Articoli di Fabio Camillacci

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23 NOVEMBRE 1980, Il gelo nel mio cuore

23 NOVEMBRE 1980  Il gelo nel mio cuore

“La Terra trema, e richiama a se ingiustamente molti dei suoi figli,

La terra trema e distrugge,

 La terra trema ed uccide,

la terra trema e crea una pesante nube bianca che avvolgera’ per la vita chi ne è uscito vivo……….

La terra trema e spegne sorrisi

La terra trema….

Ed il paese  tace…….”

(Michele Milano)

Una storia lunga e tormentata quella del sisma di magnitudo 6.9 della scala Richter che alle 19:34 del 23 novembre 1980, per novanta secondi, colpì soprattutto una vasta area compresa tra l’Alta Irpinia,e la Basilicata: 2.914 le vittime, quasi 9 mila i feriti, 18 comuni rasi al suolo, 99 devastati, 300 mila le persone che da quella domenica sera rimasero senza una casa.

L’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, il 25 novembre, nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e altri ministri e consiglieri, si recò in elicottero sui luoghi della tragedia.

Di ritorno dall’Irpinia, in un discorso in televisione rivolto agli italiani, Pertini denunciò con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi, che sarebbero arrivati in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni.

Il discorso di Pertini ebbe come ulteriore effetto quello di mobilizzare un gran numero di volontari che si recarono nelle zone del sisma per portare aiuto.

Ecco a 37 anni di distanza da quell’orribile giorno che mi sento ancora sulla pelle, il mio ringraziamento va a tutte quelle persone che anche con un solo gesto si sono proposte di starci vicino e di aiutarci nel tentare di riacquisire la vita, un sorriso, la serenità.

Mai dimenticherò gli occhi ed i volti di quanti ci hanno aiutato e mai dimenticherò il dolore , le voci, le brutte emozioni, ed il marasma che ho vissuto i quei giorni da incubo e che hanno segnato la mia vita per sempre.

“…………..”A volte la vita si spacca in due, a fratturare l’esistenza di ognuno nell’intimo e di tutti nelle relazioni. Come si apre e si fende la terra, così le carni degli affetti si lacerano per le morti incomprensibili Che un sisma  può causare…….

 Il futuro e il passato collidono in un boato che dura in eterno: comincia in un presente che vischioso scivola ma non passa e non finisce, restando nella memoria dei sopravvissuti, come gemito, come urla di una madre muta – la terra – che non ha potuto più tacere. Si squarcia. E spalancando il cuore come un infarto, dilania i suoi figli…………..”

MILANO MICHELE

sanità

Un calendario d’autore per raccontare la malasanità nel Lazio

Un calendario choc. Ma dalla denuncia nasce una iniziativa: Il ricavato delle vendite devoluto per un progetto per gli abitanti del territorio reatino martoriato dal sisma dell’agosto 2016.

Scarafaggi nei reparti. Servizi igienici indecenti. Sovraffollamento degli spazi ospedalieri. Sono soltanto alcuni degli scatti contenuti nel calendario denuncia “Sanità in codice rosso”, patrocinato dall’Assi Onlus e realizzato dalla fotografa Tiziana Luxardo. Non bastano dodici mesi per denunciare tutti i mali della sanita laziale, sono sufficienti però per dare un’idea dei problemi che quotidianamente vivono operatori del settore e cittadini. Problemi che riguardano tutti, perché tutti noi possiamo aver bisogno di un pronto soccorso o in un reparto di ospedale. Preferiamo non pensarci, perché la malattia fa paura ma tutti noi una volta – o per una visita a un parente o per altro – abbiamo varcato quelle soglie. E non è stato piacevole. Come appunto non è piacevole non è sfogliare il 2018, ammirando nella drammaticità gli scatti di autore – tratti da notizie di cronaca e da sopralluoghi nelle strutture ospedaliere – dell’artista Luxardo. Già al terzo mese dell’anno avete chiare tutte le contraddizioni, le carenze, i disservizi, la disperazione di operatori e pazienti. A Dicembre avrete netta la sensazione di essere stati colpiti con un pugno nello stomaco.

“Era ed e’ proprio questo l’obiettivo – spiega Paolo Dominici, vicepresidente della Onuls e segretario regionale con delega, tra le altre, alla sanità – Carpire in quegli scatti alcune criticità del nostro servizio sanitario, rappresenta infatti uno strumento per dare voce a chi nella sanità ci lavora e  chi della sanità ha bisogno. La nostra è una provocazione, una energica provocazione, un modo per sensibilizzare le istituzioni affinché qualcosa effettivamente migliori”.

Ma c’è altro. L’Assi Onlus da questa denuncia trae linfa per mettere in campo progetti di solidarietà concrteti. “Infatti – conclude Dominici – il ricavato delle vendite del calendario sarà interamente devoluto direttamemte agli abitanti meno abbienti di un paesino del reatino colpito dal sisma dello scorso anno. Stiamo scegliendo una realtà che fino ad oggi è rimasta esclusa dal circuito mediatico, ma dove il sisma ha avuto gli stessi effetti  che hanno sconvolto la vita all’intera comunità”.

CAMPIDOGLIO

Meleo, in settimana al via lavori per preferenziale via Filippo Fiorentini, da Monti Tiburtini a via della Serenissima

“Entro questa settimana inizieranno i lavori per la nuova corsia preferenziale su via Filippo Fiorentini, da Monti Tiburtini a via della Serenissima. Un intervento che andrà a fluidificare il traffico e a migliorare i collegamenti per il trasporto pubblico nel IV Municipio”. Lo annuncia in una nota l’assessora alla Città in Movimento di Roma Capitale, Linda Meleo.

“Oggi con il tour #RomaInMovimento saremo al IV Municipio per mostrare ai cittadini il sito del Piano urbano della mobilità sostenibile e per illustrare le opere invarianti legate al PUMS che interessano il quadrante: dal tram Subaugusta-Ponte Mammolo, al filobus che collegherà Ponte Mammolo-Fidene-Sant’Andrea, fino al prolungamento della Linea B a Casal Monastero, con annesso parcheggio di scambio”, spiega.

Dal Municipio finora sono arrivate 90 proposte, fra queste 26 vanno a toccare il trasporto pubblico e 24 la ciclabilità, tutti progetti che saranno presi in esame singolarmente dall’Amministrazione.

Regione Lazio - Presentazione della giunta Zingaretti

REGIONALI, PALOZZI(FI): “CON BLUFF APPELLO SINDACI ZINGARETTI TOCCA IL FONDO’”

“Reputo assolutamente scorretta e demagogica la mossa di Zingaretti e company di diffondere lo pseudo appello, firmato da 203 sindaci dei Comuni del Lazio, a favore del candidatura bis del Presidente della Regione. Una mossa mistificatoria, dal chiaro sapore elettorale, che descrive una realtà inesistente e trasmette una idea errata e non oggettiva delle reali intenzioni di voto dei cittadini e dei loro eletti: i sindaci pro Zingaretti, ad esempio, non rappresentano nemmeno un quinto dell’elettorato complessivo della nostra regione. Cosa ancora più grave, poi, è che risultano firmatari anche alcuni primi cittadini “civici” che dell’appello non ne sapevano nulla, tanto che sui media già cominciano a volare le prime smentite. Invito, dunque, tutti quei primi cittadini dei Comuni della Provincia di Roma, il cui nome risulta tra i firmatari e che sono sostenuti a livello locale da Forza Italia, a smentire con forza il loro supporto a Zingaretti: in caso contrario, ritireremo il nostro sostegno. Forza Italia non è e non sarà mai dalla parte di coloro che stanno distruggendo la sanità regionale, di coloro che hanno alzato l’Irpef a livelli esorbitanti e di coloro che stanno prendendo in giro ormai da cinque anni la collettività con vacue promesse, scrivendo una delle pagine più nere della storia politica della Regione Lazio. Forza Italia e il centrodestra rappresentano l’unica alternativa credibile al malgoverno di Pd e Zingaretti”. Così, in una nota, il coordinatore FI Provincia di Roma, Adriano Palozzi

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LA VIOLENZA SPEZZA IL CUORE DELLE DONNE

Sindrome del cuore infranto. Non si tratta affatto di un termine poetico ma di un tipo di cardiomiopatia che colpisce quasi esclusivamente le donne. Conosciuta anche come sindrome di Tako-Tsubo (o cardiomiopatia da stress), si riscontra principalmente in seguito a lutti o eventi traumatici. In vista della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne del prossimo 25 novembre, i cardiologi di PLACE – Platform of Laboratories for Advanced in Cardiac Experience, summit in corso a Roma dal 22 al 24 novembre, lanciano l’allarme sull’insorgere di questa patologia nelle donne maltrattate.

«Nell’anamnesi di molti dei soggetti colpiti è stata evidenziata la presenza di un prolungato stress emotivo, tipico delle situazioni in cui la donna è sottoposta a maltrattamenti e abusi, fisici ma anche psicologici», spiega il professor Leonardo Calò, Direttore Uoc di Cardiologia del Policlinico Casilino e Presidente del Congresso PLACE. «Parliamo di una patologia – spiega il professor Calò – che si manifesta con sintomi molto simili a quelli dell’infarto miocardico, come dolore al petto e affanno improvviso, e che non deve essere sottovalutata poiché, secondo recenti studi, ha un tasso di mortalità analogo a quello dell’infarto».

Attenzione al cuore delle donne, quindi, nell’ambito di un summit dove più di 3000 specialisti e luminari di fama mondiale, sotto l’egida dei professori Fiorenzo Gaita e Leonardo Calò, presidenti del Congresso PLACE, si confrontano nell’ottica della multidisciplinarietà: dalla prevenzione alla medicina interna, dalla geriatria alla medicina dello sport, attraverso una panoramica prospettica su temi chiave per la salute del cuore quali lo scompenso, la morte cardiaca improvvisa, le aritmie e le ablazioni cardiache.

Proprio sulla morte cardiaca improvvisa, il professor Gaita ha voluto puntare i riflettori, essendo da sempre impegnato in prima persona in iniziative di informazione e sensibilizzazione su un problema solo in apparenza poco visibile, ma che si manifesta improvvisamente e con effetti drammatici in soggetti di qualsiasi età.

PLACE – Platform of Laboratories for Advanced in Cardiac Experience, si conferma anche quest’anno come una delle più importanti realtà congressuali della cardiologia internazionale, grazie al suo essere innanzitutto un vero e proprio laboratorio dove i saperi scientifici si confrontano quotidianamente con l’esperienza umana di medici impegnati in prima linea per prevenire e affrontare le diverse patologie cardiache.

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SPORT, CAMMINARE, CORRERE, NUOTARE ALMENO TRE VOLTE ALLA SETTIMANA: L’ATTIVITA’ FISICA ALLUNGA LA VITA E PREVIENE LA MORTE IMPROVVISA

Sport sì o no? Con quale frequenza? E quale tipo di sport? L’argomento è stato molto discusso fino a oggi, ma adesso i cardiologi di tutto il mondo sono concordi: almeno tre volte alla settimana, bisogna camminare, correre o nuotare per fare stare bene il cuore e per assicurarci una vita più longeva. Anche senza esagerare, perché per raggiungere questi e altri obiettivi è necessario camminare a passo sostenuto con regolarità settimanale. E farlo sempre, fino a tarda età per verificare i benefici sul piano respiratorio, cardiologico, ortopedico e, non ultimo, psicologico. Tuttavia, non senza uno screening preventivo delle condizioni di salute, ciò al fine di prevenire la morte improvvisa, un problema cardiaco apparentemente poco visibile, ma che, nella realtà, si manifesta in eventi inaspettati e drammatici che coinvolgono soggetti di ogni età.

A discuterne, in cinque diverse sezioni di PLACE, il summit di settore che richiamerà a Roma oltre 3 mila cardiologi di fama internazionale, ci saranno, insieme i professori Fiorenzo GAITA e Leonardo CALÒ, presidenti del Congresso, cardiologi di fama mondiale come, tra gli altri:

il prof. Fabio PIGOZZI, Rettore dell’Università Foro Italico di Roma, tra i massimi esperti di doping e di identificazione di sostanze dopanti particolarmente complesse;

il prof. Domenico CORRADO, Ordinario dell’Università di Padova per le tematiche relative alla morte improvvisa nello sport;

il prof. Sanjay SHARMA dell’Università St.George di Londra, esperto delle tematiche connesse alla morte improvvisa.

 

La cardiologia dello sport sarà trattata in cinque sessioni a Palazzo Colonna:

 

Giovedì 23 novembre: ore 12:10 e 17:05, Sala Plenaria; ore 14:30, Sala Marinetti; ore 18:25, Sala delle Sculture.

Venerdì 24 novembre: ore 15:50, Sala Plenaria.

 

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COMUNE, ASSOTUTELA: “RENDERE PUBBLICI REGISTRI BENI IMMOBILI LOCATI”

“Come associazione che tutela i diritti dei consumatori, siamo qui a chiedere alla sindaca di Roma Virginia Raggi che il Campidoglio proceda con la pubblicazione del registro dei beni immobili locati di proprietà del Comune di Roma. Cosa che allo stato attuale ancora non sembra avvenuta. La concretizzazione di tale procedura si configurerebbe come un grande atto di trasparenza amministrativa a favore del cittadini, che sarebbero finalmente in grado di consultare tutti gli atti, i contratti e informazioni riguardanti vicende, anche giudiziali, aventi ad oggetto beni immobili locati del Comune di Roma”. Così, in una nota, il presidente della associazione Assotutela, Michel Emi Maritato

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L’INFERMIERE COS’è MA SOPRATTUTTO CHI è? DAL 1955 AL 2006 ECCO GLI STEP STORICI DELLA NOSTRA PROFESSIONE CHE NASCE COME PROFESSIONE “IN ROSA”

”L’infermiere è un professionista sanitario dell’area delle scienze infermieristiche,che secondo i requisiti previsti dalla normativa è responsabile dell’assistenza infermieristica generale in Italia (Decreto Ministeriale n. 739/1994) e nel resto di Europa con le direttive Europee 2005/36 e 2006/100.”………..

È il 1955, gli italiani allontanano i ricordi della guerra e si preparano, senza saperlo, agli anni del boom economico. In questo clima nascono i Collegi delle infermiere professionali, vigilatrici d’infanzia e assistenti sanitarie visitatrici, voluti da un decreto governativo dell’ottobre 1954. E voluti soprattutto da quelle operatrici della sanità consapevoli di essere preziose, ma che non avevano ancora ottenuto uno specifico riconoscimento professionale, poiché il decreto del 1946 sulle professioni sanitarie si era limitato a ripristinare gli Ordini dei medici chirurghi, dei veterinari dei farmacisti e ad istituire i Collegi delle ostetriche. Da questo momento in poi i Collegi e la Federazione Ipasvi avranno un continuo sviluppo, registrando tutte le tappe della crescita e dei cambiamenti che hanno visto protagonista la professione infermieristica. Un primo passo importante fu convincere le infermiere, le assistenti sanitarie visitatrici e le vigilatrici d’infanzia, religiose e laiche, ad iscriversi negli Albi professionali: i dati registrati nel 1959, in occasione del Censimento nazionale degli esercenti le professioni sanitarie, mostrano i buoni risultati raggiunti, ma segnalano anche il perdurare di alcune difficoltà.Più benessere più possibilità di movimento, anche grazie al diffondersi delle automobili. Così finalmente la Federazione dei Collegi Ipasvi per il Paese e vi può indire il suo primo Congresso nazionale, svoltosi a Roma dal 31 maggio al 2 giugno del 1965.

La sede scelta per la cerimonia inaugurale fu il Palazzo degli Uffici all’Eur e registrò la partecipazione di tutte le “massime autorità religiose, militari e civili”, come recitavano abitualmente i giornali dell’epoca. Anche se le fotografie sembrano raccontarci una realtà molto rigida e formale, il discorso di apertura dell’allora presidente Laura Sterbini Gaviglio non fu affatto rituale: ripercorrendo le tappe dei dieci anni di vita dei Collegi, sottolineò tutte le difficoltà con le quali la professione si doveva confrontare, dalla mancanza di scuole statali e gratuite per la formazione, ai problemi di inquadramento contrattuale, alla più generale difesa della dignità della professione infermieristica, concludendo con l’affermazione di essere ormai in tempi “maturi per il raggiungimento di un sistema di sicurezza sociale”.

“Estensione al personale maschile dell’esercizio della professione di infermiere professionale”: recita così la legge n. 124 del 25 febbraio 1971, con la quale si sancisce una vera rivoluzione nel mondo infermieristico. La storia della professione era stata fino a questo momento esclusivo appannaggio delle donne: una santa per proteggerle, quella matrona Fabiola che si dedicava all’assistenza nell’antica Roma, una donna come modello ideale, ovvero Florence Nightingale, e poi tante altre donne negli ospedali, nelle visite igieniche alle zone più difficili del Paese, nell’assistenza all’infanzia. Il lavoro infermieristico, visto come “ausiliario” e “vocazionale”, era giudicato particolarmente adatto alle donne e soprattutto alle religiose, che furono per molti anni la maggior parte del corpo infermieristico.

Una situazione che produceva, come conseguenza forse non voluta, la curiosa “anticipazione” di un protagonismo femminile anche in ruoli di vertice, si pensi ad esempio alle due rappresentanti infermieristiche chiamate, di diritto, nel 1957 a far parte del Consiglio superiore di Sanità. Ma lo sviluppo della società porta progressivamente ad una radicale trasformazione del ruolo delle infermiere, che acquistano sempre più competenza e autonomia professionale.

Dunque, anche per ragioni di equità sociale, la professione non può più essere preclusa agli uomini, ai quali oltretutto era invece già consentita la funzione di infermiere generico (e proprio sulla distinzione tra infermiere professionale e infermiere generico si aprirà un non facile dibattito tra i legislatori, interessati a reclutare personale, e i Collegi Ipasvi, preoccupati della tutela di una qualificazione professionale acquisita attraverso molti anni di studio). L’immissione degli uomini nei ruoli professionali produrrà anche un’accelerazione del cambiamento dei percorsi formativi, a cominciare dai Convitti che dovranno derogare all’internato per i nuovi allievi.

L’Italia recepisce l’Accordo europeo sull’istruzione e formazione degli infermieri professionali (legge 15 novembre 1973, n. 795). Si tratta di una tappa importante nella storia della professione infermieristica: il documento sarà il punto di riferimento di tutto il processo di riordino normativo che si svilupperà dagli anni Settanta ad oggi.

L’Accordo di Strasburgo indica infatti i punti essenziali per una revisione dei programmi d’insegnamento e definisce la funzione educativa del tirocinio pratico degli allievi. Per uniformarsi alle indicazioni europee, che prevedono 4600 ore di insegnamento, saranno elaborati nuovi programmi di studio e la durata dei corsi passerà da due a tre anni. L’obiettivo è duplice: far crescere la qualità della formazione e consentire la possibilità per gli infermieri di lavorare nei vari Stati firmatari dell’Accordo.

A definire il campo delle attività e le competenze degli infermieri nel 1974 interviene il Dpr 225, il cosiddetto “mansionario”, che modifica le precedenti norme di regolamentazione della professione risalenti al lontano 1940.

La riforma del Servizio sanitario, che vedrà la luce nel 1978 con l’approvazione della 833, è preceduta da un lungo periodo preparatorio in cui si pone mano al riordino delle attività delle professioni sanitarie. Nel complesso il “nuovo” mansionario viene accolto con favore dagli organismi di rappresentanza della professione che, pur sottolineandone alcune contraddizioni, al momento dell’emanazione lo considerano una tappa importante del processo evolutivo dell’assistenza infermieristica.

Il testo tende a stabilire un diverso approccio con l’assistito, non più visto solo come un malato con dei problemi clinici, ma come una persona che esprime bisogni psichici, fisici e sociali. In questa logica diventano fondamentali gli aspetti relazionali dell’attività infermieristica, che viene valorizzata nelle sue funzioni, come evidenzia la stessa terminologia che viene usata nel Dpr. Ad esempio, il termine “eseguire”, presente nel dettato normativo precedente, viene quasi sempre corretto con “programmare” e “promuovere … iniziative”; inoltre viene introdotto il termine “coordinare” e soppresso “dipendere”.

Il mansionario estende il campo di attività infermieristica dall’ospedale ai servizi di sanità pubblica e abbraccia i settori della prevenzione, della cura, della riabilitazione e dell’assistenza sanitaria. Viene riconosciuto anche il ruolo didattico dell’infermiere in rapporto all’assistito e alle famiglie, ma anche nei confronti di altri operatori e degli allievi.

In sintesi con il Dpr 225 l’infermiere acquista una propria caratterizzazione professionale più adeguata ai tempi, a cui corrispondono il riconoscimento di una certa autonomia operativa e precise responsabilità relative alle attività individuate dal legislatore come specifiche: un elenco destinato, comunque, a invecchiare ben presto nell’impatto con le trasformazioni indotte dal progresso scientifico e tecnologico.

Nel 1978 a dieci giorni dal Natale, presidente del Consiglio Giulio Andreotti, ministro della Sanità Tina Anselmi – uno schieramento parlamentare vastissimo, che in tempi recenti si è potuto rivedere solo in occasione dell’elezione di Ciampi a Presidente della Repubblica, dopo anni di dibattiti e scontri diceva sì all’istituzione di un Servizio sanitario nazionale pubblico con i soli voti contrari del Movimento sociale, del Partito Liberale e l’astensione dei repubblicani (in tutto meno del 15% degli elettori dell’epoca). Con una maggioranza quasi plebiscitaria, quindi, anche l’Italia entrava nel club di quei Paesi che avevano scelto di dotarsi di un sistema nazionale di tutela della salute ponendo la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle malattie tra i primi compiti della Repubblica.

Le vecchie mutue, caratterizzate da evidenti sperequazioni tra le diverse categorie di assistiti, lasciavano il posto alle Usl, Unità sanitarie locali, che assumevano a proprio carico tutte le competenze in materia di assistenza sanitaria. Il finanziamento del sistema sarà assicurato dalla fiscalità generale (ma occorrerà attendere quasi un ventennio prima dell’effettiva fiscalizzazione dei vecchi contributi malattia) e viene istituito il Fondo sanitario nazionale che entra a far parte di un apposito capitolo di spesa del Ministero del Tesoro.

La riforma del 1978 sarà oggetto di moltissimi provvedimenti di modifica e integrazione, culminati nella prima grande riforma della riforma (quella del biennio 1992/93) che trasformò le Usl in “Aziende sanitarie locali” dotate di autonomia giuridica dando il via alla cosiddetta “aziendalizzazione” del sistema e dalla “riforma ter” (più nota come riforma Bindi dal ministro della sanità che la mise a punto) varata nel 1999, ma rimasta in gran parte ancora inattuata, soprattutto a causa del cambio di maggioranza seguito alle elezioni politiche del 2001 e dal contemporaneo avvio della riforma federalista dello Stato che ha rafforzato ulteriormente il ruolo delle Regioni nel governo della sanità.

Sono circa mille i primi studenti che nell’anno accademico 1992/93 varcano le soglie dell’Università per frequentare i corsi di diploma universitario per infermiere, avviati in 18 Atenei italiani. L’ingresso della formazione nell’Università è il punto d’arrivo di un decennio di battaglie portate avanti da tutta la professione per adeguare i percorsi formativi al ruolo di grande responsabilità svolto dagli infermieri in ogni struttura del sistema sanitario italiano e per entrare a pieno titolo in Europa. Questa esigenza si integra perfettamente con il complessivo disegno di riforma dell’Università, varato nel 1990, che istituisce anche nel nostro Paese le “lauree brevi”. Alla fine del 1992 viene emanato il Dlgs 502 (poi 517) che, oltre a definire le competenze dell’Università, delle Regioni e delle Aziende del Ssn in materia di formazione infermieristica, stabilisce come requisito per l’accesso alle scuole a ai corsi il possesso del diploma di scuola secondaria superiore di secondo grado di durata quinquennale. La nuova norma si prefigge di salvaguardare il patrimonio di esperienza didattica delle precedenti Scuole, prevedendo l’accreditamento delle sedi idonee con l’Università. Nel 1996/97 il periodo di transizione al nuovo sistema formativo si conclude con il passaggio definitivo di tutta la formazione di base in ambito universitario. Sul diploma, accanto alla firma del Responsabile del corso, figura ora quella del Rettore dell’Università.

Il 1° luglio del 1994, per le strade di Roma sfilano 50mila lavoratori della sanità, infermieri professionali per la gran parte. Una manifestazione che chiedeva più attenzione per il sistema sanitario pubblico, in anni in cui la ricetta privatistica sembrava la soluzione di ogni problema, e soprattutto interventi per una migliore qualificazione delle professioni sanitarie, ovvero i nuovi profili professionali sui quali si discuteva da tempo ma che tardavano ad arrivare.

Ma il lungo corteo romano rappresentò anche un momento di passaggio fondamentale per la costruzione di una nuova e più forte identità professionale: striscioni, cartelli, migliaia di palloncini mostrarono a tutti che gli infermieri di oggi erano lontani e diversi dagli stereotipi del passato.Tutti gli slogan ruotavano intorno a questa consapevolezza: “Infermiere qualificato, paziente tutelato”, “Vogliamo migliorare per assistere e curare”, ed anche, in una polemica ironica ma non priva di fondamento, “Signor dottore ho commesso un gran reato, ho pensato, ho pensato”. Senza dimenticare anche gli obiettivi immediati: “Costa, Costa, vogliamo una risposta”. E la risposta arrivò rapidamente, perché pochi mesi dopo, a settembre, l’allora ministro della Sanità Raffaele Costa firmò il decreto ministeriale che definiva ruolo e funzioni degli infermieri professionali.

Il profilo professionale è la pietra miliare nel processo di professionalizzazione dell’attività infermieristica. Il decreto ministeriale 739/94 riconosce l’infermiere responsabile dell’assistenza generale infermieristica, precisa la natura dei suoi interventi, gli ambiti operativi, la metodologia del lavoro, le interrelazioni con gli altri operatori, gli ambiti professionali di approfondimento culturale e operativo, le cinque aree della formazione specialistica (sanità pubblica, area pediatrica, salute mentale/psichiatria, geriatria, area critica).

Il profilo disegnato dal decreto è quello di un professionista intellettuale, competente, autonomo e responsabile. Analoga definizione dei campi di attività e delle competenze verrà successivamente stabilita anche per l’infermiere pediatrico (Dm 70/97) e per altri 20 profili professionali, tra cui figurano quello dell’assistente sanitario, dell’ostetrica, del terapista della riabilitazione, del tecnico di laboratorio ecc. L’attivazione del profilo si presenta come il banco di prova per verificare la compliance tra le aspirazioni e le potenzialità degli infermieri, che sono chiamati ad assumere – anche formalmente – la responsabilità di gestire autonomamente il processo assistenziale, dal momento decisionale a quello attuativo, valutativo e di confronto.

Non più “professione sanitaria ausiliaria”: finalmente questa anacronistica e impropria definizione attribuita agli infermieri viene definitivamente cancellata da una legge dello Stato. La legge 42/99 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie) sancisce che il campo proprio di attività e di responsabilità della professione infermieristica è determinato dai contenuti del decreto istitutivo del profilo, dagli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione post base, nonché dai Codici deontologici che la professione si dà.

A fissare gli ultimi tasselli al percorso di riordino della professione è la 251/2000 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica). Questa legge stabilisce che gli infermieri in possesso dei titoli di studio rilasciati con i precedenti ordinamenti possono accedere alla laurea di secondo livello in Scienze infermieristiche.

Passa così, dopo una lunga battaglia della Federazione Ipasvi, il principio dell’equipollenza dei titoli ai fini della prosecuzione degli studi. Ma l’importanza della 251 consiste soprattutto nel riconoscimento “formale” della dirigenza: per gli infermieri si aprono così le porte per l’accesso alla nuova qualifica unica di dirigente del ruolo sanitario. In attesa dell’entrata a regime della specifica disciplina concorsuale, disposizioni transitorie stabiliscono che le Aziende sanitarie possono comunque procedere all’attribuzione degli incarichi di dirigente dei Servizi dell’assistenza infermieristica e ostetrica “attraverso idonea procedura selettiva tra i candidati in possesso di requisiti di esperienza e qualificazione professionale predeterminati”. A tali figure sono attribuite la responsabilità e la gestione delle attività di assistenza infermieristica e delle connesse funzioni, nonché la revisione dell’organizzazione del lavoro incentivando modelli di assistenza personalizzata.

I decreti del 2 aprile del 2001 sulla determinazione delle classi di laurea delle professioni sanitarie si inquadrano nel generale processo di riforma dell’Università, che va avanti per armonizzarsi con lo scenario europeo: i corsi di diploma universitario per infermiere si trasformano così in laurea triennale e viene prevista la laurea specialistica nelle Scienze infermieristiche e ostetriche, a cui accedere sulla base dei crediti acquisiti nella formazione di base.

Nella specifica classe di laurea riservata alle professioni sanitarie infermieristiche e alla professione sanitaria ostetrica sono collocati i profili dell’infermiere, dell’ostetrica e dell’infermiere pediatrico.

Il 2002 si apre con l’emanazione di una legge che riguarda gli infermieri, la n. 1 dell’8 gennaio (Conversione in legge, con modificazioni del decreto legge 12 novembre 2001, n. 402, recante disposizioni urgenti in materia di personale sanitario). Il provvedimento, nato sulla spinta dell’emergenza infermieristica, in realtà fissa alcuni principi di carattere più generale:

– riconosce agli infermieri dipendenti del Ssn la possibilità di svolgere attività libero-professionale all’interno delle strutture della loro Amministrazione per garantire attraverso “prestazioni aggiuntive … gli standard assistenziali nei reparti di degenza e l’attività delle sale operatorie”;

– prevede la possibilità di riammettere in servizio infermieri che abbiano volontariamente risolto il rapporto di lavoro, stipulando contratti a tempo determinato;

– definisce le funzioni dell’operatore socio-sanitario, ribadendo che esso svolge le sue attività “conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione”;

– valorizza la formazione complementare e attribuisce valore di titolo valutabile ai fini della carriera ai Master e agli altri corsi post base.

Con decreto del 9 luglio 2004 il Miur fissa le modalità e i contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea specialistica in Scienze infermieristiche e con decreto del 27 luglio definisce i posti per le immatricolazioni. Il 1° ottobre, con un ulteriore decreto, riconosce ai fini dell’ammissione “in deroga al superamento dell’apposita prova” la posizione degli infermieri già in possesso dei titoli rilasciati dalle Scuole dirette a fini speciali e titolari, da almeno due anni, dell’incarico di direttore dei Servizi infermieristici o di direttore o coordinatore dei corsi di Laurea.

Così, nell’anno accademico 2004-2005  la Laurea specialistica diventa finalmente una realtà concreta e i corsi partono in 15 Atenei italiani.

Un obiettivo che la Federazione e i Collegi Ipasvi hanno perseguito con tenacia, con il fine di offrire agli infermieri la possibilità di intraprendere percorsi formativi sempre più articolati e diversificati, che li rendano protagonisti attivi e competenti di un mondo sanitario in continuo sviluppo.

La Laurea specialistica (o magistrale) non è una tappa formativa obbligatoria, ma un’opportunità per gli infermieri che intendano acquisire il livello professionale necessario ad esercitare specifiche funzioni nell’area clinico-assistenziale avanzata, nella gestione, nella formazione e nella ricerca.

 

Partono i primi dottorati in Scienze infermieristiche: è la tappa che completa il percorso accademico della professione infermieristica nel nostro Paese.

Il conseguimento dell’importante obiettivo si deve alla sensibilità di alcune prestigiose Università, ma anche al sostegno della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi concretizzatosi, nella fase conclusiva, con il finanziamento di alcune borse di studio.

Il primo bando ad essere pubblicato è stato quello dell’Università romana di Tor Vergata, a cui ben presto si è aggiunta Firenze.

MILANO MICHELE

partito pensionati

PENSIONE, ECCO TUTTE LE NEWS IN ARRIVO

Dal 2019 l’età di pensionamento salirà a 67 anni per tutti tranne che per 15 categorie di lavori gravosi che saranno esentate dall’aumento di 5 mesi sia per accedere alla pensione di vecchiaia che per quella anticipata che resteranno dunque rispettivamente a 66 anni e 7 mesi di età per la prima e a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. E’ questo l’effetto maggiore delle modifiche che il governo ha messo nero su bianco in un documento vistato da Cisl e Uil, cui è invece contraria la Cgil.

CATEGORIE ESENTATE Immediata esenzione di 15 categorie di occupazioni particolarmente gravose dall’innalzamento previsto per il 2019 del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e del requisito contributivo per la pensione anticipata: 11 categorie già individuate ai fini dell’Ape sociale e 4 categorie aggiuntive con particolari indici di infortunistica e di stress da lavoro correlato (operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca, siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi tra i lavori usuranti di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011). L’esenzione è condizionata allo svolgimento di attività gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, al possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.

ASPETTATIVE DI VITA  Con effetto dallo scatto biennale del 2021 sarà messa mano ad una revisione strutturale del meccanismo di calcolo dell’adeguamento alle aspettative di vita che avverrà ora sulla base della media della speranza di vita nel biennio di riferimento rispetto a quella del biennio precedente. Lo scatto di età però non potrà superare il limite massimo di 3 mesi per ciascun adeguamento, da riassorbire con l’adeguamento successivo nel caso si sia registrato un incremento superiore. Sarà assorbita nel biennio successivo invece l’eventuale riduzione della speranza di vita.

Maritato Emanuela Maria

CNR

Il primo interruttore ultraveloce per onde elettroniche

La lucentezza tipica dei metalli è dovuta agli elettroni che si muovono liberamente all’interno del materiale, riflettendo la luce. Illuminando opportunamente il metallo si possono generare delle ‘onde’ sulla superficie di questo ‘mare’ di elettroni, che vengono dette plasmoni di superficie. Quando la luce è concentrata su un punto di pochi nanometri (un nanometro è un milionesimo di millimetro, circa dieci volte il diametro di un atomo), essa genera onde in miniatura che si propagano sulla superficie del materiale in modo circolare. La plasmonica intende sfruttare queste onde per realizzare dispositivi elettronici compatti e ultraveloci: finora tuttavia non si era trovato un modo per accendere e spegnere tali onde rapidamente.

Per la prima volta, ricercatori dell’Istituto nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Nano-Cnr) e della Scuola Normale Superiore, in collaborazione con l’Università di Regensburg, hanno dimostrato che è possibile accendere e spegnere con velocità elevatissima onde di elettroni. Un risultato che potrebbe portare a interruttori con velocità di commutazione enormemente maggiori rispetto a quelle dei più avanzati transistor attuali e quindi alla possibilità di costruire dispositivi elettronici ultraveloci. Lo studio è pubblicato su Nature nanotechnology.

“La soluzione è stata utilizzare, anziché un metallo, uno dei nuovi materiali bidimensionali: il fosforene impilato in una struttura a strati dello spessore di un singolo atomo”, spiega Miriam Vitiello di Nano-Cnr. “Nel metallo le onde elettroniche sono sempre presenti, mentre nella struttura che abbiamo realizzato nei nostri laboratori di Pisa si generano elettroni che si muovono solo irraggiandoli con intensi impulsi luminosi, altrimenti la struttura è come ‘spenta’. Ma appena il primo impulso lasergenera gli elettroni liberi, un impulso successivo produce l’onda di plasmoni di superficie e si passa a uno stato ‘acceso'”.

Utilizzando un apparato di misura unico a livello mondiale per la sua risoluzione spaziale e temporale elevatissima, gli scienziati hanno misurato tempi di commutazione nella scala dei femtosecondi (un femtosecondo è un milionesimo di un miliardesimo di secondo, cioè 0, 000 000 000 000 001 secondi) e quindi molti ordini di grandezza più veloci rispetto ai migliori transistor esistenti. “Nell’elettronica tradizionale sono i transistor che, con la loro capacità di far passare o meno un segnale, accendono e spengono un dispositivo. Ora la possibilità di passare da uno stato ‘on’ a uno stato ‘off’ rapidamente, controllando l’accensione e lo spegnimento di onde di plasmoni, è estremamente incoraggiante per una futura elettronica ultra-veloce basata sui plasmoni di superficie, uno degli obiettivi della plasmonica”, conclude Vitiello.

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Parte a Ischia il 62° Congresso Internazionale dell’AMIRA

Si è risvegliato a Napoli quel fiore all’occhiello che le apparteneva, che non ha mai perduto, ma che negli ultimi tempi si era un po’ assopito, l’”Accoglienza” realizzata dai maestri di questo settore, dapprima con il congresso regionale e nazionale dei cuochi, e poi con quello dei maître dell’Amira (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi) insieme a tanti altri fattori che hanno permesso uno sviluppo del turismo a Napoli che da sempre capitale del sud, sta tornando a vivere gli splendori d’una volta. Ne è prova un Settembre, che partito con il congresso nazionale della Federazione Italiana Cuochi realizzato in due step, il primo nei giorni 13,14 e 15 dall’URCC a San Domenico Maggiore dedicato alle “Eccellenze enogastronomiche della Campania, valore aggiunto per la Dieta Mediterranea”, seguito poi, dopo 4 giorni il 19, 20 e 21 alla Mostra d’Oltremare di Napoli, dal 29° Congresso nazionale della FIC, nell’ambito della ormai affermata manifestazione expo dei sapori mediterranei “Gustus” Salone professionale dell’Agroalimentare, Enogastronomia e Tecnologia, per poi chiudersi con il Congresso Internazionale dei Maîtres.

Infatti è già tutto pronto per accogliere dal 26 al 30, ospitato dall’incantevole hotel Sorriso Resort Thermae, situato a picco sull’incantevole Baia di Citara ed i Giardini Poseidon a Forio, il 62° Congresso Internazionale dell’Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi. Sembra quindi che a Napoli ed in Campania tutta, qualcosa si muova veramente per dare sviluppo a tutte le Associazioni sorte per offrire “Ospitalità”, perché è questo in tutti i campi ed in tutti i settori il movente per lo sviluppo della visibilità e della promozione turistica dell’Italia, nostro primo elemento di introito economico che potrebbe, se si continua a sviluppare con impegno e serietà, dare ancor più frutti e soddisfazioni per guadagni personali ed anche di introiti che permettano di vedere risorgere il nostro Stivale. Intanto la kermesse dei Cuochi, ha dimostrato in pieno quanto testè affermato, sia con l’interesse delle istituzioni intervenute, sia con il messaggio che l’Arcivescovo metropolitano di Napoli S.E. Crescenzio Sepe ha pronunciato durante l’Omelia rivolgendosi al gran pubblico per lo più giovanile che la Fic ha convogliato per la Santa Messa, sia ancora per i tanti giovani degli alberghieri campani che hanno presenziato e seguito con attenzione gli eventi proposti dalla FIC. Si sono sviluppati show coking, conferenze, corsi di aggiornamento con la partecipazione di grandi firme della cucina campana e nazionale, affiancate da decine di aziende dell’eccellenza nostrana, convegni e dibattiti sulle produzioni alimentari guardando il cuoco anche come veicolo di particolari valori culturali, in grado di orientare attraverso la cucina scelte al consumo, abitudini, tendenze e stili alimentari e nella fase congressuale è intervenuta anche la sezione di Napoli dell’Amira, offrendo un gran contributo nei lavori di Accoglienza.

L’A.M.I.R.A., che vanta la sua nascita nel 1955 a Milano presso il Ristorante Savini, dall’idea del direttore di sala di questa struttura Comm. Ferniani, ricordiamo che è l’unica associazione riconosciuta giuridicamente con D.P.C.M. del 7-07 1994 G.Uff. 1/10-94. Questa Associazione, senza scopi di lucro, a carattere esclusivamente professionale, che conta circa 50 sezioni tra Italia ed Estero, è quanto di più storico e valido possa esserci, per la qualificazione di un Maître, che con il suo distintivo farfallino d’oro o anche d’argento, rappresenta una delle tante categorie di professionisti, che operano nei grandi alberghi e ristoranti, e che quotidianamente offrono accoglienza e professionalità, ai tantissimi clienti e turisti che sono una fonte primaria e necessaria per lo sviluppo economico nel settore dei servizi della ricettività. Come afferma Salvatore Trapanese, fiduciario della sezione Ischia e Procida dell’Amira che si è prodigato insieme a suoi soci per la brillante realizzazione di questo Congresso: “Questo 62° congresso internazionale, vuole rappresentare un momento formativo di alto valore, caratterizzato da una elevata qualità dei relatori e da una profonda attenzione nella scelta delle tematiche da affrontare.”

Elementi portanti, sui quali si imperniano i programmati dibattiti che si terranno nel corso di questa tre giorni Amirina, sono lo sviluppo della categoria in considerazione dell’evoluzione, rapportando le esperienze acquisite dagli anziani con le necessità odierne per attrarre il turista, sia esso nazionale che internazionale, attraverso la formazione ed accoglienza che ogni buon maître deve avere nel sangue e sviluppare. I maîtres odierni e futuri, occorre che si riapproprino di quelle fondamentali funzioni che avevano negli anni addietro divenendo nuovamente figure complete di una Accoglienza a 360 gradi. Attraverso la formazione occorre far nascere maîtres che assolvano anche ai compiti di sommelier, tanto richiesti sui mega yacht che sempre più frequentano i nostri mari, figure capaci di ricoprire più ruoli e posti di dimensioni comunque contenute rispetto a grandi spazi come alberghi e resort. Per meglio sviluppare queste tematiche parteciperà anche il comandante di tutti i porti italiani che un domani potranno beneficiare di queste nuove leve di professionalità. Altro tema fondamentale sviluppatosi ai giorni nostri è quello dei clienti celiaci ed il buon maître, nel servizio che espleta, deve sapersi porgere a questo tipo di clientela, ovviamente se informato magari preventivamente ed ecco che rientra la parola “Accoglienza” perché all’atto della prenotazione di un soggiorno o del tavolo in un ristorante, con gran discrezione l’addetto a questi servizi dovrebbe cercare di sapere se appunto il cliente è celiaco ed in tal caso parteciparlo al maître, che con il suo savoir faire, potrebbe direttamente offrire un menù per celiaci senza suscitare l’imbarazzo che la persona interessata, seduta fra altre al tavolo, potrebbe subire. La giornata di lunedì 27 ad aprire i lavori assembleari sarà Valerio Beltrami, Presidente nazionale dell’Amira con tutti i componenti la Giunta Esecutiva, alla presenza di tutti i soci nazionali e i maîtres delle delegazioni estere. Alla mattutina relazione del Presidente Beltrami seguiranno gli altri lavori all’ordine del giorno che vedranno la loro conclusione nel pomeriggio. Nel corso di questa giornata un importante contributo di sostegno all’Accoglienza, come già avvenuto nel giorno precedente con l’assistenza logistica ai convenuti al congresso da altre località italiane ed estere, sarà offerto agli amici soci della sezione ischitana dalla sezione Napoli del sodalizio, che per meglio far conoscere e proporre le eccellenze campane porterà in loco anche 15 aziende del mondo dell’enogastronomia di eccellenza che faranno degustare agli ospiti le loro specialità, rendendosi ancora una volta protagonisti del contributo di Accoglienza, con il suo fiduciario e vice fiduciario, rispettivamente Giuseppe Fraia e Dario Duro, insieme a tutto il direttivo locale con il segretario Raffaele Cuccurullo e in primis Mario Golia, Vincenzo Minervino, Antonio Faracca, Egidio Fiorani, Gianfranco Martella e Salvatore Iorio, reduci da grandi apprezzamenti ricevuti dalla FIC e dagli organizzatori di Gustus, dove hanno offerto la loro professionalità nell’appena conclusosi congresso nazionale dei cuochi a Napoli. Oltre a Beltrami, Trapanese e Giovan Giuseppe Trani addetto P.R. per la sezione di Ischia e gli altri soci della sezione AMIRA Ischia, saranno presenti all’hotel Sorriso, il Gran Maestro della Ristorazione Giovannangelo Pappagallo in veste di cerimoniere, il senatore ischitano Domenico De Siano, la professoressa Maria Salette Longobardo dirigente scolastico dell’I.S.ITN “F. Caracciolo” di Procida, il prof. Mario Sironi dell’I.P.S. ”V Telese” d’Ischia, il vicepresidente A.S.S.O.N.A.T. Eugenio Michelino, il giornalista enogastronomo Lucio Umberto Amore, i sindaci di Procida, di Forio e di Ischia rispettivamente Raimondo Ambrosino, Francesco del Deo e Vincenzo Ferrandino. A tutto il resto ci penserà la nostra bella isola d’Ischia con il suo mare con sfumature turchesi e blu cobalto, l’isola che nonostante tutto si può continuare a definire come sempre l’”isola verde”, l’isola del buon vino e del famoso “coniglio di Fossa” tipicità unica di animale che nasce e cresce spontaneamente nei boschi ischitani, l’isola che con le sue miracolose acque e fanghi all’argilla, dona benessere e bellezza , che i congressisti avranno a disposizione nel loro stesso albergo, che anche in questo campo rappresenta l’elite dell’accoglienza, oltre che per i tanti curati servizi che offre. Insomma si è cercato di studiare e programmare il tutto per questo congresso, in modo che i partecipanti possano tornare poi a casa con il ricordo del più bel evento vissuto o almeno di uno dei più belli.

Giuseppe De Girolamo

raggii

ROMA, ASSOTUTELA: “SU RAGGI UN CONTO LA CRITICA POLITICA, UN CONTO IL GOSSIP”

“In questi ultimi tempi leggiamo sempre più spesso sulla stampa un vero e proprio gossip politico nei riguardi del Comune di Roma, a guida 5 stelle. L’ultima in ordine di tempo è la leggenda che vorrebbe Di Battista in Campidoglio nel caso in cui la Raggi venisse condannata. Sia chiaro: non è nostra intenzione difendere la sindaca, di cui invero siamo sempre stati grandi “oppositori costruttivi”. Ma un conto è fantasticare sulle vicende giudiziarie della prima cittadina, un altro snocciolare giudizi politici sul suo operato. Un operato amministrativo e istituzionale che allo stato attuale, purtroppo, non ci soddisfa perché non sta rispondendo alle istanze delle famiglie capitoline e che, come associazione, continueremo a stimolare nella speranza di una decisa inversione di rotta al governo della Capitale d’Italia. Le vicende giudiziarie, dunque, lasciamole analizzare a chi è legalmente autorizzato a farlo: giudici e tribunali non ci si improvvisa”. Così, in una nota, l’associazione Assotutela.

migranti mare

LIBIA – ASTA DI ESSERI UMANI IN UN VIDEO SHOCK

Di Valeria Davide

La CNN ha diffuso un video in cui si assiste a una vera e propria asta di migranti in Libia .Uomini venduti come macchine da lavoro per 400-1000 sterline libiche, poco più di 800 euro.   L’informazione era pervenuta attraverso un contatto segreto e per verificare la veridicità della notizia, una troupe di giornalisti della CNN, ha portato le sue telecamere  nel  luogo suggerito , nelle vicinanze di Tripoli . Qui, hanno assistito a un’asta umana , in cui la folla si contendeva l’uomo messo in vendita  a suon di denari e aumenti dell’offerta , mentre il banditore ne descriveva  caratteristiche e possibile utilità dell’oggetto “ in questione.  Alla fine dell’asta una giornalista della troupe riesce a rubare una breve intervista dagli uomini  appena venduti , e qualcuno ha denunciato  la violenza cui sono sottoposti dai loro “padroni” pur eseguendo il lavoro.

Semi di Pace, cena solidale a Viterbo per la scuola dedicata a Papa Francesco‏

Semi di Pace e istituto “Santa Rosa” firmano convenzione per progetto didattico

Semi di Pace e istituto “Santa Rosa” di Viterbo insieme per un progetto di formazione didattica. La onlus di Tarquinia e il liceo hanno firmato una convenzione per due percorsi formativi: “I genocidi del ‘900”, “Uomini e donne costruttori di pace”. Il primo incontro si è tenuto il 16 novembre nell’aula magna della scuola. Per l’associazione erano presenti il segretario Erika Biagioni, che ha presentato le attività territoriali e internazionali di Semi di Pace, e il responsabile del Memoriale della Shoah Simone Scataglini che ha illustrato il progetto storico-artistico riguardante l’installazione realizzata alla Cittadella, sede centrale della onlus a Tarquinia. Per l’istituto hanno partecipato i docenti Monica Sanfilippo, Ilaria Mannocci, Cesira Rumori, Paolo Felice, Liliana Bruschetti e Giuliana Piergentili. «È un onore avviare una collaborazione didattica con il “Santa Rosa”. – sottolinea Semi di Pace – Ringraziamo il preside Alessandro Ernestini e il prof. Ugo Longo, anche loro presenti all’incontro, per  credere nella nostra realtà e considerarla un partener affidabile. Il progetto si articolerà in una serie di incontri che coinvolgeranno gli studenti dei licei musicale, di scienze umane ed economia sociale».