Non bisogna credere a tutto, ma è giusto prestare attenzione

BLUE WHALE CHALLENGE – LA SPIRALE DELLA MORTE

di Valeria Davide

Dall’inizio di marzo, un nuovo gioco pericoloso fa parlare sui social network; si tratta del Blue Whale (dall’inglese «balena blu»), un fenomeno che ha portato alla morte un centinaio di adolescenti.

Proveniente dalla Russia, questo «gioco» si sta diffondendo grazie ai mass media e consiste nell’adescare gli adolescenti che, reclutati da un tutor, entrano in una spirale di crescente rischio, attraverso la richiesta di 50 sfide che vanno da mutilazioni degli arti alla privazione del sonno, dalla visione di film horror all’ascolto di musica violenta, o anche incisioni sugli arti e inviare le foto al curatore di quanto si è fatto; l’ ultima tappa conduce al suicidio. Questo macabro gioco sta varcando anche le frontiere del nostro Paese, infatti lo scorso febbraio un 15enne di Livorno si è suicidato da un palazzo di ventisei piani, per seguire le regole del Blue Whale.

Questa è una forma di cyber bullismo. Man mano che aumenta la portata delle sfide, il tutor esercita sempre più influenza, fino alla minaccia di morte, gesto che dev’essere filmato e preceduto da un messaggio di addio in rete. Ideatore di tale fenomeno è lo studente ventiduenne russo Philipp Budeikin, che è stato rintracciato dalle autorità russe e condannato per omicidio. Il reo confesso, dopo un serrato interrogatorio, ha dichiarato di aver agito in maniera saggia, sia nei confronti dei ragazzi che ha manipolato, portandoli al suicidio, sia nei confronti della società, perché le stesse vittime erano, secondo lui, scarti umani da cui purificare la società stessa. Il folle omicida rinchiuso nel carcere di Pietroburgo continua a mietere vittime da cui riceve lettere d’amore e di sostegno da parte di adolescenti che aveva adescato in rete papabili al suicidio. Chi arriva al cinquantesimo giorno viene celebrato dalla comunità di Blue Whale come un Eroe e quindi il vincitore.

Dopo il servizio delle Iene che ne hanno seguito e documentato le dinamiche con l’intervista di ragazzi informati delle morti di loro coetanei e della diffusione del caso, la preoccupazione tra le famiglie è cresciuta poiché nell’era dei social la rete è diventata un mezzo accessibile a tutti pur restando nella quiete della propria casa. L’informazione e il dialogo in famiglia restano pur sempre un punto fermo per tutelare la salute, la sicurezza e la vita dei nostri giovani, talvolta lasciati soli in questa fase di crescita dove l’impalcatura della loro stabilità mentale è ancora fragile e bisognosa di sostegno. Non facciamoci  raggirare da un gioco che gioca a rubare la vita con un clik.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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