Ambiente

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SICILIA, RIVOLUZIONE ANIMALISTA: “STRAGE DI CANI A SCIACCA. ESPOSTO IN PROCURA”

“Apprendiamo con sgomento e preoccupazione che, nelle scorse ore, numerosi cani privi di vita sono stati ritrovati a Sciacca, comune della provincia di Agrigento. Siamo di fronte a una vera e propria strage, disumana e terribile, e il nostro forte sospetto è che si tratti ancora una volta di avvelenamento”. A sottolinearlo, in una nota, è il segretario nazionale del partito politico “Rivoluzione Animalista”, Gabriella Caramanica.

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PALERMO, DENUNCIA QUERELA DI RIVOLUZIONE ANIMALISTA SUL “BUSINESS” DEL RANDAGISMO” IN PROVINCIA

“Da diversi mesi ormai Rivoluzione Animalista, in grande sinergia e con l’importante impegno del gruppo guidato dal coordinatore regionale Sicilia, Mirco Francioso, e del responsabile Zoomafie del nostro partito, Antonio Borrello, sta attenzionando il delicato e complesso fenomeno del randagismo nel territorio comunale e metropolitano di Palermo. Continue reading…

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ROMA, CARAMANICA(RA): “SU ADOZIONI E DEGRADO CANILI INTERVENGA RAGGI”

“Rivoluzione Animalista torna a denunciare con forza lo stato di degrado e le inefficienze all’interno dei canili di Roma Capitale. Già in passato abbiamo sottolineato mediaticamente, in seguito a sopralluoghi e confronti con numerosi volontari, la condizione di incuria e abbandono di queste strutture comunali, ponendo l’accento sullo stato di salute degli animali, sulla fatiscenza dei locali ed esprimendo, al contempo, i nostri dubbi sulle procedure di controllo sanitario e sulla gestione dei cani malati. Continue reading…

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L’impronta dell’Antropocene sul monte Elbrus in Caucaso

Una serie di fragranze e idrocarburi policiclici aromatici derivati da prodotti per la cura personale di largo consumo presenti in una carota di ghiaccio campionata sull’altura caucasica, è stata quantificata dai ricercatori dell’Istituto di scienze polari del Cnr e dell’Università Ca’ Foscari Venezia: i profili di concentrazione misurati dagli anni ’30 del 1900 fino al 2005 seguono lo stesso trend degli idrocarburi policilici aromatici (PAHs) prodotti della combustione e delle attività industriali, con un aumento ben visibile a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, coincidente con l’inizio della “Grande accelerazione”; I risultati sono pubblicati su Scientific Reports.

I cambiamenti climatici e del territorio provocati dall’impatto umano sulla Terra segnano l’inizio di una nuova era geologica, l’Antropocene. Le tracce delle attività antropiche, come i residui di materiali plastici e di inquinanti organici e inorganici, sono presenti in quasi ogni angolo del Pianeta, anche nelle aree più remote. La criosfera, in particolare, è un “archivio” importante per i composti di origine antropogenica, perché gli aereosol e le molecole trasportati dall’atmosfera vengono preservati dalle deposizioni nevose, accumulatesi nel corso degli anni.

In un lavoro pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) assieme ai colleghi dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dello U.S. Geological Survey di Denver, dell’Università di Grenoble e dell’Istituto di geografia dell’Accademia russa di scienze hanno analizzato il contenuto di una carota prelevata sul ghiacciaio del monte Elbrus in Caucaso in idrocarburi policiclici aromatici (PAHs) – traccianti classici della contaminazione umana derivanti principalmente dalla combustione – e in fragranze utilizzate quotidianamente per la cura della persona – i cosiddetti inquinanti emergenti – ricavando i corrispondenti profili di concentrazione dagli anni ’30 del 1900 fino al 2005.

“Abbiamo dimostrato come la criosfera possa registrare i segnali antropici derivanti non solo da processi industriali e da combustioni, ma anche da attività molto più quotidiane, come l’utilizzo di saponi, detersivi o creme. Alcuni componenti sufficientemente volatili e poco degradabili di questi prodotti possono essere trasportati dall’atmosfera anche a grandi distanze”, spiega Marco Vecchiato, ricercatore Cnr-Isp, tra gli autori dello studio.

Le masse d’aria che interessano il sito del monte Elbrus (5.642 m slm), infatti, arrivano dall’area mediterranea, dal Medio Oriente, ma soprattutto dell’Europa dell’Est. La distribuzione delle molecole derivate dai prodotti per l’igiene personale nella criosfera è poco nota e non sono stati riportati finora studi su carote di ghiaccio in letteratura. L’analisi contestuale dei PAHs, inoltre, ha permesso un paragone diretto fra le concentrazioni delle fragranze rivelate con il trend dei composti policiclici aromatici, noti traccianti ambientali.

Sono state individuate 17 molecole componenti le diverse fragranze sulla base della loro stabilità chimica, volatilità e persistenza. Le analisi sono state effettuate su campioni ricavati dalla carota di ghiaccio prelevata nel 2009 all’interno di una speciale “clean-room” presente nel Dipartimento di scienze ambientali, informatica e statistica dell’Università Ca’ Foscari Venezia interamente rivestita in acciaio e appositamente progettata per l’analisi di contaminanti organici in tracce.

“Le concentrazioni delle fragranze individuate sono aumentate considerevolmente dagli anni ’30 fino al 2005, in particolare per quanto riguarda il benzil-, l’amil- e l’esil- salicilato. La deposizione di questi composti è aumentata in media di 20 volte nel periodo preso in esame. Abbiamo stimato un flusso totale di fragranze di circa 20 μg per anno negli strati inferiori della carota, attribuendolo a valori di fondo, ma tale valore è aumentato fino ad un picco di 565 μg per anno negli strati corrispondenti alle deposizioni più recenti”, spiega Vecchiato. La variazione diventa visibile a partire dagli anni ‘50 del 1900 e coincide con l’inizio della cosiddetta “Grande Accelerazione”: “Ciò è in linea non solo con altri traccianti antropici, come i solfati o il black carbon precedentemente analizzati nella stessa carota, ma più in generale con il trend globale dell’Antropocene”.

La dinamica delle concentrazioni di questi composti è stata influenzata anche dall’andamento della situazione socio-economica verificatasi nell’est Europa, con una riduzione delle emissioni nei periodi di gravi crisi. “Se il trend generale è in crescita, vi sono tuttavia 2 periodi in cui i flussi dei contaminanti diminuiscono: il primo, negli anni ’70, coincide con “l’era della stagnazione” avvenuta durante il governo Brezhnev, mentre il secondo si è verificato negli anni ’90 in seguito alla disastrosa crisi economica e sanitaria dopo la caduta dell’URSS. Negli anni seguenti però, le deposizioni sia di fragranze, che di PAH sono rapidamente tornate a crescere”, conclude il ricercatore Cnr-Isp. Lo studio è stato finanziato dal progetto MIUR-FISR “ICE MEMORY-An International Salvage Program”.

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CASTELROMANO, ROCCA (FDI): CHIUDERE IL CAMPO PER SEMPRE, SPOSTARE IL PROBLEMA NON E’ LA SOLUZIONE.

Bisogna evitare di ripetere gli errori del passato, ossia, sgomberare i campi spostando il problema da una zona all’altra e la soluzione indicata dalla Regione Lazio rischia di andare proprio in questa direzione. E’ altrettanto vero e palese che non vi è traccia del piano rom presentato dal M5S capitolino. Pochissime famiglie sono state spostate dai campi o hanno preso il contributo per tornare in patria ma nessun campo è stato chiuso, mentre il numero di rom in città continua ad essere approssimativo, poiché il censimento è stato fatto solo nei campi regolari o tollerati ma tutti sappiamo che nella nostra città non ci sono circa 5000 rom ma oltre 15000 se consideriamo tutti gli insediamenti abusivi.

Dichiara Federico Rocca responsabile regionale di Fratelli d’Italia del Dipartimento Sicurezza e Legalità.

Recentemente il campo rom di Castel Romano è tornato alla ribalta delle cronache grazie ad un servizio delle Iene ma nulla di nuovo, i roghi tossici e l’incendio delle baracche ci sono da sempre, così come i cumuli di rifiuti, le carcasse delle auto rubate, per non parlare del lancio degli oggetti contro i veicoli sulla Pontina, quindi, alle autorità competenti di ogni ordine e grado non servivano le Iene per sapere cosa accade in quel campo.

Leggo che la Regione Lazio avrebbe intimato a Roma Capitale di chiudere il campo in 7 giorni. Una follia, una balla, perché nessuno riuscirà a chiudere quel campo in 7 giorni – prosegue Rocca – al massimo ci sarà una grande opera di bonifica, l’ennesima a spese dei contribuenti e il campo rimarrà lì fino a quanto qualcuno non avrà il coraggio di approvare una norma che vieti l’esistenza dei campi rom.

Continuo a ribadire da anni che la soluzione è una sola, la chiusura definitiva di tutti i campi e il divieto di crearne di nuovi, permettendo la sola sosta temporanea di chi vuole transitare per Roma mentre i rom, sinti e caminanti che vogliono rimanere nella Capitale e in Italia, devono seguire il percorso per la residenzialità nel rispetto delle normative nazionali ed europee vigenti.

Chi avrà il coraggio di farlo? Nel 2015 presentammo una proposta di delibera d’iniziativa popolare che andava in questa direzione – conclude Rocca – ma nel 2017 M5S e PD bocciarono la nostra proposta, pertanto oggi le lacrime di coccodrillo di questi partiti sono ridicole e offensive per i tutti i cittadini romani che continuano a subire la presenza dei campi rom nei loro quartieri con tutti i problemi ben noti che comportano.

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CAMPO ROM DI CASTEL ROMANO. ULTIMATUM DELLA REGIONE ALLA RAGGI: SGOMBERO O BONIFICA?

Scade oggi l’ultimatum della Regione nei confronti del Comune di Roma che deve necessariamente sgomberare il campo rom di Castel Romano, o in alternativa bonificarlo, a causa dell’invivibilità della zona scaturita dalla gravissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria, non compatibile con la permanenza nell’area dello stesso campo, dove vivono circa 550 persone (di cui la metà sarebbero minorenni). Nota come maxi baraccopoli (la più grande d’Europa), lungo la via Pontina, si trova all’interno del perimetro della riserva naturale di Decima Malafede.

La Regione Lazio, in coordinamento con la Prefettura e l’intervento della Asl, chiede alla sindaca Raggi di intervenire tempestivamente.

Così l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato annuncia quello che di fatto prenderebbe la forma di un commissariamento, durante l’incontro con i comitati dei cittadini di Roma insieme alle Asl competenti, e che arriverebbe dopo una serie di richieste nei mesi scorsi della Regione alla sindaca Virginia Raggi rimaste senza risposta.

Ciò che andrebbe a delinearsi porterebbe ad uno scontro istituzionale senza precedenti tra Zingaretti e la Raggi, le cui forze politiche di appartenenza sono, tra l’altro, alleate; a questo andrebbero inoltre ad aggiungersi le parole dell’opposizione, che non tardano a farsi sentire sulla questione, con Roberta Angelilli di Fratelli d’Italia che annuncia un esposto in procura al fine di far verificare se siano stati commessi reati per quanto riguarda il mancato intervento del Comune di Roma in una situazione di emergenza sanitaria e ambientale sotto gli occhi di tutti e dopo numerose segnalazioni dei residenti negli ultimi anni.

Proprio nell’incontro di ieri tra i comitati dei cittadini di Roma e Pomezia per l’emergenza ambientale del campo di Castel Romano e una rappresentanza della Regione guidata dall’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, assieme ai vertici delle Asl Rm2 e 6, sono stati ribaditi i contenuti della denuncia, annoverando che dal 2017 a Castel Romano si consumano gravissimi reati ambientali, roghi tossici continui, sversamento di rifiuti speciali e pericolosi in una gigantesca discarica abusiva, nell’ambito di una riserva naturale.

D’Amato ha anche illustrato i contenuti di una lettera che la Regione ha inoltrato la scorsa settimana alla sindaca Raggi, l’ultima di una lunga serie, con cui è stato chiesto lo sgombero o in alternativa la bonifica dell’area entro e non oltre il 2 luglio.

La Regione, fa sapere l’assessore alla Sanità, potrebbe avvalersi dei poteri di surroga ed agire direttamente coordinando le procedure con la Prefettura, qualora il comune non lo attuasse.

Nel frattempo i roghi abusivi all’interno della discarica non si fermano: le fiamme sarebbero partite sempre da cumuli di rifiuti accatastati vicino alle baracche del campo con il fumo che lambisce sino al territorio dei Castelli Romani.

Alcune testimonianze di cittadini residenti nelle zone limitrofi, riportano che la riserva naturale di Decima Malafede sia teatro di una vera e propria apocalisse urbana, tra roghi di vetture rubate, topi e rifiuti pericolosi ovunque. Una delle tesi più accreditate sarebbe quella per cui vengano bruciate soprattutto le auto affinchè spariscano le loro impronte digitali,  mentre all’interno delle vetture sparisce tutto. In questo modo sarebbe difficile risalire ad eventuali tracce per verificare la provenienza delle stesse auto, palesando di fatto il commercio illecito che all’interno del campo si è andato a sviluppare, tramite i pezzi di automobili rubate.

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COMUNE, PALOZZI (CAMBIAMO): “ROMA CAPITALE DEI DISSERVIZI. GRAZIE RAGGI”

“Nell’epoca della sindaca Raggi Roma rischia di diventare ogni giorno di più la capitale dei disservizi.                              È quanto mai lampante infatti il report annuale su “La gestione e il trattamento dei reclami, delle segnalazioni e dei suggerimenti di Roma Capitale”, che indirettamente fotografa la difficile situazione in cui versa l’Urbe Eterna in termini di decoro, sicurezza urbana e infrastrutture pubbliche. Come riporta la stampa, d’altronde, il documento parla di circa 80mila segnalazioni di disservizi e oltre 14mila reclami nel 2019 da parte dei cittadini romani, numeri in crescita rispetto all’anno precedente. Numeri, che sinceramente non ci stupiscono visti e considerati l’aleatorietà e l’immobilismo istituzionale, dimostrati in questi quattro anni dal Campidoglio grillino che ha impietosamente mancato di rilanciare settori chiave della macchina amministrativa come la mobilità, il verde urbano, il decoro e le strade”.

Così, in una nota, il consigliere regionale del Lazio ed esponente nazionale di Cambiamo, Adriano Palozzi.

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OSTIA, ASSOTUTELA: “CINGHIALI A SPASSO DURANTE IL PONTE. RAGGI INTERVENGA”

“Nuovi casi di cinghiali in giro per la Capitale d’Italia, come accaduto nella giornata di ieri a Ostia. Evidentemente vogliosi di sfruttare il soleggiato ponte e la festa dei Santi Pietro e Paolo, quattro ungulati hanno deciso di farsi una passeggiata nella celebre località marittima romana, costeggiando una strada non lontana dall’ospedale Grassi, dal deposito Ama e da un parco giochi. Continue reading…

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ROMA, CARAMANICA (RA): “RIVOLUZIONE ANIMALISTA SI DISSOCIA DA STRUMENTALIZZAZIONE PAE”

“Reputiamo scandaloso e irrispettoso quanto sta accadendo oggi in piazza Monte Citorio, dove è programmata la manifestazione del Pae per chiedere l’inasprimento delle pene e la certezza del carcere per chi commette delitti sugli animali. Un tema delicato e attuale che il Partito Animalista Europeo alla resa dei conti starebbe sfruttando per il proprio tornaconto politico. Continue reading…

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CASTEL ROMANO , BENVENUTI (ECOITALIASOLIDALE) DA ANNI STIAMO CHIEDENDO LA CHIUSURA DEL CAMPO CHE DOVEVA ESSERE TEMPORANEO, ORA SI FACCIA PRESTO

Sono decenni che stiamo affrontando il problema del campo nomadi  di via Pontina, a Castel Romano, e chiaramente con soddisfazione osserviamo che si sta accendo un faro mediatico su tale emergenza. Un Campo diventato una discarica abusiva, con  materiali di varie tipologie , presumibilmente merce rubata,  cumuli di  spazzatura di ogni tipologia, compresa plastica e pneumatici, fumi   tossici che frequentemente  interessato oltre la Via Pontina,  anche  Pomezia. Continue reading…

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ECOITALIASOLIDALE, A DUE SETTIMANE DALLA MORIA DI PESCI ANCORA NON SONO STATE INDIVIDUATE LE CAUSE: FALLIMENTO TOTALE A ROMA SU AMBIENTE E GESTIONE DEL TEVERE

Stiamo al paradosso, a due settimane dalla moria di pesci che immediatamente nella mattinata del 30 maggio come Ecoitaliasolidale abbiamo reso pubblico lanciando l’appello alle Istituzioni di accertare immediatamente le cause ed eventuali responsabilità, ancora non vi sono  risposte.

Attendiamo solo che paradossalmente qualcuno ipotizzi un suicidio dei pesci. Continue reading…

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AREE VERDI E SPORT : ECOITALIASOLIDALE, PIU’ SPAZI PER LO SPORT NEI PARCHI, MA NECESSARIA UNA ADEGUATA MANUTENZIONE E MESSA IN SICUREZZA

Abbiamo da subito ritenuto  interessante la proposta avanzata da Felice Mariani, olimpico di Judo e Deputato nazionale (5S) di praticare attività sportiva all’interno dei parchi e degli spazi verdi di Roma, dove le società dilettantistiche potrebbero svolgere lezioni all’aperto dopo il Lockdown che ha imposto la chiusura dei centri sportivi. Continue reading…

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OSTIENSE: ECOITALIASOLIDALE, IERI ENNESIMO INCIDENTE E ANCORA LA STRADA RISULTA PERICOLOSA ANCHE DOPO LA MORTE DELLA MOTOCICLISTA ELENA AUBRY AVVENUTO DUE ANNI FA

Ieri pomeriggio un altro incidente grave, fortunatamente senza vittime, è avvenuto sulla via Ostiense, poco prima di Cineland, nel medesimo punto dove nel maggio 2018 ci fu l’impatto costato la vita alla motociclista romana, Elena Aubry. La donna alla guida della sua auto e’ rimasta ferita nell’incidente ed ha dichiarato di aver invaso la corsia opposta per evitare le radici. Continue reading…

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LOTTA AL “CAPORALATO” ESEGUITE MISURE CAUTELARI PERSONALI A CARICO DI 60 SOGGETTI E SEQUESTRATE 14 AZIENDE AGRICOLE

Nel corso di questa notte, oltre 300 finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza, con l’ausilio di militari dei Reparti di Catanzaro e Crotone, hanno dato esecuzione, tra le Province di Cosenza e Matera, ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Castrovillari, dott. Luca COLITTA, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Flavio SERRACCHIANI, a carico di 60 persone, indagate di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (c.d. “caporalato”) ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

L’imponente attività della Guardia di Finanza ha condotto all’applicazione di 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 38 ordinanze di arresti domiciliari e 8 ordinanze di sottoposizione all’obbligo di presentazione alla p.g. 

Le Fiamme Gialle cosentine hanno, altresì, proceduto al sequestro preventivo di 14 aziende agricole, di cui 12 ubicate in provincia di Matera e 2 in provincia di Cosenza, per un valore stimato di quasi 8 milioni di euro, e di 20 automezzi utilizzati per il trasporto dei braccianti agricoli reclutati. 

L’indagine, denominata “Demetra”, trae origine dal controllo, effettuato dai finanzieri della Tenenza di Montegiordano, di un furgone che, diretto nelle campagne lucane, percorreva la S.S. 106 Jonica con a bordo n. 7 braccianti agricoli provenienti dalla sibaritide. 

Le preliminari attività d’indagine conducevano, sin da subito, all’identificazione di numerosi soggetti, italiani e stranieri (in particolare, di nazionalità pakistana, magrebina e dell’Est Europea), impegnati in un’organizzata e fiorente attività di sfruttamento illecito di manodopera bracciantile, c.d. “caporalato”, e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nella piana di Sibari. 

Le investigazioni, durate più di un anno, hanno visto le Fiamme Gialle di Montegiordano impegnate in un’intensa attività di intercettazione, in numerosi e mirati servizi di osservazione e pedinamento, localizzazioni GPS, sequestri, acquisizioni documentali ed assunzione di sommarie informazioni. 

All’esito, è emerso un quadro indiziario grave ed univocamente attestante plurime e reiterate condotte di sfruttamento ed utilizzazione illecita di manodopera, spesso reclutata anche attingendo dai C.A.S.I. locali, nonché di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

Oltre 200 i braccianti reclutati e condotti sui campi in condizioni di sfruttamento, costretti a lavorare in assenza di dispositivi di protezione individuale, impiegati in turni di lavoro usuranti e costretti ad accettare condizioni di lavoro degradanti e non conformi alle prescrizioni giuslavoristiche vigenti nel settore. Due le associazioni criminali smantellate dalla Guardia di Finanza ed operanti tra la Calabria e la Basilicata; la prima, cui appartenevano, a vario titolo, 47 soggetti, impegnata in una fiorente attività d’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. 

L’organizzazione era così composta: 

16 soggetti, i c.d. caporali, vertici del sodalizio criminoso con compiti di direzione e controllo dell’illecita attività. Erano loro a stabilire le modalità del reclutamento, a fissare le condizioni dell’impiego sui campi dei singoli braccianti, ad avere i rapporti con gli imprenditori-utilizzatori della manodopera, ad organizzare i furgoni utilizzati per il trasporto dei braccianti reclutati presso le diverse aziende, a tenere la contabilità relativa alle giornate di lavoro svolte da ciascun bracciante, a retribuire quest’ultimo per la singola giornata di lavoro svolto mediante la corresponsione di somme di denaro non adeguate al lavoro prestato;  8 soggetti, i c.d. sub-caporali, con il ruolo di collaboratori diretti dei vertici del sodalizio criminoso, la longa manus di questi ultimi nella gestione della manodopera bracciantile;  22 soggetti, i c.d. utilizzatori, che, attraverso le aziende agricole da loro gestite, ben 13, e sulla scorta di consolidati rapporti con i vertici dell’organizzazione criminale, impiegavano i braccianti reclutati nei campi, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno. Ciò mediante un collaudato sistema di fittizie assunzione che, in ultima analisi, determinava imponenti risparmi fiscali e previdenziali; 1 dipendente dell’amministrazione comunale di Rossano (CS), il quale, abusando del suo ruolo, favoriva i vertici dell’organizzazione criminale rilasciando documenti di identità e certificati di residenza in favore dei braccianti reclutati, al fine di regolarizzarne la posizione sul territorio e consentire la fittizia assunzione da parte delle aziende utilizzatrici. 

La seconda, composta da 13 soggetti, impegnata, oltre che nell’illecito sfruttamento della manodopera, anche nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

Ed invero, le indagini della Guardia di Finanza di Montegiordano hanno consentito di far emergere un’organizzata struttura criminale che, dietro pagamento di cospicue somme di denaro, organizzava matrimoni “di comodo” finalizzati a garantire la permanenza, sul territorio italiano, di una pletora di soggetti irregolari ovvero a favorire, mediante permessi di soggiorno per ricongiungimento familiare, l’ingresso di soggetti dimoranti all’Estero. 

Dopo essersi procurati la documentazione necessaria, gli indagati organizzavano le nozze presso il Comune di competenza e, nel giorno stabilito, con la compartecipazione di testimoni fittizi, aveva luogo il matrimonio tra i finti nubendi i quali, poi, decorsi i termini di legge, si attivavano subito per attivare il procedimento di separazione personale prima e divorzio poi. 

Le penetranti investigazioni della Guardia di Finanza hanno, altresì, permesso di: 

  • individuare oltre 200 braccianti agricoli, per lo più extracomunitari, i quali, in stato di bisogno, sono stati impiegati, in condizioni di sfruttamento, a favore di 14 aziende agricole; 
  • ricostruire le retribuzioni percepite dai braccianti reclutati; retribuzioni corrisposte in nero ed inidonee a garantire una vita dignitosa; 
  • quantificare gli imponenti guadagni illeciti accumulati dagli indagati; 
  • accertare la disponibilità, in capo agli indagati, di plurimi automezzi utilizzati per il trasporto dei braccianti sui campi di lavoro; 
  • accertare, altresì, un ampio fenomeno di acquisto illegale di gasolio per l’agricoltura, cioè di combustibile agevolato poiché con accisa ridotta, gasolio utilizzato per alimentare i suddetti mezzi di trasporto. Il gasolio veniva acquistato dagli indagati direttamente o per il tramite di soggetti terzi e detenuto presso i luoghi di dimora, in modo da poterlo utilizzare all’occorrenza; 
  • accertare le condizioni degradanti in cui vivevano i braccianti agricoli, invero essi alloggiando in strutture fatiscenti, spesso in sovrannumero, strutture di fortuna, procurate loro dagli indagati, e per le quali erano costretti a corrispondere una somma di denaro a questi ultimi per abitarvi. 

L’operazione “Demetra” si colloca nell’ambito di quella più ampia attività di salvaguardia della legalità economico-finanziaria del Paese, tutela dei cittadini e delle imprese oneste, in cui è costantemente impegnata la Guardia di Finanza che, ogni giorno, lotta contro qualunque forma di sfruttamento della manodopera, al fine di ristabilire l’ordine economico violato, difendere i diritti dei lavoratori nonché quelli delle imprese che scelgono di operare nella legalità.