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Il giallo di Lilly e il mistero dei cinghiali

 

Il giallo di Liliana è ancora irrisolto. Oltre un anno fa, il 5 gennaio 2022, veniva trovato in un boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste il cadavere di Liliana Resinovich, 63 anni, pensionata. Giaceva a terra nascosta tra la vegetazione. A scorgerla erano state le squadre di ricerca coordinate dalla prefettura di Trieste: era avvolta in due sacchi di plastica con in testa due buste di nylon strette da un cordino. Era scomparsa da casa il 14 dicembre, venti giorni prima.

Secondo Claudio Sterpin, un uomo con il quale la donna aveva una relazione affettuosa (sebbene fosse sposata con un altro uomo, Sebastiano Visintin, ndr), il corpo senza vita di Lilly sarebbe stato portato nel boschetto dal suo assassino e da un complice poche ore prima del suo ritrovamento. Se infatti il cadavere fosse rimasto all’aperto per quasi tre settimane – sostiene l’uomo – “i cinghiali ne avrebbero fatto scempio”.
Possibile che parco San Giovanni, un piccolo parco cittadino incastonato tra le vie e i palazzi di Trieste, sia battuto dai cinghiali? In effetti in città questi animali rappresentano un’emergenza, denunciata sia dai quotidiani locali che dai residenti.
Residenti che da anni pubblicano video online in cui questi ungulati scorrazzano per strada o addirittura in giardini privati.
Una circostanza confermata anche dallo zoologo triestino Nicola Bressi , il quale ha più volte affermato di aver ricevuto segnalazioni circa la presenza di questi animali e secondo cui questi frequenterebbero il parco da ormai cinque anni.
D’altronde sarebbero state trovate a pochi passi dai nastri che delimitano l’area in cui è stato rinvenuto il corpo della donna, evidente tracce interessanti, in particolare scavi del terreno che sarebbero direttamente e con certezza attribuibili a questi animali. Le cosiddette grufolate, ossia le buche che i cinghiali scavano con le zanne quando vanno alla ricerca di cibo, sono una prova evidente della loro presenza lì, dove è stata trovata morta Lilly.  Il cinghiale è un po’ come un aratro, cerca specificamente suoi morbidi, fertili ed ecco perché   viene spesso attratto da parchi urbani e pubblici. Un altro segno del passaggio dei cinghiali sono dei residui di escrementi trovato sempre nell’aria circostante la scena del crimine.
Se Lilly dunque sarebbe morta il 14 dicembre, come suggeriscono gli abiti puliti, l’uvetta nello stomaco, la depilazione appena fatta e per 20 giorni è rimasta senza vita nel boschetto, è possibile che i cinghiali non abbiano lasciato tracce né sui sacchi neri – risultati integri e puliti – né sul corpo?

Secondo lo zoologo assolutamente no, sarebbe estremamente difficile per non dire utopistico che non ci fosse alcuna traccia di morso o per lo meno di tentativo, da parte dei cinghiali,di vedere cosa ci fosse sotto gli imballaggi di plastica.

Ricordiamoci, prosegue il dott. Brassi che “i maiali e i cinghiali hanno un fiuto superiore a quello dei cani, si pensi ad esempio in Francia dove vengono impiegati i maiali per la ricerca del tartufo. Sono animali capaci di cecare il cibo anche nascosto parecchi metri sotto terra, figuriamoci in superficie. Ed ovviamente essendo mammiferi, si nutrirebbero sicuramente di carne umana”.
Insomma è praticamente certo che un corpo abbandonato per un arco temporale così prolungato in un ambiente naturale avrebbe comportato un intervento della microfauna e della macrofauna.

Ma solo con una degenerazione avanzata dei tessuti, che in genere richiede molto giorni, che i cinghiali avrebbero fiutato il corpo di Lilly, in caso contrario non si sarebbero nemmeno avvicinati. Questo perché avrebbe un odore ancora “di uomo”, cioè di persona viva tutto sommato e quindi loro sono per natura portato ad evitare l’uomo.
Possibile allora che il corpo senza vita di Lilly sia rimasto nel boschetto soli poche ore? Come sostiene Claudio? Oppure è stato nel bosco per quasi tre settimane, ma il suo stato di conversazione ha tenuto lontano i cinghiali? Sembra difficile avallare quest’ultima ipotesi, non solo per la questione dei cinghiali ma anche perché le temperature miti del dicembre 2021 a Trieste, non agevolerebbero la conservazione del cadavere, possibile a temperature almeno prossime allo zero.