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Se l’Europa non è più un sogno

Il giorno dopo la fine della II Guerra Mondiale, ci si è resi conto di essere usciti più sconfitti che vincitori. Tutti, non solo quelli che sul campo avevano “perso di più”, ma anche chi sulla carta aveva vinto, in realtà hanno perso una guerra fatta di dolore, morte e atrocità come poche altre guerre prima. E con questi presupposti, gli stati europei si erano promessi di non far ripetere più tutto questo. Niente più filo spinato o muri a dividere le persone per etnie, religioni e cultura, niente più morti innocenti, niente più guerre e povertà.

Siamo nel 2016. Le generazioni cresciute in pieno boom economico hanno ceduto il passo a quelle degli “anni di piombo” per poi passare velocemente ai nativi digitali, smartphone alla mano e cuffie nelle orecchie.

L’Europa che conoscevano i primi è stata fatta e disfatta negli ultimi 20 anni, la moneta unica e i tentativi di unione anche sul fronte militare per combattere il terrorismo, nuova minaccia del XXI secolo che ci ha scagliati (volenti o nolenti) all’interno di una guerra in cui tutti sono nemici di tutti e non si sa dove colpire. Nel dubbio, però, vengono colpiti giornalmente ospedali e cliniche, scuole e università, si contano più bambini morti sotto i bombardamenti che terroristi, veri o presunti che siano. E’ la guerra, di nuovo.

E l’Europa? Si sgretola sotto la pressione dei populismi, dei leader forti capaci di rispondere in maniera facile a domande difficili. Ci sono profughi? Cacciamoli! C’è la guerra? Combattiamo! Ci sono problemi? Risolviamoli!

Non un come, un quando, un perché a reggere tanti, troppi slogan.
Ma la colpa a ben guardare è dell’Europa stessa. Una macchina farraginosa, divenuta triste sinonimo dei parlamenti italiani, incapace di guardare all’unità e fondata ad oggi sulla rivalsa e sul braccio di ferro diplomatico, tanto con i Paesi interni (l’ultimo dei quali ha portato la Brexit), quanto con i Paesi esteri (vedasi la situazione in Turchia, i contrasti con la Russia, gli endorsement americani e il mancato dialogo con la Cina).

Siamo la culla di diritti che non riusciamo a garantire, mentre erigiamo barricate e muri che ricordano tristemente quelli abbattuti all’indomani della Guerra. L’unica certezza che permane nelle menti di tanti è che, se l’Europa è fatta, adesso bisogna fare gli europei.

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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