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Stadio Roma; Croppi a Radio Cusano: “Ai tempi della giunta Alemanno ai cittadini non interessavano stadi di Roma e Lazio, perciò li togliemmo dalla campagna elettorale. “

Umberto Croppi, politico e saggista, assessore alla cultura della giunta Alemanno, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

 

Riguardo il nuovo Stadio della Roma. “Si parlò del nuovo stadio della Roma già ai tempi della giunta Alemanno –ha affermato Croppi-. Io ho curato la campagna elettorale di Alemanno e uno dei primi manifesti che lui volle fare diceva: due stadi, uno per la Roma e uno per la Lazio. Ma quando facemmo i sondaggi per la campagna elettorale risultò che quella proposta non suscitava l’interesse degli elettori e per questo il progetto sparì dalla campagna elettorale”.

 

“Quello che sta accadendo riguardo il nuovo stadio della Roma è il classico pasticcio all’italiana –ha aggiunto Croppi-. L’urbanistica è la scienza che regola le trasformazioni urbane ed è materia dell’assessorato. Se io decido di fare un centro commerciale, un nuovo quartiere, uno stadio o un teatro significa che io determino un certo sviluppo della città. I Comuni hanno uno strumento che è il piano regolatore. Alla fine della consiliatura di Veltroni Roma si era dotata di un nuovo piano regolatore, quello elaborato da Morassut. Però poi c’è la Regione che deve validare questo piano, fare un intervento come quello dello stadio più il nuovo quartiere deve passare attraverso la modifica del piano regolatore, questo passaggio non c’è stato. Poi c’è un dato sostanziale: quel tipo di insediamento cambia gli standard. E’ stata fatta una legge che prevede alcune deroghe ai criteri generali che consente per gli stadi fatti senza peso per la collettività e allo scopo di patrimonializzare le società sportive si possono prevedere delle scorciatoie, ma è talmente stringata questa legge che non si capisce bene fin dove si può derogare. La giunta Marino è andata avanti in questo modo, se non ci fosse stata nessuna obiezione forse le cose passavano sotto silenzio, andavano avanti, poi magari dopo 10 anni qualcuno finiva sotto processo. Invece siccome ora l’attenzione è tutta questo stadio, mi chiedo chi è che si prenderà la briga di mettere la firma su un progetto la cui interpretabilità delle norme è così labile? Mi risulta che su quell’area non sono stati fatti ancora i sondaggi archeologici. Perché in italia i sondaggi si fanno solo quando è tutto deciso, per questo poi i lavori si bloccano. Non è sbagliato quello che diceva Berdini, cioè che è il Comune che deve decidere, non un privato. Lo stadio in questo caso non è proprietà della Roma, la Roma diventerebbe concessionaria, c’è un investimento enorme da parte dei privati ma bilanciato dalle cubature”.

UFFICIO STAMPA RADIO CUSANO CAMPUS

Redazione

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