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BITCOIN: la moneta virtuale che rivoluziona le banche!

Luca De Biase del Sole24Ore lo ha definito come un sistema monetario autogestito, algoritmico, tecnologicamente aperto, basato sullo “pseudonimato” e senza banche centrali.

Il ‘bitcoin’ è un esperimento in crisi, ma la soluzione della ‘blockchain‘ è destinata a sopravvivere.

L’evoluzione della rete ha velocizzato le transazioni, ridotto le distanze tra i Paesi e appianato differenze che pochi decenni fa sembravano insormontabili. L’ultima chiamata di questa evoluzione è indubbiamente il concetto di “moneta” e con esso, quello di “banca”. L’innovazione della moneta e le transazioni telematiche potrebbero portare, di fatto, ad una disintermediazione in cui sarà possibile eliminare gli intermediari finanziari.

Nonostante le prove generali di governance nell’equipe Bitcoin non siano andate bene, nonostante il recentissimo coming-out del creatore, l’imprenditore australiano Craig Wright (sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto) abbia destato non poche perplessità, il sistema delle blockchain persiste e sembra essere la chiave delle cripto-valute.

Le blockchain altro non sono che la risposta di Bitcoin al “problema della doppia spesa”: come si può fare in modo che una stessa moneta non paghi due acquirenti differenti? Nel mondo reale, questo problema viene risolto dal controllo delle banche e fa in modo che tutto il denaro si trovi in un posto solo per volta. Nel sistema di Bitcoin, questo problema viene risolto da una generica fiducia nell’algoritmo usato, che tiene conto di tutti gli spostamenti di Bitcoin sin dalla creazione della singola “moneta” ad ogni singola transazione.

La blockchain possiede, dunque, l’unica versione valida di tutte le transazioni ed è il primo registro contabile che non richiede fiducia verso il gestore, poiché la correttezza è verificabile (e largamente verificata) costantemente dagli utenti del sistema. Che per farlo ricevono in cambio Bitcoin.

Le criptovalute -di cui Bitcoin è la rappresentanza più fiera- non rientrano in alcun vuoto giuridico né tantomeno sono illegali. Secondo quanto previsto dalla Banca d’Italia “l’acquisto, l’utilizzo e l’accettazione in pagamento delle valute digitali debbono allo stato ritenersi attività lecite; le parti sono libere di obbligarsi a corrispondere somme anche non espress in valute aventi corso legale“.

Fatte salve le criticità sulla sicurezza e sull’anonimato, che portano taluni a pensare le criptovalute quali utili mezzi di transazione sul deepweb, è facile comprendere come le criptovalute aiutino tutti: per i consumatori si concretizza principalmente in minori costi di transazione, ma la moneta può essere utilizzata con una vasta gamma di opzioni tecnologiche e non richiede necessariamente un conto in banca; alle aziende, invece, il modello offre funzionalità avanzate, la riduzione di costi di struttura attraverso pagamenti in tempo reale e la possibilità di effettuare transazioni su un’infrastruttura più veloce, meno costosa e più sicura.

Dal punto di vista politico, anche per i governi i vantaggi risultano innumerevoli: in particolare per ciò che concerne la maggiore trasparenza mediante un registro immutabile di contabilità, e la capacità di incorporare la riscossione delle imposte in automatico, al livello base della transazione (pressoché immediata, dunque, e non annuale/trimestrale/semestrale con ampi margini di frode e/o di errore).

Inoltre, la riduzione dei costi di trasmissine e gestione corrisponde in astratto ad una maggiore capacità di spesa del consumatore e dunque, insieme alla digitalizzazione dei componenti del sistema finanziario, un vero e proprio progresso per il sistema economico.

Le blockchain garantiranno quei caratteri di sicurezza e anonimato che sono al centro del dibattito sulle criptovalute: unicità, indipendenza, irreversibilità, programmabilità, rintracciabilità. Sono queste le parole chiave dei Bitcoin, che ne evidenziano i caratteri migliori e le possibili pecche.

Si va dunque verso i pagamenti P2P realizzati tramite blockchain. Gli effetti sono bilanciati. Da un lato l’intermediazione anonima delle blockchain appare preferibile agli utenti in quanto garantisce discrezione e riservatezza rispetto alla tradizionale intermediazione bancaria (spesso realizzata da imprese in oligopolio e che quindi possono disporre quasi liberamente dei dati degli utenti). Dall’altro elementi come l’irreversibilità e la programmabilità preoccupano per la loro mancanza di elasticità: le transazioni non sono annullabili.

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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