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Ciclismo – L’emergenza coronavirus causa anche il rinvio del Tour de France: gli organizzatori studiano tre ipotesi per il recupero

di Fabio Camillacci

Tra gli sport, anche il ciclismo è fermo da tempo causa coronavirus. Cancellate alcune classiche, rinviato il Giro d’Italia, ora i riflettori sono puntati sul Tour de France. L’annuncio del presidente Macron di chiudere i grandi eventi aperti al pubblico fino a metà luglio rende di fatto scontato il rinvio della Grande Boucle 2020, inizialmente in programma dal 27 giugno al 19 luglio. Adesso gli organizzatori stanno vagliando le possibili alternative per il recupero; ma dovranno anche confrontarsi con i vertici del ciclismo mondiale per capire come ridisegnare il calendario. La storica corsa transalpina non ha mai vissuto annullamenti o cancellazioni dalla fine delle Seconda guerra mondiale. Adesso, la Amaury Sport Organization, che detiene i diritti del Tour, studia un possibile piano alternativo per non far cancellare l’edizione numero 107.

La prima ipotesi sul recupero. E’ una suggestione e riguarda il possibile arrivo del Tour a Parigi nel giorno di Ferragosto. Questo prevederebbe una partenza fissata al 25 luglio. C’è però una grossa incognita: Christian Prudhomme, direttore generale del Tour, avrebbe a disposizione poche corse di preparazione in vista della Grand Boucle. Infatti, il Giro del Delfinato, originariamente previsto dal 31 maggio al 7 giugno, faticherebbe a trovare una collocazione in un calendario così compresso, considerando che le squadre dovrebbero anche riprendere gli allenamenti.

La seconda ipotesi. Una partenza del Tour nel giorno di Ferragosto, con la conclusione fissata nella prima settimana di settembre. Ma c’è una controindicazione anche per questa ipotesi ed è legata alle corse non ancora cancellate: la Vuelta di Spagna dovrebbe prendere il via proprio il 14 agosto da Utrecht, con tappa conclusiva a Madrid il 6 settembre. E l’organizzazione della Vuelta è in carico alla stessa Amaury Sport Organization, come il Tour de France e il Delfinato. Come per la prima, anche per questa seconda ipotesi c’è poi il grosso dubbio logistico legato alla riapertura degli alberghi che dovrebbero ospitare le squadre, le varie dirigenze e i giornalisti al seguito della corsa.

La terza ipotesi. Al momento l’ipotesi meno quotata, ovvero: un rinvio del Tour verso fine settembre. Perchè meno quotata? Perchè se da un lato si ipotizza uno scenario sanitario sicuramente migliore, dall’altro si teme di andare a intaccare gli introiti di una macchina organizzativa che, in piena estate, può contare invece su un seguito massiccio di appassionati disposti a far collimare le proprie vacanze con il passaggio della Grande Boucle sulle strade di Francia. Certo, si tratterebbe comunque di una perdita economica comunque non paragonabile con quella prevista in caso di annullamento definitivo della corsa. Marc Madiot, manager della Groupama-FDJ, all’agenzia AFP a tal proposito è stato chiaro: “Senza il Tour de France diverse squadre rischierebbero di sparire, lasciando corridori e staff senza lavoro”. Un problema evidente che investe anche molti altri sport.