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Soldati in prima linea

di Luigi Giannelli

In tutte le guerre ci sono bollettini di morti, feriti e dispersi. In tutte le guerre ci sono i soldati in trincea, pronti a scendere in campo per combattere senza paura il nemico sotto i vessilli della nostra amata Patria.
Questa guerra è diversa perché non ha bandiere, l’effige del nemico è l’immagine della morte come quella che usarono i pirati nelle loro scorribande, come i nemici del nostro tempo, negazionisti per rabbia e non per convinzione ma altrettanto pericolosi per la loro stupida inconsapevolezza. Sul fronte i soldati, vestono di bianco e di un verde che ispira la speranza. Sono soldati senza volto e senza età. Giovani e vecchi, insieme per incutere fiducia a noi cittadini inermi.
Il nostro mondo ormai è malato, o meglio, lo abbiamo ammalato con l’indifferenza, la corsa all’oro e alla ricchezza sfrenata di ciò che è materiale, senza mai chiederci se ne è valsa la pena. Resteranno i palazzi vuoti e senza armonia, corpi senza anima. Eppure, qualcosa la possiamo ancora fare per salvarci e salvare, e vi assicuro, non costa molto. Mi viene in mente un brano della canzone di De Andrè, “la guerra di Piero”- (Fermati Piero, fermati adesso lascia che il vento ti passi un po' addosso, dei morti in battaglia ti porti la voce chi diede la vita ebbe in cambio una croce, ma tu no lo udisti e il tempo passava con le stagioni a passo di giava, ed arrivasti a varcar la frontiera in un bel giorno di primavera).
Queste parole, rappresentano il messaggio identico per un senso di alta dignità sociale. La nostra arma è il senso civico, il rispetto reciproco e la solidarietà e non l’esibizione di uno striscione posto sul balcone con la ormai scanzonata frase: “ Andrà tutto bene” e con il copioso disegno di un bellissimo arcobaleno se poi nell ell’animo albeggia il vuoto. Siamo chiamati alle armi, siamo soldati in prima linea a difesa di una patria universale “La Vita”. Grazie alle Donne e agli Uomini che nelle corsie degli ospedali combattono senza tregua questa tremenda pandemia, e non chiamiamoli eroi solo a convenienza. Essi sono la speranza.