generico-giugno-2020-125667.660x368

CORONAVIRUS NEL LAZIO: RISCHIO NUOVA CHIUSURA. FOCOLAI AD OSTIA ED ACILIA

Nel Lazio c’è un problema: nuovi focolai sembrano crearsi con cadenza pressoché giornaliera. 

Il primo è stato quello di qualche settimana fa all’ospedale San Raffaele, in seguito un altro alla Garbatella ed infine il cluster provocato dall’arrivo di cittadini bengalesi prima che il Ministero della Salute, con a capo il ministro Roberto Speranza, bloccasse i voli da quelle aree del mondo. Purtroppo quella che andava a delinearsi, anche se faticosamente, come situazione sotto controllo, rischia di far ripiombare l’intero territorio regionale (se non nazionale) nel baratro della paura da contagio Covid-19. Proprio nelle ultime ore si sono registrati, in rapida successione, alcuni contagi in un centro estivo, in un ristorante di Dragona nei pressi di Acilia e in uno stabilimento balneare di Ostia.

In quest’ultimo è notizia che 6 cittadini di nazionalità bengalese sono risultati positivi al coronavirus: vivevano tutti insieme in un piccolo appartamento. Un 43enne lavorava nello stabilimento balneare “La Vela” come lavapiatti e un’altro in un ristorante della nota catena del marchio “Old Wild West” ad Acilia. I due uomini non lavoravano a contatto diretto con il pubblico, ma sono stati effettuati comunque tamponi a tappeto per tutti i dipendenti dei due locali, che a maggior ragione potrebbero essere stati più esposti. entrambi i locali sono stati chiusi per permetterne una attenta e accurata sanificazione. E’ stato inoltre disposto ed attivato dalla Asl Roma 3 il “drive in Covid” di Casal Bernocchi, dove i clienti del ristorante e dello stabilimento si possono recare per il tracciamento.
Sul caso dello stabilimento “La Vela” di Ostia è intervenuto anche l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato: “Il lavoratore del Bangladesh, che è stato ricoverato presso lo Spallanzani, ha dichiarato di aver avuto la febbre fin dal giorno 14 luglio e dolori muscolari già dal 12 di luglio. Ha lavorato presso la struttura fino al 16 luglio. Questa circostanza la considero grave e chiediamo la massima responsabilità”. Prosegue l’assessore: “«Rivolgo un appello all’utilizzo della mascherina o si dovrà richiudere. Non possiamo tornare indietro e disperdere gli sforzi fatti fin qui. Dobbiamo usare la mascherina o rischiamo nuovi casi come in Catalogna».
I gestori del locale dichiarano di non essere stati a conoscenza dei sintomi manifestati dall’uomo.
Ma non sarebbe finita qui… Le autorità sanitarie sono a caccia di tracce di un settimo cittadino bengalese che mancherebbe all’appello:
viveva anche lui nella stessa abitazione dove si è propagato il contagio come coinquilino dei 6 e al momento risulta irrintracciabile.
Da quanto si apprende l’uomo si sarebbe recato, nei giorni scorsi, nella zona di Milano, ma non è chiaro se sia rimasto nel capoluogo lombardo o se si sia spostato probabilmente per ragioni di lavoro.

La minaccia che si agita sul Lazio è molto concreta, per questo occorre un ulteriore sforzo da parte dei cittadini. La regione, nei mesi più difficili dell’epidemia, ha saputo rispettare le regole e contenere i contagi, ma dall’inizio della fase 3 è la regione che più di ogni altra ha costantemente mantenuto il suo indice di contagio Rt superiore a 1 per più settimane consecutive.

La preoccupazione maggiore proviene dai luoghi della movida romana: da Trastevere a San Lorenzo, passando per il Rione Monti.

Nelle piazze principali dei quartieri capitolini erano soliti crearsi assembramenti e la polizia locale è dovuta prontamente intervenire per chiuderle.

Non mancano poi i casi di importazione, che anzi segnalano un importante incremento con 13 su 20 casi totali, all’interno della stessa Regione, collegati a rientri da paesi a rischio come nel caso dei bengalesi positivi ad Ostia. Si contano ormai più di 100 casi di persone positive rientrate dal Bangladesh o con un collegamento diretto a lavoratori tornati in Italia dal loro paese d’origine, dove erano rimasti bloccati durante il lockdown. Ciò ha fatto scattare un vero e proprio allarme, facendo intervenire l’autorità sanitaria con il provvedimento di una massiccia campagna diagnostica nella comunità bengalese di Roma, con oltre 8000 tamponi effettuati. L’autorità sanitaria sta svolgendo un enorme lavoro in collaborazione con la comunità bengalese, una delle più presenti e visibili nel tessuto sociale ed economico della Capitale.