di Vincenzo Sfirro
Esiste un’opera della letteratura greca intitolata “Le Vite parallele” in cui l’autore, Plutarco di Cheronea (46-120 d. C.), descrive le vite dei più grandi personaggi del tempo.
Questa biografia, però, seguendo il principio dell’analogia, pone in parallelo (come si deduce dallo stesso titolo) le vite di eminenti personaggi greci e romani, mettendo, ad esempio, allo specchio la vita di Teseo, mitico re della città di Atene, con quella di Romolo, mitico re della città di Roma; la vita di Alessandro Magno, grande condottiero e monarca greco, con quella di Cesare, grande condottiero e monarca romano ecc. I soggetti di ogni coppia di personaggi, seppur vissuti in ambienti differenti, in epoche differenti, in circostanze differenti raggiunsero comunque il medesimo livello di grandezza e notorietà.
Per considerare epoche relativamente più recenti, si potrebbe citare l’esempio delle vite parallele del poeta latino Orazio e del poeta italiano Ludovico Ariosto: entrambi, infatti, lavorarono a corte, l’uno presso Mecenate (assessore alla cultura di Cesare) l’altro preso gli Este, entrambi perseguirono la filosofia del quieto vivere e la predilezione per la vita di campagna piuttosto che quella estenuante cui costringevano gli impegni di palazzo, entrambi si occuparono di satira e molti furono gli studiosi (soprattutto in epoca rinascimentale) che individuavano in Ariosto la reincarnazione più recente di Orazio.
Tuttavia, nel momento in cui si nota la somiglianza tra due persone (magari perché esse hanno ricoperto o stanno ricoprendo il medesimo ruolo nella società, magari perché nel corso delle proprie vite hanno reagito in maniera simile nei confronti di uno stesso avvenimento e, probabilmente, anche perché hanno vissuto le medesime esperienze) ci si rende conto che al di là della serie di similitudini vi è anche una serie di differenze. Infatti, come già accennato in precedenza, quella che per Ariosto era filosofia del quieto vivere, per Orazio era seria e sincera adesione alla filosofia epicurea che si traduceva, appunto, con l’adozione della giusta misura non solo dal punto di vista degli impegni di corte (quello che oggi chiameremmo lavoro), ma anche dal punto di vista della ricerca del benessere, mai esagerata e paga solo del necessario. Allo stesso modo, la sete di potere che per Alessandro si traduceva, spesso, in possesso delle persone e soprusi consumati nei confronti della cerchia dei suoi stessi amici, i quali spesso finivano uccisi per mano del monarca, per Cesare, invece si traduceva nel possesso degli organi amministrativi.
In questa maniera deve aver agito il direttore della prestigiosa rivista americana Time quando, a distanza di qualche mese, ha dedicato le copertine del suo quotidiano prima a Berlusconi e poi a Monti: un magistrale esempio di vite parallele, quelle dei due presidenti del consiglio italiano. Tuttavia, messa da parte l’oggettività e i timori di incorrere in qualche querela (non può mica arrivare oltreoceano l’inquisizione dei nostri efficientissimi organi di censura!) il sorriso in primo piano del nostro vecchio premier è accompagnato dalle seguenti parole: “L’Uomo che sta dietro alla più pericolosa economia del mondo”; mentre l’immagine del nostro attuale presidente un po’ più seria e dal sorriso più emblematico riporta una domanda, forse piena di speranza, soprattutto per gli italiani: Può quest’uomo salvare l’Europa?


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