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EDUCARE I FIGLI: URLARE NON SERVE

di Beatrice Iannelli

“Un bambino quando viene al mondo, non ha né un passato né esperienze da cui trarre indicazioni per gestire se stesso, nessuna scala grazie a cui giudicare le sue capacità.

Deve basarsi sulle esperienze che ha con le persone che gli stanno intorno e sui messaggi che esse gli inviano riguardo al suo valore come persona” (Satir, 1972).

Meglio essere genitori autoritari o permissivi per educare meglio i propri figli? Nessuno dei due. La via migliore è quella dell’autorevolezza, dicono psicologi ed esperti dell’età evolutiva. Che cosa significa?

Tra il modello autoritario delle generazioni delle bisnonne e il permissivismo sfrenato, oggi è largamente condiviso (e consigliato) da psicologi ed esperti dell’età evolutiva un approccio educativo autorevole sì ma lontano da qualsiasi estremismo.

“Educare deriva da educere, cioè guidare senza soffocare: affetto e rimprovero, insomma, hanno uguale importanza”, sosteneva Giovanni Bollea, padre della moderna neuropsichiatria infantile. Tutti d’accordo, allora, le regole servono per crescere bene e vivere, nel mondo, insieme agli altri. Tuttavia, molto spesso, è una vera impresa farsi ascoltare – pensano la maggior parte dei genitori.

Alzi la mano chi non ha mai urlato con i figli, succede, colpa della stanchezza, di un po’ di nervosismo o della fretta. E i bambini hanno un raro talento per fare i capricci, non rispettare le regole o litigare con i fratelli proprio quando le nostre energie sono in riserva. Sgridare un bambino ha le sue difficoltà e controversie, ma è indispensabile per poter disciplinare alcuni suoi comportamenti, spesso difficili da gestire o da tollerare. Secondo Gerard E. Nelson, uno psichiatra infantile americano, il metodo The one minute scolding (La sgridata di un minuto) si rivela valido in diversi contesti per migliorare il rapporto tra il bambino e l’adulto.

Per rimproverare un bambino non è necessario tanto tempo, ma è sufficiente un minuto al momento del fatto e riferito unicamente a quella situazione.

 L’attenzione è, infatti, limitata nel tempo: il bambino non ha una chiara definizione spazio-temporale ed è quindi difficile per lui risalire ad eventi precedenti. Lo stile genitoriale è, comunque, funzionale allo sviluppo equilibrato del bambino e della sua autostima. Un comportamento autorevole con caratteristiche di fiducia, rassicurazione e cooperazione permette di sviluppare nel bambino l’attività, la creatività, un buon adattamento sociale, una aggressività moderata e funzionale alla autorealizzazione, una buona autostima e senza alcune costrizione alle regole.

In altre parole,una buona educazione per i bambini è importante ma questo deve essere fatto evitando sia la violenza fisica, con schiaffi e sculaccioni, che quella verbale, con parolacce urla, ecc.

In passato nel nostro Paese si usavano dei metodi poco ortodossi per educare i bambini, abitudini che tutt’oggi non sono del tutto sparite se si considera che più di un genitore su quattro non rinuncia alle maniere forti quando i figli fanno i capricci (Indagine di Save the Children 2012 -I metodi educativi e il ricorso a punizioni fisiche).

Per educare i bambini senza ricorrere a violenze fisiche e/o verbali è importante instaurare una relazione positiva con i nostri figli. Per far ciò possiamo applicare una serie di interazioni con loro seguendo i quattro principi della genitorialità:

  1. Individuare i propri obiettivi educativi di lungo termine.
  2. Far sentire il proprio affetto e fornire punti di riferimento ai nostri figli in ogni interazione con loro.
  3. Comprendere cosa pensano e cosa provano i nostri figli in diverse situazioni.
  4. Assumere un approccio che mira alla risoluzione dei problemi piuttosto che un approccio punitivo.

Questi quattro principi sono le componenti essenziali di un buon rapporto genitori-figli e di una disciplina positiva.

Regole, coerenza ed educazione sono le parole chiave, unite all’esempio: se il genitore è un modello di aggressività, di mancato controllo degli impulsi e di violenza verbale come può pensare che il proprio figlio si comporti diversamente e sia migliore di lui?

Redazione - Beatrice

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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