La Tresca 3

LA TRESCA: sempre in Tour lungo un “Vento di protesta”

Continua il tour de LA TRESCA: in rete esce il nuovo video

Ormai l’Europa sembra essere la loro seconda casa e in particolare l’Olanda e l’Ungheria. LA TRESCA, un riferimento italiano per il nostro kombat folk sociale di stampo irlandese, consorella e compagna partigiana dei Modena City Ramblers, la ritroveremo sui palchi per tutta l’estate: a questo LINK tutte le date che sono in continuo aggiornamento. Inoltre è storia fresca fresca questo nuovo singolo e un nuovo video dal titolo “Vento di protesta” che li traghetta fin dentro la genesi di un nuovo disco che uscirà, presumibilmente, a cavallo tra quest’inverno e la prossima primavera. E si balla e si ricorda, e si beve vino con la secchia… La Tresca segna un punto e rimette la palla al centro.

LA TRESCA LIVE 1

Modena City Ramblers, Bandabardò e La Tresca. Allora è vivo e vegeto il folk combattivo italiano?
Il folk combattivo italiano non è certamente un genere di moda ai giorni nostri e forse non lo è mai stato. Rispetto agli anni 90/2000 sono diminuiti coloro che seguono i gruppi di questa corrente e di conseguenza il numero di concerti. La cosa interessante però è il fatto che permane un nutrito gruppo di persone che seguono questo genere, che cercano nella musica le storie, l’impegno sociale o semplicemente il divertirsi facendo quattro salti tra amici lontano dal caos mistificante delle discoteche. Negli ultimi anni vediamo tornare ai nostri concerti i ragazzi…e ciò fa ben sperare.

Di voi possiamo dire che siete dalla parte del folk o del Kombat folk? Una differenza netta direi…
Non amiamo molto le etichette, nel nostro repertorio ci sono canzoni di protesta e di denuncia contro le ingiustizie e ciò fa di noi un gruppo “Kombat”, ma poi ci sono una serie di canzoni che parlano di altro, a volte con ironia o che traggono ispirazione da leggende che hanno origini molto lontane nel tempo e ciò fa di noi un gruppo “folk” nella più autentica accezione del termine, popolare. A chi ci chiede che genere di musica facciamo solitamente rispondiamo “folk-rock” perché da un punto di vista musicale spesso cerchiamo il “tiro” che ci avvicina a una rock band.

“Vento di protesta” apre i lavori al nuovo disco?
“Vento di Protesta” è il saluto che La Tresca dedica ad un caro amico, ora non più fra noi, che tanto ha contribuito a plasmare l’identità del gruppo. E con lo stesso annuncia un nuovo corso artistico, più che mai ispirato agli insegnamenti del nostro “lupo di foresta”.

Di nuovo in tour, anzi sempre in tour. Di recente tornati dall’Ungheria… ma alla fin fine… suonate meglio in Italia o all’estero?
Suonare all’estero è un modo per allargare i propri orizzonti, per arricchire il proprio bagaglio sia umano che musicale e per vedere che aria tira lontano da casa. È sempre curioso vedere come possa reagire gente con usi e costumi diversi dai nostri di fronte a brani cantati in dialetto o in generale alla nostra musica, finora abbiamo avuto sempre un ottimo riscontro e, per esempio, vedere gli ungheresi cantare le nostre canzoni senza sbagliare una parola è qualcosa che ci riempie il cuore.LA TRESCA LIVE 2

E fuori i confini come fate con la lingua?
La Tresca trasforma in palco ogni angolo di mondo, perché poi si finisce tutti col parlare lo stesso linguaggio, quello del Folk.
Fuori dai confini, inaspettatamente, riscontriamo sempre la voglia di imparare l’italiano. Ed ogni volta che ritorniamo negli stessi posti, all’estero, rimaniamo stupiti da quante più persone hanno imparato la nostra lingua e iniziato ad esplorare la nostra cultura.

Cosa significa per voi la protesta e la rivoluzione? Ha ancora senso parlare di queste cose?
Protesta e rivoluzione sono due parole che sembrano ormai desuete, nessuno le pronuncia più. Stiamo vivendo uno strano periodo storico in cui abbiamo perso la capacità di indignarci. Tutto ciò che sentiamo alla televisione ci appare lontano, come se non ci riguardasse, siamo assuefatti e abituati a un mondo che sta velocemente degradando ma abbiamo una sensazione di impotenza, come se non potessimo far nulla per cambiare le cose. La rivoluzione vera sarebbe tornare a parlarsi faccia a faccia, senza uno schermo che faccia da mediatore, tornare a riempire le piazze per i concerti, a condividere idee, a discutere, a stare insieme. Nel nostro piccolo rappresentiamo, per quei pochi che ci seguono, un motivo di aggregazione, una spinta ad uscire di casa, incontrare gente e stare insieme. Questa forse sarà la vera rivoluzione dei prossimi anni.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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