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A MILANO LA MOSTRA “ORIZZONTI A PARTE” ILLUSTRA IL CONFLITTO DELLA CONVIVENZA TRA UOMO CEMENTO

di Sara Lauricella
Sarà inaugurerà l’11 maggio la mostra ORIZZONTI A PARTE, composta da 12 opere di PAOLO PERONI, curata da Sabino Maria Frassà e che sarà aperta al pubblico dal 12 al 29 maggio 2016. La mostra, organizzata dalla Fondazione Giorgio Pardi e dall’associazione Cramum si terrà nella spendida cornice barocca dello Studio Museo Francesco Messina, nel comune di Milano ed è inserita nel più ampio progetto del Premio Cramum che ogni anno attribuisce alla “crema” dei giovani presenti in Italia, a prescindere dalla provenienza, il titolo di vincitore e la relativa possibilità di allestire in massimo due anni una mostra site-specific. Tema delle installazioni di Paolo Peroni “Orizzonti a parte” è la crisi della città e dell’uomo di oggi, schiacciato, compresso e inglobato dal catrame e dal cemento. L’opera principale della mostra, intitolata “Correre come merda nei tubi” esprime l’angoscia del viaggio da Torino a Milano: 138 chilometri periurbani di strade e cemento, di un territorio che ha perso la sua identità di campagna ma non è nemmeno città. Paolo Peroni però, come sempre, critica e (sor)ride alla vita: parte dalla bruttura  generata dall’involuzione urbana per cercare un orizzonte diverso, a parte, che trova nel cemento, nel catrame e nel ferro, trasformati in nuovi canoni estetici preterintenzionali. Se il mondo che ci circonda è sempre più brutto, compito dell’artista è quindi forse quello cercare di vedere nel buio, mostrando quelle cose che non si sono avute qui. Colonna sonora delle installazioni è il rumore dell’autostrada A4 (Torino-Milano) proveniente dagli stessi tubi metallici che fanno parte di “Correre come merda nei tubi”. Nel presentare le altre opere in mostra l’artista interviene affermando: “Le mie sculture Figure si confrontano con le ballerine di Messina: ogni artista interpreta la figura umana attraverso gli occhi del proprio tempo. I miei uomini sono fatti di cemento e catrame; non sono in scala, ma sono costruiti riprendendo dimensioni di persone vere. Oggi l’uomo è ancora fatto dal 75% di acqua o è fatto del cemento che “respira”? Del catrame su cui cammina?”. Il curatore Sabino Maria Frassà, aggiunge: “Non c’è più spazio per un orizzonte diverso dalla città stessa, come cantava Celentano già 50 anni fa in ‘Il ragazzo della via Gluck’ (…non so perché continuano a costruire le case e non lasciano l’erba …)”. Il Premio Cramum è stato ideato nel 2012 da Andi Kacziba e Sabino Maria Frassà per dare lustro e riconoscimento ai “cervelli” attualmente in Italia, senza differenziazioni di sorta e con l’intento di mettere in relazione diverse generazioni di artisti. Per l’edizione del Premio Cramum 2016 il Comitato Scientifico è composto da: Leonardo Capano (IULM), Nushin Elahi (giornalista e curatrice dal Sud Africa), Julia Fabényi (direttrice Ludwig Múzeum di Budapest), Ingrid Gentile (curatrice indipendente), Rosa Ghezzi (giornalista), Katie Hill (Università di Oxford) Angela Madesani (IED e Brera), Michela Moro (Rai 5), Adriana Polveroni (giornalista), Iolanda Ratti (Museo del Novecento), Maria Fratelli (Studio Museo Francesco Messina), Renato Rizzo (giornalista), Alba Solaro (giornalista), Nicla Vassallo (Filosofa, Università di Genova), Sabino Maria Frassà (direttore e curatore del Premio) e Alberto Puricelli (socio fondatore Cramum). Vincitori delle scorse edizioni sono stati: Daniele Salvalai (2013), Paolo Peroni (2014) e Francesca Piovesan (2015). Il vincitore del Premio si aggiudicherà un cubo realizzato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano con il Marmo di Candoglia e una mostra site-specific allo Studio Museo Francesco Messina.

Redazione

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