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Da Nord a Sud Italia l’ecatombe degli ospedali

Ospedali chiusi, dismessi, abbandonati. Costruiti e mai attivati, riconvertiti o sotto utilizzati. La casistica è svariata ma la tendenza è la stessa in tutta Italia. Non solo nel vituperato Sud del Paese. Ė sufficiente collegarsi alle più conosciute piattaforme online per toccare con mano lo stato d’animo di cittadini che lanciano petizioni per riavere o non perdere l’ospedale di fiducia. Sono migliaia i promotori che esprimono il proprio disappunto contro decisioni prese dall’alto, non condivise, non idonee alla domanda di salute che proviene dalla società. Si battono per raccogliere firme contro le chiusure, in corso o solo annunciate, di ospedali e posti di primo soccorso. Esemplare il caso di Milano, una delle città più colpite dall’epidemia di coronavirus, dove si è magnificato per giorni sui letti allestiti in quattro e quattr’otto in fiera, grazie alla provata competenza di Guido Bertolaso, chiamato per dar vita alla struttura, per fortuna non utilizzata per il calo della pressione sulle terapie intensive degli ospedali meneghini. Ebbene, nel capoluogo lombardo due importanti nosocomi, il San Carlo Borromeo nella periferia nord tra il quartiere Baggio e San Siro e il San Paolo dalla parte opposta della città, tra le zone Barona e Stadera, attendono di essere dismessi per decisione regionale del 2017, per lasciare il posto a una nuova realizzazione: “l’ospedale dei Santi”, collocato a metà strada tra i due, nei pressi di San Cristoforo sul Naviglio. Una colata di cemento nel parco sud di Milano, in area vincolata, al modico costo di 500 milioni di euro. Esemplare la storia del San Carlo vicino alla dismissione, nato come costola dell’ospedale Maggiore. Ricalca in parte quella del romano San Giacomo, antico nosocomio chiuso da 12 anni, nato con vincolo di destinazione d’uso per volontà del cardinale Antonio Salviati, di cui ci siamo occupati di recente.  Era il 1572 quando San Carlo Borromeo nominò suo erede universale l’ospedale Maggiore e nel 1576 perfezionò le sue volontà affinché mantenesse la sua vocazione di assistenza e cura. Alla fine degli anni ’50 del Novecento, la direzione del Maggiore decise di costruire un nuovo ospedale nell’area di Baggio, il San Paolo appunto, struttura imprescindibile in quel quadrante che accolse il primo paziente il 30 giugno 1966 per poi essere inaugurato il 14 ottobre 1967 dall’allora presidente del Consiglio, il compianto Aldo Moro. Dopo molti anni di onorato servizio, nel 2017 la giunta regionale della Lombardia decide di por fine alla sua funzione insieme a quella del San Carlo, annunciando la fusione dei due ospedali nati negli stessi anni. Il progetto proposto dalla giunta regionale è la costruzione di un nuovo complesso nell’area dei Navigli che sostituirà in larga parte le storiche strutture, a cui saranno riservati compiti marginali. Una fine annunciata specie per il San Paolo. Per anni si è lasciato al degrado l’ospedale di Baggio che ora necessiterebbe di una profonda ristrutturazione, al costo di 120 milioni, fondi che già sarebbero in parte già stati stanziati, nella misura di 90 milioni. In nome di una presunta razionalizzazione si preferisce investire cinque volte tanto per avere 200 letti in meno, andando a interessare una pregiata parte di parco pubblico. Da rilevare che all’interno del San Carlo, si trova la chiesa di “Santa Maria Annunciata” del celebre architetto Giò Ponti, definita dallo stesso “un’arca dove Dio e l’uomo possono incontrarsi”. Analoga sorte per il San Paolo, anche questo nato negli anni Settanta ma lasciato degradare per mancata manutenzione, nonostante sia un importante polo di formazione universitaria, sede della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università statale quindi anch’esso strategico per la ricerca. Decisa la reazione dei comitati cittadini, che in una nota indirizzata alla Regione Lombardia definiscono “delirante il progetto di dismissione del San Carlo Borromeo e del San Paolo con la nuova realizzazione di un ospedale unico a Ronchetto sul Naviglio – in pieno parco Sud coi relativi vincoli di tutela e salvaguardia – in luogo della loro ristrutturazione e riqualificazione già finanziata con trasferimenti statali al momento accantonati”. Stupisce ancora di più l’alta qualità dell’assistenza fornita, con 1000 posti letto in ciascuno dei nosocomi, una ottima copertura di grandi bacini di utenza quali quelli a Sud e Nord-Ovest di Milano. Il San Carlo è il primo pronto soccorso per numero di accessi annui – più di Niguarda – classificato dalla Regione dipartimento di emergenza di secondo livello, ovvero ad alta complessità assistenziale, dotato di centro politrauma all’avanguardia, di eliporto di recente costruzione e in posizione strategica a 500 metri dallo stadio intitolato a Giuseppe Meazza. Con un centro prenotazioni e impianti antincendio rinnovati da poco.

Michel Emi Maritato