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Giuseppe D’Alonzo: un velo di nebbia dentro la nostalgia

di Marco Vittoria

Il nuovo disco di Giuseppe D’Alonzo si intitola “Tornerà”. In rete il video ufficiale, un lo-fi nostalgico.

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Le scelte sono spesso orientate dentro il cuore di un sapore lo-fi in cui nascondere le nostalgie e le proprie virtù, dentro cui cullare un passato senza tralasciare il suono di questo futuro che stiamo vivendo. Rocker, cantautore, chitarrista abruzzese, storico fondatore dei Crabby’s, Giuseppe D’Alonzo arriva al suo primo disco interamente cantato in italiano dal titolo “Tornerà” con un bel sapore che si mantiene “diplomatico” e non prende direzioni sfacciate ed invasive. Galleggia con gusto in un Pop d’autore molto raffinato, dal retrogusto fortemente ispirato dal Blues e quindi da un’America che si tocca quasi con mano, nonostante appunto le liriche siano nostrane. La dolce spazialità di questo disco che non si pavoneggia mai in dinamiche chissà quanto drastiche ed esuberanti, conserva un bel senso di ascolto e un buon gusto di un passato celebre, fatto di grandi opere Rock.

Il primo lavoro in italiano. Che sia questa la lingua che più di tutte celebra la bellezza lirica e melodica?

Chi predilige il Rock potrebbe trovarsi un po’ in difficoltà con la metrica della nostra splendida lingua. Gli anglosassoni hanno notoriamente il dono della sintesi, e la lingua ne è una dimostrazione. Il Blues, Rock, Folk nati nei paesi di stampo anglosassone, nascono per quella lingua e la metrica delle canzoni è poco adattabile ad una più articolata e complessa come la nostra.

Detto questo, sta all’artista italiano riuscire a fare il “miracolo” come ha fatto ad esempio Vasco Rossi.

Il Rock può declinarsi anche nella nostra lingua e trovare una giusta collocazione, di certo proprio per i motivi sopradescritti il Rock italiano, secondo me, prende le sembianze del cantautore e diventa un po’ il suo vestito, fino a diventare un Rock, passatemi il termine, cantautorale.

Quindi è un qualcosa di nuovo, che riesce a valorizzare la lingua italiana anche con schitarrate rockeggianti.

Poche volte capita, Vasco è riuscito a fare il miracolo sul Rock e Pino Daniele sul Blues.

Senza nulla togliere invece al cantautorato italiano che amo moltissimo, nella sua raffinatezza, che affonda le radici in terreni ben più sedimentati e in cui mi comincio a ritrovare.

Un nuovo disco per un artista che fondamentalmente arriva dal rock americano di tante sue derive. Come mai ti ritrovi oggi a confezionare un suono come questo?

Credo sia il risultato di anni di sperimentazione nel rock, blues . mi sono trovato senza volerlo ne cercarlo a scrivere una canzone in italiano “L’Uomo di Ieri” pubblicata con la mia band i Crabby’s con cui scrivo generalmente in inglese.

È stata per me una rivelazione, un brano ricco di chitarre, assoli slide, ma allo stesso tempo melodico. L’esperimento involontario ha funzionato, è di lì a poco ho scritto di getto diverse canzoni in italiano, alcune delle quali sto ancora perfezionando.

Così è nato “Tornerà” un disco scritto tutto d’un fiato, più di un anno di lavoro su bozze che avevo steso in circa tre settimane.

Grandi riferimenti del passato? Dove puntiamo l’indice?

Riferimenti ne ho avuti molti in periodi diversi. Cito i più importanti in ordine cronologico di influenza nella mia vita. Pink Floyd, Beatles, R.E.M., Vasco Rossi, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Pino Daniele, Jimi Hendrix, tantissimi artisti Blues tra cui B.B. King a cui ho dedicato una canzone scritta il giorno dopo la sua dipartita, “Wasted Time”, Elliot Smith, The Smiths e davvero tantissimi altri, impossibile elencarli tutti. Chi ama la musica non può che essere grato ad ognuno di loro per quanta generosità hanno profuso nel loro lavoro.

A chiudere: la scena di oggi è ferma, decisamente priva di spessore e cultura. Dove ricerchi il senso del fare una canzone?

Proprio perché credo fermamente che dopo i secoli bui arriverà di nuovo il rinascimento, ogni persona che ha una reale inclinazione artistica oggi dovrebbe contribuire a creare le basi per il nuovo, credo sia quasi un dovere. Storicamente questi cambiamenti non vengono calati dall’alto ma sono il risultato di una crescente voglia e volontà di chi ha questa forza interiore di voler cambiare le cose e restituire all’arte e alla creatività la giusta connotazione. Solo così il mondo tornerà ad essere a colori.

Prima ancora dei pionieri ci sono quelli come noi, che preparano il terreno per quelli che poi saranno i pionieri della nuova primavera artistica e verranno giustamente ricordati come immensi artisti.

Se ci rifletti bene vedrai che dopo questa riflessione, di sensi per fare una canzone ce ne sono migliaia.

Tolta l’arte e la creatività siamo esseri assai peggiori e inefficienti degli splendidi animali che popolano insieme a noi la terra.

Non siamo nemmeno in grado di preservare il pianeta che ci ospita.

L’arte riporta a ricongiungerci con il bello e il bello è soprattutto nella natura che ci circonda.

https://www.youtube.com/watch?v=GHLxncX-BIw&feature=emb_title

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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