettative dei cittadini in merito ad un servizio efficace ed efficiente in grado di rispondere alla domanda di sanità nella sua interezza. Sulla situazione dell’ospedale di Tivoli, in particolare del Pronto Soccorso, si precisa, contro ogni strumentalizzazione, che il personale già assunto da tempo per prestare servizio all’SPDC di Monterotondo sarà assegnato alla struttura di destinazione di prossima apertura e rimpiazzato “in maniera contestuale” dai candidati risultati idonei nella graduatoria formulata a seguito dell’avviso di mobilità espletato da questa Azienda. Si sta inoltre lavorando per redigere un nuovo progetto per il restyling del DEA tiburtino. In risposta ad una presunta situazione di emergenza nel blocco operatorio di Palestrina il Commissario straordinario e il Direttore Sanitario Aziendale della Asl Roma 5 ritengono doveroso ribadire ancora una volta che, seppure a pochi giorni dalla presa di servizio della nuova amministrazione, le problematiche rappresentate dalle sigle sindacali in relazione alle carenze di personale sono ben presenti e costituiscono per la direzione un impegno prioritario. Risulta peraltro da incontestabili ed oggettivi dati che le sedute operatorie presso l’ospedale di Palestrina non hanno subito interruzioni. Dal 31 gennaio al 9 febbraio presso l’ospedale di Palestrina sono stati effettuati 12 interventi di elezione, 5 urgenze e 9 APA. Elezione: 7 colecisti in laparoscopia 2 ernie 3 varici Urgenze: 4 occlusioni intestinali di cui 3 tumori e 1 volvolo 1 ernia strozzata. 9 APA. La Direzione strategica intende proseguire nella già avviata fase di rilancio delle attività globali della Asl Roma 5 altresì incrementando i punti di offerta assistenziale. Non chiudendo strutture e servizi, bensì offrendo alla popolazione ulteriori attività. Nessun “collasso” per l’ospedale Coniugi Bernardini di Palestrina ma una seria e progressiva azione di rilancio.

Michel Emi Maritato

 

 

 

 

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SANITA’, ASSOTUTELA: “PS GORETTI DI LATINA NEL CAOS. ESPOSTO IN PROCURA”

“Il simbolo del fallimento delle politiche del presidente Zingaretti è rappresentato dal caos all’interno dell’ospedale Goretti di Latina. Negli scorsi giorni, infatti, ci sono giunte numerose segnalazioni sul preoccupante e allarmante sovraffollamento del pronto soccorso, sommerso di utenti in attesa di essere curati e di barelle di fortuna, dove parcheggiare i pazienti. In qualche caso, non sarebbero state rispettate nemmeno le più basilari norme sulla privacy, con situazioni di promiscuità non accettabili in un paese che si definisci civile, come il nostro. Una condizione disastrosa, quella del pronto soccorso del Goretti, che ha peraltro ripercussioni forti sul personale medico e infermieristico, che con impegno e dedizione affronta l’emergenza e assicura quotidianamente una servizio quanto più efficace possibile. Esprimendo solidarietà e vicinanza agli operatori del Gorelli di Latina, come associazione che difende i diritti dei cittadini del Lazio, abbiamo deciso di presentare un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica sulla grave situazione in atto presso il pronto soccorso dell’ospedale di Latina”. Così, in una nota, il presidente della associazione Assotutela, Michel Emi Maritato.

NIGUARDA PRESENTAZIONE ATTIVITA_ PRELIEVO E TRAPIANTOD_ ORGANO E

MEDICI E INFERMIERI IN SCIOPERO PER RIVENDICARE I LORO DIRITTI

Vista la non risposta e quindi la mancata convocazione per la tanto attesa apertura delle  trattative contrattuali, sarà sciopero nazionale dei medici il 23 febbraio, anticipato da una serie di iniziative che saranno attuate a partire dal 12 febbraio”. E’ l’ultimatum dei medici, veterinari e dirigenti sanitari, che hanno posticipato lo sciopero già precedentemente annunciato per l’8 e il 9 febbraio. Un ultimatum lanciato da tutte le sigle sindacali in rappresentanza di 150 mila professionisti per sbloccare finalmente l’apertura della trattativa per il rinnovo del contratto 2016-2018.

Una giornata di sciopero nazionale è stata proclamata per il 26 febbraio dai sindacati maggiormente rappresentativi degli infermieri Gli infermieri si asterranno dal lavoro per protestare contro il mancato rinnovo del contratto per il comparto sanità. E la protesta riguarderà anche il personale del comparto, compresi tecnici radiologi e tecnici di laboratorio. “.

 E’ “inaccettabile – affermano i sindacati – la carenza di risorse dovuta al disinteresse del governo verso gli infermieri e gli altri lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale”. Secondo gli infermieri, infatti, “la misura è colma: ora noi infermieri siamo stanchi di aspettare – dichiara De Palma – vogliamo riprenderci la nostra dignità di lavoratori che si traduce in un’adeguata retribuzione e riconoscimento, condizioni degne di una società civile”. Tra le richieste, lo sblocco del turnover “per dire basta alla fuga dei cervelli e all’emigrazione dei giovani infermieri che vanno all’estero a portare competenze e professionalità che non vengono riconosciute in Italia”. I sindacati dicono anche “basta ai tagli lineari delle dotazioni organiche, al demansionamento dei professionisti sanitari e alle pretese di deroghe indiscriminate alle ore di riposo giornaliere e al riposo settimanale.

  MILANO MICHELE
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CUP, MARITATO(FI): “CAPODARCO ESCLUSA DA GARA. PARADOSSALE”

“Dopo la notizia che l’ex presidente Bruno Bugli avrebbe omesso di dichiarare alcune condanne  nelle gare alle quali la cooperativa Capodarco aveva partecipato, ecco che arriva l’esclusione dalla gara regionale del Cup da parte della Regione Lazio “Direzione centrale acquisti”,  avvenuta con atti dirigenziali di Gestione Determinazione 15 gennaio 2018, n. G00381. In pratica, la Capodarco che aveva partecipato alla gara in questione arrivando in graduatoria 2 e 3 nei 4 lotti aggiudicati ad altre ditte viene esclusa dalla gara stessa e per questo motivo non può nemmeno ricorrere al Tar contro l’aggiudicazione contestata che l’ha vista perdente nei vari servizi Cup, svolti per Asl e Ospedali della Regione Lazio. Il motivo è quantomai paradossale! Infatti, viene da parte della Regione contestato la mancata regolarità contributiva per poche migliaia di euro alla Capodarco, il che allunga un’ulteriore ombra sulla capacità degli attuali amministratori di derivazione giudiziaria,  nel saper gestire la documentazione per la partecipazione alle gare. Allo stesso tempo, appare sbalorditiva la decisione della Regione che a fronte di una irregolarità per poche migliaia di euro sia pronta a escludere una società che versa all’Erario milioni di euro e che occupa migliaia di addetti di cui molti disabili”. Così, in una nota, l’esponente di Forza Italia, Michel Maritato.

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Un nuovo studio rivela le proprietà dell’aglio per combattere le infezioni

Una ricerca condotta da un team di scienziati dell’Università di Copenaghen (Danimarca) rivela che l’aglio ha la capacità di combattere i batteri resistenti come terapia per combattere le infezioni croniche come la fibrosi cistica, o lesioni subite dai pazienti diabetici. L’aglio è stato tradizionalmente considerato un alimento favorevole per prevenire e curare le infezioni nel corpo umano. Ippocrate, considerato il padre della medicina nella Grecia antica, ne raccomandava l’uso come terapia contro varie malattie e infezioni, e certamente in più di un’occasione si è parlato dell’aglio come un rimedio naturale per vari disturbi, come ad esempio quello di eliminare l’herpes labiale. La ricerca è stata svolta da un team guidato da Michael Givskov, uno scienziato che ha analizzato gli effetti dell’aglio sui batteri dal 2005. Questi ricercatori hanno identificato il responsabile di questa azione antibatterica nel 2012. È un composto solforoso attivo chiamato ajoene che è in grado di distruggere componenti importanti nei sistemi di comunicazione dei batteri che coinvolgono le molecole regolatrici dell’RNA. Inoltre, attacca anche lo strato protettivo che copre il microrganismo, chiamato biofilm. Il nuovo studio, pubblicato su diverse riviste scientifiche, ha rivelato attraverso un esame più approfondito e documentato, la capacità che hanno le piccole molecole di inibire l’ajoene RNA normativo in due tipi di batteri, Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa. La sostanza dell’aglio può combattere contemporaneamente e pertanto potrebbe essere usata per rafforzare l’effetto degli antibiotici. “Crediamo davvero che questo metodo possa portare al trattamento di quei pazienti che altrimenti hanno poche prospettive”, afferma Tim Holm, uno dei membri del team. “Abbiamo abbastanza conoscenze per continuare a sviluppare un farmaco a base di aglio e testarlo nei pazienti”. Nel caso in cui gli studi clinici avranno buoni risultati, è possibile iniziare a commercializzare il farmaco. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” questa scoperta potrebbe dare agli scienziati un nuovo bersaglio contro cui sviluppare farmaci anti-infettivi in particolare i batteri multi-resistenti.

PERSONALE INFERMIERISTICO

L’INFERMIERE COS’è MA SOPRATTUTTO CHI è? DAL 1955 AL 2006 ECCO GLI STEP STORICI DELLA PROFESSIONE “IN ROSA”

… “L’infermiere è un professionista sanitario dell’area delle scienze infermieristiche,che secondo i requisiti previsti dalla normativa è responsabile dell’assistenza infermieristica generale in Italia (Decreto Ministeriale n. 739/1994) e nel resto di Europa con le direttive Europee 2005/36 e 2006/100”…

È il 1955, gli italiani allontanano i ricordi della guerra e si preparano, senza saperlo, agli anni del boom economico. In questo clima nascono i Collegi delle infermiere professionali, vigilatrici d’infanzia e assistenti sanitarie visitatrici, voluti da un decreto governativo dell’ottobre 1954. E voluti soprattutto da quelle operatrici della sanità consapevoli di essere preziose, ma che non avevano ancora ottenuto uno specifico riconoscimento professionale, poiché il decreto del 1946 sulle professioni sanitarie si era limitato a ripristinare gli Ordini dei medici chirurghi, dei veterinari dei farmacisti e ad istituire i Collegi delle ostetriche. Da questo momento in poi i Collegi e la Federazione Ipasvi avranno un continuo sviluppo, registrando tutte le tappe della crescita e dei cambiamenti che hanno visto protagonista la professione infermieristica. Un primo passo importante fu convincere le infermiere, le assistenti sanitarie visitatrici e le vigilatrici d’infanzia, religiose e laiche, ad iscriversi negli Albi professionali: i dati registrati nel 1959, in occasione del Censimento nazionale degli esercenti le professioni sanitarie, mostrano i buoni risultati raggiunti, ma segnalano anche il perdurare di alcune difficoltà.Più benessere più possibilità di movimento, anche grazie al diffondersi delle automobili. Così finalmente la Federazione dei Collegi Ipasvi per il Paese e vi può indire il suo primo Congresso nazionale, svoltosi a Roma dal 31 maggio al 2 giugno del 1965.

La sede scelta per la cerimonia inaugurale fu il Palazzo degli Uffici all’Eur e registrò la partecipazione di tutte le “massime autorità religiose, militari e civili”, come recitavano abitualmente i giornali dell’epoca. Anche se le fotografie sembrano raccontarci una realtà molto rigida e formale, il discorso di apertura dell’allora presidente Laura Sterbini Gaviglio non fu affatto rituale: ripercorrendo le tappe dei dieci anni di vita dei Collegi, sottolineò tutte le difficoltà con le quali la professione si doveva confrontare, dalla mancanza di scuole statali e gratuite per la formazione, ai problemi di inquadramento contrattuale, alla più generale difesa della dignità della professione infermieristica, concludendo con l’affermazione di essere ormai in tempi “maturi per il raggiungimento di un sistema di sicurezza sociale”.

“Estensione al personale maschile dell’esercizio della professione di infermiere professionale”: recita così la legge n. 124 del 25 febbraio 1971, con la quale si sancisce una vera rivoluzione nel mondo infermieristico. La storia della professione era stata fino a questo momento esclusivo appannaggio delle donne: una santa per proteggerle, quella matrona Fabiola che si dedicava all’assistenza nell’antica Roma, una donna come modello ideale, ovvero Florence Nightingale, e poi tante altre donne negli ospedali, nelle visite igieniche alle zone più difficili del Paese, nell’assistenza all’infanzia. Il lavoro infermieristico, visto come “ausiliario” e “vocazionale”, era giudicato particolarmente adatto alle donne e soprattutto alle religiose, che furono per molti anni la maggior parte del corpo infermieristico.

Una situazione che produceva, come conseguenza forse non voluta, la curiosa “anticipazione” di un protagonismo femminile anche in ruoli di vertice, si pensi ad esempio alle due rappresentanti infermieristiche chiamate, di diritto, nel 1957 a far parte del Consiglio superiore di Sanità. Ma lo sviluppo della società porta progressivamente ad una radicale trasformazione del ruolo delle infermiere, che acquistano sempre più competenza e autonomia professionale.

Dunque, anche per ragioni di equità sociale, la professione non può più essere preclusa agli uomini, ai quali oltretutto era invece già consentita la funzione di infermiere generico (e proprio sulla distinzione tra infermiere professionale e infermiere generico si aprirà un non facile dibattito tra i legislatori, interessati a reclutare personale, e i Collegi Ipasvi, preoccupati della tutela di una qualificazione professionale acquisita attraverso molti anni di studio). L’immissione degli uomini nei ruoli professionali produrrà anche un’accelerazione del cambiamento dei percorsi formativi, a cominciare dai Convitti che dovranno derogare all’internato per i nuovi allievi.

L’Italia recepisce l’Accordo europeo sull’istruzione e formazione degli infermieri professionali (legge 15 novembre 1973, n. 795). Si tratta di una tappa importante nella storia della professione infermieristica: il documento sarà il punto di riferimento di tutto il processo di riordino normativo che si svilupperà dagli anni Settanta ad oggi.

L’Accordo di Strasburgo indica infatti i punti essenziali per una revisione dei programmi d’insegnamento e definisce la funzione educativa del tirocinio pratico degli allievi. Per uniformarsi alle indicazioni europee, che prevedono 4600 ore di insegnamento, saranno elaborati nuovi programmi di studio e la durata dei corsi passerà da due a tre anni. L’obiettivo è duplice: far crescere la qualità della formazione e consentire la possibilità per gli infermieri di lavorare nei vari Stati firmatari dell’Accordo.

A definire il campo delle attività e le competenze degli infermieri nel 1974 interviene il Dpr 225, il cosiddetto “mansionario”, che modifica le precedenti norme di regolamentazione della professione risalenti al lontano 1940.

La riforma del Servizio sanitario, che vedrà la luce nel 1978 con l’approvazione della 833, è preceduta da un lungo periodo preparatorio in cui si pone mano al riordino delle attività delle professioni sanitarie. Nel complesso il “nuovo” mansionario viene accolto con favore dagli organismi di rappresentanza della professione che, pur sottolineandone alcune contraddizioni, al momento dell’emanazione lo considerano una tappa importante del processo evolutivo dell’assistenza infermieristica.

Il testo tende a stabilire un diverso approccio con l’assistito, non più visto solo come un malato con dei problemi clinici, ma come una persona che esprime bisogni psichici, fisici e sociali. In questa logica diventano fondamentali gli aspetti relazionali dell’attività infermieristica, che viene valorizzata nelle sue funzioni, come evidenzia la stessa terminologia che viene usata nel Dpr. Ad esempio, il termine “eseguire”, presente nel dettato normativo precedente, viene quasi sempre corretto con “programmare” e “promuovere … iniziative”; inoltre viene introdotto il termine “coordinare” e soppresso “dipendere”.

Il mansionario estende il campo di attività infermieristica dall’ospedale ai servizi di sanità pubblica e abbraccia i settori della prevenzione, della cura, della riabilitazione e dell’assistenza sanitaria. Viene riconosciuto anche il ruolo didattico dell’infermiere in rapporto all’assistito e alle famiglie, ma anche nei confronti di altri operatori e degli allievi.

In sintesi con il Dpr 225 l’infermiere acquista una propria caratterizzazione professionale più adeguata ai tempi, a cui corrispondono il riconoscimento di una certa autonomia operativa e precise responsabilità relative alle attività individuate dal legislatore come specifiche: un elenco destinato, comunque, a invecchiare ben presto nell’impatto con le trasformazioni indotte dal progresso scientifico e tecnologico.

Nel 1978 a dieci giorni dal Natale, presidente del Consiglio Giulio Andreotti, ministro della Sanità Tina Anselmi – uno schieramento parlamentare vastissimo, che in tempi recenti si è potuto rivedere solo in occasione dell’elezione di Ciampi a Presidente della Repubblica, dopo anni di dibattiti e scontri diceva sì all’istituzione di un Servizio sanitario nazionale pubblico con i soli voti contrari del Movimento sociale, del Partito Liberale e l’astensione dei repubblicani (in tutto meno del 15% degli elettori dell’epoca). Con una maggioranza quasi plebiscitaria, quindi, anche l’Italia entrava nel club di quei Paesi che avevano scelto di dotarsi di un sistema nazionale di tutela della salute ponendo la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle malattie tra i primi compiti della Repubblica.

Le vecchie mutue, caratterizzate da evidenti sperequazioni tra le diverse categorie di assistiti, lasciavano il posto alle Usl, Unità sanitarie locali, che assumevano a proprio carico tutte le competenze in materia di assistenza sanitaria. Il finanziamento del sistema sarà assicurato dalla fiscalità generale (ma occorrerà attendere quasi un ventennio prima dell’effettiva fiscalizzazione dei vecchi contributi malattia) e viene istituito il Fondo sanitario nazionale che entra a far parte di un apposito capitolo di spesa del Ministero del Tesoro.

La riforma del 1978 sarà oggetto di moltissimi provvedimenti di modifica e integrazione, culminati nella prima grande riforma della riforma (quella del biennio 1992/93) che trasformò le Usl in “Aziende sanitarie locali” dotate di autonomia giuridica dando il via alla cosiddetta “aziendalizzazione” del sistema e dalla “riforma ter” (più nota come riforma Bindi dal ministro della sanità che la mise a punto) varata nel 1999, ma rimasta in gran parte ancora inattuata, soprattutto a causa del cambio di maggioranza seguito alle elezioni politiche del 2001 e dal contemporaneo avvio della riforma federalista dello Stato che ha rafforzato ulteriormente il ruolo delle Regioni nel governo della sanità.

Sono circa mille i primi studenti che nell’anno accademico 1992/93 varcano le soglie dell’Università per frequentare i corsi di diploma universitario per infermiere, avviati in 18 Atenei italiani. L’ingresso della formazione nell’Università è il punto d’arrivo di un decennio di battaglie portate avanti da tutta la professione per adeguare i percorsi formativi al ruolo di grande responsabilità svolto dagli infermieri in ogni struttura del sistema sanitario italiano e per entrare a pieno titolo in Europa. Questa esigenza si integra perfettamente con il complessivo disegno di riforma dell’Università, varato nel 1990, che istituisce anche nel nostro Paese le “lauree brevi”. Alla fine del 1992 viene emanato il Dlgs 502 (poi 517) che, oltre a definire le competenze dell’Università, delle Regioni e delle Aziende del Ssn in materia di formazione infermieristica, stabilisce come requisito per l’accesso alle scuole a ai corsi il possesso del diploma di scuola secondaria superiore di secondo grado di durata quinquennale. La nuova norma si prefigge di salvaguardare il patrimonio di esperienza didattica delle precedenti Scuole, prevedendo l’accreditamento delle sedi idonee con l’Università. Nel 1996/97 il periodo di transizione al nuovo sistema formativo si conclude con il passaggio definitivo di tutta la formazione di base in ambito universitario. Sul diploma, accanto alla firma del Responsabile del corso, figura ora quella del Rettore dell’Università.

Il 1° luglio del 1994, per le strade di Roma sfilano 50mila lavoratori della sanità, infermieri professionali per la gran parte. Una manifestazione che chiedeva più attenzione per il sistema sanitario pubblico, in anni in cui la ricetta privatistica sembrava la soluzione di ogni problema, e soprattutto interventi per una migliore qualificazione delle professioni sanitarie, ovvero i nuovi profili professionali sui quali si discuteva da tempo ma che tardavano ad arrivare.

Ma il lungo corteo romano rappresentò anche un momento di passaggio fondamentale per la costruzione di una nuova e più forte identità professionale: striscioni, cartelli, migliaia di palloncini mostrarono a tutti che gli infermieri di oggi erano lontani e diversi dagli stereotipi del passato.Tutti gli slogan ruotavano intorno a questa consapevolezza: “Infermiere qualificato, paziente tutelato”, “Vogliamo migliorare per assistere e curare”, ed anche, in una polemica ironica ma non priva di fondamento, “Signor dottore ho commesso un gran reato, ho pensato, ho pensato”. Senza dimenticare anche gli obiettivi immediati: “Costa, Costa, vogliamo una risposta”. E la risposta arrivò rapidamente, perché pochi mesi dopo, a settembre, l’allora ministro della Sanità Raffaele Costa firmò il decreto ministeriale che definiva ruolo e funzioni degli infermieri professionali.

Il profilo professionale è la pietra miliare nel processo di professionalizzazione dell’attività infermieristica. Il decreto ministeriale 739/94 riconosce l’infermiere responsabile dell’assistenza generale infermieristica, precisa la natura dei suoi interventi, gli ambiti operativi, la metodologia del lavoro, le interrelazioni con gli altri operatori, gli ambiti professionali di approfondimento culturale e operativo, le cinque aree della formazione specialistica (sanità pubblica, area pediatrica, salute mentale/psichiatria, geriatria, area critica).

Il profilo disegnato dal decreto è quello di un professionista intellettuale, competente, autonomo e responsabile. Analoga definizione dei campi di attività e delle competenze verrà successivamente stabilita anche per l’infermiere pediatrico (Dm 70/97) e per altri 20 profili professionali, tra cui figurano quello dell’assistente sanitario, dell’ostetrica, del terapista della riabilitazione, del tecnico di laboratorio ecc. L’attivazione del profilo si presenta come il banco di prova per verificare la compliance tra le aspirazioni e le potenzialità degli infermieri, che sono chiamati ad assumere – anche formalmente – la responsabilità di gestire autonomamente il processo assistenziale, dal momento decisionale a quello attuativo, valutativo e di confronto.

Non più “professione sanitaria ausiliaria”: finalmente questa anacronistica e impropria definizione attribuita agli infermieri viene definitivamente cancellata da una legge dello Stato. La legge 42/99 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie) sancisce che il campo proprio di attività e di responsabilità della professione infermieristica è determinato dai contenuti del decreto istitutivo del profilo, dagli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione post base, nonché dai Codici deontologici che la professione si dà.

A fissare gli ultimi tasselli al percorso di riordino della professione è la 251/2000 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica). Questa legge stabilisce che gli infermieri in possesso dei titoli di studio rilasciati con i precedenti ordinamenti possono accedere alla laurea di secondo livello in Scienze infermieristiche.

Passa così, dopo una lunga battaglia della Federazione Ipasvi, il principio dell’equipollenza dei titoli ai fini della prosecuzione degli studi. Ma l’importanza della 251 consiste soprattutto nel riconoscimento “formale” della dirigenza: per gli infermieri si aprono così le porte per l’accesso alla nuova qualifica unica di dirigente del ruolo sanitario. In attesa dell’entrata a regime della specifica disciplina concorsuale, disposizioni transitorie stabiliscono che le Aziende sanitarie possono comunque procedere all’attribuzione degli incarichi di dirigente dei Servizi dell’assistenza infermieristica e ostetrica “attraverso idonea procedura selettiva tra i candidati in possesso di requisiti di esperienza e qualificazione professionale predeterminati”. A tali figure sono attribuite la responsabilità e la gestione delle attività di assistenza infermieristica e delle connesse funzioni, nonché la revisione dell’organizzazione del lavoro incentivando modelli di assistenza personalizzata.

I decreti del 2 aprile del 2001 sulla determinazione delle classi di laurea delle professioni sanitarie si inquadrano nel generale processo di riforma dell’Università, che va avanti per armonizzarsi con lo scenario europeo: i corsi di diploma universitario per infermiere si trasformano così in laurea triennale e viene prevista la laurea specialistica nelle Scienze infermieristiche e ostetriche, a cui accedere sulla base dei crediti acquisiti nella formazione di base.

Nella specifica classe di laurea riservata alle professioni sanitarie infermieristiche e alla professione sanitaria ostetrica sono collocati i profili dell’infermiere, dell’ostetrica e dell’infermiere pediatrico.

Il 2002 si apre con l’emanazione di una legge che riguarda gli infermieri, la n. 1 dell’8 gennaio (Conversione in legge, con modificazioni del decreto legge 12 novembre 2001, n. 402, recante disposizioni urgenti in materia di personale sanitario). Il provvedimento, nato sulla spinta dell’emergenza infermieristica, in realtà fissa alcuni principi di carattere più generale:

– riconosce agli infermieri dipendenti del Ssn la possibilità di svolgere attività libero-professionale all’interno delle strutture della loro Amministrazione per garantire attraverso “prestazioni aggiuntive … gli standard assistenziali nei reparti di degenza e l’attività delle sale operatorie”;

– prevede la possibilità di riammettere in servizio infermieri che abbiano volontariamente risolto il rapporto di lavoro, stipulando contratti a tempo determinato;

– definisce le funzioni dell’operatore socio-sanitario, ribadendo che esso svolge le sue attività “conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione”;

– valorizza la formazione complementare e attribuisce valore di titolo valutabile ai fini della carriera ai Master e agli altri corsi post base.

Con decreto del 9 luglio 2004 il Miur fissa le modalità e i contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea specialistica in Scienze infermieristiche e con decreto del 27 luglio definisce i posti per le immatricolazioni. Il 1° ottobre, con un ulteriore decreto, riconosce ai fini dell’ammissione “in deroga al superamento dell’apposita prova” la posizione degli infermieri già in possesso dei titoli rilasciati dalle Scuole dirette a fini speciali e titolari, da almeno due anni, dell’incarico di direttore dei Servizi infermieristici o di direttore o coordinatore dei corsi di Laurea.

Così, nell’anno accademico 2004-2005  la Laurea specialistica diventa finalmente una realtà concreta e i corsi partono in 15 Atenei italiani.

Un obiettivo che la Federazione e i Collegi Ipasvi hanno perseguito con tenacia, con il fine di offrire agli infermieri la possibilità di intraprendere percorsi formativi sempre più articolati e diversificati, che li rendano protagonisti attivi e competenti di un mondo sanitario in continuo sviluppo.

La Laurea specialistica (o magistrale) non è una tappa formativa obbligatoria, ma un’opportunità per gli infermieri che intendano acquisire il livello professionale necessario ad esercitare specifiche funzioni nell’area clinico-assistenziale avanzata, nella gestione, nella formazione e nella ricerca.

 

Partono i primi dottorati in Scienze infermieristiche: è la tappa che completa il percorso accademico della professione infermieristica nel nostro Paese.

Il conseguimento dell’importante obiettivo si deve alla sensibilità di alcune prestigiose Università, ma anche al sostegno della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi concretizzatosi, nella fase conclusiva, con il finanziamento di alcune borse di studio.

Il primo bando ad essere pubblicato è stato quello dell’Università romana di Tor Vergata, a cui ben presto si è aggiunta Firenze.

 

MILANO MICHELE

sanità

SANITA’, COORDINAMENTO FI PROVINCIA DI ROMA: “A LAVORO PER UNA SANITA’ A MISURA DI CITTADINO”

“Ieri si è svolto a Roma il tavolo tecnico, convocato dal Coordinamento Sanità FI Provincia di Roma, guidato da Filippo Fordellone, a cui hanno preso parte il consigliere regionale del Lazio e coordinatore FI Provincia di Roma, Adriano Palozzi, e il senatore di Forza Italia, Francesco Aracri. Presenti autorevoli professionisti del comparto sanitario: Gianfranco Sorgente igienista dentale, Antonio Domenichetti radiologo, Daniele Maria Panichelli fisico medico, Patrizia Pellegrini Naturopata, Federica Rendo odontoiatra, Alessandro Spalletta commercialista, Francesco Di Mattia farmacista,  Francesco Maria Milella laureando in medicina, e Aldo Marsico medico del 118. “Insieme abbiamo fatto il punto sulle criticità e sulle problematiche della sanità nella nostra regione, individuando al contempo le possibili soluzioni per risollevare un comparto oggi in forte crisi – ha spiegato Filippo Fordellone -. Ringrazio il consigliere Palozzi e il senatore Aracri per aver presenziato a questo incontro”.

Un incontro importante e utile, durante il quale gli autorevoli relatori – professionisti che ogni giorno vivono sul campo le criticità sanitarie – hanno sottolineato la necessità di costituire un nuovo modello di gestione delle cure, della prevenzione e delle prestazioni: “Un modello più dinamico, concreto, efficiente e snello, che soddisfi in qualità e quantità la richiesta dell’utenza, del paziente. Un modello nuovo per una sanità realmente a misure di cittadino – hanno aggiunto Palozzi e Aracri -. Un modello radicalmente opposto alle politiche, adottate in questi 5 anni dal presidente Zingaretti: politiche fatte di tagli lineari, di chiusura dei reparti, riduzione dei servizi e promesse non mantenute. Tipo le case della salute, il vero fallimento del centrosinistra regionale”. Il tavolo di esperti e professionisti, coordinati da Fordellone, continuerà il ciclo di incontri e nelle prossime settimane produrrà un documento con proposte precise e suggerimenti mirati all’implementazione e al miglioramento della sanità del Lazio.