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Cameron crolla e la Brexit è vicina: l’UE che si sgretola

Il rating elettorale del Primo Ministro inglese David Cameron è caduto di ben 8 punti percentuali da quando ha iniziato a guerreggiare per tenere il Paese nell’Unione Europea, in direzione “referendum” a Giugno.
Il sondaggio del Time (12 Aprile) ha mostrato che ben il 39% dei votanti vuole uscire dall’U.E., il 5% conferma l’astensione e il 17% si professa ancora indeciso. Numeri che vanno chiarendo, a distanza di circa due mesi dal voto, quale sia la posizione del popolo inglese. Il precedente sondaggio, difatti, dava un voto di “europeisti” pari al 40% e di “contrari” poco sotto il 38%, ora lievitato fino ad un 39% abbondante con buona pace degli indecisi.

L’ultimo sondaggio è arrivato dopo una settimana difficile per il premier Cameron che ha dovuto affrontare criticità anche sul fronte della salute personale dopo aver pubblicamente ammesso di aver usufruito di conti offshore, collegati all’inchiesta Panama Papers.

Tutto ciò lo ha portato a dover pubblicare un sommario dei propri ricavi degli ultimi sei anni, cosa inusuale fino a pochi anni fa per tutti i Governi (eccezion fatta per gli italiani, naturalmente!).

Un ulteriore sondaggio YOUGOV ha visto anche che la fiducia della popolazione in Cameron, effettivamente alla guida della campagna pro-UE, è è crollata di ben 8 punti percentuali, arrivando ad un magro 21% distruggendo tutto il consenso guadagnato fino al Febbraio scorso.

Va da sé che a trarne giovamento sono stati i partiti dell’opposizione, ed il leader Labourista Jeremy Corbyn ha visto crescere il suo consenso del 2% fino a raggiungere un attuale 28% , ma resta da vedere come si esprimerà in merito al futuro del Paese riguardo la permanenza in Unione Europea.

Contemporaneamente la fiducia nel sindaco di Londra, Boris Johnson, maggior sostenitore della campagna “anti-UE”, è crollata dell’8% toccando il 26% a quanto indicato dai sondaggi inglesi.

Se è vero che gli indecisi sono decisivi, in questo caso saranno l’ago della bilancia non solo per il futuro della Gran Bretagna ma dell’Unione Europea tutta; con il defilarsi della potenza inglese, difatti, si potrebbe aprire la strada ad una vera e propria disgregazione europea, alimentata anche da dissidi e mancanza di accordi sui fenomeni migratori, gestiti in maniera impropria con la costruzione di muri e barriere.

I due grandi osservatori rimangono sicuramente gli Stati Uniti di Barack Obama e la Russia di Vladimir Putin, che dopo aver pagato il biglietto vogliono giustamente godersi lo spettacolo tifando -perlomeno Obama- per una tenuta degli accordi europei, e oliando gli ingranaggi di una disgregazione, come sta facendo Putin negli ultimi mesi, cercando di togliersi di dosso la patina di leader brutale e letale, proponendosi invece come liberatore del mondo occidentale dalle minacce dell’ISIS e delle economie emergenti.

 

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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