Georges Simenon

“Dietro le quinte della polizia”, la cronaca nera secondo Georges Simenon

di Luca Marrone

È uscito in questi giorni il quarto volume dei reportage di Georges Simenon, riproposti dalla casa editrice Adelphi.

Dopo Il Mediterraneo in barca, Europa 33 e A margine dei meridiani, è la vota di Dietro le quinte della polizia, che recupera gli articoli che lo scrittore belga, padre del commissario Maigret, ha tratto dalla sua frequentazione degli ambienti giudiziari parigini, le cui prassi, modalità operative e atmosfere hanno nutrito il suo immaginario, permettendogli di creare vicende in cui si percepisce in modo irripetibile il “respiro” della vita.

Per la verità, spiega una nota a conclusione del volume, quando, nel 1931, presenta al pubblico per la prima volta il suo Maigret, Simenon non ha mai messo piede negli uffici della polizia giudiziaria, il celebre Quai del Orfèvres. Da qui, certe iniziali inverosimiglianze, la scarsa plausibilità nel tratteggiare, ad esempio, un commissario che si dedica a pedinamenti e appostamenti come un semplice ispettore o che, senza difficoltà burocratiche e procedurali, indaga tanto nella provincia francese che all’estero. E sarà proprio il direttore del Quai des Orfèvres, Xavier Guichard – celebre, tra l’altro, per avere arrestato nel 1912 l’anarchico Jules Bonnot – a proporre al giovane scrittore di visitare, insieme a un ispettore, tutti i reparti della polizia, per acquisire le conoscenze necessarie a conferire credibilità ai suoi romanzi. Simenon accetta con entusiasmo, chiedendo di poter accompagnare anche le pattuglie del Pronto Intervento, di assistere agli interrogatori, alle riunioni mattutine nell’ufficio del capo e persino agli esami psichiatrici nella cosiddetta “infermeria speciale”.

Le esperienze vissute da Simenon, oltre ad arricchire in modo decisivo i successivi romanzi del suo commissario e non solo, verranno tradotte nei reportage oggi riproposti da Adelphi. “Tutti i miei romanzi, tutta la mia vita non sono stati altro che una ricerca dell’uomo nudo”, dirà lo scrittore, “i grandi reportage erano unicamente un modo per finanziare la mia curiosità.” E tale curiosità si è esercitata in luoghi esotici come nella provincia francese e anche, come dimostra il volume che oggi vede la luce, nella squallida atmosfera di un commissariato di polizia o su una camionetta del Pronto Intervento. E, come scrive Francis Lacassin, che ha raccolto il materiale pubblicato, proprio nel testo intitolato Il Pronto Intervento o i nuovi misteri di Parigi, “la cronaca nera si innalza dal banale al tragico, come un romanzo. Di tutti i suoi reportage, questo è uno di quelli in cui il giornalista si confonde con il romanziere, e finisce per eclissarsi davanti all’uomo solidale con i rifiuti di un’umanità sofferente.”

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