Attualità

Il caso De Mauro al Salotto delle 6 con Giuseppe Pipitone e Vincenzo Vasile

Il Salotto delle 6 di Pasquale Bottone continua la sua indagine sul “lato oscuro del Belpaese” martedì 13 novembre alle ore 18 puntando l’attenzione sul caso De Mauro assieme a Giuseppe Pipitone, giornalista siciliano de “il Fatto Quotidiano” e Vincenzo Vasile, giornalista-scrittore, a capo della redazione de “L’Unità” di Palermo fino al 1984, che ha seguito e pubblicato per primo sulla stampa nazionale le inchieste del giudice Falcone. Continue reading…

I posti letto sono una necessità

di Michel Emi Maritato

I posti letto degli ospedali nella provincia di Roma sono una necessità non uno spreco. Dopo i tagli fatti dalla Polverini, il sistema sanitario del Lazio è al collasso, tuttavia il governo Monti con l’applicazione del provvedimento sulla “spending review”, votato in Parlamento da tutte le forze politiche,si accinge a distruggere quel che resta della sanità laziale.

Continue reading…

Acqua rossa di Melendugno: Acquedotto Pugliese vuole i soldi e minaccia i cittadini con lo “spauracchio“ di Equitalia

Lecce, 09/11/2012 A Melendugno, in provincia di Lecce, a fine ottobre, molti utenti dell’acquedotto pugliese hanno ricevuto una lettera con la quale viene intimato il pagamento integrale delle fatture autoridotte dagli utenti a causa del fenomeno dell’”acqua rossa”.
Il fatto è noto e le cronache giudiziarie e i mezzi di informazione hanno dato ampio risalto al fenomeno; da una parte è, infatti, ancora in corso il procedimento penale a carico dei dirigenti provinciali protempore dell’Acquedotto pugliese per vari reati, connessi all’erogazione di Acqua rossa nel Comune di Melendugno, mentre dall’altro, le “Iene” di Italia 1 e Rai 3 hanno dato “visivamente” conto del problema con i loro servizi, disponibili ai seguenti link: https://www.youtube.com/watch?v=8AhzUsrKHm8 e https://www.youtube.com/watch?v=bvcnvqR7394
Il motivo principale che aveva indotto i Melendugnesi ad autoridursi il costo delle fatture dell’acqua risiedeva nella fornitura di “acqua potabile” di colore rossastro da parte di AQP che per contratto e per norma di legge (D.lgs 31/01) DOVEVA e DEVE fornire, naturalmente, acqua potabile salubre e pulita, incolore, inodore e insapore, mentre invece dal 2004 fino ad oggi ha fornito, e continua a fornire in modo discontinuo, acqua variamente colorata, espressamente vietata da fondamentali norme di legge, stabilite a presidio della salute dei cittadini.
Di fronte a questa vera e propria “inadempienza contrattuale” dell’Acquedotto pugliese, gli utenti avevano dapprima denunciato i responsabili dell’acquedotto, dando origine al procedimento penale (la cui ultima udienza è stata celebrata ai primi di ottobre 2012, mentre la prossima si terrà il 12 febbraio 2013), e successivamente avevano invocato il diritto ad autoridursi il costo addebitato in fattura per acqua potabile perché le analisi effettuate su vari campioni avevano dimostrato la “non conformità” del liquido, prelevato presso diverse utenze.
Il ragionamento degli utenti era ed é chiarissimo: se Aqp eroga acqua rossa, gli utenti devono necessariamente sprecare centinaia di metri cubi ogni anno per schiarirla e renderla accettabile all’occhio umano. Di conseguenza, l’acqua sprecata coinvolge direttamente il costo in fattura in quanto, insieme al consumo di acqua, viene contabilizzato anche lo smaltimento dell’acqua nella fognatura e il connesso trattamento di depurazione (il costo per la fognatura è praticamente analogo a quello per il consumo di acqua; per cui, l’onere in fattura raddoppia). Il danno derivante da questa illegittima fornitura si ripercuote direttamente sul costo finale in quanto, la tariffa agevolata più favorevole per il consumatore, che prevede il limite di 200 lt giornalieri ad utenza, viene ampiamente superata e di conseguenza il costo dell’acqua arriva subito ad interessare le tariffe T2, T3, T4 e T5, molto più onerose, che aumentano in modo esponenziale a misura e in ragione dello spreco di acqua che è stato fatto, a seconda della colorazione dell’acqua fornita, della durata della fornitura e dei periodi interessati al fenomeno. Il costo, poi, praticamente raddoppia per l’addebito dell’uso della fognatura. Tutto ciò, paradossalmente, diventa un vantaggio per AQP (che è responsabile del problema) che introita somme ingenti, e un danno per l’utente (che non è assolutamente responsabile del fenomeno) che, non soltanto rischia la salute, ma deve anche sborsare ingenti somme per il pagamento della fattura richiesta e della cui esosità non ha alcuna colpa.
Di fronte a questo problema come risponde l’Acquedotto Pugliese? Da un lato, grazie all’azione dei cittadini, è costretta a rinnovare le condutture in molte vie dell’abitato di Melendugno, nel tentativo di rendere presentabile l’acqua potabile che, anche se se ne registra un miglioramento in positivo della colorazione, purtroppo, ancora non risulta “sempre” chiara e pulita (ciò che renderebbe necessario il rinnovo delle condutture in altre vie cittadine in cui non è stato effettuato alcun intervento); dall’altro, in contrasto con questo apprezzabile atteggiamento, mette in mora gli utenti e minaccia l’intervento di Equitalia nonostante, peraltro, la pendenza di un processo penale che vede imputati i responsabili!
Una cosa, però, deve essere chiara: i Melendugnesi non si faranno intimorire!
Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, e Franco Candido dello “Sportello dei Diritti” di Melendugno fanno sapere che l’associazione assicurerà l’assistenza legale tramite gli avvocati Alberto Russi, Francesco D’Agata e Fabrizio D’Errico (già impegnati a difendere le parti civili nel processo penale), agli utenti che vorranno affermare i propri diritti di cittadini rispetto a richieste assurde e non rispettose di precisi impegni contrattuali posti in essere dall’Acquedotto Pugliese che, da un lato, impone agli utenti di pagare il costo dell’acqua fornita (anche quando è colorata!) e dall’altro dimentica che quello stesso contratto obbliga l’Ente a fornire agli utenti acqua potabile, salubre, pulita, inodore, insapore e, soprattutto, incolore. Quando ciò non si verifica, rispetto agli obblighi contrattuali, AQP risulta inadempiente e, pertanto, non legittimata a pretendere il pagamento integrale del costo addebitato in fattura per quel tipo di “liquido” così come stabilisce l’art. 13 del Provvedimento CIP n. 26 del 1975 il quale stabilisce che in presenza di acqua non potabile (come spesso è quella di Melendugno) il costo della tariffa in fattura non deve superare il 50% del prezzo in vigore.
Pertanto, cosa propongono gli utenti? Sicuramente, di pagare il giusto e non ciò che non a loro non compete.

Facebook, priva-cy o priva-no?

di Elena Sparacino
Si può asserire il fatto che la privacy sia probabilmente una delle questioni più aleatorie e dubbie con le quali si abbia a che fare, con la sua natura melliflua, tanto ineffabile quanto apparentemente semplice. Prendiamo il caso di facebook: togliendo i distratti o i maniaci di protagonismo, all’utente più attento sarà permesso affrontare i tortuosi e molteplici percorsi della sezione ‘impostazioni’ per poter manualmente modificare il proprio profilo fino a preservarlo dall’occhio indiscreto dei curiosi indesiderati. Quello che l’utente accorto non può però prevedere né prevenire, è il puntualissimo gap del sistema che in un men che non si dica paleserà l’inefficienza del sistema (e dunque delle sue prodi precauzioni).

Vi ricordate quando, nel film ‘Una poltrona per due’, gli ambiziosi fratelli Duke giocavano a fare i ricercatori sociali scommettendo un unico ma simbolico dollaro sulla dimostrazione pratica di un ‘esperimento’, quello che avrebbe rovinato la vita a Eddie Murphy e Dan Aykroyd? E’ avvenuto appena pochi giorni fa che un blogger di Praga, Bogomil Shopov, abbia acquistato online i dati di oltre 1 milione di account del celeberrimo social network… il tutto per la modica cifra di 5 dollari (più o meno 4 euro)!

Il file in questione conteneva profili, informazioni personali relative agli account, 12 fogli di lavoro Excel, contenente ciascuno circa 100mila nomi completi, indirizzi email e ID unici di profilo. Pronta ovviamente è arrivata la corsa ai ripari dei vertici di Facebook, che hanno prontamente richiesto la distruzione del file e l’invio di una copia dello stesso al quartier generale di Menlo Park al fine di avviare un’indagine interna, ‘invitando’ telefonicamente Shopov a mantere il silenzio su quanto accaduto. In aggiunta, Shopov avrebbe dovuto rivelare il nome del venditore e i dettagli sulla transazione per l’acquisto del file online.

«Ho accettato di inviare i dati e il nome del sito, perché era nelle mie intenzioni – ha rivelato in un post successivo il blogger – Ho poi cercato di sapere cosa sarebbe successo dopo, quale fosse la natura del problema. Ma mi hanno semplicemente detto che ci sarebbe stata un’indagine condotta internamente».

Matrice dell’inconveniente dovrebbero essere state una serie di applicazioni terze presenti su Facebook, attraverso le quali sarebbero state rastrellate le infomazioni. Sia come sia, ciò che si suole spesso dimenticare è come, nonostante le contromisure adottate, la libera uscita di dati dal proprio spazio nel social network è agevolata da innumerevoli fattori non controllabili: profili degli amici e impostazioni privacy degli stessi, giochi e applicazioni a cui si concede e sottoscrive con presunta innocenza l’accesso a un elevato numero di informazioni proprie e altrui (fino alle foto), hyperlink e varie. Salvo poi invocare la propria indennità attraverso il semplice copia-incolla del saputo status di turno, come quello che impazzava fino a poco tempo fa esordiendo con: «Dichiaro quanto segue: Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra ‘immagine’ pubblicata nel mio profilo o diario». (segue)

A tal riguardo, fornisce una esplicita e chiara spiegazione la pagina web http://tech.fanpage.it/status-sulla-privacy-ed-altre-bufale-su-facebook/, che sottolinea accortamente: «Il fantomatico avviso richiama ad una legge realmente esistente ma negli Stati Uniti! UCC è infatti l’acronimo di Uniform Commercial Code, un codice americano che nulla a che vedere con l’Italia. Si tratta certo solo di una precisazione ma sarebbe bastato osservare meglio ciò che si copincollava per rendersi conto dell’infondatezza del testo.» Nell’articolo vengono ironicamente descritte le dinamiche di queste, insieme a un’elencazione delle più frequenti bufale che circolano in Facebbok, che certamente farà sorridere gli utenti più assidui che si trovano sovente a essere soggetti a un’altalena di inviti e allarmismi, snocciolando e sfatando ‘promesse’ familiari come ad esempio:

• «Non esistono applicazioni che consentono di sapere chi ha visitato il tuo profilo
• Il Ministero degli Interni o qualsiasi altra istituzione pubblica non possono chiedere a Facebook l’accesso ai vostri profili. Nemmeno la Polizia Postale, se non in caso di mandato emesso dalla Magistratura (in quel caso avete problemi ben peggiori a cui pensare)
• Non è necessario copincollare alcun messaggio per dimostrare a Facebook di essere un profilo attivo e scongiurare il pericolo della cancellazione. »
Fatt’è che, a seguito delle recenti vicende oltre che alla frequenza con cui negli ultimi tempi vengono modificati grafica e software del social network, a partire da venerdì scorso verrà fornita ai nuovi utenti di Facebook l’opportunità di seguire un “tour guidato” nei meandri delle impostazioni sulla privacy con lo scopo di offrire un percorso passo-passo su come procedere nelle varie scelte concernenti tali impostazioni. Decisione che sembra essere stata fortemente appoggiata dall’Ufficio del Commissario per la Protezione dei Dati irlandese (Irish Data Protection Commissioner’s Office), Paese in cui ha luogo tra l’altro l’ufficio “estero” dell’azienda.
Questo processo permetterà dunque anche ai neofiti di comprendere appieno il funzionamento di opzioni specifiche come decidere chi può leggere i propri aggiornamenti di stato o personalizzare ulteriormente la propria gestione della privacy. Verranno fornite spiegazioni esaurienti su giochi, applicazioni e pubblicità, verrà mostrato come cercare nuovi amici e cosa ciò comporta, nonché come applicare etichette (tag) alle foto, attività, queste ultime, che comportano entrambe una certa dose di “penetrazione” nella privacy.