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“Non amo Battisti e Mogol è solo uno molto furbo”: parlando con GRAY RENDA

A proposito del nuovo singolo di GRAY RENDA: un’intervista spigolosa e salvifica.

“Non amo Battisti e per me Mogol è solo uno molto furbo e ben inserito in certi circuiti, che ha fatto i soldi alle spalle della genialità di Battisti”.
Non la manda a dire Gray Renda che ogni volta si sfoga contro un consumismo portato agli estremi. Ed ovviamente non dice solo questo ma tanto, tantissimo altro. E l’essere artisti oggi significa probabilmente anche lottare… e se non per cambiare il mondo di tutti noi, sicuramente si lotta per far girare il proprio in un modo migliore. E non risparmia parole crude e dirette contro Battisti, Mogol, i tanti della trap di oggi e le finte mode, le finte trasgressioni, ciò che si spaccia per innovazione e che in fondo oggi è solo becero marketing. Eppure la sua rabbia la sfoga nell’amore e nella sua vita. Ed eccolo il nuovo singolo, un nuovo brano e un nuovo video deciso e forte di personalità, una canzone che non può non arrivare e smuovere riflessioni. Lui, Gray Renda, seguace di quel Cash e di quella filosofia beat che è alla base di un certo modo di essere artisti in questa vita. Lui che poi è scrittore, paroliere e poeta, cantautore in tutte le sue dimensioni, alcoliche e romantiche. Al figlio Lorenzo dedica questa rabbia e questo sfogo verso una vita che per tutti in fonda poteva essere di altra forma… ed il nostro Gray che si definisce nudo in questo mondo, nato si ma senza una parte fondamentale per sentirsi vivo. “Nato senza un cuore” è metafora dura e spietata ma per fortuna solo una metafora per dimostrare quanto la vita in senso fisico ed estetico non basta per sentirsi vivi dentro. Chiacchierare con artisti come Gray Renda potrebbe prendere derive che spesso neanche ci aspettiamo. Ed non può finire così… con uno che dice di non amare Battisti e che pensa che Mogol sia uno molto ma molto furbo… il tutto si fa decisamente interessante.

GRAY RENDA 1

Torna la musica di Gray Renda. Ma ho l’impressione o stai abbandonando sempre più “l’America” per approdare nelle strade del pop italiano?
Intanto vi ringrazio per lo spazio che mi dedicate. Si, devo dire che il ritornello di “Nato senza un Cuore” è molto bello e rimane… mi è venuto bene, grazie… se questo è pop ne vado fiero! A parte tutto a questa domanda dovrei risponderti con il titolo di un brano che scrissi anni fa e che probabilmente verrà inserito nel prossimo disco, “Bye Bye America”, una canzone che parla di sogni andati in fumo, con un titolo ironico e che accomuna tanti artisti e musicisti che come me hanno iniziato a fare Rock’nRoll sognando i palchi della scena di Los Angeles! Io sono stato fortunato, ho vissuto anche quello e su quei palchi ci ho suonato!
E poi la mia “America” me la porterò per sempre dentro, perché fa parte del mio background, delle mie radici, e pensa che mio figlio Lorenzo mi dice spesso “Papà lo sai che io sono americano!”, deve esserci qualcosa di strano se un bimbo di 6 anni ascolta Johnny Cash e i Mad Seasons… che dici?
Non ho nulla di italiano nelle mie influenze musicali, a parte l’uso della lingua perché sono italiano, e la trovo affascinante, non amo la canzonetta di Sanremo, e ciò che passa il convento, ma le riconosco un ruolo sociale. Non amo Battisti e per me Mogol è solo uno molto furbo e ben inserito in certi circuiti, che ha fatto i soldi alle spalle della genialità di Battisti, un po’ come questi tre o quattro burattini che adesso stanno invadendo gli spazi dell’arte e della musica in una maniera oscena!
Battisti stesso se dobbiamo proprio dirla tutta, a sua volta componeva le canzoni pensando alle melodie del grande Otis Redding, e cantando in un inglese improvvisato per scrivere le melodie… per cui di cosa dobbiamo parlare?
Dobbiamo scandalizzarci di quello che sta succedendo alla musica oggi, e parlare di canzoni… vorrei dirlo anche a Red Ronnie che adesso come si dice dalle nostre parti “piange il morto e ha fottuto anche lui il vivo!”, e che all’epoca prendeva per il culo anche gli Skunk Anansie quando andarono in trasmissione! Lui che diceva di essere indipendente e poi se arrivava la Caselli di turno si calava le braghe!
A prescindere dalla svolta più o meno “pop”, nella carriera di un artista piccolo e poco importante e ininfluente come il sottoscritto: lo schifo è la fuori!
Che poi non mi offende il fatto che qualcuno usi il termine pop per indicare la mia musica anzi, magari! Arrivare al cuore della gente non è facile, essere popular è un privilegio, e tutto viene da se, per caso, non studiando a tavolino… se parliamo d’arte naturalmente…
Ripeto ciò che dissi in qualche mia precedente intervista: per me anche i Sex Pistols erano pop, e anche Patti Smith, e gli stessi Nirvana lo erano, perché rappresentavano il manifesto di una generazione. Ma loro non lo sapevano quando scrivevano quelle canzoni, poi il caso volle che andò come andò. Adesso stiamo qui a parlarne. E intanto vedo un deficiente inutile, che indossa una pelliccia rosa sul palco del Concertone pensando di impressionare… chi poi??? Nel 2019???
Non per essere presuntuoso ma Gray uscì sul palco in pelliccia alla fine degli anni ’80, e non in America, ma in Calabria, urlando “Io non sono un Animalista io sono un Animale!” per cui fatti un po’ due conti!
Ok si mi sta bene.
Voglio essere Pop!!!

Cosa significa per te nascere senza un cuore? Un titolo forte questo singolo…
Molte volte scrivo, senza sapere perché… poi dopo qualche anno mi accorgo che aveva un senso ciò che avevo composto. Non stavo parlando di quel momento, anche se quando fu scritta questa canzone stavo soffrendo moltissimo, ma già soffrire significa sentire, quindi un cuore probabilmente ce l’hai ancora. In realtà tutto è successo dopo. Dopo è adesso. Ora, si che mi sento davvero svuotato per certi versi e anche questo è avere la capacità di sentire forse in modo diverso. Guardo in cielo e sento che c’è qualcosa anche per quelli inquieti come me. Bisogna fare i conti con se stessi, con la parte buia, aprire le finestre e far entrare un po’ di luce. Si chiama Redenzione. E nessuno potrà negarmela. Ho pagato il pedaggio. Ho scontato la mia pena. Adesso voglio vivere ciò che mi resta. Con dignità di uomo e soprattutto di Padre.

Brano che farà parte di un nuovo disco di Gray Renda o resta così da solo a segnare la tua carriera?
Vi do un anticipazione: stiamo lavorando al disco con la formazione storica della mia band, Alex Sabadini, Mamo Giusti, Antonio Inserillo, quando uscirà capirete cosa intendevamo dire per Rock all’epoca. Poi vennero i Negramaro, le Vibrazioni. Ai miei tempi c’erano i Ritmo Tribale e avrebbero meritato tanto di più…
Il brano in questione avevo voglia di pubblicarlo, il video era stato girato nell’estate del 2015, poi Andrea Sabato (Red Car Production), che ringrazio per la pazienza e l’amore che ci ha messo dentro, lo ha reso così come lo potete vedere adesso. Non mi ero posto il problema del disco, anche se sono già a buon punto con il lavoro sui brani della nuova release. Ripeto, non ho scadenze, sono un vero Indie… e seguo il flusso…cioè faccio quel che c… mi pare!

Parallelamente a questi suoni ci sono anche le sole parole scritte non è vero? In tour portando la tua voce in reading teatrali per questo nuovo libro di Gray Renda…
Si, il 7 febbraio è uscito il mio libro dal titolo “Bassifondi”, per Edizioni Erranti (grazie a Emilio Pellegrino, Domenico Bilotti e Davide Mercurio!)
E adesso sto portando in giro questo spettacolo di reading basato sui racconti e frammenti di cui il libro è composto.
Nello spettacolo ho inserito una voce narrante femminile, che potesse farmi “sentire” il punto di vista emozionale di una donna che legge tra le righe della vita di un uomo, un uomo con tutti i suoi difetti, che forse della donna non ha mai capito niente ma che è da sempre affascinato da questo splendido e a volte “pericoloso Universo parallelo instabile” con cui si confronta ogni giorno.

Tornando al singolo: al di la del gesto didascalico, perché restare nudo? Una provocazione mediatica o una liberazione spirituale?
Ero partito dall’idea dello spaventapasseri de “Il Mago di Oz”, mentre passeggiavo in bici tra le campagne di Grisen in Spagna, poi ad un certo punto, durante le riprese, ho sentito dentro questa necessità, volevo liberarmi dal clichè di quella ennesima idea, e ho provato a dare vita a quel personaggio, a dare vita a ciò che c’era in me, ciò che mi restava dopo tanta sofferenza, a ciò stavo diventando, spogliandomi di tutto, e restando solo con la mia chitarra… era davvero tutto ciò che avevo in quel momento, la mia arte le mie canzoni… e poi possiamo davvero ancora parlare di provocazioni per un nudo oggi???

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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