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Radio Cusano intervista Jean-Léonard Touadi

Jean-Léonard Touadi, politico, già assessore alla sicurezza della giunta Veltroni a Roma, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano – Dentro la notizia”, condotta da Gianluca Fabi e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sulla presunta emergenza razzismo in Italia. “Quando parliamo di razzismo –ha affermato Touadi- stiamo maneggiando una materia estremamente delicata, dal punto di vista di quello che il razzismo ha prodotto nella storia, anche nella storia d’Europa con l’olocausto degli ebrei. Stiamo parlando di colonialismo, di manifesto della razza. E’ una parola che dunque va maneggiata con cura. Si rischia di inflazionarla e non usarla quando sarebbe giusto usarla. Detto questo, non posso non guardare con preoccupazione, e l’avrei fatto anche se queste aggressioni fossero state ai danni di italiani bianchi con gli occhi azzurri, una recrudescenza di attacchi e un clima politico-culturale che riguarda gli stranieri in generale, coloro che sono più facilmente identificabili come stranieri, ovvero coloro che hanno una pelle diversa. Oggi si attribuisce a Salvini questo clima, ma la memoria non deve essere corta. Questo processo di costruzione del nemico va avanti dalla metà degli anni ’90, ricordate il primo Bossi di Pontida, altri esponenti di spicco di quel partito che hanno sdoganato espressioni offensive verso l’alterità e sedimentato nel contesto sociale la sindrome dell’invasione. Ma mai come in questo periodo questa situazione è peggiorata, gravata da una crisi economica e sociale che ha buttato ai margini della società molti italiani e quindi è facile dire loro che se si trovano in questa condizione è perché sono stati messi in concorrenza con gli stranieri. E’ una strategia che è stata applicata dai greci, dalla Roma antica, il capro espiatorio funziona sempre. Io dico attenzione ad alimentare la guerra tra poveri, perché sia i poveri italiani sia stranieri hanno la stessa causa di povertà. Quando non si affronta il fenomeno di una presenza come questa, tu metti insieme due fragilità e lavori sulla paura. La risposta deve essere evidentemente politica, nel governare il welfare, nel dare risposte alla cittadinanza. Siamo una società sempre più impaurita, con questa sindrome di accerchiamento, mentre secondo me la bellezza e il genio di questo Paese è quello di essere stato da sempre un popolo che è mischiato nel suo dna, che è sempre stato aperto e si è fatto forte di questa apertura. Però per far questo i fenomeni vanno governati, non possono essere affrontati in modo anarchico”.